Chantal salì da Yann per invitarlo ad andare a mangiare assieme per festeggiare il suo compleanno.
"Quanti anni fai, Chantal?"
"Non si chiede mai a una signora, screanzato!" rispose la donna fingendosi offesa.
Yann rise: "Era solo per mettere le candeline sulla torta..."
"Potrei essere tua madre. Ma non tua nonna... o molto difficilmente. Tanto ti basti sapere. Che stavi facendo? Pensavo di trovarti di là al lavoro per la nuova mostra..."
"Negriera! No... stavo guardando i conti che mi ha mandato la galleria... C'è una cosa strana..."
"Hanno sbagliato i conti?"
"No... Però... Vedi, c'è spesso l'indirizzo degli acquirenti delle mie opere, ma mai per i dodici mesi..."
"Beh, e con ciò?"
"Non basta. Guarda: chi ha comprato i mestieri... vedi? Claudine Piot, Michel Remoussin, Eric Lamitez... E invece chi ha comprato i mesi: Albert Alancourt, Benoit Birouet, Emile Escoffier..."
"E allora? Cosa c'è di strano?"
"Hanno tutti nome e cognome che inizia con la stessa lettera. Non ti pare strano?"
Chantal, che sapeva che erano tutti nomi falsi per coprire il vero acquirente, fece spallucce e disse: "Mah... un caso... Anche io mi chiamo Chantal Chenuel, da ragazzina mi chiamavano Chichi!"
"Dodici casi?"
"No... solo nove, qualcuno ha comprato più pezzi..."
"Comunque... A, B, E, F, L, N, R , V e Y... in ordine alfabetico seguendo i mesi... Quasi come se ci fosse un messaggio nascosto..."
"Tu leggi troppi romanzi di spionaggio, Yann!"
"Dici?" chiese il ragazzo trascrivendo le lettere su un foglietto. "Una A, una B, tre E, una F, una L, due N, una R, una V e una Y..."
Chantal era un po' incerta: che davvero Ian avesse voluto lanciargli un messaggio segreto? Ma quelle lettere non le dicevano nulla... E che senso aveva fare il giochetto del messaggio segreto?
Yann proseguì: "Alancourt ha comprato Gennaio; Birouet Febbraio; Escoffier ha preso Marzo, Aprile e Maggio; Fauchon ha comprato Giugno; Luglio l'ha preso Lacoste; Agosto e Settembre, Noiret; Ottobre, Rodin; Vauchon ha comprato Novembre; e Yonne ha preso Dicembre..."
"L'ordine alfabetico dei nomi corrisponde all'ordine dei mesi, sì..."
"Ma... Oh questa! Guarda, Chantal... le lettere corrispondono esattamente al mio nome e cognome! Metti in ordine: dicembre, gennaio, agosto, settembre, luglio, marzo, giugno, maggio, novembre, febbraio, ottobre e aprile e le iniziali degli acquirenti, e viene fuori Yann Lefevbre!"
Chantal pensò che Ian era complicato e Yann era intelligente...
"Mica... mica me li hai comprati tu, Chantal?"
"Che? Ma no... se li avevo comprati io, ora erano o a casa mia o al caffè. Mica li avrei comprati per tenerli nascosti no?"
"Comunque... comunque li ha comprati tutti la stessa persona... e... e ha speso un capitale..."
"Evidentemente uno che non ha problemi di soldi e che gli piacciono le tue opere..."
"Sì, ma perché dare nomi falsi? Anzi, no... io li ho visti alcuni di questi che hanno comprato i mesi, e sono sicuro che erano persone diverse... Perché mandare persone diverse. Qualcuno che... non voleva farsi vedere da me..."
"Ma chi, allora? Non mi pare che abbia tanto senso..."
"Forse... forse Charles..."
"Lo stronzo? Ma no! Che cavolo vai a pensare. Mi ci gioco le palle che non è lui!"
Yann rise: "Non le hai, tu, le palle..."
"Beh, mi ci gioco le ovaie, allora. Perché cavolo pensi ancora a quella merda d'uomo?"
"Tu... davvero non ne sai niente, Chantal?"
"Ma no! Semplicemente non sono io e sono sicura che non può essere il bastardo."
"Ma chi altri?"
"Non ne ho proprio idea. Ma mica m'hai ancora risposto se vieni a pranzo con me a festeggiare che sono ancora viva!"
"Sì che ci vengo, Chantal."
"Stai facendo i pezzi nuovi? Due gallerie li vogliono, devi lavorare sodo."
"Sì. Ho deciso che faccio gruppi storici, tipo Jeanne d'Arc, il Re Sole o Guglielmo Tell per una e personaggi della commedia dell'arte per l'altra. Che ne dici?"
"Una buon idea. E le commedie di Shakespeare?"
"Eh, magari, vedrò. Ho più idee che tempo..."
"Vuoi fare meno ore al caffè?"
"Per adesso no, grazie. Faccio già solo part-time."
Yann si rompeva la testa per capire chi potesse aver ordinato di comprargli i dodici mesi, restando nascosto... ma lanciandogli un messaggio, sia pure celato abbastanza abilmente.
A sera, tornando in camera, vide il quadretto con la foto di Serge presa dal ritaglio di giornale, che aveva appoggiato sul comò, e ebbe come un'illuminazione: sì, doveva essere lui! Era un messaggio di Serge! Gli voleva far sapere che era vivo, che stava bene, che aveva soldi dato che aveva comprato tutti e dodici i mesi.
Perciò Serge ancora pensava a lui, anzi, sapeva di lui. Allora... Si sentì elettrizzato. Doveva trovarlo, ma come? Quando s'erano lasciati, aveva detto che avrebbe usato il nome dello zio, Joseph Lefebvre... che lo usasse ancora? Quasi certamente non usava più il suo vero nome, anche se dall'evasione erano passati tanti anni.
Chantal telefonò a Serge: "Yann ha ricevuto il tuo messaggio..."
"Quale messaggio? Non gli ho mandato nessun messaggio, io."
"E via, non sei tu che hai fatto comprare tutta la serie dei dodici mesi? E i nomi che hanno dato quelli che li hanno comprati per te... non erano scelti in modo da formare il nome e cognome di Yann?"
"L'hai capito?"
"L'ha capito lui. Quel ragazzo è intelligente. Ma che senso ha avergli fatto avere quel messaggio e continuare a non farti vedere?"
"Una debolezza... forse ho fatto male..."
"No, fai male a non farti vedere, a non venire ad incontrarlo."
"Mica ha pensato a me, no?"
"No, è vero, ma..." Fu interrotta dal campanello della porta. "Aspetta un attimo, hanno suonato..." disse e, posato il ricevitore andò alla porta.
Yann entrò con la cornice in mano: "È stato lui a comprarmi i dodici mesi!" annunciò con aria trionfante.
Chantal fece finta di non aver capito, ma riconobbe subito Ian nel piccolo ritratto, anche se era più giovane. "Lui chi?" chiese e si spostò in modo da coprire col corpo la cornetta del telefono ma da farlo avvicinare.
"Ti avevo parlato di quell'uomo che avevo conosciuto undici anni fa, no? Quell'uomo che purtroppo non ho potuto seguire."
"Ah, sì... come si chiamava?"
"Non te l'ho detto. Comunque è lui, ne sono sicuro, non può essere nessun altro."
"Ma se m'hai detto che hai passato solo due settimane con quell'uomo!" gli disse Chantal, augurandosi che Serge-Ian stesse ascoltando tutto.
"Le due settimane più belle della mia vita, Chantal..." disse Yann con un sorriso dolce e pieno di nostalgia. "E... e non mi ha dimenticato, come non l'ho dimenticato io. Devo trovarlo, Chantal, devo assolutamente trovarlo!"
"Ma per cosa? Se non s'è fatto vivo lui, in tutti questi anni..."
"Sì che s'è fatto vivo, comprando i miei mesi! Oh, Chantal, lo devo trovare!"
"Ma per cosa, perché?"
"Per dirgli che sono innamorato di lui... che lo sono sempre stato..."
"Ma non pensi che magari lui ora ha un altro ragazzo? Forse per questo non ha voluto farsi vedere da te..."
"E allora, perché ha comprato i miei mesi, perché ha fatto quel giochetto con i nomi?"
"Come puoi dire d'essere innamorato di un uomo con cui hai passato solo quindici giorni, dieci anni fa?"
"Non lo so Chantal, non lo so... Ma è da allora che tengo questo ritaglio di giornale con la sua foto. Non ho mai smesso di pensare a lui."
"Come mai c'era la sua foto sul giornale?"
"Non ha importanza. Come posso fare per trovarlo? Dammi un'idea, Chantal, dammi un consiglio..."
"Se non si vuole far trovare lui, Yann... io non ci posso fare niente, proprio niente!" disse la donna ad alta voce, per essere sicura che Serge sentisse. "Lui sa dove sei: se ti vuole... se ancora ti vuole, deve essere lui a farsi vivo con te!"
"Io devo rivederlo, voglio rivederlo!"
"Ma se poi le cose non dovessero andare bene... dopo tanti anni... Non sarebbe peggio?"
"Ma almeno provarci... potergli dire cosa sento per lui... farmi dire cosa sente per me..."
"Magari solo un senso paterno, fraterno..."
"Voglio sentirmelo dire da lui!"
"Se volesse, te lo direbbe! Non sognare, Yann..."
"Se mi togli i sogni, cosa mi rimane, Chantal?"
La donna lo abbracciò, commossa. "Posso solo augurarmi e sperare che... che tu non ti svegli da un sogno... come t'è capitato con quel bastardo di Charles." Poi aggiunse: "Vai a dormire ora... che anche io mi sento un po' stanca..."
"Sì, scusa Chantal se ti rompo con le mie storie... Buona notte."
Appena Yann fu uscito, Chantal riprese la cornetta del telefono e vi gridò dentro: "Hai sentito? Hai sentito tutto, testa di rapa?"
"Sì..." disse Serge con voce commossa, quasi strozzata per l'emozione.
"Allora adesso vai a dormire, ma domattina prendi la tua auto o il treno o quello che cavolo vuoi e vieni qui di corsa! Chiaro? Se non lo fai, io... io gli do il tuo indirizzo, merda!"
"Vengo..."
"Oooh!" esclamò Chantal con un forte sospiro. "Ti aspetto qui da me, a casa mia, non al caffè, chiaro? E... fatti bello!"
Chantal si chiese come organizzare quell'incontro... Aspettare che arrivasse Ian, poi far scendere Yann? O far aspettare Yann a casa sua e mandarlo ad aprire quando suonava Ian? Da una parte le sarebbe piaciuto assistere al loro incontro, ma dall'altra capiva che sarebbe stato meglio per loro farli incontrare da soli...
Perciò la mattina seguente salì da Yann: "Scusa, cherie, puoi farmi una cortesia?" gli chiese con aria casuale.
"Sì, certo, dimmi."
"Io devo fare alcune cose a casa... potresti andare tu stamattina ad aprire il caffè? Poi, appena sono libera, vengo a darti il cambio, così puoi tornare a casa e lavorare per le tue prossime mostre. Ti dispiace?"
"No, affatto. Non ti preoccupare, fai pure con calma."
Chantal gli dette le chiavi e tornò a casa. A metà mattina, arrivò Serge, tutto tirato a lucido. Chantal sorrise.
"Entra..."
"Dov'è?"
"Al caffè. Tra poco te lo mando. Quel ragazzo è innamorato cotto di te... anche se ha dell'incredibile. E tu?"
"Mi sento un adolescente al suo primo appuntamento..."
"Ottimo. Gli darò le chiavi di casa. Non ti far vedere subito, aspettalo qui in soggiorno. Non vorrei che... svenisse."
"E se svengo io?" le chiese l'uomo con un sorriso timido.
"Beh, quello che sviene per secondo aiuterà quello che sviene per primo!" gli disse la donna con un sorriso allegro.
Serge iniziò l'attesa. Si sentiva talmente nervoso che quasi tremava. Sedeva sul sofà e dopo poco s'alzava in piedi, poi sedeva di nuovo. Guardava continuamente l'orologio. Si chiedeva cosa gli doveva dire quando si fossero visti...
Frattanto Chantal, cercando di celare l'eccitazione che provava, era andata al caffè. "Yann, scusa cherie... dovresti farmi una cortesia... Adesso che torni a casa, potresti prima fare un salto nel mio soggiorno e spegnere la TV che ho lasciato accesa? Poi andare in cucina a vedere se ho spento il gas?"
"Dove hai la testa, Chantal?" le disse Yann con un sorriso, "Non ti preoccupare, andrò a controllare."
"Grazie, sei un tesoro. Ecco le chiavi. Tienile tu, poi passo io a prenderle."
Yann, ignaro, tornò a casa. Salì ed entrò nell'appartamento di Chantal. Stranamente non sentì il televisore, comunque andò a controllare. Entrò nel soggiorno...
"Serge!" mormorò sentendo una vampata di calore avvolgerlo.
"Sono qui, Yann..."
"Dio... dopo tanti anni... Oh Serge!"
Si corsero incontro, le braccia spalancate e si strinsero quasi convulsamente.
"Oh Serge, Serge, Serge..."
"Sei contento di rivedermi?"
"Contento? Contento? Dio... io ti amo Serge! Ti amo! Ti amo..." disse e scoppiò in lacrime.
Serge lo baciò, poi mormorò: "Anche io ti amo... Ma sono passati tanti anni... tanti anni..."
"No... è solo ieri che sei salito su quel camion, se mi ami!"
"Non mi chiamo più Serge..."
"Joseph?"
"No... Sono stato cinque anni nella Legione Straniera... per poter cambiare nome, identità... ora sono... Ian Lefevre... quasi come te, per tenerti sempre con me..."
"Perché non ti sei fatto vivo prima? Appena tornato dalla Legione?"
"Temevo che tu... pensavo che magari... t'eri scordato di me."
"No, mai! Anche quando... anche quando credevo di essermi innamorato di un altro, dentro di me c'eri sempre tu."
"E tu con me. Pensi che possiamo provare... ricominciare..."
"Possiamo? Dio, Serge... Ian... se mi ami quanto ti amo io... dobbiamo!"
"Non sono più quel Serge che avevi conosciuto..."
"Né io sono più quello Yann... Però... lasciami conoscere questo Ian e vedi di conoscere questo Yann e... e magari potrà andare tutto bene, non credi?"
"Sono invecchiato..."
"E che, solo io, se no? Dio quanto sei bello!"
"Tu sei bellissimo..."
"Hai comprato tu i miei dodici mesi, vero?"
"Sì..."
"E eri in combutta con Chantal!"
"In parte."
"E perché hai aspettato tanto?"
"Temevo... pensavo... sai, dopo tanti anni... E poi tu prima eri con quel Charles..."
"Non mi hai mai perso di vista!"
"Tornato da Gibuti, lasciata la Legione, ti ho cercato... Ma non volevo importi la mia presenza. Specialmente quando eri con Charles..."
"Sì, ti capisco. Forse sarei stato in imbarazzo, allora... credevo di essere innamorato di lui..."
"E se adesso... se adesso credi solamente di essere innamorato di me?"
"Ti fa paura, rischiare?"
"No!"
"Neanche a me. Sei al sicuro, ora, con la legge?"
"Sì, grazie alla Legione Straniera."
"Dovrò abituarmi a chiamarti Ian..."
"Ti dispiace che ho preso quasi il tuo nome?"
"No, al contrario." gli disse strofinandoglisi contro il corpo e facendogli sentire la propria erezione. "Vieni su da me? Ho tanta voglia di essere di nuovo tuo, finalmente."
"Sì... ma... mi prometti una cosa?"
"Certo!"
"Prima ancora di sapere cosa?"
"Sì!"
"Mi riporti, un giorno, alla palude... all'albero cavo?"
"Sicuro! E... facciamo di nuovo l'amore lì dentro?"
"Sì... proprio così! Dio, quanto ti amo..."
"Vieni su da me... dimostramelo... e te lo dimostro anche io!" gli disse carezzandolo lieve fra le gambe, poi prese Serge per mano e lo guidò su in casa sua.