Yann aveva lasciato da poco Robert, che risaliva su al paese, e aveva preso la strada sterrata che conduceva alla cascina della sua famiglia. Infilò le mani in tasca, ripensando con un sorrisetto compiaciuto al sesso che aveva appena fatto, e così facendo s'accorse che non aveva più in tasca il suo coltellino a serramanico. Ci teneva, era uno dei suoi pochi tesori.
"Merda! Deve essere uscito dalla tasca quando mi sono spogliato!" si disse.
Fece dietrofront e, a passo rapido, tornò verso il fiume, per esplorare il posto in cui aveva scopato con Robert.
Quando vi giunse vicino, vide che c'era qualcuno. Si chiese chi potesse essere. Avvicinandosi, vide che era un uomo, steso sull'erba, completamente nudo. Si fermò chiedendosi, indeciso, che cosa fare. Avanzò ancora, lentamente, gli occhi fissi su quel corpo immobile. Pensò che era bello... specialmente lì, fra le gambe dove, aureolato da un folto ciuffo di peli, era adagiato, morbido, il bel membro.
Si avvicinò ancora, quasi trattenendo il respiro, silenziosamente. L'uomo non si muoveva. Quando gli arrivò abbastanza vicino, sentì un sobbalzo nel cuore e spalancò gli occhi: riconobbe immediatamente l'evaso. Il cuore iniziò a battergli furiosamente, sentì uno strano calore indosso, poi come brividi di freddo. Si chiese se fosse morto... poi notò il lieve, lento e regolare sollevarsi ed abbassarsi del suo petto.
"Merda, se è bello!" pensò confuso, sentendosi lievemente eccitato.
Avanzò di un altro passo e senza volerlo calpestò un rametto che si spezzò con un secco colpo. L'uomo aprì gli occhi e i loro sguardi si incontrarono. Serge saltò su a sedere e Yann fece un rapido passo indietro, sul chi vive, non veramente spaventato ma comunque teso.
"Yann..." disse l'uomo facendo un lieve sorriso.
"Mi conosci? Tu... tu sei l'evaso... sei quel Rambaud..."
"Rambard, non Rambaud."
"Come fai a sapere come mi chiamo?"
"T'ho visto che scopavi col tuo amico..." gli disse Serge con un sorrisetto.
Yann arrossì.
"Non aver paura, Yann... vieni qui..."
"Mica ho paura. Ma credevo che eri già lontano... Che ci fai qui? Se invece di me ti vedeva un altro, magari adesso stava già correndo a chiamare i gendarmi."
"Tu non li vai a chiamare?"
"Noooo!" rispose Yann scuotendo risolutamente il capo.
"Vieni qui, siediti vicino a me."
Yann gli sedette di fronte. "Merda se sei bello!" gli disse a mezza voce, e subito arrossì.
"Anche tu eri bello... mi sarebbe piaciuto esserci io, al posto di quel tuo amico... Perché non mi vai a denunciare?"
"Perché dovrei? Come mai sei ancora qui?"
"Con l'uniforme del penitenziario è pericoloso farsi vedere. Sono dovuto restare nascosto. Mica potresti procurarmi qualche vestito, tu?"
"I miei non ti entrano... però magari in casa posso trovarti qualcosa..."
"Lo farai?"
"Certo."
"E... ho pure fame. Mica puoi portarmi qualcosa da mangiare?"
"Sì, nessun problema. Mi aspetti qui?"
"Sì... mica torni coi gendarmi, no?"
"Ma no! Vuoi che te lo giuro?"
Serge lo guardò dritto negli occhi: "No, non serve. Mi fido di te."
"Vuoi qualcosa altro, oltre ai vestiti e da mangiare?"
"Vino?"
"Nessun problema. Altro?"
"Farlo con te..."
Yann ridacchiò e non disse niente. Si alzò, gli fece un cenno di saluto e andò via, dimenticando il coltello a serramanico per cui era tornato indietro. Riprese la via verso casa sentendosi eccitato per quell'incontro: aveva conosciuto l'evaso! E poteva persino aiutarlo! Si sentì importante, contento di poter fare qualcosa per lui.
Pensò che quel Rambard gli aveva detto che l'aveva visto scopare con Robert, e gli aveva pure detto che gli sarebbe piaciuto esserci lui al posto di Robert... Era proprio un bell'uomo... Sì, forse gli sarebbe anche piaciuto provarci con l'evaso...
Frattanto Serge si era rivestito. Aveva visto qualcosa nell'erba e l'aveva raccolto: era un coltello a serramanico. Lo mise in tasca. Poi, sentendosi ancora molto debole, si guardò intorno chiedendosi dove nascondersi nell'attesa che il ragazzo tornasse. Si fidava di lui, ma la prudenza non è mai troppa... Decise di provare a spostarsi nella direzione che aveva preso il ragazzo e di trovare un punto da cui avrebbe potuto vederlo arrivare, per essere sicuro che fosse solo.
Yann, tornato a casa, per prima cosa andò nel fienile dove c'era il baule con i vestiti dello zio Joseph che la nonna aveva voluto mettere via quando era morto. Per come si ricordava dello zio, doveva avere più o meno la stessa corporatura di Rambard. Aprì il coperchio e guardò dentro. Con cura tolse gli abiti e la biancheria, ben ripiegati, appoggiandoli dentro al coperchio rovesciato e cominciando a scegliere. Quando fu soddisfatto, li mise in una vecchia cesta mezza sfondata e li lasciò accanto al baule.
Quindi sgattaiolò in cucina. La madre e la sorella non c'erano, perciò ne approfittò per far rapidamente man bassa nella dispensa, mettendo tutto in un sacchetto di iuta. Vi infilò anche una bottiglia di vino... poi la estrasse di nuovo, prese il cavatappi, l'aprì, spinse dentro il turacciolo a metà e la infilò di nuovo nel sacchetto. Si assicurò che nessuno fosse nei dintorni, e salì lesto nel fienile. Posò il sacchetto nella cesta. Si chiese se potesse esserci altro che poteva servire all'evaso. Non gli venne in mente nulla.
Allora, alla chetichella, lasciò la cascina e si avviò verso l'ansa del fiume per portare tutto all'uomo. Camminando a passo svelto, continuava a guardarsi intorno e indietro per essere sicuro che nessuno lo vedesse. Stava per lasciare la strada sterrata e inoltrarsi fra i cespugli, quando si sentì chiamare.
"Yann!"
Sussultò e si guardò attorno, preoccupato. Vide comparire l'evaso fra i cespugli e si rilassò, facendogli un sorriso.
"Che ci fai qui?"
"Volevo essere sicuro che tornavi da solo, per fuggire se arrivavi coi gendarmi."
"Te l'avevo promesso, no?" ribatté Yann, in tono vagamente offeso.
Serge gli sorrise: "Un evaso deve essere tre volte prudente, no? In fondo mica ci conosciamo..."
Yann annuì: "Ma qui siamo troppo in vista. Torniamo dove ci siamo incontrati..."
"Dove ti facevi scopare?" gli chiese con un sorrisetto l'uomo.
Yann arrossì lievemente: "Mica lo sapevamo che c'eri tu che ci stavi a guardare... Tu... quand'eri dentro... ci scommetto che scopavi, no? Ce l'avevi un ragazzo?"
"Certo. Si chiamava Bernard."
"Era bello?"
"Non come te."
"Ci sapeva fare?"
"Sì, ci sapeva fare."
"Perché non è scappato con te?"
"In due è più pericoloso."
Giunsero sulla riva del fiume. Sedettero sull'erba e Yann iniziò a tirare fuori dalla cesta tutto quello che aveva portato.
"Preferisci prima cambiarti o mangiare?"
"Cambiarmi. Prima mi levo di dosso questi panni meglio mi sento."
"Spero che ti vanno bene..." gli disse il ragazzo tendendogli gli abiti.
Serge si denudò, sotto lo sguardo attento di Yann. Poi indossò la biancheria e gli abiti che gli aveva portato.
"Sembrano quasi fatti su misura per me." disse l'uomo. "Li hai fregati a tuo padre?"
"No, erano di mio zio... così nessuno s'accorge che mancano. Li getti nel fiume i tuoi vecchi abiti?"
"No, è meglio sotterrarli. Il fiume li porterebbe giù e qualcuno può vederli e capire che mi sono nascosto qui."
"Giusto, non ci avevo pensato. Devo trovare qualcosa per scavare, allora."
"Li possiamo mettere fra i cespugli e coprirli con delle pietre..."
"Anche, sì."
Quando Serge fu rivestito, Yann tirò fuori il cibo che aveva portato e la bottiglia di vino. "Ti stanno bene i vestiti di mio zio."
"Ne hai portata, di roba da mangiare!" disse e prese il coltello a serramanico per tagliare il cibo.
"Oh, il mio coltello. Ero tornato per cercarlo, quando t'ho visto..."
"Dopo te lo do, allora."
"No... te lo regalo, Rambard."
"Chiamami Serge... preferisco."
"Come vuoi, Serge." gli disse il ragazzo con un sorriso. Lo guardò mangiare di buon appetito. "Quant'è che non mangiavi?"
"Un'eternità. Buono questo cibo, mica come la sbobba che ci davano dentro. Roba genuina, questa."
"Tu... quel ragazzo... lo scopavi solo perché dentro non c'erano donne?"
"Vuoi sapere se sono frocio? E tu?"
"Io sono frocio."
"Anche io. Mmmhh che delizia 'sto vino!"
"Non ne bere troppo, se sei debole..."
"Sì, mamma!" gli disse scherzosamente l'uomo.
Yann rise. "Che fai, adesso? Dove pensi di andare?"
"Non lo so ancora."
"Non sarebbe meglio che stai un po' qui, per rimetterti in forze?"
"C'è il pro e il contro. Sono ancora troppo vicino al penitenziario. Adesso che m'hai portato i vestiti, mi sarà più facile scappare."
"Dovresti però cambiarti un po' anche la faccia. C'erano le tue foto su tutti i giornali. Come t'ho riconosciuto io, ti possono riconoscere altri."
"La faccia è la cosa più difficile da cambiare..."
"Mia sorella si ossigena i capelli, puoi farlo tu pure. Posso fregarle le sue boccette... poi posso dire che mi sono cadute e si sono rotte... Un berretto, un paio di occhiali... Magari ti fai crescere i baffi, ma devi ossigenare quelli pure..."
"Ne hai di fantasia..."
"Sì... Nel fienile c'è pure una vecchia valigia con gli adesivi dei posti dove si fermava mio zio... Potrebbe esserti utile. La prossima volta ti porto altri vestiti, visto che ti stanno bene. Tanto nessuno se ne accorge che mancano, stanno lì nel baule da una decina di anni."
"Tuo zio è quello di questi vestiti?"
"Sì, zio Joseph. Faceva il marinaio su una nave mercantile. Ha girato mezzo mondo."
"E che fa, ora?"
"Riposa... per sempre."
"Ah."
"Mica ti fa brutto indossare i vestiti di un morto?"
"No. Come ti chiami di cognome, tu?
"Lefevbre. Perché?"
"Così, tuo zio era Joseph Lefebvre?"
"Esatto."
"Potrei usare il suo nome..."
"Perché no. Zio Joseph aveva ventinove anni quando è morto. Tu quanti anni hai?"
"Trentasette. E tu?"
"Venti meno di te. Sembri più giovane, però. Sei bello."
Serge rimise il cibo e la bottiglia nel sacchetto, poi prese per un braccio Yann e l'attirò a sé: "Mi piacerebbe scopare con te, Yann..."
Il ragazzo sorrise: "Anche a me, forse. Ma adesso devo tornare a casa, manco già da troppo. Dove pensi di stare, di nasconderti?"
"Mah... qui..."
"No. Non è un posto abbastanza sicuro, qui." disse Yann pensieroso. "Io conosco un posto più sicuro... se ti sai arrampicare sugli alberi."
"Penso di sì. Dove?"
"Vieni con me."
Yann lo guidò fino alla palude. Giunto sulla torbiera, gli disse: "Levati le scarpe e le calze e arrotolati su i calzoni, poi metti i piedi esattamente dove li metto io..."
Si inoltrarono nella palude. Giunti alla grande quercia cava, Yann gli fece vedere da che parte era più facile arrampicarsi e salirono entrambi sull'albero. Giunti sul bordo dell'incavo, gli disse: "Qui dentro non ti trova nessuno. Conosco solo io questo posto, nessun altro. A volte vengono i cacciatori qui nella palude, ma mai in questa stagione."
"Mica posso stare tutto il giorno lì dentro, no?"
"No, certo, solo quando vedi arrivare qualcuno. Puoi stare qui sotto, normalmente. Dalle rive nessuno ti vede. Adesso devo proprio andare. Ci vediamo domani." gli disse e, lesto, scese dall'albero.
Da sopra l'albero Serge gli gridò: "E domani fottiamo?"
Yann rise: "Vedremo!" e andò via.
Serge sorrise: quel ragazzo gli piaceva molto, sia per il suo bell'aspetto che per la sua intraprendenza, per il modo in cui l'aveva accettato e aveva deciso di aiutarlo. Si disse che era stato fortunato a incontrarlo... e che gli sarebbe piaciuto fare l'amore con lui.
Il giorno dopo Yann scese fino alla palude in bicicletta. La lasciò sul bordo, prese la valigia con altri abiti e cibo, se la pose in bilico in testa e s'inoltrò nella palude, agile e a passo svelto. Quando arrivò alla grande quercia, Serge lo stava aspettando con un sorriso.
"T'ho visto arrivare... Ti aspettavo."
"Tieni, qui ci sono altri vestiti e altro cibo. Ecco, e qui ho tutto il necessario per ossigenarti i capelli. Levati la camicia, che ti schiarisco i capelli."
"Sai come si fa?"
"Sì, certo, qualche volta ho aiutato mia sorella. Sapessi quanto s'è incazzata quando le ho detto che le ho rotto le boccette... Le ho dovuto promettere che gliele compro nuove... così ne compro anche per te."
Serge si tolse camicia e canottiera e sedette a terra. Poi prese per un braccio Yann, lo tirò a sedere su suo grembo, gli tolse la maglietta e la canottiera e, tirandolo a sé, lo baciò.
Per Yann era il primo bacio. All'inizio si sentì strano e goffo, ma gli piaceva e gradualmente, imitando Serge, imparò a baciarlo. Giocarono un po' con le lingue, e Yann era incredibilmente eccitato. Serge lo carezzò fra le gambe e ne sentì l'erezione.
"Ti piace..." mormorò con voce roca.
"Sì... Ma adesso basta, ti devo schiarire i capelli!" rispose il ragazzo alzandosi ed andando a prendere le boccette.
Serge puntò indietro le braccia e rovesciò la testa. Yann cominciò a schiarirgli i capelli con mosse esperte.
"Puoi fermarti un po' qui con me, dopo, no?" gli chiese il giovane uomo.
"Hai voglia di scopare?"
"Tu no?"
"Sì... dopo... Stai fermo e tieni gli occhi chiusi. Ti manca il ragazzo che avevi dentro?"
"Certo. Scopavo Bernard tutte le notti..."
"Allora ci credo che ti manca. Hai dormito decentemente, questa notte?"
"Abbastanza. Se c'eri tu, magari dormivo pure meglio..."
"Dormivi?" gli chiese con un sorrisetto malizioso Yann.
"Dopo aver scopato, si capisce."
"Ecco fatto. Domani di nuovo. Adesso vatti a sciacquare ben bene. Peccato che non abbiamo l'acqua calda."
Serge andò a sciacquarsi. Tornò e disse: "Mi piacerebbe vedermi, come sono biondo..."
"Domani magari riesco a portarti uno specchietto."
Serge gli andò accanto, l'abbracciò e lo baciò di nuovo. Frattanto iniziò a sbottonargli i calzoni. Anche Yann subito glieli aprì. In breve erano entrambi nudi, inalberando le loro belle erezioni. Yann gli palpò con piacere il forte membro, poi gli si chinò in grembo e glielo prese in bocca. Serge gli carezzò il capo, compiaciuto.
Poi si staccò e si mise, lesto ed agile, a quattro zampe, guardandolo con un sorriso allettante: "Mettimelo, dai!"
"Non così. Stenditi sulla schiena..."
"Perché? Non me lo vuoi mettere?"
"Sì, ma non alla pecorina, da davanti..."
Yann si stese, guardandolo un po' sorpreso. Serge gli fece allargare le gambe e vi si inginocchiò in mezzo, poi le prese e se le fece poggiare sulle spalle. Yann allora capì.
"Robert non m'ha mai preso così..."
"Il tuo amichetto?"
"Sì... Mi piace, così ti posso guardare."
"E anche io. Per questo a me piace farlo così..." gli disse e iniziò a penetrarlo.
Yann lo accolse con un lungo mugolio di piacere che sottolineò la lunga, lenta e determinata discesa dentro di sé del forte palo duro del bell'evaso... ora suo prigioniero.