Quando giunse il giorno in cui Diego doveva tornare a casa, una volta terminato il servizio militare, Pierre capì che avrebbe dovuto affrontare con lui la sua relazione con Roger. Sperava che Diego avrebbe capito, ma al tempo stesso temeva la sua reazione, temeva di ferirlo, di farlo sentire rifiutato.
Nei giorni precedenti il suo ritorno, si era preparato un'infinità di discorsi, di modi di affrontare il problema, cercando il migliore. Un po' incoscientemente, aveva vissuto l'approfondirsi della sua relazione con Roger senza porsi il problema del suo rapporto con Diego o accantonandolo quando si affacciava fra i suoi pensieri, ma ora sentiva che era assolutamente necessario affrontarlo.
Gli sarebbe dispiaciuto se Diego, arrabbiandosi, lo volesse escludere dalla propria vita, dal proprio affetto. E gli sarebbe anche dispiaciuto se il "quasi fratello", per colpa sua, dovesse soffrire. Si disse che era stato superficiale, aveva vissuto l'inizio e lo svilupparsi della nuova relazione senza pensare alle conseguenze che avrebbe potuto avere su Diego.
D'altra parte, ormai la sua scelta era irrevocabile. Per quanto affetto e piacere avesse condiviso con Diego, questa relazione con Roger era altra cosa, era più profonda, più vera, più seria. Anche fisicamente, mentre con Diego era un semplice scambio di piacere, poco più di un gioco, se pure nobilitato da un reciproco e sincero affetto, con Roger non era affatto un gioco, ma era una vera e totale relazione.
Benché Giuseppe avesse deciso che avrebbero aspettato il figlio lì al paese, Pierre volle andare con la corriera fino ad Aosta per accoglierlo e tornare su assieme. Giuseppe lo trovò un po' inutile, ma non si oppose. Per Pierre era importante, invece: voleva affrontare subito, e a quattr'occhi, il problema con il fratello.
Era una cosa curiosa: quando pensava a Diego, chiamarlo "quasi fratello" gli pareva troppo lungo e complicato, nello stesso tempo chiamarlo semplicemente "fratello" gli pareva sbagliato e non sapeva decidersi.
Lo vide scendere dal treno. Quando anche Diego lo riconobbe, si aprì in un ampio sorriso e gli corse incontro. Lasciò cadere il sacco militare a terra, prese Pierre fra le braccia sollevandolo da terra e fece un giro su se stesso ridendo.
"Io lo sapevo! Io lo sapevo che ti avrei trovato qui in stazione ad aspettarmi!" gridò quasi.
"E mettimi giù, dai! Mica sono più un ragazzino, no?" disse Pierre ridendo.
"No, è vero. Dio come sei cresciuto in questi due anni! Sei diventato davvero un bel giovanotto! Ma fatti guardare, sì, ti sei fatto davvero un uomo, ormai. E me, come mi trovi?"
"Bene. Ti trovo proprio bene. Anche tu ti sei fatto uomo. Non vedevo l'ora che tornassi."
"Ti sono mancato?" gli chiese Diego, mettendosi la sacca a spalla ed uscirono dalla stazione.
"Sì, certo che mi sei mancato."
"Novità?"
"Sì, una. Per questo sono venuto a..."
"A che ora parte la corriera?"
"Fra mezz'ora, credo."
"E quella dopo?"
"Alle sette."
"Allora prendiamo quella dopo. Su a casa diciamo che il treno era in ritardo e che abbiamo perso questa. Ti voglio parlare, prima che andiamo su." disse Diego mentre il suo sorriso si offuscava un poco.
"Sì, va bene, anche io ti devo parlare e preferisco farlo qui che a casa."
"Prima io, però. Vieni, ci deve essere un caffé qui dietro, andiamo a sederci là e beviamo qualcosa. Offro io, naturalmente."
"Hai ancora grana? Pagano bene a militare?"
"No, anzi, eppure ne ho più di quando sono partito..."
"E come hai fatto?"
"Una cosa per volta, fratellino, una cosa per volta."
Andarono a sedere al bar, in un angolo appartato. Diego ordinò per tutti e due.
"Allora, cosa dovevi dirmi tu?" gli chiese Pierre mentre sorbiva lentamente il suo cioccolato caldo.
Lo sguardo di Diego lasciò gli occhi di Pierre e si fissò su un punto imprecisato alle sue spalle. Per un po' il giovanotto trattenne il respiro, poi prese fiato e, a voce bassa, iniziò: "Pierre, tu sei sempre mio fratello, e più di un fratello, lo sai." disse e lo guardò nuovamente negli occhi. "Qualunque cosa succeda tu resterai mio fratello come lo è Enrico, questo te lo giuro."
"Sì..." disse Pierre in tono incoraggiante.
"Io sono davvero contento che le nostre famiglie sono diventate una sola. Non finisco mai di ripetermi che è stata una fortuna per tutti, e specialmente per me. Dio, siamo proprio una vera e bella famiglia!"
"Sì..."
"E sono contento anche... anche per tutto quello che tu e io abbiamo condiviso... sai di che parlo, no?"
"Condiviso... a letto." precisò Pierre.
"Proprio così. Però, vedi, non ci siamo mai chiesti se e quanto poteva durare, se e fino a quando poteva continuare. Non ce lo siamo mai chiesti, no? L'abbiamo vissuto alla giornata... o alla nottata." precisò poi ridacchiando.
Pierre sorrise e si chiese dove l'altro volesse arrivare. "Che si sia accorto che invece gli piacciono le ragazze? Si è fatto la fidanzata a militare?" si chiese silenziosamente.
"Ecco, vedi, là a militare... uno dei miei compagni di camerata... uno di Ivrea, sai, che conosce i miei nonni, i suoi abitano la porta appresso... Si chiama Cossato Damiano, e, guarda tu a volte le coincidenze, è nato il sedici aprile del '901 proprio come me... Dio santo, non so come dirtelo, ma non ci posso fare niente... lui e io, senza quasi che ce ne siamo accorti... all'inizio era solo uno sfogo, a me mancavi tu, a lui mancavano certi suoi amici..."
Pierre iniziò a capire. "Vuoi dire che tu e lui... che avete fatto all'amore, no?"
"Sì. Sì, abbiamo fatto all'amore e lo facevamo ogni volta che si poteva essere sicuri che nessuno ci poteva sorprendere, anche se non era poi così facile. Ma la fame aguzza l'ingegno, come si dice, e così... E meno potevamo farlo, più ci piaceva farlo..."
"Beh, non vedo cosa c'è di male. Se eravate contenti voi due..."
"Sì, però... però poi è successa una cosa che... non so come spiegartela, vedi, né lui né io pensavamo davvero che poteva succedere una cosa così... No, davvero, se uno me lo diceva gli avrei riso in faccia, e invece..."
"Vi siete presi qualche brutta malattia?" gli chiese Pierre in tono preoccupato, abbassando la voce.
"Sì, come una malattia, con la febbre e tutto, ma brutta no, non direi. Solo che adesso, volevo che tu lo sapessi prima di dirlo a papà. Tu devi saperlo per primo... Non potevo scriverlo per lettera, capisci... Io non so scrivere bene e poi certe cose è meglio non metterle nero su bianco ma dirle a voce..."
"Scrivevi di rado, comunque." gli fece notare Pierre con un dolce rimprovero. "Ma è grave? Ce l'hai ancora, questa malattia? È una cosa seria?"
Diego lo guardò un po' stranito: si chiedeva se Pierre avesse capito o se pensasse davvero a una malattia venerea.
"Pierre..." gemette quasi, "Non è una malattia sessuale, no, non proprio, non direi, è una malattia... che colpisce qui." disse mettendosi una mano sul cuore. "Dami e io ci siamo... ci siamo... innamorati come due pere cotte!" esalò infine il giovanotto.
Pierre restò a bocca aperta e lo guardò incredulo. "Innamorati? Tu e lui... innamorati?" mormorò allibito.
"Dio Cristo, mi dispiace, non devi rimanerci così male, non è... non è colpa nostra, è successo... è solo successo prima che ce ne siamo accorti. Al cuore non si comanda, davvero..." gemette quasi Diego.
Pierre ancora non si era rimesso dalla sorpresa. Però, con il suo solito senso dell'umorismo, commentò: "Neanche al fegato o ai polmoni si comanda..."
"Pierre..." gemette il fratello.
"Innamorati. Tutti e due. Come due pere cotte, dici. E lui... adesso dove è, lui?" chiese.
"A casa sua, ma mi ha promesso che domani o dopodomani viene su. Perché io voglio presentarlo a papà e chiedergli se ci aiuta a stare insieme, magari dandogli lavoro nella piola, anche senza paga..."
"Cazzo, ma allora è una cosa seria."
"È una cosa seria! Mi dispiace, Pierre, non volevo deluderti, ferirti, credimi. Ma non ci posso fare niente."
Pierre fece un profondo sospiro. Lentamente il sorriso riaffiorò sul suo volto. "Diego, Diego, calmati. Cristo santo, non sei contento di aver trovato il tuo ragazzo?"
"Sì certo, ma tu..."
"Siamo fratelli e lo restiamo, come hai detto tu, qualunque cosa succeda, no? Io non ero il tuo ragazzo, ci piaceva farlo assieme. Dov'è il problema?"
"Dici davvero? Non lo dici solo perché... perché sei gentile? Davvero non ti sto facendo del male, a dirti questa cosa?"
"Diego, Diego... Sei felice con lui? E lui con te?"
"Cazzo, sì che lo sono. Abbiamo avuto due anni di tempo per metterci alla prova, e adesso non ci vogliamo più separare, costi quel che costi."
"Bene, non vedo l'ora di conoscere mio cognato, allora!" esclamò Pierre aprendosi in un pieno sorriso. Oltre che essere veramente lieto per Diego, ora anche il suo problema diventava un non-problema perciò si sentiva doppiamente sollevato. "È bello?" gli chiese poi.
"No. La prima volta che l'ho visto... brutto no, ma ho pensato che era uno dei meno attraenti dei miei compagni d'arme. C'erano certi ragazzi da perdere la testa... Ma poi, quando uno s'innamora, vede una bellezza che gli occhi non sono capaci di vedere e perciò... sì, è bellissimo, adesso."
"Cristo, sei proprio innamorato, allora." gli disse stringendogli un braccio in un gesto affettuoso.
"Sai, non credevo che poteva succedere. E non credevo che innamorasi era così grande. Non ci avevo mai pensato seriamente che potevo innamorarmi di un ragazzo un giorno, e non così presto, così in fretta. Così irrevocabilmente. Pierre, davvero non ti dispiace?"
"Ma no, no, te l'ho detto, e mica solo per essere gentile. Com'è il tuo Dami?"
"Lo vedrai presto..."
"No, voglio dire, che tipo è?"
"Suo padre ha un'officina dove fabbrica pompe per l'acqua, stanno bene come soldi. Lui è il terzo figlio, ha fatto per un po' il pugile, ma poi ha mollato. Comunque sa ancora tirar pugni, è meglio non farlo incazzare. Gli piace far cose con le mani..."
Pierre ridacchiò.
"Non quello, stronzo!" rise Diego dandogli un pugno su una spalla, "Gli piace costruire cose, è un mago, sa aggiustare tutto, e sa pure scolpire e..."
"Ma come, e non fa anche quelle cose con le mani?" lo interruppe con malizia Pierre.
"Certo che le sa fare e mica solo con le mani. Ma che? Voi sapere cosa fa a letto con me oppure che tipo è?"
"Che tipo è. Vai avanti."
"Sì, se non continui a prendermi per il culo..."
"Non posso più: ora c'è un altro che lo fa con te, no? No, no, dai, smetto. Vai avanti. Mi piace sentire come lo descrivi."
"È generoso..."
"Per questo hai in tasca più soldi di quando sei partito?"
"Non solo in quel senso. Voglio dire che è sempre pronto a aiutare tutti. Basta solo non fargli saltare la mosca al naso. Comunque perdona anche abbastanza in fretta, se chi l'ha fatto incazzare dopo sa stare al suo posto. Lo rispettavano tutti, in caserma, persino i vecchi. Sa stare allo scherzo, quando non si esagera. E poi... e poi, anche se è virile e forte, sa essere così tenero, quando è il caso..."
"Mi sa che mi piacerà, da come me lo stai descrivendo, questo mio cognato."
"L'unico difetto... dopo aver mangiato deve fumare. Però va a fumare da un'altra parte, ché sa che mi dà fastidio."
"S'inciucca?"
"Non l'ho mai visto ubriaco, in due anni. No, si sa regolare. Gli ho parlato tanto di te, sai?"
"Anche di quello che facevamo a letto?"
"Anche, certo. Come pure lui mi ha raccontato le sue cose."
"E non è geloso di me, adesso che sei tornato?"
"No, perché sa che si può fidare, che non farei niente dietro la sua schiena."
"Durante il militare, hai fatto solo con lui?"
"Sì, solo con lui. Noi cupio, mica si può rischiare, specialmente a militare."
"E come vi siete... capiti?"
"Al nostro primo campo, si era in tenda insieme. E di notte lui se lo menava e... un po' come fra te e me, è successo, all'inizio."
"Solo voi due, in tenda?"
"Sì, perché noi due dovevamo dormire nella tenda della fureria e dovevamo fare la guardia perché di notte i compagni non venissero a fare bottino. Lui era il furiere e io l'aiuto-furiere."
"Così l'hai aiutato anche in quello!" rise Pierre.
"All'inizio era solo quello, sì, ma poi... poi è cambiato senza che ce ne siamo accorti. Finché una volta lui mi fa: se eri una ragazza, venivo a chiedere la tua mano a tuo padre. Io gli ho detto che poteva farlo lo stesso, che mio padre gli avrebbe detto di sì, se aveva intenzioni serie, anche se non sono una ragazza. E allora lui mi ha detto che era innamorato di me e che se era vero quello che gli avevo detto di papà, veniva davvero a dirgli che lui ha intenzioni serie. E infatti, domani o dopodomani, viene."
"Sa fare bene l'amore?"
"Altroché! Lui ha avuto più esperienze di me, pensa che lui già lo faceva a dodici anni, con gli amici. Di faccia non è bello, come ti dicevo, ma di corpo... E a parte quello, ci sa fare, è sempre bello farlo con lui. Sai che certe volte lo facevamo anche due volte di fila?"
"Per recuperare le volte che avevate voglia ma non avevate un posto?"
"Eh, anche."
"Ma avevate una camera, là in caserma?"
"No, si dormiva in una camerata con tutti gli altri."
"E allora, dove lo facevate?"
"Il più delle volte in magazzino, che lui era furiere e io il suo aiuto. Dietro le pile di casse, che era come un labirinto, e se entrava qualcuno lo sentivamo e facevamo in tempo a rimetterci a posto la divisa."
"Cioè, dovevate farlo senza spogliarvi, solo calarvi i calzoni?"
"Proprio così, il più delle volte. Solo tre volte, a parte lassù in tenda, siamo riusciti a farlo in un letto, tranquilli, completamente nudi."
"E vi siete innamorati."
"E ci siamo innammorati."
"Congratulazioni, Diego, congratulazioni di cuore."
"Ma tu, non avevi anche tu qualcosa da dirmi?"
Pierre annuì e gli racconto di Roger.
"E... siete innamorati anche voi due?" gli chiese Diego con occhi brillanti.
"No, non credo, non lo so. Però per me Roger è importante, molto importante. Ma lui e io, suo padre non è come tuo padre, e poi lui è un conte, mica uno scalzacani come me. Così, ho deciso che ci dobbiamo accontentare di prendere quello che possiamo rubare alla vita e godercelo finché dura."
"È bello, il tuo contino?"
"A me pare un angelo. Però lui... non è come te, voglio dire, a lui piace solo... prenderlo."
"Ti crea problema, questo?"
"No, a me basta che lui è contento. È delicato e gentile, ma mica è effeminato, sai? Anzi, ha un carattere virile."
"Beh, se vi va bene a tutti e due, che problema c'è?"
"No, no, nessuno."
"E sa di te e me, di quello che c'è stato?"
"Sì che lo sa. Anche lui m'ha raccontato, solo che per lui, prima di farlo con me, mica era stato bello come quando lo facevamo tu e io. Prima un suo maestro in collegio l'ha ingannato, lusingato e poi lo fotteva solo per sfogarsi e se ne fregava di lui. Poi con due compagni, che erano come quel maestro se non peggio, che anche a quelli gli interessava solo un buco dove metterlo."
"Capita, purtroppo. E mica è diverso, tante volte, anche fra un uomo e una donna. Per certi uomini la donna è solo un buco..."
"E sai, mica abbiamo scopato subito, Roger e io. C'è voluto tempo prima di arrivare a farlo. Lui voleva essere sicuro, prima." Poi, abbassando la voce, aggiunse: "Sai che adesso mi è venuto duro solo a pensare a lui?"
"Ottimo segno." gli rispose Diego prendendogli una mano, stringendola forte e sorridendogli. "Dio, avevo proprio paura di deluderti, sai? Mi avrebbe fatto male... farti del male."
Il giorno seguente Damiano arrivò su in paese. Come aveva detto Diego, non era tanto bello di faccia, però aveva un bel sorriso, occhi puliti, buoni, e pareva un tipo simpatico.
Giuseppe già sapeva, aveva parlato la sera prima col figlio, perciò accolse Damiano con simpatia. I tre, Diego, il suo ragazzo e Giuseppe, fecero una lunga passeggiata su per i bricchi, per poter parlare in santa pace. Quando tornarono giù, Pierre notò che erano tutti e tre allegri e ciarlieri.
Più tardi Giuseppe chiamò in disparte Pierre. "Pierre, tu sai già tutto di Diego e Damiano, non è vero?"
"Che sono innamorati? Sì."
"Damiano verrà a lavorare qui con noi, a partire dalla prossima settimana. Torna a sistemare le cose a casa sua e poi si trasferisce qui. E, capisci, i due ragazzi avranno bisogno di un po' di intimità..."
"Sì, certo, ci avevo pensato. Io posso dormire giù a pian terreno nello sgabuzzino o nella dispensa, basta che porto giù un pagliericcio."
"Non è necessario. La saletta su al primo piano quasi non la usiamo. Facciamo lì la tua camera, se a te va bene. Ci portiamo uno dei due lettini."
"E per Damiano? Dormono in due in un lettino? Va be' che per quei due forse basta e manco si accorgono di starci stretti, anzi... però..."
Giuseppe ridacchiò: "No, lì gli faccio mettere un letto grande. Lo vado a ordinare domani."
"Ne hai già parlato con mamma?" gli chiese allora Pierre. "Sì? E che dice? Come l'ha presa?"
"Bene. L'ha presa bene. E... anche se lei non me l'ha detto chiaro e tondo, penso che ha capito di te, sai? Perché non provi a parlargliene?"
"Cristo santo, mi vergogno, Giuseppe..."
"E perché, ragazzo mio? Dobbiamo solo vergognarci delle cose disoneste e cattive, solo se facciamo del male agli altri. Non hai niente da vergognarti, tu, per essere così. E tua madre ti vuole molto bene, sono sicuro che accetterà, almeno quanto io ho accettato a suo tempo Diego."
"Però non mi ha mai fatto capire niente, che sa già, che ha capito. Non mi ha mai detto niente..."
"Forse perché aspetta che sei tu a parlargliene, no? Però io ho notato, da quando vivete qui, che pian piano ha smesso di parlare con te di ragazzine, e di quale ti piace e di che buona moglie sarebbe questa o quella..."
"È vero, adesso che mi ci fai pensare. E dici che devo anche dirle che... che io e Roger..."
"Ah, allora avevo immaginato giusto, anche se mi dicevo che non dovevo far lavorare troppo la mia fantasia. Beh, penso di sì. Il contino è un'ottima persona, per quello che ne so. Non può farle dispiacere se voi due..."
"Però Roger e io... mica è che siamo innamorati come Diego e Damiano. Fra noi è un po' diverso..."
"Ma state bene insieme, vi piace stare insieme, e vi rispettate, e questo è l'importante, no? Suvvia, Pierre, credo proprio che faresti bene ad aprirti con tua madre."
"Forse hai ragione, Giuseppe. Grazie. Sei sempre come un padre, per me."
"Ti voglio bene, ragazzo, come se fossi figlio mio." gli rispose l'uomo cingendogli le spalle in un gesto affettuoso.
Pierre non ne parlò subito con la madre, voleva riordinare le idee e decidere come e quando dirglielo. Si decise a farlo tre giorni dopo, mentre, loro due soli, stavano sistemando il salottino per trasformarlo nella sua cameretta.
"Mamma? Non ti fa strano che Damiano viene a vivere qui e che dorme in camera insieme con Diego?"
"No. Perché?" chiese Madeleine continuando a lavare con energia il pavimento della stanza che avevano già sgombrato dai vecchi mobili. "Si vogliono bene, no?"
"Anche se... sono due maschi?"
"Volersi bene è quello che conta."
"Tu, mamma... lo sai già, vero?"
"Credo di sì."
"E non ti ho deluso che... che sono anche io come Diego e Damiano?"
Madeleine posò lo spazzolone, si girò verso il figlio, gli si avvicinò mentre anche Pierre si accostava a lei, e lo prese fra le braccia, quasi cullandolo: "Sono la tua mammma e tu non mi hai mai deluso, caro."
"Ma tu, mamma... hai sempre detto che assomiglio tutto a papà e papà... mica era così, lui."
"Sei il suo ritratto, è vero, e anche come carattere me lo ricordi. Ma tu sei tu e lui è lui. No, tesoro mio, non devi pensare che m'hai deluso, no. Sei buono, onesto, lavoratore, sano, che posso chiedere di più dalla vita?"
"Ma io non mi sposerò mai, mamma, e così non ti darò mai dei nipotini, visto che sono come sono."
"E me li darà Enrico, magari. E anche se ti piacevano le ragazze, mica era detto che mi davi dei nipotini, no? A volte una coppia, per quanto ci provi, il buon Dio non gli manda figli. Perciò, che importa."
"Ti dispiace che non te l'ho mai detto prima?"
"Me l'hai detto quando eri pronto a dirmelo. Ma me l'hai detto. Questo solo è importante."
"E... mamma... un'altra cosa volevo dirti... Non è proprio come fra Diego e Damiano, però... io e Roger, il figlio del conte... c'è qualcosa di simile anche fra noi due."
"E sei contento?"
"Sì, mamma. E anche lui è contento."
"Bene. Molto bene. E mi fa piacere che anche lui è contento."
"Solo che lui e io... non potremo mai fare come Diego e Damiano. Suo padre non ce lo permetterebbe mai."
"Mai è una parola grossa. Chissà come sarà il domani? L'importante è che oggi siete sereni e domani... si vedrà."
"Grazie, mamma."
"Di che?" gli chiese la donna sorridendogli come a minimizzare la cosa.
"Di essere la mia mamma e di essere come sei. Non potevo scegliermi una mamma migliore di te, sai?"
"Oh, non sapevo che eri stato tu a scegliermi come mamma!" disse con dolce ironia la donna. "Su, dobbiamo finire a pulire, ché domani ti mettiamo su la tua nuova stanzetta."
"Così, mamma, la nostra famiglia cresce, ora che viene a viere qui anche Damiano. Io già penso a lui come a un cognato."
"È giusto. Mi ha fatto una buona impressione, quel ragazzo."
"Però, mamma, ci pensi che cosa buffa? Così siamo in tre fatti in quel modo, qui in questa famiglia."
"Ognuno è fatto in un certo modo. Non ci vedo niente di particolare."
"Le altre famiglie mica sono così, però."
"E che ne sai tu? Mica lo scrivono sul battacchio della porta, no? E poi, che importa: l'unica cosa che conta è che ogni casa sia abitata da gente buona e onesta... e purtroppo non sempre è così. Noi siamo fortunati, Pierre, credimi. Siamo davvero fortunati."
"Sei ancora contenta di esserti sposata con Giuseppe?"
"Più che contenta, caro. È un uomo molto buono, e forte, e tranquillo. Sto come una regina, con lui. E Giuseppe ti vuole bene, lo sai."
"Sì che lo so. Però non riesco a chiamarlo papà..." le fece notare Pierre con un po' di rammarico.
"Non importa, a lui non importa. Ma gli vuoi bene come se fosse il tuo papà, e basta questo. Così come io voglio bene a Diego, e lui a me, e mica m'importa se non mi chiama mamma."
Finalmente Damiano si trasferì in casa Robaudo, e sulla porta di casa, oltre che Robaudo e Martinet, aggiunsero il cognome Cossato.
Pierre fece trovare sul loro letto nuovo a due piazze, prima che Damiano vi entrasse con Diego, una ghirlanda di fiori di campo che aveva intrecciata, con al centro un foglio di carta su cui aveva tracciato con cura, a grandi lettere: "Benvenuto a casa, cognatino!"