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una storia originale di Andrej Koymasky


pin IL GIORNO DELLE LUCCIOLE CAPITOLO 3
UNA VACANZA DIVERSA

Alberto era andato a ballare con alcuni amici. Mentre sorbiva il suo drink, analcolico come al suo solito, seduto ai divanetti con gli amici, uno di loro, Silvio, gli chiese: "Hai già deciso, Albe, dove vai in ferie, quest'anno?"

"No, non ancora. E tu?"

"Sì, con Dallo e Gustavo; si pensava di andare a Ischia."

"Cazzo! Avete soldi da buttare via?" gli chiese Alberto. "Ischia è una delle spiagge più care, no?"

"Ma no, si va in tenda; Dallo ha già prenotato all'Eurocamping Dei Pini. Ci si fa da mangiare da soli, così si spende poco."

"Ma i locali, le discoteche, ti spelleranno vivo, per entrare..." obiettò ancora Alberto.

"Beh, con quello che risparmiamo per mangiare e dormire, ci possiamo anche permettere qualche extra, no? Perché non vieni anche tu? La tenda di Dallo è a quattro posti, e se dividiamo in quattro le spese, è pure meglio... E poi abbiamo fatto qualche ricerca in Internet: le Terme Aphrodite e gli Scogli di Zaro pare che sono i posti migliori per fare incontri gay... Vieni, dai!"

"Ma Gustavo e Dallo sono di nuovo assieme?" chiese Alberto.

"Sì, quelli un po' litigano e si lasciano di brutto e un po' si cercano e si rimettono assieme... Lo sai come sono fatti, no?"

"Ma in tenda... non gli scoccia che ci siamo pure noi?"

"È una tenda grande, con due parti separate per dormire. Al massimo sentiremo il casino che fanno mentre scopano." gli disse ridacchiando Silvio.

"Sì... così mi viene voglia e ti salto addosso..."

"Io, per me, ci starei. Sei tu che non l'hai mai voluto fare con me..."

"E che possiamo fare, noi due, che ci piace di più a metterlo che a prenderlo?" gli chiese Alberto. "Mah, ci penso... magari ci vengo con voi a Ischia. Chi fa da mangiare?"

"Gustavo, si capisce. Sai che lui è in gamba a cucinare, no? Un perfetto ometto di casa."

"Ometto, sì... alto e ben piazzato com'è!" ridacchiò Alberto. "Comunque me lo facevo volentieri, Gustavo, se non stava con Dallo."

"Non ci provare nemmeno! Sai quant'è geloso Dallo, no?"

"Certo che non ci provo. Quand'è che partite per Ischia?"

"Si pensava il due agosto... e si resta là per quattro settimane. Ce l'hai, no, quattro settimane di ferie?"

"Sì, Gino chiude l'officina per tutto il mese d'agosto, nessun problema. Ha detto che quest'anno lui va in Croazia con moglie e figli."

Così Alberto, preparato lo zaino con il necessario, si trovò con gli amici alla stazione e partì con loro per Napoli. Preso il traghetto, arrivarono ad Ischia ed andarono subito al camping a montare la tenda. La mattina seguente, una volta ben sistemati, iniziarono ad andare in spiaggia a fare bagni e nuotare. Tornavano al camping per il pranzo, poi andavano a girare per l'isola, cenavano, quindi andavano ad esplorare i night e le discoteche dell'isola.

Dallo e Gustavo filavano d'amore e d'accordo. Silvio già il secondo giorno aveva agganciato un giovane turista austriaco che s'era portato in tenda e con cui aveva scopato per quasi tre ore, riemergendo tutto sudato ma contento e soddisfatto.

La terza sera, mentre erano in una discoteca seduti su un divanetto, Alberto ad un certo punto vide entrare un ragazzo che gli sembrò di rara bellezza. Lo guardò a bocca aperta, lo sguardo calamitato.

Silvio notò l'espressione dell'amico e, dandogli una lieve gomitata su un fianco, gli chiese: "Ehi, cos'è, hai visto il principe azzurro?"

"Guarda quello con la T-shirt nera che sta andando verso il bar..." mormorò Alberto.

"Beh, pare un bonazzo... d'accordo. Bisogna vedere se ci sta con te... Va be' che questo è un disco gay, ma..."

"Io ci provo..." sussurrò Alberto, sentendosi già eccitato.

Si alzò ed andò verso il nuovo arrivato, che frattanto aveva ordinato un drink al bar. Gli arrivò di fianco, gli toccò lievemente un braccio e quando l'altro si girò a guardarlo con espressione interrogativa, gli disse: "Mi chiamo Alberto. Ciao."

"Stefano." disse l'altro come presentazione, con espressione neutra.

"Sai che sei bello da morire!" gli mormorò Alberto, emozionato.

"Grazie. Anche tu sei ben fatto..."

"Sei gay, no?"

Stefano sorrise: "Non sarei qui, se non lo fossi."

"Hai già un ragazzo? Sei di qui o sei un turista?"

"No, non ho un ragazzo e non sono di qui. I miei hanno una villa qui... veniamo quasi ogni estate, per un mese, poco più. Siamo arrivati una settimana fa."

"Ti andrebbe di provarci con me?" chiese Alberto, quasi con voce strozzata.

Si sentiva girare la testa, era letteralmente affascinato da quel ragazzo.

Stefano fece scorrere lo sguardo su e giù per il corpo dell'altro: "Sei sempre così diretto, tu?"

"No... anzi, quasi mai... Ma tu... tu mi piaci troppo..."

"Quanti anni hai?" gli chiese Stefano.

"Ventitré. E tu... venti, scommetto."

"Ventuno. Hai sbagliato di poco. Ti trattieni molto, qui a Ischia?"

"Tutto il mese di agosto. Sono qui con tre amici, in camping. E tu?"

"Andiamo via a fine agosto anche noi."

"Da dove vieni, tu? Io vengo da Torino..."

"Io da Milano. Cosa volevi dire, quando m'hai chiesto se ci voglio provare con te? Scopare?"

"Beh..." rispose Alberto arrossendo lievemente, "anche... Ma prima, magari, conoscerci. Cioè, voglio dire... magari anche diventare amici... se a te va..."

Stefano annuì: "E perché no? Gli amici che avevo qui... pare che quest'anno non ce ne sia neanche uno..."

"Gente del posto?"

"Anche."

"Gay?"

"Anche."

"Come mai non hai un ragazzo, bello come sei?" gli chiese Alberto.

"E tu, allora?"

"Non ho trovato ancora nessuno veramente importante per me... Peccato che io sto a Torino e tu vivi a Milano, però..."

"Non ti pare di correre un po' troppo? Ancora non ci conosciamo e tu già pensi a... a dopo?"

"Beh... è che... che tu mi piaci un sacco... Comunque sono solo centocinquanta chilometri, dopo tutto." rispose Alberto lanciandogli un sorriso accattivante.

"Tu abbordi sempre così chi ti piace?"

"No, te l'ho detto... anzi... Lavori o studi, tu?"

"Studio."

"Università? Cosa?"

"Lettere. E tu?"

"Io... io sono solo un meccanico... Lavoro in un'officina di moto... Io non sono istruito..." rispose Alberto un po' vergognoso, ma poi aggiunse: "Però sono in gamba, sai, a mettere le mani sulle moto e adesso mi sto restaurando un vecchio modello di Gilera..."

"Non ti piaceva studiare?"

"Sì che mi piaceva... Ma quando sono morti i miei, io avevo sedici anni, ho dovuto smettere di studiare e mettermi a lavorare... Adesso vivo con mia nonna. Tu stai con i tuoi?"

"Sì. Sei figlio unico come me?"

"Sì. A te piace studiare? Cosa può fare uno che si laurea in lettere? Il professore?"

"Studiare mi piace molto. Non lo so ancora che cosa farò dopo l'università... forse il ricercatore, il critico letterario, lo scrittore... chi sa?"

"Magari a te non interessa metterti con uno come me, che non ha coltura..."

"La cultura..." disse Stefano sottolineando la "u", "è di vari tipi, non c'è solo quella letteraria, umanistica. Tu hai una cultura diversa dalla mia. Io non saprei dove mettere le mani in un motore, per esempio. Sono anche gay gli amici con cui stai al camping?"

"Sì. Sono seduti là, vedi, quei tre in seconda fila, quasi al centro... I due che stanno limonando si chiamano Dallo, che è quello biondo, e Gustavo e l'altro che sta bevendo si chiama Silvio."

"Se vuoi andare da loro..." gli disse Stefano.

"Io... preferisco stare con te... se a te va bene."

"Perché non mi presenti ai tuoi amici? Possiamo sederci con loro."

"Preferirei stare da solo con te..." insisté Alberto ed arrossì lievemente.

"Come vuoi."

Mentre andavano a sedere su un divanetto libero, Alberto fece un gesto a Silvio, che gli sorrise, fece ok con una mano e gli strizzò l'occhio.

"A te piace ballare?" gli chiese Alberto.

"Abbastanza. Ma non i lenti."

"Peccato..." disse Alberto, "Quando si balla un lento si può stare abbracciati..."

"... e strofinarsi uno contro l'altro..." aggiunse Stefano con un sorrisetto.

"Sì, certo. Anche. A te piace scopare?"

Stefano rise: "Dipende com'è l'altro, no? Se l'altro è il mio tipo e se ci sa fare... sì, mi piace."

"E io... sono il tuo tipo?"

"Fisicamente sì, sei il mio tipo. Come carattere non so ancora, ma pare di sì... A letto... chi lo sa?"

"Ti va di andare un po' in pista a ballare?"

"Anche se non è un lento? Ma sì, andiamo..."

Si alzarono e Alberto, istintivamente, prese l'altro ragazzo per mano e lo guidò fino alla pista. Si misero a ballare, uno di fronte all'altro, uno per l'altro. Stefano pensò che Alberto era seducente, non solo di volto, ma anche per come si muoveva.

Da una parte era rimasto un po' stupito, ed inizialmente anche lievemente infastidito, per come era stato abbordato, ma dall'altra si sentiva sempre più attratto da Alberto. Ora invece era contento di averlo incontrato e si rese conto che stava ballando così per lui... per sedurlo.

Stefano era cosciente di desiderare di essere sedotto... cioè di avere al più presto un rapporto sessuale con quel bel ragazzo. Ma al tempo stesso aveva anche voglia di essere corteggiato, conquistato a poco a poco. Una cosa abbastanza rara fra gay, specialmente fra gay giovani. Si chiese quale strada avrebbe scelto Alberto: quella diritta e in piano che va subito al sodo, alla meta, per cercare e forse anche dare piacere con il corpo e al corpo, o quella più sottile, fatta di tornanti, salite e discese che porta sì allo stesso risultato ma solo dopo averti permesso di esplorare panorami sconosciuti.

Decise che avrebbe gli lasciato l'iniziativa e che avrebbe reagito di volta in volta come l'istinto gli suggeriva. Sì, l'avrebbe seguito, sull'una o sull'altra strada, seguito e mai preceduto. Raggiunta infine "quella" meta, avrebbe deciso se proseguire la via assieme o se salutare l'occasionale compagno di viaggio e dirigersi verso nuove mete. Comunque avevano solo un mese, poi non si sarebbero più visti.

Alberto gli sorrise. Sovrastando il martellante rumore della musica, accostandosi un poco per farsi sentire, gli chiese: "A che stai pensando?"

"A te... a noi..." rispose Stefano.

"Bene!" annuì l'altro, accentuando il suo sorriso.

Alberto aveva simili pensieri. Da una parte provava in tutto il corpo un intenso desiderio di attirarlo a sé, di fargli sentire la propria eccitazione, il proprio desiderio, di uscire con lui per cercare da qualche parte il caldo e complice buio in cui potersi unire al quel bellissimo ragazzo. Dall'altra, però, sentiva vagamente, ma a sufficienza, che quella notevole bellezza poteva racchiudere una bellezza anche superiore, e sentiva che valeva la pena di cercare di scoprirla, senza bruciare tutto e subito al dolce e caldo fuoco della passione fisica.

Era la prima volta che Alberto provava in modo così netto quel sentimento, quel desiderio non solamente fisico. "Se non l'avessi appena conosciuto, direi che mi sto innamorando di lui..." pensò quasi sorpreso. Cacciò quel pensiero dalla mente, dicendosi che non ci si può innamorare così... Quasi per contrastare meglio quel sentimento, si chiese come poteva essere Stefano a letto... Si era chiesto molte volte se ci fosse una relazione diretta fra il modo di ballare e quello di comportarsi nell'attività sessuale... Non aveva abbastanza esperienza per darsi una risposta sicura.

Dopo un po' tornarono tutti e due a sedere. Silvio li intercettò e chiese a Alberto: "Non mi presenti il tuo nuovo amico?"

Alberto fece le presentazioni, poi disse all'amico: "Ci si vede in tenda, più tardi." e prese Stefano per un braccio allontanandosi, per far capire al suo amico che voleva restare solo con la sua nuova conquista.

Verso le due, dopo altri due drink e altri balli in pista, Alberto propose al nuovo amico: "Ti va di uscire un po', di fare due passi assieme?"

"Sì, perché no?"

Uscirono. La notte era calda e quieta, specialmente quando uscirono dall'abitato salendo su verso l'interno ed allontanandosi dal mare. Camminavano in silenzio, nonostante entrambi provassero l'urgenza di dire o chiedere all'altro mille cose. Mille cose contrastanti: Hai voglia di scopare? Quali sono i tuoi hobby? Hai molti amici, amici veri? Ti piace di più metterlo o prenderlo? Che tipo di musica preferisci? Ce l'hai duro come me, adesso? Ti piace baciare? Fai qualche sport? Che ti piace fare nel tuo tempo libero? Hai voglia di fare un bel sessantanove? Ti piacciono gli animali? Quando hai scoperto di essere gay? Te lo meni spesso? Che film ti piacciono?

Ma le domande non uscivano, non affioravano e così i due ragazzi non erano consci di quanto e come fossero pervasi da analoghi pensieri, sensazioni e curiosità. Però entrambi erano pienamente coscienti della presenza dell'altro accanto a sé, del reciproco desiderio, e se lo godevano in silenzio. Salendo si vedevano le luci delle case ed altre luci dondolanti sulla scura distesa del mare, che facevano da contrappunto agli infiniti puntolini di luce su nella scura volta del cielo.

"Guarda!" disse ad un tratto Alberto, indicando l'oscura distesa di un campo alla loro destra, "Lucciole!"

"Sì... belle... Sai perché fanno luce così?" chiese fermandosi a guardarle.

"No... Per vedere dove vanno?" chiese Alberto scherzoso.

"Ma no!" rise Stefano, "È un richiamo d'amore... cercano un'altra lucciola con cui accoppiarsi... hanno una vita breve..."

"Anche loro..." mormorò Alberto, poi chiese, in tono lieve: "Chissà se ci sono anche lucciole gay?"

Stefano ridacchiò. Il campo era separato dalla strada da un basso muretto a secco. I due ragazzi vi sedettero, fianco a fianco, rivolti verso il campo e le sue miriadi di lucciole. Le loro spalle si sfioravano appena.

"Sono contento di averti conosciuto..." mormorò Alberto. "E che non m'hai mandato a fa 'n culo quando t'ho agganciato."

"C'è mancato poco... però mi piacevi troppo per farlo..."

"Davvero ti piaccio?"

"Per quello che vedo e per quel poco che ti conosco, sì." rispose Stefano.

"Ti sarei saltato addosso, là in discoteca..."

"Ma non l'hai ancora fatto."

"Ti dispiace?"

"No, anzi... Mi eri sembrato un tipo sfacciato, e invece credo che tu sia timido."

Alberto spostò la mano e la pose su quella dell'altro: "Ti dà fastidio?" gli chiese.

"No... A te sarebbe piaciuto di più se avessimo ballato qualche lento, non è vero?"

"Beh... sì, è vero. Ma mi piaceva anche vederti ballare, guardarti. Balli bene."

"Anche tu. Sei sensuale, specialmente quando balli."

"Le lucciole usano la luce, noi il ballo... Anche noi abbiamo una vita breve, qui a Ischia. Solo questo mese..."

"Ma più che come ballavi... è la luce che ho visto nei tuoi occhi che m'ha attratto. Per questo ho deciso di darti corda..."

"Hai il telefonino, tu?"

"Sì, perché?"

"Me lo dai il tuo numero?"

Stefano glielo disse e Alberto lo compose subito sul proprio, mandando una chiamata. Quello di Stefano suonò il motivo di "La vita è bella".

"Così ora hai il mio numero sul tuo." spiegò Alberto.

Stefano lo estrasse e rispose: "Sì?"

Alberto ne fu sorpreso, ma stette al gioco: "Sono Alberto. Volevo dirti che sono contento di averti incontrato."

"Anche io..." rispose l'altro, nel cellulare.

"Davvero?"

"Davvero."

"A me piacerebbe... anche se non stasera..."

"Anche se non stasera." confermò Stefano, che però non gli avrebbe detto di no.

"Però... ti mando un bacio..."

"Per telefono?" gli chiese Stefano, che chiuse la comunicazione e si girò a guardare il compagno.

Anche Alberto mise via il telefonino. Con voce esitante, disse: "Non vorrei bruciare subito tutto... se sei d'accordo."

"Allora, forse... Mi riaccompagni giù, fino a casa mia?"

"Sì..."

Si alzarono e ripresero la strada che scendeva verso il paese.

"Perché?" chiese ad un tratto Stefano.

"Perché, cosa?"

"Non vuoi bruciare subito tutto?"

"Non lo so. Fose per non rischiare di fare l'indigestione. Ti dispiace?"

"No. Mi va bene. Domani sera... ci si rivede lassù, al prato delle lucciole?"

"Sì, volentieri."

Arrivarono al cancello della bella villa dei genitori di Stefano. Entrambi sapevano che era giunto il momento di salutarsi, ma nessuno dei due era ancora pronto a farlo.

"Allora... ci si vede domani sera lassù?" chiese Alberto.

"Sì, al prato delle lucciole... Era bello vedere quelle mille lucette palpitare..."

"Palpitare d'amore..."

"Forse solo di desiderio. Dopotutto sono solo insetti che seguono il loro istinto..."

"Che ne sappiamo noi cosa veramente provano, le lucciole?" mormorò Alberto, pensieroso. Poi aggiunse: "E comunque il desiderio non esclude mica altri sentimenti, no?"

"Comunque sia... le lucciole sono affascinanti..."

"Mai quanto te..." sussurrò Alberto.

"Galante."

"Sincero. Non ci siamo neanche baciati... E adesso è troppo tardi, qui. I tuoi potrebbero vederci."

"Sanno di me. Non si scandalizzerebbero."

"Allora... posso baciarti?" chiese Alberto con un sorriso pieno di speranza.

"Non ancora... forse domani..."

"Perché?" chiese Alberto, quasi in un lamento.

"Non hai detto che non volevi bruciare subito tutto?" chiese Stefano con un sorrisetto.

"Un bacio... è come una fiammella, mica un incendio."

"Ma un incendio inizia sempre con una fiammella."

"Hai paura di bruciarti?"

"No... paura no... però... Forse domani." ripeté Stefano.

"Aspetterò. Non farò altro che pensare a te, fino a domani sera. Non potremmo vederci prima?"

"Non posso, domani devo andare in mare con i miei, con la nostra barca. L'ho promesso. E poi... che fretta c'è? Abbiamo ancora tutto il mese davanti."

"Potrebbe essere troppo poco, un mese. Comunque, se non puoi... Buona notte, Stefano."

"Buona notte Alberto." gli fece eco l'altro.

Ma nessuno dei due si mosse. Continuavano a guardarsi negli occhi, in silenzio.

"Beh... io vado..." disse esitante Alberto.

"Sì, buona notte."

"Spero di sognarti."

"Ah sì?"

"Almeno... in sogno... posso anche baciarti..."

"Soltanto?"

"No. Però è strano..."

"Cosa?"

"Prima... ce l'avevo duro solo a starti vicino e avevo una gran voglia di... di te. Invece ora... la voglia c'è ancora, forte, ma però non ce l'ho duro..."

"Però, si dice."

"Eh?"

"Niente. Magari ti sogno anche io, chi sa?"

Di nuovo entrambi rimasero in silenzio per un po'.

"Beh, io rientro..." disse Stefano.

"Sì. Buona notte... e sognami."

"Buona notte."

Stefano aprì il cancello, e Alberto, che era restato fermo dov'era, sussurrò: "Buona notte... sognami, eh?"

Stefano si girò e gli sorrise: "Se dipendesse solo da me, se si potesse decidere cosa sognare..."

"Tu provaci... Buona notte."

Stefano sorrise, entrò, richiuse il cancello e si avviò a passo svelto verso la porta della villa.

Alberto lo guardò e pensò che quel ragazzo gli era già entrato nel sangue. Anche il suo modo di camminare era bello... Tutto era bello in lui. Lo vide scomparire oltre la porta della villa. Emise un lieve sospiro e si avviò verso il camping, sperando di poterlo davvero rivedere nei propri sogni.


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