Nella cella nei sotterranei della torre, i giorni passavano, tutti uguali, e solo il fatto di stare ancora assieme, la possibilità per Barthlomew di scrivere e di Ervin di suonare il liuto, attenuava un poco la loro misera condizione.
I loro abiti ed i loro corpi erano ormai sporchi, dato che né si potevano cambiare né lavare, e solo l'abitudine non faceva più notare ai due prigionieri il cattivo odore fatto di umidità, di sporcizia e che esalava dal bugliolo.
"Non hai rimpianti, mio povero Ervin?" gli chiese un giorno Barthlomew, provando pena per il suo giovane amante, rinchiuso lì per colpa sua.
"Rimpianti, padrone? Beh, sì, uno ne ho... Non poter più coltivare per voi le buone verdure che tanto vi piacciono e non queste, vizze e senza sapore, che vi servono qui."
"Io, invece," gli disse Barthlomew, "io ce l'ho un rimpianto: non poterti stringere fra le mie braccia, non poter fare l'amore con te!"
"Oh... allora io ne ho due, perché questo è vero anche per me!" gli disse Ervin con un mesto sorriso.
Erano rinchiusi nei sotterranei della torre da diversi mesi, quando sentirono nuovamente la voce di uno dei carcerieri gridare: "Apri, una visita per sir Barthlomew Quayle!"
"Sir David è tornato. Non veniva più a trovarvi da tempo..." disse Ervin sottovoce.
La porta della cella si aprì cigolando, però quello che vi comparve, una lanterna in mano, non era sir David, bensì William, il fratello maggiore di Barthlomew. Questi si alzò dal pagliericcio e lo guardò sorpreso.
"Fratello mio! Tu qui?"
William entrò e lo abbracciò, dandogli pacche sulla schiena.
"Sono venuto per portarti una buona nuova: assai presto sarai nuovamente libero!"
"Libero? Il re ha cambiato idea? Ma tu... tu come mai sei qui? Non fai parte, con la nostra famiglia, della parte avversa al re?"
"Proprio così. L'Inghilterra ha un nuovo re, abbiamo totalmente sconfitto, finalmente, tutti i nostri nemici. Ed il nostro nuovo re deve gratitudine a noi Quayle di Burnley che abbiamo combattuto per lui, perciò sono certo che, appena sarò ammesso alla sua presenza e glielo chiederò, ti farà liberare."
"Ma come hai saputo che siamo rinchiusi qui?"
"Grazie a sir David Morgan. Mi ha cercato per avvertirmi."
"David... che ne è di lui?"
"Il re l'ha logicamente rimosso dal suo incarico a corte e l'ha mandato via dal palazzo, ma non l'ha punito per aver servito la parte avversa. È stato magnanimo con chi non l'ha combattuto... e con molti della nobiltà minore che gli hanno giurato fedeltà dopo la sua vittoria. La nostra amata Inghilterra, finalmente, conoscerà la pace e sarà nuovamente unita e potente. E come segno di unità, so che il nostro re ha palesato l'intenzione di sposare una damigella della famiglia del precedente re."
"Capisco. Vedi, William, grazie a David, la prigionia qui è stata... diciamo sopportabile. Non mi ha abbandonato nella cattiva sorte, perciò gli devo gratitudine. È proprio vero che gli autentici amici si rivelano nella disgrazia."
William si girò a guardare Ervin, che era seduto nel suo angolo, poi guardò nuovamente il fratello minore: "Mi ha detto David che è per lui che... ora sei qui. E che fu per queste tue... tendenze, che in passato fosti mandato in esilio..."
Barthlomew fece spallucce ed un lieve sorriso: "Che pettegolo, il buon David!"
"Per questo non mi avevi voluto rivelare il motivo del tuo esilio... Per non rivelarmi il tuo... vizio. Per timore di essere da me giudicato..." gli disse William, ma senza rimprovero nella sua voce.
"Non proprio. Avevo promesso al re che non avrei mai detto nulla che potesse gettare ombra sul... vizio, come tu lo definisci, di suo figlio. Ma ormai il mio giuramento non ha più importanza... È così, lo ammetto, sono stato l'amante del principe, il re ci aveva sorpresi e... mi mandò in esilio."
"E non se ne farà parola, comunque. Infatti, d'accordo con David, si dirà che sei stato rinchiuso qui perché la nostra famiglia sosteneva e lottava a fianco del nostro nuovo re. Quanto a chiamare vizio le tue tendenze... non vi è giudizio nelle mie parole; è solo che così viene comunemente chiamato, specialmente dal nostro clero. L'innominabile vizio della buggerìa! E così, fratellino, tu prima buggeravi il principe e poi questo tuo servo."
"Forse col principe era poco più che buggerare, ma con Ervin è... ben altro. Quel che ci lega non è lussuria, ma amore."
"Bah... Se lo dici tu! La cosa non mi riguarda, dopo tutto. Comunque concordo con il suggerimento del tuo amico sir David: si dirà che sei rinchiuso qui per motivi politici, e sono certo che assai presto potrai finalmente tornare libero."
"Tutti e due, Ervin e io!"
"Ma sì, certamente, tutti e due."
Parlarono ancora un po' degli ultimi avvenimenti che avevano portato a scalzare dal trono il precedente re ed insediarvene un altro, poi William se ne andò.
"Vi eravate chiesto che destino ci avrebbe riservato il nuovo re, ma ci scommetto che non pensavate che ve ne sarebbe stato uno nuovo in così breve tempo!" gli disse Ervin.
"Hai ragione. Presto potremo nuovamente abbracciarci..." gli disse Barthlomew con occhi lucidi per l'emozione.
"E fare l'amore..." sussurrò dolcemente il giovane giardiniere.
"E fare l'amore, certo."
"E intendete tornare all'isola di Mann?"
"Certamente: quella è casa nostra."
"Sir Barthlomew?"
"Dimmi."
"Vi amo!"
Barthlomew sorrise: "E presto ce lo potremo finalmente dire nuovamente anche con i nostri corpi."
"Sì..."
Passarono solo tre giorni, poi William tornò con l'ordine di scarcerazione. Quando i due amanti uscirono finalmente dai sotterranei della torre e rividero la luce del sole, restarono per un attimo immobili, quasi accecati da tanta luce. Poi si guardarono e Barthlomew sussurrò: "Buon dio, quanto sei sporco, Ervin!"
"E voi, allora?" rispose con un sorriso il giovane. "Ma siete bellissimo ugualmente." gli sussurrò poi.
William sorrise e li condusse fuori dal palazzo, fino alla residenza che aveva preso in affitto per quei giorni. Qui giunti fece subito allestire una grande tinozza piena di acqua calda perché i due ex-prigionieri potessero lavarsi a fondo.
"Scommetto..." disse con lieve ironia, "... che non necessitate di servi per lavarvi, ma che preferite farlo da soli. Vi lascio, prendete tutto il tempo che necessitate per... lavarvi. Frattanto faccio preparare nuove vesti per tutti e due. E farò chiamare un barbitonsore... sembrate due eremiti fuggiti dall'eremo!"
"Grazie, fratello." disse Barthlomew, poi gli si accostò e gli bisbigliò: "Ho un favore da chiederti: desidero che per Ervin siano preparati abiti belli almeno quanto i miei."
William sorrise ed annuì. "Quando avrete fatto... tutto, bussate alla porta e vi porterò abiti nuovi." disse, e li lasciò soli, chiudendo accuratamente la porta alle sue spalle.
E finalmente i due amanti furono uno nelle braccia dell'altro. Si baciarono, iniziando a spogliarsi, gettando in terra i loro abiti sporchi, poi assieme scavalcarono il bordo della grande tinozza piena di acqua fumante e vi si immersero.
"Ah... che sollievo!" mormorò Barthlomew.
Iniziarono a lavarsi l'un l'altro, con lunghe, tenere carezze, baciandosi di tanto in tanto, guardandosi con occhi lieti e luminosi. Erano entrambi sempre più eccitati.
"Mi volete?" gli chiese Ervin, carezzandogli il membro ritto e duro, fremente.
Barthlomew annuì, commosso. Si alzarono in piedi, Ervin si girò ed appoggiò le mani sul bordo della grande tinozza di doghe di legno. Barthlomew gli si addossò e lo abbracciò da dietro, e finalmente si immerse in lui con un lungo, basso mugolio di piacere. Ervin gli si spinse contro, e girò la testa a guardarlo con occhi lucidi di commozione e di piacere. Barthlomew iniziò a muoversi in lui, in silenzio, e solo il lieve sciabordio dell'acqua della tinozza sottolineava le sue spinte, faceva da sottofondo alla loro unione.
Poi, dopo aver goduto di lui ed in lui, Barthlomew scambiò le loro posizioni e si offrì al suo amato che, carezzandogli il petto ed il ventre, si unì nuovamente a lui. Barthlomew girò il capo e si baciarono con passione, mentre Ervin gli si agitava dentro con dolce virilità. Quando infine anche lui ebbe raggiunto l'orgasmo, si immersero nuovamente nell'acqua ormai solo tiepida, sedettero intrecciando le gambe e, presisi per le mani, si guardarono scambiandosi un radioso sorriso.
Barthlomew lo carezzò lieve su una gota: "Ti amo, più della mia stessa vita."
"Lo so, lo so bene, padrone. Me l'avete dimostrato preferendo la prigione al letto del re."
"Dimmi perché, mio dolce Ervin, insisti a chiamarmi padrone, o signore e a darmi del voi? Non ci rende forse, questo nostro amore, una cosa sola?"
"Certo che è come voi dite. Ma voi siete comunque il signore e padrone del mio cuore."
"E allora, dato che tu lo sei del mio, ti dovrò chiamare signore e padrone anche io."
"E mettermi così in imbarazzo? Non mi avete detto forse, tempo addietro, che il re vi dava del tu, ma dava del voi alla sua sposa? Io resto il vostro giardiniere... e ci tengo a restarlo, però, in un certo senso, è come se fossi la vostra sposa."
"Sposa tu? No. Sposo, piuttosto. Siamo come due sposi, non c'è sposa far noi due."
Ervin ridacchiò e, ponendo le mani a coppa, una sul proprio membro e l'altra su quello di Barthlomew, disse: "Questi testimoniano la veridicità delle vostre parole!"
Uscirono dalla tinozza e si asciugarono l'un l'altro con un grande telo preparato per quello scopo. Poi Barthlomew andò a bussare alla porta, per avvertire che erano pronti a rivestirsi. Dopo poco William entrò con una bracciata di begli abiti nuovi che depose su una panca. Guardò da capo a piedi i corpi nudi dei due amanti, e sorrise.
"Bene, rivestitevi poi vi mando il barbitonsore per tagliarvi qui capelli e quella barbaccia. Quando siete presentabili, raggiungetemi nella stanza da pranzo, ché i servi stanno allestendo un banchetto decente in vostro onore. Avete entrambi bisogno di rimettervi in carne. Poi, chiederò udienza al re, in modo che tu possa andare a rendergli il dovuto omaggio."
"Noi, non io solo. Non voglio separarmi più dal mio Ervin."
"Un servo... non rende omaggio al re..." obiettò William.
"Ma il mio compagno di sventura, sì. Il mio compagno, non il mio servo."
"Vedremo come fare..." annuì William e li lasciò nuovamente soli.
"Ma io..." disse Ervin.
"Che tu sia il mio giardiniere, che tu mi dia del voi, posso anche accettarlo. Ma tu sei il mio compagno, non il mio servo, perciò..." lo interruppe Barthlomew.
"Non ho mai visto un re in tutta la mia vita, neanche il nostro re a Mann. Non saprei proprio come comportarmi, che dire... Non vi voglio far sfigurare."
"Farai esattamente quanto vedrai fare a me, non sarà difficile. Inoltre fingeremo che tu parli solamente il manx... così parlerò io in vece tua. Va bene così?"
"Come volete voi..."
Quando però Ervin vide i begli abiti che doveva indossare, disse: "Perché abiti così belli per un umile ser... giardiniere?"
"Eh! Dovrai fare questo sacrificio, ed adattarti ad indossarli, d'ora in poi." rispose Barthlomew allegramente.
"Ma per curare il vostro orto..."
"Ci vestiremo con panni più semplici... e mi insegnerai a curarlo con te. Suvvia, non mi vuoi fare contento?"
"Tutto quello che volete, se vi fa piacere."
"Piccolo bugiardo..."
"Io?" chiese allarmato Ervin. "Non vi ho mai mentito, lo giuro!" si affrettò a protestare.
"Sì, invece. Ti ho chiesto di cessare di darmi del voi, di smettere di chiamarmi signore e padrone, ma tu..."
"Ma io vi... io ti... Farò quanto vuoi, purché tu sia contento..." mormorò ed arrossì.
"Oh, bene! Infine!" esclamò Barthlomew, sorridendogli.
Terminarono di vestirsi, poi si sottoposero alle cure del barbitonsore. Quando questi ebbe completato la sua opera, Barthlomew guardò il suo amato e sorrise: "Sei in tutto e per tutto un gentiluomo."
"Lo sembro solamente."
"Ervin Porter di Baldrine... suona bene. Ecco, d'ora in poi questo sarà il nome con cui ti presenterò."
"Come desiderate... desideri."
Quando furono ricevuti dal re, tutto filò liscio, anche grazie all'aspetto fine ed elegante di Ervin ed allo stratagemma di fargli parlare solo il manx. Barthlomew ringraziò il re per la libertà che gli aveva reso e gli giurò fedeltà. Poi gli chiese il permesso di poter tornare a vivere sull'isola di Mann, nella casa dei suoi avi. Il re glielo concesse e, per ripagarlo delle precedenti sventure e per la fedeltà della sua famiglia, gli fece assegnare un appannaggio.
Barthlomew, tornato alla residenza provvisoria di William, gli chiese notizie di sir David Morgan.
"Non ho alcuna idea di dove sia, né che cosa faccia, ora." gli rispose il fratello.
"Io non vedo l'ora di tornare a Baldrine con il mio Ervin, perciò appena avrò acquistato due cavalli, lascerò Londra. Però ti prego di farlo cercare e di farmi avere sue notizie."
"E che farai, a Baldrine, a parte goderti il tuo compagno?" gli chiese William.
"Con l'appannaggio che il re mi ha graziosamente concesso, intendo acquistare i terreni attorno alla casa, quei terreni che un tempo appartenevano alla nostra famiglia, in modo da coltivarne la parte migliore e lasciare il resto a pascolo per le greggi che intendo acquistare, e così fare formaggi e vendere la lana."
"Insomma una vita da borghese..." lo prese lievemente in giro il fratello.
"E perché no? Il futuro è dei mercanti non di noi nobili, mio caro fratello. L'aristocrazia perderà via via d'importanza e di potere, la borghesia ne acquisterà. Infatti è il denaro che dà potere, non la nascita."
"Ti sbagli, mio caro fratello. La nobiltà che scorre nelle nostre vene non è acqua."
"Ma neanche vino." rise Barthlomew. "E con l'acqua non guadagni nulla, con il vino sì!"
"Ma chi controlla l'acqua, controlla il paese."
"E chi controlla il denaro, controlla i controllori!"
"Ma i nobili sono colti, e la cultura dà potere."
"Ed i popolani accederanno alla cultura, e allora..."
I due fratelli continuarono a beccarsi ed a ridere, finché William, si rivolse ad Ervin che li ascoltava sorridendo.
"E tu, che ne dici, Ervin Porter di Baldrine? Chi di noi due ha ragione in questa fraterna tenzone? Che cosa dà ad un uomo il vero potere, secondo te?"
"L'amore, sir William. Perché è l'amore che rende un uomo forte, determinato, impavido e fedele. Il denaro, la cultura, sono certamente armi potenti, ma come sapete bene, sono simili a bandiere al vento... Sorge il vento e garriscono; il vento muore, e si afflosciano."
"Allora, il vento è il più importante!" gli disse William divertito. "E che cosa è dunque, codesto vento a cui ti riferisci?"
"L'amore, per l'appunto. Amore vero nelle sue varie forme: per i genitori, per i figli, per i fratelli, amore per l'amato... Amore per la propria terra, amore per la vita. Amore che si dona e donandosi si arricchisce, signore."
"Perbacco! Codesto tuo compagno, Barthlomew, più che un giardiniere, mi pare un filosofo!"
"Non prendetevi gioco di me..." sussurrò Ervin, arrossendo lievemente.
"Non mi sto affatto prendendo gioco di te, Ervin." gli disse William. "Al contrario... E comincio a capire perché mio fratello ci tenga tanto a te. Eppure, dimmi, tu sai bene che l'amore non vi avrebbe salvati dalla prigionia nella torre..."
"Perdonatemi, ma vi sbagliate. Proprio il reciproco amore ci ha tenuti in vita senza farci disperare. E se pure fossimo morti là dentro, dimenticati da tutti, saremmo stati noi i vincitori, non il re che lì ci aveva fatto rinchiudere."
"Magra consolazione."
"Al contrario. Io sono solo un giardiniere, non un filosofo, ma so di aver ragione."
"Amor omnia vincit." disse Barthlomew. "L'amore vince ogni cosa. Meglio morire per amore che vivere per il potere. L'amore nessuno te lo può sottrarre; il potere... scivola via fra le dita come acqua. La storia, anche recente, lo insegna."
Finalmente, acquistati due cavalli, Barthlomew ed Ervin intrapresero la via del ritorno e raggiunsero Baldrine. Harold Grey, il segretario, e tutti i servi li accolsero con grande gioia.
"Finalmente siamo nuovamente a casa." esclamò Barthlomew. "Mi siete mancati tutti!"
"E voi siete mancato a tutti noi, padrone." gli disse il capo dei servi, Charles Danfield.
A sera, festeggiarono mangiando tutti assieme nella grande cucina. Barthlomew raccontò le loro avventure e disavventure, Harold e Charles lo misero al corrente sulle poche cose accadute durante la loro assenza.
Nei giorni seguenti Barthlomew, ora libero di muoversi, si informò a chi appartenessero le terre attorno alla casa e seppe che facevano parte delle proprietà del re di Mann. Allora si recò a Castle Rushen, gli chiese udienza e dopo avergli reso omaggio, gli chiese, ed ottenne senza problemi, di riacquistarle.
Poi andò a comprare tre greggi di pecore, i cani, ed assoldò anche tre pastori; fece costruire a valle della casa sia gli ovili che l'alloggio per i suoi pastori. Harold gli suggerì di catturare alcuni dei puledri selvatici che passavano spesso da quelle parti e di iniziare un allevamento. Ma Barthlomew si oppose.
"No, mio caro amico. Quei branchi che ancora scorazzano liberi per le terre di questa isola sono il simbolo della libertà. So che cosa significa esserne privati e... non gliela voglio sottrarre. E anzi, sai che ti dico? Manderò una richiesta all'araldo del re per cambiare il mio stemma e sostituire la figura del cervo con quella di un cavallo bianco, senza bardatura."
Erano tornati a casa da quattro mesi, Barthlomew e Ervin e, indossati umili panni, erano nell'orto per curare le piante, quando Charles li informò che stavano giungendo alla casa due visitatori a cavallo. Barthlomew uscì subito dal portale e vide che erano sir David Morgan ed il suo amante. Dette ordine ai servi di allestire una stanza per gli ospiti, poi corse loro incontro e li accolse con grande gioia.
Dopo aver affidato i loro cavalli ad un servo, li introdusse in casa. "Perdonami se ti accolgo così vestito, ma sto imparando a fare l'ortolano. Benvenuti comunque nella mia casa! Sono davvero lieto di rivederti, finalmente. Ma dimmi, che cosa fai ora, mio buon amico?" gli chiese.
"Lavoro per alcuni mercanti di Londra. Approfittando della mia esperienza di quando ero assistente del Lord tesoriere del re, curo le loro finanze. A questo proposito... ho saputo da tuo fratello William che sei tornato qui e che ora ti sei messo ad allevare pecore e che perciò intendi vendere la loro lana ed i formaggi..."
"È così."
"Ebbene, la lana ha un buon mercato, in questi tempi. Se ti interessa, se ti fa piacere, potrei occuparmi io di fartela vendere ad un buon prezzo ai mercanti di Londra."
"Ottima idea. Ti ringrazio davvero. Io non so quasi nulla di commercio ed il tuo interessamento mi sarà prezioso. Ma vorrei anche fare qualcosa per te, per dimostrarti la mia riconoscenza per tutto quello che hai fatto per noi, quando eravamo in disgrazia. Dimmi, che cosa posso fare?"
"Conservami la tua amicizia ed affidami i tuoi affari, tanto mi basta. Avrò certamente il mio onesto guadagno, come ti ho detto, ma ti farò avere il tuo. La lana di Mann è piuttosto pregiata e vedrai che la venderai bene."
"Ma così, sei ancora una volta tu che fai qualcosa per me e non io per te." protestò Barthlomew.
"T'ho detto che avrò la mia convenienza. Ma sopra a tutto valuto la tua amicizia." insistette David.
"Che posso avere più dalla vita? Circondato da veri amici, da ottimi servi, e con colui che amo e che mi ama al mio fianco. Amore, amicizia, salute e di che vivere, che altro può desiderare un uomo?"
"Sono lieto che tu possa finalmente essere felice. Anche io lo sono, perché nonostante tutto ho di che vivere ed ho il mio amato con me. Il nuovo re è stato magnanimo nei miei confronti."
David e il suo amante trascorsero qualche giorno a Baldrine, poi, accordatosi con Barthlomew per la lana, dovettero riprendere la via per Londra.
La vita nella casa scorreva serena ed a pieno ritmo. Poiché tre dei servi gli avevano chiesto il permesso di sposarsi con ragazze di Baldrine, Barthlomew dette loro il permesso e fece ristrutturare la casa. Fece unire il vecchio refettorio dei soldati alla cucina e riaprire la porta verso l'androne. Al piano superiore, nei dormitori che erano stati dei soldati e che ora erano vuoti, fece sistemare Charles ed i servi non maritati, e fece ristrutturare le tre casette in fondo al giardino, assegnandone una ad ogni coppia.
Le mogli dei servi si inserirono come serve nella casa, aiutando i loro mariti. Quella di Torin infatti lo affiancò nella cucina, quella di Martin si occupò del guardaroba, e quella di Cole delle pulizie della casa.
Charles non stava più con Sayer, di cui si era stancato, ma si incontrava assai spesso con uno dei tre pastori che gli piaceva e con cui s'era presto inteso. Niall, con sorpresa di Ervin, aveva scoperto che anche a lui piacevano i ragazzi e in particolare Sayer; si era perciò messo con lui. Gli unici ancora non in coppia erano perciò Simon, che continuava a frequentare di tanto in tanto la locanda per pagarsi una delle ragazze, e Harold.
Ma dopo un anno dal ritorno da Londra di Barthlomew, Harold gli chiese di parlargli in privato.
"Ebbene, che c'è Harold?" gli domandò quando furono nel suo studio.
"Andando a Doolish, ho avuto modo di conoscere un ragazzo..." esordì il segretario.
Barthlomew intuì che cosa volesse dire con "conoscere" ed annuì attendendo che Harold proseguisse.
"Si chiama Kernik Argall, la sua famiglia proviene dalla Cornovaglia, anche se lui è nato a Doolish, ha ventitré anni e fa lo scrivano per l'autorità del porto..."
"Sì?" lo incoraggiò Barthlomew.
"Ecco... è nata fra noi una forte amicizia e... insomma... nonostante io, come sai, avessi giurato che..."
"Ma al cuore non si comanda... Giusto?" gli chiese con un sorriso Barthlomew.
"Sì, è così. E io... ecco, io vorrei poter vivere con lui, se a te non dispiace, perciò..."
"Perciò intendi trasferirti a Doolish per stare assieme al tuo amato." disse Barthlomew credendo di aver compreso il motivo dell'esitazione di Harold, pensando che forse da una parte Harold non lo voleva lasciare, ma dall'altra avrebbe voluto stare con il ragazzo di cui si era innamorato.
"No. Non potremmo mai, mai vivere assieme a Doolish... La sua famiglia certamente si opporrebbe con tutte le forze. Non sospettano che Kernik è... come noi."
Finalmente Barthlomew comprese: "E allora, portalo qui a vivere con te. Credo che avere uno scrivano al mio servizio, ora che mi sono dedicato all'allevamento ed al commercio, sarebbe perfetto! La tua casetta nel giardino è più che sufficiente per due, no?"
"Davvero posso? Davvero lo prenderesti al tuo servizio?" chiese il segretario, illuminandosi.
"Ne dubitavi, forse? Non sei stato tu ad incoraggiarmi, nei confronti del mio Ervin? Come potevi pensare che mi sarei opposto, che avrei sollevato problemi? Certo, se tu avessi deciso di andare a vivere a Doolish, mi sarebbe spiaciuto perderti, ma non mi sarei comunque opposto. E questa soluzione, l'idea di far venire qui il tuo... Com'è che hai detto che si chiama?"
"Kernik Argall."
"Prendere il tuo Kernik al mio servizio sarà un piacere, oltre che utile. Lavorerà con te... e soprattutto vivrete serenamente assieme. Quando intendi andare a prenderlo?"
"Posso andarci... domani mattina?"
"Sì, senz'altro. E dimmi, di che cosa si occupa, la sua famiglia?"
"Commerciano in vasellame; hanno una piccola bottega non lontano dal porto. Ma non li ho mai incontrati, non sono mai stato nella loro casa o nella loro bottega."
"E... dove vi appartavate, allora, con Kernik?"
"Purtroppo non... non siamo riusciti a... a fare l'amore... a parte una sola volta, ma in fretta e pieni di timore di essere scoperti... Però... è stato molto bello... C'è perfetta intesa fa noi, anche... fisicamente."
"Bene, almeno qui non avrete problemi."
"Ti saremo eternamente grati, Barthlomew. Vedrai che sarai pienamente soddisfatto del suo lavoro. E ha anche una grafia assai elegante... È un ottimo ragazzo, ha un bel carattere..."
"Non ne dubito, dato che è riuscito a conquistarti, a farti innamorare di lui. Non credo proprio, conoscendoti ormai piuttosto bene, che ti metteresti con qualcuno men che valido."
Così, la mattina del giorno seguente, Harold prese un cavallo e partì alla volta di Doolish. Tornò nel pomeriggio, recando in sella il suo amato e due sacche con le sue cose. Per prima cosa lo presentò a Barthlomew, che ne ebbe una buona impressione: era grazioso, non molto alto ma ben fatto e proporzionato, aveva occhi allegri ed un sorriso gradevole. Kernik lo ringraziò molto e gli promise che non si sarebbe pentito di averlo preso al proprio servizio e di permettergli così di vivere con Harold.
Pochi giorni dopo, Ervin, mentre lavoravano nell'orto, disse a Barthlomew: "Sai... Niall mi ha detto che con il suo Sayer, a differenza di quelli sposati, non ha l'intimità che vorrebbe, dormendo nella camerata con Charles e Simon..."
"Già, non ci avevo pensato... La camerata è grande... potremmo farla suddividere in stanzette con tramezze di legno, così avrebbero la loro intimità. Manderò a chiamare i carpentieri a Baldrine. Ma dimmi, ho una curiosità..."
"Sì?"
"È stato Niall a provarci con Sayer o viceversa?"
"È stato Sayer. Niall non aveva mai fatto niente, prima con un ragazzo. A dire la verità, aveva fatto ben poco anche con le ragazze, poco più che toccarsi, strofinarsi. Comunque, ora ha scoperto che gli piace molto stare con Sayer, e credo che stiano anche affezionandosi uno all'altro, se non proprio innamorandosi."
"Cambiando discorso, Ervin. Credo che sia tempo di trovare dei contadini per far coltivare una parte della mia terra. Tu che provieni dalla campagna, hai idea chi prendere al mio servizio?"
"Quanti pensi di prenderne?"
"Credo quattro o cinque... forse anche sei..."
"Che ne diresti se ne parlassi alla mia famiglia? Papà, mamma, i miei tre fratelli e la moglie del grande, lavorano tutti nei campi."
"Credi che accetterebbero?"
"La terra che lavorano per il loro padrone rende poco, e ci vivono a malapena. Io sono quasi sicuro che coltiverebbero volentieri la tua terra. Però dopo che hanno fatto il raccolto per l'attuale padrone."
"Ottimo. Allora, quando vengono i carpentieri, faremo costruire anche una casetta per la tua famiglia. Li farai venire qui, sceglieranno le terre più adatte, quante pensano di essere in grado di coltivarne loro sei. In cambio, un terzo del raccolto sarà per loro, e il restante lo consegneranno a me per noi della casa. Che ne pensi?"
"Mi pare un'offerta molto generosa. Sono sicuro che accetteranno. Certo, per il primo anno la terra non produrrà..."
"Per il primo anno, pagherò loro il necessario perché possano comprarsi da mangiare."
"Che ti restituiranno con i primi raccolti. Andrò a parlare con loro e se accettano, come penso, puoi cominciare a far costruire la casa..."
"La casa va comunque costruita, per loro o altri. Sei contento di avere qui la tua famiglia?"
"Io l'ho già la mia famiglia qui: tu!" gli rispose con un dolce sorriso Ervin.