Per alcune notti i due ragazzi si limitarono a masturbarsi a vicenda, con crescente piacere man mano che imparavano a conoscere il corpo dell'altro. Quando uno dei due invitava l'altro, ora si denudavano completmente per godere del contatto dei loro corpi freschi e forti, caldi ed eccitati. Si stringevano uno all'altro, si sfregavano uno contro l'altro e si davano soddisfazione con le mani.
Poi, quando erano appagati, spesso Pierre si addormentava raggomitolato contro Diego, la schiena contro il suo petto. Gli piaceva sentire il membro del compagno contro le sue piccole natiche, il tepore del suo pube contro di lui. Gli dava un gradevole senso di intimità.
A volte Pierre si svegliava durante la notte e sentiva il membro dell'altro, nuovamente duro, che nel sonno sfregava e premeva lieve nel solco del suo sedere... ed era una buona sensazione. Si chiedeva se e quando Diego avrebbe tentato di andare oltre, e che cosa avrebbe provato, quando fosse successo. Da una parte aveva quasi voglia di incoraggiarlo a decidersi, dall'altra un po' temeva che quell'invasione potesse risultare spiacevole.
Poi, una sera, mentre si spogliavano per andare a letto, Diego gli giunse alle spalle e lo circondò con le braccia poi, premendoglisi contro mentre erano ancora in piedi e facendogli sentire la propria eccitazione, gli sussurrò all'orecchio: "Cazzo, che voglia ho... lo vuoi, Pierre? Eh? Me lo lasci mettere?" e gli carezzò i genitali che si stavano rapidamente inturgidendo.
Pierre non rispose, era ancora indeciso, incerto, metà di lui voleva provare, l'altra metà ne aveva paura. Ma, istintivamente, premette il culetto contro il duro e caldo membro del compagno. Questi interpretò quel movimento come un incoraggiamentoo, un assenso e si sentì lieto e ancora più eccitato.
Con gentilezza, sospinse Pierre sul letto e lo fece stendere su un fianco, quindi gli si stese dietro e riprese a sfregare il suo arnese duro e fremente fra le chiappette. Si accorse che il ragazzo stava tremando lievemente.
"Non devi aver paura, Pierre... non voglio mica farti male... forse all'inizio ti dà un po' fastidio, ché non sei abituato, ma poi vedrai, quando lo sentirai andare avanti e dietro, vedrai che ti piacerà pure a te... Devi solo rilassarti e lasciarmi fare... e quando io spingo per entrare, tu devi spingere come per andare di corpo... Capito?"
"Sì..." pigolò l'altro, iniziando ad arrendersi alla voglia del compagno ed al proprio desiderio di provare.
"Ti fidi di me, no? Lo sai che non voglio farti male. E quando vuoi, basta che lo dici... e io cerco di smettere. Va bene, Pierre?"
"Sì..." mormorò il ragazzo, sempre più eccitato sia dalle manovre che dal bruciante desiderio dell'altro.
Sentì che Diego si preparava. Un suo dito andò a spalmargli saliva sul forellino nascosto, massaggiandolo e titillandolo a lungo, mentre l'altra mano gli carezzava il petto, il ventre, il pube ed i genitali gonfi e duri. Fin qui era tutto molto piacevole. Poi sentì la punta del membro di Diego, scivolosa di saliva, posarsi sulla sua inviolata rosetta di carne ed iniziare a spingere. Pierre allora fece come gli aveva detto l'altro, per facilitargli il temuto e al tempo stesso desiderato ingresso.
Dopo lunghi momenti di pressione in cui pareva che nulla stesse accadendo, improvvisamente la rosetta di carne cedette un poco e la punta del duro arnese del compagno vi si annidò dentro, appena appena.
"Ahi!" gemette Pierre, anche se più per la sorpresa che per un vero e proprio dolore.
Diego si fermò, ma senza togliersi. Dopo un breve silenzio in cui cercò di riprendere il controllo del proprio respiro, Diego chiese, in tono un po' timoroso: "Vuoi che smetto?"
"Non lo so... No, non smettere, ma... vacci piano, per favore... Ho un po'... un po' paura."
"No, Pierre, non devi avere paura. Non voglio farti male, lo giuro. Vedrai che dopo un po' piace pure a te. Vedrai che è più bello che farci seghe insieme. Molto più bello."
"Davvero?"
"Giuro." mormorò Diego, fremendo per il desiderio di portare a compimento l'impresa, e sentendosi più che mai eccitato. "Ma tu rilassati e spingi come t'ho detto. D'accordo?"
"Sì..." sussurrò il ragazzo con voce quasi impercettibile e, gradualmente riprese a spingere indietro.
Questo incoraggiò e dette il via a Diego che, tenendolo stretto fra le braccia, iniziò nuovamente a spingere per vincere la naturale resistenza dell'inviolato sfintere del compagno. Cercava di trattenersi, davvero non voleva fargli male, voleva che anche Pierre godesse quella prima penetrazione almeno quanto sapeva che l'avrebbe goduta lui.
Pierre sentiva il proprio anello di carne dilatarsi gradualmente, lentamente. Non gli faceva male, onestamente, provava solo un crescente fastidio, ed era più il timore di provare dolore che altro a trattenerlo ancora dal rilassarsi del tutto ed affidarsi completamente al desiderio del compagno. Non è che non si fidasse di Diego, semplicemente non sapeva a che cosa stava andando incontro.
Trattenne il fiato ed attese, deciso, anche se incerto, a lasciar fare all'altro tutto quel che voleva. E così, inconsciamente, iniziò a rilassarsi. La costante pressione del membro vinse perciò l'ultima resistenza del compagno e Diego gli scivolò dentro con tutto il glande, poi si fermò, ansimando lievemente. Sapeva che il più era fatto: ormai aveva via libera. Ma capiva anche, se pure confusamente, che doveva lasciare a Pierre il tempo necessario per abituarsi alla sua intrusione.
"Tutto bene?" chiese sottovoce all'orecchio del ragazzo.
"Forse."
"Vuoi che... che mi tolgo?" chiese allora sperando di ricevere un no per riposta, no che venne, anche se appena sussurrato.
Diego riprese a carezzare il corpo del compagno e, contemporaneamente, a spingere, scivolandogli lentamente dentro, finché il suo pube fu saldamente premuto contro le chiappette calde e sode di Pierre. Si fermò di nuovo per un po', godendo il forte calore dello stretto canale che avvolgeva il suo duro membro che fece palpitare alcune volte. Poi finalmente iniziò a ritrarsi e poi ad affondare in lui con movenze lente ma vigorose. Così facendo, la sua dura colonna di carne prese a sfregare sulla prostata di Pierre e il ragazzo si accorse che la sensazione di fastidio che provava stava rapidamente diminuendo e il piacere stava facendo capolino nelle sue carni, diffondendosi in lui come un balsamo benefico, come un piacevole, intenso calore.
Diego percepì questo cambiamento e i suoi va e vieni si fecero via via più determinati e veloci. Pierre mormorò un lungo e sommesso "sìììì" in preda ad un crescente piacere ed istintivamente si sincronizzò al ritmo dell'altro, spingendosi contro di lui ad ogni sua spinta. I due ragazzi erano coperti da un lieve strato di dolce sudore ed ansimavano sottovoce, fremendo per l'avvicinarsi del culmine del godimento.
Quando finalmente arrivò l'orgasmo che s'impadronì di loro e fece tremare ogni fibra del loro corpo, entrambi emisero un lungo e lieve gemito per l'intensità dell'emozione. Si rilassarono quasi di colpo, ancora scossi dagli ultimi fremiti, ancora profondamente uniti, assaporando, ancora strettamente uniti, l'esperienza che avevano appena goduto.
Se per Pierre era la prima volta e perciò gustava con attonito piacere quella tempesta di piacevoli sensazioni, Diego aveva avuto già la possibilità di farlo con altri ragazzi prima di quella sera, però mai su un letto e mai con la possibilità di gustare il fiducioso abbandono con cui Diego gli si era dato. Inoltre, una volta fatto, gli altri parevano sempre avere fretta di rivestirsi e di fare come se non fosse successo niente.
Quando i loro respiri tornarono alla normalità ed i loro cuori si furono calmati, e il membro di Diego, tornando a riposo, scivolò fuori dal foro appena conquistato, quasi all'unisono i due ragazzi emisero un lungo sospiro, poi Pierre si girò, guardò gli occhi del compagno su cui si rifletteva la fiammella del lume a petrolio facendo pensare ad un genietto danzante, e fece un risolino.
"Che è che ti fa ridere?" gli chiese Diego un po' stupito.
"Niente... pensavo solo che... non sono più vergine, adesso." e ridacchiò di nuovo.
"Ma... ti è piaciuto, no?" gli chiese Diego guardandolo dritto negli occhi.
"Più di quello che pensavo quando m'hai detto che era bello. Me lo metterai ancora, le prossime notti?"
"Sì. Ma tu, non hai voglia di mettermelo a me?"
"A te piace prenderlo qui?" gli chiese Pierre carezzandogli il sedere.
"Se non è troppo grosso, sì che mi piace. E il tuo mi pare proprio della dimensione giusta."
"Posso provarci domani?"
"Certo, anche domattina quando ci svegliamo, se ti va." rispose Diego sorridendogli, poi carezzandogli i genitali ora soffici, gli sorrise e gli chiese: "Ora... non possiamo dire che siamo fratelli?"
Pierre ridacchiò di nuovo: "Ma due fratelli mica le fanno, queste cose. Però non siamo nemmeno marito e moglie. Forse possiamo dire che siamo amici per le palle, no?"
"A parte che due fratelli possono anche farle, queste cose... Certi miei amici, la prima volta l'hanno proprio fatto con un fratello. A me piacerebbe parlare di te con gli altri dicendo: mio fratello... a te no?"
"Penso di sì. Con te sto bene, sai?" Poi ridacchiò di nuovo, si sentiva troppo allegro, "Anche con te dentro stavo bene, dopo tutto!"
"Tu sei molto meglio degli amici con cui l'avevo fatto prima, sai?"
"Ah sì? Perché? In cosa sono meglio?"
"Perché con te non pare... una porcata, ma una cosa bella. Non ti sei messo a dire: fottimi, sfondami, come dicono le puttane, o stronzate come queste. E dopo non mi stai guardando come se tu avevi ceduto malvolentieri alla mia voglia di fare porcate. Anche io con te sto bene. Sto proprio bene. E mi piace anche stare così, mezzi abbracciati, e addormentarmi così con te."
"Pensa se tuo padre o mia madre entra e ci trova così... o peggio ancora se entravano qualche minuto prima, mentre eravamo in piena azione!"
"Mio padre bussa sempre prima di entrare e non apre la porta finché non gli dico io di entrare. E poi... papà sa di me, non mi direbbe niente. D'altronde, non pensi che di là anche loro stanno facendo la loro parte?"
"Ma loro sono un uomo e una donna... Davvero il tuo papà sa di te? E gli hai anche detto quello che fai con me? E non dice niente?"
"Certo che sa, ma non gli ho ancora detto di te. Ti dispiacerebbe? Lui mi ha chiesto se, quando mi farò il ragazzo e saremo innamorati, gli piacerebbe se glielo presento, sai?"
"Davvero? Non mi stai prendendo per il culo?"
"No, quello l'ho fatto poco fa." ribatté Diego, ridacchiando lui, questa volta. Poi disse: "Non avresti niente da vergognarti con papà. Lui, come capisce me, capirebbe anche te, no? Come accetta me accetterebbe anche te."
"Però..." iniziò a dire Pierre, poi rifletté un attimo chiedendosi se faceva bene a dire quello che gli era venuto alle labbra. Decise per il sì. "Però tu e io mica siamo innamorati. Ci piace solo fare queste cose. Non è così?"
"Credo che hai ragione tu, credo che essere innamorati è un'altra cosa, anche se io sono contento di poterlo fare con te."
"Sì, anche io sono contento di farlo con te. Sì, forse hai ragione tu, siamo più come due fratelli che come due amanti, no?"
"Allora posso parlare di te dicendo: mio fratello?"
"Sì. E suona anche bene. Io non ho mai potuto dire di qualcuno: mio fratello."
"Magari il mio papà e la tua mamma ci daranno davvero un fratellino o una sorellina."
Così accadde, assai prima di quanto i due ragazzi pensassero. I loro genitori si erano sposati da soli tre mesi, quando annunciarono loro che Madeleine era sicura di essere incinta. I due ragazzi vollero festeggiare la notizia, erano entrambi eccitati e felici.
Pochi giorni dopo, Pierre stava pedalando per andare a lavorare su al forno, quando vide la vecchia Paulet, sulla strada sterrata, che con il bastone gli faceva cenno di fermarsi. Mise un piede a terra e si fermò davanti alla vecchia. Gli sembrò anche più magra e piccola di come la ricordava.
"Pierre Martinet, ti stavo aspettando."
"Ah, sì, madame Paulet?" le chiese il ragazzo in tono cortese.
"Sì. Te l'ho detto no, che io non dimentico mai... e tu sei un ragazzo buono e gentile. E mi chiami sempre madame e mi dai del voi. Vieni, vieni in casa. Ti devo parlare."
"Non ho molto tempo, madame, devo andare a lavorare su al forno..."
"Non ti rubo molto tempo, vedrai che arriverai all'ora giusta. Vieni, ti devo parlare."
Pierre appoggiò la bicicletta alla parete della piccola baita ed entrò seguendo la vecchia, chiedendosi che cosa avesse da dirgli.
"Siediti, siediti. Sei tu che mi lasci sempre una forma di pane fresco quando, finito di panificare, torni giù in paese, vero?"
Pierre arrossì: ne sottraeva una piccola dal cesto del pane che portava alla piola e la lasciava sulla pietra che, a destra della porta della baita, fungeva da sedile. "Mi avete visto?" chiese quasi sottovoce, come se confessasse una colpa.
"No, ma non potevi essere che tu. Sei buono. Grazie."
"In realtà lo tolgo dal pane che compra il mio patrigno: dovreste ringraziare lui, se mai, non me."
"Ma il pensiero è tuo. Ti ho seguito, in questi giorni, sai? Oh, no," aggiunse vedendo l'espressione sorpresa del ragazzo, "non coi miei piedi, sono troppo vecchia, quasi non cammino più... Ti ho seguito con... con il pensiero, diciamo. E allora, volevo dirti, non è lui, quel ragazzo, quello che ti sarà compagno per la vita. E neanche il prossimo e neppure il terzo, credimi. Quello che sarà il tuo compagno vero sarà un altro, uno che incontrerai quando tu avrai cambiato due volte il nome..."
"Non capisco... Di che compagno parlate? E come potrò cambiare il nome?"
"Compagno... Ognuno dei primi tre ti darà qualcosa e sarà importante per te, per la tua vita, anche se in modi diversi. L'hai fatta vedere la mia conchiglia al ragazzo con cui stai adesso?"
"No... non ancora. Perché?"
"Lui, se gliela mostri, come pure gli altri due, ti diranno che è un cuore, però il quarto ti dirà che è l'amore. Ricordatelo, ti dirà che è l'amore. E allora saprai che è lui quello giusto, a cui puoi affidare il tuo cuore per tutta la vita. Tutti gli altri invece ti diranno solo che è una conchiglia."
Pierre arrossì: "Affidare il mio cuore, dite? Per tutta la vita? A un ragazzo e non a una ragazza?" chiese quasi per nascondere i propri sentimenti e un po' per mettere alla prova la vecchia.
"Sì, lo sai anche tu, no? Tu non ti unirai mai a una ragazza, le ragazze non sono per te. A te piacciono i ragazzi, lo sappiamo bene tutt'e due." disse quietamente la vecchia.
"E come potete dire una cosa così, voi, madame? Qualche ragazzo di qui ha forse fatto pettegolezzi?"
"No, no... e comunque non li farebbero con me, con una masca. La gente non parla volentieri con una masca, se non quando ne ha disperato bisogno."
"Ma voi non siete una masca. Le masche non esistono, se non nella fantasia della gente."
"Mi stai dicendo allora che io non esisto? Eppure sono di carne e ossa come te, come tutti, e tant'è vero che sono qui che parlo con te, sono una masca. Altrimenti come potrei sapere che ora, con quel ragazzo, hai raggiunto un'intimità così stretta?"
Pierre era un po' turbato: "Me lo leggete in faccia così facilmente?"
"Non in faccia, ragazzo mio. A volte mi capita di chiudere gli occhi e di vedere cose che nessuno vede, anche cose che capitano a migliaia di chilometri di distanza. Sai quello che era successo undici anni fa a Messina, no? Ne hai sentito parlare, penso. Io l'avevo visto il giorno prima che capitasse, avevo visto quell'onda enorme inghiottire tante anime innocenti. Tante altre cose ho visto. Ho visto che ci sarà un'altra guerra, ma che tu non ne sarai troppo toccato. E qualche anno prima della guerra tu dovrai cambiare nome. E deve ancora nascere quello che incontrerai..."
"Il quarto..." mormorò Pierre, soggiogato dallo sguardo acuto e penetrante della vecchia.
"Sì, e lo incontrerai dopo la guerra e non vi separerete più. Questo ho visto. Così... ho deciso che dovevo dirtelo, perché il nostro destino ce lo facciamo noi, perché tu non faccia errori con gli altri tre prima di lui. Col secondo, specialmente, sarà una cosa molto bella, ma purtroppo non è destinata a durare e ne soffrirai molto."
"Perché?" chiese il ragazzo in un mormorio intimorito.
"Non chiedermi perché, né più di quello che ti posso dire."
"Ma allora, secondo voi, madame Paulet, tutto è già scritto e noi non siamo che burattini nelle mani del destino."
"No, mio caro Pierre Martinet. Il destino è come il testo di una commedia, dove tutte le battute degli attori sono scritte. Ogni attore le interpreta in modo diverso, le può anche cambiare, può anche cambiare tutta la commedia e farla diventare una cosa completamente diversa. Io posso solo dirti: quella che ho visto scritta per te, se la seguirai fino in fondo, ti renderà felice. Ma ora sta solo a te darmi retta e seguirla oppure far di testa tua. Magari tu ne sapresti scrivere un anche più bella, solo che io non l'ho vista. Anche noi masche abbiamo i nostri limiti, mica siamo Dio." concluse ridacchiando la vecchia e la sua risatina si tramutò in una lieve serie di colpi di tosse.
"Avete altro da dirmi, madame?" chiese Pierre, ancora più intimorito.
"Sì... forse... forse ancora una cosa. La tua strada sarà tutta in salita e questo ti costerà fatica, ma se la seguirai con coraggio, arriverai a vette sempre più alte. Quando ti verrà la stanchezza dell'anima, non decidere di fermarti, di tornare indietro, continua ad andare avanti, con prudenza ma con coraggio."
"Ma... prudenza e coraggio non sono una l'opposto dell'altro?"
"Coraggio non vuol dire incoscienza, non vuol dire mancanza di paura, ma superare la paura. E prudenza non vuol dire non muoversi, aver paura di tutto, ma decidere di saggiare il terreno e poi avventurarcisi sopra. Ora vai, mio dolce Pierre Martinet. Addio."
"Arrivederci, madame Paulet."
"No, addio, mio caro. Venerdì prossimo, a sera, devo partire per un viaggio..."
"Dove andate?" le chiese il ragazzo incuriosito.
"A vivere finalmene in una casa più accogliente e pulita di questa, caro. Vai, vai ora, o fai veramente tardi al forno."
Pierre per un paio di giorni non fece che ripensare a quanto gli aveva detto la vecchia, poi, preso dalla vita quotidiana, non ci pensò più. Ma il sabato mattina, mentre lavorava nel forno come il solito, sentì la moglie del padrone che diceva al marito: "Hai sentito? Ieri sera hanno trovato la Paulet morta nel suo letto, con le braccia in croce sul petto e un rosario fra le dita. E dicono che sorrideva..."
"Sì, lo so. Ma sarà stato un ghigno," ribatté il fornaio, "e che faccia tosta a tenere il rosario in mano, lei che non andava mai in chiesa, lei che era una masca."
Pierre si sentì percorrere da un brivido: ecco cosa era il lungo viaggio che aveva predetto di dover fare il venerdì sera... Era stato davvero un addio, dunque. Poi un pensiero banale gli venne in mente: inutile che le lasci il pane, oggi. Poi si sentì irritato per il tono con cui il fornaio aveva parlato della vecchietta. Allora alzò il capo e disse, quasi gridando: "Era una donna gentile e buona, masca o non masca, e non faceva male a nessuno! E poi, poi non si deve parlare male dei morti, perché i morti non si possono più difendere! Non è giusto!"
Il fornaio lo guardò un po' stupito, poi borbottò: "Comunque, il prete ha detto che il funerale non si fa in chiesa." e, fatta una smorfia, non degnò più di uno sguardo il ragazzo e si rimise ad infornare il pane.
Da quel giorno, ogni volta che saliva a lavorare al forno, Pierre deponeva fiori di campo sulla pietra che, a destra della porta della baita della masca, fungeva da sedile, al posto della pagnottella che le aveva lasciato prima che se ne andasse.
Quella sera, a letto, non se la sentiva di fare l'amore con Diego. Glielo disse e gli spiegò perché. Diego lo stette a sentire e lo abbracciò, senza spingere oltre la cosa. Poi, la mattina, Pierre prese la tabacchiera di suo padre, l'aprì, ne estrasse la conchiglia e la mostrò a Diego.
"Un cuore!" esclamò il ragazzo.
"Sì," disse Pierre sorridendo lieve: la masca l'aveva predetto. "Me l'ha regalato madame Paulet. Bello, vero?"
"Sì, non avevo mai visto una conchiglia così bella. È un cuore perfetto. Davvero un bel regalo. Io... non ti ho ancora regalato niente, però." aggiunse poi.
"Neanche io, se è per questo. Però siamo diventati come due fratelli, e questo è un bel regalo reciproco, anche se non sono il tuo ragazzo." disse Pierre con voce piana, quasi sognante, ripensando a quello che la masca aveva visto...
"Magari... magari potremmo diventarlo, chi sa?"
"Ci credi?"
"Non lo so. So solo che, in un certo senso io... io credo di volerti un po' bene." mormorò Diego ed arrossì un poco.
"È normale che, se ora ci sentiamo fratelli, ci si vuole un po' bene, no?"
"Ma a te piacerebbe avere un giorno un ragazzo, vero?"
"Essere tutti e due innamorati... sì, mi piacerebbe. Ma so che devo aspettare parecchi anni..." disse ripensando alle parole della masca.
"Sei triste per la morte della vecchia che t'ha regalato quella conchiglia a forma di cuore, vero?"
"No, non proprio triste. D'altronde era così vecchia... Era buona, anche se tutti dicevano che era una masca."
"Una masca? Davvero? Ma le masche non sono cattive?"
"Non tutte, a quanto pare. O se lo sono tutte, lei certamente non era una masca, qualunque cosa dicessero le male lingue. Forse perché era vecchia, bruttarella e povera... e non aveva peli sulla lingua... e sapeva cose che gli altri non sanno o non capiscono... Vedi, è un po' come per noi che siamo cupio, la gente ci disprezza senza nenche conoscerci, senza nemmeno provare a vedere chi veramente siamo. Pare che gli altri, per sentirsi importanti, devono per forza sputare su qualcuno."
"Che mondo di merda!"
"No, Diego. Non è un mondo di merda. Perché ci sono anche tante persone buone. Però, secondo me, è come un cesto di mele: se una è marcia, puzza, e non senti più il buon odore delle altre venti mele buone, né ti viene voglia di assaggiarne una di quelle sane, perché sei disgustato."
"Chi t'ha insegnato queste cose?" gli chiese Diego pensieroso.
"Quali cose?"
"Queste che mi dici."
"Nessuno, credo. Basta guardarsi intorno e pensare, no? Non dobbiamo fare come quegli stronzi che dicono che tutte le donne sono puttane, esclusa la sorella e la madre. Perché anche le altre donne sono sorelle e madri di qualcuno, no?"
"Tu sì che hai una testa buona, tu sei abituato a pensare alle cose..."
"Quando si è soli per tanto tempo, il migliore passatempo è pensare."
"No, tu sei una testa fina, credi a me. Sei più giovane di me, però pensi giusto, mica tanti sono come te. Peccato, visto che m'hai detto che ti sarebbe piaciuto continuare a studiare, peccato che non hai potuto. Tu potresti diventare qualcuno..."
Pierre ridacchiò: "Sono già qualcuno, no? Sono Pierre Martinet, non basta? Tutti sono qualcuno, no?"
"Non fare finta di non capire. Lo sai bene cosa voglio dire, dai! Tu potevi diventare uno famoso, se potevi studiare. Che peccato."
"Studiare mica è tutto. Ci sono tanti che, anche se sono studiati, sono emeriti stronzi. Mi sarebbe piaciuto, sì, ma..."
"Una gallina non può diventare un'anatra." concluse Diego.
Pierre sorrise: "Appunto. Né uno zoppo vincere una gara di corsa."
"E un gatto non può diventare un nuotatore, visto che ha paura dell'acqua."
"E un nuotatore non può mettersi ad acchiappare i topi." aggiunse Pierre ridendo.
"Cazzo, Pierre, lo sai che mi piace averti adottato come fratello?"
"Piacere tutto mio, signor marchese!"
Scherzando e ridendo, Diego era contento di essere riuscito a far sentire un po' meglio il suo compagno. Sì, certo, non erano innamorati, ma si volevano veramente bene, e questo era una cosa bella. Aveva ragione Pierre, pensò Diego, il mondo non è tutta una merda, anche se qua e là c'è una "busa" di vacca...
Sentirono bussare alla porta. Istintivamente i due ragazzi si separarono, poi si resero conto di non essere nudi come altre volte, allora Diego disse ad alta voce "entra!" Era Giuseppe.
"Ancora non dormite, ragazzi? Sapete che ora è? Sono le due..."
"Si stava chiacchierando e non ce l'abbiamo l'orologio, papà. Adesso ci mettiamo a dormire." gli disse Diego.
L'uomo sedette sul letto nello spazio che i due ragazzi, separandosi, avevano lasciato libero: "Vedo comunque, che avete legato bene, voi due. Sono contento. Anche Madeleine è contenta. Siamo una bella famiglia, no?"
"Sì, papà."
"Giuseppe, io... io sto molto bene qui con lei e con Diego, però... mi dispiace, non ci riesco proprio a chimarla papà..."
L'uomo gli scompigliò i capelli: "Non è necessario, è giusto che tu dentro il cuore hai il tuo papà, anche se non hai avuto la fortuna di conoscerlo. Però... però mi farebbe molto piacere se smettessi di darmi del lei e mi dai del tu. Sempre che non ti dispiace."
"Dispiacermi? No, certo. Sto molto bene qui con te, Giuseppe."
"E io con te: sei davvero un caro ragazzo, Madeleine ti ha tirato su bene. Possiamo essere una bella famiglia anche se non mi chiami papà, non è vero?"
"Posso farti una domanda, Giuseppe?"
"Certo, Pierre, qualsiasi domanda."
"Ma tu e la mamma... siete innamorati?"
L'uomo riflettè per un poco, sorridendo, lo sguardo perso davanti a sé. Poi, con voce bassa e lenta, disse: "Forse non come due ragazzi al primo amore, forse in un modo tranquillo e poco romantico, però ci vogliamo bene, Pierre. Ogni giorno che passa mi dico che sono stato fortunato a conoscere Madeleine, e spero che anche per lei sia così. Ma ora, svelti a dormire che domattina, specialmente tu, Pierre, devi andare al lavoro."
"No, domani è domenica, papà, Pierre non deve andare su. Solo noi lavoriamo anche la domenica." esclamò Diego.
"Già, è vero, non ci pensavo. Comunque tu hai da pulire bene tutta la sala sotto e anche la cucina, non te lo scordare."
"No che non me lo scordo..." disse Diego fingendo di mettere il broncio.
"Ti do una mano io, Diego, così facciamo prima, eh?" gli propose Pierre con un sorriso.