Neanche il periodo passato ad Oxford per perfezionare l'inglese aveva fatto avvicinare Dario e Ivan. Ognuno dei due sembrava evitare l'altro e s'era aggregato ad un diverso gruppo di compagni. Quando erano tutti assieme e parlavano inglese, Dario e Ivan pareva si divertissero a sottolineare gli errori dell'altro ed a fargli fare brutta figura.
Una volta Ivan aveva detto che il suo materasso era troppo morbido, ma invece di dire "soft" aveva detto "morbid" che significa "morboso" e subito Dario gli aveva detto: "E che, vorresti scoparti il materasso? Oh, abbracciami, fammi un bel pompino!"
"Smettila, cretino!" gli aveva sibilato Ivan rendendosi conto dell'errore e imbarazzato per le risate degli altri compagni.
Un'altra volta era stato Dario a dire "I feel so hot" invece di dire "I suffer from the heat" per dire che pativa il caldo, e prontamente Ivan gli aveva detto: "e allora vai a menartelo al cesso e calma i tuoi bollori!" e i compagni l'avevano preso in giro per un po'.
Non perdevano occasione per beccarsi, per prendersi in giro, sviluppando una crescente antipatia.
Eppure, al tempo stesso, Dario si sentiva, almeno su un piano fisico, sempre più attratto da Ivan, che finalmente aveva anche visto nudo. Doveva ammettere che, per quanto gli stesse sullo stomaco, non aveva mai visto un ragazzo così bello. Ma questo non faceva che renderlo anche più teso e irritato nei suoi confronti.
Tornati a casa, se anche cercarono di attenuare, di fronte ai genitori, la loro reciproca antipatia, la tensione in famiglia si sentiva.
Gaetano e Franca se ne resero conto e ne discussero. Ma capitò che mentre Gaetano difendeva Dario, che in qualche modo aveva un carattere più congeniale al suo, Franca difendeva a spada tratta Ivan, che le piaceva molto.
Questo, invece di avvicinarli, dato che ognuno difendeva il figlio dell'altro, iniziò a creare frizioni anche fra di loro. All'inizio, piccole cose, ma, col passare del tempo, divennero via via più frequenti, più evidenti.
I ragazzi si resero conto che qualcosa non andava fra i loro genitori, anche se non avevano mai assistito alle loro discussioni, ma non immaginavano minimamente di poter essere stati loro, o il loro comportamento, ad innescare quel meccanismo, anche se ad un certo punto aveva cominciato a progredire da solo.
Sempre più spesso infatti Gaetano e Franca si rimproveravano tratti del loro carattere, ed anche il modo in cui avevano allevato i rispettivi figli.
"Tu, invece di aiutarmi a far diventare Dario un po' meno aggressivo e maleducato, lo difendi, gli dai corda, e se il suo comportamento mi infastidisce, tu ridacchi e dici che esagero!" gli disse una volta Franca.
"E tu allora, che lodi sempre quel rammollito di Ivan?" le rinfacciò Gaetano.
"Non è per niente un rammollito! Solo perché non dice sempre cazzo e stronzo e cose del genere come Dario. Non sono quelle espressioni che rendono virile un uomo, possibile che non lo capisci? Ivan è un ragazzo a posto!"
"No che non lo capisco! E se ti sei sposata con un cretino, è colpa tua!"
Insomma, le cose, se pure lentamente, sembravano andare di male in peggio. La tensione in casa era sempre più avvertibile. Come Ivan e Dario si beccavano quando i genitori non erano nei dintorni, così Gaetano e Franca lo facevano quando erano soli.
Finché una sera oltre mezzanotte Dario, che s'era svegliato per andare in bagno, che confinava con la camera dei genitori, captò un pezzetto di un'ennesima discussione fra la madre e Gaetano, che gli fece letteralmente rizzare i capelli in testa.
"... hai solo da andartene e chiedere il divorzio! Tanto sai già come si fa, no?" aveva esclamato Franca a voce bassa.
"Perché tu non lo sai! Se ti diamo tanto fastidio, Ivan e io..."
"Tu, non Ivan! Tu e il tuo maschilismo di bassa lega!"
"Ma piantala. Io non sono per niente maschilista!"
Poi avevano abbassato il tono e Dario non era riuscito a sentire altro. Ma quei pochi scambi di battute l'avevano agghiacciato. A lui Gaetano piaceva, era contento di averlo in casa, e gli sembrava l'uomo giusto per sua madre. E allora, che cavolo stava succedendo?
Agitatissimo, senza farsi sentire, era uscito dal bagno, era entrato in camera di Ivan e l'aveva svegliato, scuotendolo.
"Eh? Che c'è? Che vuoi?" gli chiese Ivan con aria stranita. "Che cavolo ci fai, qui?"
"Ho sentito mamma e Gaetano... che litigavano..."
"Che stai pure ad origliare, adesso?"
"E parlavano di divorziare!"
Ivan saltò su a sedere come una molla, completamente sveglio: "Eh? Che? Ma no, non è possibile..."
"Non ti sei accorto che ultimamente sorridono sempre meno? Che si scambiano il minimo di parole?"
"Beh... sì, ma... Cavolo, divorziare? Ma se tua madre è... è in gamba! È la donna giusta per papà, secondo me."
"E secondo me tuo padre è l'uomo giusto per mamma, però... quello che ho sentito... parlavano di divorzio..."
"Cioè, vogliono divorziare? Hanno deciso?"
"No, ma mia madre ha detto: se vuoi divorziare, sai come si fa. Hai solo da andartene... ha detto."
"Non è possibile... Cavolo, Dario, tu mi stai sulle palle, è vero, però... però io non voglio che divorziano! Non un altro divorzio, cavolo!"
"Qui ci sta meglio cazzo che cavolo! Anche tu mi stai sul cazzo, ma tuo padre mi piace. E poi... per mamma è stata una brutta botta divorziare da papà e se... e se fallisce di nuovo..."
"Ultimamente c'era tensione fra loro, ma pensavo che magari passava. A volte capita che c'è qualche problema in una coppia, però..." mormorò Ivan.
"Tuo padre è mille volte meglio di mio padre e..."
"Anche tua madre, mi fa più da madre della mia, che se n'è andata e non mi manda manco più gli auguri..."
"Dobbiamo farli restare assieme!" disse Dario in tono deciso.
"Ma come? Se già parlano di divorzio... Dio, si sono sposati solo da un anno!"
"Beh, mamma ha detto 'se' vuoi divorziare. Mica ha detto che lei vuole divorziare." gli fece notare Dario.
"Senti... adesso non possiamo fare niente. Dormiamoci sopra. Poi, domani... io cerco di sondare mio padre e tu tua madre, d'accordo?"
"Sì, va bene. Sì, facciamo così, poi ne parliamo di nuovo io e te. D'accordo?"
"Certo, d'accordo."
Il giorno dopo, appena Gaetano tornò a casa dall'ufficio, Ivan gli chiese se aveva voglia di andare fuori con lui.
"Fuori? Dove? A fare che?"
"Ho... bisogno di parlarti, papà e..."
"Qualche problema?" gli chiese accigliato.
"Beh, sì..."
"Andiamo."
Uscirono e si misero a camminare lungo la via, fianco a fianco.
"Allora?" gli chiese Gaetano.
"Cosa c'è che non va fra te e Franca, papà?"
"Niente. Perché?"
"E dai! Se non me lo dici a me, con chi ne vuoi parlare?"
"Ma niente... Magari è solo... solo un periodo di adattamento... sai... in fondo ognuno di noi due è fatto a modo suo..."
"Ma all'inizio... sembravate due colombi e adesso..."
"Adesso, cosa?"
"Mah... certi silenzi... musi lunghi..."
"Ma no... magari solo un po' di stanchezza e..."
"Ti stai stancando di lei?" gli chiese Ivan, in tono un po' allarmato.
"Ma no, non di lei... di certe... situazioni... Capita... Bisogna essere in due a voler fare andare bene le cose."
"Papà, Franca... è una donna in gamba..."
"Perché te le dà tutte vinte? Perché quasi le piaci più tu che Dario?" gli chiese Gaetano, un po' ironico.
"Ma che c'entra. Ti puoi immaginare se non vuole bene a Dario. E vuole bene anche a me, d'accordo. Ma il problema mica siamo Dario e io, siete tu e lei."
"Ma non c'è nessun problema..."
"Tu non me la dai a bere..." gli disse Ivan.
Non voleva dirgli che Dario aveva sentito una parte di una loro discussione, ma voleva farlo aprire, farsi dire dove fosse il problema.
"Ormai ho diciotto anni, non sono più un ragazzino. Dimmi cosa c'è che non va." insistette Ivan.
"Ma niente. Solo un po' di nuvole, ma capita in ogni coppia e, come sono venute, se ne andranno." disse il padre, e Ivan capì che sarebbe stato inutile insistere.
Oltretutto per Ivan era stato, in qualche modo, difficile cercare di far "sbottonare" il padre.
Dario invece, proprio per il suo carattere, affrontò la madre in un altro modo. Era andato in negozio e, approfittando di un momento in cui non c'erano clienti, le disse, in tono deciso: "Mamma, vieni fuori e facciamo due passi, perché ti devo parlare."
Franca lo scrutò chiedendosi che avesse da dirle, ma annuì ed uscì con lui.
"Che cazzo sta succedendo, fra te e Gaetano?" le chiese appena furono fuori.
"Fra me e Gaetano? Niente."
"E dai, chi credi di pigliare in giro! Cazzo, da un po' di tempo in qua, parete quasi cane e gatto!"
"Perché, fra te e Ivan?" ribatté un po' accigliata la madre.
"Ma io mica me lo sono sposato, quella pera cotta di Ivan! Il problema siete voi due, non noi ragazzi."
"Ma di che problema vai parlando?"
"Del vostro divorzio."
"Che? Ma dai i numeri?"
"Proprio per niente. T'ho sentita, sai, quando dicevi a Gaetano che se vuole divorziare, sa bene come si fa."
"Ma no, Dario! Quando si discute un po' troppo animatamente, si dicono anche cose che uno non pensa. Quante volte t'ho detto che t'ammazzerei, ma mica ho intenzione davvero di diventare un'assassina, no?"
"Quando si dicono queste cose, un po' di verità dentro c'è sempre."
"Ma non dire cavolate! Ti puoi immaginare se io davvero ti vorrei ammazzare! Cavolo, sei mio figlio!"
"Come se non succedesse che genitori ammazzano i figli o i figli fanno fuori i genitori."
"Beh, non io di sicuro!"
"Comunque, il problema siete Gaetano e tu."
"Ma no, di che problema parli?"
"Quando si litiga, ma poi si fa la pace con un bacio... o con una bella scopata, non c'è nessun problema. Ma voi, questa pace, pare proprio che non la fate e che anzi le cose vanno sempre peggio. Cazzo, mamma..."
"Sai che non mi piace che continui a dire cazzo ogni due frasi..."
"Non cambiare discorso. Gaetano è tre volte meglio del tuo primo marito, è l'uomo giusto per te, e è tre volte meglio di mio padre e, cazzo, non lo voglio perdere!"
"Sì, solo perché prende sempre le tue parti." disse con un accento di sarcasmo la madre.
"Beh, anche per quello, perché no? Ma è davvero l'uomo giusto per te!"
"Permetti che sia io a decidere chi è l'uomo giusto per me?"
"Cos'è, è passato solo un anno e hai già cambiato idea? D'accordo, Gaetano avrà i suoi difetti, ma cazzo, dove lo trovi un altro come lui, eh?"
"E piantala di dire cazzo!"
"E piantala di pensare solo a quella parola e cerca di starmi a sentire!"
"Ti sto a sentire, no?"
"No, stare a sentire significa ascoltare, capire."
"E va bene, ho capito. Stiamo solo passando un momento difficile, ma..."
"Un momento un po' troppo lungo! E le cose invece di migliorare a me mi pare che vanno sempre peggio!"
"Ma no... no... E comunque, per andare d'accordo, bisogna essere in due."
"Cioè, vorresti dire che tu fai tutto per far andare bene le cose ma Gaetano no? Non ci credo!"
"Non ho detto questo. Non mi mettere in bocca cose che non dico! E adesso torno in negozio, ché dobbiamo riorganizzare lo scaffale dei modellini di moto che, grazie a Valentino Rossi, stanno tirando bene."
"Sì... per te è più importante il negozio che Gaetano!"
"Guarda che se mangi, ti vesti bene e studi, è proprio grazie al negozio! E a tutto il lavoro che ci metto! Sì, fate presto a parlare, voi ragazzi! Sei quasi maggiorenne... cerca di diventarlo anche dentro la testa, Dario!"
"Se divorzi da Gaetano, io gli chiedo di prendermi con lui... E ti lascio il tuo adorato Ivan!"
"Ci guadagno io, con lo scambio! Va a studiare, va, che è meglio." gli disse Franca rientrando, seccata, in negozio.
Dario, restato solo sul marciapiedi, mormorò sottovoce: "Certe volte è proprio stronza, mia madre!" e tornò in casa.
Gaetano non c'era. Ivan stava spazzando il corridoio.
"Oh, ecco la servetta preferita di mia madre che fa i lavori domestici!" gli disse in tono ironico.
"Se facessi anche tu, Dario, qualcosa per la casa, staremmo tutti meglio. Non capisci che tua madre lavora già tutto il giorno e che dovresti darle una mano tu pure, qui in casa?"
"Quelli sono lavori da femmina."
"Quanto sei cretino! Anzi, stronzo. Scopare non è né un lavoro da maschio né da femmina!"
Dario fece un risolino malizioso: "Comunque è un lavoro da fare in due! Io preferirei scopare IN corridoio, piuttosto che IL corridoio!"
"Quanto sei stronzo..."
"Piuttosto... ho appena parlato con mia madre. Tu hai parlato con tuo padre?"
"Sì... senza cavare un ragno dal buco. E tu?"
Si raccontarono le conversazioni che avevano avuto coi loro genitori, e videro che nessuno dei due aveva avuto successo. Erano preoccupati.
Poi Dario disse: "Senti, Ivan... dato che è evidente che tu leghi meglio con mia madre e io con tuo padre, perché non proviamo a invertire le parti?"
"Invertire... come?"
"Ma sì, dai! Tu provi a parlare con mia madre e io con tuo padre. Chissà che riusciamo a capire che cazzo gli sta prendendo e a fargli capire che sarebbero due stronzi a divorziare. Saranno cazzi loro, ma cazzo, riguarda anche noi due no? Che ne dici?"
"Sì... forse... Comunque ci dobbiamo provare. Anche io non voglio che divorziano... anche se questo significa che ti devo sopportare."
"Cosa reciproca. E facciamo ancora 'sta prova e speriamo di capire cosa sta succedendo a quei due."
Così, alla prima occasione in cui riuscì ad essere da solo con Franca, Ivan affrontò il problema.
"Franca... posso farti una domanda?"
"Certo. Qualche problema, Ivan? Hai una faccia così seria..."
"Sì, ecco... Tu potrai dirmi che non sono affari miei, ma ho l'impressione che fra te e papà le cose non stanno andando bene..."
Franca emise un lieve sospiro: "Non proprio bene, hai ragione."
"Papà a volte è... pesante, lo so, però... A me dispiace che non andate più d'accordo. Io sto molto bene con te. Voglio bene a papà ma anche a te e se... se voi due..."
"Anche io sto molto bene con te, Ivan, e ti voglio bene. Sì, hai ragione, pare che ultimamente Gaetano e io... non si riesca più a capirci."
"Ma andava tutto bene, quando vi siete messi insieme, no? Voglio dire... era un piacere vedervi andare d'amore e d'accordo... E eravamo una bella famiglia, noi quattro... Cos'è cambiato?"
"Ma non lo so. Niente di grave, niente di... però... Forse è solo una fase che dobbiamo superare."
"Ma la volete superare?" chiese Ivan in tono accorato.
"Bisogna essere in due a volerlo."
"Papà dice la stessa cosa... Ma mi pare quasi che... che nessuno di voi due vuole fare il primo passo per appianare le cose con l'altro. Scusami, Franca, lo so che io sono solo un ragazzo e che... che non posso pretendere di insegnare niente a voi due. Ma non voglio... non vorrei che... che arrivaste a divorziare. Non voi due."
"Ma no, Ivan. Mica si è ancora parlato di divorziare..."
"Non ancora... ma se continua così... Io... vorrei tanto poter fare qualcosa per... per voi due, però... Sono solo un ragazzo."
Franca lo abbracciò teneramente: "Sei un carissimo ragazzo, dolce, buono. Non ti devi preoccupare... non troppo... Io credo... spero... che sia davvero solo un periodo 'no', ma che passi. Non siamo ancora arrivati ai ferri corti..."
"Non ancora..." ripeté in tono sconsolato Ivan. "ma se continuate così... io ho l'impressione che le cose stanno peggiorando e... e non mi piace."
"Neanche a me piace, Ivan. E va bene, ti prometto che... che cercherò di fare io il primo passo, d'accordo?"
"Ma qual è il problema fra voi due? Com'è cominciata questa... questo problema?"
"Sai, a volte si vedono le cose in modo diverso e... e forse si è un po' troppo sicuri del proprio modo di vederle... e un po' troppo testardi... A volte si sbaglia perché si dà più peso a quello che non ci piace, invece che a tutte le cose che ci piacciono nell'altro..."
"Beh... scusa, Franca, se ho messo il naso nelle vostre cose, nella vostra relazione ma... se siamo una famiglia... le vostre cose sono anche un po' nostre, di Dario e mie... penso."
"Sì, e mi pare che la pensi giusta. Non ti devi scusare, Ivan, anzi, mi ha fatto molto piacere che tu sei così preoccupato per noi due e che me ne hai voluto parlare."
Ivan annuì, ma si sentiva un po' deluso per non essere riuscito a capire l'origine concreta di quella situazione, ed impotente per non aver potuto fare niente per aiutare a risolverla.
Dario, a sua a volta, chiese a Gaetano se per favore lo portava a fare un giro in macchina, in modo di parlare tranquillamente...
"Qualche problema, giovanotto?" gli chiese Gaetano appena partito.
"Sì. Senti Gaetano, cosa c'è in mia madre che non va, che volete divorziare?"
"Divorziare? Ma no... Perché dici che..."
"E dai, vi ho sentiti parlare di divorzio!"
"Beh... non proprio... non seriamente..."
"Sì, non seriamente! Vi stavate raccontando le barzellette! E dai, Gaetano, non mi prendere per il culo!"
"C'è qualche problema fra tua madre e me, è vero, però..."
"E chiamalo qualche problema! Cazzo, ogni giorno la tensione in casa pare aumentare che ancora un po' e si può tagliare col coltello! Cosa fa mia madre che non ti piace?"
"Cosa ti fa pensare che sia colpa di tua madre e non mia?"
"Perché la conosco. Quando ci si mette, sa scassare le palle meglio che se avesse fatto un master per scassapalle!"
Gaetano sorrise: "Il problema è che... ci si è cominciati a rinfacciare a vicenda alcune cose e così..."
"Quali cose? E dai Gaetano, perché non la pianti di girarci intorno? Mica sono più un bambino, no?"
"Beh... sai... per esempio... come io ho tirato su Ivan e come tua madre ha allevato te..."
"Cioè?" chiese Dario, un po' stupito.
"Cioè... tua madre s'è scocciata perché io ti difendo e anche io con lei perché difende Ivan."
"Ma questo... non dovrebbe... non è una bella cosa? Voglio dire, evidentemente io ti vado a genio e a mamma va a genio Ivan. Se fosse al contrario, sarebbe peggio, no?"
"Io vorrei che Ivan avesse un carattere più simile al tuo e..."
"E mia madre che io fossi un po' più come Ivan. Questo l'ho capito. Ma allora, litigate per colpa nostra?"
"Non è che litighiamo veramente... diciamo che discutiamo... un po' troppo... duramente. E non è che sia colpa vostra. Anche se... certo..."
"Anche se, cosa?"
"Il fatto che voi due non riuscite ad andare d'accordo..."
"E che c'entriamo noi due... che non andiamo d'accordo... Scusa, Gaetano, ma non capisco."
"Io difendo te... tu madre difende Ivan... e da lì... Io dico che è colpa sua che dà corda a Ivan... e Franca dice che è colpa mia che do troppo ragione a te..."
"Oh cazzo! Cioè... perché Ivan e io ci comportiamo come due stronzi... litigate tu e mamma?" chiese Dario sgranando gli occhi, quasi incredulo.
"Tua madre, per esempio, dice che tu non aiuti in casa, e invece Ivan lo fa... E io le dico che è colpa sua se non t'ha abituato ad aiutare... E io le dico che Ivan è troppo un rammollito, nonostante io ho cercato di tirarlo su forte come deve essere un ragazzo, un uomo... come sei tu. E lei dice che se essere sboccati è essere veri uomini, sono un maschilista stupido, e che preferisce la gentilezza di Ivan alla tua... schiettezza. Vedi, ogni volta che Ivan e tu vi beccate, non andate d'accordo, fra Franca e me viene fuori una nuova discussione e... spesso... io approvo te e critico lei e lei approva Ivan e critica me."
"Oh cazzo... cazzo! Cioè voi due litigate perché litighiamo noi due? Cioè... se noi due andassimo d'accordo... Il problema fra voi due è solo questo? Davvero non c'è niente altro?"
"Sì e no, Dario. Sai come capita, Dario... Magari si è tesi e scocciati perché uno russa e l'altro scalcia durante la notte, però mica si litiga per questo che è involontario, ma si tira fuori qualche cazzatella come il fatto che uno vuole andare in montagna e l'altro al mare. Non so se mi sono spiegato."
"E perché, allora, non ci avete detto semplicemente di smetterla di litigare e prenderci per il culo, Ivan e io?"
"Ci abbiamo provato a cercare di farvelo capire ma... mica possiamo cambiarvi il carattere, no? Se voi due non riuscite ad andare d'accordo..."
Dario era completamente stupito. Non avrebbe mai pensato, lontanamente immaginato che per il suo atteggiamento nei confronti di Ivan... e quello di Ivan nei suoi... stavano rovinando il rapporto fra i loro genitori.
"La colpa è mia..." disse a mezza voce.
"Per cosa?"
"Ivan ha un buon carattere... non è vero che è un rammollito come dici tu... Se non ero io a prenderlo per il culo, a trattarlo male, lui mica avrebbe mai... Solo che io... magari come reazione perché non avevo un uomo in casa... Sai... le parolacce... farmi vedere forte, magari testardo... sfidare mia madre per farle vedere che sono forte, che sono uomo..."
"A me piace, il tuo carattere... mi piace abbastanza e non è una parolaccia in più o in meno che..."
"E magari Ivan, a modo suo, non avendo una donna in casa... magari senza volerlo... ha tirato fuori quella... dolcezza che magari voleva ricevere... E per questo piace a mamma. Ivan fa i lavori di casa senza storie, io non li ho mai voluti fare..."
"Sai, essendo due uomini soli in casa, sia io che Ivan si è dovuto imparare a fare tutti i lavori di casa. Per te è stato naturale e... anche comodo lasciarli fare a lei..."
"Sì... deve essere così, come dici, ma... Gaetano, io non voglio che tu e mia madre divorziate! Io non voglio perderti, cazzo! Mi sei più padre tu che quello stronzo che m'ha messo al mondo. Te l'ho già detto, no?"
"Sì, me l'hai già detto e è una cosa che mi fa piacere."
"Gaetano... io... io posso provarci a fare meno lo stronzo con Ivan, se questo serve e... e se non è troppo tardi. Ma promettimi anche tu che... che ci provi, con mia madre a... a sopportarla e... Guarda che quella Franca che hai conosciuto e che te ne sei innamorato... c'è ancora tutta. Anche se magari adesso fai fatica a vederla ancora. Cazzo, Gaetano, adesso che finalmente ho un famiglia... beh, sai, fra fratelli mica sempre si va d'accordo e..."
"E tu e Ivan non siete neanche fratelli, vi siete trovati assieme solo perché Franca e io ci si voleva mettere assieme. Non vi siete scelti, voi due. Vi abbiamo... imposto di convivere."
"Ma neanche un fratello vero, uno mica se lo sceglie. Te lo trovi e te lo devi tenere."
"Giusto. Però si cresce assieme fin da piccoli, non ci si trova a dover vivere con un fratello già adulto, o adolescente, così di colpo. Io capisco che fra voi due le cose non vadano nel migliore dei modi, anche se, logicamente, mi piacerebbe se riusciste a legare."
"Io non ti prometto niente, però... se davvero ad andare d'accordo fra me e Ivan riesce a far migliorare le cose fra voi due... io ci provo."
"E magari riesci ad avere un po' di buona influenza su Ivan e a farlo diventare più deciso, forte di carattere, più... uomo."
"Forse... forse dovrei cercare di cambiare anche io... un po'."
"Trovarvi a metà strada, probabilmente. Come forse dovremmo fare anche Franca e io." gli disse Gaetano con un sorriso.
Quando Dario tornò a casa, aveva deciso di non dire niente a Ivan di quanto aveva scoperto, capito. Perché, si disse, se pensa che io cerco di cambiare nei suoi riguardi solo per questo, magari ci sta pure, ma le cose fa noi non cambiano.
Il problema, anche se Dario non l'aveva messo a fuoco, era la forte attrazione fisica che provava nei confronti di Ivan: per combatterla, di fatto, aveva sempre inconsciamente fatto in modo di allontanare Ivan da sé, di non permettere che si creasse intimità fra di loro.
Quando si videro, Ivan gli chiese: "Allora, sei riuscito a capire qualcosa, da mio padre?"
"Macché. Le solite mezze frasi e i soliti non è niente, passerà. E poi dicono che siamo difficili noi ragazzi, che beato chi ci capisce. Beato chi capisce loro, piuttosto."
"Comunque, dicono che non è vero che vogliono divorziare, no?"
"Sì, ma tu ci credi? O quei due tornano a stare bene insieme come i primi tempi, o alla fine, presto o tardi, se ne vanno ognuno per la sua strada."
"Beh... almeno ti liberi di me." gli disse Ivan, guardandolo in tralice.
"Se mi potessi liberare solo di te ma non di Gaetano, ci metterei la firma."
"Guarda che la cosa è reciproca. Ma il problema non siamo io e tu, sono i nostri genitori."
"D'accordo. E secondo me, il problema è soprattutto mia madre." disse Dario, pensieroso.
"E perché? Cos'ha tua madre che non va?"
"È... pistina, non te ne fa mai passare una liscia, vuole sempre avere l'ultima parola..."
"Proprio come te, insomma."
"Ma non dire cazzate! Io, come mia madre! Cos'è la cazzata delle diciassette e quindici?"
"Non lo sai perché di solito chi critica quello che fanno gli altri, non fa nulla di concreto per cambiare la situazione? Perché si è troppo stancato a criticare. Tu che fai per andare incontro a tua madre? Sì e no che ti rifai il letto."
"E che ne sai, tu? Vieni a controllare in camera mia?"
"Non c'è bisogno, ormai ti conosco."
"Ma che cazzo conosci tu di me? Niente, anzi, niente di niente. Che ne sai cosa sento, cosa penso, cosa voglio, cosa spero, cosa desidero, eh?"
"Quello che tu mi lasci vedere. Il modo come ti comporti. E d'altronde anche tu non sai niente di me."
"Sai che me ne frega di..." iniziò a dire Dario, in tono aggressivo.
Ma si fermò: non era certo così che avrebbe potuto smussare le cose fra lui e Ivan, e perciò aiutare Gaetano e sua madre a tornare a stare bene insieme, a voler rimanere insieme.
Si morse un labbro, sbuffò dalle narici, ed annunciò: "Io vado a studiare in camera mia!"