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una storia originale di Andrej Koymasky


pin PAPÀ E MAMMA CAPITOLO 8
UNA VISITA INATTESA

I due ragazzi erano partiti da tre giorni, quando Franca e Gaetano, pulendo le loro stanze, si accorsero che avevano dimenticato i telefonini in casa, tutti e due sulla scrivania di Dario.

"Guarda, quei due tonti senza testa, hanno lasciato i cellulari qui."

"Beh, poco male... Magari li hanno lasciati a bella posta, per stare tranquilli." le disse Gaetano con un sorriso.

"Ma no... la baita non ha il telefono e potrebbero averne bisogno."

"E per cosa?"

"Se uno si sente male... o se gli succede un incidente... o... E poi potrebbero fare qualche foto ricordo, se gli va..."

"Ma ti puoi immaginare... E poi, come facevano una volta, quando i cellulari non esistevano?"

"Che discorsi! Comunque io non sto tranquilla a sapere che non li hanno."

"Beh, ormai..."

"Senti Gaetano, devi farmi un piacere: domattina prendi la macchina, vai su e glieli porti. Se parti presto, in mattinata puoi tornare indietro, no? Dai... fallo per me..."

Gaetano l'abbracciò lieve, le dette un bacio e disse: "Come desidera la mia principessa! Se parto per le cinque, prima delle nove posso essere di nuovo qui; a quell'ora non ci dovrebbero essere problemi di traffico, almeno all'andata. Ti va bene, amore?"

"Sei un tesoro... Ci andrei io, ma con Amedeo..."

"No no, è logico che vada io. Dopo tutto non è granché, è quasi una passeggiata. Devi solo spiegarmi bene la strada, una volta che ho raggiunto il paese."

"Niente di difficile, lo attraversi e continui per la strada principale e dopo meno di un chilometro, la prima baita che vedi sulla destra è dove sono i ragazzi. Subito dopo la baita la strada curva a sinistra..."

"Capito, chiaro. Domattina vado. Ah, dimmi tu cosa tocca fare a un pover'uomo per fare contenta la sua donna!" disse Gaetano, con un sorriso.

"Per premio, domani a pranzo ti faccio una bella insalata di riso, va bene? Ricca come piace a te."

Così, la mattina seguente, Gaetano si svegliò presto, prese i due cellulari, salì in macchina e partì. Il tempo era bello. Faceva caldo, nonostante fosse mattina presto, ma appena, allontanatosi dalla città, iniziò a salire, l'aria si rinfrescò piacevolmente.

Alle sei e dieci arrivò in paese: c'era già qualche abitante locale in giro per l'unica via che lo traversava. Uscito dal paese, poco più su vide la baita e vide che la strada, subito dopo, girava a sinistra.

"Eccoci qui!" si disse Gaetano, parcheggiando a lato della strada.

Prese i due telefonini, scese, ed andò alla porta della baita. Era chiusa. Stava per bussare, quando si ricordò che Franca aveva detto che le camere da letto erano al piano superiore. Sulla sinistra c'era la scala di pietra, con la ringhiera di legno, che saliva al primo piano. Salì guardando il bel panorama illuminato dal primo sole, sorto da una mezz'ora. "Un bel posto..." si disse respirando a pieni polmoni la dolce aria di mezza montagna.

Giunto sul ballatoio, vide la porta che dava nelle camere, e stava per bussare, quando notò la finestra spalancata. Sorridendo, vi si portò e guardò dentro... E restò di sasso.

Sul grande letto matrimoniale c'erano i due ragazzi, completamente nudi. Ivan era supino, le gambe lievemente divaricate; contro di lui, su un fianco, era steso Dario, anche completamente nudo, la testa appoggiata sul petto di Ivan, le gambe intrecciate; le braccia dei due ragazzi erano attorno al corpo dell'altro, in un lieve abbraccio.

"Cosa cavolo..." mormorò Gaetano, guardandoli esterrefatto. Poi, quasi con voce strozzata, chiamò: "Ragazzi! Dario! Ivan!"

Aprirono gli occhi quasi contemporaneamente, videro Gaetano nel vano della finestra e saltarono su a sedere, cercando inutilmente il lenzuolo per coprire le loro nudità.

"Papà..." gemette Ivan, impallidendo.

"Cosa cavolo significa..." Gaetano iniziò a dire. Poi si interruppe e disse, serio ma senza alzare la voce: "Vestitevi. Vi aspetto di sotto." e scomparve dalla finestra.

"Cazzo... e adesso?" chiese sottovoce Dario.

"E adesso niente. Vestiamoci. Siamo maggiorenni tutti e due, no? Se gli va, bene, se no... ci arrangeremo in qualche modo. Negare comunque non serve a niente."

"Faranno del tutto per... per metterci i bastoni fra le ruote..."

"E noi... lotteremo per difendere la nostra vita."

"Sì... Ma saranno cazzi amari..."

Rivestitisi in fretta, i due ragazzi scesero a pian terreno. Gaetano li aspettava accanto alla porta. Dario aprì e gli fece cenno di entrare. Lo seguirono in silenzio nel soggiorno. Il tavolo era ingombro dei loro scritti e disegni ma nessuno di loro vi fece caso. Gaetano scostò una sedia dal tavolo e sedette.

"Sedete... e spiegatemi cosa cavolo..." esordì Gaetano, scuro in volto.

Dario e Ivan presero altre due sedie e sedettero, fianco a fianco, quasi di fronte all'uomo che spostava lo sguardo dall'uno all'altro, scrutandoli, accigliato.

"Spiegatemi perché... e da quanto... questa... questa storia..."

"Non è una storia. Dario e io ci vogliamo bene..."

"Da quanto..."

"Un anno e mezzo, più o meno. Siamo innamorati, papà, e vogliamo vivere assieme... siamo una coppia..."

"Innamorati! No... io capisco che... Può capitare che..."

Ivan dette un'occhiata a Dario, poi disse: "Papà, io e Dario siamo gay. La nostra non è una storia, non è una... ragazzata."

Gaetano li guardò, terribilmente serio: "Gay? Tutti e due? Ma non è... non è possibile... Io non so Dario, ma tu... t'ho portato da quella... ragazza e..."

"Essere gay non significa che non si possa anche funzionare, fisicamente, con una donna. Però..."

"Chi di voi due ha... convinto l'altro?"

"Convinto? Che vuoi dire con convinto, papà? Siamo tutti e due gay e... quando l'abbiamo capito... uno dell'altro..." disse Ivan.

"Ma se all'inizio non riuscivate neanche ad andare d'accordo, e poi di colpo..."

"È che all'inizio non sapevamo che anche l'altro era gay e allora, desiderandolo ma avendo paura di fare un passo falso... per evitare... per tenere le distanze... io litigavo con Ivan... Almeno, per me è stato così." disse Dario. "Finché quello che... la verità è saltata fuori malgrado tutto e... e ci siamo messi insieme. Capisco che adesso tu magari mi disprezzi, Gaetano, magari mi odi, però..."

"E che io ti ho deluso, papà, e mi dispiace. Ma io sto bene con Dario, e voglio restare con lui. Mi dispiace, papà... non ci posso fare niente... Dario e io ci amiamo, papà. Non ci possiamo fare niente."

"Gay... tutti e due gay..." mormorò l'uomo scuotendo la testa come se fosse una cosa incredibile.

"Gay, sì e innamorati." precisò Ivan e quasi a dare più forza alla sua affermazione, prese una mano di Dario fra le sue, stringendola.

"Innamorati..." commentò Gaetano. "ma se è già tanto difficile fra un uomo e una donna, come... fra due uomini come... Non riesco a capire."

"Papà... capisco che... che l'hai scoperto nel modo forse meno... facile. Ma non avevamo il coraggio di parlarvene..."

"Perché capivate che è una cosa sbagliata."

"No, papà... Perché sentivamo che non avreste... non sareste stati in grado di capire. Non c'è niente di sbagliato che ci amiamo. E non c'è niente di sbagliato neanche che siamo gay, papà..."

"Ma l'uomo... è fatto per la donna..."

"Non tutti, Gaetano. Io non lo so perché uno nasce gay e uno no... o se vuoi, perché nove nascono etero e il decimo no. Però è così e nessuno ci può fare niente. Non è una cosa che uno decide. Io non posso decidere di voler essere attratto o di voler amare una donna, non più che tu di sentirti attratto o di amare un uomo." disse Dario.

"E io... che ho sempre cercato di fare di te un uomo... un uomo come credevo che fosse Dario..."

"Papà! Ma io sono un uomo! E Dario è un uomo! Siamo molto più uomini di certi che usano una donna e poi la gettano via come ha fatto il padre di Dario! Siamo più uomini di tanti che pensano solo a collezionare una donna dopo l'altra per dimostrare la propria virilità."

"Non lo so... Onestamente, non lo so. Io... io non immaginavo che... Io non ci ho mai pensato, in un certo senso, perché quello dei gay credevo che fosse un problema che non mi riguardava... Ma se la società ha sempre condannato i gay, la chiesa ha sempre condannato i gay, una ragione ci sarà, no? Se fosse una cosa naturale... perché..."

"Gaetano, la società per secoli ha considerato la donna un essere inferiore, con tanto di dimostrazioni basate sia sulla bibbia che su studi cosiddetti scientifici. Ma finalmente, nessuna persona onesta ed intelligente pensa più che la donna sia un essere inferiore. La stessa cosa è per noi gay, ma la società non è ancora maturata abbastanza per capire che anche noi non siamo proprio per niente esseri inferiori, sbagliati, malati, viziosi."

"Non lo so... Devo... devo tornare giù... devo parlarne con Franca... pensarci... decidere con lei cosa fare... cosa è giusto fare... cosa è meglio fare in una situazione come questa."

"Vuoi che... che veniamo giù anche noi?" gli chiese Ivan.

"No... non lo so... non credo... Comunque... ero venuto su per portarvi i vostri telefonini che avevate dimenticato... o lasciato a casa. Ne parlerò con Franca e... e vi faremo sapere."

"Sì, credo anche io che sia opportuno che ne parli prima con mamma." disse Dario. Poi aggiunse, in tono deciso, "Comunque noi due vogliamo restare qui per tutto il tempo che s'era deciso. E una volta tornati giù, intendiamo restare insieme."

"Beh... vedremo..."

"Se non potete accettare... ci cercheremo un altro posto dove vivere... assieme!" disse Ivan.

"Siete maggiorenni tutti e due." commentò Gaetano, in tono stanco. "Ma davvero non pensavo... non immaginavo... Beh. Io devo tornare giù..." disse e, senza salutare, uscì, salì in auto, manovrò per girarla e ridiscese verso la città.

Ivan e Dario erano restati seduti nel soggiorno. Quando sentirono l'auto allontanarsi, si abbracciarono stretti.

"Ce la caveremo, amore, in un modo o nell'altro..." mormorò Ivan, iniziando a rilassarsi dopo la forte tensione che l'aveva afferrato e di cui solo ora si rendeva conto.

"L'ha presa meno male di quello che credevo... Non ha gridato, non ha minacciato, non ha alzato la voce..."

"È nel carattere di papà. Quando mi ha tirato su, anche con me non ha mai né minacciato, né urlato, né menato le mani. Questo però non significa che... Quando decide una cosa, non lo smuovi. Ho quasi sempre dovuto fare quello che voleva lui e le eccezioni le conto sulle dita di una mano. Ma questa volta no. Questa volta farò quello che decideremo assieme di fare, a costo di... a costo di rompere con lui."

Dario gli carezzò una guancia: "E tuo padre si lamentava che non hai abbastanza forza di carattere... Lo sai che mi piaci un sacco, Ivan?"

"Dobbiamo... essere più uniti che mai, ora, Dario."

"Certo, e vivere la nostra vita. E... sai che ti dico? Dobbiamo continuare in questi giorni a mandare avanti il nostro libro e tutto come prima. Dobbiamo decidere noi la nostra vita e viverla come vogliamo."

"Se... se non ci vogliono in casa... tu sei d'accordo di cercarci un lavoro, una casa?"

"E me lo chiedi? Tanto più che smettere di studiare per diventare medico, non è che mi dispiace. A me la vita non fa paura, Ivan... e neanche come reagiranno i nostri genitori, mi fa paura. Anche se logicamente... sarebbe bello se fossero capaci di accettarci come siamo, di capirci, di continuare a volerci bene."

Frattanto Gaetano guidava verso la città. Continuava a chiedersi come fosse possibile che suo figlio... e anche Dario, che aveva sempre ammirato, a cui si era a affezionato... Poi si chiese come l'avrebbe presa Franca... Come avrebbe dovuto dirglielo... Mica poteva dirle: "Sai, Franca, i nostri figli sono finocchi e scopano assieme!"

Gay tutti e due! Forse di Ivan, sempre così mite, delicato nonostante l'aspetto fisico virile, così schivo, timido... forse avrebbe dovuto immaginarlo. Ma un padre pensa sempre che il figlio sia... normale. E di Dario, poi, nonostante fisicamente fosse di aspetto delicato, aveva un carattere forte, virile, da maschio! Cavolo, pareva quasi uno scherzo...

E mica avevano negato... Avrebbero potuto, dopo tutto. Mica li aveva visti scopare... Avrebbero potuto dire che erano nudi per il caldo... che dormendo erano finiti uno addosso all'altro... che... E, magari, lui li avrebbe creduti... perché in fondo avrebbe voluto credere che erano due ragazzi normali.

Uno nasce gay e non ci può fare niente, aveva detto Dario. Ma era veramente così? E poi... avevano detto di essere innamorati... Lui non aveva mai pensato che due gay potessero... innamorarsi, amarsi. Aveva sempre e solo pensato che era una cosa puramente fisica, uno sfogo carnale distorto, deviato. E i due ragazzi... davvero si amavano? Era possibile? D'altronde, perché avevano insistito se non l'avessero creduto, pensato? Se non ne fossero stati convinti?

Arrivò a casa e parcheggiò nel cortile. Non aveva ancora deciso come dirlo a Franca. Guardò l'orologio: erano le otto e mezzo. Franca doveva già essere in negozio che preparava per l'apertura. Non poteva dirglielo in negozio, con Luca fra i piedi. Ma Franca avrebbe notato che qualcosa non andava e avrebbe insistito per sapere cosa c'era... Doveva trovare una scusa per allontanare Luca, e sperare che non arrivassero clienti sul più bello... Oppure chiedere a Franca di salire un attimo in casa con lui... Sì, quella era la soluzione migliore.

Anzi, decise di non passare in negozio, di andare direttamente a casa e telefonarle chiedendole di andar su un attimo... Perciò salì, prese il telefono e chiamò il negozio. Rispose Luca e gli chiese di passargli la moglie.

"Gaetano, dove sei?"

"Su in casa. Senti Franca, potresti venire su un attimo?" chiese cercando di dare un tono normale alla voce.

"Qualche problema?"

Aveva capito subito! "Beh... sì... e non mi va di parlarne in presenza di Luca, perciò..."

"Riguarda i ragazzi?"

"Vieni su, e ne parliamo."

"Allora la riposta è sì. Stanno male? Hanno combinato qualcosa? Qualcosa di grave?"

"Vieni su, per favore... Niente di... Stanno bene..."

"Hanno litigato?"

"No... Vieni su, per favore." insisté Gaetano.

Franca, appena lo vide, gli disse: "Dio, che brutta faccia hai! Allora, cosa hanno combinato, i ragazzi?"

"Non so come dirtelo, Franca, ma... Ivan e Dario... li ho trovati che..."

"Si drogavano?" chiese allarmata.

"No, no. Stavano dormendo e, dalla finestra ho visto che..."

"C'erano anche due ragazze..." disse Franca abbozzando un sorrisetto.

"Magari! Magari ci fossero state due ragazze! No, c'erano solo loro due... e... beh... pare che non hanno proprio bisogno di ragazze... Nessuno dei due."

Franca aggrottò la fronte: "Cioè? Cosa vuoi dire?"

"Erano... nudi e... abbracciati e... sono gay, Franca, i nostri figli sono gay."

"Ma solo perché dormivano nudi... e abbracciati..."

"Me l'hanno confessato loro. Sono gay e... fanno quelle cose fra loro da... da più di un anno."

"Gay? L'hanno ammesso? Dario e Ivan gay? Ma com'è possibile?"

"Non lo so... Non lo so. Non lo so!"

"E tu... cosa gli hai detto?"

"E che gli potevo dire? Sono gay e dicono che... che vogliono restare assieme e... e che si amano. Che potevo dirgli, eh? Di ripensarci? Di cambiare? Di..."

"Ma com'è possibile? Due bravi ragazzi, studiosi, intelligenti, buoni... normali! Non capisco... Forse... forse a Dario è mancato il padre, un uomo in casa e perciò ha rivolto a un uomo, a un ragazzo..."

"A Ivan è mancata la madre e allora avrebbe dovuto cercare una donna non un uomo, se fosse come dici tu."

"Hai ragione. Ma allora... Cioè, fammi capire... t'hanno detto che non è solo... magari sai... uno sfogo temporaneo... T'hanno detto che... si amano?"

"Proprio così e hanno detto anche che intendono rimanere assieme... Che possiamo fare, Franca?"

"Dovevo immaginarlo... Dario non mi parlava mai di una ragazzina... Ma io pensavo che magari era solo perché... Sai, gli adolescenti non è che si confidano granché coi genitori... Specialmente Dario, sempre così difficile, ribelle... Così non... non avevo dato peso alla cosa e..."

"Io pensavo che Ivan non ne parlava con me, di ragazzine, perché è sempre stato così riservato, timido... E invece... Che possiamo fare? Come li possiamo aiutare a... a maturare, a capire..."

"Ma Gaetano, se sono fatti così... come dovrebbero maturare, cosa dovrebbero capire? Ci fosse una cura, magari... Ma ho sentito dire che non è una malattia. Però... fra i clienti del negozio c'è uno psicologo che magari ci potrebbe dare un consiglio, ci potrebbe suggerire cosa fare per i ragazzi..."

"Sì, forse hai ragione... Forse è meglio se cerchiamo aiuto..."

"Comunque, Gaetano... se sono fatti così... meglio fra loro, qui in casa che... Voglio dire, mica che sono contenta, ma... se ne leggono tante sui giornali, di persone così, come loro, pestate, ammazzate... Anche tre o quattro mesi fa, nel parco dove di notte si trovano gli omosessuali... quel giovanotto che hanno trovato accoltellato... coi calzoni giù e... Dio, e io che avevo pensato che dopo tutto quello se l'era cercata... E adesso, pensare che poteva finire così uno dei nostri ragazzi..." disse in tono smarrito Franca.

"Ci pensi? Più di un anno che quei due... sotto il nostro naso..."

"Ma come potevamo pensare che... una cosa del genere. E poi, nessuno dei due è effeminato... due ragazzi normali... come parlano, come si muovono, come vestono... Sì, non parlavano mai di ragazze, però..."

"Io ho cercato di allevarlo bene, di farlo venire su virile, maschio... Dove ho sbagliato?"

"Ma se è vero che nascono così, non è colpa tua, no? Non hai sbagliato niente. E poi, in fondo... finché non danno scandalo, finché non lo sbandierano ai quattro venti... Mica ce l'hanno scritto in faccia, no? E soprattutto, finché non è un problema per loro... Che vuoi che ti dica, Gaetano?" disse e allungò una mano a carezzare quella del marito.

Gaetano girò in su la mano ed intrecciò le dita con quelle della moglie e la guardò con occhi pieni di incertezza. Franca gli fece un sorriso triste... Poi gli appoggiò la testa sulla spalla. Per diversi minuti, nessuno dei due disse niente, ciascuno immerso nei suoi pensieri.

"Credo che faresti bene a telefonare a quello psichiatra che mi dicevi..."

"Psicologo, non psichiatra. Sì, credo che sia la cosa migliore che possiamo fare... Chiedergli un consiglio su come affrontare i ragazzi, cosa fare per loro."

Così, un paio di giorni dopo, tutti e due incontrarono lo psicologo e gli parlarono a lungo del loro problema.

Frattanto, i due ragazzi, cercavano di "non pensarci" e di immergersi nella preparazione del libro, le normali faccende di casa, e a fare l'amore per darsi forza l'un l'altro.

Un giorno, mentre Ivan scriveva e Dario lavorava ad uno dei disegni, squillò il cellulare di Dario. Riconobbe il numero.

"Da casa..." disse a Ivan, poi rispose. "Pronto?"

"..."

"Sì, mamma, come previsto."

"..."

"Ah. Sì, certo."

"..."

"D'accordo. Ma cosa avete..."

"..."

"Sì, va bene. Ciao, allora."

Ivan gli chiese subito: "Che ti ha detto?"

"Niente. Che ne hanno parlato, lei e Gaetano. Che ne parleranno con noi quando torniamo."

"Ma che tono... che voce aveva?"

"Non te lo so dire. Mah... sbrigativo, direi."

"Arrabbiato? Triste?"

"No, per niente... Ha detto di salutarti, però. M'ha chiesto se pensavamo di restare qui fino al giorno che avevamo deciso, e quando ho detto di sì, ha detto che facevamo bene."

"Comunque... niente aria di... tragedia, di tempesta."

"No, Ivan. Persino troppo... normale. Come se non fosse successo niente, a parte quell'accenno che ne hanno parlato fra loro."

"Ma t'ha detto che Gaetano le ha detto che siamo gay? E che perciò ora lo sa anche lei? Voglio dire, chiaro e tondo?"

"Quasi. M'ha detto: Gaetano mi ha detto di voi due e ne abbiamo discusso. Quando tornate, ne parleremo tutti e quattro assieme. Punto e basta."

"Perché ti ha chiamato, allora? Cioè, non t'ha chiesto niente... non t'ha detto niente..."

"Voleva solo sapere se pensavamo di tornare prima o no. E quando ho detto che stavamo qui come previsto, ha semplicemente detto: ah, bene."

"Cosa credi che ci diranno, Dario, quando torneremo giù?"

"Non riesco proprio a immaginarmelo. Dalla telefonata direi che non l'hanno presa troppo male. Mamma non riesce a nascondere bene quello che pensa... Non sembrava arrabbiata, non piangeva, non... Però non era neanche allegra, spensierata... Per farti capire... pareva quasi una telefonata di affari..."

"Oh, senti Dario, è inutile che ci rompiamo la testa. Cerchiamo di goderci i giorni che ci restano e poi... vedremo."

"A ogni giorno basta il suo affanno, no? Però mi sento un po' come l'imputato che aspetta mentre la giuria è riunita per emettere il verdetto."

"Non potevi provare a farla parlare, a cercare di capire come l'hanno presa, cosa pensano?"

"Mi ha un po' smontato il tono... da telefonata di affari, come t'ho detto. E ho immaginato che se non aveva voglia di parlarne per telefono, sarebbe stato inutile insistere. Quando stavo per chiederle cosa avevano deciso, lei ha troncato corto dicendomi che ne avremmo parlato tutti e quattro assieme al nostro ritorno. Tranquilla ma decisa. Perciò non ho insistito."

"Beh... cerchiamo di non pensarci e di goderci questi giorni." gli disse Ivan carezzandogli una guancia. "E fammi un sorriso, dai!"

Dario abbozzò un sorriso e gli disse: "Ti voglio tanto bene, Ivan. Ti amo tanto! In un modo o nell'altro... ce la caveremo."

"Sicuro, biondino! Rimettiamoci a lavorare per il nostro libro, dai! Mi pare che sta venendo proprio bene, grazie ai tuoi disegni."

"Grazie alla tua storia, piuttosto. Te l'ho mai detto che mi piace un sacco come scrivi?"

"L'importante è che piaccia all'editore..."

"E che venda bene."

"Mah... io dico di sì... E comunque, male che vada, quando sarà più grande lo regaleremo ad Amedeo."

Si rituffarono tutti e due a proseguire la stesura del libro. I giorni trascorsero, quasi sereni.

"Domani... torniamo a casa." disse Ivan.

"Sì. A che ora partiamo?"

"Ci conviene partire dopo pranzo, verso le quattro, così abbiamo digerito e non incontriamo il traffico dell'ora di punta."

"Quando arriviamo, Gaetano e mamma saranno in negozio..."

"Meglio così."

Squillò il cellulare di Ivan. "Papà, ci scommetto..." disse e rispose.

"Ciao, papà..."

"..."

"Sì, certo..."

"..."

"Abbiamo deciso di partire da qui alle quattro del pomeriggio."

"..."

"Come vuoi."

"..."

"Sì, a domani, allora."

"Com'era?" gli chiese Dario appena chiuse la comunicazione.

"Strano."

"Strano, come?"

"Tornate domani, no? mi ha chiesto, poi a che ora, poi m'ha detto di scaricare i bagagli e chiamarli quando siamo in casa."

"Sì... ma che c'era di strano?

"Non lo so... il tono... anche lui... come una telefonata di affari. Tono neutro. Voleva solo sapere a che ora pensavamo di arrivare, e mi ha detto di non passare in negozio."

"Probabilmente per non dover affrontare il problema di fronte a Luca."

"Già... il problema."

"Beh, sì... non puoi negare che abbiamo un problema, no?"

"No, certo. E domani pomeriggio sapremo... avremo il verdetto. Sinceramente... temo che non sarà... piacevole."

"Magari ci concedono le attenuanti generiche..." scherzò Dario.

"Stanotte, comunque... l'ultima notte tutta per noi."

"Mica ci possono impedire, una volta tornati a casa..."

"No, ma ce lo possono rendere... Spero che non si arrivi a... a litigare."

Il giorno dopo, caricati i bagagli nell'utilitaria, chiusa accuratamente la baita, presero la strada del ritorno. Man mano che si avvicinavano alla città, erano tutti e due sempre più tesi, e perciò cercavano di fare battute stupide, nel vano tentativo di non far pesare la propria tensione sull'altro. Come avevano previsto, c'era poco traffico ed arrivarono a casa senza problemi.

Parcheggiata l'auto in cortile, scaricarono i bagagli ed entrarono in casa.

"Ti va di preparare un caffè, mentre io porto le valigie nelle nostre camere, Dario?"

"Sì, certo."

Ivan prese quella di Dario ed andò nella sua camera... e si fermò un po' stupito: non c'era più la roba di Dario, ma era già stata trasformata nella cameretta per Amedeo.

Allora andò nella propria camera, aprì la porta e... nuovamente si fermò, sulla soglia, la bocca aperta.

Poi gridò: "Dario! Dario! Molla tutto e vieni subito qui!"

Dario accorse: "Che c'è?"

Anche lui, giunto sulla porta della camera di Ivan, si fermò a bocca aperta. Non c'erano più neanche i mobili di Ivan.

Nella stanza campeggiava un letto matrimoniale, un armadio quattro stagioni nuovo occupava una parete, sui comodini e sul comò c'erano tre grandi mazzi di fiori e sul letto, appoggiato ai cuscini, un cartello con su scritto: "Bentornati a casa, ragazzi!"

Ivan e Dario si abbracciarono e scoppiarono a piangere, scaricando così tutta la tensione che avevano accumulato e che avevano cercato di controllare.

"Assolti!" gridò pieno di gioia Dario, fra le lacrime.

Ivan estrasse dalla tasca il cellulare e compose il numero del negozio. Rispose Franca.

"Siamo arrivati, mamma!" disse Ivan, cercando di non far sentire che stava piangendo.

"Fatevi una doccia e riposatevi... poi scendete poco prima che chiudiamo. Stasera andiamo tutti e cinque a mangiare in ristorante..."

"Ti amo... e anche papà, certo... e... anche Dario mi sta facendo di sì con la testa. Vi vogliamo tanto bene! Grazie!"

"Anche noi vi vogliamo tanto bene..." rispose, con dolcezza, la voce di Franca.


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