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una storia originale di Andrej Koymasky


pin UN FILM NATO MALE PARTE 6
UN FILM NATO MALE

"6 - 14 - 4. Ciak!"

Brad e Larry erano seduti sulla riva, i piedi a mollo, solo un paio di shorts addosso.

"È bello stare così... senza fare niente." recitò Brad.

"Te l'hanno mai detto, Mel, che sei proprio un bonazzo?" disse Larry.

"Stop, stop stop! E che cazzo, Larry! È la quarta volta che rifacciamo questa scena e me la sballi di nuovo!" gridò Eseltine rosso in volto.

"Ma che cazzo davero! Prima mi dici che sono troppo freddo, poi mi dici che sono troppo checca, poi..."

"T'ho detto che tono devi dare alla battuta, no? E anche come devi guardarlo. Sei un attore o cosa? Se continuiamo così, io ti sbatto fori dalla produzione, che cazzo! Cerca di impegnarti di più!"

"Ma che ne so io... io sono normale, mica gay."

"No, tu sei gay, sei gay e sei gay. Tu non sei Larry Hoxie, sul set, sei Sheldon Burke, te lo vuoi cacciare in testa? Spegnete, sospensione di mezz'ora. Cerca di darti una regolata, Larry o mi fai davvero perdere la pazienza!"

Brad e Larry si alzarono e si avviarono verso la roulotte che faceva il servizio bar.

"A Carole in che tono lo diresti?" gli chiese Brad.

"Prima di tutto non le direi mai una cosa stronza come: te l'hanno mai detto, Carole, che sei una bonazza!"

"Cosa le diresti?"

"Mah... Sai che mi piaci un sacco, mi fai arrapare, Carole..."

"Sì, d'accordo, ma non puoi dirmi che ti faccio arrapare, perché stai solo cominciando a cercare di sedurmi e non puoi essere così diretto."

"E tu, che sei l'esperto della situazione, come la diresti quella battuta?"

"Te l'hanno mai detto, Mel, che sei proprio ben fatto?"

"Bonazzo, c'è scritto, bonazzo!"

"Beh, puoi sempre chiedere un piccolo cambiamento, se ti viene meglio. Prova da dirmelo... Dopo tutto sono ben fatto, no?" gli disse Brad con un sorrisetto.

"Te l'hanno mai detto, Mel, che sei proprio ben fatto? Va meglio, così?"

"Abbastanza. Devi tentare di sedurmi... provaci con una voce un po' più bassa, calda, però non guardarmi in quel modo... uno sguardo più... ingenuo, devi fare. Le parole suggeriscono, lo sguardo smentisce a cosa miri. Uno sguardo pulito che non sottintende niente... In modo che Mel non sia allarmato da quello che gli dici, in modo che non alzi difese, che non scappi via." lo consigliò Brad.

"E che altro?" gli chiese Larry.

"Davvero vuoi che te lo dica? Non ti secca?"

"No... spara."

"Quando la telecamera 3 fa lo zoom sulla tua faccia, cerca di non guardarmi né come una cassetta per le birre vuota, che se no pare che non te ne frega niente di me, né come se mi volessi violentare, che altrimenti Mel sospetta e ti sfugge... ma come se fossi in un museo che ammiri una bella statua. Sheldon è un tipo astuto, sa come fare per tessere la sua tela in modo che Mel non gli sfuga. Ma anche se è vero che è astuto, Sheldon è anche innamorato, non mira solo a una scopata e via, vuole conquistare il cuore di Mel, oltre che il corpo."

"Sì... d'accordo. Mel non deve sentire minacciata la sua sessualità, giusto?"

"Perfetto."

"Però deve anche essere compiaciuto per l'ammirazione di Sheldon..."

"Proprio così, Larry, proprio così."

"Non ho mai avuto tanti problemi, nei film che ho girato prima..." commentò a bassa voce Larry, in tono pensieroso.

"Devi solo riuscire ad immedesimarti abbastanza in Sheldon. Vedrai che gliela facciamo. Nei tuoi film eri perfetto..."

"Li hai visti?"

"Sì, tutti e quattro. Dancing down the Street è quello che mi è piaciuto più di tutti, specialmente nella scena in cui di notte danzi giù per la discesa... credendo che nessuno ti vedesse. Davvero splendido!"

"Grazie. Anche a me quella scena è piaciuto farla. Però ho dovuto ripeterla tre volte..."

Passata la mezz'ora, ripresero... e tutto filò liscio, il regista dette per buona la "6 - 14 - 5", compreso il primo piano dello sguardo di Shelton-Larry.

Durante un'interruzione delle riprese nel teatro di posa di Boston per gli interni, Brad chiese a Larry: "Sei libero, stasera?"

"Sì... perché?"

"Volevo portarti a fare un giro istruttivo..."

"Cioè?"

"Tu sei ancora troppo prevenuto verso i gay... troppo pieno di pregiudizi. Così ti voglio portare in qualche locale gay, per farti vedere com'è realmente l'ambiente... In bene e in male."

"Che bisogno c'è?"

"L'immagine che hai tu dei gay è quella dei film... una parodia, assai spesso. Sono pochi i film che ritraggono i gay in modo onesto... come sta cercando di fare Eseltine. Io sono gay, e non mi sembra di essere una macchietta, né macho né checca... mi sembra di essere normale."

"Beh... si, sembri normale, tu."

"Sono normale, io!"

"Ma credo che sei un'eccezione. Se uno non lo sa già, non penserebbe mai che tu sei gay."

"Appunto. Ma uno solo, io solo, non fa testo. Vieni?"

"Mah... perché no. Anche se..."

"Cos'è, hai paura che ti saltino addosso? Che ti... importunino? Che ci provino con te?"

"Forse, un po'."

"E tu hai solo da far capire o da dire: no, grazie. Se ci provano. Ma trattarli normalmente se non ci provano. Come se ci provasse con te una ragazza che non t'attrae, no?"

"Che ne dici se prima andiamo assieme a cena da qualche parte?" gli propose Larry.

Brad era un po' sorpreso per la proposta: era la prima volta che Larry gli proponeva di andare da qualche parte assieme. "Ottimo, ci sto." rispose.

Durante la cena, Larry gli disse: "Sai che la ragazza che fa l'assistente del truccatore... me la sono portata in roulotte?"

"Ah sì? E t'è piaciuta? Ci sapeva fare?"

"Niente di eccezionale, ma... abbastanza gradevole, diciamo. E tu? Hai combinato qualcosa?"

"Non ancora. Il fonico mi pare che ci stia provando con me ma proprio non mi dice niente. Ma magari mi sbaglio."

"Chi, quello col parrucchino?"

"Sì, lui."

"C'è qualcuno con cui ti piacerebbe..."

"Sì."

"Chi?"

"Uno, ma credo che non ci sia niente a fare, con quello." disse Brad chiedendosi come avrebbe reagito Larry se avesse saputo che era proprio lui quello a cui stava pensando.

"Chi è? Il ragazzo del bar?"

"No. È caruccio, ma troppo giovane per i miei gusti. Troppo efebico. Mi piacciono più maturi."

"Potrebbe passare per una ragazza, se avesse i capelli lunghi..."

"Appunto."

Brad lo portò al Machine, in Boylston St. Era affollato.

"Ci sono anche donne... Lesbiche?" chiese Larry un po' stupito.

"Forse."

"Ma non sono tutti gay, qui dentro."

"Forse non tutti, ma un buon novanta per cento sì."

"Beh, quello è evidente che è gay..." gli disse Lary indicando un ragazzo vestito in modo molto vistoso e dalle movenze effeminate.

"Magari non lo è, chissà. Però risponde al tuo cliché di gay, no? Guarda bene, gente che sembra più etero di te e me... guarda quei due là, che si stanno baciando... Se non fossero qui dentro e insieme, se nonsi stessero baciando... e la maggioranza degli altri..."

"Ma sei sicuro che il novanta per cento sono gay?" gli chiese Larry, visibilmente stupito.

"Direi proprio di sì, un etero qui, che ci verrebbe a fare? A parte qualcuno come te, portato da amici gay, che viene magari solo una volta per curiosità..."

"Ma come si fa a capire chi è gay e chi no?"

"Provandoci." gli disse divertito Brad, "O se ci prova con te. O se li vedi filare come quei due o quegli altri. Vedi, Larry, non è che ci mettono l'etichetta sulla fronte, o che i gay abbiano... che so... un naso diverso dagli altri. I nazisti ci facevano portare il triangolo rosa... proprio perché diversamente sarebbe stato difficile capire... e disprezzare nel modo appropriato."

"Chissà quanti di quelli che conosco... sono gay, allora."

"Diciamo un dieci per cento. Se poi ci metti anche i bisessuali, la percentuale aumenta parecchio... Mica sarò io il primo che conosci, no?"

"A scuola c'era qualcuno che si diceva fosse gay, ma io li ho sempre evitati. E anche sul set. No... ma sei il primo che sto conoscendo veramente."

"Beh.. ti sarebbe difficile evitarmi, visto che siamo co-protagonisti."

"Ma non impossibile. Potevo rifiutare di vederti fuori dal set. Ma mi incuriosisce conoscerti meglio, capire... Mi può aiutare ad interpretare meglio il mio ruolo di Sheldon Burke, dopo tutto."

"Ah, capisco, un interesse professionale."

In quella un giovanotto li accostò e chiese: "Ma tu... non sei Larry Hoxie?"

"Sì..." disse un po' incerto Larry.

"Non sapevo che anche tu fossi dei nostri!" esclamò quello con un'espressione stupita ed allegra.

Brad guardò Larry con aria divertita, chiedendosi come avrebbe reagito.

"Non lo sapevo neanche io!" ribatté Larry.

"Cioè?" chiese l'altro confuso.

"Eh, che vuoi, me l'hai appena detto tu che sono dei vostri. Evidentemente ne sai più tu su di me di quanto ne so io."

"Ma... se sei qui..." disse l'altro ancora più confuso.

"Perché? Dove dovrei essere, invece?" chiese Larry.

"Ma Larry, è così evidente!" interloquì Brad, "Se ci vedono in una sinagoga siamo ebrei, se ci vedono in uno stadio siamo atleti e se ci vedono in un museo siamo artisti, è chiaro."

"Allora spero che non mi vedano mai in un cesso, o penseranno che sono un rotolo di carta igenica!" disse ridendo Larry e si allontanarono dal tizio.

Rimasero ancora un po', poi Brad propose di uscire.

"Ti ha infastidito che quello abbia creduto che sei gay?"

"No... non veramente."

"Allora un po' sì." commentò Brad guardandolo con un sorrisetto malizioso.

"No è che pensavo... che è facile appiccicare etichette a qualcuno su presupposti sballati. E mi chiedevo quante ne ho appiccicate io con la stessa superficialità di quel tale."

"Già, è quello che si chiama pre-giudizio, no?"

"Proprio così. Tu, Brad, frequenti spesso i locali gay?"

"Qualche volta, ma non molto. E più per curiosità che per altro."

"Per altro, cosa?"

"Per cercare un'avventura. Le mie avventure preferisco cercarmele altrove."

"Ma non è più facile, in un locale gay?"

"Sì, certo, si va più a colpo sicuro. Un altro vantaggio è che, se ci vai col tuo ragazzo, non hai problemi a scambiarti qualche tenerezza davanti agli altri. Cosa che non potresti fare in una discoteca non gay. Ma tu, Larry, ti vai mai a cercare una ragazza in una discoteca etero?"

"No, è vero. Però io ho meno problemi di te: una ragazza è una ragazza, è normale che un ragazzo ci provi per vedere se ci sta con lui. Un ragazzo... è raro che sia gay."

"Dovrebbe anche essere normale che un ragazzo gay ci provi con un altro ragazzo, per vedere se ci sta con lui."

"Dovrebbe, hai detto giusto. Ma non è così. Tu, Brad, dovresti saperlo anche meglio di me. Una ragazza, se io le faccio capire che mi piace e non le vado a genio, mi fa capire di non insistere; ma un ragazzo, se tu gli fai capire che ti piace e lui non è gay, magari ti spacca il muso o ti insulta."

"Appunto, per colpa del pregiudizio. Il pregiudizio è molto vicino al razzismo, ne è il fratello gemello."

"Sì, comincio a rendermene conto."

"A volte noi gay siamo accusati di chiuderci in un ghetto... ma siete voi non gay che ci costringete a costruirci i nostri ghetti... Non solo rifiutandoci, ma anche rifiutando che ci si esprima in un modo che gli altri capiscano che siamo gay. L'esempio che ti facevo prima è eloquente. Se tu vai a passeggio abbracciato alla tua ragazza e vi date un bacetto, la gente non solo non si scandalizza ma pensa magari che siete teneri e carini. Ma se io facessi la stessa cosa andando a passeggio col mio ragazzo... rischiamo di essere linciati o quasi. Vedi, Larry, nessuno è mai stato ucciso perché è eterosessuale... troppi sono stati ammazzati peggio di cani solo perché sono omosessuali."

"È vero."

"Per questo, serial televisivi come quello che stiamo girando con Eseltine, se fatti bene, possono contribuire a far evolvere la mentalità della gente. Far capire che io sono normale almeno quanto te. O per essere più esatti che Sheldon è normale quanto Mel. E proprio per questo devi fare in modo che Sheldon sia... vero, capisci?"

"Sì... credo che sto cominciando a capire."


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