logoMatt & Andrej Koymasky Home
una storia originale di Andrej Koymasky


pin RE PER UN ANNO CAPITOLO 4
INCREDIBILE, MA VERO

Il telegramma cifrato che giunse all'ambasciata della Morgovia a Londra per gli agenti del servizio segreto parlava chiaro: "Convincere assolutamente soggetto accettare. Sue abitudini no problema ma mantenere segreto anche con ambasciatore. Re moribondo. Fare in fretta!"

Contemporaneamente, tramite uno speciale corriere celere, furono inviati all'ambasciatore le copie dei documenti di cambiamento di nome di Stephen Walker, di nomina a principe ereditario e le istruzioni su come organizzare il suo viaggio fino in Morgovia: con il dovuto lusso e rispetto, ma in forma privata.

Il capo degli agenti morgoviesi a Londra stese il piano di azione. E finalmente il complesso meccanismo si mise in moto.

Stephen, ignaro di quanto si stesse parlando di lui sia in Londra che a duemila chilometri da lì, era nel magazzino del negozio che stava terminando di fare con la madre un inventario sommario, per vedere che cosa ordinare sia agli artigiani locali che all'importatore di cesterie orientali, la Soane & Soane & Sons Ltd.

Entrarono in negozio due agenti segreti morgoviesi. La sorella di Stephen smise di sfogliare una vecchia copia della rivista "Journal des Dames" e sorrise ai due nuovi venuti, ma il suo sorriso si spense quando ne vide le espressioni austere.

"Vi posso servire, signori?" chiese titubante, chiedendosi se non fossero agenti di Scotland Yard in borghese.

"Buon giorno signorina. È presente il signor Stephen Walker?"

"Per... che cosa?" chiese la ragazza sempre più convinta di averci visto giusto, e un po' tesa.

"Avremmo un piacere di conferire a lui in personalmente!" disse l'altro dei due uomini.

Strano, pensò la ragazza, questo pare straniero... "Mah... vado a vedere se per caso non è già uscito..." disse. "Abbiate la cortesia di attendere un attimo."

Andò nel retro e di qui in magazzino. "Stephen... in negozio ci sono due agenti di Scotland Yard stranieri che ti cercano!" disse agitata.

"Agenti di Scotland Yard stranieri?" chiese stupito Stephen. "Com'è possibile? Non dire sciocchezze. Cosa vogliono?"

"Ma no che non dico sciocchezze, io! Mica è colpa mia se sono stranieri, no? E sono lì in carne e ossa, altroché se è possibile. Dicono che ti vogliono parlare personalmente, ma io ho detto che non so se ci sei..."

"Hai combinato qualcosa, Stephen? Hai mica violato la legge, no?" gli chiese preoccupata la madre.

"Ma no... non mi sono neppure ubriacato! Beh, vado a vedere..."

"Sii gentile con loro: sai che diventano cattivi se non gli dimostri rispetto..." gli disse la madre, agitata.

"Ma sì, ma sì. Vorranno solo qualche informazione..." disse Stephen tranquillo ed andò in negozio, seguito dalle due donne, che però si fermarono nel retro ad origliare.

"Signori... mi cercavate?"

"Sì, signor Stephen Walker. Le spiace seguirci in modo che si possa parlare con riservatezza?" disse il primo.

"Senza essere interruzioni." aggiunse il secondo.

"Seguirvi? Dove?" chiese Stephen un po' incerto. "Non potremmo parlare qui?"

"Questa non è conversazione che due signore che origliare là dietro può sentire. È cosa di uomini! Voi sceglie dove parlare ma non qui." disse il secondo, che parlava davvero come uno straniero ma pareva il capo dei due.

Una cosa di uomini! si disse Stephen, leggermente teso; questi hanno scoperto le mie abitudini sessuali e... Certo che preferiva parlarne altrove!

"Bene, usciamo, allora." disse e senza esitare li seguì. "Dove andiamo?"

"Dove voi volete, purché si sia soli." disse quello che parlava bene l'inglese.

"A casa mia... ora non vi è nessuno... Ma di che si tratta? C'è qualche... problema?"

"Sì ottimo. Diremo in casa. Nessuno problema se voi signor Stephen capisce nostro problema ed aiuta..."

Il ragazzo percepiva un atteggiamento di rispetto nei due austeri uomini. E accettavano di parlare a casa sua... Quindi, non dovevano essere grane. Avevano bisogno del suo aiuto? In una questione di uomini? Beh... nessuno dei due era veramente il suo tipo... pensò divertito.

Salirono in casa, li fece sedere in soggiorno. Poi, cercando di fare il buon padrone di casa, offrì loro da bere.

"Noi non beviamo mai in servizio..." disse quello che parlava bene l'inglese.

"Ma... acqua? Un tè?" chiese ancora Stephen.

"Forse dopo, grazie, ora noi ci presentiamo: lui è il mio capo, il capitano Tripovic' e io sono l'agente scelto Vaselin. Lei conosce la Morgovia?"

"Morgovia? No, che cosa è? Si mangia?"

"No, signor Walker, la Morgovia è la nostra patria. Il nostro re, sua maestà Jedrek Markovic', è gravemente ammalato e purtroppo non ha figli maschi..."

"Oh, mi dispiace..." disse Stephen chiedendosi che cosa volessero da lui: mica era un medico!

"E se non ha eredi, il re della Panniria ci annette... e noi non vogliamo diventare sudditi panniri!"

"E beh, certo... se la Germania volesse prendersi l'Inghilterra, neanche a me piacerebbe... Ma non capisco come io..."

"Il vostro compianto padre, signor Stephen Walker, si chiamava Valentin Walker..."

"Sì..." e questo che c'entra? si chiese il giovane.

"E vostro nonno si chiamava Tomasz Walker."

"Esatto..."

"Tomasz è un nome morgoviese, non inglese..."

"Beh, inglese no... ma mio nonno è nato in Inghilterra..."

"Sì, da Eleanor Walker... e sapete chi era il padre di Tomasz Walker?"

"No... qualcuno che... approfittò della nonna ma non la sposò, immagino."

"Sì, più o meno è così. Il padre di Tomasz Walker si chiamava Konrad Markovic', ed era il figlio di re Jakub Markovic' ed il fratello di re Filip Markovic', il compianto nonno di re Jedrek Markovic'."

"Volete dire che mio nonno... che io... che il vostro re è..." chiese Stephen spalancando gli occhi.

"Che voi, altezza reale, siete l'erede al trono di Morgovia!" esclamò Vaselin ed i due si alzarono di scatto in piedi e si inchinarono.

Stephen quasi saltò indietro poi si alzò anche lui e li guardò totalmente incredulo: "Che scherzo è questo?"

"Nessuno scherzo, altezza. Se il principe avesse potuto impalmare vostra nonna, condurla all'altare, voi ora vi chiamereste Markovic' e non Walker."

"Ma mi chiamo Walker, non Markovic'. E sono un inglese non un morgooo...viano... morgoviese, avete detto... E sono un cestaio e non una altezza. Anche se basso non sono."

"Dovete venire in ambasciata con noi e vi sarà dato il nome e il rango che vi compete, poi vi accompagneremo in Morgovia dove sarete investito come principe ereditario e..."

"Ehi, ehi, ehi... piano! Il nome ce l'ho già e mi piace il mio e... principe ereditario? Ma non scherziamo! Io sono solo un venditore di cesti e..."

"Altezza..."

"E piantatela di chiamarmi altezza! Sono un Walker, non un Markovic'! Principe... io?"

"È tutto pronto e..."

"Ma io non so fare il principe. Ma scherziamo?

"No, alte... mister Walker, non scherziamo affatto. Se voi non accettate, è come se la Germania si annettesse l'Inghilterra, come avete detto voi. Non potete tradire così il vostro popolo, mister Walker."

"Il mio popolo? Ma io... E comunque... se pure io accettassi... voi non sapete che... comunque... un erede..."

"Un problema alla volta, mister Walker. Noi sappiamo che voi... forse non sarete interessato a... pronto a... dare un erede al trono dei Markovic', però... il problema si può risolvere... con le dovute cautele..."

"Cioè?" chiese Stephen un po' confuso.

"In modo molto discreto potrete avere tutti i... preferiti che vorrete e quanto ad un vostro erede..."

"I... preferiti?"

"Per rallegrare la vostra alcova... intendo..." disse Vaselin imbarazzato. "Logicamente in segreto..."

"La mia... alcova? Volete dire... un ragazzo che..."

"Proprio così, mister Walker. Logicamente con grande segreto. Solo pochi saprà ma farà tutto per compiacere vostri... desiderata, trovandovi maschietto piacentevole." affermò in tono solenne quello che si chiamava Tripovic', il capo.

"Cioè... io dovrei accettare di fare il principe ereditario e... Ma il vostro re, lo sa? Voglio dire... che a me piacciono i... preferiti?"

"Certamente no. Solo Consiglio di Corona e Primo Ministro... Neanche Ambasciatore sa, logicamente. Nessuno!"

"Voi lo sapete, comunque..."

"Ma noi agenti di servizio segreto e perciò noi mutissimi come tromba!" disse Tripovic'.

"Come tomba, capo, non come tromba..." lo corresse Vaselin.

Stephen rise: "Sì, forse è meglio come tomba che come tromba!"

"Allora accettate, mister Walker?"

"Ma non so neanche la vostra lingua, io! Come faccio?"

"La imparerete e finché necessario, avrete un interprete al vostro fianco..."

"Anche quando... coi miei... preferiti?" rise Stephen.

"Fino a quando... chiudete la porta della vostra stanza, si capisce... Poi..." disse un po' imbarazzato l'agente Vaselin.

"Poi me la cavo io, certo... Ma... principe ereditario, io? Stephen Markovic'..."

"Stefan, non Stephen..." lo corresse Vaselin.

"Sì, va bene..."

"Accettate?" chiesero all'unisono i due agenti segreti.

"Ma... non so... e... lo stipendio è buono?"

"Stipendio? Quando sarete re, le casse di stato ed il tesoro reale saranno vostri. Un re non prende uno stipendio."

"Cavolo! Sarà tutto mio?"

"Per il bene della Morgovia, si intende..."

"E avrò una corona? E un trono? E anche lo scettro?"

"No, niente scettro, ma collare con diamanti..."

"Beh, uno si potrebbe pure accontentare... e potrò giocare a criket con il re d'Inghilterra?"

"È possibile, e con gli altri regnanti d'Europa... ma non con il re della Panniria, il nostro nemico."

"Io, comunque non so giocare a criket. Ma vi sta proprio sulle palle, questo re di Panniria... Quante ore al giorno lavora un re? E ha il giorno libero e le ferie?"

"Tutto questo... se accetterete, vi sarà certamente spiegato. Per cominciare dovreste venire in ambasciata e conferire con sua eccellenza il conte Srebov..." gli disse Vaselin.

"Non posso pensarci? Chiedere consiglio ai miei amici?"

"Sua maestà re Jedrek è sul letto di morte. Potrebbe lasciarci da un momento all'altro e sarebbe meglio se voi foste in Morgovia prima di un simile luttuoso evento..."

"Re di Morgovia... Stefan Markovic', re di Morgovia... E con i preferiti..."

"Con molta grandissima discrezione..." disse Tripovic'.

"Sì, certo, come qui in Inghilterra, d'altronde. Però me lo posso portare a casa, in camera, senza problemi... Con molta discrezione ma senza problemi..."

"A castello, nei vostri appartamenti... se accettate. Vi condurranno i vostri preferiti... Con la dovuta discrezione."

"Un castello! Avrò un castello... Come nelle favole..."

"Come tutti i re..."

"Già. E devo decidere... adesso?"

"Sarebbe opportuno."

"E se dico di no?"

"Panniria ci annetterà... e tutti noi morgoviesi vi malediranno per generazioni!" affermò Tripovic'.

"Caspita! Ma che... che dico ai miei? A mia madre e mia sorella? Agli amici?"

"Se accettate, direte che siete il principe ereditario ed il prossimo re di Morgovia." disse Vaselin.

"E mia madre e mia sorella diventano principesse?"

"No... Loro restano... Walker. Però potrete farle vivere nel lusso e negli agi, se così deciderete."

"A castello con me?"

"Se così vi piacerà... quando sarete re."

"E potrò portarmi a letto tutti i ragazzi che voglio? Con molta discrezione?"

"Beh, sì, non so quanti ma... Per questo dovrete prendere accordi con il Primo Ministro..."

"Mica dico tanti insieme. A me non sono mai piaciute le orge... ma uno ogni tanto... magari uno che mi piace più degli altri..."

"Sicuramente non vi saranno problemi..."

Stephen pensò un poco, poi disse: "Dovrei venire adesso, subito, all'ambasciata?"

"Sarebbe meglio..."

"Posso andare a salutare mia madre e mia sorella?"

"Certamente, ma prima che abbiate accettato ufficialmente, sarebbe bene che non diciate ancora..."

"E che gli dico, allora?"

"Che... avete ricevuto un'eredità... ma dovete andare in Morgovia per goderne..."

"Già, sì... dopo tutto è vero... Un regno in eredità... Nespole! E è grande? Ci vive molta gente?"

"Poco meno grande dell'isola di Irlanda e con lo stesso numero di abitanti, più o meno."

"Caspita! Mica bruscolini... Re Stefan Markovic' di Morgovia... Stefan primo? Secondo?"

"Sareste il primo con questo nome..."

"Re Stefan Markovic' di Morgovia... mah... contenti voi... ci potrei pure provare. D'accordo, vado ad avvertire mia madre e mia sorella che non ci sarò per pranzo e vengo a vedere il vostro ambasciatore."

"Grazie, altezza reale!"

"Certo che voi due... specialmente voi, Vaselin... ci sapete fare... Sì: Vaselin... Speriamo che non me lo stiate mettendo dentro!"

"Scusate, altezza? Non capisco..."

"Niente, niente. Andiamo!"

Passò in bottega e, come d'accordo con i due agenti, disse che aveva ricevuto una grossa eredità ma che per goderla doveva trasferirsi a duemila chilometri da Londra e viverci...

"Ma come fai, da solo, in un paese straniero..." obiettò la madre.

"Ma è grossa l'eredità?" chiese la sorella.

"Mamma, non sono più un bambino e... avrò servi e... E l'eredità è grossa, altroché!"

"Grossa quanto?" chiese la sorella.

"Tanto da far stare da... principesse pure voi due... Se volete venire, dopo che mi sono sistemato..."

"Ti puoi immaginare, duemila chilometri! No, no." disse la madre, in tono deciso. "Comunque... se hai deciso..."

"Mamma, mica va al patibolo, no? Ché fai quella faccia? Io ci andrei pure, ma... Mi mandi un bel regalo a ogni mio compleanno?"

"E anche a Natale e a Ognissanti, certo. Uno a te e uno a mamma..."

"Beh, se devi andare... Fai un po' come credi, Stephen... Sei grande, ormai." disse la madre, in tono un po' scontroso.

Così Stephen salì sull'auto degli agenti segreti e fu condotto all'ambasciata della Morgovia. Mentre lo accompagnavano nello studio dell'ambasciatore, Stephen si guardava attorno con occhi sgranati.

"Caaaspita se è bello qui. Anche casa mia... il castello, cioè, è così bello?"

"Molto più bello, altezza..." rispose Vaselin.

"Sentite, Vaselin, visto che voi sapete così bene l'inglese... mi farete voi da interprete, quando sarò in Morgovia?"

"I vostri desideri saranno ordini, se accettate. Sarà come desiderate, altezza."

"Bene. Non mi sembrate malaccio, anche se non siete il mio tipo..." gli disse sorridendo Stephen.

Quando fu introdotto nello studio dell'ambasciatore, Stephen si sentì un po' intimorito dall'uomo: il conte era alto e massiccio ed indossava l'uniforme di gala, tutta alamari d'oro e pennacchi. Aveva la feluca piumata sotto il braccio e quando Stephen entrò, gli si inchinò profondamente.

"Benvenuto nell'ambasciata di Morgovia, altezza reale. Sono il conte Srebov."

"Sì, grazie... State bene? E la famiglia?"

"Sì, ottimamente, grazie. Accomodatevi, altezza. Dunque, mi è stato riferito che avete accettato... Tutta Morgovia vi è profondamente grata."

"Sì, va be', ma... che cosa deve fare, un re?"

Il conte lo guardò un po' sorpreso: "Ma... deve regnare."

"Bella scoperta! Ma cosa fa un re per regnare?"

"Deve provvedere al bene dei suoi sudditi. Informarsi sui problemi e dare ordini. Intrattenere buone relazioni con i vicini..."

"Oh, non ho mai avuto problemi coi vicini di casa..."

"Con i regni, gli stati vicini, intendo. Un re è un po' un padre per i suoi sudditi, una guida per la nazione, Ascoltare il Primo Ministro ed il Consiglio della Corona e prendere decisioni. Emettere leggi o firmare quelle sottopostegli dal Primo Ministro e dal Consiglio di Stato. Dare la grazia o firmare le condanne a morte. Presiedere alle cerimonie di Stato..."

"Fin qui, mi pare, niente di divertente."

"Oh, ma... anche partecipare a cacce, balli, feste... ricevimenti..."

"Mh, va un po' meglio. E posso anche giocare a carte, a bocce o a backgamon?"

"Beh, se così vi piace, certamente."

"Nuotare, andare in barca... Giocare a braccio di ferro?"

"Mah... se vi fa piacere..." rispose l'ambasciatore un po' sorpreso per quelle domande.

"Mah, va bene. E cosa devo fare per accettare?"

"Ecco, altezza reale..." disse il conte, "questo documento fa di voi un cittadino morgoviese... dovreste mettere una firma qui..."

"Con che nome? Mi hanno detto i vostri due scagnozzi che devo cambiare nome..."

"Con il nome inglese... Stephen Walker..." gli disse porgendogli una stilografica d'oro.

Stephen la soppesò, la guardò: non aveva mai visto una penna così bella... Firmò. L'ambasciatore ed i due agenti controfirmarono come testimoni.

"Poi... questo è il documento che, essendo voi il diretto discendente per linea maschile di re Jakub Markovic', sia pure di un ramo collaterale e... illegittimo... vi riconosce come membro della famiglia e che perciò cambia il vostro nome da Stephen Walker a Stefan Markovic'..."

"E così..." disse Stephen firmando il documento, "ora mi chiamo Stefan Markovic'... Dovrò abituarmici. Meno male che m'avete cambiato solo il cognome, sono affezionato al mio nome."

"Ed infine... con questo documento il nostro re Jedrek Markovic' vi nomina suo erede al trono... Manca solamente la vostra accettazione, la vostra firma. Questa volta usando il vostro nome morgoviese, s'intende."

"Ehi, non ci ho pensato prima, ma... io mica capisco una sola parola di quanto c'è scritto su queste carte..."

"C'è scritto quanto vi ho spiegato..." disse l'ambasciatore.

"Vaselin... me li traducete parola per parola, per favore?" chiese Stephen porgendogli i documenti.

Dopo che l'agente li ebbe letti e tradotti, Stephen firmò anche l'ultimo documento e si mise in tasca la penna d'oro.

"Bene, altezza reale. Ora sarete accompagnato nell'appartamento reale. Domani mattina partirete per Morgograd, la capitale della Morgovia."

"Ma non ho avuto nemmeno il tempo di fare le valigie..." obiettò Stephen.

"Non avrete bisogno di nulla, provvederemo a tutto noi..."

"E non ho neanche salutato gli amici... e mia madre e mia sorella..."

"Il capitano Vujian Tripovic' e l'agente scelto Rasim Vaselin vi accompagneranno con l'automobile ufficiale dell'ambasciata a salutare parenti ed amici. Ma vi prego di concludere il vostro giro di visite entro questa sera... Purtroppo sua maestà re Jedrek... non può attendere a lungo."

"E questa volta... posso dire... chi sono diventato?"

"Come credetete più opportuno, altezza."

Così Stephen prima tornò a casa.

"Oh, sei già qui? Com'è andata?" gli chiese la sorella. "Hai firmato le carte dal notaio? Quando devi partire?"

"Sì, ho firmato le carte e... parto domattina."

"Così presto? Ma devo prepararti la valigia e devo..." disse la madre.

"No, mamma... non ne avrò bisogno... Non vi dovete preoccupare per me... Perché io ora... ora sono diventato il... il principe ereditario della Morgovia!" disse ed osservò le espressioni delle due donne.

La sorella scoppiò a ridere: "Sì, e io sono la Regina di Cuori di Alice nel Paese delle Meraviglie!"

"Ma dai, Stephen, smettila di scherzare." gli disse la madre, "Sarà meglio che andiamo subito a casa per preparare..."

"Mamma, non sto scherzando... Guardate l'automobile che mi aspetta qui fuori, con le bandierine della Morgovia..."

Le due donne guardarono fuori dalla vetrina, poi guardarono Stephen, un'espressione sbalordita sul volto.

"Non stai... non è uno... scherzo, Stephen?" sussurrò la madre.

"No, mamma, non è uno scherzo. Io sono l'ultimo discendete maschio della famiglia reale della Morgovia... e mi hanno anche cambiato nome... ora mi chiamo Stefan Markovic'..." e spiegò alle due donne chi realmente fosse nonno Tomasz, e come perciò lui fosse l'erede al trono.

"E... diventi... re?" chiese la madre, ancora incredula.

"Quando muore l'attuale re, re Jedrek Markovic'. Che sta per morire, perciò hanno tanta fretta."

"Ci credo, allora, che non hai bisogno della valigia!" disse la sorella. "E che macchinone! È tuo, adesso?"

"In un certo senso... sì... credo. Non è che il re d'Inghilterra è il padrone di questo negozio, però... L'auto è dell'ambasciata e perciò... forse posso dire che è mia."

"E ti sposerai una regina?" gli chiese la sorella.

"Beh... di questo non abbiamo ancora discusso..."

"E mi inviti alle tue nozze? Mi fai sedere al primo banco in chiesa?" chiese eccitata la sorella.

"Vedremo... Beh... adesso devo andare, non ho molto tempo."

Si salutarono, con abbracci e baci. Quando tornò all'auto, Vaselin si precipitò ad aprirgli la portiera e si inchinò profondamente. La madre piangeva, la sorella era eccitata e lo salutarono finché l'auto scomparve dalla vista.

Stephen, anzi Stefan, ormai, avrebbe volto salutare molti amici, ma avendo poco tempo, decise di salutare solamente Vincent Edwards ed il suo amante Nathan Hall. Avrebbe incaricato loro di salutargli tutti i comuni amici.

Giunto a casa loro, fu fortunato a trovarli entrambi.

"Oh, Stephen! Che gradevole sorpresa!" gli disse Nathan facendolo entrare in casa.

"Vincent, Nathan... sono venuto a salutarvi. Domattina parto."

"Ah, bene. E dove vai?"

"In Morgovia."

"Morgovia? Nell'Europa del sud-est? E che ci vai a fare?" chiese Vincent.

"Guardate dalla finestra... vedete quel macchinone con le due bandierine? È l'auto ufficiale dell'ambasciatore della Morgovia..."

"E... aspetta te?" gli chiese Nathan.

"Aspetta... Stefan Markovic'..."

"E chi è?"

"Il principe ereditario della Morgovia... cioè... io!"

"Cheee? E dai, Stephen. Il solito buontempone. Hai visto quell'auto ed hai pensato di farci uno scherzo..." disse Nathan.

"Ma come fai a sapere che la famiglia reale della Morgovia si chiama Markovic'?" chiese Vincent che, come professore di storia, non era digiuno di quelle cose.

Così Stefan raccontò loro tutta la storia, in tutti i particolari.

Nathan guardò Vincent: "Tu... pensi che stia dicendo sul serio?" gli chiese, stupito ed ancora incredulo.

"Se avesse inventato tutto... No... penso che non sia possibile..."

"Ah, anche tu pensi che si stia burlando di noi!" disse allegramente Nathan.

"No, Nathan. Stephen non può aver inventato una cosa del genere, con tanti dettagli storici e politici esatti solo perché ha visto quell'auto qui sotto. Credo che abbiamo veramente in casa un principe ereditario..."

"Ehi, amici! Anche se ora mi devo far chiamare Stefan, sono sempre il vostro amico Stephen! Per loro sarò il principe ereditario, ma per voi sono il vostro compagno di bagordi, né più né meno che prima..."

"E dici che... che sanno che ti piacciono i ragazzi e che hanno detto che va bene?" chiese Nathan.

"Proprio bene bene no, ma si rassegnano, pur di non darla vinta alla Panniria, come v'ho detto. Credo che si siano detti che dopo tutto è meglio un re frocio che un re panniro." rise Stefan.

"E non ti spaventa l'idea di... di dover fare il re?" gli chiese Vincent.

"Per adesso no... poi, vedremo. Se non mi va, abdico e..."

"E credi che ti lascerebbero abdicare e così finire con l'essere annessi dalla Panniria?"

"Beh... se mi stufo... mi rassegnerò a scopare con le donne finché gli do una nidiata di figli maschi, e poi li saluto!" rise Stefan. "Ehi, Vincent, non hai per caso un atlante del mondo? Sai che non ho ancora visto dove è questa Morgovia... com'è fatta... se è in riva al mare o sui monti, se... Non so proprio niente!" aggiunse Stefan allegramente.

Vincent andò in biblioteca e tirò fuori il voluminoso tomo dell'atlante mondiale, lo sfogliò, poi gli mise davanti la pagina con la zona in cui era la Morgovia.

"Eccola qui... E qui c'è la Panniria, qui il ducato di Drgovina, questo è il regno di Kruslavia, e l'ultimo stato che confina per un piccolo tratto con la Morgovia, è il principato di Starelia... Fino a circa un secolo fa, erano tutti territori assoggettati al sultanato turco, o suoi protettorati. Come vedi è un territorio montuoso, con parecchi piccoli fiumi e alcuni minuscoli laghi..."

Stefan studiò un po' la carta, lesse alcuni nomi, poi disse: "Mi sa che dovrò studiare come un bravo scolaretto... oltre che la lingua, anche storia, geografia... tradizioni... Ha detto l'ambasciatore che sarò assistito dal Primo Ministro, dal Consiglio di Stato e dal Consiglio della Corona... Ho l'impressione che mi vizieranno in ogni modo, purché li lasci governare senza mettergli i bastoni fra le ruote. Il che, tutto sommato, mi può anche stare bene."

"Sbaglio... o cominci a renderti conto di che cosa hai accettato, Stephen?" gli chiese Vincent, con un sorriso di simpatia.

"No, non sbagli proprio per nulla. Non poteva, re Jedrek, mettere al mondo una squadra di figli maschi?"

"Per certe cose... anche un re non ha potere, caro Stephen. Neanche il monarca più assoluto. E comunque, nessun sovrano è mai restato seduto a lungo sul suo trono, senza il sostegno della fazione più forte del suo paese." gli disse Vincent. "Da studioso di storia, ti posso assicurare che re e dinastie cambiano più facilmente che le nuvole in cielo. Grandi imperi si formano, grandi imperi crollano, stati nascono e stati scompaiono dalle carte geografiche, re salgono al trono e vi restano per decenni, ed altri devono abbandonarlo dopo pochi giorni."

"Dopo tutto, un re, contrariamente a quanto pensavo... non è che un uomo qualsiasi a cui fanno tanti inchini, che travestono come si fa con un attore del teatro... proprio come sta succedendo a me." disse Stephen. "Può anche condannare a morte un suddito, ma può non essere capace di fare un figlio maschio!"

"Un buon re, può fare molto per la sua terra, per i suoi sudditi, così come un cattivo re può far andare tutto male. Proprio come un padrone di fabbrica, o un padre per la sua famiglia." gli disse Vincent.

"Beh... farò meglio che mi riesce..." commentò Stephen.

Salutò i suoi amici, promettendo loro che avrebbe mandato sue notizie, "... se non le leggerete sui giornali!" concluse e scese. I suoi amici, dalla finestra, lo videro salire nell'auto dell'ambasciata e la guardarono andare via.

Stefan fu ricondotto nell'ambasciata e portato nell'appartamento reale.

"Sua eccellenza manda a chiedere se vostra altezza preferisce consumare i suoi pasti con la famiglia oppure da solo qui nell'appartamento." gli chiese Vaselin.

"Qui nell'appartamento... avrei paura di fare brutta figura, alla tavola dell'ambasciatore. Però... avrei da chiedervi un favore, Vaselin..."

"Ordinate, altezza reale!"

"Vi spiacerebbe ordinare che siano portati pasti per due... e venire a mangiare qui con me?"

"Come desiderate, altezza."


Pagina precedente
back
Copertina e indice
INDICE
15oScaffale
scaffale 15
Pagina seguente
next


navigation map
recommend
corner
corner
If you can't use the map, use these links.
HALL Lounge Livingroom Memorial
Our Bedroom Guestroom Library Workshop
Links Awards Map
corner
corner


© Matt & Andrej Koymasky, 1997 - 2008