Riconobbe il rumore del motore dell'auto di Jean-Marie. Infatti si fermò fuori dalla casa. Daneel corse alla porta e l'aprì, giusto mentre lui stava percorrendo i due metri di vialetto del giardinetto anteriore. Lo salutò con un sorriso luminoso a cui il suo amico rispose con un dolce sorriso.
"Vieni..."
"Ho fatto più in fretta che ho potuto. C'era poco traffico, per fortuna." disse Jean-Marie, entrando in casa.
Daneel sentiva forte l'impulso di abbracciarlo, di baciarlo, di... ma si trattenne e lo portò in soggiorno. Sedettero. Si disse che avrebbe dovuto mettere una musica di sottofondo, forse. Si sentiva nervoso, eccitato.
"Come stai, Jean?" gli chiese, e pensò che era una domanda banale, quasi come i convenevoli fra due zitelle.
"Bene..." rispose guardandolo negli occhi e pensando che c'era qualcosa di strano... di diverso dal solito in lui.
Non era mai stato a casa di Daneel, perciò si guardò un po' attorno, discretamente, ma subito i suoi occhi tornarono su quelli di Daneel e vi lesse una incertezza e un lieve nervosismo che percepì anche nel modo in cui l'amico sedeva.
"Va tutto bene, a te, Daneel?" gli chiese, scrutandolo.
"Sì... Jean... tu ti vuoi mettere con me, vero?"
"Me lo chiedi? Lo sai che sono... innamorato di te, no?"
"Sì e... anche io... però... tu e io non... Cioè... io non ho ancora mai voluto fare l'amore con te."
"Me l'hai spiegato, Daneel. E io t'ho detto che avrei aspettato, no? C'è qualche problema?"
"No... cioè non lo so... Io... io ho voglia di fare l'amore con te! Lo farei... anche adesso, qui, subito, ma..."
"Hai paura che non ti piaccia."
"No. Vedi, quando... quando lo faccio con un altro... prima... e durante... va tutto bene, mi piace, non c'è nessun problema, mi piace proprio però... è dopo che vengono fuori i problemi e che... e che perciò... non li voglio più vedere... Quasi come se fosse stata colpa loro se... se ho fatto una cosa che... che solo dopo... penso che non dovevo fare."
"Sì, me l'hai spiegato."
"Ecco, però... io voglio farlo con te. Però... dopo non voglio perderti, non voglio escluderti dalla mia vita come ho fatto sempre con gli altri... Io sto morendo dalla voglia di fare l'amore con te ma... capisci... Dio che casino sono, vero?"
"Anche io non desidero altro, Daneel. Ma che cosa posso fare? Che posso fare finché tu... finché non ci vedi chiaro in te stesso? Finché non ti convinci che fare l'amore... soprattutto per amore... è bello, giusto, non è sporco..."
"Io mi sto... convincendo però... Cosa puoi fare, mi chiedi? Forse... forse starmi molto vicino dopo e... e se reagisco male non... non lasciarmi e... e avere pazienza e... e darmi la forza che forse non ho ancora e... Io ti amo Jean e io voglio fare l'amore con te... Voglio farlo adesso... Ma ho paura. Ho paura per cosa succede dopo ma... Perché ti sei innamorato di uno incasinato come me?"
"Tu dici che con gli altri ragazzi, prima e durante non c'è mai stato un problema, giusto?"
"È così, ma dopo..."
"Perché prima non hai pensato ad altro che al desiderio che sentivi; e durante, al piacere che provavi; e non pensavi a niente altro, non pensavi se fosse giusto o sbagliato, naturale o depravato, vizioso o giusto, peccato o ben fatto. Non è così? Ma dopo, passato il desiderio, l'euforia, il piacere, dopo ci pensavi e... e allora entravi in crisi, giusto?"
Daneel annuì vigorosamente.
"Ma ora, con me, sei disposto a rischiare..."
"Se tu mi aiuti..."
Jean-Marie gli prese una mano: "Vuoi fare l'amore con me, Daneel?"
"Sì!"
"E è una cosa sporca? Vuoi fare le cose sporche con me?"
"No... io..."
"Succhiarci il cazzo, Daneel sarebbe una cosa sporca... anche se ci piacesse?"
"No... Il sesso non è una cosa sporca o pulita, dipende da come e perché uno lo fa..."
"Ne sei convinto, Daneel? Mettercelo in culo, può essere una cosa bella e giusta, naturale?"
A Daneel quel dialogo così crudo sembrava surreale. Però capiva che Jean-Marie aveva ragione a farlo... "Non lo so... No, penso di no..."
"Tu sei un maschio, io sono un maschio. Se facciamo l'amore... facciamo un peccato mortale? Qualcosa di cui pentirci, di cui vergognarci, che dobbiamo andare a confessare e di cui chiedere perdono?"
"Non lo so... forse... forse no ma..."
"Credi davvero che, visto che dio, o la natura ci ha fatti così, poi ci possa chiedere di non essere come ci ha fatto? Non ti sembra assurdo affermare una cosa del genere?"
"Sì, ma..."
"Due cani maschi che si scopano, come a volte capita, poi vanno a confessarsi?" chiese Jean-Marie con lieve ironia.
"Che c'entra: sono solo animali, seguono solo l'istinto."
"E noi siamo innanzitutto animali e seguiamo l'istinto. Però possiamo regolare questo istinto, entro certi limiti, e farlo non solo perché la natura ci spinge a farlo, ma per esprimerci l'amore che sentiamo. Il cane lo fa solo per un piacere fisico... non lo fa mai né per sopraffare, umiliare, violentare l'altro cane, ma nemmeno per amore. La differenza per noi uomini è tutta lì, no? Possiamo regolare il nostro istinto ma non sopprimerlo. Possiamo farlo per umiliare l'altro, forzandolo; possiamo farlo per divertirci, d'accordo; ma possiamo farlo per amore.
"Questo, che sia fra un maschio e una femmina, o fra due maschi, o fra due femmine, non cambia. L'istinto spinge tutti gli animali, l'uomo compreso, a perseguire il proprio bene. L'istinto è un impulso interno, naturale, genetico, trasmesso da padre in figlio, che spinge ad azioni utili all'esistenza propria o della specie."
"Ma che utilità ha per la specie che due maschi si accoppino? Nessuna."
"Propria 'o' della specie, non propria 'e' della specie. Il tuo istinto che ti fa difendere un bimbo piccolo, che magari non conosci neppure, che te lo fa proteggere da un pericolo, è per il bene della specie, per esempio. L'istinto che ti fa esitare di fronte ad un pericolo, che te lo fa valutare prima di affrontarlo, è per il bene tuo, più che della specie.
"Inoltre tu, come ognuno, sei più utile alla società se sei sereno, realizzato, e non se sei tormentato, teso, squilibrato. Ed essere utile alla società, è uno dei modi che abbiamo per ottenere il bene della specie..."
"Ma uno che ha l'istinto di uccidere..."
"Va contro altri individui e perciò anche contro la specie. Ma non esiste l'istinto di uccidere... se non per mangiare. Esiste l'istinto di difendersi, di proteggersi. La difesa può anche giungere all'uccisione, se chi minaccia non desiste e se la minaccia è una minaccia di morte. Si chiama legittima difesa. Ma se tu ami... o anche semplicemente fai sesso, con me che voglio farlo con te, chi danneggi, chi minacci? Nessuno! Che c'è di male? Il male è ciò che va contro l'onestà, la virtù, il dovere, e solo per questo va condannato."
"Sì... sì... hai ragione, ma..."
"Mi hai detto che prima non avevi mai problemi perché semplicemente seguivi il tuo desiderio senza pensare ad altro, per questo voglio che tu ci pensi prima. Adesso ti è forse passato il desiderio di farlo con me?"
Daneel arrossì lievemente, deliziosamente, e sussurrò un sommesso "No!"
Jean-Marie gli carezzò una guancia e gli sorrise. "Si desidera ciò che ci manca. Ci manca ciò di cui abbiamo bisogno. L'onestà ci spinge a cercare di perseguire quanto desideriamo senza danneggiare l'altro. La virtù ci spinge a perseguire quanto desideriamo ottenendone un bene per noi e per l'altro. Il dovere ci spinge ad ottenere quanto desideriamo nel migliore dei modi, cioè onestamente e virtuosamente."
"Perché non smettiamo di parlare e... e non vieni di là..." mormorò Daneel.
"Lo vuoi davvero?"
"Sì..."
"E... facciamo una cosa giusta... oltre che piacevole, che bella?"
"Penso di sì. Io sono stanco di... di lottare contro me stesso. Voglio... deporre le armi e... voglio che tu mi aiuti, Jean."
"Sei sicuro che io ti possa aiutare?"
"E chi, se non tu? Perché so che tu mi ami e so che io ti amo."
"Ma se dopo... se dopo tu mi rifiuterai... mi farai del male."
"Io non vorrei farti del male. Non voglio! Ma tu... tu devi aiutarmi, Jean!" disse in tono accorato.
"Sono qui per questo... amore mio." gli disse Jean-Marie e lo abbracciò tirandolo a sé.
I loro volti si avvicinarono, si sfregarono lievi, le loro labbra si sfiorarono, si schiusero... e si dissetarono uno con l'altro con un bacio dapprima tenero, esitante, poi via via più intimo, caldo, profondo. Si staccarono e si guardarono con occhi brillanti. Non era la prima volta che si baciavano, ma questa volta erano consci che non era che il primo passo per altro, per un più intimo e totale coinvolgimento.
Daneel si alzò e lo prese per mano, facendolo alzare: "Vieni?"
A differenza di quando si era appartato con altri ragazzi, si era preparato per fare l'amore, questa volta Daneel si sentiva non solo eccitato ma anche incredibilmente trepido. Provava ansia e timore assieme. Ansia di mettersi alla prova, timore di far del male al ragazzo che amava. Ma poi sperò che, proprio perché non era solo desiderio quello che provava, ma amore, tutto sarebbe andato bene.
Chiuse la porta della camera dietro di loro e si sfilò rapidamente il leggero pullover senza maniche, gettandolo sulla sedia. Jean-Marie gli infilò le dita sotto la cintura dei calzoni e lo tirò a sé.
"Vieni qui... lascia fare a me..." gli disse con tenerezza.
Gli aprì la cintura, sbottonò il primo bottone dei jeans e spinse giù la cerniera lampo. I calzoni gli scivolarono sulle ginocchia. Jean-Marie premette il palmo della mano sugli slip dell'amico, facendola scivolare gentilmente su e giù contro il turgore che vi palpitava sotto. Daneel fremette con forza. Allora anche lui aprì i calzoni dell'amico e li spinse giù assieme ai boxer, guardando quanto aveva potuto finalmente svelare al proprio sguardo. Con piacere vide che era già bellamente eretto e duro.
Poi Jean-Marie infilò le dita sotto l'elastico degli slip di Daneel e li spinse giù, assieme ai jeans. Quindi mise le mani a coppa sul suo sedere attirandolo a sé finché i loro membri furono compressi, palpitanti, uno contro l'altro. Daneel infilò una mano fra i loro ventri e carezzò a mano piena il membro dell'amico, provando un forte piacere.
Poi si staccò da lui, si sfilò le scarpe puntando i piedi uno contro l'altro, si chinò finendo di sfilarsi jeans e slip e li gettò sul pullover, sulla sedia, incurante che tutto scivolasse a terra. Si sbottonò in fretta la camicia e la tolse, lasciandola semplicemente cadere a terra, poi tornò fra le braccia di Jean-Marie, che frattanto s'era liberato dei suoi abiti.
Jean-Marie lo guardò negli occhi, e gli sussurrò: "Sei sicuro? Vuoi davvero che andiamo avanti?"
"Sì!"
"Sei convinto che non stiamo facendo nulla di sbagliato, nulla di sporco?"
"Sì..." disse fremendo, "... abbastanza convinto perché... perché ti amo... perché mi ami... Ho ancora un po' paura ma... non può essere sbagliato. Me l'ha detto anche..." stava per dire 'papà', ma si fermò in tempo e allora, terminò: "il mio cuore! Per questo t'ho chiesto di venire qui, da me."
Jean-Marie sorrise teneramente: "Sapessi da quanto tempo sogno... questo momento, mio Daneel... Spero che... che tutto vada bene... anche dopo."
"Lo spero anche io. Anzi... lo voglio. Ma se... se ti accorgi che... che divento strano..."
"Cercherò di capire e di restarti vicino."
"Promettimelo!"
"Te lo giuro. Ma se... se vuoi che non andiamo oltre... io capirei e..."
Daneel sembrò concentrarsi, riflettere per pochi secondi, poi fece un profondo respiro e, guardandolo negli occhi, mormorò: "No. Troppo tardi per tornare indietro. No, io voglio... voglio fare l'amore con te... perché è amore e... non deve ... non può essere sbagliato."
Si baciarono di nuovo, questa volta sospingendo la lingua uno nella bocca dell'altro, in un giocoso e piacevole duello. Daneel pensò che quel bacio era il più piacevole che avesse mai dato. Pensò quanto si apprestava a condividere con Jean-Marie, quasi analizzandolo... "Visualizzò" nella mente quanto avrebbero fatto e pensò che sarebbe stato meraviglioso... non sporco. No! E capì che lui aveva bisogno di Jean-Marie, e non di un qualsiasi ragazzo.
Voleva donarsi a Jean-Marie e fare l'amore con lui, solo con lui. E pensò che farlo con lui sarebbe stata non solo una cosa bella, ma pulita! In parte se lo diceva per convincersi, ma in parte, essendone sempre più convinto, lo ripeteva dentro di sé. Sì, era gay ed avrebbe imparato a convivere con questo fatto, ad accettarlo pienamente, ad accettarsi pienamente. Proprio come gli aveva detto il padre.
Sentì la mano di Jean-Marie posarsi sul suo membro duro, sfiorargli i testicoli contratti, le sue dita scorrere su e giù per tutta la lunghezza in una piacevole carezza, soffermarsi sul glande gonfio e sensibilissimo. Mugolò e fremette con forza. Sollevò le mani a stuzzicare gentilmente i capezzoli di Jean-Marie, che s'indurirono immediatamente al suo tocco. Il membro di Jean-Marie gli scivolava su e giù contro la piega del pube, caldo, duro, fremente. Nei loro occhi c'erano scintille di passione, i loro respiri erano rotti da ansiti di desiderio.
"Jean-Marie... Voglio che me lo metti tutto dentro..." mormorò Daneel.
"E tu a me, no?" gli chiese con dolcezza l'amico.
"Tutto quello che vuoi. Io voglio solo... farti felice."
"E io te. E non è sporco, non è sbagliato quello che stiamo facendo, quello che faremo."
"No... Non è sporco!"
Jean-Marie gli prese il volto fra le mani e lo guardò negli occhi, e vi lesse un bruciante desiderio che era pari al suo.
"Io ti amo, Daneel, ti amo tanto, con tutto me stesso. Per questo te lo voglio dimostrare con tutto il mio corpo, per questo voglio fare l'amore con te."
"Sì..." sospirò Daneel sospingendolo gentilmente verso il letto.
Jean-Marie resistette e gentilmente si divincolò.
"Non vuoi?" gli chiese Daneel un po' confuso.
"Aspetta..." disse Jean-Marie e si chinò sui suoi calzoni e ne estrasse una confezione di profilattici lubrificati, che gli mostrò sorridendo: "Mai senza questi... Almeno finché non saremo sicuri di essere entrambi sani..."
"E se non lo fossimo?" chiese Daneel arrossendo lievemente.
"Continueremo ad usarli. Ma tu, li hai sempre usati, spero..."
"Sì..."
"Anche io, perciò probabilmente siamo entrambi sani. Hai mai fatto le analisi?"
"No, mai."
"Io sì... comunque, le faremo... assieme."
"Come vuoi..."
Stavano entrambi bruciando per il desiderio eppure ancora non s'erano uniti. E questo, a differenza delle altre volte, dava il tempo a Daneel di riflettere. "Sporco? Perché dovrebbe essere sporco quanto stiamo per fare?" si ripeteva mentalmente. "Sarà bello... e sarà pulito..." mormorò più a se stesso che all'amico.
"Certo. Va tutto bene, Daneel. Andrà tutto bene, vedrai..."
"Sì... deve andare bene!" sospirò.
Si fidava di Jean-Marie e sapeva che l'avrebbe accompagnato, oltre l'orgasmo, a godere veramente di quanto stavano per fare. A goderne anche dopo, quando entrambi fossero stati appagati. Voleva fare l'amore con lui... l'amore, non solo scopare.
Jean-Marie gli cinse la vita e lo portò accanto al letto. Daneel si stese, guardandolo con un sorriso pieno di aspettativa, di desiderio. Jean-Marie si infilò un profilattico sul bel membro fieramente eretto, poi salì in ginocchio sul letto, fra le gambe divaricate di Daneel, che subito se le portò contro il petto, offrendoglisi con un trepidante sorriso. Jean-Marie gli si addossò e gli puntò la calda e forte asta di carne fra le natiche divaricate, guidandola sul buchetto in attesa. Daneel lo fece palpitare.
"Mettimelo tutto dentro..."
"Sarà molto bello, vero? La mia carne unita alla tua. Molto bello..."
"Sì, certo..."
"Bello e giusto... perché ti amo, perché mi ami..."
"Sì, bello... Dai..." l'implorò, impaziente, fremente.
Jean-Marie iniziò a spingere, aumentando gradualmente la pressione, e quasi di colpo l'elastico sfintere cedette ed iniziò ad accoglierlo. Daneel emise un lieve gemito e Jean-Marie si immobilizzò, guardandolo negli occhi.
"Non ti fermare! Spingi! Prendimi! Fammi finalmente tuo."
Jean-Marie poggiò le mani di fianco a Daneel, puntò sulle ginocchia e riprese a spingere, con calibrato vigore. Sentì la punta del membro di Daneel toccare il suo ventre e pulsargli contro. Continuava a scivolargli lentamente dentro, invadendolo, riempiendolo, unendosi a lui, finalmente. Daneel fece ondeggiare lievemente il bacino per sentirlo meglio, per facilitarne l'accesso.
"Tutto bene?" Jean-Marie gli chiese in un sussurro.
"Benissimo."
"Ti piace?"
"Certo."
"E non è sporco che ci uniamo così, vero?"
"No... è... giusto!"
Daneel lo afferrò per la vita e lo tirò a sé, cogliendolo di sorpresa, spingendoglisi così contro e facendosi penetrare completamente, finché percepì i testicoli dell'amico premergli contro le natiche. Allora emise un lieto sospiro. Jean-Marie finalmente iniziò a far scivolare indietro e in avanti il suo membro duro e forte, guardandolo negli occhi e godendo la luce che vide brillare in essi.
Un sommesso e quieto mugolio di piacere sfuggì dalle labbra socchiuse di Daneel, che inconsciamente fece palpitare lo sfintere. Poi sollevò le mani e prese a titillare con piacere i capezzoli turgidi dell'amico, dell'amante.
"È bello... troppo bello... Ed è giusto..." mormorò sentendosi commosso. "Bello... pulito... giusto..." sussurrò ancora.
"Certo. Perché ci amiamo, Daneel, mio Daneel... Finalmente mio..." disse in tono compiaciuto e lieto Jean-Marie, continuando a muoversi con tenero vigore in lui.
"Va tutto bene, Jean-Marie... non mi sono mai sentito così bene..."
"E andrà sempre meglio, perché ci amiamo. E l'amore è una cosa bella e giusta. Bella e giusta."
"Sì..."
Jean-Marie gli si sfilava un poco, poi gli si spingeva nuovamente dentro, a fondo, donando piacere alla sensibile carne, esaudendo il desiderio con cui l'amante lo accoglieva in sé. Come in un sogno, Daneel sentiva la forte carne dell'amato carezzargli il caldo canale, riempirlo non solo lì, ma in tutto il suo essere. Sì, questo era veramente fare l'amore, si disse Daneel, sentendosi felice come mai era stato. Jean-Marie si sfilava, poi si sospingeva nuovamente avanti, ancora, e ancora, e ancora... suscitando bassi mormorii di piacere, di desiderio non ancora appagato dalle belle labbra socchiuse del suo dolce amante.
Gradualmente accelerò il suo ritmo, e Daneel sentì tutto il proprio corpo fremere con crescente intensità. I suoi muscoli si tendevano e si rilassavano, man mano che ondate di piacere lo sommergevano dolcemente. Jean-Marie iniziò ad emettere bassi mugolii, espressione del suo crescente piacere. Daneel pensò con gioia che era grazie a lui che il suo amante stava raggiungendo l'estasi.
Infatti dopo poco Jean-Marie gemette: "Oh... Daneel... sto per... sto per..."
"Spingi... stammi dentro... dai... dai, amore!"
Jean-Marie si impennò spingendosi contro di lui, e si scaricò con un lungo gemito di piacere, pronunciando il nome di Daneel ad ogni spasmo, curvo su di lui, sussultando ad ogni getto. Daneel sentì il membro dell'amante tremare in lui, spingendoglisi, se possibile, anche più a fondo. Il suo buchetto si strinse contro la calda, vigorosa asta di carne e si sentì pieno di lui e della sua passione. E mentre Jean-Marie iniziava a rilassarsi, molto lentamente, ancora fremente, Daneel sentì l'ondata sorgere in lui e dal suo membro, compresso fra i loro ventri, esplose tutta la sua passione, il suo piacere ed anche lui raggiunse l'estasi, gemendo a sua volta.
Jean-Marie gli passò le braccia sotto il torso, abbracciandolo ed aderendo a lui. Daneel allargò le gambe e circondò la vita del suo amato, mentre con le braccia gli cingeva il collo e si baciavano con trasporto e gioia, mentre il suo membro prigioniero fra i loro corpi lanciava le ultime bordate di godimento.
E finalmente crollarono, completamente esausti, appagati per il momento, rilassandosi senza smettere di baciarsi, senza sciogliere lo stretto abbraccio. Poi, mentre Jean-Marie, muovendo solo il bacino, si sfilava da lui, Daneel provò una sensazione come di perdita, di abbandono. Pensò che per la prima volta aveva fatto veramente l'amore... ed era già finita. Un'ombra passò nei suoi occhi, proprio mentre Jean-Marie sollevava il torso e lo guardava.
"Tutto bene, Daneel?" gli chiese trattenendo il respiro.
"È stato... troppo... troppo bello!"
"Non sei pentito di..."
"No... non ancora... Baciami di nuovo... è bello... Carezzami... per favore..."
Jean-Marie lo strinse nuovamente a sé, mentre Daneel stendeva le gambe, e posò le labbra sulle sue. Tenendolo stretto a sé, rotolò sul letto in modo che fossero entrambi su un fianco, ed intrecciarono le gambe, baciandosi. Daneel sentiva il proprio seme fra i loro corpi e non gli sembrò brutto, sporco, anzi, gli dava una strana sensazione di piacere, quasi fosse un collante che teneva ancora uniti i loro corpi.
Poi si mossero quasi all'unisono, le loro mani si incontrarono, le dita si intrecciarono strettamente e Daneel gli sorrise. Non c'era bisogno di parole, non era necessario dire nulla: tutto stava ancora andando bene... benissimo. Tutti i vecchi problemi di Daneel, tutte le sue paure, ora non si affacciavano più nella sua mente. Era contento di aver fatto l'amore con Jean-Marie, non era affatto pentito e... si disse... non sarebbe certo andato a confessarsi per aver fatto una cosa così bella, così giusta.
Pensò che, certo, prima o poi doveva fare una doccia, ma questa volta sarebbe stato diverso. E che anzi l'avrebbe fatta assieme a Jean-Marie, e si sarebbero lavati l'un l'altro... e l'idea, l'immagine che gli si formò in mente, gli piacque, gli dette un gran senso di tenerezza.
"Jean-Marie? Amore..."
"Sì?"
"Io vorrei andare a vivere con te... cercarci assieme una casa, anche piccola... Dovremo farcela fra tutti e due... Se anche tu lo vuoi..."
"E con tua madre, come la metti?"
"Le dico ciao, me ne vado. Se non capisce, pazienza. Sono maggiorenne. Io voglio vivere con te. Ma non mi hai ancora detto se anche tu lo vuoi."
"Allora... non sei pentito di averlo fatto..."
"No."
"Non ti vergogni?"
"No."
"Non ti senti... sporco?"
"Sì... ma solo del mio seme. E del nostro sudore. Non sporco dentro." disse Daneel con un sorriso.
"Anche a me piacerebbe poter vivere con te... ora. Faremo il possibile. Cercheremo qualcosa."
"Tu non avrai problemi con i tuoi?"
"Non credo... ma soprattutto non mi importa. Avevo tanta paura, sai?"
"Di cosa?"
"Della tua reazione... E di non essere capace di aiutarti veramente."
"Mi hai... costretto a pensarci prima, durante... così, ora, sono finalmente riuscito ad accettarlo... ad accettarmi. "È stato meno... difficile di quanto pensassi."
"Allora... ci andiamo a lavare?"
"Sì. Ma poi torniamo qui, sul letto e stiamo ancora un po' abbracciati, vero?"
"Certo. Ma la prossima volta..."
"Sarai tu a farti prendere da me. D'accordo."
"D'accordo."
Andarono in bagno, si lavarono l'un l'altro, godendo anche quella forma di intimità. Si asciugarono a vicenda poi, tenendosi teneramente per mano, tornarono a stendersi sul letto, abbracciati a fare progetti per il loro futuro.
Quando Jean-Marie scese dal letto per rivestirsi, Daneel avrebbe voluto trattenerlo, ma poi guardò l'orologio e si accorse che erano già passate quattro ore... volate via quattro meravigliose ore... e che presto sarebbe tornato suo padre. Perciò non disse nulla, scese anche lui dal letto e si rivestì. Mentre si risistemavano, di tanto in tanto si guardavano e si scambiavano un sorriso.
Poi Daneel lo accompagnò alla porta. Prima che uscisse, lo prese fra le braccia, lo baciò teneramente e gli sussurrò: "Sono felice, Jean-Marie. Sono tuo. Ti amo..."
"E io tuo... A presto... sì?"
"Sicuro!"
Lo guardò salire in auto, si scambiarono un ultimo cenno di saluto ed un sorriso, e lo guardò andare via... Tornò in casa ed andò in cucina per iniziare a preparare la cena. Dopo pochi minuti sentì la porta di casa aprirsi, richiudersi e si ricordò di non aver chiuso con il cricco. Quasi subito il padre arrivò in cucina.
Daneel lo accolse con un ampio sorriso. "È andato tutto... splendidamente, papà!" gli annunciò, lieto.
"Bene!" gli disse il padre con un sorriso dolce. "Ne ero sicuro."
"Abbiamo fatto l'amore, papà."
"Certo."
"E... e non sono pentito. Non mi sento sporco. No, proprio no. E voglio vivere con lui."
"Gliel'hai detto? Ne avete parlato?"
"Sicuro, ed è d'accordo. Anche con gli altri ragazzi, sai, era bello, ma non così... e soprattutto, non lo era dopo..."
"Perché ti sei finalmente accettato per quello che sei e perché voi due vi amate."
"Sì, e perché tu m'hai aiutato... e anche lui. Senza te e lui, ora non sarei così... così sereno, così contento. E non ho più paura di affrontare mia madre... non troppa, per lo meno. Non lo so se le dirò di me, di Jean-Marie e me, ma le dirò che intendo andarmene da casa, vivere per conto mio, a modo mio."
"Dovrai avere molta forza, Daneel... e io non potrò più esserti vicino... se non con il mio amore."
"Non potremmo... venire a vivere con te, papà? Jean-Marie e io? Non sarebbe bello, essere una famiglia, noi tre?"
"Ti ho già detto che non è possibile, anche se mi farebbe certamente molto piacere. Mi piacerebbe anche che tu mi presentassi il tuo Jean-Marie, ma anche questo non è possibile, purtroppo."
"Ma perché, papà?"
"Abito... troppo lontano, ormai e... e non c'è ancora posto per te e lui, dove abito io. Non ancora..."
"Non ancora, dici. Perciò, magari, un giorno..."
"Oh, un giorno sì, ma... non presto. Ma tu non hai più bisogno di me, ormai: hai il tuo Jean-Marie."
"Andrà sempre tutto bene, fra lui e me, papà?"
"Dipende esclusivamente da voi due. Amarsi, vuol dire accettarsi, compresi i lati del carattere che ci piacciono un po' meno. Vuol dire avere tanta pazienza uno con l'altro."
"Sì... come Jean-Marie ne ha avuta con me in tutti questi mesi... e anche oggi pomeriggio. Mi ha saputo portare, passo passo, a riflettere su cosa facevo, su cosa volevo fare, e ad accettarlo pienamente. Sai che è stata quasi come... una prima volta, per me?"
"Lo posso immaginare."
"Non so se... se ho veramente superato tutto o se semplicemente sono ancora sotto l'influsso della bellezza di quello che abbiamo fatto, ma... Le altre volte, con gli altri ragazzi, mi sentivo... ero pentito appena avevamo finito. Questa volta è stato completamente diverso."
"Ottimo."
"Tra poco metto a tavola. Sai, papà, credo che cominceremo subito a cercarci casa. I risparmi che ho dovrebbero bastare per pagare la cauzione e... all'inizio, anche se potremo comprarci pochi mobili, solo l'essenziale, andrà bene, comunque."
"Certo. Con due stipendi, non dovreste avere problemi."
"Mi lascerai il tuo indirizzo, papà, prima di andare via?"
Pauwels De Smet non rispose subito, poi, a voce bassa, disse: "Sì. Domattina, prima di andare via..."
"Te ne vai già domani?"
"Purtroppo non posso trattenermi più a lungo. Ho fatto quanto dovevo... ora non hai più bisogno di me."
"Perché continui a dirmi che non ho più bisogno di te? Sì, d'accordo, ora ho Jean-Marie, è vero, ma... un figlio ha sempre bisogno dei genitori... no?"
"Prima o poi i genitori se ne vanno. Però, quando c'è stato amore fra genitori e figli, restano nel cuore dei figli. Anche se se ne vanno, non li lasciano mai."