Dario aveva deciso che doveva riuscire ad appianare le cose fra se stesso e Ivan. Se non a diventare amici, almeno giungere ad un modus vivendi accettabile. Capiva che dipendeva soprattutto da lui, dal suo atteggiamento: era abbastanza onesto per ammetterlo.
Mise via il disegno a cui stava lavorando: adesso che in casa c'erano anche Gaetano e Ivan, gli era più difficile trovare il tempo per dedicarvisi. Per sicurezza, quando esplorava il web o quando disegnava, si chiudeva a chiave in camera, e si stupiva che nessuno se ne fosse ancora accorto e gli avesse chiesto perché lo facesse. Quando invece aveva voglia di masturbarsi, o lo faceva in bagno o la notte a letto.
Uscì dalla sua camera e cercò Ivan. In camera non c'era. Andò in soggiorno e vide che stava lavando i vetri.
"Che, è già tempo delle pulizie di Pasqua?" gli chiese in tono ironico.
"No, stamattina ho sentito che tua madre diceva che avrebbe dovuto farlo e così... le tolgo un po' di lavoro."
"Ah. Magari ti do una mano..." disse Dario.
Ivan si girò a guardarlo con espressione stupita, poi disse: "Ma tu l'hai mai fatto? Sai come si fa?"
"E che vuoi che sia? Spruzzi il vetril, passi lo straccio e è fatta."
"Sì, così fai solo casino. Prima di tutto dopo che passi il vetril con la spugnetta, si deve sciacquare. E stare attento a non gocciolare a terra. E poi, se asciughi con uno straccio, riempi solo il vetro di pelucchi. Si deve usare carta di giornale appallottolata, ché i componenti chimici dell'inchiostro fanno diventare i vetri più lucidi e comunque non lasciano peli."
"La perfetta massaia!" lo derise Dario. Poi pensò: "Cazzo, vuoi piantarla di fare lo stronzo con Ivan, sì o no?"
"Lascia fare a me, che sennò ho paura che combini più pasticci che altro, e poi io devo pulire quello che sporchi."
"Cosa c'è altro da fare, in casa?" chiese Dario.
"Non ti sforzare, me la cavo da solo." gli rispose in tono un po' acido.
"Ma non faresti prima e meglio con l'attrezzo che usano i lavavetri? Sai, come gli immigrati ai semafori..."
"Forse sì, però in casa non c'è. Ma così credo che vengono più puliti."
"Magari posso passare l'aspirapolvere..." propose Dario.
"Prima bisogna spolverare gli scaffali, i mobili. Ma che ti piglia, oggi? Stai cercando di farti un mestiere come casalinga?" lo prese in giro.
"Ma no, è che... mi sto annoiando..." mentì Dario.
"E allora vai a farti un giro... o leggi un libro, o guarda la TV." Poi aggiunse, in tono sarcastico, "Fai l'uomo di casa, che a fare i lavori da donna ci sto pensando io, no?"
"Tuo padre m'ha detto che in casa facevate tutto voi due, anche lui..."
"Sì. E allora?"
"Allora niente. Pensavo che forse mamma m'ha un po' viziato..."
"Un po'? O magari tu, da buon egoista, ti sei lasciato servire, fregandotene se era stanca o no... Tu... cazzo qua, cazzo là... e ti senti un vero uomo!"
"E tu che ti credi, di essere tanto meglio di me? Solo perché non dici certe parole?"
"Non è questione solo di parole. Sai che me ne frega a me delle parole. Cazzo, cazzata, testa di cazzo, stronzo di merda, stronzate, va a fa'n culo, me ne frego, mi scassa i coglioni... Ecco, vedi che le so dire pure io? Contento, adesso?" gli disse Ivan, irato.
Dario lo guardò quasi a bocca aperta. "Con te non si può parlare!" reagì poi, seccato.
"E con te, quello che è peggio, non si può ragionare, perché sei tutto cazzo e niente cervello!" gli disse Ivan, aggressivo.
"Senti, Ivan... anche se ti sto sulle palle..."
"Ma lasciami in pace! Ficcati lo stoppone del cesso in bocca e stai zitto, una buona volta."
"Stai zitto tu, stronzo. Ma chi ti credi di essere, eh?" gli gridò e tornò in camera sua sbattendo la porta.
Dario voleva fare la pace con Ivan, doveva far la pace, ma sembrava proprio non riuscirci. "Cazzo, ma quant'è stronzo!" mormorò a mezza voce.
In seguito, Dario fece un altro paio di tentativi, ma con poco successo. Ivan ormai era prevenuto nei suoi confronti. "Chi è causa del suo mal, pianga se stesso", gli avrebbe detto la madre...
Arrivò il giorno del diciottesimo compleanno di Dario e lo festeggiarono in casa. Sia la madre che Gaetano e Ivan gli fecero un regalo. L'atmosfera sembrò alleggerirsi un po'.
Ivan, dopo averci pensato su per una settimana e aver chiesto consiglio sia al padre che a Franca, gli aveva comprato un telefonino nuovo che scattava anche foto digitali. Era un modello della Samsung che aveva pagato solo 120 euro, grazie ad un ottimo sconto, nel negozio di un'amica di Franca. Questo sembrò segnare un passo nel riavvicinamento dei due ragazzi...
Ma Dario aveva un grosso problema: non solo gli pareva di non riuscire ad appianare le cose con Ivan, ma se ne sentiva sempre più fortemente attratto. Stava scoprendo alcuni tratti del carattere di Ivan che lo stavano affascinando anche più di quanto lo attraesse il suo aspetto fisico.
Questo, invece di calmarlo, lo faceva sentire sempre più teso, perché era quasi certo che Ivan, benché non avesse la ragazza, non fosse gay.
Un pomeriggio, i due ragazzi erano soli in casa, Dario decise di andare in soggiorno per guardare alla TV un programma che gli interessava. Ma vide che Ivan stava già guardando un documentario.
"Ti dispiace se cambio canale? C'è un video alla MTV che voglio vedere." gli chiese scegliendo le parole per non iniziare un nuovo scontro.
"Non vedi che sto usando io la TV?" gli rispose Ivan, un po' seccato.
"Mica sono cieco, no? T'ho chiesto se mi lasci guardare la MTV."
"No."
"Senti... dopo tutto, quel documentario sugli scimpanzé..."
"Mi aiuta a capirti meglio!" gli rispose in tono ironico Ivan.
"E dai, Ivan..." gli disse cercando di toglierli dalle mani il telecomando. "Sii gentile..."
Ivan non glielo voleva dare, Dario gli andò addosso cercando di immobilizzargli il braccio e prenderlo, Ivan lo spinse via con forza, Dario gli mise un braccio attorno al torso per impedirgli di muoversi... e in breve erano sul tappeto, avvinghiati, che lottavano in silenzio.
Ivan, per farlo allontanare, iniziò a fargli solletico. Dario, ridacchiando, cercò di bloccargli le braccia. Ivan con un colpo di reni riuscì a sbilanciarlo e gli fu sopra. Gli sedette sul petto e gli afferrò i polsi, bloccandoglieli ai lati della testa, contro il pavimento.
"Allora?" chiese a Dario, "La pianti di rompere, sì o no?"
"No!"
"Vuoi che ti dia una lezione una volta per tutte?"
"Provaci!"
"Adesso ti faccio vedere io!" disse e cominciò a scivolare indietro con il bacino, tenendolo sempre fermo con le braccia e serrandogli le ginocchia attorno al torso.
Dario sentì che gli stava venendo una forte erezione e capì che, scivolando giù come stava facendo, Ivan presto l'avrebbe sentita premere contro il sedere. Si sentì afferrare dal panico. Tentò disperatamente di liberarsi.
Visto che non ci riusciva, disse precipitosamente: "Mi arrendo... dai, smettila, mi arrendo!"
Ivan ridacchiò divertito: "Oh, il grande uomo! Troppo tardi, adesso vedrai se non ti do una bella lezione!" e continuò a scivolare lentamente in giù: ora gli era sul ventre.
"Dai, basta... dai... T'ho detto che mi arrendo, no?" disse Dario avvampando, sempre più preoccupato.
"No!"
"Dai, se mi..." iniziò a dire Dario.
Ma proprio in quel momento il sedere di Ivan era sul suo pube, premuto contro la sua erezione. Ivan la sentì e lo guardò stupito, poi ridacchiò. Dario chiuse gli occhi, confuso, vergognoso.
"T'è venuto duro! Cos'è ti eccita avermi sopra?" gli chiese lievemente sarcastico.
"No..." gemette Dario, capendo però che era inutile negarlo.
Ivan lo sentì palpitare contro il sedere. "Ti piace... a te piace..." chiese a mezza voce, un po' ironico, un po' stupito.
Dario non rispose.
Ma, a quel punto, fu Ivan a sentirsi confuso: stava venendo una forte erezione anche a lui! Guardò Dario, gli occhi chiusi con forza, il volto arrossato... e pensò che era bello! Cioè, si disse confuso, non solo bello, ma che gli piaceva. Sentì nuovamente il membro duro dell'altro palpitargli contro ed il suo palpitò in risposta.
"A te piace..." mormorò Ivan. "Tu sei..."
"Sono un finocchio, sì!" gridò quasi Dario, con voce strana, quasi isterica. "E tu mi piaci... E adesso, sputtanami con mia madre, con tuo padre... gridalo a tutti, dalla finestra..." disse e lacrime scesero dai suoi occhi nonostante fossero strettamente serrati.
Ivan lo guardò esterrefatto, e quelle lacrime lo scombussolarono. "Perché dovrei?" gli chiese in tono sommesso. "Ma davvero tu, Dario..."
"Sì! Sì! Sì!"
"E tu... io... tu hai voglia di... di farlo con me?"
"Sì... Sì... Sì..." gemette in tono straziato Dario, le lacrime ancora più abbondanti di prima.
Ivan gli lasciò i polsi e, con le dita, cercò di asciugargli le lacrime.
"Lasciami andare..." si lamentò con un filo di voce Dario, completamente sconvolto.
"No... Aspetta..."
"E cosa, eh?" chiese, ed aprì gli occhi, e lo guardò con occhi talmente smarriti che Ivan ne sentì tutta la confusione, il dolore, il timore.
"Se... se tu, Dario... se sei gay e..."
"Sì che sono gay..." gemette l'altro.
"... e dici che... che io ti piaccio... cioè... vuoi dire che vorresti farlo con me..."
"Sì..."
"... allora, perché... perché m'hai sempre trattato come un... Perché ti sei comportato con me..."
"Perché? Per non fartelo capire... per resistere... per togliermiti dalla testa..."
"Ma non ci sei risuscito. Da quando vorresti..."
"Dal primo giorno che t'ho visto... Lasciami andare, dai..."
"Non ancora. Io... io non capisco, ma... Io non ci ho mai pensato... mai... però ora..." mormorò in tono incerto.
"Ora, cosa? Ti faccio schifo, ora?"
"No. Dario?"
"Che c'è, allora?" gemette il ragazzo.
"Perché a me... io non ci ho mai... non mi è mi interessato provarci con... con le ragazze ma adesso... a sentire che... che t'è venuto duro... a sapere che è per me..."
"Che cazzo stai dicendo?" gli chiese, confuso, Dario.
"Perché m'è venuto duro pure e me e... perché sento... ho voglia di... non lasciarti andare e di... baciarti?"
Dario spalancò di colpo gli occhi: "Baciarmi? Tu? Tu baciarmi? Mi stai pigliando per il culo?" bisbigliò, stupito, incredulo.
Ivan scosse il capo, guardandolo con espressione seria.
"E anche a te è... venuto duro?"
Ivan annuì.
Dario, che ora aveva le braccia libere, spostò una mano sul proprio ventre e la fece scivolare sulla patta di Ivan e premette lieve, a sincerarsi che fosse vero... e lo sentì: era duro, caldo, forte.
"Per me?" chiese totalmente stupito.
"Per chi sennò?"
"Ma tu... anche a te piacciono i ragazzi?"
"Pensavo proprio di no, ma... perché m'è venuto duro, adesso?"
"Mah... la lotta e..." bisbiglio Dario, confuso.
"E perché ho voglia di baciarti, eh?"
"Di baciarmi... Non lo so..."
"Posso?"
"Cosa?"
"Baciarti?"
Dario tremò, chiuse gli occhi e non rispose. Ivan si chinò lentamente su di lui, gli prese il volto fra le mani, accostò le labbra a quelle di Dario e ve le sfregò lievemente. Lo sentì fremere ed anche lui fremette.
Poi si staccò da lui, gli scivolò via da sopra e sedette sul tappeto.
Dario riaprì gli occhi, lo guardò e si sollevò a sedere. "Quello non era un bacio..." gli disse sottovoce.
"Mi sento così strano..."
"Tu non hai mai... con un ragazzo voglio dire..."
"Mai."
"Solo con le ragazze?"
"No, neanche. Solo una volta... tre anni fa... con una puttana."
"Tre anni fa? E poi... più niente?"
"Beh... con questa..." gli disse Ivan con un sorrisetto imbarazzato, mostrandogli una mano, ed arrossì lievemente, distogliendo lo sguardo da lui.
"E adesso... non sei incazzato con me? Adesso che sai di me?"
Ivan scosse il capo.
Dario gli prese una mano e la strinse lievemente. Ivan lo guardò di nuovo. Dario abbozzò un lieve, timido sorriso.
"E tu... hai voglia di farlo con me?" Ivan gli chiese incerto.
"Quello non era un bacio..." ripeté Dario. "Non hai detto che... t'era venuta la voglia di baciarmi?"
"Mi sento così... strano, adesso..."
"Anche io, però... Sei così bello, Ivan..."
"Anche tu... biondino. Ma tu... l'hai già fatto con... con altri ragazzi?"
"Sì..."
"Molti?"
"Qualcuno..."
"E... com'è? Ti piace?"
"Sono gay, no? Certo che mi piace."
"E... lo vuoi fare con me?" chiese Ivan.
Dario annuì. Entrambi distolsero gli occhi. Poi si guardarono di nuovo.
"Hai ragione... quello non era un bacio..." mormorò Ivan.
"E allora non vuoi... darmelo davvero?" chiese Dario.
"Non lo so... è tutto così... strano..." disse Ivan, ma sollevò le mani, prese il volto di Dario e lo attirò lentamente a sé.
"Strano?" sussurrò Dario mentre le loro labbra si sfioravano di nuovo.
"Sì..." bisbigliò Ivan e gliele premette contro.
Dario le schiuse, gli prese il labbro superiore fra le sue e succhiò lievemente, mentre gli cingeva il torso con le braccia e lo attirava a sé. Anche Ivan schiuse le labbra e passò la punta della lingua sul labbro inferiore di Dario. Le loro lingue si incontrarono, si toccarono timidamente, si massaggiarono lievemente l'una l'altra, il bacio divenne più deciso, più caldo, più profondo.
Poi, lentamente, si staccarono, i loro volti lievemente arrossati e ancora tanto vicini da non riuscire a mettersi a fuoco l'un l'altro, e i due occhi che sembravano sovrapporsi, come in un occhio solo, come quello di Polifemo, pensò Ivan, ma senza ironia...
Quindi si avvicinarono lentamente, ed il nuovo bacio divenne anche più caldo, più lungo, più profondo. Ivan si sentiva tutto il corpo in fiamme e sentì che non gli bastava baciarlo solamente. Un lungo, piacevole fremito percorse il suo corpo e sembrò focalizzarsi sul suo membro, ormai talmente duro da fargli quasi male.
Quando si staccarono ancora una volta, Ivan mormorò: "Io... non l'ho mai fatto... non ci ho mai pensato..."
"Ma ti piace... come ci siamo baciati."
"Sì ma..."
"Ma?"
"Mi sento strano e... e baciarti... ecco, un bacio... solo baciare... sento che..." disse con voce esitante, poi concluse, "... che non mi basta."
"Non ti basta?" chiese Dario sentendosi un forte calore per tutto il corpo. "Vuoi dire che..."
"Portami di là... sul letto..." bisbigliò Ivan ed arrossì, distogliendo gli occhi.
Dario guardò l'orologio: "Non abbiamo molto tempo... Da un momento all'altro torna Gaetano..."
"Ah... è vero..."
"E poi... non è meglio se tu... se magari ci ripensi e... e se ti senti veramente sicuro di volerci provare davvero?"
"E se poi ci ripenso e ti dico di no... poi tu ricominci a fare lo stronzo con me?" gli chiese Ivan con un sorrisetto.
"No. Non ho più un motivo, adesso che... che sai." Poi precisò, con un sorriso furbetto: "Se tu non fai lo stronzo con me."
"Mi sento strano, Dario... da una parte ho voglia, ma dall'altra mi sento così... incerto..."
"Quale parte, la destra o la sinistra? Il davanti o il dietro?" scherzò.
"Stronzo!" gli disse Ivan, ma con un sorriso, poi aggiunse "Non dire cazzate!"
"Ehi! Se ti metti a dire parolacce tu... devo smettere io!" rise Dario.
"Forse un po' meno tu e un po' più io, potrebbe andare bene, no?"
"E magari, così, facciamo contenti tuo padre e mia madre."
"Se solo... se solo riuscissero a rimettere le cose a posto..."
"Se ci stiamo riuscendo noi due... magari ci riescono anche loro, no?"
"Tu facevi lo stronzo perché volevi scopare con me! Ma loro mica hanno problemi a scopare, no?" gli fece notare Ivan.
"Io credo che litigavano per colpa nostra. Proprio perché noi due si litigava."
"Ma dimmi tu! Dobbiamo metterci a scopare noi due, per far andare d'accordo loro due!" rise Ivan scaricando così la tensione ed iniziando a rilassarsi.
"Le colpe dei figli ricadranno sui loro padri!" rise anche Dario.
"Tu sei tutto matto!" rise ancora Ivan.
"E tu sei tutto bello!"
"Anche tu sei bello."
"E tu pure sei matto!"
Gaetano li trovò, seduti sul tappeto in soggiorno, che ridevano tutti e due. Li guardò sorpreso, ma non disse niente.
"Ciao, papà!" lo saluto Ivan, alzandosi in piedi.
"Tutto bene?" gli chiese Dario, alzandosi anche lui.
"Eh? Uhm... sì certo, tutto bene, ragazzi. Chi di voi mi farebbe un caffè?"
"Te lo faccio io!" disse Dario.
"No, io! Il padre è mio!" rise Ivan.
"Beh, mica è merito tuo, se è tuo padre!" rispose Dario e corsero, spintonandosi, tutti e due in cucina.
Gaetano scosse il capo, meravigliato che quei due, improvvisamente, avessero iniziato a comportarsi come due... fratelli! E quello non fu che l'inizio di un vistoso cambiamento.
Anche Franca, quando chiuse il negozio e salì in casa, notò subito che c'era un'aria nuova. Stava preparando la cena, quando Dario entrò in cucina.
"Mamma, vuoi che preparo la tavola?" le chiese in tono indifferente.
"Mah... se non hai meglio da fare..." rispose cercando di dissimulare il suo stupore.
"Esatto. Mi stavo annoiando, perciò..." disse Dario.
"Ivan? È in camera sua?"
"Boh. Che ne so, io. Farà i caa...voli suoi, no? Mica sono il suo guardiano."
"Toh, proprio la risposta che aveva dato Caino riguardo ad Abele." gli disse ironica la madre.
"Non te l'ho ammazzato, il tuo caro Ivan, sta tranquilla. Dopo tutto non è malaccio. Ha il senso dell'umorismo."
"Ah, sì? Ma non hai sempre detto che è un rompipalle?"
"Ma io ho le palle corazzate!" rise Dario facendo spallucce.
A volte, dopo quel giorno, i due ragazzi si beccavano ancora, perché non si cambia dall'oggi al domani, ma il cambiamento nel loro rapporto era evidente.
Gaetano chiese a Franca: "Cos'hai fatto, per far cambiare così l'atteggiamento dei nostri figli?"
"Io? Niente. Credevo che eri stato tu a fargli la paternale."
"No... A Ivan no, perché in fondo era lui che... subiva..."
"Beh, a Dario... Io non glien'ho fatte di ramanzine perché quello... avrebbe quasi certamente reagito al contrario, col caratterino che ha. Ma non è cattivo, Dario. E forse sta maturando, anche grazie a te e Ivan, non credi?"
"Uno non sa mai cosa fare per tirar su bene un figlio..."
"Il tuo, l'hai tirato su bene. Sei stato un buon padre..."
"Anche tu hai fatto un buon lavoro con Dario, nonostante la scorza."
"Mia o di Dario?" Franca chiese, un po' battagliera.
"Facciamo di tutti e due, per non fare ingiustizie..." disse Gaetano con un sorriso che era un'offerta di pace.
"Se Dario avesse avuto un padre come te, invece di quel... lasciamo perdere, va!"
"Non ci pensare, a quello. E tu... sei quello che mancava a Ivan..."
"Uno fa del proprio meglio..." mormorò Franca.
"Sono due bravi ragazzi e pare che stanno cominciando ad andare d'accordo..."
Franca sospirò: "Era ora."
Sì, i ragazzi andavano sempre più d'accordo. Per alcuni giorni non tornarono più sul discorso che l'arrivo di Gaetano aveva interrotto. Finché un pomeriggio, liberi da impegni di scuola o degli allenamenti di nuoto, si trovarono soli in casa.
Ivan era in camera sua che stava scrivendo uno dei suoi racconti, quando Dario bussò alla porta.
"Vieni!" disse Ivan e stava per mettere via i fogli, ma poi li lasciò sulla scrivania.
"Che stai facendo?"
"Scrivo."
"Cosa?
"Un racconto..."
"Non lo sapevo che tu scrivi racconti."
"Non lo sa nessuno, neanche papà... che mi direbbe che è tempo sprecato."
"Se ti piace scrivere, perché ti sei iscritto a ingegneria?"
"Perché papà ha deciso così."
"Ma sei maggiorenne, no?"
"Ma mi mantiene lui, no? Coi suoi soldi è logico che faccia quello che vuole. Comunque... non è che mi scoccia fare ingegneria."
"Mia madre vuole che faccio medicina... Vedremo."
"Ormai ci sei quasi. Quest'anno hai la maturità..."
"Spostati un po', dai..."
"Eh? Cosa?"
"Ho voglia di sedermi sulle tue gambe e di... baciarti... Non ti va?"
Ivan sorrise e girò un po' la sedia. Dario gli sedette a cavalcioni sulle gambe, lo prese fra le braccia e lo baciò. Ivan rispose con piacere al bacio e subito si sentì eccitato. Lo strinse a sé, continuando a baciarlo, finché sentirono uno l'erezione dell'altro.
"Hai voglia?" gli chiese Ivan, staccando appena le labbra.
"Adesso... se hai voglia anche tu... il tempo ce l'abbiamo."
"Perché non vieni sul mio letto, allora?" mormorò Ivan, un po' incerto, ma anche deciso a compiere il grande passo.
Dario si alzò, gli sorrise, gli prese una mano e lo attirò verso il letto. Si stesero su un fianco e si abbracciarono di nuovo, intrecciando le gambe, e ripresero a baciarsi.
"Lo sai che non ho mai baciato nessuno, prima?"
"Ti piace?" gli chiese in tono soffice Dario.
Ivan non rispose ma lo baciò di nuovo. Spinsero le loro erezioni uno contro l'altro, e le sentirono attraverso i panni. A poco a poco, si tolsero gli abiti l'un l'altro, fino a restare con le sole mutande indosso. Di nuovo intrecciarono le membra e si baciarono.
"Ti piace?" chiese di nuovo Dario.
"Forse io... io non ho mai cercato una ragazza... perché aspettavo te. Chi sa?"
"Anche prima di conoscermi?"
"Anche, certo. In questi giorni ho cercato di immaginare come sarebbe stato... farlo con te."
"Anche io..."
"Ma tu, Dario, hai già le idee chiare. Io... solo teoricamente. A te... come piace farlo?"
"In tutti i modi... Succhiarlo... farmelo succhiare... metterlo... farmelo mettere... Specialmente con te."
"Perché, specialmente con me?"
"Perché... tu non sei un ragazzo qualsiasi. Perché mi piaci un sacco..."
"Devi... vorrei... Se tu... se tu, allora, fai a me una cosa, io poi so come ti piace che te la faccio a te..." disse, ed arrossì.
Dario sorrise a quel rossore. Gli sfiorò le labbra con un polpastrello: "Lo sai che sei proprio bello?"
"Anche tu, biondino. Mi piaci."
"Ti senti davvero pronto a... fare di tutto?"
"Non proprio, ma... ma voglio almeno provarci."
"Dobbiamo usare i preservativi. Anche se tu sei quasi certamente pulito... io l'ho fatto con altri ragazzi, perciò..."
"Ma non li hai usati, con gli altri ragazzi?"
"Sì, certo, sempre! Però... meglio non rischiare, no?"
Ivan annuì, poi scese con entrambe le mani all'elastico degli slip di Dario e glieli spinse giù. Anche Dario allora glieli tolse. Seduti sul letto, si guardarono fra le gambe i bei membri eretti.
"Sei bello anche qui!" gli disse Dario, carezzandoglielo.
"Anche tu. Non ci avevo mai pensato..."
"A cosa?"
"Che fosse bello anche il... cazzo!"
"E perché no?"
"Giusto, e perché no?"
Si stesero di nuovo e finalmente iniziarono a fare l'amore. Dario lo guidava, Ivan seguiva con crescente piacere...