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una storia originale di Andrej Koymasky


pin COME MOSCHE SUL MIELE di Andrej Koymasky © 2008
scritto il 19 novembre 2005
CAPITOLO 1
PRIMI INCONTRI

Sapete, è un po' come le mosche sul miele, dove io ero il miele e i maschi erano le mosche... Beh, non è che io mi lamentassi di essere il miele, comunque, e queste mosche non mi infastidivano di certo. Al contrario...

Tutto ebbe inizio quando avevo tredici anni. Fino ad allora non avevo la minima idea su come sarebbe stato il mio futuro. Ero un ragazzino quieto, normale, felice. Un ragazzino gradevole, devo ammetterlo: avevo un sacco di amici, sia fra i coetanei che gli adulti. Pareva che io piacessi a chiunque.

Oh, scusatemi, non tutti voi mi conoscete ancora e non mi sono presentato: mi chiamo Richard, Richard Hanson ma tutti mi chiamano Dick... Beh, non fate quel sorrisetto malizioso, via! Sì, Dick, lo so che alcuni chiamano così il cazzo... e mi piace il mio nomignolo... e anche i cazzi, si capisce... E piaccio ai miei amici... come gli piaceva il mio "dick", ma anche il mio culetto e tutto di me, quando facevamo sesso.

Stavo dicendo che tutto iniziò quando avevo tredici anni. Sì, ricordo bene quel giorno. Stavamo giocando a football in un prato come quello che c'è dietro al Colored Sands, sapete dove, no? Quello che si trova subito alla destra oltre l'area di sosta per i turisti... Quando dico "stavamo", intendo parlare, oltre a me, dei miei due compagni di classe Charlie e Gene. Non era la prima volta che noi tre si andava là per allenarci. Era un posto tranquillo, abbastanza appartato e dove nessuno veniva a rompere...

Dunque, eravamo solo noi tre e stavamo giocando a football, tutti contro tutti, io avevo intercettato il pallone e i miei due amici mi erano addosso cercando di sottrarmelo. Charlie riuscì a dargli un buon calcio ed a lanciarlo lontano, ma io lo bloccai in modo che non potesse correre a riprenderlo. In breve eravamo tutti e tre a terra in un solo mucchio, cercando al tempo stesso di bloccare gli altri e di liberarci.

Ma, a un certo punto, Gene iniziò a sbottonare i miei calzoncini. Protestai ridendo e dicendo che non era leale ma Charlie, appena vide cosa Gene stava cercando di fare, decise di dargli una mano... Io continuavo a ridere ed a cercare di liberarmi, ma erano due contro uno... Le loro mani che frugavano e trafficavano sul mio grembo per cercare di aprirmi i calzoni, in breve mi procurarono piacevoli sensazioni ed una forte erezione, perciò smisi di lottare e i miei amici riuscirono in breve tempo ad aprirmi i calzoni e ad abbassarmeli, assieme alle mutande, così liberando il mio "dick" che saltò su duro e palpitante.

"Ehi, guarda, gli è venuto duro!" Gene disse con un sorrisetto.

"Non hai ancora molti peli... Vieni già?" mi chiese Charlie cominciando a manipolare la mia erezione.

"Non lo so... A volte mi sveglio bagnato... ma non è piscio..." risposi.

"Ma... non ti fai seghe?" mi chiese Gene, incredulo.

"No..." ammisi.

"Beh... verifichiamo, allora..." disse Gene sedendo alle mie spalle, circondando con le gambe il mio sedere e cominciando a menarmelo.

Charlie si accoccolò fra le mie gambe, guardando attentamente il mio cazzo e la mano di Gene, e disse, con ammirazione: "Ce l'hai già bello grosso, comunque..."

Mi rilassai contro il petto di Gene, godendomi quanto mi stava facendo, e chiusi gli occhi.

Charlie mi chiese: "Ti piace?"

"Sì..." sospirai

Poi sentii qualcosa di caldo e umido toccare la punta del mio coso, ebbi un lieve soprassalto di piacere ed aprii gli occhi: Charlie s'era chinato su di me e stava leccando la punta del mio paletto, mentre mi guardava con occhi ridenti. Poi mi chiese: "E com'è, così, Dick?"

"Uau!" risposi semplicemente, sottovoce, mentre la mano di Gene lasciava il mio paletto e s'infilava sotto la mia maglietta a carezzarmi il petto.

Charlie schiuse le labbra e si abbassò inghiottendo tutto il mio membro, mentre le dita di Gene mi sfregavano i capezzoli. Sobbalzai di nuovo ed emisi un mugolio di piacere.

Gene sussurrò al mio orecchio: "Rilassati, amico... Charlie è un mago a fare pompini, e era già un bel po' che aveva voglia di fartene uno... Ci piaci un sacco, amico..."

Sì, Charlie stava facendo meraviglie, su e giù sul mio cazzo, con la lingua e le labbra. Non avevo mai pensato che fare sesso potesse essere così forte, così piacevole... Logicamente, fra amici e compagni se ne parlava un sacco, ma sempre in modo ironico, mai niente di personale o di serio. Istintivamente posi una mano sulla testa di Charlie e gli carezzai i capelli, accompagnando i suoi su e giù su di me.

"Ti piace, eh?" Gene mi chiese, continuando a suscitare scintille di piacere dalla parte superiore del mio corpo.

"Sì, un sacco... è forte..." quasi balbettai tanto ero eccitato, godendomi quanto quella bocca calda e affamata e quelle mani esperte mi stavano facendo.

Improvvisamente sentii come se dentro di me tutto si rimescolasse, mi parve di diventare incandescente come un ferro per marchiare, mi tesi e rilassai in rapida successione e mormorai: "Oooh... io... aaah... io sto... sto per ..."

Charlie accelerò il suo ritmo, Gene mi sfregò con maggiore energia i capezzoli, e finalmente spruzzai a fondo nella bocca del mio amico scariche su scariche del mio "latte" che Charlie inghiottì rapidamente e con avidità. Poi la tempesta dentro di me iniziò a calmarsi e mi rilassai contro il petto di Gene, ansimante, mentre Charlie mi dava le ultime leccate e succhi in modo da non perdere neppure una goccia del mio tributo...

"Non è stato forte?" Gene mi chiese.

Girai in su la testa per guardarlo, annuii e dissi in un sospiro: "Forte, sì..."

Gene chinò il capo sul mio e mi baciò sulle labbra... poi in bocca... Charlie lasciò il mio membro e mi disse: "Ci piaci, Dick... ti va di diventare il nostro amico speciale?"

"Come no... ma... è da tanto che voi due fate queste cose?"

"Quasi otto mesi..."

"E lo fate anche con gli altri amici?"

"No... solo fra noi due. Ma a tutti e due c'è venuta voglia di farlo anche con te, se ne parlava fra noi fin dalle prime volte che abbiamo cominciato a divertirci assieme... Tu ci piaci un sacco, Dick... Ci stai a farlo con noi?"

"Altroché se ci sto!"

"Però devi essere molto prudente, sai come tutti schifano i gay, no?" disse Gene.

Non ci avevo pensato, così chiesi, incuriosito ma per nulla preoccupato: "Siamo gay, se facciamo queste cose?"

"Io penso di sì, anche se Charlie dice che magari è solo una cosa che tutti i teenager fanno, ma poi smettono... Però io non ho mai fantasie di fighette, ma solo di culi e di... dick!"

"Con la D maiuscola o minuscola?" gli chiesi ridacchiando.

"Tutte e due, certo." Gene mi rispose, ridendo con me.

Poi un pensiero mi colpì: "Volete che faccio anche io qualcosa per voi, amici?" chiesi.

"Beh, certo, ma un'altra volta... Oggi era solo una... prova, per vedere come reagivi. Ci piacerebbe farlo di nuovo con te, ma su un letto... o nella nostra tenda... Vero, Gene?" rispose Charlie.

"Su un letto o in tenda... deve essere forte..." dissi cercando di immaginare i nostri tre corpi uniti in un mucchio, per quel nuovo sport, a cercare il piacere uno nell'altro.

Bene, accadde proprio così. Non era raro passare la notte a casa di un amico, così lo facemmo... Di notte, quando in casa tutti dormivano, io con uno o tutti e due loro, passavamo un bel po' di tempo a succhiarcelo come invasati... o a fotterci l'un l'altro come conigli in calore...

Gene m'aveva introdotto anche a questo tipo di piacere, una delle prime notti in cui eravamo da soli. Prima leccò per un bel pezzo il mio buchetto e poi, usando un preservativo e il lubrificante, si prese la mia verginità.

Come è stato? Grande! Mi aveva preparato accuratamente, a lungo, prima fottendomi con un dito, poi due, poi tre, mentre continuava a leccarmi lo sfintere, finché sentì che ero abbastanza rilassato ed aperto... Allora mi fece mettere a quattro zampe, s'inginocchiò dietro di me ed iniziò a farsi strada dentro la mia porta di servizio... Sentii la calda punta del suo cazzo spingere, dilatare il mio anello di carne, penetrarmi a poco a poco, e sospirai per il piacere. Mi aveva avvertito che all'inizio poteva anche essere un po' doloroso, ma non lo fu affatto. Al massimo era un po' fastidioso, ma quando la sua asta di calda carne sfregò sul mio "bottone del piacere", come chiamavamo la prostata fra noi, il piacere fu così intenso che tutto il fastidio scomparve di colpo.

Mi piaceva sentire la lenta invasione della mia galleria ancora inesplorata... Mi sfregava tutti e due i capezzoli mentre mi riempiva saldamente col suo paletto bollente... Mi ricordo che pensai che dovevo davvero essere gay, perché le ragazze non possono riempirti in quel modo così piacevole, e ne volevo di più, ancora di più... Gene mi era tutto dentro fino alla radice, sentii i peli del suo pube contro le mie chiappette... Allora cominciò a muoversi avanti e dietro con vero entusiasmo e anche quello era davvero forte! Assecondai le sue spinte, cercando di sentirlo in me anche meglio... Mi rammaricai che non ci fosse uno specchio per vedere la scena: sarebbe stato eccitante vedere il mio amico che mi fotteva con tanta energia e trasporto...

Cominciò ad ansimare forte e capii che era vicino all'orgasmo. Era eccitante anche il solo pensiero che in breve mi avrebbe riempito con la sua crema d'amore, ero tutto teso cercando di cogliere l'inizio del suo orgasmo; Gene stava dondolando ed ondeggiando dentro di me freneticamente, le sue mani artigliavano piacevolmente il mio corpo, i suoi ansiti divennero bassi mugolii, e finalmente sentii la sua calda lava riversarsi dentro di me e anche io venni nelle mutande che m'ero premuto contro il cazzo, cercando di non bagnare le lenzuola.

"Sei venuto?" mi chiese, abbandonandosi sulla mia schiena, ancora immerso a fondo dentro di me.

"Sì..."

"No, cazzo! Volevo che mi fottevi tu, anche..." si lamentò.

"Sei incazzato con me, adesso?" gli chiesi dispiacendomi per lui.

"Beh, no... Devo solo aspettare che ritrovi le forze... Mi fotti il culo domattina, prima che gli altri si svegliano?"

"Sì... mi piacerebbe provarci... Mi dispiace che sono venuto, ma non sono riuscito a evitarlo."

"Va bene così, amico. Significa solo che la tua prima fottuta t'è piaciuta davvero." mi disse sfilandosi da me e sorridendomi. Poi aggiunse: "Adesso è meglio se dormiamo un po', eh?" e si stese accanto a me.

"Certo." gli dissi guardando il suo corpo nudo e pensando con piacere che, fino a pochi minuti prima, ero stato così intimamente unito al mio amico.

Avemmo anche occasione di andare a campeggiare assieme, tutti e tre. Fu bellissimo, si poteva fottere assieme, uno di noi a turno al centro, prendendolo contemporaneamente in bocca e in culo... La prima volta che toccò a me, mi sentii in paradiso... So che non per tutti gli adolescenti è così, che molti sono pieni di incertezze, paure, timori... ma per noi tre era così.

Fra i due, Gene era più forte, Charlie più gentile, ma entrambi erano splendidi amici di scopate. Non è che stavamo assieme solo per fottere, eravamo anche ottimi amici, tipo uno per tutti e tutti per uno. Anche nella nostra squadra di football eravamo un terzetto formidabile... una specie di squadra nella squadra, si può dire. Ci si aiutava l'un l'altro anche negli studi, e per qualsiasi altra cosa. Mettevamo in comune i nostri giochi e Charlie mi insegnò ad usare il computer... Eravamo davvero inseparabili.

Ma pare che, proprio quando sei convinto di aver raggiunto la perfezione nella vita, debba capitare qualcosa che ti fa perdere tutto... Bene, capitò che, dopo poco più di un anno che eravamo così uniti, la fabbrica dove lavorava mio padre fu trasferita in un'altra città così tutta la mia famiglia dovette traslocare. Fu davvero un triste addio con Gene e Charlie. Riuscimmo solo a combinare un ultimo incontro. Dopo cena tutti e tre, con le nostre bici, andammo al prato dove tutto aveva avuto inizio, portandoci dietro qualche telo.

Li stendemmo sull'erba e ci denudammo rapidamente. La notte era buia ma calda, le stelle ammiccavano sopra di noi... Ci stendemmo sui teli e ci abbracciammo. Charlie mi baciò intimamente mentre Gene mi preparava il foro per la sua ultima visita... Lo sentii addossarmisi da dietro... e finalmente cominciare a entrare nel mio foro avido di accoglierlo.

"Girati, Charlie, voglio fare un sessantanove con te." gli sussurrai.

"Sì, ma non far venire Dick... deve fotterci tutti e due, stanotte..." disse Gene.

Charlie sorrise e fece un cenno di assenso, poi si girò e ci unimmo in un appassionato sessantanove, mentre Gene cominciava a martellarmi dentro. Era bellissima quella triplice sensazione: essere fottuto in culo da Gene, Charlie che me lo succhiava con passione, ed avere il suo buon cazzo saporoso bene immerso nella mia bocca assetata... Ogni spinta di Gene spingeva a fondo il mio "dick" nella gola di Charlie, e questi ne faceva palpitare i muscoli donandomi incredibili sensazioni...

Poi, prima di giungere al punto senza ritorno, ci scambiammo le posizioni: io fottei il culetto di Gene mentre Charlie fotteva il mio culetto... Poi io fottei il culetto di Charlie mentre lo succhiavo a Gene...

Continuammo a scambiarci le posizioni ed i ruoli in tutte le possibili combinazioni e posizioni, ma era evidente che i miei due cari amici stavano facendo di tutto per dare a me il massimo del piacere, quasi come per un dono di addio. Sembravamo insaziabili tutti e tre. Era forse perché ormai eravamo quasi quindicenni e gli ormoni infuriavano nei nostri corpi, forse perché ci volevamo veramente bene, o forse perché sapevamo che era la nostra ultima possibilità di stare assieme... ma eravamo tutti e tre intenti a darci l'un l'alro il massimo del piacere.

Quando finalmente sentimmo che non ci era più possibile trattenerci, ci unimmo in un perfetto triangolo, succhiandocelo l'un l'altro con vera passione finché, in una sinfonia di mugolii eccitati, ci scaricammo ognuno nell'amico donandogli il nostro nettare di maschio e bevendo avidamente uno dall'altro... il bicchiere della staffa.

Giacemmo, rilassandoci, guardandoci l'un l'altro negli occhi già pieni di nostalgia...

"Mi mancherete, amici..." dissi.

"E tu mancherai a noi..." disse Charlie.

"Ma almeno voi siete in due... io sarò solo, mi sentirò solo..." mormorai.

"Sì, è vero, però non sarà più lo stesso, senza te." Gene ribatté.

Quando tornammo a casa, la mezzanotte era passata. Mio padre mi sgridò per aver fatto così tardi, ma io quasi non lo sentivo, non mi interessava che fosse incazzato: la mia testa, il mio cuore erano ripieni solo del mio ultimo incontro con i miei due cari amici. Ero troppo felice e triste al tempo stesso per preoccuparmi dell'incazzatura di mio padre...

Così, ci trasferimmo nella nuova città. Era molto più grande di quella in cui ero nato e in cui non sarei tornato per anni, ed anche la nostra nuova casa era molto più vasta; era circondata da un bel giardino e io avevo una ampia e bella stanza nel sottotetto... ma non è che me ne fregasse molto di tutto ciò.

La scuola era piuttosto lontana da casa, perciò per andare e tornare avevo due possibilità: se il tempo era buono, usavo la mia bicicletta e ci mettevo mezz'ora abbondante, pedalando come un matto, ma mi piaceva. Se il tempo era cattivo, dovevo semplicemente telefonare alla compagnia del pullmino-taxi dandogli il mio codice speciale. Mio padre aveva fatto un contratto con loro e a ogni fine-mese li pagava.

Logicamente entrai a far parte della squadra di football della mia scuola: il coach valutò che io fossi abbastanza in gamba per ammettermi subito e non tenermi in panchina. Gli allenamenti erano parecchio più duri che nella mia vecchia scuola, ma questo mi andava bene. I miei compagni di squadra... beh, qualcuno di loro mi attraeva un sacco, ma dato che io sono piuttosto timido, non feci niente per lasciarlo capire...

Non sorridere in quel modo, Ben! Io SONO piuttosto timido... Fino ad oggi io non sono mai stato capace di fare il primo passo per agganciare qualcuno che mi piaceva... Beh, è vero, ero pronto ad accettare appena qualcuno mi agganciava, però più un ragazzo mi piaceva, più ero incapace di fargli capire quello che sentivo per lui. Anche tu avevi dovuto provarci con me, non sono stato io a provarci con te, non te ne ricordi? Certo, ho fantasticato parecchio di potermi mettere con te, e così a lungo, che appena ci hai provato ero pronto e avido di accettare...

Bene, stavo dicendo... Ah, sì, c'era qualche fantastico boccone nella mia squadra. I migliori però parevano avere "almeno" una ragazza... beh, sai che non significa granché, a volte filare con una ragazza è solo un modo per nascondere agli altri di essere gay... O anche quando uno non si accetta come gay... Io ho l'impressione che anche i bisessuali stanno diventando via via più numerosi, specialmente fra i giovani.

Cosa? Il fatto che sono gay? Come t'ho detto prima, Dave, avevo accettato rapidamente e senza problemi di esserlo. Forse anche perché in casa non avevo mai respirato disprezzo o condanna verso i gay... non ebbi nessun problema ad accettare la mia sessualità. Questo non vuole dire che fossi pronto a fare il mio "coming out"... Sai quanto fosse e in parte ancora sia forte il pregiudizio nei confronti di noi gay, no? E poi non dimenticare che avevo solo quindici anni...

No, per i primi mesi mi accontentai di menarmelo e di sognare questo o quel ragazzo, o uomo, che aveva suscitato il mio desiderio. Il mio tipo? Qualsiasi maschio non grasso, non troppo peloso, non troppo vecchio... ma soprattutto gentile.

Oh, beh, se mi ricordo tante cose, tanti particolari dopo anni, è ché ho sempre tenuto un diario. Ne ho parecchi, ormai. Ho inventato una specie di codice segreto per scriverli, perciò anche se te li faccio vedere, non li potresti leggere. È un codice piuttosto buono, difficile da decifrare, perché non uso un simbolo per ogni lettera dell'alfabeto... Non lo so... Può darsi che un giorno decida di rivelare il mio codice... Ma non ancora. No, non ho niente da nascondere, Art, è solo che... un diario è davvero qualcosa di molto personale, intimo, capisci...

D'accordo, continuiamo...

Nella mia nuova scuola c'era un ragazzo, Alex. Era di origini russe, suo nonno era scappato dalla Russia nel 1918, ai tempi della rivoluzione d'ottobre. Dunque, Alex aveva diciotto anni. Aveva un bel casco di capelli castani tendenti al riccioluto, occhi castani, un volto ovale e roseo, labbra piene e rosate, un naso dritto, corto ma non toppo piccolo, non troppo largo... ed un modo di guardarti che pareva che ti trapassasse l'anima...

Lui era un membro della squadra di baseball della scuola, perciò non avevamo molte occasioni per incontrarci, ma a volte si facevano esercizi di preparazione fisica o lo stretching dopo-partita sullo stesso campo, o nella stessa palestra. Io mi sentii immediatamente e fortemente attratto da lui. Era uno dei soggetti preferiti durante le mie fantasie mentre me lo menavo...

Lui pareva non accorgersi minimamente di me. Era sempre assorto nei suoi esercizi o indaffarato con i suoi compagni di squadra. Per parecchi mesi non ci si era neppure mai scambiato un semplice saluto, un gesto di riconoscimento.

No, non avevo mai avuto occasione di fare la doccia con lui, perciò non l'avevo mai visto nudo. Potevo immaginare qualcosa quando lui indossava solo calzoncini e una T-shirt che gli fasciava il torso come una seconda pelle... No, i calzoncini non lasciavano capire molto, perché erano del tipo morbido... Solo qualche volta, quando sedeva a terra per fare esercizi di stretching, le gambe divaricate, potevo intravedere attraverso una delle gambe dei suoi calzoncini il suo pacchetto contenuto dal sospensore di bianco cotone: era un pacchetto pieno, rotondo, allettante, certo, che mi faceva venire l'acquolina in bocca...

Aveva braccia e gambe muscolose, quasi glabre. Se fossi stato meno timido, avrei cercato di attaccare bottone con lui, di diventare suo amico o almeno un conoscente, ma ero assolutamente incapace di fare alcun passo in quel senso... Sì, sapevo che aveva la ragazza, una biondona di diciassette anni ben fatta, sexy, molto femminile... Che? Beh, anche se sono gay so riconoscere una ragazza sexy e carina! Semplicemente non mi attrae, è tutto. E lei era sexy. Non, non flirtavano, per lo meno non di fronte agli altri, ma erano molto spesso assieme. Come ho detto prima, questo non mi scoraggiava: c'erano esattamente tre possibilità. O era etero e perciò io non avevo speranze, o anche lui era uno dei non pochi ragazzi bisessuali, e allora potevo avere qualche possibilità, o lei era solo un paravento per nascondere la sua vera sessualità, e allora... Ma quelli erano solo pensieri, perché come ho detto lui pareva non accorgersi di me, e io non osavo avvicinarlo.

No, Alex non era l'unico che trovavo seducente. Ce n'erano altri... molti altri ad essere sincero... C'erano anche altri che non m'interessavano ma che ci provavano con me... e ai quali io volentieri ed in fretta mi arrendevo. Tu Mort lo sai quanto sono affamato di sesso, no? Finché ho incontrato te... tu mi stai dando tutto quello di cui io ho bisogno... No, non solo splendido sesso, certo, ho detto tutto, e intendo dire proprio tutto...

Dunque, io stavo morendo per Alex, anche se temevo di non avere molte possibilità di averlo. Non immaginavo davvero che proprio lui sarebbe diventato il mio primo compagno nella nuova città. Nulla mi dava il minimo indizio che sarebbe stato così.

Perciò ti puoi immaginare la mia sorpresa quando un giorno, mentre stavo pulendo il deposito degli attrezzi sportivi nel retro della nostra palestra, lui è entrato nella stanza, ha chiuso la porta, m'è venuto davanti con un'espressione seria, mi ha sospinto contro lo scaffale e mi ha carezzato fra le gambe. Io ho avuto un sobbalzo.

"Sei un ragazzo sexy, Dick! E tu hai bisogno di questo, no?" mi disse con voce virile, palpando il mio membro che si stava svegliando. Mi sorrideva maliziosamente e, palpandomi per tutto il corpo, mi disse: "Sì, avevo ragione, sei un ragazzo tutto fuoco! E vuoi il mio cazzo e muori dalla voglia di farmi una bella pompa, vero?"

Riuscii solo a far sì col capo, ero sopraffatto. Lui mi sospinse, lievemente, sulle spalle facendomi accoccolare e disse: "Aprimi i calzoncini, tirali giù, dai..."

L'avrei fatto più che volentieri, ma ero anche spaventato che qualcuno potesse entrare, perciò dissi: "È pericoloso, qui... Ci possono beccare..."

"No, un mio amico sta di guardia qui fuori, ci avverte, caso mai..."

"Il tuo ragazzo?" gli chiesi un po' deluso.

"No, solo un amico. Ci diamo una mano, per queste occasioni... Una volta a testa... Dai, fammi vedere quanto vali a fare pompe..."

Gli abbassai i calzoncini, mentre lui si slacciava il sospensore, e finalmente mi trovai di fronte il suo incredibile uccello: era dritto come un fuso, puntava in su, incirconciso a liscio, e sotto pendevano le belle palle... no, non pendevano, a dire il vero, perché erano contratte su contro la radice del suo palo e il sacchetto era più scuro del resto della pelle, lievemente corrugato e quasi senza peli. Era un vero scettro di regale mascolinità, bello, maestoso. Non troppo grande, semplicemente perfetto per il suo corpo.

Iniziai a leccargli sia il palo che le palle, guardando in su verso lui, che mi sorrise incoraggiante. Io mi riempivo le narici con il lieve ma chiaro profumo di maschio che emanava dai suoi genitali e mi sentivo come ubriaco. Presi la punta del suo magnifico palo d'amore fra le labbra e infilai la punta della mia lingua sotto la pelle che copriva il suo glande, girandola torno torno. Lui emise un sospiro di piacere. Poi, serrando le labbra, spinsi in giù scappellandolo, scoprendo dentro la bocca il suo glande gonfio che continuavo a leccare e solleticare con la lingua. Il suo corpo reagì alle mie cure con un forte e lungo fremito e le sue mani si posarono sulla mia testa, le dita giocherellavano coi miei capelli, le mie orecchie...

Cominciai a muovere a ritmo la mia testa su quel magnifico attizzatoio virile, facendo guizzare la mia lingua su tutta quella carne calda e dura, in una frenesia di desiderio e di passione: era un pezzo che non facevo più sesso ma finalmente ero lì, e con uno stallone così bello, da primo premio... Mi sentii il ragazzo più fortunato di tutta la scuola... della città... dello stato...

Alex tremava, vibrava tutto, mugolava, e improvvisamente mi ricompensò delle mie fatiche inondandomi la bocca col suo gustoso liquore... Sì, aveva davvero un ottimo sapore... e bevvi a grandi sorsate, sentendomi felice. Continuavo a succhiarlo con piacere, con vigore, come un assetato.

Lui mi fece staccare la testa dal suo bellissimo e gustoso palo e, ridacchiando, mi disse: "Ehi, non ce n'è più! Smetti!" Mi fece alzare. "Sei un pompinaro fantastico, Dick!"

"T'è piaciuto? Sai il mio nome? Come sapevi che ci stavo?"

"Certo. È un po' che ti tengo d'occhio e ho notato come mi guardavi..." disse e mi palpò il culetto: "Voglio anche mettertelo qui. Vero che lo prendi?"

"Certo! Adesso?" gli chiesi lietamente.

"No!" rise lui. "M'hai prosciugato. La prossima volta. Le prossime volte."

"Il tuo amico... qui fuori... anche lui vuole farlo con me?"

"Non vuoi essere il mio ragazzo?"

"Eccome!"

"Bene. Ma tu allora devi essere solo il mio ragazzo. Guai a te se vengo a sapere che lo fai con un altro. Attento, che io sono geloso." Si rimise a posto. "Adesso usciamo, il mio amico sta aspettando col suo ragazzino, e io gli faccio la guardia."

Riconobbi i due e ne fui sorpreso. L'amico di Alex era Brian, uno dei più noti figaioli della scuola, e il suo "ragazzino" era il mio compagno di banco, Cole...

"Tutto bene, no?" chiese Brian ad Alex.

"Perfetto. Dick s'è messo con me. Andate, ora."

Cole mi guardò ed arrossì lievemente, ma seguì Brian con evidente impazienza. I due entrarono e si chiusero dentro.

"Ma io..." protestai, ma senza davvero lamentarmi, "mica sono venuto..."

"Le prossime volte, sta tranquillo, ti farò venire... Quando potremo farlo con più calma, sul mio letto."

Cazzo, questo mi piaceva. "A casa tua?" chiesi.

"No, i miei abitano troppo lontano da qui. Ho affittato una stanzetta dietro il campus."

"È tanto che Brian e Cole stanno assieme?" gli chiesi.

"No, questa è la prima volta."

"Ma non hai detto che è il suo ragazzo?"

"Sì, hanno deciso di mettersi assieme, dopo che Brian gli ha detto che voleva fottere con lui... Ma non l'hanno mai fatto, ancora. Tutti e due vivono in famiglia, hanno sempre qualcuno per casa."

"Non gli potevi prestare la tua stanza?" gli chiesi: io per un amico l'avrei fatto.

"Mica voglio farla diventare un bordello!"

"Ma Brian è tuo amico, no?"

"E con questo? No, io sono geloso della mia stanza. Il mio ragazzo ce lo porto, altri no."

"Hai avuto tanti ragazzi?"

"Con te, quattro. Ma dall'assaggio... direi che forse sei il migliore..."

Arrossii di piacere: non m'interessava non essere venuto. Mi bastava essere diventato il suo ragazzo... almeno per il momento.



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