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una storia originale di Andrej Koymasky


pin TRE LUCERNE ALLA FINESTRA CAPITOLO 2
IL VIAGGIO FINO A BALDRINE

All'alba di un mattino di nebbia, il lungo corteo con la sua carrozza, i carri con i suoi beni ed i servi, e la scorta di soldati a cavallo, lasciò Londra e si avviò lentamente verso nord, verso l'esilio. Barthlomew, nella carrozza, aveva il testo miniato di "Sir Gawayne and the Grene Knight" aperto sulle gambe, ma non lo stava leggendo. Guardava fuori dal finestrino quasi a salutare per un'ultima volta quel velato e misterioso paesaggio che non avrebbe mai più rivisto.

Ciò che più gli bruciava, era stato il fatto di non essersi potuto accomiatare dal principe, dal ragazzo che amava, neppure mandandogli un messaggio, uno scritto. Quando il re, dopo averli sorpresi, era uscito, mentre si rivestivano, Barthlomew aveva sussurrato al suo ragazzo spaventato un'unica raccomandazione.

"Capiti quel che capiti, devi dire a tuo padre che la colpa è solo mia. Che sono io che ti ho sedotto. Che sono il tuo primo ed unico uomo. Giuralo!"

"Perché?" aveva chiesto il principe.

"Perché se l'ira di tuo padre deve abbattersi su qualcuno, voglio che sia solo su me e non su te. Questo... è il mio ultimo dono. Perché sei il mio principe ed il mio amato. Perché io sono il tuo uomo. Giuramelo!"

"Ma..."

"Giuramelo!" gli aveva ingiunto per la terza volta, con vigore.

Il ragazzo aveva abbassato gli occhi, poi li aveva sollevati di nuovo e, con voce esile, aveva detto: "Te lo giuro."

Quella era stata l'ultima parola che aveva potuto udire da lui, quello era stato l'ultimo sguardo che si erano potuti scambiare.

Barthlomew riprese a leggere il testo:

"Cavaliere," disse Gawain, "abbi una buona giornata,
ora un lungo viaggio a piedi m'attende,
ché il mio cavallo fu severamente ferito;
un tempo avevo catturato un buon cavallo,
ma ora m'è forza andare a piedi.
Possa Dio emendare la mia situazione!"

Pensò che pareva quasi descrivere la sua situazione, anche se il suo viaggio era in carrozza, anche se ferito era stato il suo amore e non il suo cavallo... Sulla strada sconnessa la carrozza sobbalzava, facendo dondolare il suo corpo. Ogni sobbalzo segnava la crescente distanza che lo separava dal suo principe, dal suo amato.

Raggiunsero Luton e fecero una sosta per il pranzo e far riposare gli uomini e gli animali. Secondo gli ordini del re, Barthlomew non poteva lasciare la carrozza, perciò uno dei servi gli passò il cibo attraverso il finestrino. Anche per i suoi bisogni corporali, doveva farli in un vaso e rovesciarlo poi fuori dal finestrino... E per sgranchirsi le membra non poteva che alzarsi in piedi all'interno della carrozza e muoversi un poco, tenendo il capo chino per non battere contro il basso soffitto.

Si fermarono al calare della notte in Northampton. Per dormire doveva stendersi sul sedile, raggomitolato per poterci stare ed avvolto nel suo mantello. D'altronde non è che i suoi servi o i soldati stessero più comodi di lui. Per tutta la notte due soldati stettero di guardia, a turno, alle due porte della carrozza. Barthlomew non aveva alcuna intenzione di fuggire, ma questi erano gli ordini.

Il giorno seguente fecero una sosta a Coventry, superarono Birmingham senza fermarsi e passarono la notte a Walsall. Il terzo giorno la sosta di mezzogiorno fu a Stoke on Trent e per la notte si fermarono a Saint Helens. E finalmente, nella mattinata del quarto giorno, il corteo raggiunse il porto di Liverpool. Qui li attendeva una nave che caricò tutto il corteo e che li portò fino all'isola di Mann, fino al porto di Doolish.

Il re di Mann, preavvertito, aveva mandato i suoi soldati a dare il cambio a quelli del re d'Inghilterra, che tornarono indietro con la stessa nave. E finalmente, a sera, il corteo raggiunse il villaggio di Baldrine, dove sorgeva la casa avita dei Quayle di Burnley. Sorgeva, questa, sulla sommità di un ameno poggio. Come Barthlomew ricordava, vi si accedeva per una lunga scala di pietra, un po' sconnessa.

Perciò, mentre i soldati del re di Mann lo scortavano dentro la casa, i servi scaricarono i carri e portarono su, con molti viaggi, tutti i beni che sir Barthlomew aveva portato con sé.

Era, la casa, costituita da un grande corpo a C con la facciata verso sud, di bianca pietra, a due piani. Dietro, si apriva su un grande giardino con quattro piccole costruzioni al fondo per i servi. Verso est vi era anche un vasto orto, stretto e lungo. Al di là della parete, sempre verso est, sorgeva il più alto monte dell'isola, lo Snaeffel, di 620 metri. Il portale dava su un androne a pianta irregolare.

La parte di sinistra, più vasta e con una scala interna, costituiva l'appartamento nobile. La parte di destra, anche con una scala interna, conteneva il magazzino, la dispensa e la cucina. Il tutto era ancora ammobiliato con vecchi mobili, molto impolverato, e le porte e finestre chiudevano male. Barthlomew decise che i soldati del re di Mann avrebbero alloggiato al primo piano della parte di destra.

Il più anziano dei servi, Charles Danfield, che aveva portato con sé e che avrebbe diretto la casa, girò tutte le stanze con Barthlomew, prendendo nota di tutto quanto ci sarebbe stato da fare per far tornare la residenza al suo antico decoro. Dette subito ordine ai servi di ripulire sommariamente la camera in cui avrebbe dormito sir Barthlomew, e di preparare, con le provviste che avevano portato, una cena fredda.

Il giorno seguente, mentre i servi avrebbero iniziato a ripulire le altre stanze, Charles sarebbe sceso fino a Baldrine per ingaggiare gli artigiani per risistemare il tutto e per trovare altri servi.

Barthlomew si guardò attorno con aria desolata, poi guardò fuori dalla finestra, lasciando spaziare lo sguardo sui vasti prati che scendevano giù giù fino al villaggio. Non vide i cavalli selvatici, ma vi era una gregge che pascolava quietamente.

Per diversi giorni, la casa fu tutta un cantiere. Carpentieri, artigiani e servi si affaccendavano per renderla abitabile. I soldati del re di Mann, che Barthlomew doveva mantenere, oziavano, facevano i loro turni di guardia, ma non mossero un dito neppure per allestire i propri alloggiamenti.

Barthlomew un po' seguiva i lavori, un po' passeggiava, leggendo, nel giardino abbandonato e nell'orto pieno di erbacce. Una volta risistemata al casa, avrebbe dovuto far ingaggiare un giardiniere esperto per far rivivere anche quella parte.

Erano nel pieno dei lavori quando giunse suo fratello William con alcuni servi, che gli portò una buona somma di denaro e le poche cose che gli aveva mandato a chiedere, soprattutto materiale per scrivere e libri.

"Così, fratello mio, dopo una rapida ascesa, anche tu sei caduto in disgrazia. Ma dimmi, che hai fatto per meritare l'esilio?"

"Qualcosa che mi ha alienato i favori del re." rispose vagamente.

"Questo è evidente. Non tradimento, o t'avrebbe fatto mozzare il capo... inoltre tu non sei di certo il tipo da ordire trame... Quindi... di che si tratta?"

"Il re m'ha ordinato di non rivelarlo..."

"Ma sono tuo fratello, no? Suvvia! A me lo puoi dire."

"La lealtà mi impedisce di dirlo ad anima viva."

"Già, in disgrazia, eppure ancora leale. Ma sì, ti riconosco: come da ragazzini i nostri genitori non riuscivano ad estorcerti una sola parola sulle marachelle che facevo, e piuttosto ti lasciavi punire al posto mio, ora è inutile che io tenti di farti parlare."

"Esatto."

"E scommetto che anche questa volta... ti sei preso una colpa non tua."

"Non esattamente. Questa volta, la... marachella, per così dire, l'ho anche fatta io."

"Non esattamente, dici e... anche io... perciò stai coprendo qualcuno."

"Come stanno i nostri genitori?"

William rise: "Cambi discorso, eh? Quindi ho visto giusto. Mah, stanno bene davvero. Nostro padre infatti è sempre più irascibile, e nostra madre sempre più brontolona."

"E la tua sposa? I tuoi figli?"

"Mary è una rosa... non ancora sfiorita. Janet è un giglio, ancora puro. Quanto ai tre ragazzi... sono tre carciofi! Ma Lawrence sta migliorando: comincia a correre dietro a tutte le trecce che vede passare."

"A quattordici anni è naturale... e comunque è degno figlio di suo padre." disse Barthlomew con un sorrisetto.

"Ma tu, piuttosto? Quando ti sposi?"

"Ormai... mai! Vita da eremita."

"Ho notato che non hai portato con te nemmeno una serva. Chi riscalderà il tuo letto nelle lunghe notti d'inverno?"

"Un bel braciere!" rispose ridendo Barthlomew.

"Non mi dire che ti sei rassegnato ad una vita pura e casta!"

"Non te lo dico."

"Vuoi dire per caso che..." chiese il fratello scrutandolo ed abbassando la voce, "fra i tuoi servi che hai condotto con te..."

"Non voglio dire nulla di simile. Non ho mai chiesto a nessuno di essi di farmi da... braciere."

"Beh, non ci sarebbe nulla di male, dopo tutto. Quando, come capita in guerra, non si ha carne a disposizione, si mangia pesce, per così dire."

Barthlomew sorrise: "Comunque qui non sono in guerra, al contrario: mai avuta tanta pace come in questo... eremo."

"Pace? Non direi, è tutto un cantiere, qui attorno."

"Per ora. Poi... tutti i giorni trascorreranno uguali. Potrò dedicarmi alla contemplazione ed alla meditazione. Solo la lettura e la scrittura mi permetteranno di evadere un poco."

"A proposito di evadere... non hai pensato che, quando si saranno calmate le acque..."

"E per che cosa? Per nascondermi e fare la vita del fuggiasco? O rifugiarmi in terre a me straniere? E magari per far ricadere le ire del re sulla nostra casata? No, William, preferisco restare qui, sinceramente."

"Se comunque, in futuro, tu cambiassi idea... sai che puoi contare su di me, sulla tua famiglia."

"Sì, lo so, grazie. Se cambierò idea, ti farò informare."

"Io sinceramente ammiro la serenità con cui, dopo essere stato secondo solo al re, accetti la presente condizione."

"Sentir affermare dal proprio fratello maggiore che si è ammirati, è un dono prezioso." gli disse Barthlomew.

William si trattenne un paio di giorni, quindi tornò in Inghilterra. I lavori nella antica casa procedevano alacremente. Charles Danfield, il capo dei suoi servi, stava iniziando a scegliere il nuovo personale, sia a Baldrine che a Doolish, in modo da far funzionare bene la casa. Inoltre stava anche provvedendo ad acquistare le provviste di legname per la cucina e per gli otto caminetti della casa, dato che l'autunno stava avanzando rapidamente.

Così un giorno gli disse: "Sir Barthlomew, avrei trovato un cuoco ed un giardiniere ed avrei piacere che li esaminaste voi. Sono entrambi piuttosto giovani, il cuoco ha venticinque anni ed il giardiniere ventitré, ma hanno ottime referenze. Il cuoco ha servito a casa dei..."

"Charles, mi fido del tuo giudizio. Il giardiniere è anche pratico di orto?"

"Direi soprattutto di orto, l'ho trovato al mercato che vendeva ortaggi da lui coltivati, comunque ha sufficienti nozioni anche riguardo alle piante da giardino."

"L'orto è da rifare da zero, il giardino solamente da risistemare, quindi dovrebbe andare bene. Comunque, come ti ho detto, mi fido del tuo giudizio."

"Se mi posso permettere di darvi un consiglio..."

"Dimmi."

"A mio parere non è bene che la soldataglia che vi deve... fare la guardia abbia accesso alla casa... e soprattutto alla cucina ed alla dispensa."

"Ma la parte che abbiamo destinato loro, è accessibile solamente passando per l'androne..."

"Per ora è così. Ma se facessimo trasformare la finestra, a pianterreno della loro mensa e che guarda all'esterno, in porta e murare la porta verso l'androne, il loro quartiere sarebbe totalmente isolato dalla casa."

"Sì, ma l'accesso alla cucina ed alla dispensa?" chiese Barthlomew. "E per passare il cibo ai soldati?"

"La dispensa può essere collegata alla cucina passando sotto la scala che porta al piano superiore della zona dei soldati, e nella cucina si potrebbe aprire una nuova porta che dà sull'androne. Il cibo ai soldati può essere passato attraverso un'apposita ruota da fare porre fra la cucina e la loro mensa. Venite a vedere... è fattibile, se voi siete d'accordo."

Barthlomew andò a fare il sopralluogo con Charles e vide che la cosa era realmente fattibile senza intraprendere grandi lavori, perciò chiamò il capo dei carpentieri e dette i nuovi ordini.

Due giorni più tardi, Charles volle presentare il nuovo cuoco ed il giardiniere a Barthlomew. I due giovani parlavano un inglese sufficientemente comprensibile, anche se con un forte accento manx. Poi Charles li portò alle quattro casette in fondo al giardino ed assegnò loro l'unica ancora non usata.

Charles, in seguito, andò di nuovo a parlare con Barthlomew.

"Sir Barthlomew, perdonatemi... ma c'è un nuovo problema..."

"Che cosa, dunque?"

"Contando me, i tre servi venuti con noi da Londra, i due nuovi servi manx ed i sette soldati... siamo in tredici sotto il vostro tetto..."

"Ebbene?"

"Sapete... tredici... è un numero funesto..."

"Non credo in queste cose."

"Ma la gente semplice, sì..."

"Ma contando anche me ed il mio segretario, siamo quindici."

"No, voi ed il vostro segretario non potete essere contati, voi siete gentiluomini, non gente comune."

Barthlomew sospirò: "E allora?"

"E allora, pensavo... sarebbe bene che voi assumeste un altro servo. Un ragazzo tutto fare, un aiuto cuoco, che so io, un garzone..."

"D'accordo, Charles. Hai già qualcuno in mente?"

"No, ma... sicuramente a Baldrine troverò un ragazzotto che sarà più che felice di venire al vostro servizio per poche monete."

"Ebbene, vai a cercarlo. Comunque vi è ancora posto nelle casette della servitù, non è vero?"

"Certamente: si può aggiungere un pagliericcio per il ragazzo in una delle tre usate da noi servi. Spazio ve n'è in abbondanza, solo per dormire."

"Ottimo, Charles, ottimo. Ma dopo questo ragazzo, credo di non potermi permettere di avere altra servitù."

Finalmente tutti i lavori nella casa giunsero al termine. Certamente gli ambienti non potevano essere paragonati a quelli in cui aveva vissuto a corte, però erano sufficientemente gradevoli e soprattutto, dalle finestre si vedeva un bel panorama. E finalmente Barthlomew aveva anche potuto rivedere i cavalli selvatici correre liberi nei vasti prati che, digradando dolcemente, circondavano la casa.

Correre liberi... già. Godere di quella libertà di cui lui ormai non poteva più godere, pensò mentre li ammirava passare, snelli, rapidi, eleganti e forti, sostare a brucare l'erba, giocare fra loro. A volte qualche gioioso nitrito giungeva fino alle sue finestre.

Barthlomew passava il tempo a leggere, a passeggiare nel giardino ancora semi-inselvatichito, a parlare con il segretario, Harold Grey, o a giocare con lui ad uno dei passatempi di corte, a scrivere o a rileggere uno dei suoi libri.

Il cuoco manx era abbastanza esperto, aveva parecchio lavoro, dovendo preparare i pasti per il padrone ed il suo segretario, per la servitù e per i soldati di guardia, perciò il giovane garzone aiutava soprattutto lui.

Barthlomew consumava i suoi pasti con il segretario. A volte, da una delle finestre del primo piano, guardava il giovane giardiniere affaccendarsi per riportare il giardino alla sua antica bellezza, oppure ripulire gradualmente l'orto di tutte le erbacce ed arbusti che vi erano cresciuti, potare gli alberi, sarchiare e zappare. L'inverno era ormai alle porte, pertanto i risultati del lavoro del giardiniere si sarebbero potuti godere solamente nella seguente primavera.

Mentre stavano giocando a scacchi, Barthlomew chiese al suo segretario: "A volte mi chiedo, caro Harold, che cosa ti abbia spinto ad accettare la mia proposta di seguirmi anche in questo esilio e fare l'eremita come me..."

Harold sollevò lo sguardo e lo guardò lievemente stupito: "Sai che ti devo gratitudine per aver soccorso la mia famiglia quando era caduta in miseria. Sto cercando solamente di renderti quanto tu hai fatto per i miei e per me in particolare."

"In quel momento, per me, fu piccola cosa... Potevo permettermelo e l'ho fatto volentieri."

"E per me è, ora, piccola cosa. Oltretutto a me non è proibito uscire, viaggiare."

"Ma... stando qui con me, come potrai farti una famiglia? Come potrai avere un normale, gradevole futuro?"

"E tu, allora?"

"Io sono la causa del mio male. Pago per quanto ho ardito fare. Ma tu..."

"Paghi per aver protetto... colui che ami." gli disse Harold.

Barthlomew lo guardò un po' stupito: "Dunque... tu sapevi? Tu sai?"

Harold sorrise: "Dopo sei anni al tuo fianco... al tuo servizio..."

"E... non giudichi, non condanni quanto ho fatto? La vita che ho condotto?"

"Non hai mai pensato che... mai immaginato di non essere il solo a preferire condividere la tua virilità con chi l'ha, come te, piuttosto che con chi la anela?"

"Vuoi dirmi che anche tu..."

"Così è."

"Ma... non ho mai pensato che tu avessi nel tuo cuore... che anche tu avessi un amato."

Harold scosse lievemente il capo. Con aria assorta, disse: "L'ebbi, quand'ero studente. Non più ora. Si chiamava Henry, aveva la mia stessa età. Condividemmo tutto... davvero ogni cosa, per ben tre anni, finché un misterioso morbo lo condusse nel regno delle ombre. Sul letto di morte, gli giurai eterna fedeltà. Non vi è più posto alcuno nel mio cuore."

"Ma tu... così giovane... non reclama la tua carne un po' di sollievo? Non ribolle il tuo sangue nelle vene?"

"Dopotutto ho solo quattro anni meno di te. Perciò puoi ben capire quanto, a volte, gridi la carne, sia turbinoso il sangue. Ma fino ad oggi, senza soverchia fatica, sono rimasto fedele al giuramento che feci, or sono cinque anni, al mio Henry."

"Giurasti di non dare amore, però... che mi dici del tuo corpo?"

"Quando il cuore è re e signore della carne, nel reame che è la nostra vita regna concordia e pace. Quando è la carne ad essere il re e signore del cuore, si vive in stato di eterna e devastante guerra... un po' come sta malauguratamente accadendo nel regno di Inghilterra."

"Hai quindi deciso di vivere in monacale astinenza?"

Harold rise: "L'astinenza che tu chiami monacale è quella per cui tanti figli devono chiamare 'reverendo' il padre, mentre gli estranei lo possono chiamare senza tema 'padre'. Comunque, sì, fin tanto che la corona e lo scettro sono del mio cuore e non della mia carne, resto fedele al mio Henry."

"Al suo ricordo..."

"Al suo amore."

"Io... io non credo che saprei... seguire codesto tuo sentiero. Non tanto a lungo, per lo meno. Per ora non mi è stato difficile, però..."

"È bene che ciascuno segua il sentiero che per lui traccia, di giorno in giorno, il fato. Per me, fino ad oggi, questo è stato il sentiero su cui la vita m'ha spinto a progredire. Domani... chi può sapere che cosa ci riserverà il domani?"

"Ma, or ora, m'hai detto che vuoi restare fedele alla memoria del tuo Henry..."

"Sì, certo. Ma... chi può sapere che cosa mi riserverà il domani?" ripeté Harold con un lieve sorriso.

"Non avevo mai sospettato che anche tu potessi avere le mie stesse tendenze, le mie stesse preferenze. Quando te ne rendesti conto?"

"Con Henry e grazie a lui."

"Perciò... Henry è stato il tuo primo ed unico compagno?"

"Così è. Come io lo fui per lui."

"Ed avevate entrambi diciannove anni quando... vi dichiaraste il vostro amore?"

"Diciotto, quasi diciannove, sì. E fu... sublime."

"Per me fu assai diverso. Avevo quattordici anni quando fui introdotto ai piaceri della carne... e con persone del mio stesso sesso. E dopo allora, ho volato di fiore in fiore, senza grandi problemi. Mi sono goduto la vita, mi sono goduto diverse esperienze."

"Ma... hai amato il principe..."

"Lo amo ancora, benché sia perfettamente cosciente che è ormai un amore senza speranza. Primo ed unico, egli ha saputo conquistare il mio cuore. Era bello il tuo Henry?"

"Per gli altri, non so. Né mi importa. Per gli occhi del mio cuore, non è mai esistito al mondo un essere più bello."

Barthlomew sorrise ed annuì. Poi disse: "Sono lieto che ci si sia aperto il cuore, l'uno all'altro. Che fra noi si possa parlare anche di cose tanto importanti nella vita, nei sentimenti di ogni essere umano."

"Di pochi, purtroppo. Quanti chiamano impropriamente 'amore' quanto non è che il richiamo della carne?"

"Molti. Ma quelli di cui parli non son degni di essere chiamati 'esseri umani'. Infatti, mio caro Harold, che è mai un uomo senza amore? Poco più di un animale. Questo ho compreso quando ho scoperto di amare."

"Sì, concordo con te."

"Se l'essere umano amasse di più... non vi sarebbero più guerre sulla faccia della terra."

"Eppure... quante guerre, siano esse segrete e private o combattute sul campo di battaglia, sono sorte anche per il dissidio su un oggetto amato?"

"Un oggetto che si voleva possedere... non amare. Chi ama veramente non vuole possedere ma donarsi. Perciò non farà mai una guerra. La guerra, comunque sia essa giustificata, proviene solo dal desiderio di potere, di possesso, di dominio."

"È vero. Concordo nuovamente con te. Ma allora, da che cosa proviene il detto 'amor omnia vincit'?" chiese Harold.

"Non tutti i detti sono, solamente perché famosi e ripetuti, solo perché tramandati, per ciò stesso validi. E comunque, a mio parere, questo motto va tradotto con 'l'amore vince tutto', cioè ogni difficoltà, e non con 'l'amore vince tutti'. E non è detto che garantisca la vittoria in ogni battaglia ma, io credo, solo alla fine, quando si fa il bilancio della vita."

"Quanti poeti e letterati, quanti menestrelli e trovatori hanno cantato l'amore dalla notte dei tempi ai giorni nostri; eppure quanto ancora resta da dire su questo soggetto!" mormorò Harold.

Barthlomew era lieto per aver avuto questa conversazione con il suo fedele segretario. Il fatto di essersi così aperti l'uno all'altro fece sorgere fra loro un caldo senso di amicizia, che attenuò la solitudine che Barthlomew stava iniziando a provare.

L'inverno incalzava. Cadde la prima neve che ammantò tutto di bianco e di silenzio. Fuori dalla casa, giù per i prati, a volte i servi giocavano a tirarsi manciate di neve, gridando allegri e spensierati come fanciulli. Altre volte Barthlomew li sentiva cantare antiche ballate, nella grande cucina dove si radunavano attorno al grande camino.

Anche i soldati del re di Mann, nel loro quartiere isolato dal resto della casa, a volte cantavano, ma i loro erano più canti da osteria che ballate.

Servi e soldati, a turno, a volte scendevano a piedi fino a Baldrine: i servi per far provviste ed anche per concedersi un po' di sollievo nel bordello che sorgeva, nell'apparenza di una locanda, poco oltre il paese, sulla via per Doolish. I soldati solo per quest'ultima necessità.

Harold, a volte, prendendo l'unico cavallo che avevano, si recava anche fino a Doolish per spedire un dispaccio, per procurare ciò che non si vendeva in Baldrine, specialmente libri ed il necessario per la scrittura. Poche volte si era anche recato in nave fino a Liverpool. Al ritorno, raccontava a Barthlomew le notizie che aveva raccolto.

Poco prima del giorno di Natale, era salito fino alla casa un frate ed aveva chiesto di parlare con Barthlomew.

"Vostra grazia, fra poco si celebrerà il giorno della nascita di nostro Signore. Dato che a voi non è permesso lasciare questa vostra casa, se lo gradite, uno dei confratelli, per una ragionevole elemosina, potrebbe venire fin qui a celebrare la santa messa..." gli disse.

Barthlomew rispose: "L'elemosina ve la do volentieri, ma non è necessario che uno di voi si disturbi a venire fin quassù, ché in casa non vi è neppure una cappella. Pregate per me, nella notte santa e, se il Signore ascolterà le vostre preghiere, sarà questa la mia ricompensa."

"Ma non... vorreste confessare i vostri peccati e prendere la santa comunione?"

"Quando il suddito può rivolgersi direttamente al suo sovrano, non ha bisogno di rivolgersi ai suoi ministri, non credete? Prendete la mia elemosina ed andate in pace... e lasciatemi nella mia pace." tagliò corto Barthlomew, congedandolo.

La vita, nell'antica casa, procedeva lenta e quieta, quasi come ai tempi degli avi di Barthlomew che l'avevano costruita poco più di un secolo prima. Le notti iniziavano impercettibilmente ad accorciarsi e le ore di luce ad aumentare. Ancora non si sentiva nell'aria la primavera, eppure tutti avevano inconsciamente iniziato ad attenderla.

Erano scomparse le greggi di pecore, chiuse ora al riparo dei loro ovili, ed i pastori che le sorvegliavano e guidavano di pascolo in pascolo, ma di tanto in tanto ancora passava un branco di cavalli selvatici.

Per il nuovo anno, Barthlomew aveva voluto andare, per la prima volta, nella grande cucina e consumare il pasto di mezzanotte con i suoi servi, che apprezzarono molto questo suo gesto. Avevano addobbato la stanza con rami di abete, di vischio e di pungitopo, secondo la tradizione celtica.

Barthlomew aveva fatto acquistare per tempo da Harold, a Liverpool, alcune botticelle di ottimo vino dolce di Francia, e ne aveva mandate due anche ai soldati che sorvegliavano la casa.

Sayer, il garzone manx quasi diciassettenne, dopo il pasto saltò sul tavolo e si mise a cantare e danzare un'antica ballata paesana, mentre Ervin, il giardiniere, lo accompagnava suonando un rudimentale liuto e tutti gli altri battevano il tempo con le mani.

Barthlomew ammirò la grazia del garzone che, benché non certamente bello nel volto, aveva però movenze assai piacevoli e ben coordinate. Notò anche che Ervin suonava il suo strumento con vera maestria e si chiese dove avesse appreso la sua arte.

Quando infine si sciolse l'allegra brigata, tutti i servi porsero, uno ad uno, gli auguri per il nuovo anno al loro padrone e lasciarono la cucina portando con sé i bracieri per stemperare il freddo delle loro casette in fondo al giardino.

Per ultimo, fu Harold ad augurargli un sereno nuovo anno e Barthlomew lo ringraziò con un lieve e virile abbraccio. Quindi tornò nelle sue stanze, si spogliò, si infilò fra le lenzuola sotto la soffice coltre e si addormentò sentendosi veramente sereno.

Mentre si abbandonava fra le braccia del sonno, si ripromise di moltiplicare quei momenti conviviali. Il personale della casa costituiva, ormai, tutto il suo mondo, a parte i rari visitatori che sarebbero potuti giungere di tanto in tanto. In qualche modo, pensò, i suoi servi erano ora la sua famiglia...


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