Stefan stava chiacchierando tranquillamente con il suo Antoni e con Rasim Vaselin, passeggiando in giardino, quando videro Sinisa Gvero, il bel soldatino con cui per un po' Stefan aveva avuto qualche piacevole incontro. Stefan gli fece un cenno di saluto e, vedendo che non era in servizio, gli fece segno di avvicinarsi.
"Vostra maestà desidera?" disse il bel soldato mettendosi sull'attenti.
"Comodo, comodo Gvero. Riposo. Come va la vita?"
"Molto bene, vostra maestà, al vostro servizio!"
"Me ne compiaccio."
"Vostra maestà... posso..." chiese il soldato abbassando la voce.
"Dimmi."
"In... privato?"
"Come sai, il mio segretario è al corrente di tutti i miei segreti... D'altronde per questo lo si chiama segretario, no? E il mio attendente, lo è altrettanto. Parla pure tranquillamente."
Il soldato lanciò un'occhiata alle guardie di scorta, che attendevano poco più lontano, poi, sempre a voce molto bassa, disse: "Quando ero di servizio nei corridoi del castello ho notato che... il vostro valletto di camera... va molto spesso nell'alloggio del Maestro di Palazzo..."
"Sì? Forse per prendere ordini..."
"Perdonatemi, vostra maestà, ma... un po' troppo spesso e in modo decisamente... circospetto, perciò... ho creduto bene avvertire vostra maestà..."
"Grazie, Gvero. Continua a tenere gli occhi aperti e, eventualmente, riferisci al mio segretario o al mio attendente."
"Potete contare sempre su di me, maestà!"
Quando il soldato si allontanò, ripresero a passeggiare: "Così, mi tengono d'occhio, a quanto pare." commentò Stefan.
"Ma che cosa poteva riferire il vostro valletto di camera al Maestro di Palazzo?" chiese Vaselin.
"La... 'tresca' fra me e re Stefan, evidentemente." disse Antoni. "Strano che mio padre non mi abbia ancora affrontato su questo argomento."
"Forse il Maestro di Palazzo non gliene ha ancora parlato..." commentò Stefan. "Comunque, se ha accettato di mettere sul trono un re omosessuale, non può lamentarsi delle conseguenze."
"Credo che se lo venisse... o quando lo verrà a sapere, non oserà prendersela con te, ma certamente con me." disse con un lieve sorriso Antoni.
"Oh, conosci così poco tuo padre? Certamente verrà a chiedermene conto! Una delle cose che apprezzo in lui, è la sua schiettezza, pur sapendo quanto sia pericoloso essere schietti con un re. Non per nulla, credo, re Jedrek lo stimava molto."
Per un paio di giorni, non capitò nulla. Poi una sera, Tanek Petrovic' affrontò il figlio.
"Antoni, che cosa è questa storia che mi è stata riferita? Che voi passate la notte... nella camera del re?"
"Sono il suo amante, padre."
"Ma... voi... vorreste dire che siete dedito a certe... vergognose pratiche? O il re vi ha forse obbligato a..."
"Il re non mi ha affatto obbligato. Ci si era conosciuti quando ho vissuto a Londra ed eravamo già allora amanti. Poi... entrambi si credeva di aver perso l'altro e invece... Quanto a definire vergognoso quanto vi è fra me e re Stefan... non giudicavate queste pratiche abbastanza vergognose per non sceglierlo perché succedesse a re Jedrek!"
"Ma voi siete mio figlio! E la scelta era obbligata, perché a quel tempo non sapevamo che vi era un altro possibile erede. Abbiamo accettato il male minore, per non cadere nelle mani della Panniria!"
"Ma non avevate nulla in contrario finché re Stefan si divertiva con quel soldato..."
"Non era mio figlio, ed era solamente un soldato!"
"Comunque, padre, le cose stanno così e né io né il re intendiamo cambiare, non intendiamo certamente interrompere la nostra relazione. Se dite che ora avete un altro possibile erede, deponete il re e mettete quest'altro erede sul trono."
"Non dite bestialità! Deporre il re! Nessuno ha il diritto di deporre un re, scherziamo? Il re è un autarca, e a meno che si possa provare la sua pazzia... o in caso di alto tradimento, non si può e non si deve fare nulla! E non è questo il caso. Questo è solo un problema privato. Dovete smettere di vedere il re."
"Se me lo ordinerà re Stefan, obbedirò."
"Ma io sono vostro padre!"
"E io sono da molto tempo giunto alla maggiore età. L'unica cosa che vi è possibile fare è diseredarmi o cercare di convincere re Stefan a mandarmi via."
"Non voglio uno scandalo. Però voglio che questa cosa cessi!"
"Padre, perché frequento il letto del re? Se lo facessi con un servo, cambierebbe qualcosa? Io sapevo di essere come sono ben prima di conoscere quel ragazzo a Londra, quello Stephen Walker che voi avete posto sul trono. E così era per lui."
"Così... voi... vi davate a queste degradanti pratiche sotto il mio naso, da anni?"
"La prima volta ero poco più che un adolescente, padre."
"Ma con chi? Con chi? Chi vi ha traviato?"
"Suvvia, padre, nessuno mi ha traviato... forse sedotto, sì, ma solamente perché io ero... pronto ad essere sedotto. Se non fosse stato... colui che è stato, sarebbe stato un altro, prima o poi. Io da tempo mi ero reso conto di non provare la benché minima attrazione nei confronti delle donne."
"Mi avete ingannato per tutti questi anni..."
"Ingannato, padre? Vi ho mai parlato di una ragazza, vi ho mai chiesto di trovarmi una moglie? In che cosa vi ho ingannato, spiegatemelo! Ho semplicemente tenuto per me la mia vita intima. Come d'altronde è giusto che si faccia. Che, per caso, voi volete farmi credere che andavate a raccontare al nonno, a vostro padre, le vostre avventure o i fatti che riguardavano la vostra vita... sentimentale?"
Il Primo Ministro non si era ancora arreso. Andò immediatamente a chiedere udienza privata al re. Antoni aveva fatto appena in tempo a farlo avvertire, da Besnik, che il padre ora sapeva.
"Vostra maestà..." disse l'uomo inchinandosi formalmente.
"Accomodatevi, conte Petrovic'..."
"Conte! Così avete pensato di farmi tacere? Dandomi un titolo nobiliare non richiesto?"
Stefan lo guardò con un sorrisetto ironico: "Farvi tacere, signor Primo Ministro? Quando mai avete taciuto, con me? Vi ho forse chiesto qualcosa in cambio del titolo nobiliare?"
"No, ve lo siete preso! Mio figlio Antoni..."
"Non l'ho preso, e non a voi, non più di quanto Antoni abbia preso me. Ci si è incontrati, già a Londra, quando io credevo si chiamasse Anthony Peterson ed io ero ancora Stephen Walker. Il destino ci ha uniti, la vita ci aveva separati, il destino ci ha nuovamente uniti! A voi non ho sottratto nulla!"
"Vi chiedo... vi prego... di far cessare questa relazione... insana!"
"Ascoltatemi, Tanek... Io sto facendo tutto quanto mi chiedete per essere un buon re, per evitarvi di essere annessi dalla Panniria; ho anche accettato di sposarmi, andando contro la mia natura, e di dare un erede a questo regno. Non io, non io vi ho chiesto di farmi salire sul trono della Morgovia. Stavo benissimo a fare il commerciante di cesterie. Se volete che la relazione che mi lega a vostro figlio cessi, non avete che un mezzo: la legge della Morgovia, ho scoperto, punisce assai severamente le relazioni fra due persone dello stesso sesso: denunciatemi!"
"Mai! Non potrei mai fare questo, andare contro il mio re per motivi personali! Non ve lo sto chiedendo come vostro Primo Ministro, ma come padre!"
"Ammesso che sia io che Antoni si accetti la vostra richiesta, si esaudisca il vostro desiderio, che cosa cambierebbe, per voi, se io mi porto a letto un altro uomo e Antoni si porta nel suo un altro uomo? Rispondetemi a questo: che cosa cambierebbe per voi?" chiese in tono sostenuto.
Il Primo Ministro abbassò lo sguardo, si passò una mano sugli occhi, poi disse, a bassa voce: "Niente..."
"Appunto..." disse allora con gentilezza Stefan, "Perciò... lasciateci vivere la nostra vita. Fra vostro figlio e me c'è amore, per questo non possiamo rinunciare. Ci fosse solo divertimento, fosse solamente un passatempo, allora un compagno ne varrebbe un altro, ma così non è. Avete provato a parlarne con vostro figlio?"
"Certamente..."
"E?"
"È determinato almeno quanto voi."
"E allora... mettetevi il cuore in pace, e lasciateci la nostra pace, per favore. Comunque... non otterreste nulla né da me né dal vostro Antoni... credo che lo abbiate compreso bene."
L'uomo annuì. Poi disse: "Sembra che... che il re di Kruslavia vedrebbe di buon occhio un matrimonio fra le due casate. Dovete promettermi che se la cosa va in porto come spero, accetterete di sposare la principessa Jovanka e... e che ci darete almeno un erede maschio..."
"Vi dico di più: se e quando la principessa Jovanka mi darà un figlio maschio, io abdicherò volentieri in suo favore e... creerò voi suo tutore e reggente del regno. E vi libererò della mia presenza... assieme ad Antoni, s'intende."
"Sareste disposto a fare questo?"
"Avete una soluzione migliore?"
"No..."
"E allora, vi do la mia parola d'onore, come re e come uomo, che così farò. Ma... rassegnatevi a lasciarmi vivere con il mio Antoni."
Quando Stefan ed Antoni si rividero, si raccontarono le discussioni avute con Tanek.
"Così," concluse Stefan, "presto mi dovrò sposare e... dovrò compiere il mio dovere di re e di marito... sperando che nasca presto un figlio maschio... e che si possa finalmente andarcene e vivere la nostra vita a modo nostro."
Improvvisamente Antoni si illuminò: "Un attimo... mio padre ha detto una cosa che può risolvere il tuo... il nostro problema e quello della Morgovia ad un tempo!"
"Che cosa? Non me ne ha fatto parola..."
"Oh, non ne dubito. Mio padre ha un forte senso di lealtà e sei tu ora il suo re. Ma gli è scappato detto che... dopo averti messo sul trono ha scoperto che vi è un altro possibile erede. Però per lealtà verso di te, non vuole saperne di sostituirti con quest'altro..."
"E chi è?"
"Non lo so, non me l'ha detto..."
"Possiamo chiederglielo."
"Non credo che ce lo direbbe. Per lui, ormai sei tu il re legittimo."
"E allora lo dobbiamo scoprire e se lo troviamo e se è una persona degna... lo adotterò come principe ereditario, e poi abdicherò in suo favore. Né tuo padre né altri si potranno opporre! E la Panniria non potrà accampare nessuna pretesa sulla nostra terra."
Antoni sorrise: "È la prima volta che ti sento chiamare la Morgovia la nostra terra."
"Beh, lo è per varie ragioni. Una è che ho fra i miei antenati un re di Morgovia; poi perché mi sto affezionando a questa terra; e infine, ma più importante, perché è la tua terra... quindi due volte mia."
"Come facciamo per scoprire chi è quest'altro possibile erede? Mio padre certamente non ce lo rivelerà." gli fece notare Antoni.
"Qui ci può essere utile il buon Rasim Vaselin, che credo abbia ancora buoni rapporti con gli altri agenti segreti, con il servizio di cui fino a non molto tempo fa ha fatto parte."
Così chiamarono Vaselin, gli spiegarono il problema e lo pregarono di riallacciare i suoi antichi contatti e di fare le debite indagini e ricerche.
Quella stessa notte, dopo aver fatto l'amore, se possibile con maggiore trasporto delle volte precedenti, forse anche per il duro confronto che avevano avuto con Tanek, i due amanti si rilassarono, felici, carezzandosi l'un l'altro e scambiandosi teneri baci.
"Sai che mi piace moltissimo fare l'amore con te, Stefan?" gli sussurrò Antoni.
"Direi che non posso averne alcun dubbio: ogni volta me lo dimostri con ogni parte del tuo corpo... mica solo con questo!" gli disse ponendogli la mano a coppa sul membro appena tornato a riposo e muovendola lievemente.
"Ehi, se mi tocchi così... mi fai di nuovo venire voglia..."
"E perché no?" gli disse con un sorriso.
"Ma tu, Stefan, vorresti davvero abdicare?"
"Certo che sì. Non sono nato per fare il re, io. La corona mi sta stretta..."
"Falla allargare, no?"
"Spiritoso! Torneresti in Inghilterra con me, se riesco a lasciare il trono?"
"Più che volentieri. L'anno passato a Londra è stato uno dei più belli della mia vita. Ma davvero non avresti alcun rimpianto?"
"Con te al mio fianco, no di sicuro. Chissà chi è quest'altro possibile erede? Speriamo che sia adatto... almeno quanto lo ero io."
"E se non lo fosse?"
"Non potrei tradire la Morgovia, lo capisci. Dovrei restare."
"Eppure... tu saresti un buon re, con questi sentimenti. Ed i tuoi due amici che hai fatto venire da Londra, hanno già iniziato a riorganizzare le scuole e a migliorare gli ospedali, a formare migliori insegnanti e personale medico: grazie a te questa terra sta progredendo come da generazioni non faceva."
"E il prossimo re, se vorrà, potrà o tirar fuori di nuovo gli antichi e buffi costumi o vestire in modo decente..." disse sorridendo Stefan.
"Se andiamo a Londra... ci dobbiamo andare tutti e quattro..."
"Tu, io, Besnik e... Rasim?" chiese Stefan. "Ma Rasim ha la famiglia qui e..."
"No, non Rasim... Sinisa Gvero."
"Il bel soldatino? E perché?"
"Ho l'impressione che Besnik si sia preso una bella cotta per lui!"
"Ah, ma davvero? E il bel Sinisa, ricambia i sentimenti di Besnik?"
"Non ne ho ancora parlato con lui ma ho l'impressione che sia così."
"Ebbene, perché no. Se vogliono venire anche loro a Londra, li porteremo con noi. In qualche modo sopravvivremo anche in quattro. Non credi?"
"Certamente. Almeno finché non si troveranno un lavoro. Tu pensi di tornare a lavorare nella cesteria di tua madre?"
"Sì. E tu?"
"Mi cercherò un lavoro... Qualcosa troverò."
"Magari tuo padre ti potrebbe far lavorare all'ambasciata di Morgovia a Londra..."
"Vedremo. Non è escluso. Ehi... non hai voluto smettere di toccarmi e ora... devi subirne le conseguenze!" gli disse Antoni, andandogli nuovamente sopra.
"Mi chiedevo se avevo perso il mio tocco... pareva che non succedesse niente... Cioè, a lui sì, ma a te no..." scherzò Stefan afferrandogli il membro turgido con la mano.
Ripresero allegramente a fare l'amore, con rinnovata energia e passione, felici di potersi nuovamente donare l'uno all'altro, di poter nuovamente accogliere l'amato in sé.
Rasim Vaselin aveva prontamente riallacciato i suoi antichi contatti ed era riuscito ad avere sufficienti notizie per giungere a capire chi fosse l'altro possibile erede.
"Non ne sono certo al cento per cento, ma per quanto ho capito, l'altro discendente maschio di re Jakub Markovic' è... il duca Ludwik Jovanovic' di Drgovina e suo figlio Erek..."
"Ottimo! Quando vennero per il funerale di re Jedrek poi per la mia incoronazione, ho avuto una buonissima impressione sia del padre che del figlio!" esclamò Stefan.
"E la Drgovina ha sempre avuto relazioni molto buone con la Morgovia. Chissà perché mai mio padre non ha voluto offrire a uno dei due la corona?" disse Antoni.
"Soprattutto perché lo scoprì... troppo tardi. Re Stefan era già stato incoronato. Inoltre, non so se l'idea di unificare Morgovia e Drgovina la giudichi una cosa positiva o no." fece notare Vaselin.
"Se fossero unificate e con il matrimonio con Jovanka di Kruslavia, non avremmo più da temere nulla dalla Panniria." disse Stefan.
"Ma mio padre sta muovendo le sue pedine per chiedere al re di Kruslavia di sposare la figlia con te..." gli fece notare Antoni.
"Non è del tutto esatto. Dovrebbe sposare il re di Morgovia, chiunque esso sia, non me."
"Ma il duca Ludwik è già sposato."
"Non suo figlio Erek, però! Perciò potremmo offrire la corona ad Erek Jovanovic'..."
"Credi di riuscire a convincere mio padre a questo cambiamento di programma?"
"Per ora non gliene parlerò. Farò in modo che si combini una mia visita di stato nella vicina Drgovina e quando sarò a quattr'occhi con il duca Ludwik, gli chiederò se è disposto ad accettare che io adotti suo figlio Erek, lo nomini principe ereditario, poi gli lasci il regno..."
"Strano, però, che gli Jovanovic' non abbiano avanzato pretese sul regno di Morgovia..." fece notare Antoni.
"Già, è vero... chissà perché? Possibile che non sappia di essere un discendente di re Jakub?"
Vaselin intervenne: "Io credo che sia possibile. Da quanto ho capito... quando il duca Bazyli Jovanovic' ha adottato Ludwik, Kasper non gli disse, forse perché non lo sapeva, di essere il figlio illegittimo di Konrad Markovic'..."
"Ma allora, se non lo sanno loro, come avete fatto voi a trovare documenti inoppugnabili?"
"Non lo so per certo, perché io ero a Londra poi qui quando i miei colleghi facevano le loro ricerche in Drgovina." disse Vaselin, "Ma i miei antichi colleghi dicono che sono state trovate carte di indiscutibile valore, grazie alle quali hanno potuto ricostruire la linea che da re Jakub, porta fino ad Erek..."
"Quelle carte devono essere in possesso di tuo padre, Antoni. Se anche è inutile chiedergliele, non riusciresti a sapere dove sono ed a sottrargliele?"
"Dove sono lo posso immaginare: nella sua cassaforte privata. Quanto a sottrargliele... dovrei riuscire prima a sottrargli la chiave e la combinazione. Due cose tutt'altro che facili da farsi."
"E se io gli ordinassi di darmi quelle carte? Non potrebbe rifiutarsi!" disse Stefan.
"Lasciamo questa come ultima risorsa. Può darsi che negli archivi del duca Ludwik vi siano o gli originali o altre carte sufficienti a provare che Erek può legittimamente aspirare al trono di Morgovia." disse Antoni.
"Rasim, puoi farti dire dai tuoi amici quali carte hanno trovato e dove, e se gli originali sono ancora dove erano?" gli chiese Stefan.
"Posso certamente chiederglielo..."
"Bene, allora datti da fare. Appena avremo sufficienti elementi, chiederò che si organizzi la mia visita di stato in Drgovina. Per confondere le acque, diremo che dopo voglio visitare la Starelia e anche la Kruslavia..."
"Confondere le acque?" chiese Antoni.
"Tuo padre è astuto... non vorrei che capisse per tempo il nostro piano e che facesse qualcosa per vanificarlo."
La prospettiva di poter abdicare, aveva reso Stefan particolarmente allegro. Quando ottenne da Vaselin le informazioni che voleva, disse al suo Primo Ministro che intendeva fare visite di Stato nei territori circonvicini e gli chiese di prendere i necessari contatti con i vari sovrani per organizzarli.
"Solitamente... secondo la tradizione... un sovrano si reca nel territorio di un altro solo per un'incoronazione, un matrimonio reale, o un funerale... Oppure per firmare un trattato." obiettò Tanek Petrovic'.
"Nell'Europa del nord le visite di Stato di fanno... È una questione di stringere migliori rapporti fra le case regnanti. Pensate che gli altri sovrani rifiuteranno di ricevermi?" chiese Stefan.
"Questo no, ma... ne chiederanno certamente il motivo. Questa non è l'Europa del nord... Le consuetudini..."
"Sono venuti per la mia incoronazione... li abbiamo accolti con tutti i dovuti onori... Ora voglio semplicemente rendere la visita. Ed insignire i miei vicini dell'onorificenza della Gran Croce dell'Ordine di San Policarpo, il protettore della nostra nazione. Lo scambio di onorificenze è un'usanza assai diffusa fra le case regnanti del nord-Europa..."
"Mah... come vostra maestà desidera. Incaricherò il Segretario agli Affari Esteri di prendere i necessari contatti e di organizzare il tutto..."
"Bene. Iniziamo dagli stati più piccoli, dunque. Prima il ducato di Drgovina, poi il principato di Starelia ed infine il regno di Kruslavia. Logicamente non andrò in Panniria: alla mia incoronazione hanno mandato solo un ambasciatore... In seguito penseremo anche alla Krvatia ed alla Markazia..."
"Questo renderà ancora più tese le relazioni con la Panniria..."
"Più di quanto già siano? Lo trovo difficile. Ma se lo reputate opportuno, dopo la Kruslavia, andrò anche in Panniria... Secondo me troveranno una scusa per non ricevermi, vedrete..."
La cancelleria si mise in moto e, come Stefan sperava, dalle cancellerie dei regni vicini giunsero reazioni positive, persino dalla Panniria! Quindi fu fissato il viaggio di re Stefan Markovic' fino a Dragburg, la capitale della Drgovina. Non essendo molto lontana, Stefan vi si recò con il suo seguito, usando il cocchio reale, tirato da sei cavalli bianchi con le gualdrappe dei colori dei Markovic'. Lungo tutto il percorso, sia in Morgovia che in Drgovina, il corteo fu salutato da folle festanti.
Alla frontiera furono accolti dal figlio del duca in persona ed accompagnati da una scorta d'onore fino al castello di Dragburg. Stefan, sempre accompagnato da Antoni, riuscì a comportasi in modo sufficientemente "regale"...
Solo quando fu finalmente a quattr'occhi con il duca Ludwik, cioè solamente alla presenza di Antoni che gli fungeva da interprete in caso di bisogno, e dell'interprete del duca, Stefan fece la sua prima, piccola gaffe.
"Allora, caro collega! Come la va la vita?"
"Ringraziando il Signore, va bene... maestà."
Stefan non si scompose e continuò: "Possiamo fidarci del vostro interprete?"
"Ma... direi di sì. Se non mi fidassi di lui..."
"No, perché sono venuto a parlarvi di una cosa piuttosto... diciamo delicata. Quella della visita di stato era solo un palla... una scusa per parlare a quattr'occhi."
"Ah, capisco..." disse il duca Ludwik trattenendo a stento un sorriso divertito. "Ebbene, ditemi... maestà."
"Lo sapevate che voi ed io siamo parenti? Parenti di quinto grado?"
Il duca aggrottò la fronte: "Dite? E come, di grazia?"
"Il vostro padre adottivo era il duca Bazyli Jovanovic', giusto? Ma il vostro padre vero era Kasper Radovic', nato nel 1828 da Anika Radovic' e da Konrad Markovic', che non lo aveva potuto o voluto riconoscere, ma che l'aveva introdotto a corte come paggio e..."
Il duca lo interruppe: "Come siete a conoscenza di queste cose? Cioè... come potete affermare che... che mio nonno fosse il principe Konrad Markovic'?"
"Credo che se farete eseguire le opportune ricerche... come i miei agenti segreti sono riusciti a fare, nei vostri archivi..."
Il duca era teso: "A che cosa state mirando? Voi non potete accampare nessun diritto sul ducato di Drgovina! Io ne sono il legittimo duca e mio figlio..."
Stefan scoppiò a ridere: "Ma no! Non ho nessuna intenzione di accampare diritti sul vostro ducato, anzi... Lasciatemi spiegare. Ora abbiamo parlato solo della metà della storia. Dunque, torniamo al principe Konrad Markovic'... che era un birichino, e che ha seminato un po' di figli per l'Europa, ma solo due maschi: uno, per l'appunto, Kasper Radovic', e l'altro Tomasz Walker, nato da un'istitutrice inglese a Londra. Tomasz ebbe un figlio, Valentin, che era mio padre. Quindi vedete che voi ed io siamo parenti di quinto grado..."
"Se quanto mi state dicendo può essere provato... sì, d'accordo. Ebbene?"
"Come certamente sapete re Jedrek non aveva eredi maschi, e se non si fosse trovato un parente maschio per linea maschile entro l'ottavo grado, per un antico trattato la Panniria avrebbe avuto il diritto di annettere la Morgovia. Perciò furono fatte accurate ricerche e, prima che scoprissero che voi discendete da re Jakub, trovarono me. Per questo fui portato via da Londra, riconosciuto da re Jakub, e gli successi sul trono."
"Ebbene?"
"Ebbene, io non sono tagliato per fare il re! Ho accettato solo per salvare la Morgovia dalle grinfie della Panniria... ma non intendo restare più a lungo sul trono. Ma ciò sarebbe possibile solamente se vostro figlio salisse sul trono al mio posto."
Il duca Ludwik lo guardò decisamente stupito. "Voi, cioè... mi state proponendo di far salire sul trono della Morgovia mio figlio? Uno Jovanovic'?"
"Beh... un Markovic'. Una volta dimostrato che discende da re Jakub, io lo potrei adottare, ridargli il cognome che gli compete, dichiararlo erede al trono, quindi abdicare in suo favore. Inoltre, pare che il re di Kruslavia sia ben disposto a far sposare sua figlia Jovanka, una bella pollastrella... principessa di quasi diciotto anni, con il re della Morgovia, che almeno per il momento sarei io, ma che potrebbe essere vostro figlio Erek... Voi sapete meglio di me che questi matrimoni si fanno fa corone e non fra persone!"
"Ma perché rinuncereste al trono in favore di mio figlio?"
"Perché è un discendente di re Jakub e perché io sono stufo di fare il re: non è un mestiere per me. Vostro figlio è allevato per regnare, sarà certamente un re migliore di me. Inoltre, se voi volete, potete lasciargli in eredità il ducato, formando così un più grande e potente regno, il regno di Morgovia-Drgovina... Suona anche bene, no?"
"Sinceramente... tutto mi attendevo dalla vostra visita, meno che una simile proposta..."
"Vi aspettavate che si facessero due chiacchiere, una partita a carte e qualche cerimonia, lo capisco. E le possiamo fare... Ma il vero motivo è questo. Accettate?"
"Dovrei prima... verificare se la vostra tesi è legalmente sostenibile... anche di fronte alle pretese della Panniria..."
"Secondo le mie informazioni lo è tanto quanto lo era la mia accessione al trono. Comunque, fate bene a verificare. Ho un po' fretta, è vero, però... E quando mi farete sapere che accettate..."
"SE accetto..."
"CHE accettate, mandatemi un vostro inviato ed io metterò in moto il tutto: farò venire Erek a Morgograd, lo riconoscerò come erede al trono, poi abdicherò... e finalmente potrò vivere la mia vita a modo mio. E non dimenticate il possibile, anzi, direi probabile matrimonio con Jovanka di Kruslavia. Un bel colpo, no? Per non parlare di unire i nostri due stati, che mi pare un'idea figa... ottima, volevo dire."
"Vi spiace spiegarmi perché siete venuto voi a farmi questa... proposta e non avete agito tramite le cancellerie dei nostri stati?"
"Oh bella, per due motivi: primo, perché le nostre cancellerie ci avrebbero messo secoli... e secondo, perché non volevo che qualcuno ci mettesse i bastoni fra le ruote. Il mio Primo Ministro... suo padre, è una degnissima persona, ma ha uno strano concetto di lealtà: io sono il suo re e, anche contro la mia volontà, non mi vorrebbe far andare via... Forse anche perché è lui che mi ha... per così dire... scovato. Ma di fronte al fatto compiuto, si dovrà arrendere. Dopo tutto il re sono ancora io!"
"Un re... molto inusuale, se mi permettete."
"Appunto, poco adatto a fare il re. In occasione del funerale e poi dell'incoronazione ho avuto un'ottima impressione di voi due... cioè di voi e di vostro figlio. Perciò so che lascerei la Morgovia in ottime mani. So che non vi è simpatica la Panniria, e anche questo mi piace. E scusatemi se il mio modo di esprimermi non è molto regale, ma... Anche se penso che il mio ed il vostro interprete avranno purgato le mie espressioni..."
Il duca rise: "Anche se non parlo l'inglese, lo comprendo a sufficienza per aver colto le vostre colorite espressioni. Che volete che vi dica? Se le ricerche che farò eseguire confermeranno quanto mi avete detto... state offrendo a mio figlio un regno su un piatto d'oro... come potrei non accettare?"
"Oh, bene! Vi darei un bacio! Beh... no... vi ringrazio di cuore... così va meglio? Ma caspita, proprio non mi piace fare il re!"
Stefan si trattenne per i quattro giorni previsti, consegnò il collare di Gran Croce dell'Ordine di San Policarpo al duca, partecipò alle cerimonie ed alle feste, visitò quanto previsto dal programma, e, poiché nel frattempo le ricerche negli archivi avevano confermato abbondantemente quanto affermato da Stefan, il duca gli disse che accettava la sua proposta.
Stefan ebbe un lungo colloquio con Erek, e la sua prima impressione che sarebbe stato un re migliore di lui, fu confermata.
Appena tornato a Morgograd, Stefan chiamò il Primo Ministro, e volle che anche Antoni e Rasim fossero presenti.
"Caro conte, vi ordino di consegnarmi il dossier che avete nella vostra cassaforte privata, riguardo all'altro ramo dei discendenti del principe Konrad, il mio antenato."
"Ma... maestà... a che pro?"
"So tutto. Io intendo far venire qui ed adottare il figlio del duca Ludwik Jovanovic', Erek, dichiararlo principe ereditario quindi abdicare in suo favore."
"Ma..."
"Nessun ma, Tanek. Avrete comunque un Markovic' sul trono, ed Erek sarà un sovrano assai migliore di me. Se non altro... più regale di me. E soprattutto la Panniria non potrà fare nulla. Inoltre Erek non ha problemi a sposarsi e darvi tutti gli eredi che vi occorrono. Avete tutto da guadagnare e nulla da perdere... Dovete convenirne."
Il Primo Ministro restò in silenzio a lungo, poi, con voce bassa, disse: "Io... io mi ero affezionato a voi, se mi permettete di dirlo, maestà. Sì, affezionato, nonostante i problemi che ci avete creato con il vostro comportamento così poco ortodosso... Nonostante... il vostro rapporto con mio figlio Antoni... Nonostante... tutto. Ero sicuro che sareste stato un ottimo re. Anche la vostra decisione di ammodernare il nostro sistema educativo e la pubblica sanità e le prigioni, è stata, anzi, è una ventata di aria fresca per la nostra nazione. Anche se a volte vi ho contrastato... è stato solamente perché voi... correvate un po' troppo. Ma..."
"Tanek, anche io mi sono affezionato a voi, e le ultime parole che mi disse di voi re Jedrek sul suo letto di morte, erano la pura verità. Vi stimo, vi ammiro e vi ringrazio per tutto quanto avete fatto per me, oltre che per il bene della Morgovia. Ma ora... lasciatemi andare. Non vi opponete, vi prego. E comunque... sono ancora il vostro re: non mi disobbedite... per favore."
Sia il Primo Ministro che il giovane re erano visibilmente commossi.
Tanek Petrovic' disse: "Vi obbedisco, maestà. Tutto sarà fatto come desiderate, come ordinate. Ma... che cosa intendete fare, dopo che avrete abdicato?"
"Tornerò a Londra, per vivere la mia vita serenamente."
"Con... Antoni, immagino."
"Certamente, padre mio." disse Antoni.
L'uomo emise un lungo sospiro: "E così sia! Siete stato re per un solo anno, re Stefan... eppure la vostra impronta resterà su questo paese. Anche la vostra idea di rammodernare gli abiti di corte... E le vostre passeggiate fra la gente comune... e... Vi ringrazio per quanto avete fatto per la Morgovia."
"Per il nostro paese. Certo. Lo porterò nel cuore, come anche la vostra pazienza e gentilezza e rettitudine."
"Sareste stato un buon re. Forse anche perché non ambivate ad esserlo. Non avete mai abusato del vostro potere... anche quando vi eravate scelto quel soldato per compagno, prima che tornasse qui mio figlio, vi siete assicurato che venisse con voi di sua spontanea volontà."
"Sapete anche questo?"
"Un Primo Ministro deve essere ben informato su tutto, se vuole essere efficiente... Beh, su quasi tutto, dato che mi avete bellamente raggirato sulla ragione delle vostre visite di stato..." gli disse Tanek Petrovic' con un lieve sorriso.