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una storia originale di Andrej Koymasky


pin TRE LUCERNE ALLA FINESTRA CAPITOLO 4
COLLOQUI E CONSIGLI

Sir Barthlomew Quayle di Burnley, nello suo studiolo del primo piano, posò la penna d'oca, rilesse le ultime righe che aveva scritto, poi guardò fuori dalla finestra: un volo di rondini sfrecciò garrendo a poca distanza da essa e scomparve alla sua vista. Il cielo era limpido, il sole stava per raggiungere il punto più alto della sua corsa.

Ripensò a quanto gli aveva detto il suo amico David: il principe aveva un nuovo amante... Già, dopo tutto era comprensibile, era logico, naturale. Un nuovo amante... che a lui era precluso. Avrebbe potuto divertirsi con uno dei servi, certamente, per esempio con quel Sayer, forte e snello, non veramente bello di volto ma con un corpo decisamente ben fatto. Quasi certamente, magari in cambio di qualche moneta, il ragazzo sarebbe anche andato ad alleviare la sua solitudine, a placare i suoi desideri.

Charles, che una volta era un bell'uomo alto e ben fatto, e con cui s'era a volte divertito in passato, ora con l'età s'era appesantito e non lo attraeva più fisicamente. D'altronde ormai aveva passato la quarantina, aveva nove anni più di lui...

Poi pensò a Ervin: quel ragazzo era molto bello, d'una bellezza dolce anche se affatto effeminato. Era sempre molto riservato, schivo, d'una socievolezza tranquilla, ed era un grande lavoratore. S'era rivelato un ottimo giardiniere, e doveva a lui sia le ottime verdure, che tanto apprezzava, sia di aver riportato alla vita il bel giardino.

Però il giovane non gli aveva mai dimostrato, e per quanto poteva vedere, neanche ad altri, quella "disponibilità" che fa comprendere che può valer la pena di tentare un approccio, un'offerta di intimità fisica. Era quasi certo che invece il giovane Sayer avesse concesso le sue grazie a Charles. Ma anche questo gli impediva di tentare di portarsi a letto il ragazzo.

Barthlomew, infatti, a differenza di molti uomini di potere, di molti aristocratici, non era il tipo di persona che impone sugli altri i propri desideri. Anche se cominciava a pesargli non poter avere, se non un amante ed amato, almeno un compagno che volesse allietare il suo letto.

Al di là del piacere che provava nel guardare Ervin, del sottile desiderio che provava per lui, pensò che avrebbe dovuto ringraziarlo e premiarlo per l'indefessa cura con cui lavorava per lui. Pensò che avrebbe potuto far comprare a Liverpool un liuto di buona fattura e donarlo al giovane servo. Perché no? Doveva incaricare Harold di andare ad acquistarlo.

Tutti i suoi servi svolgevano bene il proprio lavoro, ma indubbiamente Ervin superava tutti in impegno e dedizione. Barthlomew non sospettava la vera natura di questo atteggiamento, non immaginava minimamente che Ervin stesse bruciando di amore per lui. Pensava che, come sapeva che facevano gli altri servi quando scendevano a Baldrine, esclusi Charles e Sayer, anche lui facesse di tanto in tanto una visita alla locanda per sfogarsi con una delle ragazze disponibili a dare sollievo ai clienti in cambio di qualche moneta.

Sì, Ervin davvero stava bruciando di amore per il bel padrone. E quanto era accaduto quella notte con Charles e Sayer, lo disturbava. Il suo corpo, indubbiamente, aveva goduto, ma non il suo cuore, non la sua anima, non la sua mente... Capì che i due avevano fatto in modo di farlo ubriacare per approfittare di lui, e si ripromise che non sarebbe mai più accaduta una cosa simile.

Un pomeriggio stava lavorando nell'orto: attingeva acqua al pozzo situato in un arco nel muro fra l'orto e il giardino, in modo da essere accessibile da entrambe le parti, poi andava a spargerla sulle aiuole di vegetali, regolandone la quantità a seconda di quanto ogni tipo ne richiedeva. Anche per questo le verdure crescevano bene e saporite.

Stava giusto sollevando il secchio dal pozzo, quando Charles entrò nell'orto e gli andò accanto.

"Ohilà, Ervin! Bella giornata, vero?" lo salutò con allegria.

Il giovane lo guardò con sospetto e rispose a mezza voce: "Sì, bella giornata..."

"Ascolta, io e Sayer abbiamo pensato che devi spostare il tuo pagliericcio nella nostra casetta, così possiamo..."

"Sto bene dove sto." rispose asciutto il giovane manx.

"Ma se ti sposti e vieni con noi... la notte ci si può divertire senza problemi."

"Divertitevi fra voi due. A me non va."

Charles rise: "Eh via! Non puoi negare che è piaciuto anche a te farti fottere da me e fottere Sayer al tempo stesso!"

"Al mio corpo è piaciuto, non a me. Non mi va di fare quelle cose."

"A chi la dai a bere? Anche a te piace farlo con gli uomini, non lo negare. Credi che non so che in tutti questi mesi non sei mai andato a divertirti con le gallinelle della locanda?"

"Che mi piace farlo con gli uomini, non vuol dire che mi va di farlo con voi." protestò Ervin, appoggiando il secchio pieno d'acqua sulla vera del pozzo e sganciandolo dall'uncino.

"L'hai mai fatto con una donna, tu?" gli chiese Charles.

"No, mai. Però questo non vuol dire che..."

"E dai, t'è piaciuto sia fartelo mettere che metterlo a Sayer. E anche a noi due è piaciuto metterti in mezzo."

"Te l'ho detto, anche se il mio corpo ha reagito, non voglio che... non deve succedere di nuovo."

"Dammi un buon motivo, e ti lascio in pace."

Ervin tacque, lo sguardo fisso nell'acqua che ondeggiava ancora lievemente nel secchio e che rifletteva, in una miriade di scintille, l'azzurro del cielo.

"Suvvia, dammi un buon motivo!" insisté l'uomo.

Ervin lo guardò negli occhi, emise un lieve sospiro, poi disse a mezza voce: "Io... io ho donato il mio cuore ad un altro. E anche se so che non posso donargli il mio corpo, non per questo intendo lasciarlo usare da altri. Io sono innamorato e perciò..."

"Innamorato? E di chi?" gli chiese Charles aggrottando le sopracciglia. "Non t'ho visto mai appartarti con nessun altro... A meno che... Chi è, Martin o Simon?"

Ervin scosse il capo.

"E allora... Cole? Oppure Torin?"

Ervin scosse nuovamente il capo.

"Ma chi, dunque? Non mi dirai che... già... hai detto che non puoi... Allora è il signor Harold Grey, il segretario del padrone? Beh, certo..."

"Ma no, lascia perdere..." disse Ervin, sentendosi a disagio.

"Non sarà mica... non sarai mica innamorato del padrone, per caso?"

"No! Che vai a pensare?" negò in fretta Ervin abbassando gli occhi, ma un forte rossore lo tradì.

Charles fece un sorrisetto: "E così... così ti sei proprio innamorato del padrone! Beh... e magari... magari a sir Barthlomew piacerebbe pure metterti sotto e fottere il tuo bel culetto..."

"Non dire cavolate! Lui... un signore... ti puoi immaginare se lo farebbe con un contadino zotico come me."

"Ma ti piacerebbe farti montare dal padrone, eh?" disse divertito il capo dei servi.

Ervin lo guardò di nuovo, dritto negli occhi: "Mi piacerebbe, sì!" gridò quasi, poi riabbassò il tono della voce e continuò: "Oh, se solo potessi... No, non fottere, ma regalargli il mio corpo, la mia anima, il mio cuore, tutti i miei pensieri! Sì, sono innamorato del padrone, anche se so di non avere neanche un granellino si speranza. È lui la mia vita, è lui il mio respiro... e quando mangia le verdure che cresco per lui, è come se mi baciasse. Quando ne loda il sapore, è come se mi carezzasse. Lo so che non posso essere suo... ma non voglio essere di nessun altro!"

"Ehi, che foga... Ma cazzo, hai davvero perso la testa."

"Perso la testa? No, di più... molto di più. Lo amo, sì! Ogni parte di me lo ama. Per lui... per lui mi farei ammazzare. A lui, solo a lui voglio dedicare la mia vita. Ti pare tanto strano?"

"Povero Ervin. Ti compiango, sai? Oh, sei bello, non c'è che dire, ma... ti puoi immaginare se un signore come lui si metterebbe mai con un contadino come te. Fotterti ogni tanto per sfogarsi, credo che lo farebbe anche volentieri, ma... amore!" rise l'uomo.

"Lo so. Lo so che non potrò mai avere il suo amore. Lo so che non potrebbe mai accettare il mio. E mi lascerei... fare qualsiasi cosa, se si degnasse di posare il suo sguardo su di me. Oh... se davvero volesse... come dici... fottermi ogni tanto solo per sfogarsi... sarei... sarei orgoglioso e felice di darmi a lui!"

Charles emise un sospiro: "Non è detto che, se gli fai capire che sei pronto a lasciarti fottere, non lo faccia. Al padrone... piacciono gli uomini."

Ervin lo guardò accigliato: "Come puoi dire... come puoi affermare un cosa come questa?" chiese con voce quasi dura.

"Tempo addietro... quando m'aveva preso al suo servizio, s'è divertito anche con me, alcune volte. Oh, sono passati cinque, sei anni, ma... So che al padrone piacciono i ragazzi e non le donne."

"Che servo sei se ti permetti di dire queste cose del padrone!" lo rimbeccò Ervin.

"Sto solo dicendo la pura e semplice verità."

"E non dovresti dirla! A nessuno! Mai! Un servo non deve dire cose così... così personali del suo padrone."

"Oh, beh... fra noi che preferiamo i maschi alle femmine..."

"No, mai! Mai! A nessuno." insisté con veemenza il giovane.

"Beh..." disse l'uomo, un po' confuso per quell'accorato rimprovero, "era solo per... per dirti che magari puoi realizzare il tuo sogno segreto. Mica era per spettegolare... Non l'ho mica mai detto a nessuno, nemmeno a Sayer, che ti credi?"

"E fai bene a non parlarne mai più. E il mio sogno segreto... resterà un sogno. Un segreto. Mi accontento di avere la fortuna di lavorare per lui. Però... non provate mai più, tu e Sayer, a mettermi le mani addosso, a coinvolgermi nei vostri... giochi."

"Povero amico mio, innamorato del padrone..."

"Innamorato, sì. Ma perché povero?" chiese il giardiniere con voce bassa e calda. Poi, in tono sognante, disse: "No, io mi sento ricco, ricco dell'amore che provo per lui, anche se non glielo posso esprimere, anche se non potrò mai avere il suo. Sei mai stato innamorato, tu, Charles? No, eh? E allora... allora non puoi capire. Neanche io sono mai stato innamorato prima di ora. Ma ora lo sono, sì e... e non puoi neanche immaginare che grande ricchezza è essere innamorati. Mi sento più ricco del re di Mann, del re di Scozia e d'Inghilterra messi assieme."

"Bah, contento tu..."

"Contento, certo. E... ti ripeto, per l'ultima volta... Tu e Sayer fate quello che più vi piace, ma non tentate mai più di provarci con me. Io... anche se il padrone non lo sa e non lo saprà mai... io appartengo solamente a sir Barthlomew."

Charles fece spallucce e fece per andarsene. Ma Ervin lo trattenne per un braccio: "Prima mi devi promettere due cose."

"E cosa?"

"Che voi due non ci provate più con me."

"D'accordo."

"E che non dirai mai a nessuno che... che sono innamorato del padrone."

"Neanche a lui?"

"Soprattutto a lui."

"E perché?"

"Non voglio che... che rida di me... del mio amore. Prometti!"

"Va bene, te lo prometto." disse Charles. "Lasciami andare, adesso."

Né Ervin né Charles sapevano che al di là del muro e accanto al pozzo, sotto il pergolato su cui i rami di more stavano iniziando ad arrampicarsi, era seduto sir Barthlomew che aveva portato con sé un libro per leggerlo. Perciò il gentiluomo aveva ascoltato ogni parola del loro colloquio.

All'inizio era stato incuriosito nello scoprire che tre dei suoi servi s'erano "divertiti" assieme. Già immaginava riguardo a Charles e Sayer, ma restò un po' sorpreso nel sapere che avevano coinvolto anche Ervin.

Ma poi, quando Ervin confessò al capo dei suoi servi il suo amore per lui, Barthlomew fu turbato per l'intensità dei sentimenti che esprimeva il suo giardiniere. Ascoltò tutto, ogni singola parola, ogni sfumatura della voce del giovane manx, ogni variazione del suo tono. Provò un lungo fremito e fu afferrato da un grande emozione.

Non aveva mai sentito pronunciare da qualcuno o letto su un libro una tanto appassionata dichiarazione di amore. Ervin, di questo s'era accorto quasi subito, era molto bello, d'una bellezza soave, delicata, più facile da trovare sul volto di un nobile che di un popolano. Ma ora Barthlomew si stava rendendo conto che quel ragazzo era ricco di ben altra bellezza: quella dei sentimenti.

Quando sentì Charles dire: "Lasciami andare, adesso." Barthlomew si alzò e si allontanò in fretta, per non essere visto da Charles quando avesse lasciato l'orto ed avrebbe attraversato il giardino. Ma, giunto nell'androne, uscì di nuovo nel giardino, fingendo indifferenza, come se fosse uscito in quel momento dalla casa. Si diresse verso Charles, in modo da incrociarne il cammino.

"Oh, Charles, tutto bene?" gli chiese in tono lieve.

"Sì, sir Barthlomew. Bella giornata, oggi, nevvero?"

"Sì, assai gradevole. Dimmi... sai per caso dove posso trovare Ervin?"

"Mah... non saprei... probabilmente sta lavorando nell'orto." rispose Charles fingendo indifferenza.

Barthlomew sorrise dentro di sé: "Sì. Quel ragazzo mi sembra un grande lavoratore e merita indubbiamente la sua paga... Come d'altronde tutti voi." aggiunse poi.

"Sono lieto che siete soddisfatto del nostro lavoro. Siamo tutti fieri di servirvi, sir Barthlomew."

"Beh, su voi che ho portato da Londra non avevo dubbi. Riguardo ai tre manx... mi pare che vadano bene."

"Sì, sir Barthlomew. Si sono inseriti bene e lavorano duro. Il cuoco è esperto, Sayer il garzone è forte, alacre e volenteroso ed Ervin ama il proprio lavoro."

"A tuo avviso, chi dei tre è il migliore? Torin? Ervin? Sayer?"

"Ciascuno nelle sue incombenze è il meglio che potessimo trovare, ne sono convinto. Tutti e tre meritano pienamente il salario che pagate loro."

Sir Barthlomew guardò negli occhi il capo dei servi: "Sbaglio, Charles o... hai un particolare interesse nei confronti del giovane Sayer?" gli chiese, per vedere se avrebbe accennato al discorso di Ervin, ma prendendo l'argomento alla larga.

Charles ridacchiò: "Conoscete assai bene le mie tendenze... Sì, il ragazzo condivide il mio tetto..."

"Solamente?"

"... e il mio giaciglio, assai volentieri." concluse l'uomo.

"E che mi dici di Torin e Ervin?"

"Che volete che vi dica? Svolgono assai bene le loro mansioni e per il resto... mi basta Sayer."

Barthlomew annuì, gli fece un cenno di commiato e tornò a sedere accanto al pozzo. Sentiva la carrucola cigolare. Si ricordò che aveva chiesto a Charles dove fosse Ervin e che voleva trovarlo, perciò si alzò, raggiunse il cancello che univa il giardino all'orto e vi entrò.

"Ervin!" chiamò.

Il giovane posò subito il secchio e corse da lui: "Sì, padrone?"

"Quando ero a Londra, alla tavola del re, le carni erano speziate anche con spicchi di aglio. Ne abbiamo nell'orto?" chiese, inventando una scusa.

"Certamente, sir Barthlomew, aglio e cipolle."

"Ah, bene. Allora devo dire a Torin di usarne per insaporire le carni. E... dimmi, che ne diresti se acquistassi qualche capra, in modo da avere anche del latte? Sai curare le capre?"

"Sì, certamente. Però dovrebbero poter pascolare... e qui, rovinerebbero o l'orto o il giardino..."

"Si potrebbe costruire un chiuso qui fuori, oltre il muro dell'orto o dalla parte opposta, dietro la stalla: una buona striscia di terra appartiene alla casa. Non sarà però troppo lavoro, per te?"

"Oh, no, padrone. Se lo desiderate, mi occuperò anche delle capre. Dopo tutto, basta lasciarle pascolare e mungerle di tanto in tanto. Quante pensate di acquistarne?"

"Tu che ne dici?"

"Tre ed un capro, così poi avremo anche capretti per la vostra mensa."

"Ottimo. Allora ti occuperai tu di tutto?"

"Certamente, padrone. Contate su di me." gli rispose il giovane con un sorriso lieto.

Barthlomew comprese, ora per la prima volta, che cosa in realtà quel sorriso implicava, e nuovamente provò un fremito ed una gradevole emozione. Stava per rivelare al giovane che aveva ascoltato ogni cosa, ma poi si trattenne.

"Bene. Grazie, Ervin." gli disse e lasciò l'orto.

Tornò a sedere alla pergola, prese il libro e l'aprì, ma il suo pensiero era altrove: era rimasto a contemplare il bel giardiniere. Indubbiamente quel giovane gli piaceva, lo attraeva. "Ma," pensò, "prendere il mio piacere con lui, che sarebbe pronto a darmelo, sapendo però che mi ama, non sarebbe onesto. Se anche io lo amassi... sarebbe diverso... ma quello che provo per lui, almeno per ora, non è che desiderio..."

"Almeno per ora..." si ripeté. Ma, per capire se il suo sentimento si potesse trasformare in altro, in qualcosa di più profondo, di più serio, avrebbe dovuto conoscerlo meglio. Frequentarlo, parlare con lui. Ma come fare, senza che ciò sembrasse strano agli altri servi? Non che lui fosse tenuto a giustificare quanto faceva con i suoi servi, dopotutto lui era il loro signore e padrone... Però, temeva di mettere in cattiva luce il giovane nei confronti dei suoi compagni... e non voleva.

Dato che Harold sapeva di lui e condivideva i suoi stessi desideri, decise di parlarne con lui, di chiedergli consiglio. Quindi tornò in casa e mandò a chiamare il suo segretario.

Quando questi entrò nello studiolo, Barthlomew gli fece cenno di sedere.

"Harold, ho bisogno del tuo consiglio, ma non come segretario, come amico." esordì.

"Sono qui. Dimmi e se posso..."

Allora Barthlomew gli raccontò sia il colloquio fra Charles e Ervin che aveva carpito poco prima, sia quanto provava nei confronti del giovane manx e quanto pensava.

Harold lo ascoltò, annuendo di tanto in tanto. Quando Barthlomew cessò di parlare, restò per un poco in silenzio, riflettendo.

Poi disse: "Per prima cosa, ordina a Ervin di scendere a Baldrine e cercarsi un aiutante."

"Un aiutante? Per che cosa? Non capisco..."

"Perché Ervin sia più libero, nei primi tempi, e perché lo istruisca a dovere per prendere il suo posto, se tu capirai che puoi corrispondere l'amore del giovane."

Barthlomew annuì: "Per prima cosa, hai detto. E poi?"

"Poi, devi farlo venire a lavorare qui in casa..."

"E come? Un giardiniere... e poi i tre servi sono più che sufficienti e Ervin non saprebbe fare..."

"Digli che vuoi vasi di fiori a tutte le finestre e che deve dar loro acqua e curarli ogni giorno..."

"Astuto..."

"Puoi anche iniziare a chiamarlo di tanto in tanto perché ti allieti suonando il liuto... Capisci perciò che deve avere un aiutante per l'orto ed il giardino."

"Sì, molto bene. E cosa altro?"

"Potresti poi ordinarmi di insegnargli a leggere e scrivere..."

"Che bisogno vi è di questa ultima cosa?"

"Avere accanto a te una persona che abbia una certa istruzione, un poco di cultura... sarebbe una cosa positiva."

"Ma a che pro? Se fossimo a corte, ti potrei dare ragione, ma qui..."

"Per lui, per non farlo sentire un contadino zotico, come hai detto che si è definito."

"Hai ragione. Ma se sentissi che lo posso amare, se accettassi il suo amore e gli dessi il mio, come potrei, di fronte agli altri servi..."

"Ti preoccupi di questo? Sei tu il padrone. Dirai semplicemente che ne fai il tuo compagno, e che perciò abiterà qui con te. Tutto qui. Un servo non ha alcun diritto di giudicare le azioni del suo padrone: ne deve semplicemente prendere atto."

"Grazie, Harold. Ero certo che avrei fatto bene a parlarne con te. Ma ora, dimmi... che cosa pensi di Ervin? Di Ervin e me?"

"Che sarei felice per te se tu giungessi ad amarlo: sarebbe ottimo per lenire la tua solitudine, e il giovane mi pare degno."

"E tu?" gli chiese con un sorriso amichevole.

"Io per ora sto bene così. Non ti preoccupare per me."

"Come non preoccuparmi per un amico?"

Harold sorrise e fece un cenno di ringraziamento con il capo.

"Ora, vado a comunicare a Ervin le cose che mi hai suggerito e che ho deciso di mettere in atto." disse alzandosi.

"Permetti che me ne occupi io, piuttosto. Che dica che sono idee mie che tu hai approvato, e che sia io a fargli di mano in mano le varie proposte o richieste."

Barthlomew rifletté, poi disse: "Nuovamente, hai ragione tu. Sì, è meglio così. Ebbene, Harold, ora è tutto nelle tue mani."

Il segretario sorrise, annuì ed uscì, andando a cercare Ervin. Lo trovò che stava uscendo dall'orto e chiudendone il cancello.

"Ehilà, Ervin! Mi ha detto sir Barthlomew della sua idea di acquistare alcune capre e di costruire un chiuso qui fuori..."

"Sì."

"Ebbene, andiamo a fare un sopralluogo per vedere dove costruirlo. Domani poi andremo a Baldrine, ingaggeremo i carpentieri per costruirlo..."

"Posso occuparmene io..."

"No. Noi dovremo prima di tutto cercare un garzone che ti aiuti nel tuo lavoro, a cui insegnerai il mestiere, poi andremo a comperare le capre."

"Un garzone? Non ne ho bisogno, posso cavarmela bene da solo..."

"E invece no, se vuoi svolgere bene il tuo lavoro sì che sir Barthlomew sia soddisfatto. Anche perché ho in mente altre incombenze per te. Quindi avrai bisogno di un valido aiuto. Il padrone è d'accordo."

"Ah, beh, allora va bene." disse il giovane prontamente.

Harold sorrise alla pronta accettazione del giovane quando gli aveva detto che Barthlomew era d'accordo. Uscirono a fare il sopralluogo, ed Ervin piantò alcuni picchetti per delimitare l'area che giudicava necessaria per le capre. Decisero anche che, una volta costruito l'ovile ed il recinto, Ervin avrebbe trasportato lì le gabbie del pollame e dei conigli, ricavando così più spazio per l'orto.

Il giorno seguente, Harold e Ervin scesero in paese. Lungo la strada, Ervin gli disse: "Ho un fratello, Niall, di tre anni più giovane di me. Non andrebbe bene se fosse lui il mio aiutante?"

"Credo di sì, se tu garantisci per lui. Ma non è troppo sottrarre un altro paio di braccia a tuo padre?"

"No, al contrario. Siamo anche troppi in casa per il fazzoletto di terra che dobbiamo coltivare, ed una bocca in meno sarebbe una fortuna. E Niall è un bravo ragazzo, un buon lavoratore e già conosce abbastanza il mestiere."

"Bene. Allora, dopo aver ingaggiato i carpentieri, lo andremo a chiamare, poi si andrà a comprare le capre."

Sia Niall che la famiglia furono lieti per l'offerta e il ragazzo li seguì immediatamente. Parlando in manx, riempì di domande il fratello maggiore. A differenza di Barthlomew, Harold non capiva il manx, ma dalle espressioni dei due giovani, dal tono e dai gesti, capì che il minore si stava facendo spiegare come fosse la vita nella casa dei Quayle, e che Ervin gli stava facendo le sue raccomandazioni.

Infine andarono a scegliere le capre. I due giovani contrattarono a lungo con gli allevatori e, una volta soddisfatti, Harold pagò, poi fecero quattro cavezze e portarono con sé gli animali. Tornati alla casa, Ervin e Niall trasferirono i conigli nella gabbia dei polli e chiusero, provvisoriamente, le capre nella gabbia dei conigli. Poi Harold presentò Niall prima a sir Barthlomew, poi a Charles, che fece aggiungere un pagliericcio per lui accanto a quelli di Cole e Torin.

Il giorno seguente i carpentieri salirono fino alla casa con il materiale necessario ed in un paio di giorni costruirono l'ovile, il recinto e vi trasferirono le gabbie e tutti gli animali. Aprirono anche una nuova porta che collegava il giardino con il recinto in modo che non fosse necessario uscire dalla zona della casa per accudirlo.

Il capo delle guardie protestò, dicendo che così sir Barthlomew sarebbe potuto anche uscire scavalcando il recinto delle capre... Ma Barthlomew rispose loro che avevano solamente da mettere una guardia all'esterno del recinto per sorvegliarlo: dopo tutto era lui che li doveva pagare e dava loro vitto e alloggio, quindi che facessero il loro lavoro senza protestare! Alla fine il capo dei soldati, anche se brontolando, cedette.

Dopo pochi giorni, Harold andò a dire ad Ervin che sir Barthlomew desiderava avere a tutte le finestre del suo alloggio vasi con fiori. Ervin immediatamente si dette da fare, costruì cassette di legno che appese fuori dai davanzali, li riempì di buona terra, vi trapiantò pianticelle di fiori.

Barthlomew lo ringraziò e gli disse che ogni giorno doveva venire e fare il giro di tutte le finestre per dare acqua alle piante. Ervin nascose a fatica la felicità che quel nuovo incarico gli dava: avrebbe così visto e sarebbe stato vicino al suo padrone tutti i giorni.

Così, quando Ervin assunse questo nuovo incarico, ogni volta Barthlomew ne approfittava per scambiare qualche parola con lui, per studiarlo, per imparare a conoscerlo più a fondo... ed iniziò a sentirsene sempre più attratto. Quel giovane servo, oltre che bello e gentile, era anche intelligente.

"Sei contento di avere qui tuo fratello Niall?" gli chiese un giorno.

"Sì, padrone."

"Sta imparando bene il mestiere e i tuoi segreti?"

"Sì, già se ne intendeva un poco, e sta imparando proprio bene."

"Ottimo. Lui non sa ancora parlare inglese, vero?"

"No, solo manx, però un po' lo capisce e io e Torin glielo stiamo insegnando. Ma dato che lavora con me, non è un grosso problema."

"Dimmi, Ervin, tu sei contento di lavorare per me?"

Il giovane lo guardò quasi sorpreso, poi si aprì in un dolce sorriso e disse: "Come potrei non essere contento, signore? Siete un buon padrone, voi. Ma voi... siete contento di me?"

"E come non potrei essere contento, Ervin?" gli rispose quasi nel suo stesso tono. "La tua sola presenza mi rallegra."

Ervin arrossì lievemente e distolse lo sguardo, imbarazzato.

"Avrei piacere se la sera, dopo la cena e prima di andare a dormire, tu venissi qui a rallegrarmi un poco con il tuo liuto."

"Ma... io so solo suonare vecchi motivi di campagna, ballate, cose da contadini..."

"Ti ho sentito suonare e mi piace assai. Non ti chiedo musica di corte. Quello che conosci mi va bene."

"Come volete voi, padrone. Lo farò con piacere e spero di sapervi accontentare."

Dopo che Ervin ebbe lasciato la casa, Barthlomew chiamò Harold e gli ricordò di comperare un bel liuto la prima volta che si fosse recato a Liverpool.

Indubbiamente, quel giovane giardiniere gli piaceva sempre di più, e non solo fisicamente.


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