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una storia originale di Andrej Koymasky


pin PAPÀ E MAMMA CAPITOLO 3
UN CASUALE INCONTRO

Gaetano, per il diciassettesimo compleanno di Ivan, aveva deciso di regalargli qualcosa per i suoi diorami. Non aveva le idee chiare ma, non visto, aveva ritagliato dalla carta da pacchi dei suoi acquisti l'indirizzo del negozio di modellismo dove si serviva il figlio e se l'era messo nel portafogli. Appena ebbe un po' di tempo, si recò al negozio.

"Buon giorno..." lo salutò Franca da dietro il bancone, con un sorriso.

"Buon giorno, signora. Mi scusi, ma... mio figlio si serve qui da voi e... vorrei fargli un regalo per il suo compleanno, però, sinceramente, non saprei che cosa gli può veramente fare piacere e se lei mi potesse consigliare..."

"Fer-modellismo?" chiese la donna.

"No, diorami..."

"Se mi dice il nome di suo figlio, molto probabilmente abbiamo la scheda fedeltà in cui registriamo i precedenti acquisti e così..."

"Scheda fedeltà?"

"Sì, ogni cento euro spesi, ha diritto a cinque euro di materiale..."

"Ah, capisco... Si chiama Ivan Trotta..."

Franca digitò il nome sulla tastiera e guardò la schermata: "Ah, sì, ora lo ricordo... Un bel ragazzo moro, alto... diciassette anni..."

"Sì, diciassette fra pochi giorni."

"Sì, sì, lo ricordo bene. Molto gentile, un po' timido..."

"Anche troppo timido." sorrise Gaetano.

"Oh, magari mio figlio fosse un po' più timido... Sa, ha un anno meno del suo... Quasi farei a cambio fra il mio Dario e il suo Ivan... Dunque, se posso darle un consiglio..."

"Le sarei grato."

Franca gli fece vedere molti articoli, di diverso valore, illustrandoglieli via via accuratamente, poi disse: "Ho notato, però, che guarda spesso un kit di attrezzi per modellisti, che evidentemente gli piace, solo che, ha detto, costa troppo per le sue finanze..."

"Le spiace farmelo vedere?"

"No, un attimo che glielo prendo..." disse e tornò dopo poco mettendolo sul bancone. "Vede, è questo. È di ottima marca, uno dei migliori."

Gaetano guardò la scatola, i vari componenti, poi vide la targhetta con il prezzo: "C'è qualcosa più... completo, o di migliore qualità? Pensavo di spendere anche un po' più di questo..."

"Beh, sì, c'è un kit più completo. La qualità è la stessa. Un attimo..." disse ed andò a prendere un'altra scatola: "Ecco, è questa."

"Ma Ivan era interessato a quest'ultima o a quella meno cara?"

"Aveva detto che questa non avrebbe mai potuto comprarla, mentre questa di base, usando il cinque per cento che non ha mai usato e che ha accumulato sommato ai suoi risparmi, prima o poi pensava di poterla prendere."

"Beh, in questo caso, prendo la più completa."

"Il cinque per cento, preferisce usufruirne subito lei, o aggiungerlo alla scheda di suo figlio?"

"Lo aggiunga al conto di mio figlio. Se per caso, però, Ivan preferisse quello meno costoso, glielo cambierebbe?"

"Certo, volentieri, e per la differenza gli posso dare altro materiale o un buono. Ma vedrà che sarà molto contento di questa scatola."

"Con tanti clienti, mi stupisce che si ricordi di mio figlio..."

"Beh, sa, non solo è un bel ragazzo, ma così educato, così gentile... fine, ecco. Le assicuro che è una perla rara, ai nostri giorni. Come non notarlo. Come le ho detto, farei volentieri a cambio fra mio figlio e suo figlio!" disse Franca, in tono scherzoso.

Gaetano sorrise: "Questo non lo credo davvero. Non può essere così terribile, suo figlio..."

"No, terribile no, però... è nell'età difficile e sa... Se è per il compleanno, le faccio un pacco dono?"

"Sì, grazie, mi farebbe piacere."

Franca fece un bel pacco con un nastro ed un fiocco, Gaetano pagò, poi stava per salutare e ringraziare, quando Franca disse ad uno degli altri due commessi: "Giovanni, io vado a prendermi un caffè."

"Certo, Franca, nessun problema. Fai con calma."

Gaetano allora le disse: "Permette allora che glielo offra io? E stata così gentile e le ho fatto perdere molto tempo..."

"Oh, s'immagini... Grazie, comunque, accetto volentieri. Lasci qui il pacco, è voluminoso; passa a prenderlo dopo."

Uscirono e Franca lo portò ad un bar pochi negozi più in là.

"Possiamo sedere un poco?" chiese Gaetano.

"Sì, volentieri. Quando è entrato lei, non c'era nessuno, ma fino a cinque minuti prima avevamo il negozio pieno..."

"Bene, buon segno." le disse Gaetano.

Ordinò due caffè e la raggiunse al tavolo.

"Le assomiglia, sa, suo figlio..."

"Beh, è un complimento, visto che poco fa ha detto che Ivan è un bel ragazzo." disse Gaetano con un sorriso.

"Forse non sta bene che una donna lo dica ad un uomo che ha appena incontrato, ma è la verità. Ma io so il suo cognome e non mi sono presentata. Mi chiamo Franca Canelli."

"Piacere. Gaetano... Trotta, evidentemente."

Si strinsero la mano e Gaetano pensò che quella donna, oltre ad essere di bell'aspetto ed avere un sorriso simpatico, aveva una bella stretta, cosa abbastanza rara in una donna.

"Suo marito, il signore nel negozio?" chiese Gaetano.

"Chi, Giovanni? No! Un buon commesso ma... non lo vorrei davvero come marito. No, sono divorziata."

"Ah. Anche io sono divorziato... Da molto?"

"No, non molto."

"E suo figlio... Dario, vero? è figlio unico o..."

"Sì, figlio unico. In un certo senso, per fortuna, visto com'è andata. Io ne avrei voluti di più, ma... E il suo Ivan?"

"Anche lui. A volte credo che gli manchi un fratello, una sorella... I figli unici, forse, sono seguiti anche troppo dai genitori, non crede? A volte mi chiedo se non sto troppo... addosso a mio figlio."

"Già... A me sarebbe piaciuto averne tre, quattro... Noi eravamo tre in famiglia, tutte sorelle. E lei? Era figlio unico, lei?"

"In un certo senso lo sono, perché avevo un fratello ed una sorella ma sono morti piccoli... quasi non li ricordo... Ma le sto rubando troppo tempo, signora..."

"Oh no, non si preoccupi. Anzi, mi fa piacere scambiare due parole con lei... averla conosciuta. Cosa vuole, in fondo tutta la mia vita è negozio e casa... con poche distrazioni. Lei si chiede se non sta troppo addosso a suo figlio... io mi chiedo se, per il mio lavoro, non sto troppo poco con lui. Sta forse troppo tempo a casa da solo..."

"Anche ora, è in casa, il suo Dario?"

"Sì... cioè, no, oggi è mercoledì perciò è in piscina ma... "disse guardando l'orologio, "... dovrebbe tornare a casa da un momento all'altro."

"Anche il mio Ivan va in piscina, fa un corso di nuoto agonistico. Prima giocava a calcio, ma circa un anno fa mi ha chiesto di cambiare e così..."

In quel momento entrò nel bar un ragazzo alto, un po' esile, un biondino con i capelli molto corti e un po' spettinati, un'aria sbarazzina, una sacca a spalla, che si avviò verso il tavolinetto dove Gaetano e Franca erano seduti.

"Oh, lupus in fabula, ecco il mio Dario..." disse Franca.

"Ciao, ma'. M'ha detto Giovanni che eri qui. Che me lo paghi un gelato?"

"Hai i soldi della paghetta, no? Pagatelo." gli rispose la madre.

"Uh, che rancina, peggio di una genovese! Mi sa che sei nata in Scozia tu! E dai, per un gelato, potresti offrirmelo, no?"

"Se avessi avuto voglia di offrirtelo io, te l'avrei offerto. Ma visto che sei tu che lo vuoi, pagatelo! Per cosa ti do la paghetta, sennò?"

"Oh, capirai, per la paghetta che mi dai!" disse Dario sedendo con loro. "Non mi presenti il signore?"

"Il signore è un mio cliente, Gaetano Trotta."

"Ah, piacere, Dario Mosconi. Vede che madre ho? Neanche un gelato, mi offre."

"Permetti che te lo offra io, allora, Dario?" disse Gaetano con un sorriso.

"Ma non è il caso che..." protestò debolmente Franca.

"Sì, grazie." disse immediatamente il ragazzo ed andò a prenderlo. Poi, mentre iniziava a leccarlo, disse ad alta voce: "Beh, io vado a casa. Grazie per il gelato signor... Trotta?" ed uscì.

"Lo vede? Lo vede quant'è sfacciato?" disse Franca, ma con un sorriso.

"Ma no, signora Mosconi..."

"No, Mosconi era mio marito. Io sono Canelli..."

"Già è vero, mi scusi. Un bel ragazzo, il suo Dario, e simpatico. Ha preso da lei..."

Franca sorrise: "Mi sta ricambiando il complimento? Da me ha preso solo il colore dei capelli e degli occhi, ma la forma del viso è più quella del padre."

"Il taglio delle labbra mi sembra uguale al suo, e anche nel modo di sorridere c'è molto di lei... Un bel ragazzo... E lei, se mi permette, è una bella donna."

"Non si rifiuta mai un complimento fatto in modo gentile..." sorrise Franca.

"Beh, non le voglio rubare altro del suo tempo. Passo in negozio a prendere il pacco..." disse Gaetano alzandosi.

"Sì, andiamo. Grazie per il caffè e la compagnia; e per il gelato per il mio Dario."

"Di nulla. È stato un piacere, al contrario."

Tornarono in negozio, Gaetano prese il pacco e salutò. Il ragazzo stava finendo il suo gelato.

"Torni, qualche volta, se passa da queste parti..." lo salutò Franca.

"Grazie per il gelato, signor Trotta!" disse con voce squillante Dario.

Gaetano rispose con un sorriso ed uscì.

Dario s'avvicinò alla madre e le chiese sottovoce: "Ma chi è quel fustaccio, eh, ma'?"

"Un cliente... Il padre di un nostro cliente."

"Ti piace, eh?" chiese Dario con un sorrisetto malizioso.

La madre fece il gesto di dargli uno scappellotto che il ragazzo schivò prontamente, ridacchiando.

"Non dire cavolate! L'ho appena conosciuto..."

"Ma ti piace..."

"Un bell'uomo, sì... come tanti altri..."

"E dai! E torni qualche volta..." disse Dario imitando il tono della madre. "... se passa da queste parti."

"Piantala, stupido!" disse sottovoce Franca.

"Peccato che è già sposato..." disse Dario.

"Divorziato..." sussurrò quasi, la donna.

"Ah, ma allora..."

"Allora niente! Vai a casa a studiare, piuttosto."

Gaetano, mentre guidava verso casa, ripensava a Franca. Una bella donna, con un bel sorriso... e, pareva, con un carattere gradevole, per quel poco che aveva potuto giudicare. Doveva essere sulla quarantina, giudicò, più dall'età del figlio che per l'aspetto. Fisicamente e per il volto, poteva sembrare sulla trentina, ma poiché il figlio aveva sedici anni... a meno che l'avesse avuto quand'era ancora una ragazzetta...

Il figlio... spigliato, ma simpatico. Se solo Ivan fosse stato un po' più spigliato... Non poteva portare a casa il pacco, Ivan l'avrebbe visto ed avrebbe capito che era il regalo per il suo compleanno. Doveva lasciarlo per qualche giorno nel bagagliaio dell'auto. Però era un rischio lasciarlo in auto... Si ricordò di avere nel portabagagli uno scatolone vuoto... sì poteva mettercelo dentro e così portarlo a casa. Era meglio.

Quando entrò, lo scatolone fra le braccia, sentì l'acqua della doccia scorrere. Ottimo. Andò subito in camera sua e nascose il pacco dono nell'armadio. Poi andò a bussare alla porta del bagno.

"Sono tornato!" gridò per farsi sentire.

"Ciao, papà... Ho quasi fatto..." rispose Ivan. "Hai bisogno del bagno?"

"No no, fai con calma."

Quando giunse il giorno del compleanno di Ivan, Gaetano lo portò a cena in un ristorante dove aveva anche ordinato la torta con diciassette candeline, poi, tornato a casa, gli aveva dato il pacco dono.

Ivan l'aveva aperto ed aveva sgranato gli occhi: "Papa! Come hai fatto a capire che... che desideravo... È fantastico!" aveva esclamato e l'aveva abbracciato.

"Non è merito mio, sono andato nel negozio di modellismo dove so che vai e mi sono fatto consigliare dalla proprietaria..."

"Ah, la signora Franca. È sempre molto gentile, fa buoni prezzi e il negozio è ben fornito. Preferisco essere servito da lei, più che dai due commessi."

"Sì, è davvero gentile. Ha detto che se lo vuoi cambiare..."

"No no, è... è perfetto! È il kit più bello, più completo! Grazie. Io pensavo che il regalo era solo la cena..."

Gaetano era contento per l'evidente felicità del figlio. Doveva ringraziare la padrona del negozio per il bel consiglio.

Così, pochi giorni dopo, tornò al negozio. Fu piacevolmente sorpreso quando la proprietaria lo salutò per nome.

"Oh, signor Trotta! Allora, andava bene il regalo?"

"Ottimamente. Ero passato proprio per ringraziarla. Ivan sprizzava felicità da tutti i pori."

"Ha un po' di tempo? Questa volta vorrei offrirle io un caffè, se lo gradisce."

"Molto volentieri, grazie."

Andarono al bar e sedettero. All'inizio parlarono dei loro figli, dei problemi che avevano con loro, poi del loro divorzio, della vita da divorziati. Quando si lasciarono, avevano trascorso quasi tre quarti d'ora assieme, molto piacevolmente e s'erano promessi di incontrarsi ancora. Come accadde.

Gaetano si sentiva sempre più affascinato da Franca, che oltre ad essere una bella donna, aveva un carattere allegro ma pacato, forte ma gentile. E anche un bel paio di gambe, aveva notato, il che non guasta...

Franca, oltre a pensare che era un uomo avvenente, apprezzava il buon senso, la maturità che dimostrava. Un uomo a quarantacinque anni, quasi quarantasei, dovrebbe essere maturo, ma Franca sapeva che erano pochi, invece, quelli che lo erano veramente.

Così, presero a frequentarsi sempre più spesso, iniziarono ad andare al cinema insieme, al ristorante, a teatro... ed a sentire che stavano davvero bene assieme.

Né Dario né Ivan sapevano che i due si vedevano, anche se entrambi avevano immaginato che avessero dovuto trovare qualcuno, dato che a differenza del solito, a sera spesso uscivano "con gli amici", ma preparandosi con una certa cura.

Ivan immaginò che il padre avesse conosciuto una donna e ne fu contento ma, per il suo carattere, non gli disse mai niente. Pensò che forse avesse solo voglia di divertirsi e che se invece fosse diventata una cosa seria, prima o poi gliene avrebbe parlato.

Dario, invece, era curioso: "Lo conosco, ma'?"

"Chi?"

"Quello con cui da un po' di tempo esci la sera..."

"Ma che vai a pensare... esco con alcuni amici..."

"Con uno, dai, mica me la dai a bere! Ogni volta che esci ti fai bella... Chi è? Ti piace? Quanti anni ha? Che fa? Ha intenzioni serie, o è solo..."

"Vuoi piantarla, Dario! Io mica ti chiedo mai se fili con una ragazza o se..."

"Haha! Vedi che ho ragione! Io sono contento, mamma, se finalmente ti sei fatta un uomo, e..."

"Ma che fatta un uomo! E comunque, mica ho bisogno del tuo nulla osta, sai? E piantala di ficcare il naso in cose che non ti riguardano."

"Sì che mi riguardano. Se tu ti metti con quello, a meno che vai solo ogni tanto a scopare a casa sua, me lo ritrovo a casa, no?"

"Brutto screanzato! Come sarebbe a dire a meno che scopo a casa sua?"

"Beh, che ci sarebbe di male. Se vi piacete... Dimmi, è bello? Lo conosco?"

"L'hai solo visto una volta, non lo conosci. E... beh... a me sembra un bell'uomo." ammise infine la madre.

"Oh, bene. Quanti anni ha?"

"Quattro più di me."

"Ancora abbastanza giovane. E che lavoro fa?"

"Il geometra alla regione..."

"Uh, che lavoro del cazzo!"

"Dario, sai che non mi piace che dici..."

"... le parolacce. Ma non è più una parolaccia, ormai, mamma. E quando me lo fai conoscere?"

"Eh, come corri! C'è solo... amicizia fra noi. Si sta bene insieme, è tutto."

"Vuoi dire che non vi siete neanche... baciati?"

"Ma dai! C'è solo simpatia..."

"Non ti fa la corte?"

"Ma no..."

"Allora è proprio stronzo: dove la trova un'altra come te? Mica... mica sarà sposato, no?"

"No, è divorziato anche lui..."

"Perfetto! E dai, ma', datti da fare! Mi dici che è bello, simpatico, state bene assieme e è pure divorziato... Sì, solo amicizia! E chi ci crede!"

"Saranno o non saranno affari miei?" troncò corto la madre.

"Se è solo amicizia, sì, se invece... un po' sono pure affari miei, no?"

"E c'è solo amicizia, ti dico."

"Per ora. Non me lo fai conoscere? Come si chiama?"

"Piantala!"

"Oh, che buffo nome... o è il cognome? Il signor Piantala..." la prese in giro il ragazzo.

La madre gli tirò lo scolapasta di plastica che aveva in mano, ma Dario lo schivò, ridendo.

"Se fosse solo un amico, non faresti tante storie..." disse Dario.

"Si chiama Gaetano Trotta..."

Dario aggrottò le sopracciglia: "L'ho già sentito, mi pare, 'sto nome... Dove l'hai conosciuto?"

"In negozio... un cliente..."

In realtà i due si sentivano sempre più attratti l'uno dall'altra. E così una sera, mentre stavano al cinema, Gaetano le prese una mano e la strinse lieve. Franca si sentì piacevolmente avvampare e lo guardò. Gaetano le sorrise e strinse la mano di nuovo. Franca rispose alla stretta.

"Franca, io..." le sussurrò.

"Ssst. Dopo... Ora guardiamo il film..." bisbigliò lei, ma si sentiva gradevolmente sottosopra.

In realtà, nessuno dei due era più capace di seguire la storia che si svolgeva sullo schermo. Le loro mani erano ancora unite, e le loro menti erano in subbuglio, quasi come quelle di due adolescenti che si avventurano per la prima volta ad esplorare una reciproca attrazione.

Quando il film finì e si riaccesero le luci in sala, Franca ritirò la sua mano.

"Usciamo?" propose Gaetano.

"Sì, certo."

Camminarono per un po', fianco a fianco, in silenzio. Poi Gaetano disse: "Io, Franca... sto troppo bene con te e... se quello che sento... se anche tu..."

"Non... stiamo correndo un po' troppo?"

Gaetano notò che non aveva detto "non stai" ma "non stiamo", ed interpretò correttamente quella sfumatura.

"Io credo che... non siamo più ragazzini e... se tu sei d'accordo... potremmo pensare a... a qualcosa di serio fra noi due."

"Serio... fino a che punto?"

"Fino a... fino al matrimonio?" chiese Gaetano, sentendosi emozionato.

"Ti senti abbastanza sicuro, dopo un divorzio, di provarci di nuovo?"

"Con te, sì. Tu no?"

"Beh... anche io... con te, sì. Anche se..."

"Se?"

"Non ci si è neanche dati un bacio, tu e io..." sussurrò Franca ed arrossì lieve.

"Dici che se ce lo diamo qui, per la strada, adesso, siamo troppo... avventati?" le chiese Gaetano fermandosi e girandosi un po' verso di lei, guardandola.

"È notte... non c'è nessuno..." sospirò lei.

Gaetano le cinse la vita tirandola lievemente a sé, Franca gli mise un braccio attorno alle spalle, e finalmente si baciarono, stringendosi l'uno all'altra. Fu un bacio lungo, o meglio una serie di baci, dapprima quasi timidi, poi teneri, poi via via più caldi. Quando si staccarono, i loro occhi brillavano.

"È stato... bellissimo..." mormorò Gaetano.

"Sì... bellissimo. Davvero tu mi vorresti... sposare?"

"Tu no? Vuoi un po' di tempo per pensarci? Pensi che prima dovremmo... arrivare a una... maggiore intimità?"

"Scopare, cioè?" chiese Franca, in un tono gentile che smentiva la crudezza del termine.

"No... cioè, non so... Voglio dire... non siamo più pivellini, tu e io e... prima o dopo del matrimonio... non credo che cambi molto... credo."

"Ti attraggo anche fisicamente?"

"Non te l'hanno detto i miei baci? E io ti attraggo?"

"Mi... mi hai fatto sentire... meravigliosamente bene. Sai baciare..."

"Ma se hai bisogno di un po' di tempo per pensarci... per me va bene. Io non voglio solo portarti a letto, Franca."

"E Dario? E Ivan?"

"Credi che farebbero problemi?"

"Forse no, però... non credi che dovremmo parlargliene? Prepararli? Io conosco un po' tuo figlio, ma come... cliente. Tu hai visto Dario una sola volta..."

"Pensi che si opporrebbero?"

"La decisione deve essere nostra, non loro. Però... credo che sarebbe giusto dirglielo, prepararli e non metterli semplicemente di fronte al fatto compiuto, non credi?"

"Sì, hai ragione. Bene, glielo diciamo e... Ma allora..." disse Gaetano guardandola con occhi brillanti, "... il tuo è un si?"

"Sì." disse Franca, e questa volta fu lei che lo attirò a sé e lo baciò.

Gaetano la riaccompagnò a casa, si dettero un ultimo bacio in macchina e, auguratasi la buona notte, si separarono. Gaetano si sentiva felice, esaltato. Era sicuro che Franca fosse la donna giusta per lui... e pensava che Ivan non avrebbe fatto difficoltà. Quanto a Dario... beh, sperava che neanche lui avrebbe fatto storie.

Appena rientrata in casa Franca, vedendo che c'era ancora la luce accesa in camera del figlio, andò a bussare alla sua porta.

"Che c'è?" chiese da dentro la voce di Dario.

Franca entrò. Il figlio era in pigiama, davanti al computer, che spense subito e si alzò in piedi.

"Ti va di venire un po' di là in soggiorno?" gli chiese. "Dobbiamo fare un discorsetto tu e io."

"Cos'è? Mica ho combinato niente, no?"

"Hai la coscienza sporca?" gli chiese allegramente la madre.

Dario sorrise ed intuì che cosa sottintendesse quell'allegria. Seguì la madre in soggiorno e sedettero.

"Allora, scommetto che mi vuoi parlare di quel... com'è che si chiamava? Gustavo Trota..." esordì Dario con un sorrisetto.

"Gaetano, non Gustavo. E Trotta, con due T."

"Ah. Peccato. Gustavo Trota sapeva più di alta cucina..." scherzò Dario. "T'ha chiesto di sposarlo? O solo di andare a letto con lui?"

"Dario!" esclamò la madre lanciandogli un'occhiataccia.

"Beh?"

"A te non dispiace se... se io mi sposo di nuovo?"

"Ah, ma allora fa sul serio. Che ne so se mi dispiace o no, mica lo conosco. Comunque, te l'ho detto un sacco di volte che dovevi trovarti un altro uomo, no? Adesso, finalmente, me lo farai conoscere?"

"Beh, certo."

"Scopa bene?"

"Dario! La vita non è solo... scopare!"

"No, d'accordo, però... La vita non è solo mangiare, ma prova a non farlo..." rise il ragazzo.

"Forse te lo ricordi anche se l'hai incontrato una sola volta... Sai, qualche mese fa, t'ha offerto il gelato, là al bar..."

"Ah, il bonazzo! Sì che me lo ricordo. Un po'. Guadagna bene?"

"Ha un lavoro fisso... Ha anche un figlio di un anno più di te. Un ragazzo timido, riservato, gradevole."

"Ma come, tu conosci già suo figlio e ancora non m'hai fatto conoscere il tuo innamorato?"

"Ma il figlio era già mio cliente anche prima che conoscessi Gaetano..." si giustificò Franca.

"Come si chiama?"

"Gaetano Trotta..."

"Ma no, il figlio."

"Ah... Ivan."

"Non mi piace, un nome del caaa... volo."

"E invece è un bel nome."

"Perciò, se vi sposate, questo Ivan dovrebbe diventare il mio fratellastro."

"Beh... in un certo senso."

"E quando vi sposate?"

"Mica abbiamo ancora deciso una data. Ne parleremo. Ah, sai, Ivan fa nuoto come te, ma va in un'altra piscina."

"Tutto deciso. E vengono loro ad abitare qui o noi da loro?"

"Non lo so! T'ho detto che dobbiamo ancora decidere i particolari, no?"

"Qui da noi, se svuotiamo lo sgabuzzino, ci possiamo mettere una brandina per 'sto Ivan..."

"Non fare lo stupidotto! C'è la camera degli ospiti, no? Comunque sono cose che si decideranno."

"Ma tu sei sicura? Proprio sicura? Ti piace davvero questo Gaetano?"

"Sì, certo."

"E quand'è che t'ha chiesto di sposarlo?"

"Stasera, dopo il cinema..."

"E tu gli hai detto di sì. Tutto così, su due piedi."

"Non proprio... Anche se prima non ne avevamo mai parlato... forse inconsciamente ci speravo..."

"E va be'! E quando mi farai conoscere questo Gaetano e suo figlio?"

"Presto. Combineremo una cena qui in casa, penso."

"Meglio in ristorante, in terreno neutro." disse Dario. "Beh, mamma, se sei decisa, per me va bene. Te l'ho sempre detto che dovevi trovarti un uomo, no? Vuol dire che se non mi va a genio, quando sono maggiorenne mi trovo un altro posto. Non ti preoccupare per me."


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