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una storia originale di Andrej Koymasky


pin PAPÀ E MAMMA CAPITOLO 7
IL FRATELLO DI MIO FRATELLO

Dopo quella prima volta, un po' maldestra ed incerta per Ivan, più faceva l'amore con Dario più entrambi scoprivano di stare molto bene assieme e si sentivano felici.

Una volta Dario, durante una lezione al liceo, mandò un messaggino ad Ivan, mentre questi stava in facoltà: "Io non vivo da quando sono nato ma da quando ho trovato te."

Ivan rispose immediatamente: "Non ho mai avuto il coraggio di dirtelo prima, ma io sento che mi sto innamorando di te. Sono un cretino?"

Dario subito gli mandò la risposta: "E allora siamo in due: anche io mi sto innamorando di te come una pera cotta!"

"Buone, le pere cotte. Ti mangio alla prima occasione!"

"Gaetano deve andare fuori città per lavoro: saltiamo la piscina e troviamoci a casa... per fare una bella scorpacciata, tu di me e io di te."

Ivan si sentiva veramente contento. Non avrebbe mai pensato di potersi innamorare di un ragazzo... Ma ora ne era davvero felice. Fare l'amore con Dario era la cosa più bella che gli fosse capitata da quando era nato. E pensare che il padre gli aveva pagato quella ragazza per fare di lui un uomo... Eppure Ivan si sentiva veramente uomo, anche quando era Dario ad immergersi in lui... Chissà cosa avrebbe detto suo padre, chissà quanto si sarebbe sentito deluso da lui, se avesse saputo di avere un figlio gay...

In casa era tornata la serenità. Gaetano e Franca erano felici nel vedere che i loro figli sembravano diventare sempre più inseparabili, e si chiedevano che cosa avesse reso possibile quello che pareva un vero miracolo, senza sospettarne minimamente la ragione. E, come conseguenza, anche tutti gli attriti fra loro due s'erano gradualmente e completamente risolti.

Così accadde che, un giorno, quando Gaetano, uscito dal lavoro, passò in negozio a salutare Franca, lei allegramente gli disse: "Posso offrirti un caffè come la prima volta che ci siamo visti?"

"A dire la verità, il caffè te l'avevo offerto io!" precisò Gaetano con un sorriso.

Andarono al bar e sedettero ad un tavolinetto.

Franca gli disse con un sorriso: "Sì, anche questa volta è bene che mi offri tu il caffè. Per festeggiare..."

"Festeggiare? Cosa? Ho dimenticato qualche data?" chiese guardandola.

"Non ancora. Dimmi, che nome ti sarebbe piaciuto che io avessi, se non mi chiamavo Franca?"

Gaetano la guardò un po' sorpreso: "Che ne so? Forse... Agnese. Perché?"

"E se tu non ti chiamavi Gaetano, che nome ti sarebbe piaciuto avere?"

"Amedeo. Mi è sempre piaciuto."

"Uhm... bei nomi. Piacciono anche a me. Allora... o Agnese o Amedeo. Buffo cominciano tutti e due per A..."

"Di che stai parl..." iniziò a dire Gaetano, poi si fermò, la guardò quasi stupito, e chiese. "Voi dire che... che tu pensi di essere... che forse stiamo... che..."

"No, né penso né forse. Ho fatto gli esami e... sono incinta, Gaetano." rispose a voce bassa, con un sorriso.

Gaetano l'abbracciò e la baciò con trasporto, spostando senza volerlo il tavolinetto con un forte rumore, sì che la barista si girò a guardare, poi sorrise e dette di gomito al marito, indicando verso i due.

"Allora sei felice anche tu." gli disse Franca, radiosa.

"Sicuro! Cavolo, dobbiamo dirlo a tutti! A tutti!"

"Cosa?" chiese il barista incuriosito. "C'è qualcosa di bello da festeggiare?"

"Il nostro primo figlio!" esclamò Gaetano, radioso.

"Congratulazioni! Si deve festeggiare davvero!" disse la barista.

Quando poi tornarono a casa e comunicarono ai figli la notizia, Ivan li abbracciò, commosso e felice, e Dario si mise a saltare e ballare attorno a loro.

"Allora, siete contenti che vi diamo un fratellino o una sorellina?" chiese Gaetano.

"Certo che sì!" disse Dario, "Voi cosa preferireste?"

"Non ho una preferenza, io... e tu?" chiese Gaetano a Franca.

"Neanche io. E abbiamo deciso che si chiamerà Agnese oppure Amedeo"

"Caaa...volo, mamma! Ma che nomi vecchi avete scelto!" protestò Dario, "Non potreste chiamarli o Laura o Riccardo, o..."

"Ma no, Dario, anche Agnese e Amedeo sono bei nomi." disse Ivan, accomodante. "Magari non ti sembrano belli solo perché non ci sei abituato..."

"Ma la pasta Agnesi... e Amedeo di Savoia..." si lamentò Dario.

"E dai! E io Ivan il terribile e tu Diario... Se si vuole scherzare sui nomi, ce n'è per tutti... L'importante è che la gravidanza e la nascita vadano bene e che poi cresca bene."

"Ma sì, d'accordo, certo che è così. E va be', mi abituerò... ma se cambiate idea..." disse Dario.

Quando i due ragazzi andarono in camera, Ivan gli chiese: "Ma tu preferiresti un fratellino o una sorellina?"

"Sai che non lo so? Credo proprio che sia lo stesso. E tu?"

"Anche per me. Non ti pare che Franca sia ringiovanita?"

"Dicono che è l'effetto della gravidanza. Però anche Gaetano pare ringiovanito, e mica è incinto lui..." ridacchiò Dario.

"Secondo me, più della gravidanza, è la felicità che li fa ringiovanire."

"Allora... dovremmo sembrare ringiovaniti anche noi due, no?" gli chiese Dario.

"E magari lo sembriamo, chi lo sa?" gli disse Ivan, abbracciandolo.

"Ehi!" disse Dario sottovoce, divincolandosi, "Non con tutti e due in casa, no? Se poco poco capiscono di noi due... altro che ringiovanire!"

Ivan si staccò da lui. "Però non è giusto che si debba sempre fare tutto di nascosto..." si lamentò.

"E dai, che diventa pure più eccitante." gli disse Dario, con un sorrisetto malizioso.

Quando furono di nuovo soli, dopo aver fatto l'amore, con crescente piacere e soddisfazione di Ivan, e felicità di Dario, questi decise di svelargli i suoi "segreti".

Per prima cosa gli dette la sua password, e gli fece vedere le foto di nudi maschili che aveva scaricato dalla rete, poi gli spiegò anche dove era il suo nascondiglio, come aprirlo, e gli fece vedere i suoi disegni.

"Cavolo, Dario! Ma tu disegni proprio bene! Tu sei un artista. Non devi fare medicina, tu, ma l'Accademia!"

"Davvero ti piacciono?" chiese Dario, compiaciuto.

"Un sacco! Uno più bello dell'altro, sia i nudi che quelli in costume o comunque vestiti."

"Anche le coppie ti piacciono?"

"Sì, certo, sono molto romantiche, tenere, oltre che erotiche. E hai sempre disegnato di nascosto..."

"Beh... i nudi... per forza. Gli altri, sai... come tuo padre non dà peso ai tuoi racconti, così mia madre dice che gli artisti muoiono tutti di fame, e perciò..."

"D'accordo, ma almeno come hobby... Io faccio i diorami, no?"

Dario ridacchiò: "Ma mia madre non vende articoli per belle arti..."

"Senti, Dario... ho un'idea... che ne diresti se tu leggi i miei racconti e per ognuno... almeno per quelli che ti piacciono, fai un'illustrazione?"

"Foooorte! Cazzo, sì che mi piace. E magari pure... se a te piace uno dei miei disegni... ci costruisci sopra una storia, eh?"

"Certo, un'altra bella idea."

I due ragazzi così, cominciarono a "lavorare" l'uno per l'altro. A volte discutevano assieme le varie possibilità, poi ognuno faceva del proprio meglio per l'altro.

Frattanto il pancione di Franca aumentava e diventava sempre più visibile.

Una sera, Gaetano disse, mentre erano a tavola: "Senti Franca... per te lavorare in negozio diventerà sempre più difficile. Allora pensavo... visto che gli affari vanno abbastanza bene... che ne diresti se io dessi le dimissioni dalla regione e venissi a lavorare in negozio?"

"Davvero lo faresti? Lo faresti volentieri? Ti piacerebbe?" chiese Franca.

"Sì, se pensi che vada bene farlo. Certo, verrebbe a mancare il mio stipendio, che comunque è una sicurezza, però... Magari, prima di decidere, verifichiamo i conti del negozio e di casa per vedere se va bene..."

"E voi, che ne pensate, ragazzi?" chiese Franca.

Dario subito pensò che se Gaetano avesse lavorato in negozio, lui e Ivan avrebbero avuto tutti i pomeriggi per loro, senza Gaetano per casa, perciò rispose, con entusiasmo: "A me pare una bellissima idea!"

Ivan pensò che, soprattutto verso la fine della gravidanza, e poi finché il nuovo nato non poteva andare all'asilo nido, Franca non avrebbe potuto occuparsi anche del negozio, perciò disse: "Anche a me pare un'ottima idea. Specialmente se venendo a mancare lo stipendio di papà non ci sono problemi. E se mai, comunque, Dario e io si cercherà di spendere meno. No Dario?"

"Sì, certo."

Per sicurezza fecero comunque i conti e videro che la cosa era fattibile. Così Gaetano dette il preavviso di legge, e finalmente, una volta libero, iniziò a lavorare in negozio.

Questo permise a Dario e Ivan sia di fare più spesso l'amore, che di lavorare al loro comune progetto. Entrambe le cose con grande soddisfazione dei due, che erano sempre più uniti.

E finalmente, giunse il giorno del parto. Nacque il piccolo Amedeo e al parto assisté, emozionatissimo, Gaetano. Dario e Ivan andarono subito alla maternità per vedere il fratellino. Quando arrivarono, Franca lo stava allattando per la prima volta. I ragazzi le avevano portato un mazzo di fiori, una scatola di cioccolatini e si trattennero per più di un'ora con lei.

Quando uscirono, Ivan disse: "Quant'è caruccio Amedeo, vero?"

"A me sembrava una mela cotta, che ci trovi di caruccio?" chiese Dario, guardandolo stupito.

"Ma dai! Così piccolo, così tenerello..."

"Con la pelle tutta grinzosa..."

"Ma è nato da poco, poi vedrai che la pelle si liscia... diventa vellutata come un'albicocca..."

"E tutti quei capelli neri..."

"Beh, il nero è dominante... a parte che quei capelli li perde e li cambia e chi sa come saranno i suoi... Sai, pensavo che adesso, se parlo di te con qualcuno, posso dire che sei il fratello di mio fratello..."

"Pensa come sarebbe più semplice se uno potesse semplicemente dire: il mio ragazzo." obiettò Dario. "Sì, però mi piace, il fratello di mio fratello!"

"Sai, pensavo... ormai è passato quasi un anno dalla prima volta che abbiamo fatto l'amore io e te."

"Sì, e allora? Cos'è ti sei stancato? Vuoi farlo con qualcun altro, per caso?" gli chiese Dario, guardandolo con espressione scherzosa, sicuro che non fosse quello che Ivan voleva dire.

"Ma no, Dario. No. Però... dato che per un anno non l'abbiamo più fatto con nessun altro..."

"Specialmente io, perché tu... altro che un anno!" interloquì Dario.

"Se facciamo le analisi del sangue e risultiamo tutti e due siero-negativi, possiamo piantarla di usare il preservativo, no?"

"Vero solo a metà..."

"Perché solo a metà?"

"Perché metti che io sia siero-positivo, e metti che te l'ho passato solo un mese fa..."

"In quel caso tu risulteresti positivo e io negativo, no? O viceversa se ce l'avevo io prima di farlo con te."

"Ah... già, hai ragione. Bene. Allora andiamo a farci questa benedetta analisi. Ma ti dava tanto fastidio dover usare il preservativo? Non me l'hai mai detto."

"No, tanto fastidio no, ma era una specie di... interruzione che qualche volta non mi andava. Certe volte sì e certe volte no. E poi non avremmo più il problema di far sparire i preservativi usati ogni volta che facciamo l'amore, in modo che i nostri genitori non li vedano..." disse Ivan con un sorrisetto.

Così andarono a fare le analisi, assieme. Quando andarono a ritirarle, il medico disse ad Ivan: "Ne lei né il suo ragazzo siete positivi. Ma per sicurezza dovete rifare le analisi fra sei mesi."

A Ivan fece piacere sentir dire "il suo ragazzo". Sorrise. Poi chiese: "Ma poiché non andiamo mai con altri, e è più di un anno che lo facciamo solo fra noi..."

"Beh, in questo caso, non è necessario fare le nuove analisi. Però se uno di voi due..." disse il medico.

"Non credo proprio che capiterà. Ma se capitasse, rifaremo subito le analisi." disse Ivan.

"No, non subito, ragazzi, ma sei mesi dopo la... scappatella." precisò il medico. "E nel frattempo dovreste usare il preservativo fra voi."

"Insomma, siamo condannati alla fedeltà!" disse ridendo Dario.

Uscirono dall'ospedale sentendosi allegri.

"Secondo te, la fedeltà è una condanna?" gli chiese Ivan.

"Ma no... almeno per ora. E non con te."

"Io... prima di quella volta che abbiamo capito che... quello che sentivamo uno per l'altro, pensavo che non mi interessavano le ragazze solo perché non mi interessava granché il sesso."

"E adesso?"

"Mi hai fatto cambiare idea!" Ivan gli rispose sorridendo.

"Per cosa cazzo c'eravamo messi a fare la lotta? Sai che non mi ricordo più?"

"Perché volevamo guardare due diversi programmi alla TV."

"Beh, allora è andata bene?"

"Cosa?"

"Pensa se volevamo guardare lo stesso programma... non succedeva niente." disse Dario.

"E magari continuavamo a litigare..."

"E mamma e Gaetano avevano divorziato..."

"E non sarebbe nato Amedeo..."

"Il che dimostra quanto noi gay siamo socialmente utili!" proclamò Dario, allegramente e ad alta voce.

Un passante che aveva sentito quest'ultima dichiarazione di Dario li guardò con aria strana, e i due ragazzi scoppiarono a ridere.

"Però... pensa quanto sarebbe bello se tu e io, potessimo anche dormire insieme..." disse Ivan.

"Eh, dobbiamo accontentarci di quello che abbiamo, bello mio, di quello che possiamo fare."

Oltre a Gaetano, anche Ivan e Dario vollero imparare a cambiare i pannolini ad Amedeo, a fargli il bagnetto, e facevano quasi a gara per occuparsi di lui. La culla era nella camera dei genitori.

Così un giorno Dario, con aria indifferente, disse: "Prima o poi, anche Amedeo dovrà avere la sua cameretta, no?"

"Per ora sta bene in camera nostra." rispose Gaetano.

"Sì, ma mica per sempre..."

"E allora si cercherà un appartamento più grande..." disse Franca.

"Ma questo appartamento è comodo, vicino al negozio..." insisté Dario.

Ivan aveva intuito che il suo ragazzo aveva qualcosa in mente e lo guardava incuriosito, aspettando di capire.

"Sì, però..." disse Gaetano, "non è detto che se ne trovi un altro così vicino..."

"Anzi, è difficile, secondo me. Perciò, se Ivan è d'accordo, noi due potremmo dormire nella stessa stanza, e così ci sarebbe anche la cameretta per Amedeo, no? E se ne fate un altro, ci sarebbe posto anche per lui... o lei."

Ivan sorrise sotto i baffi: quel dritto di Dario! pensò. Ma era davvero una buona idea...

"Stareste un po' allo stretto..." disse Franca.

"Io potrei mettere la mia scrivania in soggiorno." disse allora Ivan.

"Se non si trovasse di meglio... sarebbe una soluzione." ammise Gaetano.

"Secondo me, bisognerebbe cominciare subito a fare questo cambiamento. Amedeo cresce in fretta, e la culla, il fasciatoio, la cassettiera sette-giorni... in camera vostra state davvero troppo allo stretto." disse Ivan.

Dario gli lanciò un'occhiata compiaciuta: s'erano capiti al volo!

"Beh... siete gentili, ragazzi..." disse, ignara, Franca.

"Per il nostro fratellino..." disse serafico Dario.

"Beh, grazie, ragazzi. Quando sarà necessario, lo faremo. Per ora va bene così. Franca deve ancora alzarsi per le poppate notturne, quindi è meglio che Amedeo per ora resti in camera nostra." disse Gaetano.

Quando i due ragazzi si trovarono da soli, Dario disse: "Io ci ho provato..."

"E va be', comunque, prima o poi..."

"Sempre che non trovino un appartamento più grande qui vicino..."

"Senti, piuttosto, hai pensato a quest'estate?"

"Quest'estate, cosa?" chiese Dario.

"Dobbiamo trovare il modo di passare le vacanze io e te assieme, e in modo che possiamo dormire nella stessa stanza."

"Nello stesso letto..."

"Matrimoniale, in modo da non rischiare di cader fuori..." ridacchiò Ivan.

"La sorella maggiore di mia madre ha una piccola baita in montagna... Se gliela chiediamo, magari ce la lascia usare. È piccola, cucina e soggiorno a pian terreno e due camere da letto al piano di sopra, con la scala esterna. Che ne dici? Il paese coi negozi per comprarci da mangiare è a una decina di minuti più a valle. Tu in cucina te la cavi, no?"

"Sì, certo. Dici che tua zia ce la lascia usare?"

"Credo che se gliela chiediamo per tempo, in modo da andarci quando non la usano loro..."

"Ma tu ci andavi, con tua madre, di solito?"

"Sì, qualche volta, quando chiudeva il negozio, se non la usavano gli zii. È un bel posto, se ti piace la montagna."

"Mi piace, e me la farei piacere, pur di starci da solo con te per un paio di settimane..."

"Magari anche tre. Non c'è la TV, ma chi se ne frega?"

"Ma magari i nostri genitori vorrebbero fare le vacanze con noi..."

"Ho sentito che quest'anno pensavano di non chiudere in agosto, per fare qualche soldo in più. Così gli possiamo dire che poi vanno in ferie loro con Amedeo e stiamo noi in negozio."

"Ma noi non abbiamo mai lavorato in negozio..." obiettò Ivan.

"Basta che ci sia o Giovanni o Luca, che anche loro due dovranno fare i turni, e tu, almeno di modellismo, te ne intendi abbastanza, no? E poi in agosto ci saranno comunque meno clienti."

"Ma tu in luglio hai la maturità e io ho esami..."

"E allora ci andremo in settembre..."

Ne parlarono con i genitori, che accolsero con favore l'idea dei turni e Franca telefonò alla sorella per chiederle se in settembre avrebbe potuto lasciar usare la baita ai due ragazzi per due o tre settimane... La sorella disse che non c'era nessun problema, perché loro l'avrebbero usata solo in agosto.

Dario passò gli esami di maturità a pieni voti, ed anche Ivan dette tre esami prendendo due ventotto ed un trenta.

Poi, in agosto Gaetano e Franca, con Amedeo, si presero le ferie, andando al lago, dove avevano prenotato una stanza in un albergo, mentre Ivan e Dario stavano in negozio con Giovanni. E i due ragazzi, già in agosto, poterono finalmente dormire assieme, nello stesso letto.

Non usarono i loro lettini, ma andarono a dormire sul letto matrimoniale dei loro genitori. In realtà, la prima notte quasi non chiusero occhio, tanto erano eccitati di poter fare l'amore in tutta libertà. Scavallarono sul grande letto, arrapati e gioiosi. Si presero a vicenda con grande piacere.

"Dio, che bello! Pensa se potessimo vivere sempre così!" disse Ivan pieno di felicità, quando si sentirono finalmente appagati. "Che ora abbiamo fatto?"

"Quasi le cinque! Cazzo, per le otto e mezza dobbiamo essere in negozio! Cerchiamo di dormire un po'."

"Io manco ho sonno..." disse Ivan, mettendo la sveglia.

Ma dopo pochi minuti, le membra ancora intrecciate, erano piombati tutti e due in un sonno profondo.

Quando s'erano dovuti alzare, mezzo intontiti, avevano fatto una doccia quasi fredda, una veloce colazione ed erano scesi ad aprire il negozio.

Le notti seguenti, gradualmente, si calmarono un po' e dormirono di più.

"E, ci pensi? In settembre, di nuovo soli, e senza orari..." gli disse una sera Dario.

"Chissà quando potremo avere casa nostra e fare i cazzi nostri come più ci pare e piace!"

"Mah... chi lo sa? Per adesso godiamoci quello che possiamo avere."

Approfittavano della loro libertà anche per scrivere e disegnare, senza dover nascondere ogni volta le loro cose. A Ivan era venuta un'idea.

"Senti, Dario, che ne dici se, invece che tu illustrare le mie storie e io scriverne ispirandomi ai tuoi disegni, proviamo a scrivere un libro illustrato, qualcosa per bambini o per ragazzi?"

"Allora niente disegni spinti..." si lamentò un po' scherzosamente Dario.

"Penso proprio che sia meglio di no, anche se qualche bel ragazzo seminudo ci può venir fuori..."

"Hai già in mente qualcosa?"

"No, Dario. Se l'idea ti piace, voglio discuterne con te e vedere se, insieme, tiriamo fuori qualcosa di valido, di bello. Pensiamo, per esempio, cosa ci piacerebbe far leggere a Amedeo, una volta che è cresciuto..."

"Qualcosa che sia istruttivo e divertente?"

"Eh, più o meno... Però anche moderno."

"Hai in mente qualcosa come il maghetto? Harry Potter?"

"Un po' meno di fantasia."

"Come il Signore degli Anelli?"

"Ti dico meno di fantasia e tu mi tiri fuori il Signore degli Anelli! No, Dario, ragazzi normali, come noi da ragazzini, però con avventure... e in città... Niente pirati o fate o magie... solo le normali magie di ogni giorno..."

"Cavolo, Ivan se sei complicato!"

"No... E poi... non stiamo andando verso una società multiculturale e multirazziale?"

"La storia di piccoli immigrati, delle difficoltà e i pericoli per arrivare fino in Italia... il razzismo dei grandi verso i genitori... ma i ragazzini italiani che invece li accolgono e li apprezzano e li difendono..."

"Sì... di nascosto dei genitori, almeno all'inizio... finché i genitori li scoprono e si incazzano, ma poi capiscono..."

"E vissero insieme, felici e contenti!" disse Dario.

"Sì, certo, deve essere un libro per bambini o ragazzetti. Mica può finire male, no? Però neppure troppo mieloso. Realistico, è meglio."

"Uhm... l'idea comincia a piacermi... Tiriamo giù prima la storia o prima i disegni?"

"Un canovaccio della storia, dei fatti, la sequenza degli avvenimenti, le difficoltà e come le superano... Poi fissiamo le caratteristiche dei personaggi... poi io comincio a scrivere e tu a disegnare. Che ne dici?"

"Sì, mi piace un sacco!" disse Dario. "Un disegno ogni capitolo del libro?"

"No, anche di più... uno più o meno ogni pagina o ogni due, pensavo. In modo che sia un bel libro pieno di colori, attraente."

Si misero a scrivere, schizzare, modificare, discutere le idee che man mano venivano loro, modificare la trama con vero entusiasmo. Le loro giornate consistevano ormai solo di negozio, lavoro per il loro libro e notti di passione. A volte anche in negozio parlavano un po' del loro progetto, quando Giovanni non era fra i piedi.

Le settimane di ferie dei genitori passarono, così, anche troppo in fretta. Dovettero riprendere la vita "normale" con un po' di sacrificio, ma si prepararono per farsi le tre settimane in montagna, di nuovo da soli.

Quando arrivò il giorno della partenza, Gaetano, visto che sia Ivan che Dario avevano la patente, lasciò ai ragazzi la sua utilitaria, perché a loro sarebbe bastata quella, più grande, di Franca. Dario e Ivan caricarono i loro bagagli, fra cui avevano nascosto il necessario per continuare a lavorare al loro progetto, salutarono i genitori, e partirono.

"Iuhuuu! Verso la libertà!" gridò Dario, mentre Ivan prendeva la via verso la montagna.

"Pare più una licenza premio che la vera libertà..." gli fece notare Ivan con un sorriso.

"Beh, tre settimane senza più neanche il problema del negozio... Giorno e notte solo tu e io... io e tu... tu e io!"

"Pare quasi che sia una condanna, se lo dici così..." rise Ivan.

"Dici che riusciamo a finire il libro, lassù in montagna?"

"Non lo so, ma non credo. Perché?"

"Perché io poi devo cominciare medicina e dovremo studiare tutti e due per gli esami, e farlo di nascosto dei nostri... sarà più dura."

"Cercheremo di fare il più possibile in queste tre settimane... Magari scoperemo un po' di meno..." disse Ivan e lo guardò con la coda dell'occhio.

"Ehi, pochi scherzi! Prima le cose più importanti, poi le altre, chiaro? O io chiedo il divorzio!"

"Non puoi. Mica siamo sposati!" rise Ivan.

"Beh, allora ti porto in Olanda, ti sposo e poi divorzio!"

"Sta tranquillo, biondino, che non ti darò mai un motivo per desiderare di divorziare da me!"

"Vedrai che ti piacerà la baita... e che sarà una specie di luna di miele, lassù." gli disse Dario, carezzandogli una coscia.

"Non fare così..." mormorò Ivan.

"Ti dà fastidio?" chiese un po' sorpreso Dario, togliendo la mano.

"No, al contrario... è che, se mi tocchi così, mi distrai dalla guida e va a finire che finiamo su un prato."

"Meglio su un letto che su un prato..." commentò Dario. "Ma lo sai che sono innamorato cotto di te?" aggiunse poi. "E dire che sembravamo cane e gatto. E dire che facevo del tutto per tenere le distanze da te."

"Mi stavi proprio sul culo..."

"Beh... qualche volta ti ci sto ancora e tu a me... ma in un modo molto più piacevole..." ridacchiò Dario.

Si fermarono al paesello e fecero provviste, e finalmente giunsero alla baita. Scaricarono i bagagli, Dario aprì la porta del pianterreno e li portarono dentro. Accese il vecchio frigorifero e ci misero il cibo, tirarono fuori tutto il necessario per scrivere e disegnare, sistemandolo in soggiorno, quindi uscirono, salirono al primo piano ed aprirono la porta che dava nelle camere da letto.

"Eccoci qui." disse Dario. "Noi, logicamente, usiamo la matrimoniale." e ne spalancò la finestra che dava sul ballatoio e guardava verso la valle.

"Subito?" chiese Ivan con un sorrisetto allettante.

"Tu che ne dici?" gli domandò Dario, cominciando a slacciargli la camicia ed a carezzarlo.

Ivan lo attirò a sé e lo baciò, mentre le sue mani si affaccendavano a slacciare gli abiti dell'amato. Dopo poco, entrambi splendenti nella loro completa nudità, salirono sul grande letto ed iniziarono a fare l'amore.

"È bello poterlo fare così, in pieno giorno, vero, biondino?"

"Bellissimo, Ivan! Peccato che non è nostra, questa baita e che non possiamo vivere quassù... Ci metterei la firma..."

Dalla finestra spalancata, di tanto in tanto entrava un refolo di aria che carezzava i loro corpi appassionatamente allacciati sul grande letto. I due amanti si dedicarono uno all'altro con crescente passione, lietamente dimentichi di tutto e tutti...


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