Brad è nato a Ashland, una piccola città che superava di poco i 20.000 abitanti, nel Kentucky sul fiume Ohio, tre anni dopo di Larry. Suo padre, Fred Kyser, era un pilota di battelli che navigavano su e giù per il fiume, sua madre, Lorna Beagley, era una infermiera diplomata che, oltre a lavorare nel locale ospedale, faceva anche assistenza a domicilio.
Brad era il terzo di quattro fratelli, tutti maschi. La loro casetta ad un piano sorgeva poco lontana dal Paramount Arts Center, e Brad, fin da ragazzino, andava sempre a tutte le proiezioni di film che erano date nell'annesso teatro: gli piacevano soprattutto i film del periodo del muto o i primi del sonoro, però non disdegnava anche opere più recenti.
Un'altra attività che piaceva molto a Brad, e in cui si era impegnato fin da quando era piccolo, era il gioco del baseball. Faceva parte della squadra della sua scuola, ed era apprezzato sia dai compagni che dall'allenatore. Oltre agli allenamenti con la squadra, faceva anche molta ginnastica a corpo libero per rafforzare, sciogliere ed armonizzare i muscoli, sì che il suo corpo cresceva forte ed armonioso.
Secondo suo padre e sua madre, Brad era il più tranquillo, serio, posato dei quattro fratelli. Uno dei motivi era che, a differenza dei fratelli, lui non perdeva tempo a fare il filo alle ragazzine, non andava a ballare, non faceva mai notte con una scusa o un'altra. Il fatto è che fra gli studi, andare a vedere i film e lo sport, a Brad non rimaneva tempo libero e non voleva sprecare le proprie energie.
Una volta, quando Brad aveva sedici anni, il fratello maggiore gli aveva chiesto: "Ma tu non ce l'hai la ragazza?"
"No, perché?"
"E perché non te la fai? Sei un bel maschietto, parecchie ci starebbero con te."
"No... non mi interessa."
"Cos'è, mica sarai gay, per caso?"
"Non credo proprio, ma se anche fosse?" rispose Brad facendo spallucce.
"Beh... spero proprio di no, per te. I gay non hanno la vita facile. E poi non possono essere felici."
"Ah, no? E perché? Gay non significa felice?"
"Uno che ha il cancro, secondo te, può essere felice?"
"Guarda che ho letto che essere gay non è una malattia... e comunque penso che anche uno che ha il cancro può essere felice, chi lo sa?"
"Non sarà una malattia, ma un gay non è un vero uomo."
"Anche dei negri, fino a un secolo fa, si diceva che non erano veramente uomini... Comunque, stai tranquillo, per ora non mi interessano le ragazze ma neppure i ragazzi. Mi accontento di farmi una sega, però dopo le partite e mai prima, come ci ha detto l'allenatore."
Quando aveva diciassette anni, una volta, gli era capitato di sorprendere due compagni di classe, tutti e due maschi, che stavano scopando nel deposito delle barche. I due non s'erano accorti di lui e, i calzoni a mezz'asta, uno lo stava mettendo all'altro... Si fermò a guardarli a bocca aperta, e pensò che tutto sommato era una bella scena, sensuale... e si accorse che nel guardarli gli stava venendo un'erezione.
Come era arrivato, se ne andò in punta di piedi, perché non si accorgessero di essere stati sorpresi. Poi si disse che erano stati imprudenti: se invece di lui fosse entrato nel deposito un altro... come minimo rischiavano di essere disprezzati ed evitati da tutti e come massimo di far scoppiare uno scandalo.
Si stava allontando, quando vide un altro compagno andare verso il deposito delle barche. Allora lo chiamò ad alta voce, quasi gridando: "Ehi, Shane, che vai a fare nel deposito delle barche?" sperando così che i due là dentro lo sentissero e si ricomponessero.
"Che hai da gridare così? Mica sono sordo?" gli rispose l'altro fermandosi e girandosi a guardarlo. "Non trovo più il mio berretto e vado a vedere se l'ho lasciato ieri nella barca, quando le abbiamo calafatate."
Brad notò Rick sgusciare fuori dal deposito. Dopo poco anche l'altro uscì, con un berretto in mano: "Ehi, Shane, non è tuo questo?" disse l'altro che ora Brad riconobbe essere Michael.
"Sì, grazie, stavo venendo a cercarlo..." disse il compagno e, preso il suo berretto, se lo calzò in testa e si allontanò.
Allora Brad, preso Michael per un braccio, gli disse: "Un'altra volta è meglio che tu e Rick stiate più attenti... se non fermavo Shane, vi vedeva come v'ho visto io, e lui mica terrebbe la bocca chiusa! Non potevate sbarrare la porta, per lo meno?"
Il compagno arrossì, poi chiese, imbarazzato: "Merda, davvero ci hai visti? E non lo dici a nessuno?"
"E perché dovrei dirlo in giro? Saranno affari vostri, no? Però avete rischiato grosso, da incoscienti."
"Ci disprezzi, adesso che sai di noi due?"
"Mica sono così razzista, io. Ognuno, finché lo fa con chi è d'accordo, ha il diritto di scopare con chi vuole. Posso farti una domanda?"
"Cosa?"
"Rick è il tuo ragazzo o... Cioè, voglio dire, siete gay tutti e due?"
"Io sì, lui va anche con le ragazze. Però ci piace farlo assieme."
"Da tanto? Voglio dire... Scusa, non è che voglio ficcare il naso... è che io... non l'ho ancora mai fatto e sono un po' curioso. Cioè, voglio dire, i compagni blaterano sempre di quant'è forte farlo con le ragazze, ma non so com'è fra ragazzi..."
"Io da tre anni, lui da uno. Certo che ci piace farlo a tutti e due, se no mica lo facevamo, no?"
"Non fa male... prenderlo là dietro? Specialmente le prime volte?" chiese allora Brad.
"Se si usa un preservativo lubrificato e si fa bene, no. La prima volta che... che me lo sono lasciato mettere... è andata bene."
"Ma tu, l'hai sempre saputo che sei gay o come l'hai capito?"
"Forse l'ho sempre saputo, non lo so. Comunque avevo voglia di provarci e... tre anni fa un mio compagno di classe da cui ero andato a studiare, una volta che mi ero fermato a dormire a casa sua, ci ha provato con me."
"Gay anche lui?"
"Credo di sì. Ma non sono sicuro. Si faceva ma poi non se ne parlava. Ma visto che anche lui lo prendeva e gli piaceva... Solo che poi, dopo un anno, la sua famiglia si è trasferita e così... Finché Rick ha immaginato di me e m'ha fatto capire che gli andava di farlo con me."
"Ma Rick non ce l'ha la ragazza, mi pare."
"No, adesso no. Però gli piace farlo anche con le ragazze, come t'ho detto. Probabilmente quando si farà la ragazza smetterà di farlo con me."
"Ti dà fastidio che ti faccio tutte queste domande, Michael?"
"No... Ma tu davvero non l'hai ancora mai fatto? Con nessuno?"
"Solo con la mia mano." rispose ridacchiando Brad. "Quando sarà ora... lo farò."
"Con una ragazza?"
"Forse sia con una ragazza che con un ragazzo... per vedere la differenza."
"Non ti andrebbe... di provarci... con me?"
"Per adesso no, grazie. Per adesso non mi interessa provarci. Mi basta questa." disse agitando la mano in un gesto eloquente.
Sì, pensò Brad in seguito, era vero, prima o poi ci avrebbe provato con una ragazza ed anche con un ragazzo. Poi avrebbe deciso se stare da una parte, dall'altra o da tutte e due.
Quando Brad compì diciotto anni e prese il diploma a scuola, con buoni voti, decise, con l'approvazione dei genitori, di prendersi circa tre mesi di vacanza prima di decidere se cercarsi un lavoro o iscriversi al college. Si preparò lo zaino con il minimo necessario e si mise in viaggio. Aveva deciso di andare su fino a Cleveland, poi di fare l'intero giro di tutti i laghi, passando per il Canada.
Era in viaggio da un mese, quando arrivò a Belleville, Ontario. Dopo aver visitato le attrattive locali, andò alla stzione per proseguuire il suo viaggio verso ovest. Allo sportello c'era solo un uomo davanti a lui. L'impiegato non c'era e l'uomo bussò sul vetro, chiedendo ad alta voce, un po' spazientito: "Non c'è nessuno, qui?"
Quasi subito spuntò una donna con l'uniforme delle ferrovie: "Spiacente, signori, la vendita dei biglietti è per il momento sospesa."
"Sospesa? Come sarebbe a dire, sospesa? Io devo prendere il treno delle 6:15 per Boston!"
"Nessun treno, una frana ha interrotto la linea. Stanno cercando di ripristinarla, ma sicuramente non entro le ventiquattro ore, ci è stato detto."
Allora Brad disse ad alta voce: "Ma io devo andare nell'altra direzione..."
"Non passa nessun treno in nessuna direzione, ho detto. Tornate a vedere domani o telefonate per informazioni!" disse secca la donna e se ne tornò da dove era venuta.
"Oh merda, merda, merda!" esclamo Brad.
L'uomo lo guardò con un sorrisetto: "Arrabbiarsi non fa passare il treno." gli disse.
"Eh?" chiese Brad guardandolo.
"Dico che non serve a niente arrabbiarsi. L'unica è aspettare pazientemente."
"Sì, e fino a quando? Devo buttar via un sacco di soldi a mangiare e dormire qui, invece di continuare il mio giro. Per lei magari non è un problema, ma io ho i fondi contati!" disse Brad, ma in tono più calmo.
"Già, ti capisco." gli disse l'uomo.
Si trattava di Donald Nelson, un uomo di quarantacinque anni, sposato e con due figli, che per lavoro faceva l'agente di attori del cinema. Pur essendo sposato l'uomo era gay, e quel ragazzo aveva colpito la sua fantasia e risvegliato il suo desiderio.
"Senti, visto che siamo sulla stessa barca, per così dire... Adesso devo telefonare a mia moglie e ai miei figli per avvertirli che tarderò, poi al mio segretario in ufficio che mi sposti gli appuntamenti. E dopo, che ne dici se ti offro la cena e se ti pago una stanza in albergo? A me i soldi non mancano, e lo faccio volentieri, per darti una mano in modo che non devi intaccare i tuoi fondi. E anche per avere un po' di compagnia finché non funzionano di nuovo i treni. Ti andrebbe?" chiese l'uomo tirando fuori dalla tasca il suo cellulare.
Brad lo guardò un po' sorpreso, incontrò il suo sguardo che gli sembrò gentile, aperto e onesto, così disse: "Beh... forse dovrei dirle: non si disturbi... Ma certo che se accetto la sua offerta non devo buttare via i miei pochi dollari... Lei mi sembra una persona a posto..."
"Penso di esserlo." disse l'uomo con un sorriso, "Ma non ci siamo neppure presentati... Ascolta, lasciami solo il tempo di fare le mie telefonate, poi facciamo le presentazioni ed andiamo a cercare due camere in un albergo e poi anche un ristorante."
"D'accordo. Faccia con comodo."
Brad osservava l'uomo mentre questi telefonava. Con la moglie ed i figli, che da come parlava loro pensò dovessero essere piccoli, fu affettuoso, li rassicurò, si informò su come stessero. Con il segretario fu cortese, breve, e gli disse che l'avrebbe chiamato appena avesse saputo quando poteva riprendere il viaggio.
L'uomo chiuse il telefonino e lo mise in tasca, quindi si presentò, tendendo la mano al ragazzo: "Mi chiamo Donald Nelson, abito a Boston dove faccio l'agente per alcuni attori della TV. Ho due figli, una bimba di 6 anni ed un ragazzino di 10, Laura e Martin. Sono venuto qui a Belleville per lavoro, ma ho fatto un viaggio a vuoto..."
"Piacere. Io sono Brad Kyser, abito a Ashland, in Kentucky, ho diciotto anni compiuti, e prima di decidere se cercarmi un lavoro o andare al college, ho deciso di prendermi tre mesi di vacanza e fare il periplo dei laghi..."
"Fai molto sport, tu?" chiese l'uomo misurandolo da capo a piedi. Il ragazzo indossava un paio di shorts, una T-shirt senza maniche un po' attillata, e sandali sui piedi nudi. Dal berretto da baseball, spuntavano bei capelli colore del grano maturo.
"Ho giocato nella squadra di baseball della mia scuola. Ma non credo di continuare."
"Eri bravo?"
"Nel baseball? Forse un po' sopra alla media, ma non abbastanza da avere un futuro come atleta."
"E a scuola?" gli chiese l'uomo mentre uscivano dalla stazione.
"Forse un po' sopra alla media anche negli studi." rispose con un sorriso lieve il ragazzo.
L'uomo, oltre a desiderare quel bel ragazzo, lo stava anche osservando con occhio professionale.
Donald stava pensando: "Non si può negare che sia molto bello, ma oggi tutti i teenagers sono splendidi. Un agente non si può occupare di molti attori, perciò deve scegliere quelli che è convinto che diventeranno star. Brad Kyser... ha quella che io chiamo stoffa da star. Cavolo non gli manca niente. Un corpo da atleta, deve essere sul metro e 80, non più di 72 chili, un volto cesellato e maschio, incredibili occhi del colore del mare, una bella voce bassa e risonante, sensuale, e muscoli perfetti, ben definiti: qualsiasi donna la prima volta che guarda quegli occhi blu-verdi si sente irrimediabilmente innamorata di lui! E qualsiasi gay può perdergli la testa dietro... come sta capitando a me... devo riuscire a portarmelo a letto..."
Chiesero informazioni ad un poliziotto e, seguendo le sue indicazioni, cominciarono a girare gli alberghi attorno alla stazione. In città c'era in quei giorni un festival e parevano tutti pieni. Finalmente, in un alberghetto abbastanza modesto ma pulito, quando Donald chiese se avessero due singole, la receptionist disse: "Abbiamo solamente una matrimoniale libera... se va bene per lei e suo figlio..."
L'uomo guardò Brad con aria interrogativa. Il ragazzo sorrise e fece spallucce.
"D'accordo, la prendiamo." disse allora Donald e dette alla ragazza una carta di credito, firmò il registro e ritirò la chiave.
"Prendete l'ascensore lì... quarto piano, stanza 411. Basta che seguite le frecce, signori."
"Saprebbe consigliarci un buon ristorante da queste parti?" chiese Donald.
"C'e ne sono tre lungo questa strada, se andate a destra uscendo di qui. Uno cinese, uno italiano ed uno messicano..."
"Ottimo, grazie."
Salirono. La stanza non era grande, ma era molto pulita ed il letto era un king size. Il condizionatore era acceso e ronzava lievemente, la temperatura nella stanza era gradevole, non troppo fredda. Posarono i loro bagagli poi andarono a turno a rinfrescarsi nel bagno.
"Ti va di uscire e fare due passi e quattro chiacchiere, prima di cena?"
"Volentieri, mister Nelson."
"Oh, chiamami per nome, dammi del tu... dopo tutto dobbiamo condividere il letto come una coppietta in luna di miele, no?" scherzò l'uomo.
Brad rise: "D'accordo, Donald."