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una storia originale di Andrej Koymasky


pin CÀ DE LISSANDRÌN CAPITOLO 2
SEGRETI AMANTI

Il mattino seguente fui io il primo a svegliarmi. Non eravamo più abbracciati, ma i nostri corpi erano ancora strettamente a contatto.

"Il mio amante..." pensai con un misto di sorpresa e di piacere, sollevandomi un poco per guardare il suo bel corpo nudo illuminato dai raggi del sole.

Aveva un'espressione serena, mi sembrava belllissimo. Ed era mio. Ed ero suo. Ci si era già visti altre volte seminudi, quando dormivo in camera sua, là nell'Agriturismo. Ma, almeno io, non l'avevo mai osservato come potevo fare ora, non ne avevo mai gustato le bella nudità totale come potevo fare ora, e soprattutto non con quel senso di intimità completa che ora provavo. Lo guardavo con occhi nuovi.

E potevo anche guardare, ammirare il suo bel membro, morbidamente adagiato fra le sue cosce sode, che le mie mani, le mie labbra, la mia lingua, la mia bocca ora conoscevano tanto intimamente.

"Amo un maschio." mi dissi, e la cosa mi sembrò naturale, giusta, bella.

Mi chinai su di lui, ne presi il morbido membro fra le labbra e me lo feci scivolare in bocca iniziando a dargli piacere. Lo sentii inturgidire e riemirmi la bocca, ed era incredibilmente piacevole.

Emise un lieve mugolio e le sue mani mi carezzarono, una sulla nuca e l'altra una guancia.

Poi mi tirò su facendomi staccare dal suo membro e quando i nostri volti furono alla stessa altezza, mi fece un sorriso ampio e luminoso.

"Buongiorno." mi disse.

"Buongiorno." risposi io con un sorriso.

"Temevo..." iniziò e si interruppe.

"Cosa?" gli chiesi, carezzandogli il volto.

"Che tu stamattina... potessi essere pentito per quello che abbiamo fatto..."

"Pentito? Proprio per niente. Al contrario. Ho voglia di rifarlo."

"Sì, me ne sono accorto. È stato un piavole risveglio. Ti piace, allora."

"Non solo mi piace, Domenico... ti amo, te l'ho detto."

"Sì, anche io ti amo, Piercarlo. Credo di averti amato fina dalla prima volta che ti ho visto. Quando avevo qualche avventura con un ragazzo... sognavo che ci fossi tu con me... ma credevo che fosse un sogno proibito."

Ci baciammo a fondo, io steso sopra di lui mentre lui mi carezzava la schiena e il sedere. Un suo dito prese a stuzzicarmi l'ano. Fremetti per il piacere.

"Mi vuoi?" gli chiesi emozionato.

"Mi piacerebbe. Ma se tu non l'hai mai preso, ti farei male, almeno le prime volte..."

"C'è sempre una prima volta, un inizio, amore. Voglio provarci. Voglio abituarmi. Voglio essere tuo."

"Ci andremo con calma. Lascia fare a me."

"Sei tu l'esperto." gli ricordai con un sorrisetto malizioso.

Sorrise.

"Quanti maschi hai già avuto?"

"Abbastanza. E tu, quante ragazze?"

"Sei o sette, credo, La prima quando avevo diciassette anni."

"Io ti batto, allora. Il mio primo uomo, quando avevo quindici anni... e credo di averne avuti più di una ventina, fino ad ora."

"Un vero dongiovanni..." gli dissi scherzoso.

"Ma ora finalmente ho te. Non voglio altro, non mi interesa altro."

"Prendimi..." gli sussurrai carezzandogli il membro eretto e fremente.

"Vuoi proprio?"

"Certo."

"Perché?"

"Voglio essere tuo. E poi... mi è piaciuto troppo prenderti, perciò voglio dare anche a e lo stesso piacere."

"Sei un tesoro..."

"No, semplicemente... ti amo." gli dissi.

"Ne sei sicuro?"

"Di amarti?" lo presi in giro, avendo capito il senso della sua domanda.

"Ma no..." disse, poi, visti i miei occhi ridenti, rise anche lui.

"Sì, sono sicuro di voler essere tuo, anche se solo ventiquattro ore fa non ne ero cosciente. Ma già ti consideravo un amico speciale. Solo... non avevo mai immaginato che fra noi... ci potesse essere molto di più. Ma adesso lo so e perciò ti voglio anche in me."

"E sei contento?"

"Felice."

"Non ti fa paura di essere gay?"

"Può essere strano, non so, ma no, non mi fa paura. No, affatto."

"Ho sempre pensato che tu fossi eccezionale, speciale. Ma hai superato ogni mia fantasia e ogni mia speranza. Speravo che, per amicizia, tu non ti saresti tirato indietro, o che almeno, anche rifiutando il mio desiderio, tu non avresti rifutato me, ma non pensavo che tu potessi accettare così... completamente. Ma davvero mi ami?"

"Certo."

"Ma cosa vuol dire, per te, amarmi?"

"Che mi sono accorto che tu sei la persona più importante nella mia vita. Che voglio essere tuo e che tu sia mio... per sempre. E quindi vivere assieme. Anche se ancora non so come potremo fare, concretamente. Ma o io verrò a stare con te a casa dei tuoi o tu da me a Milano, o tutti e due assieme da qualche altra parte."

"Non sarà così facile." mi disse Domenico con un sorriso appena velato di mestizia.

"E perché? Se lo vogliamo tutti e due... Non ti piacerebbe vivere con me?"

"Sì, certo che mi piacerebbe. Anche prima mi sarebbe piaciuto, anche solo come amici, ma specialmente adesso, è logico. Dico solo che non sarà facile, per via del lavoro e delle nostre famiglie. Però dobbiamo parlarne, provarci, tentare. Anche io sarei felice di poter vivere con e... Tu, se ti piacesse, forse potresti lavorare con noi nell'Azienda. Solo che non so come i miei reagirebbero se scoprissero di noi due..."

"I tuoi non sanno di te? Che sei gay?"

"No, ci mancherebbe altro!"

"Reagirebbero male?"

"Penso proprio di sì. Sai, la mentalità contadina..."

"Sono abituati che io dormo con te."

"Quando abbiamo troppi clienti... Ma tu lasceresti il tuo lavoro, la tua famiglia?"

"Se tu mi vuoi... certo."

"Ti voglio sì! Certo che ti voglio, ti ho sognato troppo a lungo... e sono ancora stupito per come hai accettato subito."

Sorrisi e gli confessai: "Anch'io in fondo ne sono stupito. Eppure adesso mi pare così logico... così naturale. La nostra amicizia, probabilmente, doveva sfociare in... questo. E tu mi piaci, e non solo per il tuo carattere, ché quello m'è sempre piaciuto molto. Ma ora anche per il tuo corpo... e questo tuo bel cazzo mi eccita, mi attrae... e voglio sentirmelo dentro, ti giuro."

Lui si eccitò a queste mie parole e il suo membro che si stava ammorbidendo, tornò alla vita: "Lo vuoi? Adesso? In questo tuo bel culetto delizioso?" mi chiese quasi sottovoce.

"Sì." gli risposi con convinzione.

"Allora..."

Mi fece stendere sul ventre e mi fece allargare le gambe, inginocchiandovisi in mezzo. Si chinò su di me e, divaricatemi le natiche con entrambe le mani, scese a leccarmi il solco, a stuzzicarmi ad arte il buchetto vergine... vergine ancora per poco.

Mi piaceva da matti quella lingua calda e umida, forte e morbida che mi frugava lì. Non avrei mai creduto che anche in quella zona si potesse provare tanto piacere. Sentivo il mio foro diventare sempre più arrendevole e rilassato alle sue sapienti lappate.

Tutto il mio desiderio, con mio stupore, sembrò focalizzarsi lì e non vedevo l'ora che sostituisse la lingua con qualcosa di più sostanzioso che placasse quegli stimoli che il suo stuzzicante vellicamento suscitava in me.

Mugolavo e mi sentivo impaziente, e se pure una parte di me istintivamente temeva la prossima invasione, un'altra parte di me non vedeva l'ora di sperimentarla, di gustarla.

"Vuoi davvero?" mi chiese lui dopo avermi preparato a lungo e sentendomi fremere tutto.

"Sì..." mormorai io.

Allora prese il tubetto del gel e mi lubrificò accuratamente l'inviolato canale con due dita, dentro e fuori. Dio, quanto mi piaceva, ma volevo qualcosa di più consistente. Di nuovo smise e, giratomi a guardarlo, vidi che si stava infilando il preservativo sul bel membro fieramente eretto. Gli sorrisi, mi sorrise. E calò su di me, puntandomi l'asta dura sul buchetto in attesa.

È difficile raccontare l'entrata del suo bell'uccello nel mio stretto canale, il mio sforzo per rilassarmi ed accoglierlo, cercando di sopportare l'inevitabile dolore che la pressione del suo membro mi recava nel dilatare il mio sfintere vergine. Lo sentii iniziare a scivolarmi dentro, sodo e duro, caldo e fremente, poi sprofondare lentamente, millimetro dopo millimetro, riempirmi tutto, conquistarmi, aprirmi alla sua avanzata, finché percepii le sue palle sode premere con vigore contro le mie natiche: m'era finalmente tutto dentro, completamente. M'aveva espugnato, conquistato, fatto suo!

Mi abbracciò e mi mordicchiò il collo. "Tutto bene?" mi chiese con dolcezza, in un soffio.

"Sì, va bene." mentii, ma era una menzogna solo a metà: nonostante una sensazione di disagio fisico, ero veramente contento che fosse finalmente in me.

Poi, probabilmente quando sentì che mi ero rilassato, finalmente iniziò a mettersi in azione, stantuffandomelo dentro come il pistone di un motore. Lo sentivo scivolare avanti e dietro nel mio soffice e caldo tunnel come un'anguilla viva, e mi accorsi che quell'intimo massaggio stava iniziando a stimolarmi provocandomi un piacere sempre più forte che aveva il potere di tramutare, a poco a poco, il dolore in fastidio, poi il fastidio in piacere, e infine il piacere in un incredibile godimento.

Io avevo pensato di darmi a lui soltanto per donargli il piacere ma stavo scoprendo, quasi con stupore, con un grato stupore, che anche per me stava diventando piacevolissimo.

Quell'intrusione era sempre meno un "corpo estraneo" e sempre più qualcosa di bello e giusto e naturale e pareva diventare parte di me. Mi piaceva sentirlo in me, mi piaceva essere preso così da lui, sentirmi suo e sentirlo mio. Mi spinsi contro di lui quasi a farmi penetrare più a fondo, sollevando leggermente il bacino in corrispondenza con ogni sua spinta.

Questo fu per lui come un segnale ed allora finalmente si abbandonò ad una cavalcata soda e forte, facendomi vibrare tutto per il piacere.

"Oh, sì, Menico, fottimi..." e quella parola, cruda e volgare in un altro contesto, mi sembrò bellissima e piena di poesia.

Eravamo finalmente uniti. Mi piaceva sentirlo agitarsi su di me, in me. Era una sensazione molto bella, piena di erotismo e di crescente piacere. Fino a quel momento ero sempre stato io a sentirmi dntro ad un altro, prima ragazze, poi Menico. Era certo bello. Ma essere, per così dire, dall'altra parte, era per me un'esperienza completamente nuova e decisamente piacevolissima.

Ma quello che sopra a tutto mi stava dando uno speciale godimento era sentire quanto piacere stavo donando a Domenico. Gli avevo detto di amarlo e sentivo che era profondamente vero. E anche gioivo all'idea che lui amasse me e me lo dimostrasse in quel modo, con tutto il suo corpo.

Lo sentivo sopra di me, la sua pelle contro la mia, quasi come se mi dominasse in qualche modo e non solo perché mi stava prendendo. Mi si agitò dentro a lungo e lo sentivo mugolare di soddisfazione; le sue mani mi carezzavano e mi stavano portando al settimo cielo con lui. Non mi ero mai sentito così fortemente eccitato in vita mia.

Finalmente lo sentii fremere con crescente intensità, finché mi inondò le profondità con il suo seme. Ebbi l'impressione di sentirlo fluire in me in una serie di forti contrazioni, mentre gemeva per l'intensità del godimento. Mi strinse fra le braccia e mi si spinse dentro a fondo, mordicchiandomi il collo e mi sentii felice, così ripieno della sua virilità prorompente.

Mi si afflosciò sopra ansante. Poi si sfilò con la stessa lentezza con cui mi aveva penetrato. Mi fece girare e potei contemplare il suo sorriso radioso e soddisfatto.

"Sei contento?" gli chiesi.

Annuì accentuando il suo sorriso e mi carezzò una guancia, poi mi chiese: "Tu non sei ancora venuto, vero?"

"No, ma non importa."

"Sì che importa. Perché voglio farti venire con la mia bocca e voglio bere tutto il tuo liquore." disse e, dopo avermi baciato in bocca, scese a suggermi i capezzoli, poi il ventre e finalmente abboccò il mio membro dritto e duro donandomi un piacere intensissimo.

Mi carezzava, mi palpava, mi stuzzicava continuando a succhiarmi con golosità. Io sussultavo per l'intensità di quell'erotico piacere che mi avvolgeva e mi permeava grazie alle sue dolci ed appassionate attenzioni. Quasi d'improvviso mi scaricai nella sua gola calda ed accogliente e lo sentii bere a grandi sorsate.

Quando finalmente anche l'ultimo getto del mio denso seme tiepido fu versato, lui si staccò da me e risalì, mi abbracciò e mi baciò. Mi fece uno strano, ma piacevole effetto gustare sulla sua lingua il sapore della mia virilità.

"Pier, sono felice!" mi sussurrò.

"Anch'io." mormorai in risposta ed i miei occhi si persero nei suoi.

"Davvero io sono il tuo primo maschio?"

"Sì, Menico, davvero. E sono contento che sia proprio tu."

"Nessun rimpianto?"

"Rimpianti? Davvero no. Perché dovrei averne? Al contrario!"

Quando ci fummo rilassati, carezzandoci dolcemente, ci alzammo. Il giorno era sereno, luminoso, ma a me pareva particolarmente bello perché aveva scoperto qualcosa di insospettato e prezioso. Quando mi muovevo, sentivo un lieve fastidio nel sedere, un fastidio che però mi piaceva sentire, perché era il ricordo della mia persa verginità, che gli avevo donato.

Riflettei sul fatto che proprio questo significava che ero gay e, come gli avevo detto, la cosa non mi creava proprio nessun problema, anche se tutta la mia vita ne veniva cambiata. Mi bastava guardarlo e pensare che ormai gli appartenevo e che lui apparteneva a me, per essere felice.

Forse parecchi di voi hanno provato questo sentimento che sto cercando di descrivere, questo sentimento di appartenenza, che mi faceva sentire particolarmente completo e felice per la prima volta in vita mia, e perciò potete capirmi.

La giornata passò veloce, a riordinare le stanze, pulirle, scegliere che cosa tenere e che cosa gettare, fare la lista delle cose da comprare, preparare il pranzo e poi la cena... e di tanto in tanto guardarci, sorriderci con un sorriso speciale, pieno di complice intimità. Fermarci ogni tanto per baciarci, abbracciarci, sentire il corpo (e l'eccitazione) dell'altro.

A sera andamo a fare la doccia assieme, prima di andare a letto, e sotto la doccia finimmo per fare di nuovo l'amore ed io lo presi lì in piedi, godendomi il suo bel corpo sotto le carezze dell'acqua tiepida.

Andammo a letto e fu lui a prendere me, questa volta da davanti, facendomi passare le gambe sulle sue spalle e mi piacque molto essere preso in questa posizione. Il suo membro, quando era in me, pareva quasi diventare più grosso e mi riempiva in modo piacevolissimo dandomi un senso di completezza. Mentre mi stantuffava dentro, riuscii a mordicchiargli i piatti capezzoli e godevo nel vedere come stesse godendo di me.

Lui di tanto in tanto si fermava per non raggiungere troppo in fretta l'acme del piacere, e allora ci baciavamo in bocca. Poi riprendeva con vigore, ed io facevo palpitare il mio ano attorno alla sua bella colonna di carne in modo di accentuare il suo ed il mio piacere.

"Oh, Pier, quanto mi piace fare l'amore con te!" mi disse, la voce roca di erotica libidine.

"Anche a me, amore."

"Abbiamo perso tre anni..." disse scuotendo il capo.

"Forse no. Forse tre anni fa io non sarei stato pronto. Tu mi hai conquistato a poco a poco e per ciò ieri è potuto avvenire..."

"Già, forse hai ragione."

"E adesso finalmente non solo siamo assieme, ma siamo anche uniti." gli dissi pieno di gioia.

"Sì..." disse lui riprendendo con maggior vigore il ritmo della sua piacevole penetrazione.

Lo sentii arrivare all'orgasmo e questa volta, nonostante io fossi già venuto in lui sotto la doccia, venni di nuovo, contemporaneamente al mio Menico.

Ci abbandonammo sul letto abbracciati, carezzandoci, ansanti ed appagati... almeno per quel momento. Lui si tolse il preservativo e ci ripulì entrambi del mio seme, quindi mi si accucciò contro, dopo aver spento la luce. Ci addormentammo gustando quella speciale intimità così giovane, eppure già così forte.

I giorni seguenti furono intensi di progetti e di gioioso sesso. Non so chi di noi due fosse più pieno di desiderio nei confronti dell'altro, forse non è possibile dirlo.

Sì, io avrei lasciato il mio lavoro (che pure mi piaceva) licenziandomi dalla casa editrice in cui lavoravo, per andare a lavorare (e vivere) con lui. Menico era sicuro che i suoi non avrebbero avuto problemi ad assumermi nella loro Azienda Agrituristica.

"Ma non credi che i tuoi capiranno quello che c'è fra di noi?"

"Non lo so... Forse."

"E come credi che reagiranno? I tuoi non sanno che sei gay, m'hai detto, no?"

"Può darsi che sotto sotto lo possano sospettare, dato che non ho mai avuto una ragazza. Può darsi che reagiscano male, sai, la mentalità contadina... Ma affronteremo un problema alla volta, quando e se si presenterà."

"Ma se i tuoi, una volta che capissero che siamo amanti, non mi accettassero? Se mi mettesero alla porta?"

"In quel caso ce ne andremo tutti e due e ci cercheremo un lavoro da qualche altra parte. Comunque vedremo. Ma adesso che ti ho trovato, non ho nessuna intenzione di perderti." mi disse deciso.

"Neanche io, davvero. Non mi fa paura il futuro, finché saremo assieme."

"Allora non ti farà mai pura, perché io non ho davvero intenzione di mollarti." mi disse lui allegro.

Venne il giorno in cui dovemmo rientrare a casa sua. Devo confessare che ero un po' teso e preoccupato, anche se cercavo di non farglielo sentire.

Arrivati all'agriturismo, lui affrontò subito con i suoi l'argomento della mia assunzione. Io aspettavo sull'aia e per occupare il tempo dell'attesa, rastrellavo la ghiaietta della spianata.

Dopo un po' suo padre uscì e venne da me: "Dice Menico che ti piacerebbe venire a lavorare qui con noi."

"Sì, molto, se anche a voi va bene. Mi piace la vita qui."

"Già. Sei stato il più assiduo dei nostri ospiti... e sei già un po' uno di famiglia. Pare che Menico ci tiene molto e a noi va bene, se tu sei proprio deciso. Ormai dovresti avere un'idea abbastanza precisa della vita che ti aspetterebbe qui e dei lavori che ci sono da fare."

"Sì, certo."

"Quanto alle condizioni, se a te va bene, io potrei darti, oltre a vitto e alloggio, un mensile lordo di due milioni, senza tredicesima, ma con quattro settimane di ferie pagate, però da non prendere in alta stagione, si capisce. Tutto in regola, quindi con versamenti, mutua e pensione. Ti va bene?"

"Certo, sarebbe perfetto." dissi contento. "Lasciatemi solo il tempo di tornare a Milano e licenziarmi, fare fagotto e tornare qui."

"Quanto devi dare di preavviso, dove lavori?"

"Solo un mese."

"Perciò potresti cominciare qui, diciamo, verso metà giugno."

"Sì, più o meno."

"Perfetto. Allora per domani faccio preparare il contratto dal commercialista, lo firmiamo, poi ti aspettiamo. D'accordo, Piercarlo?"

"Perfettamente d'accordo." risposi allegro.

Anche la madre, più tardi, mi dette il benvenuto, dicendomi che era contenta che andavo a lavorare con loro, e che avevano davvero bisogno di un paio di buone braccia in più. Menico, appena fummo soli, mi abbracciò felice.

"Dove dormirò?"

"Nella camera qui a fianco della mia, dove dormiva mio fratello Giorgio prima che si sposasse. Almeno ufficialmente dormirai lì, perché invece starai nel mio letto, si capisce."

"I tuoi non se ne accorgeranno?"

"Non credo, le camere sono comunicanti. Basta che si disfino i letti ogni sera e una volta si dorme da te e una da me, così sono usate le lenzuola di tutti e due i letti. Ci si chiude dentro e... quello che ci capita di notte nessuno lo può sapere a parte noi due, no?"

"Io ho paura che prima o poi capiranno, comunque..."

"È possibile. Ma vedremo. È inutile che ci si fasci la testa prima che ce la siamo rotta, no? Mi peserà questo mese che devi tornare a Milano e che saremo separati..."

"Anche a me. Ma forse nei week end posso venire giù."

"Ma dovrai preparare il trasloco..."

"Non ho granché."

"I tuoi?"

"Li metto di fronte al fatto compiuto. Comunque sono più di due anni che vivo da solo, perciò non ci saranno problemi."

Così fu. Tornato a Milano, mi licenziai, preparai le mie poche cose, avvertii la mia famiglia del mio nuovo lavoro ed indirizzo e finalmente a metà giugno ero istallato nella mia stanza e nel mio nuovo lavoro. E potevo passare tutte le notti nello stesso letto con il mio bell'amante.

Mi sentivo in paradiso, mi piaceva molto il lavoro che spesso era all'aperto, ma soprattutto mi piaceva da matti fare l'amore con Domenico: spogliarmi lentamente per lui, sentirmi le sua mani piene di desiderio sul corpo, prenderlo o farmi prendere, unirmi a lui in lunghi e appassionati sessantanove, baciarci con intimi linguinbocca non appena eravamo soli...

Molti dei clienti ci prendevano per fratelli: non è che fisicamente ci somigliassimo molto, ma potevamo anche sembrarlo, soprattutto perché a poco a poco il nostro modo di fare, di parlare, di muoversi divenne sempre più simile.

I nostri rapporti sessuali erano sempre più belli e soddisfacenti. Ci si prendeva in qualsiasi posizione, baciandoci, mordicchiandoci, donandoci l'uno all'altro in piena dedizione, in lunghe ed appassionate cavalcate piene di sano vigore e virile dolcezza, con fantasia e gioioso erotismo.

A volte ci si prendeva anche in stalla o su nel fienile, o anche all'aperto dopo una lunga cavalcata: legavamo i cavalli ad un albero, ci si inoltrava fra i cespugli con una coperta e, sotto il bel sole estivo, ci si denudava a vicenda e ci si donava l'uno all'altro con gioiosa spontaneità.

Diciamo che in media ci si univa un paio di volte al giorno, mai sazi l'uno dell'altro. Menico mi sembrava terribilmente sexy (come potevo non essermene mai accorto prima?) e mi bastava guardarlo e che lui mi sorridesse in quel suo certo modo per sentirmi subito eccitato e pieno di desiderio.

Anche lui sembrava sempre più infatuato di me. No, lo è, non sembra soltanto. A volte mi chiedo, ancora stupito, come sia potuto avvenire tutto questo, come sia possibile che io l'abbia accettato così facilmente e felicemente, e mi chiedo anche se e quanto potrà duraare questo bel sogno. Menico mi dice che lui spera che non finisca mai. Certo, anche io lo spero, è troppo bello.

Quando io prendo lui, onestamente, sul piano fisico è bello come quando io scopavo con una ragazza, solo che in più ora c'è anche un forte amore. Ma quando è lui a prendere me, questo nessuna ragazza potava farlo e, ora che so quanto è bello, non ci rinuncerei per niente al mondo.

E poi, no, anche quando io prendo lui è diverso, perché lui è virile, forte, eppure mi cede e mi dona la sua virilità e questo accresce il mio piacere. Le donne, per quante ne ho conosciute io, per lo meno, sono solo... passive, per così dire. Prendere un maschio virile è, ora e per me, molto più bello ed eccitante. E anche essere preso da un maschio.

Adoro il suo petto liscio e piatto, i suoi capezzoli piccoli e sensibilissimi, il suo culetto sodo e piccolo, il suo bel cazzo poderoso e forte, le sue palle piene e morbide, i suoi baci appassionati, le sue labbra calde, dolci e sempre assetate di me, la sua lingua vivace ed instancabile, le sue mani grandi, forti e delicate ad un tempo.

Amo tutto del suo corpo delizioso. Mi piace affondare in lui e farlo mio, mi piace schiudermi ai suoi dolci assalti ed accoglierlo in me.

Mi sento profondamente cambiato. Anche il mio concetto di bello, in in certo senso, è cambiato. Prima averei detto che Menico, per esempio, è un bel ragazzo, nel senso che ha un corpo proporzionato ed un volto piacente e simpatico. Adesso lo trovo bello anche nei suoi dettagli anatomici. Ha un bel cazzo, cosa che prima non avrei mai neppure pensato. Ora anche le sue labbra, la sua nuca, le sue orecchie, il suo collo, il suo petto, le sue stesse mani... trovo tutto altamente erotico ed eccitante. Per non parlare del suo sguardo, dei suoi occhi, del suo sorriso.

A volte mi chiedo come sia potuto avvenire un tale cambiamento in me. Quella sera, quando mi si mostrò nudo poi s'avvicinò a me con l'uccello dritto... in me sorse improvviso il desiderio per lui, mi eccitai e lo toccai... e glielo presi in bocca come se fosse stata l'unica cosa logica e giusta da fare (e lo era)... Quella sera, che cosa è scattato in me?

Un sentimento maturato a poco a poco a cui io stesso fino ad allora non avevo posto attenzione e, soprattutto, non avevo saputo dare un nome? Il suo fascino m'aveva conquistato con tale gradualità, così sottilmente che io stesso non me ne ero reso conto? Un po' come la goccia che s'infiltra in una piccola crepa della diga, e la erode dall'interno e nessuno se ne accorge fino al giorno in cui la diga crolla...

Se non l'avessi vissuto io un tale cambiamento, una tale rivoluzione copernicana, non la crederei neppure possibile. E ora non rinuncerei a lui (ed al sesso con lui) per nessuna cosa al mondo.

Anche adesso che sto scrivendo queste cose, vorrei che lui fosse qui ad offrire il suo bel paletto duro alle mie labbra, o a mettermelo tutto dentro di dietro, che fosse qui inginocchiato fra le mie gambe a succhiarmelo, o seduto sul mio grembo per farsi penetrare... beh, in questi casi dovrei smettere di scrivere al computer... ma lo farei volentieri.

Domenico, oltre ad essere innamorato di me, e me lo dimostra in mille modi, oltre a quello fisico, mi desidera e questo mi dà un enorme piacere. Mi chiedo davvero come non possano accorgersene tutti, specialmente i suoi genitori...


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