Stavo travasando il vino con Giovanni, quando lui ad un certo punto mi disse: "Pier, mica ti incazzi se ti dico una cosa?"
Io l'ho guardato incurosito: "E cosa?"
"Non è che io voglio ficcare il naso in cose che non mi riguardano, però... ho bisogno di parlarti di una cosa, di chiederti un consiglio, ma prima... prima voglio essere sicuro che sei la persona giusta, come credo..."
Io ero ancora più incuriosito per quel lungo preambolo: "Di che si tratta?"
"Ecco... se mi sbaglio..." disse incerto e visibilmente imbarazzato, "mi giuri che non t'incazzi con me?"
"Giovà, e dai! Ti giuro che non m'incazzo va bene?"
"Davvero, eh?" mi disse lui. Poi, a voce bassa, mi chiese: "Tu e Menico... state insieme... come io con Elvira, giusto?"
Non m'aspettavo una domanda del genere, però mi piacque che avesse paragonato noi due a loro due. Perciò risposi semplicemente: "Sì."
"Ecco, perché io c'ho un problema..."
"Che, pure a te piace..." chiesi io.
"No. A me piace Elvira, però..."
"Però? Qual è il consiglio che dicevi?"
"Vedi, mio fratello Matteo, quello di diciotto anni, non so se te lo ricordi, qualche volta è venuto qui..."
"Sì che me lo ricordo. Non è quello che sta per finire l'istituto agrario?"
"Sì, lui. Mio padre l'ha pestato peggio che se era un tappeto..."
"E perché?" gli chiesi cercando di capire dove voleva arrivare con quel discorso.
"Perché ha scoperto che è... come te e Menico, capisci."
"Ah. A Matteo piacciono i ragazzi?"
"Proprio così."
"E com'è che l'ha scoperto tuo padre?"
"Eh, l'ha trovato mentre se lo faceva mettere da uno dei braccianti..."
"Capisco. E allora?"
"Beh... secondo me già ha sbagliato a menarlo così quando l'ha scoperti, che io penso che se uno è così, mica è colpa sua. Però il problema è che continua a menarlo e allora... Matteo vuole scappare via da casa, però io gli ho detto di no, che deve pigliare il diploma, prima, solo che lui non gliela fa più a stare a casa e buscarsele mattina e sera... e quando non se le busca, tutti lo trattano come un cesso..."
"E tu adesso lo vuoi aiutare." gli dissi annuendo.
"Sì certo, povero Matteo. Credi che se chiedo a Francesco se lo lascia venire qui... Io pago tutte le spese, si capisce. E poi... magari tu e Menico potete anche parlargli a Matteo, e aiutarlo a capire che se è così, va bene lo stesso... Voglio dire... E io gli pago pure gli studi e magari dopo, se non ci sono problemi, può anche lavorare qui e avere due amici come voi, che lui crede che è pochi come lui e... Beh, insomma, manco so io esattamente, e per questo volevo parlare con te." concluse, sempre più confuso.
"Penso che si può fare come dici, che non c'è nessun problema e credo che Francesco non ti dirà di no. Però, sia ben chiaro, Menico e io siamo proprio come te e Elvira, cioè, non pensare che uno di noi due, con tuo fratello..."
Giovanni arrossì: "No, mica volevo dire quello. Cioè, se vi va e se va a Matteo, sono affari vostri non miei, né per sì né per no... Però a vedere due come voi, che possono vivere tranquilli e che vi volete bene, che tutti vi rispettano, gli può dare... coraggio. Giusto?"
"Sì, sono d'accordo. Preferisci parlare tu di Matteo con Francesco o vuoi che gliene parli io?"
"Tu che pensi che è meglio?"
"Che gliene parli tu. Magari, se vuoi, digli che prima hai chiesto consiglio a me, se questo ti rende più facile la cosa."
Così, due giorni dopo, Giovanni andò a prendere Matteo e le sue cose, e il ragazzo venne ad abitare con noi. Gli comprò anche una moto di seconda mano perché potesse andare a scuola.
Matteo era un ragazzotto timido e introverso, molto grazioso, direi quasi sensuale. Assomigliava, fisicamente, a Giovanni, e ne era, per così dire, la bella copia. Quando non era a scuola studiava sotto il portichetto a lato della casa. Ma una volta finiti i compiti, si prestava volentieri ad aiutare chiunque glielo chiedesse a fare vari lavoretti.
A poco a poco il ragazzo si aprì con Menico e con me, e ci faceva un sacco di domande, anche intime, chiaramente però non le faceva per curosità ma per capire meglio la propria sessualità, per capirsi.
Il ragazzo volle sapere come aveva fatto Menico a capire di essere gay, a anche io e come c'eravamo messi assieme. Poi Matteo ci raccontò che lui aveva capito abbastanza presto che gli piacevano i ragazzi e non le ragazze, ma credeva di essere l'unico, di avere qualcosa che non gli funzionava.
Una volta Menico gli chiese: "Non hai nessuno, adesso, giusto?"
"No."
"E non ti pesa?"
"Embeh! Un po' sì, però che ci posso fare. Voi due state assieme e gli altri, qui, non gli interessa..."
"E a scuola? I compagni?"
"Se solo lo sanno di me... dovete sentire come parlano di noi finocchi. E se anche ce n'è uno, sta ben nascosto come me... e parla di tette e di fighe come me... Ho pure inventato che qui c'ho la fidanzata... Perciò come faccio a capire se c'è qualcuno come me?"
"E quel bracciante che conoscevi?" gli chiesi.
"È scomparso, se n'è andato di corsa prima che mio padre bastonasse a lui pure. Chissà dov'è adesso."
"Ma prima che con lui, non l'hai fatto con nessuno, da queste parti?"
"E con chi? Lui è stato il primo, l'unico."
"Beh, come hai trovato lui, magari..." disse Menico.
"È lui che ha trovato me... Io m'ero nascosto sul fienile, avevo le brache abbassate me lo menavo e mi infilavo in culo un piolo di legno bel levigato che m'ero fatto apposta..." disse arrossendo. "Ero così preso che non l'ho sentito arrivare, e quando me lo sono visto davanti mi sono sentito morire per la vergogna e per la paura, che ancora un po' me la facevo sotto. Ma lui m'ha sorriso, s'è aperto la braga e l'ha tirato fuori, già bello dritto e duro e m'ha detto che il suo era meglio di quel piolo...
"Io stavo lì come un baccalà, e però quel suo piolo di carne non riuscivo a levargli gli occhi da sopra tanto mi pareva bello. Allora lui m'ha fatto girare, m'ha messo lo sputo e me l'ha spinto dentro, che era davvero mille volte meglio del mio piolo di legno... Così abbiamo cominciato a vederci di nascosto ogni volta che si poteva e ogni volta mi piaceva anche di più. Finché non ci hanno scoperti..."
Ci faceva pena quel povero ragazzo, ma d'altronde non sapevamo proprio che fare per lui. Finché un giorno tornarono Roberto col suo Dado a passare qualche giorno da noi, all'Agriturismo, e io ebbi l'impressione che i due guardassero con un certo interesse il nostro Matteo che era davvero un gran bel ragazzo.
Allora una volta chiesi ai due: "Ma voi siete una coppia fedele come Menico e io, o qualche extra ve lo fate?"
Roberto rise e Dado abbassò gli occhi. "Beh, qualche volta... a Dado e me non dispiace variare un po' il menù. Ma o lo facciamo assieme, se troviamo uno che ci piace, o niente. Perché?"
"Mah, così... solo curiosità." dissi io che prima volevo parlarne con Matteo.
Perciò un po' più tardi, preso in disparte il ragazzo, gli chiesi: "Dimmi un po', Matteo, mi sbaglio o Roberto e Dado ti piacciono?"
"Beh, sì... e credo pure che... mica sono sicuro, magari sono solo amici, però... magari sono come noi, invece."
"E se sono come noi, ti piacerebbe farci qualcosa?"
"Eccome!"
"Con chi dei due?"
"Tutti e due, con la fame che mi ritrovo!" mi disse Matteo a metà fra il vergognoso e lo sfrontato.
"E magari a tutti e due gli piacerebbe fare qualcosa con te..."
"Eh, magari!"
"Non hai notato come ti guardano?"
"Come mi guardano? Cioè, vuoi dire che secondo te... che magari ci starebbero a fare qualcosa con me?"
"Io credo proprio di sì..."
"Eh, ma mica posso... Con gli ospiti niente, no? Non è questa la regola?"
"Si potrebbe fare un'eccezione... Che poi manco sarebbe davvero un'eccezione, perché dopo tutto tu pure sei come un ospite qui, e fra ospiti la regola non vale." dissi io.
"Mica posso... io mica posso andare là da loro e chiedergli se hanno voglia di fottermi, no?"
"Ma se te lo chiedono loro..."
"Non lo so... E poi... se per caso lo scopre Francesco, va a finire che mi manda via pure da qui."
"Basta che non lo scopra, no? Magari andate tutti e tre a fare un'escursione, vi infrattate... e per prudenza uno di loro sta di guardia che non arrivi nessuno... mentre tu con l'altro... Non ti piacerebbe?"
"Eh. Tante cose mi piacerebbero! Però..."
Allora andai di nuovo a parlare ai miei due amici e gli dissi di Matteo, spiegando loro il problema del ragazzo e cosa gli avevo detto.
"Si può sempre fare un'opera di bene, no?" disse allegramente Roberto.
"O un'opera di pene..." replicai io ridendo.
Bene. Roberto e Dado andarono a chiedere a Francesco se poteva assegnare loro Matteo come guida per fare un'escursione, si fecero dare un cestino di cibo da mamma, presero una copertella e tutti e tre la mattina dopo partirono, di buon'ora.
Tornarono a metà pomeriggio. Notai subito che Matteo era allegro e loquace. Tutto era andato bene, quindi.
Infatti, più tardi, Matteo mi prese a parte: "Grazie, Pier!" mi disse sottovoce, con uno sguardo luminoso.
"È andata bene l'escursione, allora?"
"Cazzo! Meglio di così non poteva andare. Me l'hanno messo tutti e due, e Roberto ha pure voluto fare il bis! E lo sapevano fare pure meglio di Ettore."
"Chi è Ettore? Il bracciante?"
"Sì, molto meglio di lui, specialmente Roberto. Sarà che Ettore c'aveva poca esperienza... Ma pure Dado, che c'ha la stessa età di Ettore, non era niente male, lo fa meglio di lui. E poi... m'hanno detto che vogliono farlo ancora, prima di andare via e m'hanno chiesto se io ci starei. Altroché se ci starei, gli ho detto."
"Un'altra escursione?"
"Sì, certo. Pier?"
"Che c'è?"
"Dici che lo trovo, un giorno, uno che sta con me come voi due o come Roberto con Dado? Uno che oltre a fottermi, mi vuole bene?"
"Penso e spero di sì. Io avevo venticinque anni quando ho trovato Menico, no?"
"Sì... ma tu almeno prima lo facevi con le ragazze. Spero di non dover aspettare ancora altri sei, sette anni prima di trovare uno con cui mettermi..." mi disse Matteo con un sorriso birichino.
Non dovette aspettare così a lungo.
In agosto, uno dei nostri ospiti, un bel giovanotto svizzero-tedesco di nome Hubert (che parlava piuttoste bene anche l'italiano), di ventotto anni, gay, che era venuto da noi con la sorella, il cognato ed i loro due figli, si invaghì di Matteo ed il ragazzo di lui. Non solo riuscirono ad appartarsi praticamente tutti i giorni, con la complicità della sorella e del cognato che sapevano che Hubert era gay, ma lo svizzerotto s'era preso una cotta per Matteo e voleva portarselo in Svizzera e il ragazzo era più che pronto a seguirlo.
Allora li prendemmo in disparte tutti e due, chiamando anche Giovanni e discutemmo la cosa. Nonostante Hubert avesse assicurato che lui ci teneva molto a Matteo, che non era una decisione presa alla leggera, Giovanni disse che lui non aveva niente in contrario, ma voleva che prima Matteo prendesse il diploma. Menico e io davamo ragione a Giovanni e Hubert capì che non avevamo torto.
Così alla fine riuscimmo a convincere Matteo di aspettare ancora un anno e, se una volta diplomato erano ancora tutti e due d'accordo a mettersi assieme, Hubert sarebbe tornato a prenderlo, se lo sarebbe portato via e gli avrebbe dato lavoro nel suo negozio di "delicatessen".
Hubert, che ci teneva davvero a Matteo, con la scusa di venire a comprare i prodotti dell'Agriturismo per il suo negozio (che gli avremmo potuto spedire senza problemi), fece in modo di venire in auto fino da noi circa una volta al mese. Si fermava per il week-end, con la nostra complicità faceva l'amore con Matteo, poi comprava i nostri prodotti che gli servivano per il suo negozio, caricava l'auto, e se ne tornava in Svizzera.
Le sue frequenti visite ci permisero di conoscerlo meglio e di pensare che Matteo sarebbe stato bene con lui. D'altronde uno, se non ha intenzioni serie, non si sarebbe fatto tutti quei chilometri solo per farsi una scopata. Anche Giovanni era d'accordo con noi.
Fra una visita e l'altra i due innamorati si scambiavano e-mail molto spesso. Matteo si mise anche a studiare il tedesco per conto suo, usando un corso in CD che aveva comprato. Il ragazzo era letteralmente fiorito, da quando aveva deciso di mettesi con Hubert. Era diventato più allegro, più estroverso.
Quando erano tornati da noi Roberto e Dado, Matteo aveva rifiutato il loro invito a ripetere le escursioni con le annesse scopate, spiegando loro che s'era messo con Hubert. I due amici non avevano insistito, comportandosi correttamente.
Una volta il ragazzo era venuto da noi per usare il nostro computer collegato a internet, e nel nostro soggiorno aveva letto e risposto all'ultimo e-mail del suo Hubert. Matteo, che voleva sempre che io leggessi i loro messaggi, mi disse, cona aria sognante: "Sai che Hubert scopa proprio bene!"
"Meglio di Roberto?" gli chiesi io.
"Sì, meglio, perché Hubert non solo ci sa fare, ma è innamorato di me."
"Te l'ha detto? Nei suoi messaggi non l'ha mai scritto."
"Me l'ha detto, certo. E sì che me lo scrive. Guarda!" mi disse mostrandomi uno degli e-mail di Hubert e sottolineandone un punto con il dito.
C'era, sotto la firma, un insieme di lettere e simboli a cui non avevo fatto caso.
"ILM x 3-% x ∞"
"Allora?" gli chiesi senza capire.
"Allora... ILM significa Ich Liebe Matteo; x è un bacio; poi 3 è il mio culetto, il meno e il percento sono il suo cazzo e le palle che me lo mette; poi di nuovo un bacio; e infine ∞ è il suo cuore." mi spiegò.
"E tu, come gli rispondi?" gli chiesi divertito.
"Uguale, solo che invece di M ci metto H e inverto i simboli. Guarda!" E, aperto un altro e-mail, mi mostrò la sua risposta: "∞ x 3-% x ILH".
"Quando sarai in Svizzera, ci manderai qualche e-mail?" gli chiesi.
"Sicuro! Giovanni e voi due siete tutta la mia famiglia, no?"
Matteo finalmente prese il diploma e Hubert venne a prenderlo. Erano radiosi tutti e due ed era un piacere vederli così felici.
Giovanni, prima che il fratello partisse, gli disse: "Io ti auguro che fra te e Hubert vada tutto nel migliore dei modi. Ma ricordati che se per caso un giorno tu avessi problemi, qui hai sempre me e anche Pier e Menico."
"Certo." confermai io. "Comunque mi pare che Hubert sia un uomo in gamba!"
Bene, i due andarono via, dopo che Hubert ebbe caricato l'auto dei nostri prodotti. Mi sembrò che Giovanni fosse, se non triste, pensieroso.
"Sei preoccupato per Matteo?" gli chiesi.
"Non proprio. Il fatto è che Matteo è così giovane..."
"E te ne accorgi solo adesso? Dopo un anno che la cosa va avanti? Comunque Matteo ha diciannove anni, no?"
"Certo che me ne sono accorto anche prima, ma... Matteo era così deciso che... ho preferito non dirgli niente. Spero comunque che Hubert abbia abbastanza giudizio per tutti e due..."
"Giovà, sicuri non si può essere mai. Anche tu e tua moglie, tanto per dire, un giorno potrebbe girare storto a uno di due e potreste rompere, no? Uno spera che non succeda, si capisce. Ma non è perché sono due maschi che deve succedere più facilmente che se fossero un maschio e una femmina."
"Sì, c'hai ragione. Speriamo che gli vada tutto bene, al mio Matteo."
Lasciai Giovanni e feci per andare a controllare se i nostri polli razzolanti avevano abbastanza becchime, quando mi ricordai che una delle selle dei nostri cavalli necessitava di essere riparata: una delle cuciture laterali si stava sfilando. Quel compito spettava a me. Il becchime poteva aspettare.
Stavo finendo di riparare la sella, quando arrivò Menico.
"Pier, abbiamo un problema..." disse e sedete sullo sgabello, davanti a me.
"Che problema?"
"Marco... l'ho sorpreso nel fienile che... che scopava con uno degli ospiti..."
"Uno? Un maschio vuoi dire? E chi?" gli chiesi stupito ed incredulo.
"Il romano, quel Giorgio... Lo stava fottendo come un mandrillo."
Mi venne da ridere, e chiesi: "Chi fotteva chi?"
"Marco fotteva il romano. Hai poco da ridere. A parte che se lo sorprendeva papà... Sai che non vuole che con gli ospiti..."
"A Matteo gliel'avevamo permesso, no?"
"Matteo era un'altra cosa, anche se aiutava, non era uno di noi era come un'ospite anche lui, dopo tutto. E poi... Marco è sposato... Pensa se invece di me lo vedeva Simona!"
"Beh, sarà bisessuale..."
"Pier! Non è quello il problema. Per me Marco può essere trisessuale o pansessuale o quello che cazzo vuole."
"Va bene, d'accordo. E che ci possiamo fare? Marco sa che l'hai visto?"
"Non credo. Dobbiamo parlare con lui, comunque."
"E dirgli... cosa?"
"Primo, ricordargli la regola: mai niente con un ospite. E secondo... secondo non lo so. Credo che sia solo quello."
Sorrisi, perché era caratteristico di Menico avere sempre due punti quando voleva affermare qualcosa, ma ora il secondo punto non gli veniva.
"Dobbiamo, dici. Tu e io?"
"Certo. Così è più... ufficiale, no?"
"Mah... forse hai ragione."
Andai a rimettere a posto la sella poi, con Menico, cercammo Marco. Gli chiedemmo di venire ad aiutarci a sistemare la recinzione su verso il rio, e lo portammo con noi. Quando fummo ben lontani dalla casa, Menico affrontò l'argomento.
"Marco, sai che la regola della casa è di non fare mai niente di... sessuale con i nostri ospiti, no?"
Contrariamente a quanto m'aspettavo, Marco non solo non negò, ma chiese: "M'avete visto con Giorgio?"
"Sì, proprio così. Nel fienile." disse Menico.
"Lasciate che vi spieghi..." disse il giovanotto abbassando lo sguardo. "Il fatto è che io... a me, vedete, piace farlo sia col maschio che con la femmina. Simona lo sa, io gliel'avevo detto, prima di sposarci, che però io ho anche bisogno... dell'altro."
"Tua moglie lo sa? E..." chiesi io davvero stupito.
"E ha accettato. Basta che io non vado mai con un'altra donna, me l'ha fatto giurare. A La Spezia avevo un amico, un ragazzo fisso... Lo conosceva pure lei... Andava tutto bene... Solo che poi io ho perso il lavoro e siamo venuti a lavorare qui e... per un po' sono riuscito a... a non cercare altro, ma quando quel Giorgio m'ha fatto capire che lui ci stava... Erano mesi che... E così..."
"Ma ti rendi conto, Marco, che se invece di uno di noi due era un altro a vedervi, specialmente papà..."
"Ma di voi due mica dice niente, no?" disse, ma senza aria di sfida.
"Noi due non lo facciamo con un ospite."
"Ma io questa regola non la capisco..."
"Primo, la regola c'è e perciò va rispettata. Secondo, semplicemente papà non vuole che gli ospiti si passano la voce e che vengono qui per scopare. Non vuole che questa diventi una... una specie di casa di appuntamenti. E ha ragione a pensarla così."
"Ma mica mi sono fatto pagare, io!" obiettò Marco quasi offeso.
"E meno male! Ma non cambia niente." controbattei io.
"Ma io... io ho bisogno di... altro." Marco disse quasi in un gemito.
"Davvero tua moglie sa? E non le importa se hai anche un ragazzo?"
"Se glielo volete chiedere..."
"Marco, tu e tua moglie siete due validi, ottimi aiuti, qui. Ci dispiacerebbe molto dovervi perdere. Ma se tu ci provi di nuovo con uno degli ospiti..." disse Menico.
"È lui che ci ha provato con me..."
"Non cambia niente. Se lo fai di nuovo..."
"Io non resisto, davvero. E qui, a parte gli ospiti, non c'è nessuno che... Forse allora è meglio che mi cerco un altro lavoro..." disse in tono abbacchiato.
"Sì, forse è meglio, anche se ci dispiace." dissi io.
Però un po' più tardi arrivò a parlarmi Simona.
"Marco m'ha detto di quello che è successo e di quello che gli avete detto... Noi qui stiamo molto bene, tutti e due, e io non vorrei andare via. Non potreste... chiudere un occhio se una volta ogni tanto il mio Marco..."
"No, Simona, no che non possiamo. Ma dimmi, davvero a te non importa che Marco abbia anche... certe tendenze?"
"Lui è fatto così, me l'ha detto subito, onestamente, quando io gli ho chiesto se ci stava a mettersi con me... Marco, anche se è fatto così, è un ottimo marito, mi vuole bene, mi rispetta... Io con lui sto bene. Se solo lui potesse avere anche un ragazzo, non ci sarebbe nessun problema. A La Spezia avevamo trovato un equilibrio, lui aveva un bravo ragazzo e tutto andava bene. Se non era che riducevano il personale ai cantieri e che Marco lo licenziavano... Noi vorremmo davvero restare qui... Qui ci piace, stiamo bene, ci piace il lavoro, ci piacete voi. Non si potrebbe... trovare un modo?"
"Chi era quel ragazzo? Non potrebbe... venire eventualmente a lavorare qui?" le chiesi allora.
"Chi, Sandro? Non credo proprio che gli interesserebbe... lui ha un buon lavoro a La Spezia, guadagna bene."
"La Spezia non è lontano da qui... prché Marco non va ogni tanto giù in città a trovarlo?"
"Si trovavano a casa nostra, perché Sandro sta ancora coi genitori. Dove si possono trovare, se anche il mio Marco va giù a La Spezia?"
"E non potrebbe venire qui quel Sandro, ogni tanto? Non come ospite, ma come vostro amico che viene a trovarvi... e stare un po' con Marco... In camera vostra, un vostro amico... sarebbe diverso."
"Credi che si potrebbe?" chiese Simona.
"Mah... io penso di sì. Prima però è meglio che ne parlo anche con Menico, per sicurezza."
"Ma credi che Francesco e Anna non direbbero niente, non pensi che capirebbero se Sandro viene su e... e ogni volta va a chiudersi in camera nostra, da solo con Marco?"
"Mah... a questo non avevo pensato. Che lavoro fa questo Sandro?"
"L'istruttore di aerobica in una palestra. Perché?"
"Pensavo... se potessimo dire che è un massaggiatore... e che viene a fare delle sedute di massaggi per un problema alla schiena di Marco..."
Così, chiamati anche Menico e Marco discutemmo tutti e quattro sulla mia idea. Sembrava fattibile, bisognava solo vedere se quel Sandro era disposto a venire fino al nostro Agriturismo per incontrare Marco. Io feci presente che, in caso contrario, poteva comunque essere Marco ad andare ogni tanto a La Spezia per incontrare Sandro, magari trovando una stanza in uno degli alberghetti del porto, dove non fanno storie se qualcuno si porta un altro (o un'altra) in camera. In un modo o nell'altro, il "problema" poteva essere risolto. Tutto sommato La Spezia era abbastanza vicino.
Allora Marco andò a incontrare quel Sandro, dicendo a Francesco che andava a farsi vedere dal medico perché aveva un dolorino alla schiena che lo preoccupava. Sandro fu ben contento di poter rivedere Marco ed accettò più che volentieri, così il "massaggiatore" iniziò a venire su, un paio di volte al mese, per sottoporre Marco alla sua... speciale terapia.
Sandro era un ragazzo sui trenta anni, non molto alto, con un bel corpo, da quanto i vestiti lasciavano capire. Menico ed io notammo che Marco aveva tratto giovamento da quelle visite. Era più allegro di prima, lavorava più sodo, e anche con Simona pareva che le cose andassero meglio.
Ma una sera mentre eravamo tutti a cena, ci sentimmo gelare.
Papà ad un certo punto disse: "Quel massaggiatore che viene su per te deve essere proprio bravo, Marco. Ti ha proprio rimesso in sesto, che ora fai anche i lavori più pesanti senza problemi."
Marco, piuttosto imbarazzato, disse : "Sì... è bravo..."
"Sai, a volte io mi sento tutto annodato, sarà l'età, ma mi accorgo che non riesco più a faticare come prima. Allora pensavo, se non costa troppo, che qualche volta potrebbe fare un bel massaggio pure a me. Se viene su per due, magari costa anche un po' di meno, no? Non potresti parlargliene?"
"Non lo so se ha tempo... posso provare a chiederglielo..." disse Marco in tono incerto, guardando me e Menico come per chiedere aiuto.
Allora io dissi: "Bisogna vedere se sa fare i massaggi che servono a te, papà. Sai... i massaggiatori... sono specializzati, un po' come i medici. Uno che sa tutto sul fegato magari non è in gamba per problemi di polmoni..."
"Ah sì?" mi chiese papà, "Credevo che un massaggiatore è come un medico generico, che sa curare un po' di tutto. Non sapevo che c'erano pure i massaggiatori specializzati... Comunque, Marco, la prossima volta che viene su il tuo massaggiatore, puoi provare a chiedergli... e se gli va bene, chiedigli quanto vuole per ogni volta, così mi posso regolare."
Beh, per fortuna di Marco, scoprimmo che, benché non avesse mai praticato, Sandro in realtà aveva anche un diploma da massaggiatore... ed accettò di fare un (vero) massaggio a papà, e per un prezo più che onesto...
La coronazione del tutto avvenne alcune settimane più tardi, di nuovo a tavola, quando papà disse: "Ah, quel Sandro è proprio bravo! Ogni volta mi rimette a nuovo! Si guadagna ogni centesimo che chiede. Pensavo... che ne dite se gli propongo di venire su ogni tanto a riposarsi, magari nei week end, e gli diamo una camera e i pasti gratis in cambio dei suoi massaggi a me e a Marco? Così a noi non costa praticamene niente..."
Sandro divenne così il nostro frequente e gradito ospite-massaggiatore, con soddisfazione sia di papà che di Marco, che di Simona...