Pierre si raggomitolò sotto la copertella, in posizione quasi fetale, le braccia incrociate sul petto e le mani sulle spalle. Tutto il suo corpo era scosso da un forte tremito per il freddo pungente. Si coprì anche il capo con la copertella ed il lenzuolo di canapa, respirando a fondo in modo di riscaldare l'aria sotto la coperta.
Gradualmente il tepore si diffuse creando un bozzolo protettivo attorno al suo corpo e lentamente il tremito diminuì. Quando finalmente cessò del tutto, dovette tirar fuori il volto, perché non sarebbe riuscito ad addormentarsi con la testa sotto le coperte, avrebbe avuto la sensazione di non poter respirare a sufficienza.
Stando coricato sul lato destro, quando il suo volto emerse dalla copertella, vide la finestra: i sei piccoli vetri quadrati erano coperti da arabeschi di vapore ghiacciato che, illuminati dal chiarore lunare, brillavano come un raffinato broccato d'argento, più bello e ricco di quello del piviale che adornava la statua di San Gregorio quando veniva portata in processione.
Appena muoveva un poco le gambe o le braccia, sentiva di nuovo il freddo delle lenzuola, ma questo, invece di dargli fastidio, gli faceva godere anche di più il bozzolo di tenue tepore che ora lo avvolgeva.
Avendo finalmente risolto il problema del freddo, la sua mente si quietò per un poco. Allora riaffiorò alla sua memoria il colloquio avuto con la madre quella stessa sera, durante la cena.
"Pierre... sai, quando vado giù in paese a portare le tovaglie lavate alla piola..."
"Aux cinq marches, no?" chiese il ragazzo domandandosi il perché di quella domanda.
"Sì, appunto. Beh... il proprietario, sai, Giuseppe Robaudo... è vedovo, ha un figlio poco più grande di te..."
"Sì, e allora?" chiese Pierre che non capiva dove quel discorso volesse andare a parare. "Cos'è, non ti ha pagato?"
"No, no, mi ha pagato subito, come sempre... Però oggi... lui mi ha detto... sai, lui ha la piola che manda avanti col figlio, da soli... e anche noi due... da soli..."
"Ah, t'ha offerto di andare a lavorare da lui?"
"Non proprio, cioè, sì, certo, io starei in cucina e aiutarlo, però... non è che mi assume, non proprio, è che... Giuseppe m'ha chiesto se... se io sono d'accordo... mi pare un brav'uomo e..."
Pierre la guardava chiedendosi che cosa avesse da dirgli di così difficile che pareva non trovare le parole. Non era da sua madre, che solitamente parlava diretto e chiaro anche quando doveva dire cose spiacevoli, fosse anche a qualcuno di importante.
"Allora?" le chiese, studiandone l'espressione. Fu stupito quando vide la madre arrossire.
"Ecco, Pierre, Giuseppe Robaudo mi ha proposto... mi ha chiesto..." e dopo una lunga pausa in cui non si sentiva volare una mosca, durante la quale entrambi avevano smesso di mangiare il povero pasto, concluse, "mi ha chiesto di sposarlo." e guardò Pierre con espressione incerta.
"Ah! E tu?" chiese Pierre, che era restato a bocca aperta.
"Io, beh... Io l'ho ringraziato, perché a una donna fa sempre piacere sapere di essere ancora desiderata, però... però gli ho detto che prima di dargli una risposta dovevo parlarne con te."
"Con me, mamma? E perché? Mica sono io che lo devo sposare, no? Ma quell'uomo, a te ti piace?"
"È un brav'uomo, ha un buon carattere e è anche... ben fatto..." ammise la donna arrossendo lievemente di nuovo alle ultime parole. "Ma se gli dico di sì, lui diventa un po' come tuo padre e suo figlio Diego come un fratello maggiore per te, anche se solo di un paio d'anni... Non mi pare giusto caricarti di un padre e un fratello senza che tu sei d'accordo..."
"Un patrigno e un fratellastro, se mai. Io non li conosco, li ho solo visti qualche volta, non lo so. Ma se tu sei contenta di sposartelo e di avere un figlio in più... Nessuno si sceglie il padre e i fratelli, no? Ma tu sei veramente contenta di sposarti con quell'uomo?"
"Pierre, una donna sola, con un figlio nato fuori dal matrimonio..."
"Mica è colpa tua se papà è morto prima di sposarti, no?"
"E giù, la casa è meglio di questa che è solo un buco... E ci sono pure le stufe di ghisa in tutte le stanze, sai... e lavorare nella piola invece che al lavatoio, specialmente d'inverno..."
"Ma lui... ti vuole bene o vuole solo una serva a buon mercato?" le chiese allora Pierre.
"Mi rispetta, e dice che sono carina..."
"Tu sei bella, mamma, non carina!" protestò il ragazzo con un sorriso dolce.
"Bella... non più. Una volta forse lo ero... Comunque..."
"Ma è innamorato di te, quel Giuseppe?"
"Innamorato... l'amore, se mai, potrebbe venire dopo. L'importante è che c'è rispetto..."
Pierre la guardò e, senza pensarci, chiese: "Ma tu ci hai già fatto... con lui?"
Madeleine arrossì: "Pierre! Non si fanno queste domande, no? Sono tua madre..."
Anche Pierre arrossì, ma il rossore della madre gli aveva dato la risposta. "E... dovrei chiamarlo papà? A lui va bene trovarsi un figlio già cresciuto in più?" chiese allora.
"Come ti senti tu. Sì, a lui andrebbe bene avere un figlio in più. Lo sa che sei un bravo ragazzo, tu. E la piola già rende bene e con due in più a lavorarci, può andare anche meglio, con me in cucina e tu e Diego a servire..."
"Tutto deciso, allora."
"No, te l'ho detto. Se tu dici che non vuoi... pazienza."
Pierre rifletté: quel "pazienza" e non "bene" gli fece capire che la madre, se fosse dipeso solo da lei, avrebbe già detto di sì. Comunque era contento che gli avesse chiesto se lui era d'accordo. Ma sì, dopo tutto... Lui aveva sempre sentito la mancanza di un padre e quel Giuseppe, se piaceva alla madre, doveva essere un brav'uomo... E la vita che facevano non era delle migliori, scendere giù al paese e vivere in una casa più grande e migliore, poteva essere una cosa buona... E avere un fratello... anche se avrebbe preferito essere lui il più grande e non l'altro...
Come il padre, anche quel Diego lo conosceva solo di vista, non aveva idea di come fosse, di che carattere avesse. E lavorare nell'osteria invece di fare mille lavoretti e nessun lavoro serio per i pastori, i vaccari e i contadini dei dintorni, poteva essere un passo avanti...
La madre lo guardava aspettando una risposta; Pierre lesse nei suoi occhi una muta preghiera...
"E allora... digli di sì. Per me va bene." concluse a bassa voce.
"Ci si sposerebbe in primavera..." disse la madre, anche sottovoce.
Avevano già fissato anche la data delle nozze, notò Pierre. La madre era già abbastanza sicura che lui avrebbe detto di sì. Questo pensiero lo fece sorridere e gli fece piacere.
"E ti metterai il vestito bianco? E ti accompagno io all'altare?" le chiese allora.
"Il vestito bianco no, non ho i soldi e poi non sono più... ho già un figlio, no? Ma sarei proprio contenta se mi accompagni tu all'altare, visto che mio padre non c'è più."
"C'è ancora un po' di rape, mamma?" chiese Pierre soddisfatto, finendo quello che aveva sul piatto.
A questo ripensava il ragazzo, mentre guardava i fantastici e tenui arabeschi di ghiaccio sui vetri della finestra. Un padre, un fratello, lavorare nell'osteria... e le stanze ognuna con la stufa di ghisa... E il paese, giù, era più grande della loro frazione, doveva avere almeno mille abitanti, mille anime, come diceva il prete... E c'era pure la corriera che due volte al giorno scendeva fino ad Aosta... E c'erano negozi... E anche la scuola dove lui era andato fino a quando aveva preso il diploma di quinta elementare... Che camminate, per andarci e poi per tornare a casa...
Gli era piaciuto andare a scuola, lì c'erano altri ragazzi, nelle pluriclassi, e i maestri erano in gamba e sapevano tutto... o almeno tutto quello che i pastori e i contadini e i boscaioli non sapevano, anche se i due maestri non avrebbero saputo come si munge una vacca o si fa nascere un vitello, come si fa il formaggio o quando e come si devono potare gli alberi da frutta... Inoltre lì a scuola aveva imparato a parlare italiano, mentre normalmente in frazione e anche al paese tutti parlavano in patois.
Che buffa lingua, l'italiano. Non gli entrava in testa, all'inizio, che si dovesse dire un uovo e due uova, e non due uovi, e altre stranezze del genere. E gli avevano raccontato di Garibaldi e di Cavour e del re che avevano fatto l'unità d'Italia poco più di cinquanta anni prima...
A Pierre sarebbe piaciuto poter continuare a studiare, ma per la scuola media bisognava andare fino ad Aosta, troppo lontano, e la corriera costava troppo... Comunque lui era stato fortunato che sua madre l'avesse mandato a scuola fino in quinta; i figli dei pastori non erano andati mai a scuola, non sapevano né leggere né scrivere, sicuramente non avevano mai neppure tenuto un libro in mano... ammesso che ne avessero mai visto uno.
Però i pochi ragazzetti più o meno della sua età che vivevano in frazione gli avevano insegnato cose che a scuola non insegnano, come scolpire un pezzo di legno col coltello, o fare uno zufolo con un ramo, un fischietto con un osso di albicocca, come costruire una fionda o giocare a ciri-mela... Oltre ad altre cose che non si devono dire ai grandi e che si fanno solo fra amici, cose che davano uno strano e forte piacere, sia che si facessero da soli o meglio ancora con un amico, quando lo facevano uno all'altro.
Solo fra amici, fra ragazzi si fanno... pensava Pierre attendendo che il sonno arrivasse. Però Serge gli aveva detto che c'erano anche uomini che lo facevano coi ragazzi, o anche fra loro, e che questi si chiamavano pedé... chissà come si diceva nella lingua italiana? I suoi amichetti non lo sapevano, parlavano solo il patois. E non poteva certo chiederlo ai maestri, ché di quelle cose non si deve parlare con nessuno, specialmente con i grandi. Chissà perché di certe cose non si deve parlare, visto che, a quanto pare, tutti le facevano? E visto che, dopo tutto, erano anche cose assai gradevoli?
Giuseppe sarebbe diventato il suo patrigno, e quel Diego il suo fratellastro. E avrebbe dovuto chiamarsi anche lui Robaudo, invece che Martinet? Non aveva pensato di chiederlo alla madre. D'altronde lui si chiamava, almeno fino ad allora, come sua madre e non come il padre, che di cognome faceva Lacharre. Pierre Lacharre, si chiamava, e era un pastore. Gli sarebbe piaciuto conoscerlo. Peccato che fosse morto quando lui era ancora nella pancia della madre.
Lei gli aveva detto che lui assomigliava moltissimo al padre, di cui portava il nome. "Il était un joli berger..." sospirava la madre, le poche volte che gli parlava del padre. Sì, come nella canzone... Lei aveva diciassette anni e il joli berger ne aveva diciannove e avevano fatto l'amore in un bel prato pieno di fiori... E il nonno era ancora vivo e faceva il calderaio. Poi il joli berger era morto sotto una slavina, e quando Pierre aveva due anni era morto anche il nonno, ma nel suo letto... e la madre era dovuta andare a vivere in un'altra valle, ché tutti la guardavano male, là dove abitava prima, perché aveva un figlio senza essere sposata: era una "peccatrice".
Così era andata a fare la lavandaia in quella frazione spersa su per i monti, sotto il Gran Paradiso... e a fare una vita grama... Ma almeno lassù tutti credevano che fosse una vedova e nessuno la giudicava male. Chissà perché la gente deve tagliare e cucire i panni addosso agli altri senza nemmeno conoscerli? Sì, la vita lassù era davvero grama...
Eppure Pierre non se ne lamentava, perché sua madre era la donna più forte e buona che avesse mai conosciuto, e se pure non sempre poteva riempirgli il piatto di buon cibo, non gli faceva mai mancare il suo affetto. Del padre, oltre al suo nome, ma non il cognome, gli restava solo una piccola tabacchiera d'osso che il "joli berger" s'era fatto da solo, per tenerci il tabacco da fiuto. La madre gliel'aveva regalata quando lui aveva fatto la prima comunione... Quando l'apriva, ne usciva ancora un lievissimo sentore di tabacco... era il suo tesoro più prezioso.
Quando aveva chiesto alla madre se lei era innamorata del joli berger, lei s'era illuminata ed aveva risposto: "Era il mio sole!".
"E lui, lui era innamorato di te, mamma?"
"Oh sì... E voleva sposarmi, e portarmi in Francia al suo paese, e lo aveva già detto ai suoi genitori che aveva conosciuto la reine de son coeur, come mi chiamava."
"E tu, li hai conosciuti, i genitori di papà?"
"Li ho visti solo al suo funerale. Non hanno nemmeno voluto farmi entrare in casa loro... Dicevano che..." e qui Madeleine era diventata triste d'un dolore straziante, "dicevano che mica potevano essere sicuri che tu eri per davvero il figlio del loro Pierre..."
La madre aveva taciuto e scosso la testa mestamente. Poi, quasi con veemenza, gli occhi che mandavano lampi, aveva aggiunto: "Ma Pierre era stato il mio primo e unico uomo. Non dovevano dirmi quella brutta cosa. No, non dovevano. Non dovevano..." ripeté poi con un filo di voce e si morse un labbro per trattenere le lacrime.
Poi s'era ripresa, era una donna forte, ed aveva aggiunto: "Solo mio padre mi credeva. Solo lui mi difendeva. E il prete non mi voleva dare la comunione perché ero una peccatrice. E i giovanotti mi chiedevano sottovoce quanto volevo per farli divertire con me... Ma la tua mamma, Pierre, la tua mamma non è... una di quelle! Solo mio padre mi credeva e mi diceva: un giorno troveri un bravo ragazzo che capirà quello che vali, e che ti chiederà di sposarlo, vedrai... Una come te, solo gli stronzi non la sanno apprezzare, a partire dal signor prevosto!"
Perciò sia il nonno che Madeleine avevano smesso di andare in chiesa e Madeleine c'era andata di nuovo solo quando s'era trasferita nella frazione ove ora abitavano. Lì, per tutti, era solo una vedova, non sapevano che era in realtà una madre senza marito...
"Ma quel Giuseppe, lo sa che mamma non ha potuto sposarsi, che non è una vedova?" si chiese Pierre mentre il sonno gli appesantiva le palpebre. "Lo sa che io sono solo un piccolo bastardo? E ci vuole lo stesso?"
Quando la mattina seguente si svegliò e scese per fare colazione, mentre inzuppava il pane secco nella ciotola di latte tiepido, pose alla madre le domande che s'era posto la notte precedente.
"Mamma... Ma se lo sposi, tu diventi madame Robaudo, no?"
"Certo."
"E anche io devo cambiare cognome?"
"No, tu no..."
"Ma lui... lui lo sa che tu non t'eri potuta sposare con papà?"
"Certo che lo sa, gliel'ho detto. Gliel'ho detto quando m'ha chiesto se lo volevo sposare."
"E?"
"E, cosa? Ha detto che capiva, che non era colpa mia, che non cambiava niente. Te l'ho detto, no, che mi rispetta..."
"E lo sa anche suo figlio, quel Diego, che io sono un bastardino?" aveva chiesto allora Pierre.
"No, tesoro, non devi usare quella brutta parola. Tu non sei un bastardino, il tuo papà e io eravamo già sposati, agli occhi del buon Dio, anche se non abbiamo fatto in tempo a sposarci in chiesa."
"E il buon Dio, se è tanto buono, perché ha fatto morire il mio papà, che aveva solo diciannove anni? Io non ci credo che è buono. E se lo sapevo prima, non facevo neanche la prima comunione!" esclamò Pierre.
"Non dire così, tesoro. Non bestemmiare. Dio è buono, perché, se anche ho perso il tuo papà, mi ha dato te, che sei il suo ritratto, che sei il suo sangue. Gli uomini, a volte, sono cattivi, non Dio. Pierre era così felice, quando gli avevo detto che c'eri tu qui dentro di me, che stavi crescendo... Era così felice, il tuo papà di sapere che aspettavamo te."
"E allora ti ha detto che ti avrebbe sposato?"
"No, me l'aveva già detto prima. Dio, quant'era contento di sapere che aspettavo te... e anche io, quant'ero contenta, con lui. Non sapevamo ancora se era un maschietto o una bambina, e io gli chiedevo cosa preferiva lui, ma lui diceva che non aveva importanza, lui diceva che sei il frutto del nostro grande amore, che sei la benedizione di Dio sul nostro amore. E aveva proprio ragione, sai?"
"Ma sei proprio sicura che quel Giovanni Robaudo..."
"Giuseppe, non Giovanni..."
"Sì, giusto. Quel Giuseppe, sei sicura che sarà un buon marito per te? A me non importa di avere un altro papà, o un patrigno, per me basti tu. Voglio solo che sei contenta tu, mamma."
"Sei un tesoro, Pierre. Credo proprio che sarà un buon compagno, per me..."
"Bene. Allora digli di sì. Ma digli anche che se non ti rispetta, io..."
Madeleine sorrise. "Non credo che ci sarà questo pericolo, comunque so che posso contare su di te, tesoro. Ormai stai diventando un ometto. Vedrai, andrà tutto bene. Giuseppe è un uomo gentile, anche se ha un'aria un po' burbera, qualche volta. Anche suo figlio Diego, che poverino ha perso la mamma quando aveva solo sette anni, è un gran bravo ragazzo, vedrai. Credo proprio che andrete d'accordo, tu e lui."
"Quanti anni ha, questo Giuseppe? E Diego?"
"Giuseppe è del 1872, ha quarantasei anni, e Diego ne ha appena fatti diciassette."
"È vecchio, Giuseppe!" esclamò Pierre.
"No che non è vecchio. È nel pieno delle forze, e ha solo tredici anni più di me. Ha fatto la guerra, sai? È stato sul Piave a fermare gli Austriaci, lui, e gli hanno anche dato la croce di guerra, sai?"
"Per me, possono anche avergli dato la medaglia d'oro, basta che ti tratta bene. Sei sicura di volerti sposare con lui, mamma? Se non sei sicura, noi due possiamo cavarcela anche da soli, come abbiamo fatto fino a oggi, no?"
"E tu? Tu sei sicuro che a te va bene avere un padre e un fratello dall'oggi al domani?" gli chiese la madre mentre sciacquava la ciotola del latte e la riponeva sulla mensola.
"Se va bene a te, mamma, va bene anche a me. Però non so se riuscirò a chiamarlo papà, quel Giuseppe. Lui... il suo cognome non è di queste parti..."
"No, suo padre era di Ivrea. Era un carabiniere. Però vive qui da quando era un ragazzetto più piccolo di te e Diego è nato qui."
"Come è morta, sua madre?"
"Di tetano, poveretta."
"E con chi stava Diego, mentre suo padre era in guerra?"
"Coi nonni, i genitori della moglie."
"A Ivrea?"
"No, i nonni erano venuti qui per mandare avanti la piola. Solo dopo la guerra sono tornati a Ivrea, dove hanno le vigne. Più di metà del vino che Giuseppe vende nella sua piola viene dalle vigne dei suoceri."
"E non dicono niente che si sposa di nuovo, i suoceri?"
"Dicono che fa bene..."
"Anche se prendi il posto della figlia?"
"Io non prendo il posto della figlia, come Giuseppe non prende il posto del tuo papà."
"Sei ancora innamorata di lui?"
"Di chi, di Giuseppe?"
"No, di papà." disse Pierre chiedendosi se aveva fatto bene a fare quella domanda.
"Sì, anche se è un amore diverso da quello di quei tempi, quando abbiamo fatto nascere te. Il tuo papà resterà per sempre qui, dentro il mio cuore."
"Ti piaceva fare l'amore col mio papà?"
"Pierre! T'ho detto che queste non sono domande che... Ma sì, mi piaceva tutto, del tuo papà... anche... farci l'amore. Ma piantala con queste domande, mi metti in imbarazzo." concluse la madre con un lieve tono di rimprovero, ma con dolcezza.
Pierre avrebbe voluto chiederle se le piaceva anche farlo con Giuseppe, ma capì che non poteva. D'altronde, pensò, se non le fosse piaciuto, mica l'avrebbe sposato, no?
"Che vai a fare, stamattina?" gli chiese la madre interrompendo i suoi pensieri.
"Vado ad aiutare Jeannot a spaccare la legna per il fuoco. Ha detto che oltre a qualche soldo, ci dà un po' di legna anche per noi, sai?"
"Copriti bene, amore. Fuori fa un freddo che taglia le ossa."
"A spaccare la legna ci si scalda." rispose sorridendo il ragazzo.
"Tu copriti bene lo stesso, comunque. Ci mancherebbe che ti prendessi un malanno."
"Sì, mamma."
Salì su per la costa, lungo lo stradello coperto di neve che scricchiolava sotto le scarpe. Gli alberi spogli e neri, coperti da sottili strati di neve bianca, parevano disegnati con l'inchiostro e il gesso su un foglio turchino. Giunto alla baita di Jeannot, chiamò ad alta voce.
"Sei già qui, Pierre? Un attimo, passo in stalla a prendere le asce e cominciamo. Hai già fatto colazione?" gli rispose il figlio di Jeannot dalla porta.
"Sì, certo. Mica ti sei appena svegliato, Serge, no?"
"Ma va là, mica sono un pelandrone. Ho già governato le vacche, io."
Serge aveva diciotto anni, era robusto, sempre allegro, ed aveva sopracciglia folte, biondo scuro come i capelli lisci e corti, e occhi d'un blu scuro quasi viola. Pierre, in estate, l'aveva visto qualche volta nudo quando si lavava al ruscello: aveva un corpo muscoloso, senza un filo di grasso, ed era ben fornito fra le gambe... Era l'unico figlio maschio di Jeannot, aveva tre sorelle. Tanto Serge gli era simpatico, altrettanto le sorelle non gli piacevano. Secondo lui erano oche giulive e pettegole... e soprattutto avevano sempre un'espressione dispettosa e acida sulle labbra.
La loro baita era grande, bella, molto diversa da quella in cui Pierre viveva. Era tutta in bella pietra al piano terreno, dove c'era l'ampia stalla con la pedana di legno per dormire d'inverno, e tutta in legno al piano superiore. Il comignolo sul tetto fumava giorno e notte e non solo al tempo dei pasti come il loro. Dalla stalla proveniva un basso e lamentevole coro di muggiti, quasi come se le vacche si lamentassero di non poter uscire di lì, ormai da troppo tempo. Serge ne uscì con due asce in mano e fece cenno a Pierre di seguirlo dietro alla casa.
Sotto il fienile, da una parte erano accatastati i ciocchi di legno da spaccare, e dall'altra i pochi tocchi già rotti a misura. In centro due grossi ceppi fungevano da basi per porvi i grandi pezzi da spaccare in pezzi delle giuste dimensioni. Sul fondo c'era la scala a pioli che portava al fienile.
"Pronto?" gli chiese Serge con allegria.
"Prontissimo."
"Io prima divido i ciocchi in due o in quattro, poi tu li fai in pezzi più piccoli, d'accordo? E li ammucchiamo lì, con gli altri."
"Come il solito, no?" disse Pierre impugnando l'ascia che l'altro gli porgeva e bilanciandola nelle mani per afferrarla sui punti giusti.
Si misero al lavoro. Per un po' si sentirono solo i colpi ritmati delle asce sul legname. Di tanto in tanto i due si lanciavano un'occhiata e si scambiavano un lieve sorriso. Continuarono per un po', poi, mentre ammonticchiavano sulla catasta, bene in ordine, i pezzi già tagliati Serge si terse il sudore dalla fronte, emise una nuvola di vapore espirando con vigore e, guardando Pierre negli occhi con uno sguardo ridanciano, gli chiese:
"È vero che con mio cugino Raoul fate quelle cose?"
Pierre capì subito a che si riferisse, e ne fu un po' disturbato, ma assunse un'espressione da tonto e chiese: "Quali cose?"
"Quelle che si fanno fra ragazzi, no? Quelle che faccio anche io, quando i vecchi non ci vedono..."
"Le fai con Raoul?"
"Anche. Gliele ho insegnate io, d'altronde. Allora, è vero?"
"Te l'ha detto lui?" chiese Pierre, ancora incerto.
"Sicuro. Allora?"
"Se te l'ha detto lui, che bisogno hai di chiederlo a me?" ribatté Pierre sulla difensiva.
"Perché... mi piacerebbe provarci anche con te."
"Ma non hai la fidanzata, tu?"
"Sì, ma che c'entra. Lo sai, no, com'è. Non ci si può mai vedere da soli e così con lei mica posso farle, quelle cose... E poi lei, comunque, dice che prima di sposarci lei mica le fa, e così..."
"Ma io mica sono una ragazza, no?" ribatté prontamente Pierre, pensando però che tutto sommato gli sarebbe piaciuto provare a farlo anche con Serge.
"Fra ragazzi è bello, anche se è diverso. Lo so che tu non sei una ragazza, ma che fa? Se lo fai con Raoul, potresti anche farlo con me, no?"
"E perché proprio io?"
"Mah... così... perché mi sei simpatico e di te mi fido che mica vai a raccontarlo in giro..."
"Ma Raoul te l'ha raccontato, no? Mi aveva giurato che..."
"Eh via, fra noi... E poi si fa prima a dire chi non lo fa, ammesso che ce n'è uno, che chi lo fa. Raoul mica m'aveva detto niente, ci ho solo provato e m'è andata bene."
"Io mica t'ho detto che l'ho fatto con Raoul..."
"Sarei sorpreso che voi due non lo fate: tu e lui siete sempre culo e camicia... Comunque non me ne frega se lo fate fra voi o no. Ti va o non ti va di farlo con me?"
"Non hai nessun altro?" gli chiese Pierre tornando a spaccare la legna.
"Non è quello... è che tu mi sei simpatico, te l'ho detto." rispose Serge posizionando il ciocco da spaccare.
"Che c'entra la simpatia? Mica ci si deve fidanzare, no? Dopo tutto è solo uno scambio di favori, no?"
"Ma con uno simpatico... è diverso... Una cosa così mica la fai con chiunque, no? È una cosa da amici, da amici veri, da amici per la pelle, no?"
Pierre ridacchiò: "O amici per le palle?" controbatté guardandolo con ironia negli occhi.
"Dopo... ci si va a riposare un po' su nel fienile e lì... Eh? Ci stai?"
"Vedremo..." rispose Pierre, dedicandosi a spaccare la legna.
Dentro di sé aveva già deciso per il sì: gli piaceva l'idea di poter finalmente toccare a suo agio il bel pezzo di carne che l'altro aveva fra le gambe... L'aveva desiderato già da quella volta che l'aveva visto nudo al ruscello, anche se allora non aveva avuto il coraggio di provarci.