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una storia originale di Andrej Koymasky


pin L'EVASO E L'ARTISTA CAPITOLO 5
DJIBOUTI

Grazie al suo buon carattere, forte ma mai aggressivo, Serge-Ian si adattò presto e bene alla vita di caserma. La prova del suo inserimento fu quando i veterani iniziarono a invitarlo ai loro tavoli per i pasti. Come al suo solito, aveva osservato molto attentamente il comportamento di superiori e colleghi, specialmente dei veterani, in modo di adeguarsi presto e bene a quel nuovo ambiente.

Con i superiori era molto disciplinato senza essere mai servile. Sapeva che era importante riuscire fin dall'inizio a farsi valutare e rispettare da tutti. I due anni in galera gli avevano insegnato qualcosa...

Provenendo dalle nazioni più diverse, da differenti stati sociali, lingue e ideali, poteva sembrare che quegli uomini non avessero nulla in comune. Eppure un tratto comune l'avevano: il rifiuto di essere mediocri. Avendo rifiutato la via più comoda e volendo cambiare qualcosa, avevano tutti coraggiosamente rotto con il loro passato e le loro famiglie d'origine.

Avendo perso le proprie radici, erano naturalmente pronti a dare tutto quanto avevano alla Legione, anche a costo della vita. Questa mentalità legava assieme i legionari e creava un incredibile senso di solidarietà, cementato dalla disciplina e dal senso delle tradizioni. Erano innanzitutto uomini d'azione, pronti al combattimento, avidi di cambiamento, e sdegnavano tutti la pigrizia e la routine. Serge era contento della scelta che aveva fatto.

La prima volta che ebbero la libera uscita, un sottufficiale avvertì i "nuovi".

"Niente casino, ragazzi, niente liti o ubriachezza. E se andate a puttane, prima di uscire fate una buona scorta di preservativi: qui una donna su tre ha qualche malattia venerea! Se ve la beccate, il tubib vi curerà con la penicillina, e io a calci in culo finché sarete guariti!" abbaiò.

Serge in un primo momento aveva pensato di evitare di uscire con i compagni che andavano a puttane, ma alcuni veterani praticamente lo costrinsero ad andare con loro, così dovette fare buon viso a cattiva sorte.

Mentre andavano al bordello, ufficialmente un bar, perché la legge islamica proibiva i bordelli, Serge mise a punto un piano. Quando la "madame" fece scegliere loro le ragazze (parecchie erano già donne fatte, in realtà, ma c'era pure qualche ragazza giovane), Serge ne scelse una non molto bella né giovane e dallo sguardo un po' timido e pagò la tariffa alla madame. Quando si appartò con lei nella squallida camera, le chiese come si chiamasse e quanti anni avesse.

"Mi chiamo Azizah e ho trentasei anni..."

Serge sedette sulla sedia: "Bene Azizah, io non ho voglia di scopare, però non mi va che i miei compagni lo sappiano o mi pigliano in giro finché campo..."

"Ma io sono pulita..."

"Non lo metto in dubbio. Semplicemente non mi va. Senti, io ti pago, ma tu non devi dire niente a nessuno che non abbiamo scopato, d'accordo?"

"Come volete..."

Serge prese il portafogli e le dette un po' di soldi che la ragazza fece sparire svelta sotto i vestiti.

"Per questi soldi... dico pure a tutti che voi fottete da dio!" esclamò con un lieve sorriso e Serge pensò che aveva occhi belli. "Che cosa facciamo, allora?" chiese poi la donna sedendo sul bordo del letto.

"Chiacchieriamo per il tempo necessario a fare una fottuta." rispose allegramente Serge.

"Ce l'avete un preservativo?" chiese la donna.

"Sì... perché?"

"Se non lo trovano nel cestino, pensano che è strano, voi legionari non lo fate mai senza preservativo."

Serge rise: "Non ci avevo pensato... ma anche se lo trovano, vedono che è... asciutto..."

"Datemene uno..." disse lei.

Serge glielo porse. La donna stracciò la bustina, lo gonfiò un po' come fosse un palloncino, vi sputò dentro due o tre volte, lo ripiegò e lo gettò nel cestino. Poi scompigliò le lenzuola.

"Ecco fatto..." disse sedendo di nuovo, composta quasi come una monachella.

Serge rise. Parlarono per un po', sottovoce. Ogni tanto la donna si agitava sul letto in modo da farlo cigolare. Serge pensò che era una donna astuta, ma, parlando con lei, pensò che era anche intelligente.

Quando finalmente uscirono, la madame gli chiese se fosse soddisfatto e Serge le disse di sì.

"Allora, Ian, soddisfatto?" gli chiese uno dei veterani.

"Più che soddisfatto: erano mesi che dovevo accontentarmi di questa!" rispose allegramente Serge agitando la mano.

"Come mai ti sei scelto quella così... racchietta?"

"Ma come, non lo sai?" chiese Serge fingendosi meravigliato, "Quelle bruttine, siccome pochi le scelgono, cercano di accontentare i clienti meglio che possono, no? Per farsi scegliere di nuovo. E ti assicuro che la prossima volta, se Azizah è libera, chiedo di nuovo di lei!"

I compagni risero e uno chiese: "Le hai pure chiesto il nome?"

"E che, mica era da gentiluomini dirle: ehi, puttana! Dopo tutto è una seria professionista, no?"

Serge, così, diventò un cliente abituale di Azizah, con cui faceva sempre lunghe chiacchierate, sì che gradualmente si instaurò fra loro una crescente confidenza.

Così, una volta, Azizah gli disse: "Sapete, Ian... tempo fa veniva qui un legionario... che come a voi non gli andava di fottere con me..."

"Ah sì?" le chiese Serge, chiedendosi dove la donna volesse andare a parare: ora la conosceva abbastanza per sapere che prendeva sempre i discorsi alla larga.

"Sì, è così. E logicamente, come a voi, non gli andava che gli altri legionari lo sapessero..."

"Già, chiaro..."

"E io mi chiedevo: possibile che sia come i frati cattolici che hanno rinunciato al sesso... un uomo sano e forte come lui?"

"Ah... e gliel'hai chiesto?"

"Non sta bene che una donna chiede una cosa così a un uomo... Neanche una come noi... Però... però un giorno lui me l'ha detto..."

"Detto... cosa?"

"Sapete, una cosa che non voleva che gli altri sapevano... che sennò aveva paura che lo mandavano via dalla legione..."

Serge intuì che cosa volesse dirgli la donna, ma fece finta di non capire.

"Cosa?"

"Mica posso dirvela..."

"Ma io non so come si chiamava questo legionario, non me l'hai detto. E poi non è più qui, no? Perciò me lo puoi dire..."

"A lui piacevano i ragazzi, non le ragazze." disse sottovoce e in fretta la donna, distogliendo lo sguardo.

"Ah! E così... ti ha chiesto se tu gli trovavi un ragazzo?"

"Eh."

"E tu? Gliel'hai trovato?"

"Eh."

"E... lo facevi venire qui?"

"Nooo... se madame lo vedeva voleva la sua parte e... e magari poi qualcuno parlava... Avevamo trovato un modo... così lo poteva vedere e... fare..."

"Sei stata molto gentile con quel legionario... Hai fatto bene. E... dove si vedevano quel legionario e quel ragazzo?"

"Sapete... quell'hammam che c'è dietro all'Hotel du Soleil..."

"Ah. E tu... che ci guadagnavi?"

"Che lui continuava a venire qui da me..."

"E... a quel legionario... gli piaceva un ragazzo sui... diciotto-venti anni?"

"Proprio così, sì..."

"E anche il ragazzo, logicamente, ci guadagnava..."

"Beh, certo... come me."

"Ma lui... l'aveva scelto? Gli piaceva quel ragazzo?"

"Sì che gli piaceva. Sì che l'aveva scelto."

"E come l'aveva scelto? Dove?"

Ormai era poco più di un gioco fra la donna e Serge: sempre parlando di quel fantomatico legionario, Serge ebbe tutte le informazioni che gli servivano.

Così finalmente, dopo un anno da che s'era arruolato nella Legione Straniera e otto mesi da quando era a Gibuti, poté finalmente scegliersi un ragazzo che gli andava a genio e portarselo nell'hammam, come se se fossero entrambi due normali clienti, e qui appartarsi dando una mancia al guardiano e fare tranquillamente sesso. Logicamente quando i compagni andavano a puttane, Serge continuava a vedere Azizah, con cui gli piaceva comunque fare lunghe chiacchierate e a cui a volte portava anche qualche regalino.

Il ragazzo che s'era scelto si chiamava Hassan e aveva diciannove anni. Non era molto bello, secondo i canoni di Serge, ma capiva che non poteva guardare troppo per il sottile. Comunque non era niente male per fare sesso, e pian piano il ragazzo divenne per Serge più che un semplice sfogo.

Durante i preliminari al sesso, come piaceva fare a Serge, e dopo aver scopato, parlava con Hassan, che gradualmente perse con lui la sua aria timida e riservata.

"Ian... Tu hai avuto tanti ragazzi, vero?"

"No, Hassan... non molti. Beh, a parte da ragazzo, cose di poca durata... tu sei il sesto."

Il ragazzo spalancò gli occhi: "Il sesto? Soltanto il sesto? Non ci credo!"

"Vuoi darmi del bugiardo?"

"No, no no!" si affrettò a dire il ragazzo con espressione preoccupata. "No Ian..."

"Sei il sesto. Il primo si chiamava Raoul, e siamo stati assieme due anni. Poi mi sono stufato di lui, perché era troppo pigro e disordinato, così l'ho mandato a quel paese..."

"Quale paese?"

"Al diavolo, voglio dire."

"L'hai ammazzato?" gli chiese Hassan spalancando gli occhi.

Serge rise e gli carezzò il petto nudo: "Ma no, voglio dire che l'ho mandato via. Mandare a quel paese o al diavolo vuol dire mandare via."

Hassan sorrise: "Ah, come anche mandare a farsi fottere o mandare a cagare, allora."

"Esatto."

"E il secondo?"

"Il secondo era un piccolo svizzero... Si chiamava Hans..."

"Un bambino?"

"No, piccolo di statura e di corpo, più basso di te e magrolino. Io non sono mai andato con i bambini."

"Con lui, quanto sei stato?"

"Con lui tre anni, poco più."

"E poi l'hai mandato via?"

"No, se n'è andato lui perché gli piaceva di più un altro uomo che era più ricco di me."

"Allora gli piacevano di più i soldi di quell'uomo..." notò Hassan.

"Sì, forse è come dici tu."

"E dopo quello piccolo?"

"Poi Pierre... Siamo stati assieme quattro anni e mezzo..."

"E l'hai mandato via tu o è andato via lui?"

"È stato investito da un camion... è morto..."

"Oh... una brutta cosa, allora."

"Sì, una brutta cosa davvero."

"E poi?"

"Poi Bernard, un ragazzo belga... Poco meno che due anni... Poi io ho dovuto... trasferirmi, e lui non poteva venire con me..."

"E poi?"

"E poi Yann..."

"Come te?"

"No io I-a-n, lui Y-a-n-n..."

"Quanto siete stati assieme?"

"Mah, un paio di settimane..."

"Oh, ma allora non conta questo Yann!"

"E invece sì che conta. Lui e Pierre... sono sempre dentro al mio cuore."

"È morto anche Yann?"

"No... però poi io sono entrato nella Legione Straniera e così ci si è dovuti lasciare..."

"E poi?"

"E poi tu, no?"

"Io?"

"Sì, certo, tu."

"Ma tu... li pagavi, quei ragazzi?"

"No, nessuno di loro."

"Ma tu, me, mi paghi... Perché io devo portare soldi a casa... Se io ero molto ricco, io venivo a fottere con te anche senza farti pagare..." gli disse Hassan quasi sottovoce.

"Ti piace venire con me?"

"Sì. Tu mi tratti molto bene. Tu parli con me non fotti solo il mio culo... Tu mi dai carezze, tu mi dai baci..."

"Anche io sto bene con te, Hassan..."

"Azizah m'ha detto che tu sei un uomo buono e gentile."

"La conosci?"

"Non te l'ha detto? Azizah è mia zia... la sorella di mia madre."

"No, non lo sapevo."

"È un problema?" chiese il ragazzo preoccupato.

"No che non è un problema." rispose pensieroso Serge, carezzandolo.

Quando incontrò di nuovo Azizah, Serge le chiese: "Ti va di raccontarmi la storia di Hassan? Come mai va con gli uomini?"

"Non siete contento di lui?"

"Sì che sono contento di lui. Ma non gli ho mai chiesto niente per non metterlo in imbarazzo... Mi ha detto che sei sua zia... Così ho pensato che potevo chiedere a te."

Azizah annuì: "Io e mia sorella... quando io avevo sedici anni e lei quattordici, avevamo sposato un ricco uomo, uno yemenita... Io non riuscivo ad avere figli... Jamila invece gli aveva dato un maschio, Hassan... Poi Hassan gli piaceva farlo con i maschi e non funzionava con le femmine... Allora lui ha divorziato e ci ha cacciato di casa, perché io sono sterile e Jamila è madre di un pédé... Allora io sono venuta a lavorare qui con Jamila, ma poi mia sorella s'è ammalata... allora anche Hassam si è venduto agli uomini, per pagare i dottori a Jamila..." raccontò con voce bassa, triste.

"Quanti anni aveva Hassan quando ha dovuto iniziare a vendersi?"

"Quattordici anni..."

Serge scosse la testa, sentendosi afflitto da quella storia. Azizah interpretò male quel gesto e disse: "Tu puoi controllare, se vuoi, Jamila è malata davvero..."

"No, Azizah, ti credo... Mi dispiace per la vostra sfortuna..."

"Allah è grande, Allah sa perché..."

Da quel giorno Serge dette, ogni volta, il doppio di quanto solitamente pagava loro sia ad Azizah che a Hassan, per tutto il tempo in cui restò a Gibuti, e spesso portava regali a tutti e due.


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© Matt & Andrej Koymasky, 2010