Quando Daneel si svegliò, in un primo momento fu stupito di non sentire rumori in casa. Poi si ricordò che sua madre ed il suo patrigno erano partiti per il Portogallo. Non li aveva sentiti alzarsi, andare via, quella mattina.
Guardò l'orologio: aveva tutto il tempo per farsi una doccia, fare colazione, poi andare al lavoro. Quando fu sotto lo scroscio dell'acqua, ebbe un'erezione, ma riuscì a non toccarsi fra le gambe se non per lavarsi... Con il passare degli anni, s'era un po' calmato... ma giusto un poco... Andò a fare colazione indossando solo gli slip. Poi si vestì per andare al lavoro.
Aveva trovato lavoro negli archivi di "Le Quotidien de Namur" tre anni prima. Ora si era inserito bene. Ma i primi mesi, si sentiva così inadeguato... I colleghi l'avevano accolto bene, non in modo particolare, ma quando andava a chiedere come fare una cosa o un'altra, gliela spiegavano senza farglielo pesare. Una volta che aveva fatto uno sbaglio, e che non finiva più di scusarsi, persino il capo gli aveva detto: "Ehi, Daneel, capita; imparerai! Tutti noi abbiamo cominciato da zero, no?"
Non avrebbe mai creduto che il giornale avesse archivi così vasti: erano contenuti in un salone di circa venti metri per trenta, con due file di pilastri in centro e la luce che veniva da grandi lucernari. Sotto, c'era un vero labirinto di classificatori metallici, una parte dedicati alle fotografie, una alle vecchie edizioni, ed infine una alla documentazione varia. Arrivavano continuamente richieste dalla redazione. Lì in archivio lavoravano in otto: alcuni dovevano catalogare e sistemare il nuovo materiale che arrivava quotidianamente, altri, fra cui Daneel, dovevano cercare il materiale per fornirlo alla redazione, e poi c'era il capo, che controllava e coordinava tutto e la sua vice. Lavoravano in due turni e non avevano mai un minuto di riposo.
A parte il capo, lui ed un altro impiegato, le altre cinque erano donne. Né il capo né il collega gli sembravano, fisicamente, interessanti. Il capo aveva cinquanta anni, l'altro impiegato trentasei. Il capo era un uomo gentile ed in gamba, ma tozzo, quasi calvo. L'altro era... troppo villoso: gli uscivano ciuffi di pelo castano dalle maniche della camicia e dal colletto! Anche lui era gentile ed efficiente, anche se a volte faceva battute di spirito un po' fastidiose. Le cinque donne, andavano da una che aveva un anno meno di lui alla più vecchia, la vice del capo, che aveva sui quarantacinque anni. Non erano male.
Beh, s'era detto, almeno al lavoro non avrebbe avuto tentazioni. Se non fosse stato gay, magari, una o due delle colleghe non erano male e una ci sarebbe anche stata... glielo aveva fatto capire... anche se lui aveva finto di non capirlo. Quella non aveva insistito...
In quei giorni Daneel aveva il primo turno, dalle otto alle quindici. Di fatto non usciva mai prima delle quindici e trenta... Il secondo turno finiva alle ventidue, poco oltre. Poi lavorava solo la tipografia, per far uscire l'edizione alle prime ore del giorno seguente, quindi non era più necessario che l'archivio fosse aperto. A Daneel piaceva di più il primo turno, almeno aveva ancora metà pomeriggio e la sera liberi. Quelli del secondo turno avevano tutta la mattinata libera, ed arrivavano poco prima delle quindici. Il pranzo o la cena, secondo i turni, li facevano al self service aziendale: per mangiare avevano solo mezz'ora, tre quarti al massimo, e ci andavano in due per turno. Non si mangiava affatto male. Sua madre non cucinava molto meglio...
Un giorno, al gabinetto, aveva visto un fattorino del giornale... ed il suo bel membro... Era un gran bel ragazzo che gli aveva fatto tornare alla memoria la sua seconda esperienza sessuale: assomigliava straordinariamente al suo vicino di casa, tanto da pensare che fosse il fratello, ma aveva un altro cognome...
Il suo vicino di casa... Era un ragazzo di un anno più grande di lui, si chiamava Robert. Abitava nella villetta subito dopo la loro e un po' più grande. Alto, snello, si diceva che fosse un campione di roller-skate. Vestiva sempre firmato: eppure non era che i vicini fossero più ricchi di loro... Fra la sua famiglia e quella dei vicini c'era un rapporto di buon vicinato, molto blando, ognuno a casa sua, buongiorno e buonasera, poco più.
A lui piaceva Robert. Quando si incontravano si scambiavano sempre un sorriso, un saluto. A Daneel sarebbe piaciuto poterci fare amicizia, ma era troppo timido per fare il primo passo e Robert aveva il suo giro di amici, compagni di liceo o skater come lui. Frequentavano scuole diverse.
Sì, Robert gli piaceva, lo trovava sexy... tanto che a volte si era anche masturbato pensando a lui. Pochi mesi prima l'aveva visto che potava la siepe davanti a casa sua, a torso nudo... Inutile dire che quella visione gli aveva immediatamente procurato un'erezione. Aveva un petto liscio, dai muscoli non gonfi ma ben definiti, il ventre incavato, i capezzoli rosati, perfetti. Sì, era indubbiamente molto, molto sexy!
Le due proprietà erano divise da un'alta staccionata di legno contro cui correva, da una parte e dall'altra, un'alta siepe. Solo salendo sul tetto o arrampicandosi su uno dei due alberi si sarebbe potuto vedere dentro il giardino dei vicini, poiché entrambe le case erano ad un solo piano. Sapeva che i vicini avevano anche una piscina, perché in estate si sentiva il rumore dei tuffi. Non doveva essere grande, o avrebbe occupato tutta la superficie del giardino, che conteneva anche tre alberi di cui si vedevano le chiome.
Daneel era tornato a casa da scuola e s'era accorto di aver dimenticato le chiavi sul comodino, sicuramente quando aveva cambiato i calzoni. E purtroppo stava piovigginando. S'era messo a sedere davanti alla porta di casa, aspettando che la madre tornasse dall'ufficio. Poi la pioggia era aumentata ed aveva iniziato a cadere a vento, così s'era bagnato tutto. Ad un certo punto s'era visto arrivare davanti Robert, con un grosso ombrello.
"Che fai qui, sotto la pioggia? Sei rimasto chiuso fuori?" gli aveva chiesto.
"Sì..."
"A che ora torna, tua madre?"
"Credo fra tre ore..."
"Mica puoi restare qui! Vieni ad aspettarla a casa mia."
"Non importa... ormai..."
"No, no, vieni, dai!" aveva insistito Robert.
L'aveva portato in casa, poi, poiché dagli abiti zuppi grondava acqua, lo aveva fatto fermare nell'ingresso, era andato a prendere un accappatoio di spugna di cotone rosso ed una bacinella di plastica e gli aveva detto: "Levati tutto e metti i vestiti nella bacinella. Poi li stendo ad asciugare."
"Ma non..."
"E dai! Rischi di prenderti la febbre se ti tieni quei vestiti addosso. Guarda che lago hai fatto!"
"Mi dispiace..."
Robert aveva sorriso: "Dopo passo lo straccio, non ti preoccupare. Dai, completamente nudo e mettiti questo addosso. Poi ti asciughi anche la testa ed i capelli, in bagno, con il fon."
Daneel s'era spogliato e s'era vergognato quando Robert era rimasto lì a guardarlo, perciò, con il pretesto di mettere i panni nella bacinella, gli aveva girato le spalle. Quand'era nudo, Robert da dietro gli aveva porto l'accappatoio, lui l'aveva indossato, allacciato e s'era girato.
"Hai pure le scarpe piene d'acqua. Aspetta, levati scarpe e calze che ti vado a prendere le ciabattine di plastica."
Tornò poco dopo con un paio di infradito nere ed un asciugamano: "Comincia a darti un'asciugata a faccia e capelli e vieni in bagno. Ci penso io, dopo, ad asciugare tutto qui ed a stendere i tuoi panni."
"Grazie... Mi dispiace..."
"E dai! Quando ti sei asciugato i capelli con il fon, vai a sedere in soggiorno. Io arrivo subito. Se vuoi accendi il televisore."
Daneel era andato in bagno, s'era asciugato ben bene, anche i capelli con il fon, poi s'era pettinato. Pensò che i suoi capelli quasi neri contrastavano gradevolmente con quelli castano chiaro di Robert. S'era vergognato a spogliarsi davanti a lui. Chissà se lo aveva continuato a guardare o no? Gli doveva aveva visto la schiena... e il culetto...
Andò in soggiorno e sedette sul sofà, davanti al televisore, ma non lo accese. Si guardò attorno: la mobilia era di buona qualità, non molto diversa da quella di casa sua. Solo il televisore era più grande. Sentì Robert trafficare nell'ingresso. Si chiese se l'avesse visto da una finestra o tornando a casa... Robert aveva gli abiti asciutti.
Dopo poco Robert arrivò in soggiorno e Daneel notò che s'era levato scarpe e calze ed aveva anche lui gli infradito ai piedi, ma rossi.
"Vero che ti va qualcosa di caldo?"
Stava per dirgli di non disturbarsi, ma invece ringraziò e disse di sì. Robert gli chiese se gli andava bene un caffè lungo con miele e un po' di liquore. Disse di nuovo di sì. Lo vide andare in cucina. Lo sentì trafficare di nuovo. Dopo una decina di minuti tornò con due tazze fumanti e gliene porse una.
Daneel sorseggiò la bevanda: era molto buona! Un po' forte a causa del liquore, ma davvero molto buona.
"Non hai un po' freddo?" gli chiese Robert. "Io... un po'..."
"Beh... no... poco..."
"Aspetta." disse, si alzò ed uscì di nuovo dal soggiorno.
Daneel finì la bevanda. Robert aveva lasciato lì la sua tazza, così la prese e vuotò anche quella. Si sentiva la testa piacevolmente leggera. Robert tornò con un plaid, sedette sul sofà accanto a Daneel e lo coprì, coprendo anche se stesso.
"Va meglio?" gli chiese guardandolo, con un lieve sorriso.
"Mh mh!" assentì Daneel.
Robert gli cinse le spalle con un braccio: "Così stiamo più comodi... e più caldi..." disse guardandolo.
Daneel appoggiò la testa sul braccio dell'altro. Stava bene... troppo bene... Sentiva il fianco di Robert contro il suo. E sentì sorgergli lentamente fra le gambe un'erezione. Una piacevolissima, palpitante erezione. Girò un po' il capo a guardare Robert, che gli sorrise. Rispose al sorriso... pensò che era bello... molto bello...
"Hai mai baciato, tu?" gli chiese in un sussurro emozionato, stupito per aver avuto il coraggio di fargli quella domanda. In realtà, avrebbe voluto dirgli: baciami, ma non ne ebbe il coraggio. Ma lo desiderava e si sentì fremere.
Robert gli strinse il braccio attorno alle spalle tirandolo un po' più a sé e per tutta risposta scese lentamente con il capo, finché i loro volti si sfiorarono. Daneel chiuse gli occhi e schiuse le labbra, in attesa. Robert lo cinse anche con l'altro braccio ed i loro corpi si tesero, e quello di Robert gli andò quasi sopra.
Daneel era terribilmente eccitato... allungò una mano sulla patta dell'altro e sentì che anche lui lo era: era gonfia, turgida. I loro corpi si sfregarono dapprima lievi, poi con maggiore intensità e fremettero, in preda ad un evidente piacere. Entrambi mugolarono e anche Daneel lo abbracciò stretto girandosi un po' più verso di lui. Le loro lingue danzavano, all'unisono, una contro l'altra.
Il piacere aumentò rapidamente e Daneel gli infilò una mano sotto la felpa, facendola scivolare lieve sul bel petto liscio, levigato, glabro. Poi scese sul ventre incavato, teso, e le dita si soffermarono sull'ombelico, stuzzicandolo lieve, indugiandovi a lungo. Le loro lingue continuavano a rincorrersi ora nella bocca dell'uno ora dell'altro. Daneel si sentiva in paradiso.
Spinse le dita sotto la cintura di Robert, che capì e contrasse il ventre lasciandogli così un po' di spazio nel quale Daneel infilò la mano. Le sue dita avanzarono alla cieca su quel terreno sconosciuto finché i polpastrelli sentirono i peli del pube, poi la radice del pene che attendeva, duro e sodo, palpitante, di essere raggiunto, toccato, afferrato.
Robert non era inattivo. Le sue mani si inserirono sotto l'accappatoio di Daneel, scivolarono sulla sua schiena, salirono calde e lievi fino alle spalle, scesero lungo i fianchi, forzarono la cintura e si infilarono dietro, posandosi sulle piccole natiche ed impastandole lievi. Quando Daneel gli circondò il pene con la mano, Robert gli palpò con maggiore forza il sedere tirandolo con più vigore contro di sé.
La loro eccitazione stava aumentando vertiginosamente, e Daneel si chiese dove li stesse guidando, a che cosa li stesse conducendo. Sotto il plaid, sbottonò completamente i calzoni di Robert, che sollevò un po' il bacino, così glieli poté far calare sulle cosce. L'accappatoio gli si era completamente aperto, e quando si girarono di più uno verso l'altro ed i loro corpi aderirono, anche i loro membri, tesi al massimo, frementi, bollenti, per la prima volta si toccarono e Daneel provò un'intensa scarica di piacere. Tremò da capo a piedi. Robert lo sospinse supino sul sofà e gli si stese sopra, mentre il plaid scivolava a terra.
Muovendo il bacino, gli fece sentire la dura consistenza del suo membro, che sfregò contro la sua verga fremente. Sollevò un poco il torso in modo da guardarlo negli occhi e gli sorrise, continuando a muovere il bacino contro di lui con crescente vigore. Daneel gli sorrise in risposta, gli pose le mani a coppa sulle natiche tese e lo tirò con forza a sé.
"Tutto bene?" chiese Robert in un sussurro.
"Sì... tutto bene... molto bene..." mormorò Daneel arrossendo per il piacere.
Robert gli si tolse da sopra, scese dal sofà e rapidamente si denudò del tutto. Daneel lo guardava estasiato. Si tolse a sua volta l'accappatoio da dosso e si stese di nuovo, in fiduciosa attesa. Robert lo fece spostare, addossare allo schienale, sedette sul bordo del sofà, gli si chinò sul grembo e con foga gli prese il pene, turgido e ritto come un pennone, fra le labbra, facendogliele scorrere, serrate ma morbide, per tutta la lunghezza, mentre gli carezzava i testicoli contratti.
Daneel lo fece stendere su un fianco di fronte a lui, al rovescio, gli afferrò il pene caldo e palpitate, durissimo, e lo guardò con piacere. Era ben fatto, di dimensioni un po' più grandi del suo, la pelle deliziosamente liscia e rosea, chiara. Ne sospinse in giù la pelle, mentre Robert continuava a succhiarglielo con lievi mugolii di piacere, e ne saggiò con la lingua il glande vellutato, gonfio, liscio... Vi poggiò le labbra chiudendole attorno alla corona. Robert spinse in avanti il bacino, immergendoglielo tutto nella bocca, fino in fondo, poi si ritrasse un poco ed iniziò a muoversi avanti ed indietro con colpi forti ma calibrati.
Daneel pensò che era molto piacevole e fu stupito di non sentirne il gusto. Ma sentiva l'odore lievemente muschiato... afrodisiaco, del pube. Si sentì afferrato dalla libidine e si adoperò per darli piacere. Sentì il respiro di Robert, attraverso il naso, farsi pesante, rapido. Lo sentì contrarsi e rilassarsi rapidamente. Mentre continuava a muoverglisi in bocca sempre più rapido, Daneel gli passava torno torno la lingua.
Robert si tese, si staccò dal suo membro e gemette con voce bassa e strozzata: "Godo... godo... gooodooo..."
Con tremiti convulsi, lanciò i suoi schizzi tiepidi direttamente nella sua gola, poi si rilassò di colpo. Allora riprese in bocca il pene di Daneel e lo condusse rapidamente verso il godimento. Daneel ora sentiva il vago sapore del seme dell'altro, che gli era in parte rifluito nel cavo orale. Dopo una breve esitazione, ingoiò tutto con piacere: era un gusto peculiare ma gradevole.
Improvvisamente anche lui raggiunse l'orgasmo e Robert, il volto affondato sul suo grembo, il naso premuto contro i suoi testicoli, bevve tutto succhiando con forza, carezzandogli le piccole natiche tese. Daneel, il membro dell'altro che si stava lentamente afflosciando dentro la sua bocca, mugolò forte, sussultando.
E finalmente si rilassarono, staccandosi un poco, ansando lievemente, fremendo ancora di tanto in tanto. Robert mise giù le gambe, si rizzò e sedette sul bordo, e gli carezzò il petto e il ventre.
"Erano mesi che ne avevo voglia..." gli disse con un sorriso.
"Con me?" chiese Daneel, compiaciuto.
"Certo, con te. Ma non sapevo come fare... Ci voleva la pioggia!"
"Per questo m'hai detto di venire qui?"
"No... mi facevi pena, accoccolato lì sul gradino di casa tua, bagnato come un pulcino. Però, quando ti sei spogliato... hai un bel culetto... m'è venuta voglia... così... ci ho provato."
"L'alcol... la coperta..." disse Daneel.
"Sì... È stato bello, no?"
"Bello, sì."
"Lo faremo ancora, vero?"
"Sì..."
Ma quando, più tardi, si rivestirono, nonostante gli abiti fossero ancor molto umidi, e salutatisi, Daneel tornò davanti a casa sua, dato che la pioggia era cessata e che la madre poteva arrivare da un momento all'altro... Nuovamente si rese conto che aveva fatto una cosa che non doveva fare! Provò un forte senso di colpa, di vergogna e si ripromise che non sarebbe mai più accaduto! Per quanto, doveva ammetterlo, fosse stato bellissimo. Ma non doveva accadere mai più! Mai più.
Ma perché ci pensava sempre dopo e mai prima? Forse era stata colpa dell'alcol... Ma con quello in treno, pochi mesi prima, mica aveva bevuto... Va bene che quella volta era stato colto di sorpresa. Questa volta no, però... Avrebbe potuto... dovuto farlo smettere subito, quando gli aveva messo il braccio attorno alle spalle. Onestamente, l'aveva capito dove volesse arrivare, anche se non sapeva figurarsi cosa avrebbero fatto...
Tornò la madre... e lo sgridò per aver dimenticato le chiavi. Gli disse di farsi una doccia calda e di mettersi indosso abiti asciutti. Quando si fu rivestito, andò in cucina, dove la madre stava preparando la cena. Sedete al tavolo e la guardò trafficare con il tagliere, le pentole... Si accorse di aver fame, forse gli odori che fluivano dai fornelli l'avevano risvegliata.
"Hai sentito di quel tizio che hanno trovato morto nel parco Louise Marie, lungo la Sambre, verso l'università?"
"No... sanno chi è?" chiese Daneel trattenendo il respiro, temendo che si trattasse del corpo del padre.
"Sì, era un bottegaio di rue Emile Cuveller, sai, la via davanti al teatro. Un uomo di cinquanta anni, un disgraziato che andava lì di notte per trovarsi un ragazzetto da scopare! Ha avuto quello che si meritava."
"Mamma... nessuno si merita d'essere ammazzato!" disse turbato Daneel.
"Quei porci sì. Hanno solo da farsi curare, farsi castrare, se è necessario, in modo da smettere. E era pure sposato... Pensa che vergogna per la famiglia! Prima l'hanno legato e gli hanno infilato un manico di racchetta da tennis... di dietro, poi tre pugnalate ben dirette, al cuore. Come s'era meritato."
Daneel rabbrividì. Non solo per la morte di quello sconosciuto, ma per il veleno che sentiva nelle parole, nel tono della madre. Poi si immaginò se fosse accaduta a lui una cosa così orribile... Lui non andava di notte nei parchi... però... Doveva farsi curare? Come, da chi... senza farlo sapere alla madre?
"Pensa, la povera moglie... i figli... Dovranno vendere la bottega, andarsene da Namur... che vergogna! E quel maiale s'era pure sposato, aveva pure fatto tre figli! Che schifoso! Ha rovinato la vita a tutta la famiglia..."
Daneel pensò che lui, se non poteva guarire, non si sarebbe mai sposato. Era ancora troppo giovane perché la madre gli dicesse che era tempo di pensarci... E per quando fosse stata ora, magari, poteva essere guarito... chissà?
Pochi giorni dopo, con la scusa di essersi fatto male durante la lezione di ginnastica, andò dal dottore di famiglia. Prima gli chiese se, benché fosse minorenne, avrebbe tenuto il segreto con la madre. Dopo una solenne promessa, balbettando e vergognandosi a morte, gli rivelò il proprio problema. Il dottore gli disse che non era una malattia, né fisica né psicologica, e che perciò non c'era niente da curare.
"Ma io non voglio essere fro... omosessuale!" protestò il ragazzo. "E poi è un peccato mortale... e mia madre odia gli omosessuali, e..." disse, sull'orlo delle lacrime.
"Io non mi immischio con quanto dice la chiesa: io curo i corpi, non le anime e il tuo corpo è sano. Io non credo che sia un peccato, ma come ti dico non sono un credente, perciò... Riguardo a tua madre... cerca di non farglielo scoprire, che altro ti posso dire?"
Daneel guardò l'orologio: ancora un'oretta e i colleghi del secondo turno gli avrebbero dato il cambio. Aprì le buste con le nuove fotografie da schedare. Si fermò a guardare con gli occhi sbarrati: la terza, una grande foto in bianco e nero, era dell'attore Brad Pitt, completamente nudo, il membro morbido ma un po' sollevato e ben visibile... bello! Immediatamente si eccitò. Si guardò attorno nervosamente: nessuno lo guardava, nessuno era nelle vicinanze. Passò le dita, lievi, sulla foto in una specie di carezza.
Avrebbe voluto averne un copia ma... ce n'era una sola e comunque, mica poteva rubarla e portarla a casa: se sua madre l'avesse scoperta, sarebbe stato un bel guaio. Si guardò nuovamente attorno, poi la contemplò ancora. Inconsciamente si passò una mano sulla patta... poi si guardò fra le gambe: fortunatamente non si notava in che stato fosse! Era davvero un bell'uomo Brad Pitt... Guardò le altre foto, niente di altrettanto interessante.
Si fece forza e catalogò le fotografie, quindi le smistò nei vari cassetti dei raccoglitori metallici. Quando ripose quella di Brad Pitt nel mobiletto dedicato agli attori, nel cassetto P-T, la contemplò ancora per qualche istante, poi si risolse ad infilarla al posto giusto e richiuse il cassetto. Si rese conto che il cuore gli stava battendo più veloce del normale.
Finalmente arrivarono i colleghi del secondo turno a dare il cambio. Daneel timbrò il cartellino ed uscì. Il tempo era discreto. Stava per andare a prendere l'autobus per tornare a casa, poi pensò che, dato che a casa non c'era nessuno, perciò la madre non lo avrebbe asfissiato chiedendogli dove fosse andato, cosa avesse fatto e così via, avrebbe potuto approfittarne per provare ad andare in quel cinema in cui aveva sentito dire che si potevano incontrare persone come lui...
Era stato un collega, un paio di mesi prima mentre mangiava al self service dell'azienda che, ridendo, aveva consigliato gli altri di non andarci, perché avrebbero rischiato che qualcuno ci provasse... A lui era capitato ed era dovuto uscire senza finire di guardare il film. Aveva protestato con la cassiera, ma quella aveva risposto che non ci poteva fare niente...
Si recò davanti a quel cinema: davano un vecchio film di Tavernier, "La vie et rien d'autre". L'aveva già visto, assieme alla madre, ma poco male: non era andato lì per guardare un film, dopo tutto. Pagò il biglietto ed entrò in sala sentendosi già eccitato. Non sapeva che cosa si fosse aspettato, ma pareva una normalissima sala cinematografica. C'era al massimo una quarantina di spettatori sparsi qua e là nella sala.
Andò a sedere su una fila quasi vuota, mettendosi verso il centro. Guardò lo schermo, poi si guardò un po' attorno... Riguardò lo schermo. Possibile che fosse una notizia fasulla? O che a quel collega fosse capitato solamente per caso?
Dopo una decina di minuti, un ragazzo sui venticinque anni andò a sedere accanto a lui. Lo vide arrivare, con la coda dell'occhio, non sembrava molto alto ma era snello. Sedette sul posto a destra di Daneel, che aveva il braccio appoggiato sul bracciolo divisorio. Dopo poco, quello appoggiò la mano accanto alla sua, stabilendo un lieve contatto. Daneel, lottando contro l'istinto e l'agitazione che improvvisamente l'aveva afferrato, non tolse la sua e gli lanciò un'occhiata con la coda dell'occhio, senza girare il capo.
Poi, la testa in fiamme, si girò molto lentamente e vide che quello lo stava guardando, come se stesse aspettando la sua reazione. Si immobilizzò, tutti i muscoli tesi come le corde di un violino. Quello fece scorrere delicatamente la sua mano in su, sfiorando con il lato tutta la lunghezza del braccio di Daneel che fremette quasi violentemente.
Nell'oscurità attenuata dallo sfarfallio delle scene sullo schermo, i loro sguardi si incontrarono di nuovo e si fissarono uno sull'altro, escludendo dalla visione cosciente tutto ciò che li circondava. Quasi in una dimensione di sogno, dimentico dei suoni e delle immagini che animavano lo schermo, degli altri spettatori, sentendosi incredibilmente eccitato, Daneel sentì l'altra mano del nuovo arrivato posarsi sulla sua coscia. Avrebbe voluto toccarlo anche lui, ma si sentiva come paralizzato per l'eccitazione.
Notò che aveva capelli scuri, benché meno dei suoi. Gli occhi gli brillavano come se vi fossero due fiammelle. Si sentì invadere da una forte vampata di calore. Provò l'impulso di alzarsi, cambiare posto, andare via, fuggire... ma non si mosse. Sentì il proprio pene, ormai durissimo, premere sotto i panni invocando di essere liberato. Guardò nuovamente verso lo schermo, ma senza vedere, in realtà, che cosa vi scorreva.
Le due mani lo lasciarono ma contemporaneamente la gamba premette contro la sua, due, tre volte, poi la mano sinistra tornò, ma questa volta sulla coscia. Era una specie di gioco eccitante e Daneel aspettava di vedere cosa l'altro facesse. Probabilmente voleva essere sicuro che lui ci stesse...
La gamba del giovanotto iniziò a strusciare contro la sua e la mano tornò a posarsi sulla sua, ma questa volta decisamente sopra. Daneel era sempre più eccitato, il pene gli faceva quasi male tanto spingeva contro la tela dei calzoni. La mano dell'altro intrecciò le dita con le sue. Daneel con l'altra mano si sistemò il membro. L'altro allora tolse la sua dal bracciolo, la fece scivolare sotto e raggiunse con una mossa decisa la patta di Daneel e la palpò...
Daneel sussultò: era eccitato ma anche un po' impaurito; temeva che qualcuno potesse vedere quelle manovre. Si guardò attorno nervosamente, mentre l'altro gli palpava il membro duro e palpitante. Nessuno poteva vederli. Daneel spinse il bacino leggermente in avanti ed allargò un po' le gambe. Si sentiva la gola secca, il viso in fiamme, mentre l'altro faceva scorrere la mano per tutta la lunghezza del membro che sentiva sotto la tela dei calzoni, quasi a verificarne la lunghezza e la consistenza, la solidità. Lo guardò e quello gli sorrise. Tentò di rendergli il sorriso ma si sentiva tutti i muscoli paralizzati.
Poi l'altro iniziò a frugare fra i bottoni della sua patta, tentando di aprirli. Il membro di Daneel sussultò con vigore. La sua eccitazione stava diventando quasi insopportabile, e temeva di raggiungere l'orgasmo da un momento all'altro. Allora, con gentilezza, allontanò la mano dalla sua patta, e l'altro non si oppose, ma gliela prese e la attirò sulla propria coscia, premendocela contro.
Daneel esitò un po' e lo guardò di nuovo. L'altro nuovamente gli sorrise ed annuì, allargando le gambe e ponendone una a cavallo della sua. Allora Daneel spostò la mano per palparlo e ne sentì la nuda e dura consistenza palpitargli nel palmo: sussultò rendendosi conto che quello se l'era tirato fuori. Fece per togliere la mano come se si fosse scottato, ma l'altro lo tenne fermo. Non si erano ancora scambiati neppure una parola.
Il palmo di Daneel era completamente premuto sul membro snudato del vicino, turgido e palpitante, ben ritto e caldo, incredibilmente piacevole. E finalmente lo afferrò e lo strinse con vigore, con piacere e l'altro emise un lieve gemito. Daneel pensò di aver osato troppo e fece per ritrarre la mano, ma il vicino gli riportò la mano sul proprio membro ed allargò di più le gambe, sprofondando nel sedile.
Allora Daneel iniziò a masturbarlo, sentendosi completamente in fiamme, la testa, il corpo, i genitali, le mani... Lo guardò e l'altro gli sorrise di nuovo, con libidine, e questa volta anche Daneel riuscì a sorridere. Poi il vicino lo fece fermare e lentamente si ritirò su a sedere eretto.
"Vieni fuori?" gli chiese in un sussurro, mentre se lo rimetteva a posto.
Daneel annuì. Quando si alzarono in piedi, notò che entrambi avevano una tenda in corrispondenza della patta dei calzoni. Daneel si sfilò la leggera giacchetta e la ripiegò sul braccio, ponendosela davanti per celare il proprio stato. Usciti dalla fila andarono verso l'uscita. Vide che l'altro si infilava una mano in tasca e lo guardò nuovamente fra le gambe: doveva esserselo spinto giù; ora non si notava più niente di compromettente. Quando lo guardò, l'altro gli sorrise e sottovoce confermò la sua manovra.
Uscirono. Fuori era ancora chiaro.
"Ciao... mi chiamo Hugo..."
"Io Daneel."
"Hai un posto?"
Stava per rispondere di no, ma poi si ricordò che la madre e il patrigno erano in Portogallo... "Sì, a casa mia non c'è nessuno."
"Mi ci porti? è lontano?"
"Con l'autobus..."
"Ho l'auto. Basta che mi dici dove devo andare, che mi guidi."
Lo portò all'auto, salirono, Daneel gli indicò la strada. Di tanto in tanto si lanciavano un'occhiata.
"Mi piaci. Daneel. Cosa ti piace fare?"
"Un po' di tutto..."
"Bene, anche a me. Quanti anni hai?"
"Ventuno, e tu?"
"Te ne davo di meno. Io ventisei. Studente? Hai il ragazzo?"
"No, lavoro. Non ho un ragazzo..."
"Io sì, sto con un uomo di cinquantotto anni... da sei anni, ma ogni tanto mi lascia fare una scappatella. Però non posso portarti a casa nostra, logicamente."
"Vivete assieme?" gli chiese Daneel stupito, pensando che era una bella cosa poterlo fare.
"Sì, certo, da sei anni, appunto. Abbiamo un negozio assieme, di arredamenti. A due passi dall'Hôtel de Ville. Come mai un tipo bello come te non ha ancora il ragazzo?"
"Vivo ancora coi miei e... c'è uno che mi piace, però... non abbiamo ancora fatto niente."
"Ma è gay?"
"Sì, però... Anche lui vive coi suoi e..." rispose Daneel un po' disturbato da quelle domande così intime, così disinvolte.
Arrivarono davanti a casa sua. Si chiese se avesse fatto bene a portarlo a casa, i vicini potevano vederli, ma a quel punto... Se anche avessero detto qualcosa alla madre, avrebbe potuto dirle che era un collega...
Entrarono e lo condusse subito in camera sua. Appena furono entrati, Hugo lo prese fra le braccia.
"Ti piace baciare?" gli chiese.
Daneel annuì. Hugo lo baciò con calore... forse anche troppo. E lo carezzò fra le gambe, sentendo che era eccitato.
"Ce l'hai ancora duro!" esclamò compiaciuto.
"No, non ancora... Di nuovo..." disse Daneel arrossendo.
Hugo iniziò a spogliarlo e Daneel lo spogliò a sua volta, provando quasi un senso di urgenza. Guardò verso la finestra: le tende erano chiuse. Quando furono solo in mutande, Hugo lo sospinse sul letto e si stesero su un fianco, uno di fronte all'altro. Poi gli forzò giù gli slip liberandogli il membro duro ed iniziò ad occuparsene, prima con le mani, poi con la bocca: era evidentemente esperto.
Il membro di Daneel palpitò nella sua bocca e Hugo, con arte, mentre gli titillava il glande con le labbra e la lingua, gli racchiudeva la colonna nella mano e mentre lo faceva entrare ed uscire dalla bocca umida e calda, gli imprimeva con il polso un movimento rotatorio provocandogli un sottile e crescente piacere...
Allora Daneel si girò e, infilatagli la mano nei boxer, gli carezzò il membro ed i testicoli. Poi glieli sfilò del tutto e gli prese il pene in bocca, con piacere. Per un po' si dedicarono a quel piacevole sessantanove. Daneel scese con una mano a stuzzicargli l'ano e Hugo fremette.
"Me lo vuoi mettere?" gli chiese.
Daneel annuì.
"Hai un preservativo?"
Daneel scosse la testa.
"Per fortuna ne ho io!" disse Hugo con un sorriso. Scese agilmente dal letto, frugò nella tasca dei calzoni e tornò con una confezione di bustine, ne estrasse una e la stracciò, risalì sul letto. "Mai senza!" gli disse.
"Hai ragione..." rispose Daneel eccitatissimo e vergognoso.
Hugo glielo infilò, poi si stese sulla schiena e si tirò le gambe sul petto, e gli fece un sorriso invitante. Daneel finì di sfilarsi gli slip e gli andò sopra, gli puntò il membro duro sulla meta, dirigendolo con la mano, ed iniziò a spingere. Gli affondò dentro e tolse la mano. Si spinse tutto fino in fondo.
"Ah, com'è bello duro! Dai, fammi sentire come sai fottere, dai, godimi dentro!" lo incitò Hugo.
Daneel era eccitatissimo, quasi sudava. Iniziò a muoversi, dapprima con colpi lenti e lunghi, poi più forti, brevi e veloci roteando un poco il bacino.
"Sì... ci sai proprio fare, bravo... così... fammelo sentire tutto... Dai, sbattimi... sbattimi... sbattimi..."
Daneel tolse le mani dal materasso e gliele poggiò sul petto, in modo da sfregargli i capezzoli fra i pollici e gli indici e riprese a battergli dentro con vigore, sempre facendo roteare ad arte il bacino. Il suo ventre, ad ogni va e vieni, sfregava contro il membro duro di Hugo che, all'improvviso si tese tutto e gemette.
"Oh... cazzo... mi stai... sto per... sto per... veni... oohh... vengoooo... vengooo... Ooohhhh..." e schizzò fra i loro ventri e petti, sussultando e stringendo con forza lo sfintere.
Questo scatenò anche l'orgasmo di Daneel che con vigore gli si spinse tutto fino in fondo e si scaricò lanciando un lungo e basso gemito, tremando da capo a piedi. Poi di colpo gli si afflosciò sopra. Hugo gli prese il volto fra le mani e lo baciò a lungo, intensamente, finché si calmarono e, lentamente, si staccarono, esausti.
"Cazzo, erano anni che nessuno mi faceva venire solo mettendomelo! Sei stato fantastico!" gli disse Hugo, giocherellando con le dita fra i suoi capelli.
Poi allungò una mano, prese i propri boxer e con quelli asciugò il proprio seme dai loro petti e ventri. Quindi scese dal letto e si rivestì, senza indossare i boxer che ripiegò e si mise in tasca. Daneel era restato sul letto e lo guardava.
"Resta pure lì, dopo questa cavalcata ti devi riposare. Chissà che non ci si riveda... Ciao, e grazie." disse ed uscì.
Daneel gli mormorò un grazie. Sentì la porta chiudersi, poi l'auto partire. Allora scese dal letto e, nudo, andò in bagno. Si sfilò il profilattico, lo gettò nel cesso e fece scorrere l'acqua finché lo vide scomparire. Entrò nella doccia, regolò l'acqua e si lavò a lungo... e mentre si lavava, il senso di colpa e di vergogna, mescolato ai postumi del piacere, si agitarono confusamente in lui.