Marco rifletteva su quanto gli aveva chiesto Tullio. Ma no, certo che non era innmorato di Stelvio, anche se doveva ammettere che l'uomo gli piaceva molto, che lo trovava affascinante. Quando l'uomo gli chiedeva di vedersi, era contento, con lui stava bene, gli piaceva molto come Stelvio lo fotteva, però quell'uomo era pur sempre e soltanto un cliente.
Che proprio Tullio pensasse che lui potesse innamorarsi di un cliente, lo faceva sorridere. Poteva essere così ingenuo, il suo amico?
A un uomo piace un ragazzo che ha bisogno di soldi e gliene dà per portarselo a letto e scoparselo. Che ci può essere di meno romantico di questo? si chiedeva Marco. Tanto di guadagnato se, oltre ad essere un cliente disposto a pagarlo molto bene, era anche simpatico, di gradevole compagnia e se lo sapeva fottere molto bene, no?
E se lui era contento ogni volta che Stelvio lo voleva... era solo perché così poteva ripagarlo per quanto faceva per lui... era solo gratitudine. Dopo tutto, per quanto Stelvio fosse ricco, per quanto l'uomo non avesse problemi di soldi, non è che potesse essere disposto a mantenere un ragazzo solo perché questo ne aveva bisogno, no?
Una transazione di affari: non era altro. Buon sesso in cambio di soldi e di utili regali. A Stelvio piaceva un ragazzo che se lo lasciasse mettere con piacere, con partecipazione, ma che non fosse effeminato. Gli piaceva uun ragazzo con cui anche discutere, chiacchierare, un ragazzo colto. E lui poteva dargli tutto questo, e glielo dava volentieri. Tutto qui.
Non è la legge fondamentale del mercato far incontrare una domanda con un'offerta? Far sì che le due parti siano soddisfatte, poter ottenere quanto vogliono, sì che entrambe sentono di aver fatto un guadagno?
Marco stava per mettersi a letto, quando ricevette un messaggino. Come sperava, era di Stelvio.
"Posso passare a prenderti fra mezz'ora? Puoi passare la notte con me? Ste."
Marco guardò l'orologio: era quasi mezzanotte. Invece di telefonare a Stelvio, gli mandò un messaggino di risposta.
"Fra mezz'ora. Solito posto. Marco."
Si rivestì in fretta. Poi si spogliò di nuovo e scelse abiti più sexy, che Stelvio gli aveva comprato il mese prima... Andò in bagno a controllare di essere ben rasato. Si dette una pettinata. Sorrise alla propria immagine. Si mise un velo di colonia.
Quindi scese, passò oltre la ferrovia ed attese, al solito angolo. Il tempo pareva non passare mai. Ma finalmente riconobbe l'auto di Stelvio, che si fermò ed aprì la portiera. Vi si infilò dentro e sorrise all'uomo.
"Ciao."
"Hai lezione, domattina?"
"La prima è alle dieci. Se mi riporti in collegio per le nove, non ho nessun problema."
"D'accordo." disse l'uomo mentre guidava verso casa propria. Poi chiese: "Ti sei messo la colonia che t'avevo portato dalla Germania?"
"Sì... ti dà fastidio?"
"No no. Affatto. Anche se mi piace molto il tuo odore naturale."
"Ne ho messa poca... Va via in fretta."
"Certo."
"Sei stato fuori, in questi giorni?" chiese Marco.
"No, perché?"
"No, niente. Non chiamavi..."
"Ti sono arrivati quei libri di elettronica dall'America?"
"No, non ancora. Ma me li hai ordinati solo otto giorni fa, l'ultima volta che ci si è visti... Non vedo l'ora di riceverli."
"Che fai nelle vacanze di Pasqua? Vai in Friuli dai tuoi?"
"Penso di sì, sono sei mesi che non vedo più mia madre. Perché?"
"Mah, niente. Io pensavo di passarli su nella mia casa di Viù e di rilassarmi un po'. Ne ho bisogno. Ogni tanto devo staccare."
"Vuoi che venga su con te? Posso telefonare a casa che non posso andare..."
"No, no, vai pure in Friuli, va bene."
"Verrei volentieri, se vuoi. E poi... fa parte dei patti, no?"
"T'ho detto che va bene."
Stelvio parcheggiò nel suo garage, presero l'ascensore e salirono. Come al solito, l'uomo portò subito Marco in camera da letto. Si spogliarono. Stelvio aveva già una bella erezione che fece fremere il ragazzo. Gli dava un sottile piacere sentirsi desiderato.
L'uomo si stese sul letto e gli fece cenno di raggiungerlo: "Vienimi sopra..."
Marco salì agilmente sul letto e si stese sul forte corpo dell'uomo, assaporando il contatto dele loro nudità. Stelvio lo strinse fra le braccia e lo baciò a fondo. Marco rispose avidamente al bacio, fremendo per la passione con cui l'uomo stava dando inizio ai lunghi preliminari.
Marco conosceva ormai abbastanza bene il corpo dell'uomo, sapeva dove e come gli piaceva essere toccato, stuzzicato, e si dedicò con fervore a dare piacere a Stelvio.
"Cavolo, ragazzo, ogni volta che ti ho qui mi sembra anche meglio della precedente... Tu sai bene, ormai, come mi piace godere... Mi piace un sacco fottere con te."
"Anche a me piace, Stelvio." mormorò Marco in tono lieto. "Mi piace come mi fotti... in qualsiasi posizione mi fai mettere. Mi piace sentirti muovere dentro di me. E mi piacciono anche questi lunghi preliminari, e poi poter stare ancora assieme, dopo che mi hai fottuto..."
"Non m'è mai piaciuto il sesso consumato, bruciato in fretta. Mi piace farlo come si deve, a lungo, godermelo con calma."
"Anche a me. E mi piace che... non stiamo assieme soltanto a letto."
"Non ti mettere idee in testa, però. Anch'io sto bene con te, ma t'ho già spiegato che non voglio una relazione." gli disse l'uomo in tono un po' brusco.
"Lo so, stai tranquillo... Neanche a me interessa." disse Marco e ricominciò a prendersi cura dell'uomo e del suo piacere.
Quando finalmente Stelvio si immerse in lui, Marco si sentì pervaso da un forte piacere e si godette la virile e lunga monta dell'uomo. Anche Stelvio sapeva come far godere il ragazzo, che cosa gli piaesse di più, e lo faceva. I loro occhi si guardavano con una luce gioiosa e piena di piacere.
Si videro ancora alcune volte prima delle vacanze di Pasqua. Poi Marco si preparò per andare a trovare la madre. Le telefonò.
"Mamma, domattina prendo il treno e vengo da te."
"Oh, Marco! Non ero sicura che venivi e così... Ho già prenotato per andare a passare qualche giorno in Croazia dai parenti... Però, se vuoi venire, posso avvertirli che non posso andare."
"Ma no, mamma, è tanto che desideri andarci. No, vai... vedrò di venire dopo, magari per un week-end."
"Mi dispiace... Se me lo dicevi prima..."
"Va bene così, mamma, davvero."
Parlarono ancora un po', poi Marco agganciò. Si disse allora che magari poteva chiamare Stelvio per dirgli che poteva andare su a Viù con lui. Stava per chiamarlo, quando pensò che poteva invece fargli una sorpresa. Stelvio doveva già essere andato nella sua casa di Viù... La mattina dopo, magari facendo l'autostop, sarebbe andato su anche lui.
La casa di Viù non era una vera villa, era un vecchio cascinale restaurato, lasciato rustico all'esterno, ma arredato in modo moderno e funzionale all'interno. Stelvio vi aveva portato Marco una sola volta, per un week end. Avevano fatto lunghe camminate nei dintorni. E Stelvio l'aveva scopato un paio di volte al giorno... di solito prima di pranzo nell'aia, in cui c'era la piscina, poi di nuovo la notte, i camera, quando andavano a letto.
Gli piaceva quando Stelvio lo prendeva accanto alla piscina: era bello farlo alla luce del giorno, all'aria libera. Dall'esterno l'aia non era visibile, quindi non rischiavano di essere visti da nessuno. Pensò con piacere che magari Stelvio poteva di nuovo prenderlo lì sull'aia, anche se il clima era ancora un po' freddo... Ma il tempo era bello, e forse verso mezzogiorno o un po' più tardi non avrebbe fatto troppo freddo.
Così Marco, la mattina seguente di buon'ora, presi i mezzi pubblici per uscire dalla città, si mise in strada ed iniziò a fare l'autostop. La giornata non era fredda, notò con piacere. Dopo aver cambiato tre volte auto, arrivò finalmente fino a Viù. Passò davanti al ristorante dove erano andati a mangiare la volta precedente, poi prese la strada che portava fuori dal paese, che scendeva verso la casa di Stelvio. Camminava di buona lena, sentendosi allegro e pregustando il loro incontro.
Certamente Stelvio sarebbe stato contento di vederlo. Avrebbero passato quei giorni assieme, scopato spesso, chiacchierato a lungo, fatto passeggiate. Sarebbero andati a fare pranzo e cena al ristorante, ché nessuno dei due era granché in cucina. Marco si disse che aveva fatto male a non comprare un regalino, anche solo pro forma, per Stelvio. Sarebbe bastato comprargli anche solo un uovo di Pasqua di cioccolata. Ma ora era troppo tardi e non aveva voglia di tornare in paese, perché non vedeva l'ora di vedere Stelvio... la sua espressione sorpresa e compiaciuta...
Chissà se l'avrebbe voluto scopare subito? Forse sì... a lui avrebbe fatto piacere. Mentre s'vvicinava alla casa di Stelvio, di cui già intravedeva il tetto fra gli alberi, si chiese perché gli piacesse tanto come lo scopava l'uomo. Tullio, per esempio, lo scopava molto bene, ci sapeva fare davvero, non aveva niente da invidiare a Stelvio... eppure gli piaceva di più farlo con l'uomo... Forse perché Tullio era quasi suo coetaneo e lui si sentiva più attratto da un uomo maturo...
Arrivò allo stradello che scendeva fino all'ingresso della casa. Il cancello era socchiuso. Entrò ed andò a suonare il campanello. Non lo sentì squillare, riprovò, ma senza risultato. Eppure sapeva che si sentiva, da fuori. Forse era rotto... Bussò, più volte, ma non ottenne risposta.
Allora aggirò la casa, s'arrampicò su muretto di sostegno del terrapieno e, in equilibrio, andò verso la parte bassa e l'aia: se Stelvio non fosse stato in casa, l'avrebbe atteso lì, steso accanto alla piscina, magari già nudo, finché l'uomo fosse rientrato e l'avesse visto...
Stava per scendere nell'aia, quando si fermò trattenendo il respiro ed il suo sorriso si raggelò: Stelvio era lì, completamente nudo, che si agitava sopra ad un ragazzo con le gambe all'aria, fottendolo con virile foga! Marco, appoggiato con una mano al muro della casa, il borsone con i ricambi nell'altra, restò a guardare la scena.
Udì la voce del ragazzo levarsi il tono alto, squillante: "Dio che toro da monta sei! Dai! Dai! Sbattimi!"
Poi sentì quella di Stelvio: "E tu sei proprio una vacca, Fausto!"
Marco dapprima provò l'impulso di andarsene, di girare i tacchi e tornare a Torino, in silenzio come era arrivato. Poi quello di farsi notare, lanciando magari una battuta sarcastica ad alta voce... Poi quello di scendere, andare vicino a quei due ed aspettare che si accorgessero della sua presenza... per vedere come reagivano... specialmente Stelvio.
E invece restava lì, in precario equilibrio, fermo, in silenzio, a guardare i due scopare. Chiuse gli occhi e si sentì girare lievemente la testa. Li riaprì. Stelvio gli dava sotto quasi con violenza... non aveva mai preso lui in modo così forsennato. Poi capì che l'uomo stava raggiungendo l'orgasmo nel ragazzo, lo vide immobilizzarsi, mentre il ragazzo quasi gridava: "Riempimi... riempimi!"
Poi i due si staccarono, Stelvio si sfilò il preservativo e si ripulì, mentre il ragazzo si alzava a sedere... ed i suoi occhi incontrarono quelli di Marco.
"Oh dio! E quello... chi è?" chiese il ragazzo.
"Quello, chi?" chiese Stelvio che s'era infilato un paio di shorts, e si girò seguendo lo sguardo del ragazzo. "Marco! Che ci fai tu qui?"
"Lo conosci?" gli chiese il ragazzo.
Marco stava cercando le parole da dire... "mi dispiace"? Oppure un sarcastico "tolgo il disturbo"? O un ironico "e quello sarebbe meglio di me"? O uno sprezzante: "Dove dorme, la vacca, in stalla?"
"Vieni giù, Marco." ordinò l'uomo, anche se senza durezza.
"Ma chi sarebbe, 'sto Marco?" chiese il ragazzo.
"Vestiti, tu e stai zitto." gli disse l'uomo.
Marco scosse la testa e restò dove era, immobile.
"T'ho detto di venire giù." insisté Stelvio, senza alzare la voce.
"Perché? Adesso tocca a me? È il mio turno?" chiese Marco, in tono amaro, ma scese fino all'aia.
"Vestiti e vai a fare un giro, Fausto. Voglio restare solo con Marco, ora." ordinò l'uomo al ragazzo.
"No, perché? Può restare. L'intruso qui sono io, non lui." disse Marco in tono calmo, freddo.
"Come mai non sei in Friuli?"
"Mia madre non era a casa, è andata in Croazia. Credevo che tu fossi solo e che... Ma vedo che mi sbagliavo."
"Tu avevi detto che non venivi. Lui... faceva l'autostop e..."
"E le sue marchette sono meno care delle mie?"
"Ehi, bello, guarda che io non sono un marchettaro!" intervenne il ragazzo in tono offeso.
"Io sì, invece. E anche caro." gli rispose Marco in tono acido.
"Piantatela, voi due." ordinò Stelvio, seccato.
"Non la pianto no, cazzo! Non mi lascio dare del marchettaro dal tuo ragazzo!" disse Fausto.
"Non sono il suo ragazzo, sono anche io la sua vacca, come te, ma a pagamento!" lo rimbeccò Marco, rosso in volto.
"Volete piantarla!" l'uomo gridò quasi. "Togliti dai piedi, Fausto!"
"Eh no, mica mi molli qui in mezzo al niente, eh? Ho rinunciato a raggiungere gli amici, per farmi scopare da te, e adesso mica mi scarichi così!"
"Dopo ti porto dove cazzo vuoi, ma adesso voglio restare solo con Marco, è chiaro?"
"No, me ne vado io. Non ho voglia di restare solo con te." rispose Marco e fece per entrare in casa, per andarsene.
Stelvio lo raggiunse e lo prese per un braccio, facendolo fermare: "Farai quello che vuoi, ma prima tu e io dobbiamo parlare. Me lo devi!"
"Giusto. Fa parte della paga." ammise Marco in tono amaro.
Fausto s'era rivestito. "Vado a fare un giro. Vi basta un'ora?"
"Ma sì, vattene, adesso." gli disse Stelvio, seccato.
"T'ho detto che può..." iniziò a dire Marco.
"Sarò libero di fare come cazzo voglio, a casa mia? Vieni, Marco, siediamoci là..." disse Stelvio mentre Fausto entrava in casa, e condusse Marco fin sotto il pergolato, facendolo sedere sulla panca e sedendogli a fianco. "Allora?" gli chiese l'uomo.
"Allora, cosa? Allora niente. Sei tu che m'hai fatto fermare, io me ne volevo andare."
"Cos'è questa scena di... gelosia?" gli chiese l'uomo, aggrondato.
"Ma che gelosia! M'ero solo illuso che avrei passato le vacanze qui con te, e che saresti stato contento di vedermi."
"Accompagno Fausto da qualche parte, e tu puoi restare qui."
"Non ne ho più voglia. Tieniti pure lui... che almeno lui ti dà il culo gratis. E se preferisci, hai solo da non cercarmi. Mi troverò altri clienti. Non ho bisogno di te... né tu di me, no?"
"Quello non vale neanche la metà di te. Però non mi piace proprio per niente questo tuo atteggiamento. Tu non hai nessun diritto..."
"E chi ha parlato di diritti? E di che atteggiamento parli?"
"Quello di un amante geloso. Anche Fausto ha pensato che sei il mio ragazzo, proprio per il tuo atteggiamento."
"Il tuo ragazzo, io? Ma non farmi ridere, dai. Sono solo un po' seccato di dover stare da solo per tutte le vacanze di Pasqua. Sai che me ne frega a me di te o di quello là."
"T'ho detto che puoi restare qui."
"No, grazie. Preferisco tornare a Torino."
"Se non te ne fregasse niente, resteresti, visto che ti sei preso il disturbo di arrivare fino a qui."
"Ho cambiato idea. Cos'è devo chiederti il permesso? Tu mi paghi per esere a tua disposizione. Bene, visto che io adesso non ne ho voglia... fammi una trattenuta sui versamenti, o licenziami..."
"Ma tu non sei il mio ragazzo..."
"E io non sono il tuo schiavo. Sarò libero di decidere cosa mi piace fare? Se ti va bene, è così, se no, cercati un altro da fottere. Magari gratis come quella vacca."
"Non vedo perché, adesso, devi offendere quel ragazzo che non t'ha fatto niente..."
"Sei tu che l'hai chiamato vacca, no?" gli fece notare Marco con un sorrisetto sarcastico. "Tu il toro e lui la vacca. E magari se lo fotti abbastanza, fate nascere qualche bel vitellino..."
"Davvero non ti capisco."
"Pazienza. Mica è necessario, d'altronde."
"Allora... vuoi tornare a Torino?"
"Sì."
"Ti accompagno."
"No. Sono venuto in autostop, torno in autostop."
"Che vuoi che sia..."
"No." ribadì Marco. "Lasciami andare, adesso."
"Ma sì. E vedi di fartela passare. Ne riparliamo a Torino, quando torno."
Marco uscì dalla csa e salì per il viottolo che portava in paese. Giunto a Viù, incrociò Fausto, che bighellonava.
"Te ne vai?" gli chiese il ragazzo.
"Sì, ti lascio campo libero."
"Che ne sapevo io che Saverio aveva un ragazzo..."
"Si chiama Stelvio, non Saverio. E non sono il suo ragazzo, sono solo una marchetta, te l'ho detto."
"A me non è sembata proprio per niente la reazione di una marchetta, la tua. Le marchette mica sono gelose."
"Io non sono geloso."
"Noooo... e io sono un'extraterrestre!" gli disse il ragazzo guardandolo e scutendo la testa.
"Ma va a fa'n culo!" moromorò fra i denti Marco e s'avviò a passo svelto verso valle.
Arrivò in collegio poco dopo l'ora di pranzo, ma non sentiva fame. Nella hall incrociò Tullio.
"Marco! Ma non dovevi essere in Friuli, tu?"
"No."
"Dio che faccia! Che t'è successo?"
"Niente. Lasciami stare."
"Col cazzo che ti lascio stare. Vengo su in camera con te. Devi dirmi cosa t'è sucesso."
"Non ne ho voglia, Tullio."
"Piantala, stronzo. Adesso andiamo su e tu sputi il rospo."
Marco fece spallucce e salì, con l'amico a ruota. Aprì la porta della camera e Tullio entrò con lui. Marco gettò il borsone in un angolo e sedette sulla sedia, quasi di schianto, guardandosi le mani abbandonate in grembo. Tullio sedette sul pavimento, quasi fra le gambe dell'amico e lo guardò di sotto in su.
"Adesso mi racconti tutto."
Marco, se pure controvoglia, raccontò quanto era accaduto.
Alla fine Tullio gli prese una mano, la strinse e gli disse: "Mi sa che quei due hanno ragione."
"Ragione? Su cosa?"
"Che sei geloso."
"Ma va!"
"Sì... perché tu ti sei innamorato di Stelvio."
"Non dire cazzate..." mormorò Marco.
"No che non le dico."
"Sì che le dici."
"No che non le dico. Se non eri innamorato, non reagivi così... e adesso non avresti quella faccia distrutta. E invece di scappare via, magari adesso stavate scopando tutti e tre assieme."
Marco scosse la testa in un ulteriore diniego, però sentì che lacrime gli premevano dietro le palpebre.
"Al cuore non si comanda..." disse Tullio quasi sottovoce.
"Perché? Al fegato, ai reni, alla milza si può comandare?" gli rispose Marco, in tono amaramente ironico.
Tullio ridacchiò e gli scompigliò i capelli: "Tu mi piaci, Marco, che anche in queste condizioni non perdi il senso dell'umorismo."
"Ho paura che... che hai ragione..."
"Anche io, ho paura di avere ragione. Ma purtroppo per te, quello te l'ha detto e ripetuto che con te vuole solo scopare... Non ci puoi fare niente."
Le lacrime cominciarono a rigare le gote del ragazzo. "Sono un fesso, vero?"
"No... Io avevo paura che stesse succedendo, lo sentivo che ti stavi innamorando di lui."
"Io no... finché non l'ho visto fottere quell'altro come un mandrillo. Stelvio voleva che io rimanessi, voleva mandare via l'altro..."
"Te l'ha anche detto che l'altro non vale la metà di te, no?"
"Magari... se prima di andare su gli telefonavo... lo mandava via e aspettava me."
"E adesso? Cosa pensi di fare?"
"Mi piaceva scopare con lui..."
"Ne puoi trovare altri."
"E mi fa comodo... lui da solo mi dà più soldi e regali che tutti gli altri messi assieme."
"Ma non hai bisogno di lui. Prima te la cavavi bene anche solo con gli altri, non è così?"
"Io... se lui non ha cambiato idea... preferirei restare con lui."
"Non sarai mai 'con' lui, non lo capisci? Mi sa che sarebbe meglio se te lo togli dalla testa."
"Posso togliermi dalla testa di essere... importante per lui... e continuare a scoparci, no? A farmi mantenere, no?"
"Se tu ne fossi capace... perché no. Ma ne sei davvero capace?"
"Posso... provarci."
"Senza farti del male da solo?"
"Beh... adesso so come stanno le cose..."
"Lo sapevi anche prima."
"Adesso... se mi illudessi ancora... rivedrei Stelvio che s'incula quel Fausto e mi darei una calmata."
"Mah! Vedi un po' tu. Comunque... io sono sempre qui, se hai bisogno di... una spalla amica."
"Su cui piangere?" chiese con triste ironia Marco.
"E perché no?"
"Dio, mi sento così... stupido."
"Quello che ti frega è che tu sei troppo romantico... e sei troppo poco cinico. Usalo, quello Stelvio, finché ti fa comodo, proprio come lui usa te. E mandalo a quel paese quando non ti serve più. Lui lo farebbe con te. Lui lo farà, con te, prima o poi."
"Lui m'aveva messo in guardia... non è stato disonesto, con me."
"No, d'accordo: è un commerciante onesto. Che cambia fornitore quando ne tova uno che gli dà la stessa merce a condizioni migliori."