Il padre di Larry, Howard Hoxie II, era un noto finanziere di gran successo. Nel 1965 sposò la bella e ricca ereditiera Amanda Jamieson. Tutte le riviste patinate riportarono la notizia di quel matrimonio, con abbondanza di fotografie dei due sposi, della cerimonia, della loro nuova e lussuosa residenza, dono del padre di Amanda. Innumerevoli ragazze sognarono di avere anche loro, un giorno, una simile fortuna ed un simile matrimonio. Howard Hoxie II era infatti, oltre che giovane e ricco, assai seducente se non proprio bello.
Meno risalto ebbe, tre anni più tardi, la nascita della loro prima figlia, Charlene. Poi, due anni dopo, ancora meno spazio fu dedicato sulle riviste di pettegolezzi sul bel mondo, la nasciata di una coppia di gemelli, Larry e Linda.
Howard Hoxie II, a causa dei suoi molteplici impegni, era sempre in giro per gli States ed anche all'estero e le sue assenze dalla bella residenza alle porte di Boston erano sempre più frequenti e di sempre più lunga durata.
Amanda Hoxie, per ciò, si trovò a fare da madre e padre ai tre figli. Era una donna non solo bella ed intelligente, ma con un carattere assai forte, determinato. Non si lamentava mai per le lunghe assenze del marito, sapeva già prima ancora di acconsentire alla sua richiesta di impalmarla che sarebbe stato così. Ma, da ragazza indipendente quale era, aveva accettato molto volentieri, pensando che questo le avrebbe permesso di godere di una grande libertà, cosa che raramente era concessa alle mogli in quei tempi.
Quando i tre piccoli furono abbastanza grandi per affrontare lunghi viaggi, Amanda iniziò a visitare le nazioni europee, portando con sé i tre figli, una coppia di servi, moglie e marito, e alcuni tutori privati che istruissero i piccoli, dato che per questi sarebbe stato impossibile frequentare regolarmente le scuole.
Le lunghe visite turistico-culturali in Europa venivano alternate da periodi di "riposo" nella bella villa che avevano in Messico.
Il 17 novembre 1983, improvvisamente i media furono nuovamente pieni di servizi riguardanti la famiglia Hoxie.
Howard Hoxie II, a causa di collaboratori di poca onestà e di ancor meno scrupoli, un giorno scoprì di avere tutti i sui conti in rosso: ne conseguì un gravissimo tracollo finanziario che spazzò via tutte le sue ricchezze. L'uomo, dopo aver cercato di salvare il poco che ancora era salvabile, si chiuse nel proprio studio, scrisse una lettera di addio alla moglie ed ai figli, si infilò in bocca la canna della pistola e pose termine alla propria vita.
Amanda, con i tre figli ed il suo piccolo e fedele seguito, era in quei giorni a Montecarlo, ospite dei principi. Fu raggiunta qui da un telegramma in cui le si comunicava la morte del marito. Preso il telefono, chiamò il segretario di Howard, da cui ottenne altri particolari, dal tragico suicidio a quanto lo aveva motivato.
La donna non si lasciò prendere dal panico, benché capisse che, oltre alla perdita del marito e del padre dei figli, questo significava una drastica riduzione del loro livello di vita. Con forte autocontrollo, per prima cosa radunò i tre figli e li informò, cercando di non sconvolgerli troppo, ma anche senza tacere la verità, su quanto era accaduto. Poi comunicò ai principi che doveva rinunciare alla loro gentile ed affettuosa ospitalità, a causa della tragedia che aveva colpito la sua famiglia. Infine ordinò al suo piccolo seguito di preparare tutto, al più presto, per tornare a Boston.
Qui giunta, dopo aver organizzato i funerali del marito, convocò tutti i suoi dipendenti per avere una chiara idea della loro situazione finanziaria. Vide che era assai precaria, per non dire brutta. Rifiutò, per fierezza, l'aiuto che la sua famiglia d'origine le aveva offerto ("Non farò mai la fine della parente povera tenuta in casa per pietà!" aveva affermato). Vendette la villa in Messico, la elegante residenza di Boston, e tutto quanto ancora potesse avere un valore, compresa la collezione di opere d'arte, e quando ebbe finito di pagare i debiti che il defunto consorte le aveva lasciato in eredità, tutto ciò che le restava erano i tre figli, qualche valigia di abiti e suppellettili, ed un modesto, anche se vasto, appartamento a Hartford, in Jewell Street, con vista su Bushnell Park, dove si trasferì.
Giunti ad Hartford, per prima cosa Amanda andò ad iscrivere alle scuole pubbliche Charlene, Larry e Linda. Quindi iniziò a girare per trovarsi un lavoro che le permettesse di affrontare la vita prima che terminassero i pochi fondi che le erano rimasti in banca.
Fu fortunata: fu assunta, dopo neanche un mese di ricerche, alla Connecticut Historical Society, con un buono stipendio, tanto che poté assumere di nuovo la coppia che li aveva sempre seguiti nei loro viaggi e che era ancora in cerca di lavoro, perché curassero la casa, ed i figli nelle ore in cui lei doveva stare in ufficio.
Nella scuola di Larry e Linda, alcuni insegnanti e studenti avevano messo in piedi un gruppo teatrale giovanile. A contrario della sorella gemella, interessata soprattutto negli sport, dove eccelleva nel nuoto, Larry fu subito attratto dalle attività del gruppo teatrale e se ne appassionò. Così il ragazzo chiese il permesso alla madre, permesso concesso senza il minimo problema, di entrare a farne parte.
Lo spettacolo che segnò l'esordio di Larry sulle scene, fu un adattamento di "Cat on a Hot Tin Roof" di Tennessee Williams. Amanda, logicamente, non volle perdere lo spettacolo e rimase profondamente colpita per quanto Larry fosse un "naturale" nel calcare le scene. Non perché fosse suo figlio, era sempre stata molto onesta ed oggettiva, ma rimase impressionata per la padronanza che Larry dimostrava nel muoversi in scena, negli atteggiamenti, nelle espressioni, nella modulazione della voce...
Dopo lo spettacolo, chiese di parlare con il professore che aveva curato la regia dello spettacolo per chiedergli conferma, o smentita, di quanto Larry potesse realmente avere un talento naturale per il teatro. Il professore le confermò, in termini decisamente entusiastici, quanto lei aveva pensato.
"Sembra quasi che Larry abbia alle spalle anni di teatro, invece dei pochi mesi da quando è entrato a far parte del gruppo teatrale della nostra scuola. Ha moltissimo talento, il ragazzo. A mio parere sarebbe più che opportuno se lei lo iscrivesse ad una scuola di arte drammatica, invece di lasciarlo qui da noi. E le consiglio questo con rammarico, mi creda, perché perderemmo un ottimo elemento proprio quando l'abbiamo appena scoperto. Ma il futuro del ragazzo viene prima di tutto..." le disse il professore.
Amanda discusse la cosa con Larry e poiché questi, pur avendole risposto, "Come tu credi più opportuno, mamma." aveva occhi che gli brillavano di gioia e di speranza, appena ne ebbe il tempo si informò, prese referenze, ed infine iscrisse Larry alla "School for Performing Arts" dove, oltre a continuare gli studi di base come nella precedente scuola, poteva seguire parecchi corsi che andavano dalla musica alla danza, dalla recitazione al canto.
Larry cresceva bene, fisicamente: era alto, snello ma forte, aveva un volto dai tratti delicati, dall'espressione gentile, occhi chiari e lumiosi come acquamarine, labbra morbide e sensuali, capelli di un biondo scuro che faceva pensare all'oro antico...
Presto le compagne di corso iniziarono, in modo più o meno discreto, a fargli la corte. Larry ne era compiaciuto e, vista l'abbondanza delle proposte, si scelse diverse ragazze, una dopo l'altra, lasciando dietro di sé una scia di cuori infranti, ma, cosa questa veramente straordinaria, neanche una nemica, neanche un rancore.
Il fatto è che Larry, pur adattandosi abbastanza spontaneamente al carattere delle varie ragazze con cui aveva provato a legarsi, alla lunga giungeva ad un senso di insofferenza, gli inevitabili "difetti" che ognuna aveva lo irritavano e per ciò, sia pure in modo assai gentile... ne scaricava una dopo l'altra.
Una perché era troppo possessiva e gelosa; un'altra perché troppo arrendevole, senza personalità; oppure perché la ragazza pareva interessata più ai suoi attributi virili che alla sua personalità; o perché troppo intellettualoide e continuamente "in posa"... Insomma, la sua relazione che durò più a lungo, fiorì ed appassì nello spazio di due stagioni.
Aveva diciassette anni quando una delle sue ragazze lo iniziò alla sessualità, portandolo oltre il semplice flirt, spingendolo oltre il petting, fino a donargli sua prima unione completa. Lei era evidentemente, se non esperta, per lo meno non una novellina e guidò con arte Larry fino al godimento finale. Larry trovò che era stata una gradevole esperienza, anche se non eccezionale come fra compagni maschi si raccontava quando nessun adulto era a portata d'orecchio.
Fu sempre a diciassette anni che Larry fu ingaggiato da una vera e propria compagnia teatrale e con l'assistenza della Actors' Equity ottenne anche condizioni iniziali abbastanza buone. Il suo debutto sulle scene di Broadway al Lyceum Theatre fu in "The Sunny Boy", una commedia di Neil Taylor.
Al suo debutto aveva assistito Richard Siccardi. Questi era un uomo di quarantotto anni, che come professione faceva l'agente di attori ed attrici del cinema. Quella sera non aveva nessun desiderio di andare a teatro, ma la moglie tanto aveva insistito che ve la portasse, che alla fine aveva ceduto e vi era andato. La commedia non era famosa, il cast non era eccezionale, Richard si sentiva stanco ed infastidito.
Ma quando Richard vide Larry entrare in scena, verso la fine del primo atto, tutta la sua stanchezza ed irritazione scomparvero come per incanto. Lo guardò affascinato, tutta la sua attenzione focalizzata sul ragazzo, sul suo corpo, sulla sua voce e sulla sua esibizione: quello era l'attore che il regista Martin Romberg gli aveva chiesto di trovare per una parte nell'ultimo film che si accingeva a girare, la parte di Aaron, un attore non protagonista ma importante. Sì, quello era esattamente quanto ormai non sperava quasi più di trovare! Quel volto da bravo ragazzo su cui però l'attore sapeva far brillare astuzia, furbizia... era perfetto davvero. Le sue movenze sciolte ma misurate, che davano un'impressione di tenerezza come quelle di un gattino, e di pericolosità come quelle di una pantera...
"Chi è quell'attore?" chiese alla moglie in un sussurro.
"Quale dei tre?"
"Quello appoggiato col gomito al tavolo e con i jeans neri."
"Fa la parte di Ben... aspetta..." disse la donna consultando il programma, "Ecco, Ben è interpretato da Larry Hoxie. Bravino, vero?"
Richard la guardò un po' sorpreso: "Bravino? Perfetto direi, per la parte di Aaron!"
"Aaron? Ma fa la parte di Ben, t'ho detto. Dove ce l'hai la testa?" disse la moglie e, chiuso il programma, si mise di nuovo ad assistere alla commedia.
Richard era talmente eccitato che faceva fatica a restare seduto. Continuava ad osservare il ragazzo, completamente indifferente alla commedia. Lo studiava in tutte le sue espressioni, nei movimenti, nel tono della voce ed era sempre più convinto di aver trovato la persona giusta.
Appena la commedia ebbe termine, lasciando la moglie alla buvette del teatro, si precipitò a chiedere di incontrare l'attore, facendogli recapitare un suo biglietto da visita dietro cui aveva scritto la sua urgente richiesta di incontrarlo per motivi di lavoro.
Quando l'inserviente lo accompagnò al camerino del ragazzo, e lo vide più da vicino mentre, scusandosi, Larry continuava a struccarsi, fu più che mai convinto di aver trovato quanto da tempo cercava.
"Lei è un agente cinematografico? Hollywood?" chiese il ragazzo guardandolo attraverso lo specchio.
"Sì, esatto. Da un mese sto inutilmente cercando l'attore giusto per una parte in un film, ma questa sera finalmente l'ho trovato: lei! Non le interesserebbe fare un film?"
"Io? Un film? Mah... forse. Una volta terminate le repliche... se il contratto è vantaggioso... Di che film si tratta? Chi ne è il regista?"
Richard Siccardi rispose alle sue domande, esaurientemente, a lungo, spiegandogli che sarebbe stata una parte secondaria ma importante, molto bella. Si trattava di un ragazzo dei bassifondi di Philadelphia, un ragazzo sbandato che vive di espedienti di nome Aaron Bissell, ma che, per aiutare un fratello minore che rischia di morire per mancanza di cure, si decide a trovare lavoro come fattorino in un'industria, facendo anche molte ore di straordinario. Ma. pur spendendo tutti i suoi guadagni per salvare il fratello, vede che i soldi non gli bastano. Il presidente, Mark Webber, lo trava un giorno che piange e, saputo del problema, fa curare il fratellino di Aaron a sue spese...
Larry aveva ascoltato la lunga spiegazione attentamente, smettendo di struccarsi. "E lei crede che la parte di Aaron sia adatta a me?"
"O piuttosto che lei sia adatto per la parte di Aaron. Sono certo che il regista, appena la vedrà e le farà un provino, concorderà pienamente con me. È interessato alla mia proposta?"
Così fu che, verso la fine del 1988 comparve sugli schermi il film "Bless You, Mark" con Larry nella parte di Aaron. La critica fu positiva nei confronti del film e Larry fu lodato per la sua interpretazione equilibrata, realistica di come un ragazzo di strada, uno sbandato dedito alla piccola criminalità, possa trasformarsi, per amore del fratellino e per salvarlo, in una persona adulta e responsabile.
Nel 1989 uscì un nuovo film in cui Larry recitò, "Dancing down the Street" in cui faceva la parte di Harry Cavalleri, il figlio di un immigrato italiano che lavorava al porto, e delle sue difficoltà ad essere accettato dai compagni di quartiere ed a perseguire la carriera di ballerino, come fin da piccolo aveva sognato.
Il 1990 lo vide nella parte di Hugh Ashman in "The Last Soldier", la storia degli scontri di due gang giovanili rivali del Bronx, ambientata negli anni cinquanta.
Nel 1991 interpretò la parte di Jack Straw nel film "Carnival in St Louis". Per questo film Larry ebbe una nomination all'Accademy Awards come attore non protagonista, anche se non gli fu assegnato l'Oscar.
Sempre nel 1991 i media annunciarono alle crescenti fans di Larry, che il seducente attore aveva una girlfriend: la bellissima Carole Styne, di ventuno anni come Larry, una stella in ascesa nel campo delle sfilate di moda, una modella dal corpo asciutto ma sensuale, alto, dai neri capelli corti tagliati a caschetto, occhi blu scuro che tendevano al viola, la pelle vellutata ed ambrata (dovuta al fatto che un quarto del suo sangue era filippino).
Erano una gran bella coppia. Era stato Richard Siccardi a combinare le cose in modo che i due si incontrassero più volte e che aveva convinto la bella Carole, al momento opportuno, che sarebbe convenuto a tutti e due se lei avesse fatto in modo che Larry si mettesse con lei. La ragazza non ebbe difficoltà a convincere Larry, che comunque aveva già passato più di una notte nello stesso letto con la bella modella, a costituire una coppia fissa.
Le riviste patinate si impadronirono subito della nuova "storia d'amore" dei due, dedicando loro almeno una pagina, ma a volte anche di più, su quasi ogni numero. Larry iniziò presto a ricevere, all'indirizzo e-mail che appariva sul suo sito ufficiale sul web, messaggi di ragazze contente per lui che facevano gli auguri alla coppia, di ragazze invidiose di Carole, di ragazzi invidiosi di Larry, di ragazze che gli scrivevano appassionati messaggi d'amore e di passione delusi, di ragazzi che gli confessavano di essere innamorati di lui e gli chiedevano perché si "sprecasse" così, con una ragazza...
Ufficialmente Carole e Larry abitavano in due luoghi diversi: lui in una villetta non lussuosa ma assai bella, sita alle porte di Los Angeles verso Santa Monica, lei in un lussuoso attico a Glendale; però, come testimoniavano anche le foto dei paparazzi scattate con potenti teleobiettivi, Carole, quando non era in giro per il mondo per le sfilate di moda, spendeva praticamente tutto il suo tempo libero nella villetta di Larry.
Nonostante i lunghi appostamenti, i fotografi, fossero essi free lance o mandati dalle riviste, non erano mai riusciti a carpire un nudo dei due: come minimo lui indossava uno speedo attillato e lei un succinto bikini, anche quando si rilassavano, nuotavano o giocavano come due teenagers spensierati nella vasta piscina della villa.
Assistiti da Richard Siccardi, i due centellinavano le interviste che rilasciavano, e le concedevano solo ai giornalisti che concordavano prima le domande, in modo che Richard potesse preparare accuratamente le risposte che i due colombelli dovevano dare.
Comunque, dopo un anno da quando la loro relazione era stata resa ufficiale, alcuni reporter cominciarono ad affermare, sulle colonne delle riviste per cui scrivevano, che si iniziavano a vedere le nozze profilarsi all'orizzonte, notizia subito smentita dai due interessati ma sempre in modo che le loro smentite fossero solo parzialmente credibili.
Richard era un uomo ed un agente indubbiamente assai abile e non lasciava mai nulla al caso. Sapeva di avere per le mani una star in ascesa, un vero talento, che sarebbe diventato nel volgere di pochi anni, se ben gestito, guidato ed amministrato, un grande attore disputato dai produttori a fior di dollari. Il che avrebbe significato anche per lui un guadagno sempre crescente.