Brandon Sheeley, era nato il 10 febbraio del 1972. Non che la cosa sia importante. Ma il 2 ottobre del 1997 mentre era in redazione per presentare la nuova puntata della sua rubrica sulla cinematografia gay, la zia acida gli depose sulla scrivania un cuore rosso con sopra incollata la foto di due manzi che si fottevano e sotto scritto: "Un quarto di secolo! Buon compleanno, tesoro!"
Brandon lo guardò e disse: "Non sei un po' in ritardo? Io sono nato il 10 febbraio."
"Oh, Povera me! Ci sono cascata di nuovo!" esclamò il collega in falsetto, assumendo un'aria esageratamente desolata.
"Cascato? In cosa?" chiese Brandon senza capire.
"Sai che noi europoi scriviamo le date in modo esatto mentre voi americani le scrivete in modo assurdo!" e tolse con un gesto teatrale il cuore con gli auguri dalla scrivania di Brandon.
"Scusa, ma... non capisco. Vuoi smetterla di parlare per enigmi?"
"Ma sì, tesoro! Scrivi, ma solo usando i numeri, la tua data di nascita su quel foglio. Dai!"
Brandon scrisse: "2-10-1972"
"Ecco vedi? Tu hai scritto, in modo del tutto illogico come fate sempre voi americani, mese-giorno-anno. Noi europei, che siamo razionali, scriviamo giorno-mese-anno. Perciò per noi il 2-10-1972 è il due di ottobre, cioè oggi."
Brandon finalmente capì e rise: "Possibile François che dopo otto anni che vivi qui negli States ancora ti confondi?" gli chiese. "Comunque, anche se in ritardo... grazie per il pensiero."
"Pensiero... pensiero... Io speravo semplicemente che così mi invitavi al tuo party di compleanno... Mah!"
A questo punto Brandon ebbe una folgorazione. Ne fu talmente lieto che si alzò ed abbracciò la zia acida. François lo respinse con un live gesto.
"Ehi, cos'è questo? Vuoi attentare alla mia purezza, qui davanti a tutti?" chiese assumendo un'aria scandalizzata e si allontanò.
Sì, Brandon aveva capito che cosa doveva fare.
Appena tornò a casa, prese la sua agendina telefonica, e chiamò, l'uno dopo l'altro, gli agenti di Larry e Brad. Con una scusa plausibile, si fece dare il calendario degli impegni dei due attori. Li paragonò e, messi in evidenza i periodi in cui tutti e due risultavano liberi da impegni, vide che aveva tre possibilità.
Telefonò a Larry.
"Sono Brandon Sheeley..."
"Oh, Brandon... qualche problema?" chiese la voce con una sfumatura di preoccupazione, di incertezza.
"No, Larry, tutto bene. È che il 16 novembre è il mio compleano. Compio esattamente un quarto di secolo, perciò pensavo di dare un piccolo party, pochi amici soltanto e avrei molto piacere se tu potessi essere uno di noi..."
"Ah, grazie." disse Larry con sollievo. "Sei gentile... Ma se è una cosa fra amici..."
"Dopo... l'ultima vola che ci si è visti, e non per motivi professionali, se a te non dispiace, vorrei poterti annoverare fra gli amici. Un quarto di secolo non è un qualsiasi compleanno. E non ci saranno fotografi, se è questo che..."
"Il sedici novembre? È una domenica, vero? Qui sulla mia agenda non vedo impegni, perciò... Verrò volentieri. Dove farai il tuo party? A casa tua?"
"No, è troppo piccola, anche se saremo in pochi. Ho prenotato in un piccolo albergo qui vicino. Hanno un grazioso giardino che dà sulla baia."
"A che ora mi devo presentare?"
"Verso le quattro del pomeriggio?"
"Ottimo. Ci sarò."
"Se dopo ti volessi fermare, posso anche prenotare una camera per te."
"No, grazie, in macchina non mi ci vuole nulla da qui a lì."
Brandon lo ringraziò, gli dettò l'indirizzo esatto e, salutatolo, chiuse la comunicazione.
Quindi compose il numero del cellulare di Brad.
"Qui Brad Kyser."
"Sono Brandon Sheeley..."
"Ciao, Brandon!" lo salutò la voce allegra del giovane attore. "Da dove chiami? Sei qui a New York?"
"No, sono a San Francisco. Senti, avrei un grosso piacere da chiederti..."
"Grosso? Spara!"
"Ecco, vedi, domenica sedici novembre è il mio venticinquesimo compleanno..."
"Venticinque? Uno più di me. Bene. E?"
"E mi faresti un grosso regalo se tu potessi venire al party che darò, una cosa fra pochi amici. So che ti chiedo molto, New York e San Francisco... non è proprio girato l'angolo..."
"Che vuoi che sia, oggi? In aereo ci si mette di meno che traversare in metropolitana New York! Sei gentile a volermi al tuo party... con pochi amici."
"È che... dopo il nostro ultimo incontro, mi piacerebbe pensare a te come ad un amico."
"Il sedici novembre, dove? A che ora?"
"Casa mia è un casino, perciò ho prenotato in un piccolo albergo con un grazioso giardino sulla baia. Se hai piacere, posso prenotarti una stanza per sabato notte e per domenica notte... dato che fai tanta strada."
"Beh, sì, sarebbe comodo. Così ne approfitto anche per fare un giretto a Frisco. Ci sono venuto solo una volta, due anni fa. La trovo una città deliziosa."
"Il padrone dell'albergo è un mio caro amico, se vuoi posso chiedergli la stanza anche per più notti..."
"Non vorrei approfittare della tua gentilezza, ma... ti andrebbe di prenotare la stanza anche per la notte del lunedì? Sono troppo sfacciato?"
"No, affatto. Tre notti, d'accordo."
"Ti farò un regalo più grosso..." ridacchiò Brad.
"Non è necesasrio, sei tu il mio regalo!"
Brad ridacchiò di nuovo: "Cos'è, una proposta?"
"Mah, se non avessi già un boyfriend... No, non è una proposta."
"Ci sarà anche il tuo boyfriend?"
"Sì, certo. È lui il proprietario dell'albergo. Fammi sapere a che ora arrivi, sabato, che mi faccio trovare all'aereoporto e ti porto io fino all'albergo."
Era fatta. Brandon era contento. Aveva mantenuto la sua promessa fatta a tutti e due, ma così sarebbe riuscito a metterli in contatto... Incrociò le dita, sperando che tutto andasse bene.
Giunse il quindici novembre e Brandon andò a prendere Brad all'aereoporto e lo portò in albergo.
"Sono contento di rivederti. Il regalo te lo darò domani, durante il party. In quanti saremo?" gli chiese Brad.
"Pochi intimi. Ti avevo detto che il regalo era il fatto di averti qui, no?"
"Non lo sai che di solito il regalo dà più piacere a chi lo fa che a chi lo riceve?" gli disse Brad. "A me piace molto fare regali, perciò..."
"Stasera, ti va se ti porto a cena in un ristorantino in Marina District?"
"Sì, purché lasci offrire a me. Non sapevo che t'eri fatto un boyfriend."
"Beh, di solito ero io quello che faceva le domande, quando ci si incontrava."
"Allora adesso posso intervistarti io?"
"Sì, purché prima di pubblicare, mi fai leggere il risultato dell'intervista." gli rispose ridendo Brandon.
A notte, Brandon riaccompagnò Brad in albergo.
E finalmente giunse la domenica pomeriggio. Brandon era sempre più nervoso e per mascherarlo, era sempre più loquace ed allegro. Aveva portato Brad nel giardino, dove dietro ad un separé di alte siepi, aveva fatto preparare alcuni tavoli, tanto per fare scena, ed un barbecue che dubitava che avrebbe usato...
Mentre stava chiacchierando con Brad, guardando la baia, arrivò un inserviente dell'albergo che fece a Brandon il segnale convenuto per avvertirlo che Larry era arrivato.
"Ti spiace aspettarmi qui un attimo, Brad? Stanno arrivando gli altri amici, vado ad accoglierli..."
"Sì, certo." rispose l'attore, ignaro.
Brandon andò alla reception a prendere Larry.
"Sono in ritardo?" chiese l'attore, porgendogli una rosa rossa con un pacchettino.
"No, affatto. Grazie, ma... puoi darmeli dopo, per favore? Vieni, ti porto nel giardino, poi torno qui per accogliere gli altri..."
Lo condusse fino al separé e, indicandogli il passaggio, "Lì dietro. Torno subito." disse.
Larry scomparve dietro la siepe, e Brandon rimase lì, in trepido ascolto.
"Larry!" disse la voce di Brad, un'ottava troppo alta.
"Brad? Non sapevo che..."
"O non saresti venuto?" chiese Brad in tono forzatamente normale.
"Tu sapevi che... aveva invitato anche me?"
"No. Ma io sarei venuto lo stesso... se non altro per chiederti perché m'hai scaricato così." disse quasi sotto voce Brad.
"Scaricato? Io scaricato te? Sei tu che sei scomparso senza dirmi niente. Senza mai rispondere ai miei e-mail..."
"Quali e-mail? E poi tu, quando io t'ho mandato l'e-mail in cui avevo scritto che ero innamorato di te... mandarmi quell'odiosa lettera..."
"Odiosa? Quale odiosa lettera? Io non t'ho mai spedito una lettera... E non ho mai ricevuto nessun e-mail in cui dicevi..."
Brandon tratteneva il respiro, ma era anche contento: stavano parlando, comunicando... avrebbero capito che cosa era successo, avrebbero chiarito ogni cosa, si sarebbero finalmente ritrovati.
Come puntualmente avvenne.
Quando il loro tono, da un'evidente diffidenza, tristezza, recriminazione, gradualmente divenne accorato, poi gentile, tenero... e Brandon sentì Larry dire: "Vieni qui, dai... insegnami di nuovo a baciare, Brad..." il giornalista si allontanò silenziosamente, andando a sedere nella hall, aspettando che i due, rendendosi conto di essere ancora soli, che nessun invitato arrivava, sarebbero andati a cercarlo.
Come avvenne.
Arrivarono nella hall tenendosi per mano, ancora commossi, ma evidentemente felici. Vedendoli entrare Brandon s'alzò dalla poltrona. I due gli si fermarono davanti.
"Scommetto che oggi non è affatto il tuo compleanno, vero?" gli chiese Larry.
"È un giorno anche più bello che se fosse il mio compleanno, visto che siete insieme." rispose Brandon, commosso.
"Ci hai giocato un bel tiro..." gli disse Brad. "Ma se non era per te... Larry ed io te ne saremo sempre grati."
"Almeno finché starete assieme. Ché altrimenti, come oggi pensate che sia merito mio, penserete che è stata colpa mia..." scherzò Brandon.
"Dopo quello che abbiamo passato in questi anni... credo che ci penseremo due volte prima di rischiare di perderci ancora. Giusto, Larry?"
"Compleanno o no, non credete che ora dovremo andare a festeggiare? Non ci sono altri invitati da aspettare, giusto?" disse Larry.
Festeggiarono. Poi, dopo cena, Brad portò finalmente Larry nella camera che Brandon gli aveva prenotato.
Il lunedì, i due amanti dissero a Brandon che avevano deciso di fare il loro "coming out" nella sua rivista, e gli chiesero se era diposto a far loro un'intervista.
Entrambi risolsero il loro contratto con i loro agenti e ne trovarono uno nuovo, lo stesso per tutti e due.
L'articolo di Brandon in cui Larry e Brad facevano il loro "coming out" come coppia, fu ripreso da altre riviste, dai mass media, suscitando reazioni contrastanti.
Inizialmente il loro lavoro ne risentì, pochi produttori e registi li scritturavano, e per cose minori, di poco valore. Fecero qualche comparizione in talking-show. Fu richiesta la loro presenza come "ospiti d'onore" da alcuni locali gay... Guadagnavano meno di prima, ma comunque a sufficienza per avere una vita agiata.
Poi, gradualmente, con l'entrata nel nuovo millennio, placata la polemica sui mass media riguardo alla loro omosessualità ed alla loro relazione, cominciaro ad ottenere via via migliori scritture, ora l'uno ora l'altro, ora assieme, e ad essere giudicati e valutati per la loro bravura come attori e non per il loro stile di vita privato.
Fu a questo punto che Brandon, con cui entrambi avevano ormai stretto una forte amicizia, avendo riordinato tutto il copioso materiale che aveva accumulato su Brad e Larry e sulla loro storia, chiariti alcuni particolari, sottopose ai due attori il testo di questo libro.
Il titolo, "Un film nato male", fu proposto da Larry.
"Quando mi scritturarono per A Different Love Story, e soprattutto quando cominciammo a girare le prime scene, Brad e io, pareva davvero un film nato male... Eseltine non era affatto contento della mia recitazione, ed io ero ancora meno contento di dover interpretare una parte che mi pareva starmi stretta addosso, che non riuscivo a sentire veramente mia."
"E invece, il nostro film non poteva finire meglio." disse Brad, accettando subito il titolo suggerito da Larry.