"Alberto, è pronta la mia moto?"
Il ragazzo si girò e riconobbe il cliente: era Michele, un ragazzo di ventitrè anni, suo coetaneo. "Sì", la puoi prendere. Passa prima in ufficio a pagare la riparazione."
"Che aveva? Funziona bene, ora?"
"Come se fosse nuova." gli disse Alberto passandosi le mani sporche di grasso sulle cosce della tuta. "Ho dovuto solo alesare la sede delle valvole e cambiarle. Guarda qui com'erano ridotte. Quello che te l'aveva venduta aveva proprio trattato male il motore, s'era solo occupato di tener bene la carrozzeria..."
L'altro andò a pagare e Alberto si rimise a lavorare per restaurare una vecchia Gilera Saturno-Sanremo del 1949. Era riuscito a comprarla per un prezzo più che ragionevole, perchè il motore era completamente partito e la carrozzeria in cattivo stato. Aveva smontato il motore e lo stava rimettendo a posto, facendo a mano i pezzi da sostituire. Poi avrebbe rimesso a posto anche la carrozzeria. Gino, il padrone dell'officina gli lasciava usare tutta l'attrezzatura senza problemi, infatti era anche lui un appassionato di moto d'epoca.
Erano in tre a lavorare lì, oltre al proprietario, e benché lui fosse il più giovane, era forse il più esperto grazie soprattutto alla sua passione. Fin da piccolo era stato appassionato di motociclette, forse anche perchè il padre era stato campione regionale di moto. Lui aveva sempre aiutato il padre a mettere a punto la propria moto; era cresciuto a latte, pane e motociclette.
Quando padre e madre erano morti in uno stupido incidente stradale (un camion aveva sbandato ed aveva investito frontalmente l'auto in cui viaggiavano suo padre e sua madre, sbalzandola fuori strada e giù per un precipizio), Alberto, che aveva sedici anni, aveva smesso di studiare, era stato preso in casa dalla nonna, la madre di suo padre; aveva trovato lavoro in quell'officina, il cui proprietario era un amico del padre ed ex corridore motociclista anche lui.
Tanto Alberto era stato fisicamente sgraziato da adolescente, tanto s'era fatto un bel ragazzo crescendo. Era alto, snello, forte, aveva un sorriso aperto e contagioso; aveva capelli castano scuro, mossi, occhi con le iridi raggiate con colori dal nocciola chiaro quasi dorato al bruno scuro, un naso dritto e proporzionato, labbra morbide d'un colore rosa acceso. Non poche ragazze avevano perso la testa per lui ma, purtroppo per loro, Alberto era gay.
Se ne era reso conto quando aveva quattordici anni. All'inizio ne era rimasto piuttosto scosso, non voleva esserlo, voleva essere come tutti gli altri. Pensava di essere nato difettoso... Si diceva: "Magari è solo una cosa momentanea, ma poi passerà". Fin da piccolo aveva sentito che sui gay si scherzava pesantemente ed ora aveva capito che le persone che venivano derise erano come lui. Alberto non aveva mai reagito a quelle pesanti battute, per non "scoprirsi", non aveva mai neanche provato rabbia nei confronti dei suoi compagni, ma piuttosto una terribile tristezza. Pensava che si sarebbe sposato e così sarebbe "guarito". Eppure non credeva di essere davvero malato. Non si sapeva dare una spiegazione precisa, e nemmeno gli importava granché. Non gli era mai neanche passato per la mente di cercare aiuto da qualcuno. Aspettava semplicemente che la sua attrazione verso il proprio sesso... passasse.
Poi a quindici anni s'era preso una cotta per un compagno di classe di due anni più grande di lui (questi aveva ripetuto l'anno per due volte). Fino ad allora aveva provato un terrore assurdo che qualcuno potesse capire che lui era gay, ma al tempo stesso anche molta voglia di parlarne con qualcuno. Così un giorno lo disse chiaramente a Franco, il suo amato compagno di banco, alla presenza di un altro compagno di classe con cui aveva una grande amicizia.
Poco dopo, durante la ricreazione in cortile, disse al compagno di banco ed all'altro, sorridendo e con l'aria di prenderli un po' in giro, ma dentro di sé attendendo un po' impaurito di vedere quale sarebbe stata la loro reazione: "Vero che vi ho sconvolto?"
L'altro gli disse: "Ma no! Queste cose a me non fanno né caldo né freddo, non sono mica un uomo delle caverne, io. Tu sei mio amico, gay o no."
Franco però lo sconsigliò di andare a raccontare in giro di essere gay: "Non vedi cosa si dice di Perrone?" gli disse riferendosi a un gay molto noto in città, una classica checca vecchio stampo che andava a battere di notte e spesso era picchiato dai ragazzi che cercava di adescare.
Alberto allora gli rispose: "Ma io mica lo vado a dire a destra e sinistra. E mica sono mai andato a battere. L'ho detto a voi due perchè mi siete amici e perchè..." fece una pausa, riprese il fiato, e disse, quasi di fretta, ma a voce chiara, "perchè io mi sono innamorato di te, Franco."
Franco gli sorrise: "Mi dispiace, Alberto, ma a me piacciono le ragazze. Essere amici mi sta bene, mi piaci molto e ti voglio come amico... ma niente altro."
L'altro amico, per niente sorpreso, gli chiese: "Ma tu, Alberto, l'hai già fatto con qualcuno?"
"No, mai... ma mi piacerebbe. Però vorrei farlo con qualcuno che sento amico, non con uno sconosciuto, non con uno qualsiasi..."
"Beh, siamo ancora giovani, abbiamo ancora tempo. Neanche io l'ho ancora mai fatto con una ragazza..." disse l'altro in tono amichevole.
Il fatto di averne parlato con i due compagni di classe lo fece comunque sentire meglio. Anche perchè, dopo quel giorno, almeno con loro due poteva parlare chiaro e anche dire loro se gli piaceva un ragazzo, quello che pensava, che provava. Solo a casa aveva tenuto ben nascosta la sua omosessualità. Temeva, se l'avesse detto o lasciato capire ai genitori, di essere rifiutato, di non essere più amato.
Quando, rimasto orfano, si trasferì a casa della nonna, Alberto non aveva ancora avuto un rapporto sessuale. Per diversi mesi, sconvolto dalla disgrazia e dovendosi adattare ad una vita improvvisamente e totalmente diversa, non ci pensò più.
Con nonna Giuseppa stava bene, lei lo trattava da adulto, gli dava affetto senza essere asfissiante; lui era contento di darle una mano in casa benché la donna, nonostante i suoi settantadue anni, fosse ancora forte e completamente autosufficiente.
Una sera, erano a tavola, la nonna gli disse: "Alberto, papà tuo, poco prima di morire, mi aveva detto che secondo lui a te non piacciono le ragazze ma i ragazzi. é così?"
Il ragazzo la guardò a bocca aperta, non tanto e non solo per quella rivelazione, per quell'argomento, ma per il tono tranquillo e "naturale" con cui la nonna aveva affrontato l'argomento.
"Ah... papà la pensava così?" chiese il ragazzo, in tono esitante.
"Sì, ne era quasi sicuro. Si sbagliava?"
"Nnn... no... Io credo proprio... di essere gay. Ma... come l'aveva presa, papà?"
"Come l'aveva presa!? Era preoccupato per te, perchè la vita mica è tenera con chi è in quel modo. Mi chiedeva se doveva parlartene o aspettare che gliene parlavi tu... Io gli ho detto che secondo me faceva bene a parlartene... Solo che non ne ha avuto il tempo, purtroppo."
"E tu, nonna... come l'hai presa?"
"Sono qui che ne parlo con te, visto che il mio Sergio non ne ha avuto il modo. Per prima cosa voglio che sai che per me non cambia proprio niente, che ti voglio bene come prima... come t'avrebbe detto anche il tuo papà..."
"Grazie..." mormorò Alberto.
"Io non ne so granché di queste cose, ai miei tempi non se ne parlava mai... Ne ho parlato un po' con Sergio... Mi ha detto che è una cosa che capita, che è naturale, che non è un peccato o una malattia. Però è vero che la gente ha ancora un sacco di pregiudizi. Forse anche tua madre non avrebbe capito... forse, ma chissà, forse sì. Mi ha detto che se tu sei fatto così hai bisogno di essere più protetto di uno che non ha questo problema. Io ho anche letto qualcosa su una rivista e sentito qualcosa alla radio, ma non è che ci capisco tanto. Però... voglio che se hai un problema e se me ne vuoi parlare, puoi farlo. Non è che devi farlo per forza, si capisce. Ma quando ti va di parlarne, io sono qui per te, Alberto."
"Grazie, nonna..." mormorò di nuovo il ragazzo.
"Voglio dire... magari hai voglia di fare qualcosa, di divertirti... o magari un giorno ti innamori... o hai una delusione... Proprio come il tuo papà alla tua età... anche se per lui era con le ragazze... ma in fondo credo che cambia poco, no? Innamorarsi o essere delusi, capita a tutti, no? Sia come sia, ricordati sempre che io ti voglio bene, Alberto, e che sarò sempre al tuo fianco, finché dio mi conserva in vita e col cervello che mi funziona."
"Grazie..."
La nonna sorrise: "Hai solo da dirmi grazie, grazie?" gli chiese con un sorriso bonario.
Alberto si alzò in piedi, girò attorno al tavolo e abbracciò la nonna: "Te l'ha mai detto nessuno, nonna, che sei proprio magnifica?" le disse e la baciò su una guancia.
"Sì, mio marito buonanima... e poi tuo padre. Mi fa piacere che lo pensi anche tu. Alberto, a me interessa solo che tu sei felice. E se un giorno ti innamori di un ragazzo in gamba, sarei contenta che tu me lo fai conoscere."
"Grazie, nonna. Lo farò senz'altro. Ma per ora non c'è proprio nessuno in vista."
"Beh. Dopo tutto hai solo diciassette anni. E poi, tutto sommato, credo che è più facile per un ragazzo della tua età trovare una ragazza che un ragazzo, magari andando a ballare, andando in giro con gli amici..."
"Ho saputo che ci sono locali dove vanno quelli come me, nonna... Discoteche, bar..."
"E allora, perchè non li frequenti? Non hai amici che sono come te e con cui ci puoi andare?"
"No, nonna, non ne ho. E poi, in quei posti, si va la sera tardi e si fanno le ore piccole, e io la mattina devo alzarmi presto per andare a lavorare."
"Ma almeno il sabato devi uscire per stare con gli altri ragazzi... ché la domenica puoi anche dormire fino all'ora di pranzo... Alla tua età non puoi essere tutto casa e lavoro, no? Hai le chiavi di casa, puoi rientrare all'ora che vuoi. So che sei un bravo ragazzo, e che sarai prudente. Stai solo alla larga dalle droghe e dall'alcol, per favore. E... portati sempre qualche... protezione in tasca, in modo di non prenderti brutte malattie..." aggiunse infine ed arrossì lievemente, cosa che fece una grande tenerezza al ragazzo.
Così Alberto iniziò ad andare in discoteca ed a conoscere altri ragazzi. All'inizio era un po' timido ed imbarazzato, ma poi gradualmente si lanciò, ed ebbe finalmente le sue prime avventure, i primi rapporti sessuali.
Ne ebbe un'impressione contrastante: da una parte trovò che fare sesso era una cosa assai piacevole, gratificante, molto più di quanto avesse potuto immaginare. Dall'altra capì che se anche lì per lì quelle avventure lo gratificavano, in realtà non lo soddisfacevano veramente. Nel migliore dei casi era sesso meccanico, animale (anche senza dare un significato negativo a questa parola, ma nel senso che anche l'essere umano è un animale). Era solo un rapporto fra due corpi, cioè non un vero rapporto da persona a persona: mancava, se non amore, che capiva essere una cosa rara, per lo meno amicizia.
Comunque gli piaceva fare sesso. Fu anche abbastanza fortunato, perchè i primi ragazzi con cui lo fece, di poco più grandi di lui, lo introdussero alle varie forme del rapporto sessuale in modo "pulito", non morboso ma allegro, spontaneo. Anche il primo ragazzo che lo prese, sapendo che Alberto non l'aveva ancora mai fatto, lo penetrò con molta cautela sì da farglielo piacere, e ad Alberto piacque, nonostante avesse provato un forte fastidio iniziale.
Quando aveva venti anni, si prese una mezza cotta per Rino, uno dei ragazzi che aveva conosciuto in discoteca. Però questi viveva in coppia con il suo amico Reginaldo, perciò Alberto non tentò nessun approccio con lui. Ma trovandosi reciprocamente simpatici, divennero amici.
Rino aveva ventiquattro anni e Reginaldo ventinove. Vivevano in una piccola ma graziosa mansarda del centro, e assieme gestivano un negozio di frutta e verdura che si trovava più o meno a metà strada fra l'officina dove Alberto lavorava e casa sua. Così a volte passava da loro per comprare qualcosa da portare alla nonna e si fermava a chiacchierare per un po'.
Fu nel loro negozio che conobbe Orlando, un loro amico di ventisei anni, anche lui gay. Era alto, biondo, con un corpo da indossatore, occhi celeste scuro. Alberto si sentì subito attratto. Pareva anche avere una personalità gradevole. Quando Lando uscì, Alberto chiese loro se l'amico avesse un boyfriend.
"No, è libero. Ti piace, Lando?"
"Sì, lo trovo molto attraente, interessante. Che lavoro fa?"
"Canta nel coro dell'Opera." rispose Reginaldo. "Era il mio ragazzo, prima che mi mettessi con Rino. Siamo stati assieme per due anni. Però non eravamo veramente adatti l'uno all'altro, così ci si è lasciati, anche se si è rimasti buoni amici. Lando è un buon ragazzo, anche se un po' superficiale e incostante..."
"È molto bello... sexy..." commentò Alberto.
"Mah, sì... però io preferisco il mio Rino." gli disse Reginaldo, guardando con un tenero sorriso il suo ragazzo.
"Beh, anche io..." disse Alberto, e arrossì per essersi lasciato sfuggire quell'apprezzamento.
"Sì, Rino me l'ha detto... Ma so anche che non ci hai mai provato con lui..."
"Certo che no, appena ho saputo che aveva un uomo, cioè te. Ma credevo che non se ne era accorto." disse un Alberto, po' imbarazzato.
Pochi giorni dopo, passando di nuovo al negozio dei suoi due amici, Rino gli disse: "Sai, in questi giorni Lando ci ha coperti di domande riguardo a te. Pare che hai fatto colpo, dice che gli piacerebbe conoscerti..." gli disse, poi ridacchiando aggiunse, "... in senso biblico, logicamente."
"Beh, anche a me piace, come vi ho detto..." ammise Alberto.
"Sì... ma secondo me devi stare attento a non farti troppe illusioni, con Lando. Non è il tipo che sa mantenere una relazione seria." gli disse Reginaldo.
"Con te è stato per due anni, comunque, no?" obiettò Alberto.
"Per merito di Reginaldo, ne sono sicuro." gli disse Rino. "Comunque non è detto che, se siete tutti e due veramente interessati, le cose non possano funzionare fra voi due. E male che vada, pare che Lando ci sappia fare, a letto."
Orlando e Alberto si incontrarono, e il cantante invitò il meccanico a salire da lui per fargli sentire alcune registrazioni dei cori in cui cantava... Alberto non s'era mai interessato all'opera lirica, non era certo il genere che era abituato ad ascoltare ma, anche grazie alle spiegazioni di Orlando, apprezzò per la prima volta in vita sua anche quel tipo di musica.
Mentre ascoltava un brano della Cavalleria Rusticana, Alberto si chiese che cosa aspettasse Orlando a fargli le sue avance: fino a quel momento s'era comportato soltanto come se l'unico motivo per cui erano lì fosse ascoltare musica operistica... Si stava chiedendo se dovesse fare lui il primo passo, quando Orlando gli cinse lievemente la vita e lo attirò a sé.
"Sai che mi scatena gli ormoni averti qui, così vicino? Ti va di... venire di là?" gli sussurrò in tono seducente.
Alberto si sentì subito fortemente eccitato. Per tutta risposta prese l'altro fra le braccia, addossandoglisi, e lo baciò. Orlando rispose al bacio con l'avidità di un assetato che trova una polla d'acqua fresca in un deserto, tanto da togliergli il respiro ed Alberto, dopo l'apparente calma e quasi indifferenza di poco prima, si sentì travolto da quella passione.
Orlando mormorò, con voce lievemente roca: "Vieni..." e lo guidò fino alla propria camera da letto.
Si spogliarono l'un l'altro con mani febbrili, poi Orlando si stese sul letto tirando sopra di sé il desiderato ospite. Alberto apprezzò il corpo snello, sodo e ben proporzionato dell'altro.
"Fottimi, dai!" disse Orlando cingendogli la vita con le gambe ed offrendoglisi.
Alberto avrebbe desiderato avere un po' più di tenerezza, prima di arrivare all'unione; gli piacevano i preliminari... ma al tempo stesso il forte desiderio dell'altro l'aveva infiammato...
"Non hai un preservativo?" gli chiese.
"Sì... Apri il cassetto del comodino..."
Alberto ne prese una bustina, si preparò e tornò sull'altro, che frattanto s'era portato le gambe contro il petto, in attesa, gli occhi sfavillanti di desiderio. Gli calò sopra ed iniziò a premere. Gli scivolò dentro con estrema facilità, mentre Orlando emetteva un basso e lungo gemito di piacere.
"Sì... sì, così... dai... fottimi!" lo incitava il cantante, pieno di libidine.
Alberto iniziò a battergli dentro con vigore, e l'altro evidentemente apprezzava quella energica monta... Si guardavano e negli occhi di entrambi brillava il piacere per quella focosa unione.
"Dai... dai..." lo spronava Orlando agitandosi lietamente sotto di lui, mentre spaziava con le mani sul corpo di Alberto, soffermandosi a titillarlo ad arte sui punti più sensibili.
Alberto provava contrastanti emozioni. Da una parte era un po' stupito per il rapido cambiamento dell'altro, da pacato ed elegante padrone di casa, raffinato, quasi signorile, allo scatenato maschio che ora si faceva fottere in un tripudio di sensualità e di lussuria. Dall'altra, nonostante la mancanza di ogni preliminare, ora stava provando un intenso piacere nel prendere quel bel corpo che con tanto entusiasmo gli si stava dando.
Quando si sentì prossimo al raggiungimento dell'orgasmo, Alberto rallentò, per prolungare il piacere fisico di quella focosa unione, ma Orlando se ne rese conto e gli disse: "No, dai! Vienimi dentro, non ti fermare! Sto per venire anche io..."
Così, dopo pochi secondi, entrambi si scaricarono in una bassa e lieve sinfonia di mugolii, fremendo e tremando per l'intensità dell'orgasmo. Orlando lo cinse con le braccia tirandolo con forza a sé, le loro labbra si incontrarono e si unirono in un lungo e profondo bacio mentre i loro corpi ritrovavano lentamente la calma.
Quando, finalmente rilassati, si staccarono e Alberto scivolò a fianco dell'altro, Orlando gli chiese: "T'è piaciuto fottermi?"
"Sì..." ammise Alberto con un basso sospiro.
"Non sembri del tutto convinto..."
"Sì, m'è piaciuto. Solo che io... a me piacciono i lunghi preliminari... di solito..."
"Beh... è che avevo troppa voglia. La prossima volta faremo come piace a te... Ci sarà una prossima volta, no? Mica ti ho deluso per questo, no?"
"No, no... m'è piaciuto farlo con te... Sì che ci sarà una prossima volta e magari anche più di una..." disse con un sorriso gentile Alberto.
"Tu sei un tipo romantico, vero?"
"Romantico, io? Non lo so... No, credo semplicemente che mi piace godermi al meglio quello che la vita mi offre."
"Un edonista, allora?"
"Cos'è un edonista?"
"Uno che trova nel piacere fisico le uniche soddisfazioni della propria vita."
"Beh... no... Non credo... Ci sono altre soddisfazioni che uno può avere, oltre che quelle del piacere fisico. Per esempio amare e essere amato..."
"Ecco, vedi, allora sei un romantico."
"Devi per forza appiccicarmi un'etichetta?"
"No... sto solo cercando di inquadrarti, di capire che tipo sei. A pelle, mi piaci, mi attrai, però in fondo non è che ci si conosce ancora."
"Già. Noi gay, di solito, prima si scopa e poi, se va bene, ci si conosce. Chissà perchè? Cioè, voglio dire, non c'è il corteggiamento come fra un ragazzo e una ragazza..."
"Sì, sei proprio un romantico, tu."
Alberto ebbe un sorrisetto ironico: "Non capisco se lo dici come complimento o per offendere..."
"Ma no, che c'entra! Per offendere no! Solo che io sono un po' cinico, credo poco all'amore, alle relazioni durature. Tu guarda, anche fra gli etero, quanti sono i matrimoni che durano? E anche se di facciata vanno avanti, quante coppie si amano davvero? Secondo me meno dell'uno per cento. Le coppie etero hanno il matrimonio, i figli che li tengono assieme, le pressioni della società, anche se oggi molto meno di una volta. Allora il corteggiamento dovrebbe servire a fare in modo di conoscersi per fare meno errori a mettersi insieme. Per noi gay non ci sono tutte queste cose, perciò si va subito al sodo, al concreto. Prima si scopa, poi eventualmente ci si conosce. Molto più funzionale."
"Perciò, niente amore, fra due gay?"
"Amore? Secondo me no. Ma innamoramenti, sì. Ci si innamora, la fiamma arde, brucia la passione... poi è la routine. No, io non ci credo nell'amore."
"Ci sono coppie che stanno assieme da anni, anche fra noi gay..."
"Abitudine, comodità, convenienza, pigrizia... magari anche amicizia, perchè no? Credi a me, l'amore non esiste."
Alberto sorrise: "No che non ti credo. Non posso... non voglio crederti. Secondo me l'uomo ha bisogno dell'amore almeno quanto ha bisogno dell'aria, dell'acqua, del cibo."
"Irrimediabilmente romantico." disse Orlando con un sorrisetto. "No, non lo dico con ironia, credimi. Se mai... con tenerezza. Nella vita c'è solo... egoismo. Io ti do qualcosa solo perchè così ricavo da te qualcosa."
"C'è chi dà senza aspettarsi niente in cambio..."
"No, come minimo in cambio ne ottiene il piacere di dare. Crede perciò di guadagnarci, altrimenti non lo farebbe."
"Chi muore per salvare un amico... o anche uno sconosciuto..."
"Lo fa solo per un motivo di autostima, o per sentirsi un eroe... Non ci credo, io, nell'altruismo."
"Povero Orlando..." mormorò Alberto, scuotendo il capo.
"Ti credi tanto superiore a me?" gli chiese l'altro con un sorrisetto ironico.
"Superiore? Io? No. Secondo me nessuno è superiore ad un altro. Semplicemente abbiamo idee opposte e a me, è logico, mi piacciono di più le mie. Per te la vita è solo dare e avere, una vita da ragioniere, senza poesia, senza sogni, senza illusioni..."
"E perciò senza delusioni, no?"
"Non è vero. Solo chi non si aspetta niente non ha delusioni. Se tu ti aspetti un guadagno, un tornaconto da qualsiasi cosa fai, nella vita avrai molte più delusioni di me."
"E tu non t'aspetti niente?"
"Non ho detto questo. Però non sto a fare la contabilità di quanto do e di quanto ricevo. A parte poi il fatto che spesso è difficile, o anche impossibile, dare un valore alle cose come se sono articoli su un catalogo. E poi è anche noioso, no? C'è di meglio da fare nella vita che mettere un... prezzo a qualsiasi cosa si fa."
"Sei ancora giovane, idealista... cambierai idea, prima o poi. Maturerai e comincerai anche tu a riflettere sul valore di quello che dai e di quello che ricevi... Oppure sarai sempre sfruttato da tutti, credi a me."
"Se maturare significa diventare così... preferisco restare un frutto acerbo. Anche a costo di essere sfruttato."
"Il complesso di Peter Pan... che non voleva crescere."
Alberto sorrise: "Gay, romantico, idealista, immaturo e col complesso di Peter Pan... Quale altra etichetta mi appiccichi, la prossima volta? A forza di coprirmi di etichette, fra poco non sei più capace di vedere me... me così come sono per davvero."
"E come sei, realmente?"
"Sta a te scoprirlo... se ti interessa. D'altronde, chi di noi sa per davvero come è? E se non lo so io... come puoi saperlo tu?"
"La teoria dell'incomunicabilità..."
"No, la capacità di non credersi mai arrivati, mai sicuri di quanto si è convinti di sapere, la capacità di continuare ad essere sempre curiosi nei confronti della vita... Nessun uomo è mai a due dimensioni soltanto... e neanche solo a tre dimensioni... Ognuno di noi ha tantissime dimensioni, secondo me. E quando uno crede di sapere tutto a proposito di un altro... e smette perciò di cercare di capire, di scoprire... beh... l'altro non gli interessa più."
Alberto ed Orlando si videro ancora alcune volte, fecero l'amore con maggiore calma, come piaceva ad Alberto, ma il ragazzo si rese conto che Orlando non era la persona con cui avrebbe potuto avere una relazione seria e continuativa, una vera relazione. Si accontentò perciò del buon sesso che poteva avere con il bel corista dell'Opera...