Tornato a Torino, Alberto riprese la sua vita, il suo lavoro ed il restauro della sua antica e bella Gilera.
Quando la nonna gli aveva chiesto come fossero andate le vacanze, Alberto le raccontò tutto: le belle cose che aveva visto, come s'era divertito e, logicamente, l'incontro con Stefano, sorvolando solo sui dettagli più intimi dei loro incontri amorosi, per pudore.
Quando le raccontò della sua "trovata" delle lucciole, la nonna esclamò, commossa, "Che bello! Mi sarebbe piaciuto vedervi baciare fra le lucciole!"
Alberto sorrise: "Pensa che appena avevamo finito di fare l'amore su quel prato, è passato poco lontano un tizio che ci ha insultati... e siccome non ci poteva vedere bene, ha pensato che Stefano era una ragazza..."
La nonna sorrise divertita: "La gente è ancora così baciapile... e magari chissà che cosa c'era nella vita quel tizio di cui si doveva vergognare lui. Certo che però... potevate essere un po' più prudenti..."
"Chi pensava che in piena notte qualcuno passava di lì, lontano da tutte le case? Comunque... c'è andata bene."
"Ma dimmi un po', Alberto... per te, quel ragazzo... era più di un'avventura, non vero?"
"Sì, nonna, molto, molto di più. Io credo... credo che mi sono innamorato di lui..." rispose il ragazzo con occhi sognanti. "Solo che lui sta a Milano... e poi è di una famiglia importante, ricca, mica uno spiantato ignorante come me... e perciò... ci devo fare la croce sopra." concluse con un velo di tristezza nella voce.
"Tu non sei ignorante e manco spiantato, visto che ti guadagni il tuo pane onestamente. E sei un gran bel ragazzo, e buono, non hai niente da invidiare a nessuno. Ma lui... Stefano si chiama, vero? lui... cosa sentiva per te?"
"Io credo che era innamorato lui pure. I suoi occhi dicevano così, anche se non me l'ha mai detto chiaro e tondo. Però io pure, mica è che gliel'ho detto chiaro e tondo. Sapevamo tutti e due che... che doveva finire."
La nonna carezzò lieve la mano che Alberto aveva poggiata sul tavolo.
"Però..." riprese Alberto con un lieve sospiro, "però già mi manca. E mica solo per... per farci l'amore. Dovevi vedere quant'era bello, nonna!"
"E... buono, anche?"
"Sì anche buono. E dolce. Perché, nonna, quando ti pare che hai trovato uno che ha tutte le qualità... Stavamo così bene, insieme. Anche a andare in giro, in barca, a passare ore a parlare o a guardarci negli occhi... qualsiasi cosa."
"T'ha regalato lui quel bel bracciale di conchiglie?" gli chiese.
"Sì. Per ricordarci uno dell'altro... ne ha lui pure uno quasi uguale..." rispose il ragazzo carezzando lieve il braccialetto, un sorriso pieno di nostalgia sul bel volto, gli occhi persi nel ricordo dei bei giorni passati con Stefano. "Perché la vita dev'essere così difficile... che ti fa provare il paradiso, poi te lo porta via?"
"Potresti... telefonargli... qualche volta andare a Milano, o farlo venire qui a Torino... e se sono rose..." suggerì la vecchia, chiedendosi se non avrebbe fatto meglio a non incoraggiarlo. Ma sentiva l'intensità dei sentimenti del nipote, la sua tristezza per la separazione ed avrebbe voluto fare qualcosa per lui. "Secondo me... se Stefano è così importante per te... non ti devi arrendere..."
Alberto guardò la nonna lievemente stupito: s'aspettava che lo scoraggiasse, come avevano fatto Silvio, Dallo e Gustavo. Gli occhi chiari della donna, circondati da una lieve rete di minuscole rughe, lo guardavano benevoli, dolci, con un profondo affetto che gli scaldò il cuore. D'impulso si alzò, aggirò il tavolo e si chinò ad abbracciarla.
"Dici davvero che... che ci devo provare..." chiese in un sussurro.
"Io... al posto tuo... sì. Io... non si deve rinunciare all'amore tanto facilmente, secondo me. L'amore è una cosa... troppo preziosa e bella." mormorò la donna e, inconsciamente, con le dita della destra fece rigirare sull'anulare della sinistra la fede nuziale.
"Magari lui... s'è già scordato di me..."
"Non credi che se t'ha dato quel bracciale e se uno uguale ce l'ha lui pure..."
"Oh, nonna... sì, magari anche lui..."
Alberto tirò fuori dalla tasca il telefonino e, digitando svelto, compose un messaggio: "Mi manchi troppo. Io sono innamorato di te!" e l'inviò a Stefano.
La nonna lo guardava con tenerezza ed annuiva lievemente, immaginando che cosa il suo Alberto potesse aver scritto a quel ragazzo che gli aveva rapito il cuore. Si disse che, se i due ragazzi avessero finito per mettersi assieme, lei avrebbe "perso", per così dire, il suo Alberto, ma sapeva che era naturale che fosse così, ed accettava serenamente quella eventualità. A lei stava solo a cuore la felicità del nipote.
Alberto rimise in tasca il cellulare e tornò a sedere dall'altra parte del tavolo.
"Nonna?"
"Sì, Alberto?"
"Tu... era bello... quando hai conosciuto il nonno..."
La vecchia sorrise dolcemente: "Oh sì che era bello... Mi sentivo tutta sottosopra, sai, come un terremoto dentro... e lui mi pareva meglio d'un principe, e mi pareva quasi impossibile che s'era innamorato di me... Quando mi guardava... sai, ai nostri tempi non è che si poteva fare tanto di più, i nostri ci controllavano a vista... quando mi guardava... mi sentivo sciogliere tutta..."
"Sì, era proprio così, con Stefano..."
"Già. E la sua voce mi pareva... così bella, come quella d'un angelo..."
"È vero..." commento Alberto con occhi sognanti.
"E una volta che, di nascosto dei nostri che non ci perdevano mai di vista, lui è riuscito a sfiorarmi una mano... mi sono sentita tutto un fuoco addosso..."
"Ma... e non riuscivate a... a stare un po' soli... a fare..."
"L'amore? Ti puoi figurare, ai miei tempi! Mica è come adesso. La prima volta..." disse la vecchia ed arrossì lievemente.
"La prima volta?" insistette Alberto, guardandola con interesse e con affetto.
Non avevano mai parlato di "quelle cose" fra loro...
"La prima volta... dopo che ci siamo sposati in chiesa e al municipio..."
"Mai prima? Neanche un bacio?" chiese stupito il ragazzo.
La donna scosse il capo: "E come potevamo? Il primo bacio... solo un bacetto... dopo che c'eravamo scambiati gli anelli in chiesa... Ma poi... lui... mi portò sulle sue braccia forti fino a dentro la camera... e lì..."
"È stato... bello, nonna?"
"Bello? Sì... Eravamo tutti e due così imbarazzati, sai... Però... dopo tanti mesi di sogni nascosti dentro il nostro cuore..."
"Avevi paura, nonna, la prima volta?"
"No... paura no... Solo che io... mica sapevo cosa si doveva fare... Lui sì, perché sai com'è, gli uomini... lui da soldato... l'aveva già fatto... così m'ha fatto capire come... come si doveva fare... e io tremavo tutta... ma lui era gentile, paziente e... e ha fatto così che... è stata una cosa proprio bella..."
Alberto sentiva l'esitazione della nonna, il lieve imbarazzo nel raccontare quelle cose, e le era grato per il fatto che nonostante tutto lei gliene parlasse.
"Era bello, il nonno?"
"Sì! Era forte ma gentile..."
"Perciò... sei stata bene, con lui?"
"Bene, certo. Oh, a volte era un po' testone... un po' brontolone, specialmente invecchiando... Però ci si voleva bene, sai? Io sopportavo le sue manie ma anche lui sopportava le mie manie. E, a differenza di tante altre donne che sentivo quando s'andava al mercato... il nonno non m'ha mai messo le mani addosso, non è mai stato un... padrone, con me."
"Quanto vi siete voluti bene!?" continuò Alberto, ed era più un'affermazione che una vera domanda.
"Tanto, Alberto mio, tanto."
"E... ti manca. Ora?"
"Eh 'mbeh... Sì e no... perché so che mi sta aspettando, lassù, e che continua a volermi bene come io ne voglio a lui... L'amore, Alberto mio, è qualcosa che aiuta tanto, nella vita, sai? Lui però... mica è mai riuscito a dirmi che mi amava... una volta gli uomini pareva che si vergognavano a dirlo. Ma io lo leggevo nei suoi occhi, nei suoi gesti..."
"Stefano mi manca tanto, nonna!" disse in tono accorato il ragazzo.
"Certo... è naturale. Vedi, tu sei..." iniziò a dire la donna, ma fu interrotta dal trillo del telefonino di Alberto.
Il ragazzo estrasse immediatamente dalla tasca il telefonino e la nonna, vedendo il sorriso illuminare il volto del nipote, capì che doveva essere un messaggio che proveniva da quello Stefano. Osservò il nipote che stava visualizzando il testo sul piccolo schermo. Poi Alberto la guardò , il volto lievemente arrossato per l'eccitazione.
"Dice... che gli manco io pure... che mi pensa... e che... e che... ha voglia di me..." concluse, questa volta arrossendo per aver confessato alla nonna anche quella parte del messaggio.
"Bene."
"Oh, nonna... e che faccio, adesso? Io... io... io vado a Milano! Voglio rivederlo..."
"Sì... ma prima... aspetta ancora un poco, vedi se lui continua a dirti che gli manchi, se arriva a dirti che è innamorato... Non credi che è meglio?"
"Forse... Forse sì... Però... Non ho manco una sua foto da farti vedere..."
"Mi basta vedere i tuoi occhi e come sorridi per capire che ha da essere un ragazzo speciale..." gli disse con un lieve sorriso.
"Sì, è per davvero speciale... il mio Stefano."
"Non t'ho mai visto così... così bello, Alberto. Spero che tutto ti va come vuoi tu. Ma se non va come speri... Sai, la vita non è che va sempre come ci piacerebbe a noi... E poi sei giovane, sei ancora tanto giovane..."
"Pensi che sono troppo giovane, nonna? Che siamo troppo giovani, Stefano e io, per pensare a qualcosa di... serio?"
"Ma no! Quando mi sono sposata, io avevo diciannove anni e tuo nonno Alberto ne aveva quanti te, ventitré. E questo Stefano, quanti anni ha?"
"Ventuno..."
"Perciò non è che siete troppo giovani. Però volevo dire che se anche non ti va bene questa volta, con lui, hai ancora tanti begli anni davanti... Voglio dire che se vuoi provare a vedere se diventa qualcosa di serio, fai bene, ma se ti va male, non te la devi pendere."
"Però, nonna... se mi andrebbe bene... io magari dovrei andare a Milano e lasciarti sola, e questo mi dispiace. Lui non credo che può venire a Torino, cambiare università, sai..."
"Tutti i ragazzi e le ragazze, quando mettono su famiglia, lasciano casa loro. È giusto, è naturale... E tu, se ti metti con Stefano, è come se metti su famiglia, no? E poi, ringraziando Dio, io ancora me la cavo bene da sola..."
"Sì... ma se tu poi ti mancano le forze..."
"Andrò in una casa per vecchi..." rispose la donna con un lieve, quieto sorriso, facendo spallucce.
"Questo no, mai!"
"Alberto... e perché no? Io non voglio che tu sacrifichi la vita per me, non è una cosa naturale. Io... mica t'ho preso con me per farmi curare da te..."
"Ma tu hai fatto sacrifici, per me, perciò..."
"Perciò, niente! Mica è stato un sacrificio, penderti con me, anzi... tu devi fare la tua vita... o mi fai arrabbiare e ti mando via io!" disse cercando di assumere un'espressione severa, ma nei suoi occhi chiari continuava a brillare il suo profondo affetto per il nipote.
"Nonna!"
"Nonna, nonna, niente. A me interessa solo che tu sei felice, Alberto, e allora anche io sto bene. A me non mi fa paura a stare da sola, che poi nelle case per vecchi mica è che si sta soli. Se resti in casa con me, rischi di diventarmi un vecchio zitellone insopportabile. Se davvero vanno bene le cose con quello Stefano, tu devi solo pensare a metterti con lui e non pensare a me. Guarda che mi fai arrabbiare, se non mi dai retta!"
"E che fai, se ti arrabbi?" le chiese Alberto con un sorriso birichino.
"Ti calo i calzoni e ti do tante sculacciate finché il culetto ti diventa rosso come un pomodoro!"
"Prima devi riuscire ad acchiapparmi, però!" rise Alberto, guardandola con affetto.
"Non stuzzicarmi, Alberto, o ti faccio vedere io che non sono ancora così vecchia da non riuscirci..." rispose la nonna con un sorrisetto astuto.
Continuarono a punzecchiarsi così l'un l'altro, ma Alberto sentiva il grato calore dell' affetto della nonna, e si disse che era stato fortunato ad aver potuto vivere con una nonna così eccezionale per quei sette anni.
Alberto e Stefano si mandavano un messaggino più di una volta al giorno e Alberto sentiva sempre più forte la sua mancanza. Anche se nessuno dei due aveva mai scritto all'altro le fatidiche parole "ti amo", il loro innamoramento traspariva fra le righe con crescente forza.
Infine Alberto non riuscì più a resistere al desiderio di rivedere il "suo" Stefano. Così un giorno, dopo aver avvertito la nonna, chiesto un giorno di permesso al suo principale, senza avvertirlo prese l'espresso del mattino alle 7,10 ed arrivò a Milano Centrale alle 8,45.
Prese la metropolitana fino al Duomo e si recò a piedi in Via Festa del Perdono, sede della facoltà di lettere. Non aveva detto nulla a Stefano che sarebbe andato, ma aveva saputo, tramite i messaggini, che il mercoledì mattina aveva lezione di filologia... Si informò dove fosse l'aula e si recò fino alla porta, in paziente attesa che terminasse la lezione.
Quando finalmente la porta si aprì e ne sciamarono fuori gli studenti, Alberto si sentì battere il cuore. Finalmente lo vide uscire, e il suo cuore ebbe un sussulto: "Dio, quant'è bello!" pensò emozionato.
Stefano stava parlando con una compagna di corso, perciò non lo vide e si avviò lungo il corridoio.
Alberto lo seguì a passo svelto e quando riuscì a raggiungerlo, lo chiamò: "Stefano!"
Il ragazzo si girò e quando riconobbe il volto sorridente di Alberto, il suo viso si colorò di un intenso stupore: "Alberto! Che ci fai, qui?" esclamò con tono basso e pieno di meraviglia. Poi si rivolse alla sua compagna: "Scusa, Elisa, ma devo parlare col mio amico..."
"Non vieni alla lezione di geografia storica?" gli chiese la ragazza.
"No... prendimi tu gli appunti, per favore. Vuoi?"
"Sì, volentieri. Beh, ciao, allora." rispose la ragazza e si allontanò.
I due ragazzi restarono uno di fronte all'altro in silenzio, guardandosi negli occhi. Alberto quasi tremava per l'emozione e cercava di leggere la reazione negli occhi dell'altro.
"Come mai qui?" gli chiese di nuovo Stefano.
"Ti dispiace? Volevo farti una sorpresa... avevo bisogno di rivederti..."
"No che non mi dispiace e... certo che è una sorpresa. Quanto ti puoi fermare?"
"Ho chiesto tutto il giorno al lavoro... posso stare finché vuoi tu..."
"Dio... non posso portarti a casa mia... dove possiamo andare?"
"Dove vuoi tu... se ti va di stare un po' con me... Mi sei mancato troppo, Stefano..."
"Anche tu, ma... Certo che mi va di stare con te. Senti, il tempo è ancora bello. Ti va di salire sul tetto del Duomo? Ci sei mai stato?"
"È la prima volta che vengo a Milano. Dove vuoi tu, per me va bene."
"Vieni..." gli disse e, presolo lievemente per un braccio, lo guidò fuori dagli edifici dell'università.
"Pranziamo assieme, se puoi restare qui senza problemi di orario..."
"Non ti aspettano a pranzo, a casa?"
"Basta che li avverto che oggi non vado..." disse Stefano e, preso il telefonino, chiamò ed avvertì che sarebbe tornato solo a sera.
"Ti secca che sono venuto?" gli chiese di nuovo Alberto quando ripresero a camminare.
"Ma no, tutt'altro. M'hai fatto una gran bella sorpresa. Davvero!"
"Perdi delle lezioni per colpa mia..."
"Poco male, per una volta..."
"Ma... non sei contento?"
Stefano lo guardò e gli sorrise: "Se potessi... ti bacerei qui in mezzo alla strada."
Alberto tirò un silenzioso sospiro di sollievo: aveva temuto che l'improvvisata non avesse fatto piacere al suo amico.
Stefano fece i biglietti e salirono fin sopra al tetto del Duomo. Alberto si guardò attorno: "È bello, qui... pare quasi una foresta di pietra... Ma qui... non ci sono lucciole..."
"A Milano... credo che non ne potresti trovare una neanche a cercarla col lanternino... Sediamoci là, vieni."
Seduti uno accanto all'altro si guardarono in silenzio, poi Alberto, in tono incerto, gli sussurrò: "Io... io ho bisogno di te, Stefano. Io... io... io sono troppo innamorato di te."
L'amico sorrise, abbassò lo sguardo, poi lo risollevò e lo guardò negli occhi: "Ma è così difficile... Viviamo lontani... E i miei... non è che siano d'accordo... Però... però mi piacerebbe. Anche tu mi sei mancato moltissimo. Mi sono mancati i giorni incantevoli passati assieme a Ischia..."
"Davvero?"
"Certo, tu mi piaci moltissimo."
"Anche tu mi piaci un sacco. Dobbiamo trovare un modo, un modo per stare insieme. Io... potrei cercarmi un lavoro qui a Milano, così, almeno..."
"Sarebbe bello... ma chi ti dice che conoscendoci meglio non scopriamo che non siamo fatti per metterci assieme? E poi, io devo finire l'università, i miei mi pagano tutte le spese e mi mantengono, come potrei stare con te?"
"Ma se non ci proviamo, non possiamo manco sapere se stiamo bene assieme o no. E io sento che starei benissimo, con te. Tu no? Non ti... interesso, io?"
"Alberto... altro che se mi interessi, tu. Mi interessi e mi piaci e... vorrei tanto fare l'amore con te..."
"Anche io vorrei... Se non puoi portarmi da te... non è che puoi trovare un altro posto?"
"E dove? E come? E tu, che fai, vai e vieni per poter fare l'amore con me?"
"T'ho detto... potrei venire a cercare un lavoro a Milano... magari trovarmi una stanzetta... ci si potrebbe vedere da me, no?"
"Ma tu... faresti un salto nel buio... lo faresti così, senza pensarci due volte? È... coraggio o incoscienza, la tua?"
"Metà e metà? Ma è colpa tua... m'hai fatto perdere la testa... m'hai preso prigioniero il cuore... hai rovesciato tutta la mia vita come un guanto, mettendolo finalmente dal dritto. E poi... tu lo sai l'effetto che mi fai solo a starti vicino, no?"
"Anche tu lo fai a me... Ma ragiona... Anche solo oggi, che possiamo fare, a parte stare un po' assieme, pranzare assieme..."
"Proprio non è possibile trovare un posto dove... Stefano, io... dopo quell'ultima volta a Ischia... non ho più fatto niente, non ho più cercato nessuno... perché ho bisogno di te..."
"Anche io, Alberto... ma siamo realistici!"
"Se ci trovassimo una camera d'albergo?"
"Credi che ce la darebbero, assieme... E poi, anche a prendere due camere separate... vedono che sulla mia carta d'identità che abito a Milano... e capiscono chi è mio padre, che purtroppo è molto conosciuto..."
"Non c'è qui a Milano un sauna gay... di quelle con le stanzette individuali per rilassarsi e per..."
"Per scopare? Forse c'è, non lo so. Non ci sono mai andato. Io però sembro più giovane di quello che sono e mi chiedono sempre la carta d'identità per vedere che sono davvero maggiorenne e... come t'ho detto... mio padre è troppo conosciuto. Mi ha messo in guardia dal commettere queste... imprudenze. Davvero non posso."
"Non ti va più di farlo con me, allora?" gli chiese Alberto, accorato.
"Ma sì che ne ho voglia anche io, almeno quanto te... Anche prima di vederti... e tanto più adesso che sei qui, così a portata di mano eppure così irraggiungibile, purtroppo."
"E se... non ci sono i bagni pubblici, qui a Milano? Anche non gay, quelli per lavarsi. Chiediamo due cabine e poi ci infiliamo in una sola, quando nessuno ci vede... Lì, mica ti chiedono la carta d'identità, no?"
"Bisognerebbe informarsi... io, fino a oggi, non ho mai avuto bisogno di cercarmi un posto..."
"Se non te li portavi a casa, come facevi?" gli chiese Alberto.
"Sono sempre andato con ragazzi che avevano loro un posto... Però... se trovo un internet-bar, magari possiamo esplorare, vedere in rete se c'è una possibilità qui a Milano..."
"Sì, Stefano, per favore..."
"Mica devi chiedermi un favore... cosa credi? Anche io vorrei poter stare con te un po' in... intimità. Anzi, sai che ti dico? Adesso torniamo in facoltà e usiamo internet di lì, io ho la tessera per usare il laboratorio. Vieni?"
Scesero con l'ascensore, e rifecero in fretta la strada fino all'università, a passo svelto. Stefano lo guidò fino al laboratorio dei computer. Furono fortunati, ve ne erano molti liberi. Sedettero uno accanto all'altro ed iniziarono ad esplorare la rete. Per diversi minuti pareva che, qualunque parola chiave mettessero nel motore di ricerca, non riuscissero a trovare quello che cercavano.
Stavano per abbandonare, delusi, quando trovarono una pagina di un sito gay americano che, nella pagina di viaggi dedicata all'Italia, e più precisamente proprio a Milano, presentava tre hotel "gay-friendly" specificando che "couples are welcome"...
"Forse possiamo provare qui..." disse Stefano illuminandosi.
"Che dice?" chiese Alberto, che non capiva l'inglese.
"Tre alberghi abbastanza in centro... in cui le coppie gay sono benvenute..."
"Ma dovranno chiedere i documenti. Per me, nessun problema, ma come m'hai spiegato..."
"Se tu chiedi una stanza a nome tuo, dopo che ti sei assicurato che è permesso portarti su un amico per poco tempo..." gli propose Stefano con un sorriso incoraggiante.
"Sì... sì, forse funziona!" disse Alberto con occhi brillanti per l'entusiasmo, "Andiamo a telefonare, dai! C'è una cabina, qui vicino? È lontano l'albergo?"
"In via Settala, a due passi dalla Stazione Centrale, fra questa e corso Buenos Aires. È un due stelle, costa anche poco, sui 50 euro..."
Telefonarono: ottennero una risposta positiva... Alberto prenotò la stanza per il pomeriggio. Andarono a mangiare vicino alla stazione, sentendosi felici ed eccitati tutti e due. Poi, finalmente, si recarono all'albergo. Questo era composto di due villette del primo '900, in stile liberty, ed aveva diciotto camere e un ampio giardino. Alberto pagò la stanza e dette al receptionist la propria carta d'identità, quindi fece salire Stefano in camera, senza alcun problema, come il receptionist aveva assicurato per telefono...