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una storia originale di Andrej Koymasky


pin IL GIORNO DELLE LUCCIOLE CAPITOLO 2
LO STUDENTE

Stefano, appena entrato in casa, gridò allegramente: "Trenta e lode!"

La madre si affacciò dalla porta del soggiorno: "Bene! Te l'avevo detto che eri preparato, no?"

"Sì... ma è stata anche fortuna, mamma. A certe domande che il professore ha fatto a quelli che sono passati prima di me, non avrei saputo rispondere in modo esauriente. Papà?"

"Dovrebbe rientrare da un momento all'altro, ha telefonato che sta per arrivare. Oggi in tribunale non aveva niente di urgente da fare. Comunque fra mezz'ora ci mettiamo a tavola. Vai a cambiarti, ora."

"Cos'ha preparato oggi per pranzo, Caterina?" chiese il ragazzo dalla porta della sua stanza.

"Tagliatelle all'uovo con piselli, pollo arrosto..."

"Ottimo. Ho una fame che quasi non ci vedo..." disse Stefano entrando in camera.

Posò i libri sulla scrivania e lanciò un'occhiata al poster che vi campeggiava sopra, con la foto di un nudo inserito in un cerchio, di Robert Mapplethorpe, e lo salutò: "Ciao Thomas! Come va la vita?"

Mentre si cambiava, guardando il bel nudo maschile, si chiese quando avrebbe trovato, lui, un bel ragazzo con cui mettersi. Fino ad allora aveva avuto diverse avventure, ma ancora niente di veramente serio. Più che altro ragazzi che aveva incontrato in discoteca, o all'Arci Gay.

Quando aveva fatto il suo "coming out" in famiglia, quattro anni prima, era rimasto abbastanza stupito per come entrambi i genitori l'avevano presa bene, soprattutto il padre, anche considerando che lui era figlio unico, quello che, almeno teoricamente, avrebbe dovuto "dare continuità" alla famiglia... Ne avevano discusso tutti e tre, con calma, a lungo... e i genitori gli avevano dato i loro consigli... soprattutto riguardo al "sesso sicuro", consigliandogli di avere sempre con sé una scorta di preservativi...

Perciò, anche in seguito, a volte erano tornati sull'argomento della sua vita sessuale e sentimentale, sia pure in modo assai sobrio. I suoi genitori non avevano avuto niente da ridire quando Stefano aveva comprato quei poster di uomini nudi che aveva messo nella propria stanza.

L'unico problema era stata Caterina, la donna tutto fare che era a servizio in casa loro da quando lui aveva otto anni. La madre di Stefano aveva avuto qualche difficoltà a convincere la donna che non era "una disgrazia" avere un figlio gay, e che Stefano era "normale" come qualsiasi altro ragazzo. Ma alla fine Caterina, che era una donna di buon cuore e generosa, aveva capito, aveva accettato il fatto a punto tale che pochi giorni prima gli aveva chiesto, con affettuosa curiosità: "Stefano, ma te lo sei fatto un ragazzo?"

"No, Cate, non ancora."

"Eh, dopo tutto hai solo ventuno anni... Ma quando te lo fai, lo porti in casa?"

"A conoscere i miei? Forse sì... Perché?"

"Mah... così. Mia figlia, quella piccola, pochi giorni fa mi ha fatto conoscere il suo ragazzo..."

"Teresa? S'è fatta il ragazzo?"

"Sì, certo, ha diciannove anni, ormai. È un collega, un cameriere lì al ristorante. Un ragazzo sardo, di ventidue anni, che si chiama Stefano come te. Pare un tipo a posto..."

"Se si chiama Stefano, per forza è un tipo a posto!" ribatté scherzoso. "No, io ancora non ce l'ho il ragazzo. Niente di serio, per lo meno... E Carlo? Non s'è ancora fatto la ragazza?" proseguì Stefano.

"No, non ancora. Ma lui ha solo un anno più di te. Ha tempo..."

"E la grande? Quand'è che si sposa?"

"Simonetta? Mah... pare che non hanno fretta... E poi, finché Danilo non ha un lavoro fisso, uno stipendio sicuro... sai com'è..."

A Stefano piaceva poter parlare in casa, con i genitori e anche con la Caterina, a cui era affezionato, di quelle cose senza dover indossare una maschera.

No, Stefano non aveva ancora un ragazzo anche se, da quando a sedici anni aveva capito di essere gay, aveva avuto non poche avventure. Stava per compiere i diciassette anni, cioè poco prima di dire ai genitori che aveva capito di essere gay, quando aveva avuto la sua prima esperienza.

In realtà già da quando aveva quattordici anni aveva intuito di poter essere gay, ma per un paio di anni vi aveva riflettuto senza ancora accettarsi del tutto e perciò senza neanche tentare di avere nessun rapporto sessuale.

Alla fine s'era arreso all'evidenza: sì, era gay. Nessuna ragazza era mai entrata nelle sue fantasie erotiche e al contrario non pochi ragazzi suscitavano sempre più di frequente le sue fantasie, i suoi desideri e, di conseguenza, forti e piacevoli erezioni. La sua prima esperienza, però, non l'aveva cercata lui; infatti non si sapeva ancora decidere a compiere il passo essenziale, quello che dentro di sé chiamava la "verifica". Era stato l'altro a tentare un approccio. Si chiamava Cesare, aveva diciotto anni, due più di lui, era alto e snello, aveva occhi blu ed un sorriso da monello...

Stefano l'aveva visto entrare nella palestra dove da poco meno di un mese prendeva lezioni di kick boxing ed era rimasto a guardarlo a bocca aperta: non aveva mai visto un ragazzo tanto bello, seducente, sexy... L'altro attraversò la sezione dedicata alle arti marziali ed andò dove c'erano gli attrezzi per sviluppare i muscoli... S'erano lanciati uno sguardo fugace, prima che il nuovo venuto scomparisse nell'altra sezione.

Stefano si sentì fortemente attratto e, quasi senza pensarci, visto che la sua lezione era appena finita, lo seguì per poterlo guardare ancora. Lo vide, steso su una panca, che iniziava a fare alcuni sollevamenti del dorso, i piedi bloccati dalle due barre laterali. S'era tolto la T-shirt, il suo petto glabro era ampio e sul suo ventre incavato si tendevano i muscoli ogni volta che sollevava il torso. Stefano si spostò, per ammirarlo senza sembrare troppo sfacciato, e sentì una forte erezione svegliarsi fra le sue gambe. Il kimono imbottito da kick boxing nascondeva il suo stato, fortunatamente...

Lo sguardo fisso su quel corpo più che desiderabile, non notò un peso dimenticato da qualcuno sul pavimento, vi inciampò e cadde rovinosamente e rumorosamente in avanti. Per un attimo scese il silenzio nella palestra. Stefano cercò di rialzarsi, confuso, dolorante e vergognoso; gli girava la testa. Una mano forte lo prese sotto l'ascella e lo aiutò a rimettersi in piedi. Sentì qualche risolino ironico ma non se ne curò.

"Tutto a posto?" gli chiese una voce bassa e calda.

Guardò chi lo stava aiutando a rimettersi in piedi e si perse nel profondo blu degli occhi del ragazzo che fino a poco prima aveva segretamente ammirato, che gli sorrideva con simpatia ed una vena di preoccupazione nello sguardo.

"Credo di sì... Non mi sono fatto niente, grazie." rispose Stefano, emozionato.

L'altro gli aveva messo un braccio, lieve, attorno alla vita: "Vieni di là al bar, devi sedere un po'... e ti offro un caffè, o qualcosa da bere... Devi guardare dove metti i piedi, potevi farti male, con una caduta così..."

"Sì, lo so... ero... distratto..." rispose il ragazzo arrossendo lievemente.

Seduti al bar, l'altro si presentò: "Mi chiamo Cesare. È la prima volta che vieni qui?"

"No, mi sono iscritto quasi un mese fa. Io mi chiamo Stefano..." disse e, sentendo che la sua erezione era più prepotente che mai, si sentì imbarazzato anche se era certo che l'altro non potesse accorgersene.

"Non t'avevo mai visto, prima. Ti fa male da qualche parte?"

"Un po' la caviglia destra..."

"Lasciami controllare..." disse Cesare accoccolandoglisi davanti e sollevando il calzone. "Un'abrasione. Ti fa male a muoverla?" chiese poi, prendendogli il piede e facendolo flettere e ruotare con delicata attenzione.

"No... Solo a toccare lì mi fa male un po'... poco, però..."

"Aspettami qui. Vado a farmi dare il disinfettante e un cerotto."

"Non è necessario, grazie..."

"Sì, è meglio..."

Dopo averlo medicato, gli disse che avrebbe fatto bene a tornare a casa. "Vieni nello spogliatoio, voglio verificare se non ti sei fatto male altrove."

"Non è necessario, grazie..."

"Ma sì, dai! Ce la fai a camminare?"

"Sì, certo..."

C'erano solo loro due negli spogliatoi. "Levati il kimono e lasciami controllare." gli disse Cesare.

Stefano si vergognava un po', perché togliendosi il kimono l'altro avrebbe potuto vedere che aveva un'erezione che pareva non volersene assolutamente andare. Si slacciò la cintura, si sfilò a giacca del kimono.

"Ti levo io i calzoni, è meglio..." gli disse l'altro, accoccolandoglisi davanti.

"Non è necessario..."

"Con la caviglia che ti fa male?" controbatté Cesare; gli aprì i calzoni e glieli abbassò.

Stefano era sempre più imbarazzato: ora l'altro non poteva non aver notato la sua erezione a stento contenuta dalle mutande. Infatti Cesare sorrise e lo guardò da sotto in su. A voce bassa, disse, alzandosi in piedi: "Almeno lì sotto... pare che sia tutto a posto..."

Il ragazzo arrossì di nuovo ed abbassò lo sguardo e vide che i calzoncini corti dell'altro ora manifestavano che qualcosa vi si era risvegliato dentro. Sorpreso, sollevò di nuovo lo sguardo ed incontrò gli occhi ridenti dell'altro.

"L'avevo immaginato... da come mi guardavi..." disse Cesare quasi sottovoce, accentuando il sorriso. "Ed è colpa mia se non guardavi dove mettevi i piedi, non è vero?"

Stefano annuì ed arrossì di nuovo.

"Mi cambio anch'io e ti do un passaggio in macchina... Abiti lontano?"

"No... ma non è necessario, grazie..."

"Smettila di dire che non è necessario, sembra che non sai dire altro! Io sono contento di darti un passaggio... specialmente ora che ho visto che effetto ti faccio e anche tu sai che effetto fai a me..." gli disse Cesare e con una mano sfiorò lievemente il petto del ragazzo, mentre con l'altra gli carezzava il rigonfio delle mutande.

Stefano fremette con forza, poi, quasi faticando a tirare fuori la voce, chiese: "Mi vuoi?"

"Sicuro che ti voglio... Sei molto bello..."

"Tu sì che sei bello. Ma... dove? Come?"

"Magari... passiamo prima da casa mia, se ti va. Sono solo, in questi giorni. E... dopo, ti accompagno a casa tua, eh?"

"Io... io non..." mormorò incerto, combattuto il ragazzo, poi, radunando tutto il proprio coraggio, disse in un fiato: "Non l'ho mai fatto, non so niente, devi insegnarmi tutto tu."

Cesare sorrise ed annuì. Si rivestirono. Poi Cesare, tenendolo lievemente con un braccio attorno alla vita per aiutarlo a camminare, lo guidò fuori, fino al parcheggio. Gli aprì la portiera, lo fece sedere, girò andando al posto di guida e partì. Mentre guidava, di tanto in tanto si guardavano. Stefano sentiva come ondate di energia scaturire dai luminosi occhi blu-oltremare dell'altro. Cesare gli posò una mano sulla coscia e Stefano, attraverso la ruvida tela dei jeans, sentì scariche di elettricità invaderlo e quasi sussultò.

"Davvero è la tua prima volta?" gli chiese l'altro continuando a guidare.

"Sì..."

"E sei sicuro di volerlo fare? Con me?"

"Sì."

"E cosa vuoi fare, con me?"

"Tutto..." mormorò Stefano sentendo un gradito calore diffondersi per il suo corpo nel pensare a che cosa sottintendeva quella breve parola.

Cesare parcheggiò sotto casa sua ed aiutò Stefano ad entrare nell'androne, poi nell'ascensore. Premette il pulsante dell'ottavo piano. L'ascensore partì e Cesare prese delicatamente fra le braccia il ragazzo e lo baciò in bocca. Quel bacio, il suo primo bacio, sembrò eterno a Stefano, eterno e bellissimo, e si sentì venire la pelle d'oca tanto era emozionato.

Quando le loro labbra si staccarono, Stefano aveva il volto arrossato ed era senza fiato; Cesare lo guardò con espressione allegra. Stefano gli si premette contro e lo baciò a sua volta, quasi con avidità. Questa volta il bacio era anche più pieno di passione e le loro lingue duellarono con fierezza. I loro corpi aderivano ed ognuno sentiva, ed apprezzava, l'erezione palpitante dell'altro.

L'ascensore si fermò e le porte scivolarono di lato con un lieve fruscio. I due ragazzi si staccarono precipitosamente: per fortuna non c'era nessuno ad attendere l'ascensore. Cesare l'aiutò ad uscire dalla cabina. Armeggiò con una chiave, aprì la porta del suo appartamento e vi guidò dentro Stefano, che si sentiva come in trance. Appena richiuse la porta, Cesare lo prese di nuovo fra le braccia e si scambiarono un terzo, lunghissimo bacio.

Quando si staccarono, Stefano ansimava lieve, totalmente emozionato ed eccitato.

"Hai fretta?" gli chiese Cesare guardandolo con occhi allegri.

"No... e tu?"

"Nemmeno. Vieni, sediamoci per un po' in soggiorno, allora. Vuoi qualcosa da bere?"

"Solo un po' d'acqua fresca, grazie."

Cesare andò in cucina e tornò con due bicchieroni d'acqua. Sedette accanto a lui e gli cinse le spalle con un braccio. Si guardarono.

"Sai Cesare che ha i più belli occhi blu che ho mai visto?" sussurrò il ragazzo posando il proprio bicchiere sul basso tavolinetto.

"Grazie..." disse l'altro e lo baciò lieve sulle labbra.

L'erezione di Stefano, che stava ammorbidendosi, tornò imperiosamente alla vita, premendo sotto i suoi calzoni, sì che il ragazzo dovette sistemarsela con un lieve e rapido gesto, che però non passò inosservato all'altro.

"Qualche problema, lì?" chiese ridacchiando.

"Sì... chissà come mai?" rispose con lieve ironia Stefano, sentendosi allegro e chiedendosi cosa avrebbero fatto assieme... e quando... Ma aveva deciso di lasciare l'iniziativa all'altro, certamente più esperto di lui.

"Io credo di sapere, come mai." replicò Cesare con una risatina, ed appoggiò una mano sulla patta dell'ospite, palpando leggermente.

Stefano lo guardò e il loro sorriso quasi istantaneamente si smorzò, sostituito da uno sguardo pieno di desiderio: la passione ora permeava l'aria. Cesare si alzò in piedi facendo alzare anche Stefano, lo prese fra le braccia, lo strinse a sé, le loro bocche si unirono ed iniziarono a baciarsi quasi furiosamente, mentre le loro mani spaziavano, da sopra gli abiti, su tutto il corpo dell'altro. Cesare portò di nuovo la mano sulla patta gonfia del ragazzo ed afferrò il suo membro duro.

Stefano emise un lieve mugolio, le loro labbra si staccarono e le mani del ragazzo scesero ad aprire con mosse febbrili i pantaloni dell'altro, vi infilò una mano e con le dita sottolineò la forma del membro durissimo di Cesare attraverso la tela dei suoi boxer. Lo sfregò, lo afferrò, l'altro mugolò per il piacere e Stefano infilò la mano sotto la tela dei boxer circondando il duro e caldo palo a piena mano: era il primo membro che poteva toccare e la sensazione gli piaceva moltissimo.

Cesare gli si inginocchiò davanti, gli aprì i calzoni e li fece calare un poco, poi con le labbra giocò sulla telina delle mutande del ragazzo, i cui mugolii diventavano via via più forti ed ebbe l'impressione che il suo membro non fosse mai stato tanto duro. Cesare gli pose le mani ai lati delle mutande e gliele fece calare, quindi posò le labbra sulla dura asta del ragazzo e vi passò su e giù la lingua.

"Hai un bel cazzo..." mormorò, e Stefano arrossì di piacere sia per le sensazioni che stava provando che per quell'apprezzamento. Cesare serrò parte del durissimo membro fra le labbra e, stuzzicandone il glande con la punta della lingua, se lo fece scivolare lentamente in bocca.

"Oh... che bello..." ansimò Stefano mentre l'altro giungeva a premere il naso contro i folti peli del suo pube.

Cesare iniziò a muovere il capo avanti e dietro, stringendo le labbra attorno alla calda colonna eretta, giocando con la lingua sul glande gonfio, mentre con le mani a coppa gli palpava gentilmente le piccole natiche sode e contratte. Stefano mugolò, ma poi si sfilò dall'accogliente e calda bocca dell'altro, che guardò in su con aria interrogativa.

"Adesso tocca a me..." gli disse Stefano eccitato, facendolo alzare in piedi e poi inginocchiandoglisi davanti.

Cesare sorrise ed annuì. Il ragazzo gli fece calare calzoni e boxer sulle ginocchia, e si chinò a baciare e lecchettare il bel membro eretto dell'altro: il suo primo membro... La sensazione gli piaceva. Anche l'odore lieve, maschio che ne promanava gli piaceva. Lo prese fra le labbra e, imitando quanto Cesare aveva fatto a lui, gli rese il piacere. Non aveva mai pensato che potesse essere tanto gradevole avere un membro duro in bocca... ne era sorpreso e compiaciuto.

Dopo un po', Cesare lo fece smettere e alzare in piedi: "Non voglio ancora venire..." si giustificò. Si baciarono di nuovo e le loro lingue impazzarono l'una nella bocca dell'altro, mentre le loro mani spaziavano sotto gli abiti del compagno carezzandone il corpo fin dove potevano giungere.

Cesare fece scivolare una mano fra le chiappette del compagno e con un dito gli titillò il forellino nascosto. Stefano reagì baciandolo con maggiore frenesia e passione. Poi Cesare gli tolse la camicia e la canottiera, e subito anche il ragazzo liberò il torso dell'altro dagli abiti. Ognuno dei due si liberò delle scarpe ed uscì dai calzoni e dalle mutande e finalmente furono uno di fronte all'altro, totalmente nudi.

"Vieni di là, in camera..." gli disse Cesare e, presolo per mano, lo guidò fino al letto e ve lo sospinse sopra.

Vi salì anche lui, si accoccolò fra le gambe divaricate del ragazzo e si chinò a riprendergli in bocca il membro che svettava duro e ritto, glorioso. Ogni volta che con il capo scendeva sul suo pube, le labbra serrate gli facevano scivolare via la pelle del prepuzio e la lingua di Cesare avvolgeva il glande gonfio e duro. Stefano mugolò con forza: era troppo piacevole! Superava ogni sua fantasia.

Cesare ci sapeva fare, gli lavorava il membro con labbra e lingua mentre con una mano gli carezzava il ventre teso e il petto e con l'altra gli impastava delicatamente i testicoli. Si faceva scendere il bel membro fino in gola, che faceva contrarre ad arte. Pareva quasi che volesse prosciugarlo di tutte le sue energie. Il piacere era fortissimo.

Stefano sentì che stava per esplodere in un forte orgasmo e, insicuro su quanto l'altro volesse fare, gli toccò la schiena e disse con urgenza, la voce rotta dal piacere: "Sto per venire..."

Cesare allora rallentò poi smise: "No, non ancora. Dio, sei un ragazzo splendido, Stefano! Mi piaci un sacco. Davvero questa è la tua prima volta?"

"Sì... ma lo desidero da un secolo... È troppo bello... più di quello che pensavo..."

"E vuoi fare tutto? Già questa prima volta?" gli chiese Cesare carezzandogli il volto e il collo.

"Sì, tutto... per favore."

"Non devi chiedermi di farlo per favore, anzi... sei tu che fai un favore a me... Appena t'ho visto ho desiderato averti nel mio letto... pensavo che non era possibile e invece ora ci sei."

Cesare si stese su di lui, i loro membri compressi fra i loro grembi, e lo baciò di nuovo, stringendolo fra le braccia e le gambe. Poi, muovendosi ad arte, incuneò le gambe fra quelle del ragazzo, inginocchiandosi e facendogliele divaricare, finché il suo membro duro si infilò fra le piccole natiche sode del ragazzo, che mugolò contento.

"Mi vuoi dentro?" gli chiese Cesare.

"Sì! Mi puoi pendere così? In modo che posso guardarti mentre mi fotti?"

"Sì, certo... Dio, quanto sei bello!" gli disse Cesare, guardandolo con una luce piena di desiderio negli occhi, così intensa che fece fremere il ragazzo.

"Spingimelo tutto dentro, dai..." lo invocò Stefano.

"Aspetta..." disse Cesare. Si chinò verso il comodino, aprì una scatola di latta e ne estrasse una bustina con un preservativo ed un flacone di gel lubrificante. "Non dei mai farlo senza il preservativo." gli spiegò.

Stefano guardò Cesare infilarsi il profilattico sul membro duro, poi questi gli fece mettere le gambe ripiegate conto il petto e con un dito prese un po' di gel ed iniziò a lubrificare il buchetto ora esposto ed offerto, pronto a rinunciare alla sua verginità. Stefano pensò che la sensazione di quel dito che lo stuzzicava e lo preparava era fantastica!

"Sei pronto, baby?" gli chiese Cesare con un sorriso, guardandolo negli occhi.

Stefano annuì e gli sorrise in risposta. Cesare si chinò baciarlo di nuovo poi si sollevò: "Quando io comincio a spingere, tu rilassati completamente e spingi come se dovessi andare di corpo, così entra più facilmente e non ti faccio male. D'accordo?"

"Sì, certo. Dai..."

Cesare gli puntò il membro sul foro ed iniziò a spingere. Stefano pensò che la sensazione era fantastica. "Finalmente..." si disse fremendo nell'attesa di accoglierlo in sé.

Sentì che il suo sfintere stava iniziando a cedere sotto la crescente pressione della punta del membro dell'altro e si rilassò con gioiosa fiducia, e spinse come Cesare gli aveva consigliato di fare. Per un attimo provò un lieve senso di fastidio, ma non se ne dette cura, anzi, cercò di rilassarsi ulteriormente e di spingere con maggiore energia.

Avvertì che il membro dell'altro lo stava facendo schiudere a poco a poco, e mugolò felice: "Oh... dio se mi piace... dai..." mormorò emozionato.

Lo sentì entrare ed invaderlo, sempre più a fondo, lentamente, e riempirlo. Il lieve fastidio persisteva ma non era troppo sgradevole. L'espressione di intenso godimento dell'altro lo soggiogava e gli dava piacere. Lo sentiva continuare a scivolargli dentro e ad un tratto lo sentì raggiungere un certo punto e sfregargli sopra, cosa che gli inviò ondate di intenso piacere: capì che il forte e duro membro doveva aver raggiunto la sua prostata...

"Oh, Cesare... dai... dai..."

Il sorriso dell'altro si accentuò mentre gli affondava lentamente dentro. Il membro di Stefano era durissimo e sfregava contro il ventre di Cesare ad ogni suo movimento. E finalmente sentì i peli del pube di Cesare solleticargli le natiche e capì che gli era completamente dentro. Emise un lieve sospiro gioioso.

"Tutto bene, baby?" gli chiese l'altro.

"Sì... Mi sei tutto dentro, vero?"

"Sì."

"Fottimi, dai..."

"Aspetta... devi abituarti... Fin qui, ti piace?"

"Da matti! Non credevo che fosse così bello..."

"Non ti faccio male? Non ti dà fastidio?"

"Solo all'inizio, un po', ma adesso va bene. Dai..." lo invocò.

Allora Cesare iniziò a muoverglisi dentro, avanti e dietro, dapprima in lenti e lunghi ondeggiamenti, poi gradualmente accelerando il ritmo delle spinte. Gli afferrò il membro duro ed iniziò a masturbarlo allo stesso ritmo dei suoi affondo. Stefano chiuse gli occhi e mugolò in preda ad un crescente piacere mentre il suo volto si arrossava lievemente.

Cesare era incantato nel guardare l'espressione di totale piacere con cui quel ragazzo, pur alla sua prima esperienza, gli si stava dando e che aleggiava sul suo volto. Sentì il membro di Stefano palpitare con forza nella sua mano e capì che il ragazzo stava per raggiungere l'orgasmo. Allora accelerò sia le sue spinte che i movimenti della mano sul duro membro ed ecco che prima uno schizzo, poi altri cinque in rapida successione irrorarono il suo ventre ed il suo petto.

Lo sfintere di Stefano palpitò con forza attorno alla colonna di carne calda e dura che gli limava il canale e anche Cesare raggiunse un forte orgasmo, mentre il ragazzo dimenava il capo sul cuscino. Cesare si premette con forza contro il corpo ripiegato sotto di lui e si scaricò emettendo un lieve e lungo mugolio, mentre i suoi testicoli si rapprendevano contro l'asta gonfia e dura.

Superato il momento dell'estasi, si rilassarono tutti e due quasi di colpo, ansimando pesantemente. Entrambi erano coperti di minute goccioline di sudore. Quando finalmente i loro corpi ebbero ritrovato la calma, emisero quasi all'unisono un lungo e tremulo sospiro.

"Tutto bene, baby?" gli chiese Cesare in un sussurro.

"M'è venuta fame..." mormorò Stefano con un risolino sciocco.

Cesare si sfilò lentamente da lui, prese alcuni fazzolettini di morbida carta e ripulì i loro corpi, poi prese il telefono dal comodino e controllò un foglietto.

"Ti va una pizza?"

"Sì, ottimo."

"Come la vuoi?"

"Quattro stagioni, grazie."

Cesare compose il numero ed ordinò le due pizze. "Fra mezz'ora sono qui. Ti va di andare a fare una doccia?"

"Sì, certo."

Dopo quel primo incontro, i due si videro ancora alcune volte. Cesare gli fece anche provare a penetrare e a Stefano piacque abbastanza, ma capì che preferiva essere penetrato.

Poi un giorno Cesare gli disse che aveva ottenuto l'iscrizione al Berkeley College di New York, così si dovettero separare, solo tre mesi dopo l'inizio della loro relazione.

Fu allora che Stefano decise di fare il suo "coming out" con i suoi genitori: sapeva che se voleva trovarsi altri compagni non gli sarebbe stato facile farlo di nascosto dei suoi.


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