Alberto, per tutto il giorno seguente, non fece che pensare a Stefano: ne era stato profondamente colpito, se ne sentiva fortemente attratto.
Silvio notò che l'amico pareva sempre sovrappensiero, perciò gli chiese: "Che hai, oggi? Pare che la tua testa non è qui con noi..."
"Ieri sera... quel ragazzo... Stefano..."
"Ah, lui? Un bonazzo, non c'è che dire. Che è, ti sei preso una scuffia per lui?"
"Pare di sì."
"Ma... avete scopato, dopo che siete usciti dalla discoteca?"
"No, macché. Solo parlato..."
"Eh? Ehi, non mi dire che te lo sei lasciato scappare!"
"No... stasera ci vediamo di nuovo."
"E scopate? Ha un posto, lui? O te lo porti in tenda?"
"Che ne so. Forse sì forse no."
"Ogni lasciata è persa, Albe. Io me lo farei subito. Ha un bel culetto."
"Anche gli occhi... e il sorriso..."
"Quello che conta però è il culetto, no? Mica ci scopi col sorriso o con gli occhi, no?"
"Mica c'è solo scopare, nella vita."
"Oh che, mi fai pure il filosofo, adesso? O ti sei innamorato di lui?" gli chiese con un sorrisetto ironico l'amico.
"Ma che innamorato! Ci conosciamo a mala pena. Però mi piace... e mica solo il suo culetto."
"Bacia bene?"
"Mica ci siamo ancora baciati..."
"E che cazzo avete fatto, allora? Vi siete guardati negli occhi? Ehi, Albe, vedi di darti da fare, non mi deludere!"
"Il tuo austriaco?" chiese il ragazzo per cambiare discorso: non gli piaceva continuare a parlare di Stefano e della possibilità di scopare con lui.
"E chi se lo ricorda più? Ieri sera, dopo che te ne sei andato con quel bonazzo, ho conosciuto in discoteca un tizio di Matera, un bel manzo. Abbiamo scopato come due conigli, su nella sua camera d'albergo. Stasera ci rivediamo in discoteca, poi andiamo a fare il bis..." gli disse Silvio con un sorriso compiaciuto. "Fa di tutto, proprio come piace a me."
"Che fa?"
"Fotte, succhia, si fa fott..."
"Ma no. Che lavoro fa?" lo interruppe Alberto scuotendo la testa, divertito.
"Ah. E che ne so, io? Mica avevo tempo di chiederglielo!" rispose Silvio ridacchiando.
La giornata sembrò passare troppo lenta, per Alberto. Non vedeva l'ora di incontrare di nuovo Stefano. Finalmente il sole tramontò. I quattro amici cenarono assieme su al camping. Alberto aiutò gli altri a pulire, a rimettere in ordine, poi li salutò.
"Io vado, ragazzi. Ci si vede stanotte, in tenda." disse.
"Non vieni a esplorare gli Scogli di Zaro con noi?" gli chiese Gustavo.
"No, ha un appuntamento con un tizio che ha conosciuto ieri sera in discoteca..." spiegò Silvio agli altri due amici.
"Ma che ci andate a fare, tu e Dallo? Non mi dite che avete deciso di trovarvi un'avventura... o di fare un terzetto." disse Alberto, un po' stupito, sapendo quanto i due fossero gelosi l'uno dell'altro.
"Ma no. Solo curiosità, e per accompagnare Silvio." specificò Dallo, cingendo la vita di Gustavo.
"Solo guardare ma non toccare." aggiunse Gustavo.
"Contenti voi... Beh, ciao, ragazzi." disse Alberto.
Prima di andare via prese il barattolo di vetro della maionese che avevano vuotato e che lui aveva accuratamente lavato e lo mise in tasca. Quindi salì rapidamente fino al prato dove era stato la sera prima con Stefano, benché mancassero ancora un paio di ore al loro incontro. Lì giunto, iniziò a fare quanto si era proposto, aggirandosi lentamente e con cautela per il prato. Quando si reputò soddisfatto, rimise il barattolo in tasca ed andò a sedere al muretto, in attesa di Stefano.
Guardò l'orologio: se fosse stato puntuale, sarebbe dovuto arrivare fra poco meno di mezz'ora. Si chiese se Stefano sarebbe veramente andato al loro appuntamento o no... magari ci aveva ripensato, chi sa? Poi si disse di no, l'altro gli era sembrato sincero quando s'erano dati l'appuntamento.
Si chiese come sarebbe stato fare l'amore con Stefano: chissà che cosa gli piaceva fare? Ma non se ne dette cura, perché a lui piaceva tutto, perciò si sarebbe adeguato ai desideri del compagno... Chissà com'era, Stefano, nudo? Se il suo corpo era bello come le sue mani, come il suo volto, il suo sorriso, doveva essere delizioso, si disse.
Poi si chiese se lui, il suo corpo, sarebbe piaciuto a Stefano... D'accordo, il fisico non è tutto, però ha un certo peso... Comunque non gli pareva di essere brutto... Se invece che in discoteca si fossero incontrati in spiaggia, avrebbero potuto valutare entrambi l'aspetto dell'altro, al di là e meglio di quanto gli abiti potevano far trasparire...
Alberto guardò di nuovo l'orologio: ancora forse un quarto d'ora... Guardò verso lo stradello che dalla cittadina portava lassù. Gli parve di vedere una silhouette venire verso di lui... si alzò per vederla meglio... sì era proprio Stefano, in anticipo. Sorrise compiaciuto: questo significava che anche lui era impaziente di incontrarlo.
Quando fu poco lontano Stefano fece un cenno di saluto con un braccio, a cui Alberto subito rispose. Provò l'istinto di andargli incontro, ma si trattenne e lo attese lì dove era. Ma il suo volto si aprì in un ampio sorriso, man mano che si avvicinava.
Quando finalmente Stefano gli fu di fronte, disse, a mo' di saluto: "Sono qui."
"Sì..." rispose Alberto e, anche se lievemente titubante, sollevò un braccio e gli fece una lieve carezza sulla guancia. "Sono contento..."
"Grazie..."
Rimasero a guardarsi per un poco, entrambi sorridenti, fermi l'uno di fronte all'altro.
"Sei bello..." mormorò Alberto, sentendosi incredibilmente contento.
"Grazie." rispose Stefano, poi aggiunse: "Anche tu lo sei."
"Vieni a sederti sul prato, Stefano?"
"Sì..."
Istintivamente Alberto gli prese la mano e lo guidò. Scavalcarono il muretto, s'inoltrarono nel campo e sedettero sull'erba, uno di fianco all'altro.
"Questa sera... ci sono pochissime lucciole..." notò Stefano guardandosi attorno.
"Ti dispiace?"
"No... beh, sì, un po'... Erano belle, ieri notte, così tante..."
Alberto infilò una mano in tasca e ne estrasse il barattolo di vetro. Una luce tenue, fluorescente, ne emanava.
"Oh!" esclamò Stefano, sorpreso.
Alberto aprì il barattolo e lo rovesciò sul suo capo, scuotendolo lievemente e una cascata di lucciole palpitanti piovve addosso a Stefano, sui suoi capelli, sulle spalle, sul grembo.
"Oh..." mormorò di nuovo.
"Ora... ora posso baciarti?" chiese emozionato Alberto, mentre le lucciole si levavano in volo tutto attorno a loro, come una miriade di stelle.
Stefano sorrise, annuì, prese fra le mani il volto di Alberto ed accostò le labbra alle sue. Schiusero le labbra e le loro lingue si protesero un poco, tanto da incontrarsi, e presero a giocare lievi l'una con l'altra. Entrambi trattenevano il respiro, mentre le ultime lucciole sciamavano via, spargendosi per il prato attorno a loro.
Le loro labbra si unirono, le loro lingue giocarono a rimpiattino l'una nella bocca dell'altro. Il bacio divenne più intimo, più profondo, più intenso.
Alberto si spostò lentamente in modo di trovarsi di fronte e, pesandogli lievemente addosso con il torso, lo fece stendere sull'erba fresca e profumata. Stefano gli cinse la vita e lo tirò sopra di sé. Nello stesso momento percepirono, attraverso la tela dei loro calzoni, la reciproca erezione.
Quando le loro bocche si staccarono, Stefano mormorò: "Nessuno ha mai fatto per me una cosa tanto bella, tanto poetica... Come t'è venuta in mente?"
"Non lo so. Ho pensato che... che loro ti potevano dire quanto ti desidero, facendo palpitare la loro luce per me, per attirare te..."
"Tu... vuoi fare l'amore... subito?"
"Vorrei, sì, eppure... forse non ancora. Senz'altro no, se tu non vuoi."
"Io... lo farei anche subito, però..."
"Però... non bruciamo tutto in una volta?"
"Sì, è così. Però io ti desidero."
"Lo sento..."
Si baciarono di nuovo, sfregando lievemente i loro corpi uno contro l'altro, per meglio sentire e far sentire all'altro l'intensità del proprio desiderio.
Poi Alberto scivolò via da sopra il corpo di Stefano, stendendosi sul fianco accanto a lui. Lo guardò con un sorriso luminoso.
"Sai che baci bene, tu?"
"Anche tu..."
"Hai un buon sapore..."
"Anche tu. Non fumi, vero? Baciare uno che fuma è quasi come baciare... un portacenere."
Alberto ridacchiò: "No, non fumo. Non mando i miei pochi soldi in fumo. Mi dispiace per i monopoli di stato."
"Ma anche per la salute... E... altri vizi?"
"Non bevo..."
"Bene."
"Non gioco d'azzardo."
"Bene."
"Non prendo droghe..." aggiunse Alberto
"Ottimo."
"E... non vado a donne!" concluse ridacchiando.
"Tutto proprio come me." rispose Stefano con un sorriso e passò le dita fra i capelli di Alberto in un lieve gesto affettuoso.
"Però... vado a ragazzi..." disse Alberto con aria birichina.
"Buon per me..."
"M'hai detto che i tuoi sanno di te? L'hanno... scoperto, o gliel'hai detto tu?"
"Sì, certo, sanno. Gliel'ho detto io."
"E... come l'hanno presa?"
"Molto bene, tranquillamente. Non ne hanno fatto un problema e posso anche parlarne con loro."
"Gli hai già detto... di me?"
"Solo un breve accenno, quando ho detto che venivo ad incontrare te."
"E che ti hanno detto?"
"Papà m'ha chiesto se avevo i preservativi." rispose ridacchiando Stefano. "Ma io gli ho detto che ti conoscevo appena e che non sapevo ancora se..."
"Ma... li hai?"
"Sì..."
"Anche se... non ancora?"
"Chi sa quando succede? È sempre meglio essere previdenti."
"Già."
"Ti scoccia?"
"Cosa?"
"Se ancora non..."
"Non troppo."
"Un po'?"
"Un po', sì. La voglia è... forte. Specialmente dopo i baci..."
"Baci proprio bene. Ha parecchia esperienza, tu?"
"Abbastanza, penso. E tu?"
"Anche. Non che sia poi così importante."
"Com'è che uno bello come te non ha un ragazzo?"
"E tu, allora?"
"Mi trovi bello?"
"Per quello che ho visto, sì."
"Vuoi... vedere di più?"
"Sì... posso spogliarti?"
"E io te?"
Non si risposero, ma presero lentamente ad aprire e sfilarsi l'un l'altro gli abiti, ammirandosi man mano che svelavano l'uno la nudità dell'altro, impreziosita dalla chiara luce della luna quasi piena.
"Dio, se sei bello!" mormorò Alberto, sfiorando con una lieve carezza il corpo del compagno.
"Anche tu."
"Cosa ti piace più di tutto, di me?"
"Il tuo sorriso."
"Mi piace 'sta risposta. Tanti avrebbero detto: il tuo cazzo, il tuo culo."
"Anche quelli mi piacciono... però il tuo sorriso è davvero molto bello." disse Stefano carezzandolo ed ammirandolo.
Non si erano ancora neppure sfiorati i loro membri nudi, ritti, duri.
"Ho voglia di te..." sussurrò Alberto, fortemente eccitato.
"Di... prendermi?"
"Se vuoi, anche. A te come piace fare l'amore?"
"Soprattutto essere preso. E a te?"
"Un po' di più metterlo... ma non ho problemi... Mi piace tutto, proprio tutto. Beh, non proprio... Non mi piace fare certe cose, come sado-maso o la pioggia dorata..."
"Bene. Quelle cose... non sono fare l'amore, secondo me."
"Ne hai avuti tanti?" chiese Alberto.
"Cazzi?"
Alberto arrossì lievemente: "No... ragazzi..." disse.
"Mi piace."
"Cosa?"
"La tua precisazione. Sei molto dolce, Alberto. E... non mi sei ancora saltato addosso..."
"Non è che mi è così facile, sai? Però... mi piace pure dovermi tenere così... Ma... fino a quando?"
"Baciami ancora, dai..."
Stesi sul fianco, intrecciando le gambe, si accostarono abbracciandosi e si baciarono di nuovo.
"Vorrei e non vorrei..." mormorò Alberto, staccandosi un poco da lui, con voce lievemente arrochita per il desidero.
"Le parole di un'opera..." disse Stefano con un sorriso, carezzandogli il volto. "Il Don Giovanni. Zerlina canta:
Vorrei e non vorrei,
Mi trema un poco il cor.
Felice, è ver, sarei,
Ma può burlarmi ancor."
"Non la conosco. Ma tu vuoi... burlarmi?" gli chiese Alberto.
"No. Certo che no."
Finalmente le mani di Alberto si posarono, una sul membro duro dell'altro e l'altra a coppa sotto il sacchetto che vi pendeva sotto, in una intima carezza. Stefano fremette con forza.
"Mica ti dà fastidio?" chiese Alberto.
"Al contrario." rispose Stefano in un mormorio e prese a sua volta a carezzare ed impastare con mani lievi i genitali del compagno.
Tirò sopra di sé il corpo di Alberto, gli cinse la vita con le gambe e, in un bisbiglio, gli disse: "Prendimi..."
"Davvero?"
"Sì, certo... ti voglio..."
"Il... il goldone, prima..." mormorò l'altro, fortemente eccitato.
"Hai ragione. Aspetta..."
Stefano frugò nei calzoni, ne estrasse una bustina, la strappò, poi disse: "Lascia che te lo metta io..."
"Sì..."
Quando furono pronti, Stefano prese la posizione di prima, e con un sorriso pieno di desiderio, disse: "Dai... prendimi, Alberto..."
Questi guidò sulla meta il suo membro duro come granito ed iniziò a spingere, guardando negli occhi il compagno. Lo sentì schiudersi sotto di sé, accoglierlo, e gli scivolò dentro in un'unica, vigorosa ma calibrata spinta. Stefano, man mano che si sentiva invadere, s'apriva in un sorriso beato, compiaciuto, lieto. Alberto, quando gli fu completamente immerso dentro, si fermò, carezzò il volto del compagno e con voce calda e bassa, gli chiese: "Tutto bene?"
Stefano annuì, accentuando il sorriso, fece palpitare il foro e mormorò: "Dai... datti da fare, ora."
Alberto non aveva bisogno di essere incitato. Poggiò le mani sulle spalle dell'altro ed iniziò a muoverglisi dentro, dapprima in lenti e lunghi va e vieni, poi gradualmente accelerando ritmo ed energia, man mano che vedeva il piacere arrossare il volto di Stefano.
Gli occhi fissi l'uno in quelli dell'altro, mentre Stefano titillava i duri capezzoli di Alberto, questi gli dava dentro con entusiasmo, grato per averlo accolto così e gustandosi il caldo canale che avvolgeva il suo membro duro. Scese con una mano a palpare il membro di Stefano e fu compiaciuto nel sentirlo eretto e palpitante. Si sorridevano, eccitati e compiaciuti, mentre Alberto si lanciava in un vigoroso galoppo.
Dopo un po' Alberto percepì che il compagno stava per raggiungere la vetta del piacere. Anche lui era prossimo al godimento finale. Accelerò ancora il ritmo mentre Stefano, sotto di lui, accompagnava le sue spinte con una serie di bassi e caldi mugolii sincopati. Finalmente Stefano si scaricò fra i loro ventri in una serie di forti getti e ad ognuno il suo foro si serrava con forza attorno alla soda colonna di carne che danzava in lui, sì che anche Alberto si lasciò andare al proprio orgasmo con una serie di forti spinte.
Quando tutto fu consumato, rimasero immobili per un poco, ansimando pesantemente. Poi Alberto si lasciò andare sul petto di Stefano, gli prese il volto fra le mani e lo baciò profondamente, a lungo. Gradualmente il loro bacio si fece più tenero, più delicato. I loro corpi si stavano rilassando in una ultima serie di lievi tremiti. Poi le loro bocche si staccarono ed entrambi emisero, quasi all'unisono, un lento e lieve sospiro.
Alberto stava per dire qualcosa, quando una voce si levò nella notte, facendoli quasi sobbalzare.
"Brutti schifosi! Non puoi andare in una altro posto a fare porcate con la tua ragazza, maiale? Cazzo, non c'è più religione!"
Un uomo era fermo sullo stradello, al di là del muretto, e li guardava.
Alberto scivolò un poco di fianco al corpo di Stefano, in modo di ripararlo dallo sguardo dell'uomo.
"Se ti scandalizza tanto, hai solo da non stare lì a guardare!" gli gridò di rimando. "Mica lo sto facendo con tua figlia, no?"
"Ma sta zitto, pezzo di stronzo!" disse l'uomo, però se ne andò per la sua via.
Appena fu lontano, i due ragazzi scoppiarono a ridere.
"Ti ha preso per una ragazza..." disse Alberto togliendoglisi di dosso.
"Beh, meno male, sennò chissà cosa ci diceva... o che ci faceva..." gli rispose Stefano con un sorriso divertito.
Si ricomposero, e dopo essersi puliti, si rivestirono.
"Sei... soddisfatto?" gli chiese Alberto.
"Molto. E tu?"
"Cavolo! Mi piaci troppo, tu!"
"Ci sai fare."
"Se potevamo farlo in un letto, era pure meglio... Ma anche così in mezzo alla natura..."
"... e alle lucciole... Secondo me ci hanno invidiato. Per lo meno le lucciole gay." commentò Stefano ridacchiando.
"Tu... ci staresti, in questi giorni che ci restano per stare assieme... a farlo solo con me? Spero che tu sii contento di farlo con me."
"Credo proprio di sì. Mi piaci. E mica solo come... come lo fai."
Alberto gli carezzò una mano, e gli disse sottovoce, quasi timidamente: "Anche tu mi piaci un sacco. E mica solo per... per come ti lasci prendere, sai?"
"E per cosa altro?" gli chiese Stefano prendendogli la mano che lo stava carezzando, portandola alle labbra e deponendovi un lieve bacio.
"Per tutto te. Per come mi sorridi. Per i tuoi occhi così belli. Per un sacco di cose, anche se ti conosco ancora poco."
"Sì... Ma non credere... non è che io mi dia così facilmente al primo venuto."
"Allora... perché a me sì?"
"Perché... sento che c'è ancora molto da scoprire in te... sono affascinato da te."
"Adesso che... siamo tutti e due un po' più... calmi, mi piacerebbe sapere un sacco di cose, di te."
Stefano gli sorrise. "Beh... che vuoi che ti dica?"
"Tutto. Qualsiasi cosa. Anche quanto porti di scarpe!" rispose Alberto con entusiasmo.
Stefano rise ed i due ragazzi, andando di nuovo a sedere sul muretto, iniziarono a svelarsi l'uno all'altro, in un fitto chiacchiericcio fatto di racconti, di domande e risposte, tenendosi per mano quasi a non far ancora cessare quel piacevole, intimo contatto che li aveva uniti così appassionatamente fino a pochi minuti prima.