Gaetano Trotta era un uomo dal carattere forte. Lo provava, se non altro, come se l'era cavata con il figlio, Ivan.
La moglie li aveva abbandonati tutti e due, quando lui aveva trentacinque anni e Ivan ne aveva sei, per andarsene con un ex-prete. Un anno dopo avevano chiesto la separazione consensuale e ancora tre anni più tardi, il divorzio. E Gaetano s'era allevato, da solo, il figlio. Non era stato facile: doveva portarlo a scuola di corsa, precipitarsi al lavoro, andarlo a riprendere il pomeriggio, sempre di corsa, e tornare a casa.
Fare la spesa, andare a parlare con gli insegnanti del figlio, pulire casa, far da mangiare, fare il bucato... Non aveva voluto nessuno in casa, neppure una donna di servizio. No. Quasi per dimostrare alla moglie, o forse a se stesso, che se la poteva cavare, aveva voluto fare tutto da solo.
Lavorava come geometra alla Regione. Lo stipendio era discreto, ma per arrotondarlo, Gaetano si era trovato anche un secondo lavoro da fare a casa, principalmente quando Ivan era andato a dormire. Non ne aveva realmente bisogno, ma non voleva far mancare niente al figlio. Non che lo viziasse, anzi, per certi aspetti era un padre severo. Ma, inconsciamente, visto che Ivan non aveva di fatto più una madre, voleva in qualche modo non fargli mancare quello che i suoi coetanei avevano.
Non aveva più una madre perché, se durante il primo anno lei passava un week-end al mese con Ivan, s'era poi trasferita col nuovo compagno a ottocento chilometri, perciò quasi non lo vedeva più. D'altronde Ivan, passato un primo periodo in cui aveva sentito acutamente la mancanza della madre, gradualmente era giunto a non volerla quasi più vedere.
Gaetano non aveva fatto nulla per allontanare, separare il figlio da sua madre, anzi, aveva insistito molto con lei che facesse in modo di vedere il più spesso possibile Ivan... Ma senza successo. E più la madre si allontanava da Ivan, più il padre riempiva il vuoto lasciato da lei col suo affetto, le sue attenzioni. Un affetto virile, logicamente, come deve essere quello di un padre, e soprattutto verso un figlio maschio.
Non poteva essere scontento, Gaetano, di come il figlio cresceva, ma neppure completamente contento. Gli sembrava troppo delicato, timido, introverso, e questo, secondo lui, non era bene. Perciò, quando Ivan aveva dieci anni, l'aveva iscritto alla squadra di calcio zonale, agli "esordienti", ed andava vedere tutte le sue partite, cascasse il mondo. Lo incitava, lo incoraggiava, lo spronava, sperando che tirasse fuori un po' più di grinta.
Il calcio, oltre a fargli bene fisicamente, era ottimo per farlo socializzare, per insegnare il gioco di squadra, che gli sarebbe stato utile nella vita. Non voleva fare di Ivan un "grande giocatore" come altri padri. Quando l'allenatore gli aveva detto che Ivan non aveva la stoffa del calciatore, aveva accettato tranquillamente il verdetto, ma aveva chiesto di farlo continuare a giocare.
Ivan andava bene a scuola, la frequentava volentieri e gli piaceva molto leggere. Divorava letteralmente i libri, tanto che il padre aveva dovuto imporgli un limite. "Va a finire che ti rovini la vista!" lo ammoniva. E per ampliare i suoi interessi, l'aveva spinto a sviluppare le attività manuali. Non gli aveva comprato la Playstation, ma giochi educativi, anche costosi. E quando Ivan aveva quattordici anni, gli aveva comprato un computer e l'aveva collegato ad internet.
Sapeva bene, Gaetano, che internet può anche essere "pericoloso" per un ragazzino, soprattutto per la grande quantità di siti pornografici, ma aveva affrontato il problema con Ivan, spiegandogli le cose in modo che sviluppasse uno spirito critico e che evitasse di visitarli. Poiché il computer stava in soggiorno, quando Ivan dormiva, per prudenza, andava a controllare quali siti avesse visitato...
L'aveva anche messo in guardia dalle chat e dal pericolo che vi si annidassero i pedofili. D'altronde non aveva mai evitato con Ivan i discorsi riguardanti la sessualità, a cui, avvicinandosi la pubertà, il ragazzino sarebbe stato prima o poi interessato.
Ma Ivan era un figlio riflessivo, obbediente, perciò non visitava né i siti pornografici, né le chat. Da una parte, Gaetano era fiero di Ivan, dall'altra lo trovava anche troppo obbediente, ma si diceva che, con l'adolescenza, sarebbero iniziate le "giuste" ribellioni.
L'unica cosa che Ivan faceva di nascosto del padre, era leggere e scrivere. Aveva cominciato a scrivere quando aveva quattordici anni, cioè al primo anno del liceo scientifico. Ivan avrebbe voluto frequentare il classico, ma il padre l'aveva convinto, ragionando con lui, che era meglio lo scientifico, perciò Ivan aveva accettato.
Gaetano non imponeva mai nulla al figlio: lo aveva sempre trattato da adulto, ragionava con lui, lo ascoltava, ribatteva, discutevano. Il più delle volte Ivan faceva come gli consigliava il padre, ma a volte Gaetano accettava il punto di vista e le decisioni del figlio.
Quando Ivan aveva compiuto quindici anni, il padre gli aveva regalato il suo primo telefonino. Ma l'aveva avvertito che avrebbe dovuto pagarsi le telefonate con la paghetta mensile che gli dava. Infatti voleva che il figlio capisse il valore del denaro, che imparasse ad amministrarlo.
I professori erano soddisfatti di Ivan: quando Gaetano andava alle udienze parenti, tutti ne parlavano bene, in particolar modo il professore di materie letterarie. Quello di matematica diceva che secondo lui avrebbe potuto fare di più, comunque neanche lui se ne lamentava, d'altronde Ivan aveva la media del sette, in matematica, con pochi alti e bassi.
Le "ribellioni" che Gaetano si aspettava da parte di Ivan con il sopraggiungere della pubertà, assunsero una forma che non si aspettava: scoprì che il figlio leggeva e scriveva di nascosto da lui. Una domenica in cui Ivan era a fare gli allenamenti, Gaetano era riuscito a scovare il "nascondiglio" del figlio. Non vi aveva trovato giornaletti pornografici o foto spinte, ma fogli e fogli di racconti.
Li aveva letti: gli sembrarono ingenui, anche se doveva ammettere che erano scritti in buon italiano. Spaziavano dal fantasy al racconto storico, dalla fantascienza alla pura narrativa, da cronache di avvenimenti inventati a relazioni di cose realmente fatte. Sorrise e rimise tutto a posto, in modo che Ivan non si accorgesse della sua incursione.
A dire il vero, quando Gaetano "spiava" il figlio, provava un vago senso di colpa, però si diceva che era suo dovere sorvegliarlo, per il suo bene. Aveva anche sempre fatto molta attenzione che il figlio non fumasse né sigarette né tanto meno erba, e senza averne l'aria verificava che non avesse mai le pupille dilatate o l'aria ebete, o depressa, o che si bucasse.
Logicamente, come aveva parlato di sessualità con Ivan, aveva anche parlato con lui di droga. Quasi sempre guardavano la TV assieme, e commentavano le notizie ed i programmi. E comunque, in casa Trotta, raramente la TV stava accesa per più di un paio di ore. Anche Ivan preferiva avere la radio come sottofondo durante le sue attività in casa.
Aveva scoperto che Ivan aveva cominciato a masturbarsi: quando faceva il bucato aveva notato certe macchie rivelatrici, giallo pallido, sia sugli slip che sui fazzoletti, dall'odore vago ma inequivocabile... Logicamente aveva sorriso e non aveva detto nulla al figlio: sapeva che era importante rispettare la sua privacy e che era naturale che si masturbasse.
Sempre quando Ivan aveva quindici anni, avendo notato una volta che erano andati in centro assieme come s'era fermato a guardare affascinato un negozio di fer-modellismo, gli aveva chiesto se gli sarebbe piaciuto costruirsi il plastico di un trenino.
"No, papà, ma costruire dei piccoli paesaggi, quello sì che mi piacerebbe... Si chiamano diorama, vero? Angoli di strade di un villaggio, tratti di campagna o di montagna, spiagge... usando gli omini, gli alberi e le casette dei plastici dei treni..."
"Bene." aveva detto prontamente Gaetano, "che ne dici se ti aumento la paghetta e così ti compri, un po' alla volta il necessario e fai i tuoi diorami?"
"Davvero, papà? Che bello!" aveva detto Ivan, raggiante.
Detto, fatto, Ivan aveva così dato inizio al suo nuovo hobby... pur continuando, di nascosto del padre, a scrivere ed a leggere. Infatti l'aspirazione segreta di Ivan era di diventare uno scrittore. Ma, avendo avuto l'impressione che il padre pensasse che uno scrittore è essenzialmente un morto di fame, non ne aveva mai più parlato con lui e continuava a coltivare di nascosto il suo sogno.
Ma quando Ivan compì i sedici anni, una nuova preoccupazione si fece largo nella mente di Gaetano: suo figlio non solo non gli parlava mai di ragazzine, di compagne, ma sembrava non guardarle neppure. Si disse che questo era forse dovuto ad un'eccessiva timidezza, insicurezza...
D'altronde ricordava bene quanto lui stesso, prima di riuscire ad avere un rapporto sessuale, si fosse tormentato nel timore di "non saperlo fare bene". Ma mentre lui, di carattere più estroverso, s'era lanciato e dai primi bacetti, dalle prime limonate, era gradualmente arrivato alla prima scopata... Ivan pareva del tutto bloccato.
E allora, per fare di Ivan un uomo, Gaetano decise che doveva pagargli una prostituta. Una giovane, carina, pulita, anche se sapeva che erano "merce" rara. Ed essendo la prima, meglio che non fosse una straniera. Non fu una decisione che prese a cuor leggero, anzi, vi rifletté a lungo, anche perché non avrebbe neppure saputo dove trovare la prostituta "giusta" per il figlio.
Non era più come una volta, quando esistevano le case chiuse, e non di rado i padri o i fratelli maggiori portavano lì i loro figli o fratelli minori per essere "svezzati". In fondo le case chiuse erano una garanzia, per certi aspetti. Suo padre gli aveva raccontato che la sua prima esperienza con una donna era stata per l'appunto in una di quelle case. Ma si parlava del 1940 circa...
Quello che gli fece prendere la decisione finale fu un discorso che aveva sentito, e a cui aveva partecipato, al lavoro, durante un pausa caffè negli uffici della regione. Un collega parlava delle "massaggiatrici" che ricevevano i clienti a casa loro o che andavano anche a casa del cliente... e che, comunque, si prestavano a massaggi più o meno erotici, fino all'accoppiamento completo: era solo una questione di tariffa...
Gaetano, con aria indifferente, si inserì nel discorso e capì che un giovane collega, per altro sposato, a volte si concedeva un extra con una ragazza di diciannove anni, una certa Gigliola, andando a casa sua. Quando lo vide da solo gli disse che gli sarebbe piaciuto provare una volta anche lui... Il collega gli fornì con un sorrisetto il numero del cellulare della ragazza, avvertendolo di dirle che chiamava a nome suo, o la ragazza non l'avrebbe ricevuto.
Così Gaetano, un giorno la chiamò, e combinò un incontro con la ragazza. Andò a casa sua: abitava in un rispettabilissimo condominio della prima periferia, in un alloggio arredato con buon gusto, dall'aspetto del tutto normale dove viveva da sola. La ragazza era discretamente attraente, non volgare. Scoprì che era una studentessa di amministrazione aziendale, che arrotondava fornendo quel servizio.
Gaetano le spiegò il suo problema e le disse che voleva fare una prova con lei e, se ne fosse stato soddisfatto, che le avrebbe portato il figlio... La ragazza sorrise, accettò, portò Gaetano nella sua stanza e gli dimostrò concretamente le sue abilità... Quando Gaetano emerse dalla camera da letto, aveva un'espressione soddisfatta. La pagò, e le disse che presto si sarebbe fatto vivo e le avrebbe portato il figlio. Pose però come condizione che lui sarebbe rimasto in soggiorno ad aspettare che lei facesse il proprio lavoro con il suo Ivan. La ragazza accettò.
Tornato a casa, Gaetano parlò con il figlio.
"Tu non ce l'hai una ragazza, vero?" gli chiese con aria casuale.
"No, papà, non ancora."
"E come mai? Io alla tua età... avevo già fatto le mie... esperienze." gli disse guardandolo preparare la base per un nuovo diorama.
"Mah... non lo so... Mica posso andare da una ragazza e chiederle se ha voglia di scopare con me..."
"No, certo, però... farle la corte... sai... e una parola tira l'altra... un bacetto, una palpatina..."
"Non... Papà, io ci ho pensato ma... quando magari... Mi sento imbarazzato... Io... ho paura di... di fare brutta figura..." mormorò arrossendo lievemente, senza guardarlo, anzi, affaccendandosi ancora di più in quello che stava facendo.
"Sì, ti capisco, sai? Dovresti provarci con una ragazza che... che ha esperienza e che ti sa... guidare, per così dire."
"E dove la trovo? Cioè... certe compagne pare che... che esperienza ne hanno ma... mica guardano quelli come me, cioè... vanno coi più grandi e poi... se non... Cioè, se io magari non faccio... bella figura... Cioè... poi magari mi pigliano in giro coi compagni e... Cioè io... mica ho mai visto una ragazza nuda, papà... Cioè... immaginati se..."
Tutti quei "cioè" di Ivan suscitarono un senso di tenerezza nel padre e gli fecero capire quanto il ragazzo si sentisse incerto, confuso.
"Ma a te non piacerebbe provarci, invece che... sfogarti da solo?"
Ivan arrossì deliziosamente: "Beh... sì, papà, però..."
"Sai, io conosco una ragazza che... che ti insegnerebbe volentieri come si fa con una donna. È carina e ci sa fare... Ha diciannove anni, si chiama Gigliola e frequenta il primo anno all'università... Che ne dici?"
"Mah... non so... non... Cioè... forse... Però..." balbettò il ragazzo.
"Se vuoi, te la faccio conoscere e... vedrai che tutto andrà bene."
"Tu... è la tua ragazza, papà?"
"Ma no. È una ragazza che a volte riceve qualcuno a casa sua..."
"Una puttana?" gli chiese Ivan guardandolo un po' stupito. "E tu, papà... ci sei andato?"
"Solo una volta, per... Sai, mica è una di quelle che a volte si vedono per la strada. È graziosa, pulita, gentile... e ci sa fare."
"Cioè... però si fa pagare, no?" chiese Ivan.
"Sì, certo. Io le ho parlato di te e lei m'ha detto che sarebbe disposta a farti vedere come si fa, a farti provare."
"Le hai parlato di me?" chiese il ragazzo guardando di nuovo il padre, con espressione stupita.
"Beh, Ivan... visto che avevo l'impressione che tu... che non avevi ancora fatto quell'esperienza... Hai sedici anni, ormai e... Io ho sempre parlato con te di queste cose, di come un uomo e un donna... però una cosa è parlarne, una cosa è farlo. Certe cose non è che si possono spiegare a parole, no?"
"E così questa signorina... me lo spiegherebbe... concretamente?" chiese Ivan, un po' confuso.
"Ti farebbe provare, ti... guiderebbe, ti insegnerebbe come si fa, no? Allora, le telefono e prendo un appuntamento, eh?"
"Ma... io... Io credo che mi vergognerei ad andare da quella signorina... Mica la conosco..."
"Ti ci accompagno io, Ivan. Ci si va insieme."
"Mica... Papà, cavolo, non lo capisci? Io mi vergognerei ancora di più a fare quelle cose se tu... se ci sei pure tu."
Gaetano ridacchiò: "Ma no, che hai capito? Io ti accompagno poi ti aspetto in un'altra stanza. Mica vengo a letto con voi due!"
Discussero ancora un po' e alla fine, come spesso capitava, Ivan accettò che il padre fissasse un appuntamento.
Quando si prepararono per andare dalla ragazza, Ivan gli chiese: "Come... come mi devo vestire, papà?"
Gaetano sorrise: "Come ogni giorno, come quando vai a scuola o in giro con gli amici, no? Solo... magari è opportuno che ti metti la biancheria intima pulita, fresca di bucato, penso."
"Ah, sì, certo..."
Mentre Gaetano lo portava in auto, si rese conto che Ivan era sempre più teso e nervoso.
"E dai, Ivan. Vedrai che sarà bello, che ti piacerà... E che entrerai lì che sei un ragazzino ed esci che sarai un uomo."
"E... devo darle del tu o del lei?"
"Del tu... visto che sarà un incontro piuttosto intimo, direi." gli rispose il padre sorridendo dentro di sé, ma in tono serio.
"E... cosa devo fare quando..."
"Te lo dirà Gigliola, non ti preoccupare. Dai, rilassati, su! Ci siamo passati tutti, no? È una cosa naturale, no?"
Finalmente giunsero a destinazione. Gaetano parcheggiò, suonò alla pulsantiera, presero l'ascensore e salirono fino all'appartamento della ragazza. Lei li aspettava sulla porta, con un sorriso lieve sulle labbra. Ivan notò che aveva una faccia acqua e sapone e pensò che non pareva una puttana.
"Eccoci qui. Questo è mio figlio Ivan, e lei è Gigliola."
"Piacere, signorina..." sussurrò il ragazzo.
La ragazza li fece entrare e sedere in soggiorno. Ivan si guardava attorno nervosamente: era una stanza normale, con una libreria con parecchi libri, la TV in un angolo, una vetrinetta con ninnoli appesa ad una parete, vasi con piante ai lati della porta-finestra che dava sul balcone.
"Posso offrirvi qualcosa? Liquore, caffè, coca-cola, aranciata..." chiese Gigliola.
Gaetano apprezzò l'offerta: la volta precedente, a lui non aveva offerto nulla e capì che lo faceva per mettere a suo agio Ivan.
"Per me un caffè, grazie, per Ivan un'aranciata."
"Un attimo, allora." disse la ragazza ed andò in cucina.
"Ti piace, Ivan? Non è carina?" gli chiese sottovoce il padre.
"Uhm!" rispose il ragazzo tormentandosi le mani posate in grembo.
"Rilassati, dai, non stare lì come se avessi ingoiato un manico di scopa..."
Ivan lanciò al padre una breve occhiata in cui c'era un misto di timore per il mistero che presto gli sarebbe stato svelato, incertezza riguardo a quanto sarebbe accaduto, supplica di andarsene finché si era ancora in tempo...
Gigliola tornò e servì il caffè a Gaetano, e l'aranciata ad Ivan. Anche lei prese un bicchiere di aranciata.
"Sei davvero un bel ragazzo, Ivan..." disse la ragazza. "Assomigli a tuo padre."
"Grazie... anche lei è... bella."
"Sei gentile. Ma non ti va di darmi del tu?"
"Come vuole."
La ragazza gli chiese che scuola facesse, che hobby avesse, che sport praticasse... Di tanto in tanto lanciava un'occhiata a Gaetano, che annuiva, ed apprezzava il modo in cui la ragazza stava cercando di mettere a suo agio il figlio.
E finalmente... Gigliola guidò Ivan fino alla sua camera da letto.
Inconsciamente Gaetano guardò l'orologio: erano le diciassette e ventidue... L'appartamento era immerso nel silenzio. Si augurò che il "rito di iniziazione" del figlio andasse bene. Pensava di sì, era stato fortunato a trovare una professionista del sesso come Gigliola. Era pulita e praticava solo sesso sicuro, perciò andava giusto bene. Aveva un corpo femminile e sensuale, con le giuste curve, non troppo abbondanti né troppo scarne. Una "normale" ragazza.
Rilassato nella poltrona, si chiese come e perché avesse scelto quel mestiere. Per arrotondare, aveva detto... Comunque, che fosse la sua natura o solo mestiere, pareva che le piacesse fare sesso. Anche questo l'aveva convinto che potesse essere la persona giusta per la prima volta di Ivan.
Guardò nuovamente l'orologio: le diciotto meno un minuto... e i due ancora non emergevano dalla camera da letto della ragazza. Bene, si disse con un sorriso. Accanto alla poltrona c'era un porta-riviste. Ne prese una: era un mensile di arte. Lo sfogliò distrattamente, tanto per far passare il tempo.
Quando sentì la porta della camera da letto aprirsi, guardò nuovamente l'orologio: erano le diciotto e trentuno... bene, poco più di un'ora. Quando i due entrarono in soggiorno, la ragazza aveva un sorriso lieve ed Ivan il volto lievemente arrossato ed i capelli un po' in disordine.
Gaetano si alzò: "Bene. Andiamo, Ivan?" gli chiese carezzandogli i capelli in modo da risistemarglieli.
Il ragazzo annuì. Gaetano pagò la ragazza, che lasciò il denaro sul tavolinetto e li accompagnò alla porta.
"Grazie..." le disse a mezza voce Ivan, quando si salutarono.
Scesero in ascensore, in silenzio. Gaetano avrebbe voluto chiedergli mille cose, ma preferì attendere che fosse Ivan a parlare. Salirono in auto e partirono: non si erano ancora scambiati neanche una parola. Gaetano non resisteva più...
"Beh, allora? Tutto bene?" gli chiese quasi sottovoce, senza guardarlo.
"Sì..."
Di nuovo silenzio. Erano fermi ad un semaforo aspettando il verde.
"Non è... difficile..." sussurrò Ivan.
Gaetano sorrise: "Certo che no. E è... piacevole, no?"
"Sì... meglio che... da soli..."
"Sicuro. Molto meglio."
"Ma lei... Gigliola... m'ha detto che le è piaciuto farlo con me, però... magari solo perché... perché lo dice a tutti..."
"Non è detto. A me mica l'aveva detto."
"Ma tu, papà... lo sai fare certo meglio di me..."
"Comunque a me non l'aveva detto, perciò... evidentemente le è piaciuto. Ma a te? È piaciuto... tutto quello che avete fatto?"
Con la coda dell'occhio vide che Ivan arrossiva di nuovo: "Sì... tutto..."
"E... ti ha... insegnato tutto?"
"Uhm!"
"Siete stati assieme più di un'ora..." gli disse il padre.
"Ah. Non lo sapevo... credevo di meno."
"Buon segno. E adesso, finalmente, sei un uomo."
"Tu, papà... ci vai spesso?"
"No, con Gigliola è stata la prima e unica volta, dopo che tua madre... ci ha lasciati."
"E non ti manca, una donna?"
"Un po'..."
"Perché allora non ti risposi?"
"Mah... A te non darebbe... non ti scoccerebbe avere un'altra... che io avessi un'altra donna?"
"E perché? Basta che sia... che ti piace e che... e che mi tratta bene. Non ci hai mai pensato a risposarti?"
"No."
"Hai solo quarantacinque anni e... e sei un bell'uomo, ancora. Così... se tu vuoi rifarti una famiglia..."
Gaetano capì che, con quel discorso, Ivan voleva soprattutto spostare il discorso da se stesso.
"Diciamo che non ci ho ancora... mai pensato..."
"Non conosci nessuna che... Voglio dire... Se tu magari ti trovi una donna che... una che ti piace e che... Cioè, a me mica mi dispiacerebbe se ti risposi."
"Mah, vedremo."
"Cioè... mica puoi pensare solo a me, no, papà? Devi pure... pensare a te stesso, no? Cioè, mica puoi continuare a... a farlo da solo. Perché... cioè... anche tu lo fai da solo, no?" chiese ed arrossì di nuovo.
"Beh, qualche volta capita."
"E non è meglio farlo... in due? Cioè... come avevi detto a me... Cioè... mica vale solo per me, no?"
"Sì, certo. In due è molto meglio."
"Vieni, dopodomani, a vedere la partita?"
"Sono mai mancato? Certo che ci vengo."
"Però a me... se non ti dispiace... finito il campionato juniores... vorrei smettere di andare a giocare a calcio. Se non ti dispiace..."
"No che non mi dispiace. Però credo che sarebbe bene se tu continuassi a fare sport. C'è qualcosa altro che ti piace di più, Ivan?"
"Non lo so... Forse... forse mi piacerebbe fare un po' di nuoto. C'è una piscina poco lontano da casa, due o tre isolati. E l'abbonamento non costa molto."
"Beh, possiamo andare a vedere, perché no?" disse Gaetano mentre parcheggiavano sotto casa.
Gli sarebbe piaciuto di più uno sport di squadra, però sapeva che il nuoto è un buono sport per sviluppare i muscoli in modo equilibrato, forse anche meglio che il calcio.
Salirono in casa. Ivan andò in camera sua e si mise a fare i compiti per la scuola, mentre Gaetano andava in cucina per preparare qualcosa per cena. Avrebbe voluto sapere che cosa aveva fatto Ivan con la ragazza, ma capiva che non poteva chiederglielo. Era anche logico che non gli andasse di parlarne, dopo tutto la sessualità è una cosa molto personale. Comunque sapeva, per averlo sperimentato, che la ragazza sapeva usare bene sia la bocca che il resto, per dare piacere ad un uomo.
Sposarsi di nuovo? Si chiese mentre trafficava con pentole e fornelli. Mah... in fondo non ci aveva mai pensato, soprattutto per non imporre la presenza di un'altra donna al figlio. Ma se a lui non creava problemi... perché no? Aveva perfettamente ragione Ivan che, dopo averci finalmente provato, concordava con lui che in due è molto meglio che da soli.
Non si sarebbe certamente messo con una ragazza giovane come quella Gigliola. Una più o meno della sua età... Ma una cosa è trovare una donna con cui sfogarsi, magari a pagamento, un'altra è trovare una donna con cui condividere la vita. Non che non ce ne fossero, benché gli sembrava che quelle più valide fossero tutte sposate. Oppure erano zitelle, probabilmente perché non volevano o non erano adatte a sposarsi.
Non ci pensò più, lasciandosi assorbire da quanto stava facendo. Quando la cena fu pronta, apparecchiò per due con le tovagliette all'americana, mise in tavola e chiamò il figlio.
"Ivan! Lavati le mani e vieni, è pronto!"
Il figlio arrivò in cucina e sedette al suo posto. Si augurarono buon appetito e si misero a mangiare.
"Comunque... è stato abbastanza bello con quella ragazza, papà. Grazie." disse ad un certo punto Ivan.
Gaetano lo guardò un po' sorpreso; Ivan guardava quello che stava mangiando.
"Abbastanza? Solo abbastanza?" gli chiese.
"Beh... un po' è che ero... imbarazzato; e un po' che... mica posso fare un paragone. Cioè... comunque ho go... mi è piaciuto."
"Cosa, più di tutto?" chiese il padre.
"Beh... come... come mi toccava e... come baciava e... poi... anche come... anche tutto il resto."
"Avete usato il preservativo, no?"
"Sì, certo, ne aveva diversi tipi... Mi ha chiesto se... che tipo volevo usare e... io non lo sapevo, così mi ha spiegato un po'..."
"Bene. E sarà opportuno che adesso tu ne abbia sempre un paio con te, in modo che se capitasse... Sai, a volte si presenta l'occasione quando meno te l'aspetti... Se vuoi te ne vado a comprare in farmacia, o al supermercato."
"Sì, va bene."
"Ti senti un po' più sicuro, adesso, no? Sai come... come si fa, no?"
"Eh... sì... abbastanza."
"Comunque, ricordati, Ivan: mai senza preservativo. Quando ti sposerai e sarai sicuro che né tu né tua moglie avete malattie sessuali, potrai farne a meno, quando decidete di fare un figlio."
"Sì, lo so, papà."
A Ivan era piaciuto "abbastanza", come aveva detto al padre. Soprattutto baciare, carezzare, sfregarsi contro... poi quando la ragazza gliel'aveva preso in bocca e gliel'aveva lavorato ad arte... poi quando gli aveva detto di andarle sopra e se l'era fatto mettere dentro... era caldo, morbido, piacevole. Non l'aveva fatto venire subito: ogni tanto lo faceva fermare, calmarsi un po', poi ricominciare. Una bella ginnastica, in un certo senso. Specialmente per lui, quando gliel'aveva messo dentro e aveva cominciato a fare le "flessioni", su e giù, su e giù.
Quando s'erano spogliati, all'inizio si era vergognato... Lei aveva voluto che si spogliassero a vicenda e non ognuno per conto suo. S'era vergognato perché pensava di non essere abbastanza ben fatto, ben sviluppato. Ma lei gli aveva detto che, per la sua età, era un gran bel ragazzo, che si stava sviluppando bene...
Quando lei lo aveva carezzato fra le gambe, gli era piaciuto, era bello sentire un'altra mano lì, e non solo la propria. "Hai un bel cazzo..." aveva detto lei, e non gli era sembrata una parola volgare. E gli aveva fatto piacere. Ma soprattutto quando lei gliel'aveva preso in bocca, aveva creduto di venire subito, tanto il piacere era stato forte, e nuovo, e bello: come una scossa elettrica che da lì gli era esplosa nel cervello. Ma lei aveva saputo non fargli oltrepassare il punto di non ritorno. Un gradevole supplizio.
E poi, mentre le si agitava sopra, lei gli aveva sfregato i capezzoli: era sorpreso, non credeva di essere così sensibile anche lì! Gli aveva passato le unghie sulla schiena, gli aveva palpato il sedere ed anche quello gli era piaciuto molto. Lei s'era fatta succhiare le tette, ma Ivan aveva smesso quasi subito: gli pareva una cosa strana; non brutta, ma strana; lei non aveva insistito.
Quando finalmente era venuto, lei l'aveva fatto riposare e l'aveva carezzato ancora per un po', una cosa a metà fra un massaggio rilassante ed una carezza erotica. Indubbiamente ci sapeva fare. Chissà con quanti uomini era già andata? Non gliel'aveva chiesto, gli pareva scortese. Poi pensò che l'aveva fatto anche con il padre e si sentì strano...
Non aveva mai pensato al padre come a un "maschio" a cui piace scopare. Beh, certo che scopava, d'altronde lui non sarebbe nato, no? Però non l'aveva mai immaginato, visualizzato nella sua fantasia, mentre faceva sesso... Chissà perché uno non pensa mai ai genitori come ad esseri... sessuali. E sua madre? Aveva fatto con il padre quello che Gigliola aveva fatto con lui? Beh... forse sì.
"Ti è piaciuta la tua prima volta?" gli aveva chiesto la ragazza con un sorriso lieve.
"Sì..." aveva risposto e s'era sentito arrossire.
Poi si erano rivestiti in silenzio. Ma questa volta ognuno per conto suo, logicamente, e quasi girandosi le spalle. Che buffo... si erano spogliati l'un l'altro, guardandosi, e si erano rivestiti praticamente ignorandosi.
Beh, adesso sapeva che cosa e come un ragazzo fa con una ragazza. E, secondo suo padre, così era diventato un uomo... anche se lui non si sentiva poi così diverso da prima.