Ismail e Nikos avevano ripreso a fare l'amore. I negozi erano di nuovo aperti, così Nikos poteva comprare da mangiare senza problemi. Ma i due ragazzi sentivano sempre più forte l'esigenza di fuggire da Cipro. Anche se era tornata un'apparente calma, avevano paura che se Ismail si fosse fatto vedere per la strada, avrebbe potuto rischiare troppo, forse anche la vita: ogni tanto si sentiva di turchi, che non erano scappati a nord, che venivano trovati uccisi.
Questo anche perché non pochi greci erano stati uccisi, ed altri erano scomparsi, durante l'invasione dell'esercito turco, e vi era ancora forte un desiderio di rivalsa o anche di vendetta.
"Se solo potessimo arrivare in riva al mare, a sud, potremmo rubare una barca, o meglio un motoscafo e cercare di arrivare in Libano." gli disse una sera Ismail.
"Traversare tutta l'isola... come? A piedi è troppo pericoloso. Fino a Larnaka sono più di quaranta chilometri... Prendere la corriera, nenche a parlarne. Tu non potresti mai passare per un greco, purtroppo. E se invece di andare a sud andassimo a nord, a parte che saremmo troppo vicini alla Turchia, io ho una faccia troppo da greco per passare per turco..."
"Non hai nessuno di cui ti puoi fidare, a cui chiedere aiuto?" gli chiese Ismail.
"No... nessuno... A meno che... Angela, la ragazza della trattoria. M'ha già aiutato due volte... Però dovrei dirle di te e non so se sarebbe disposta ad aiutare anche te, non so come la pensa riguardo a voi... E comunque, come faccio a spiegarle che voglio fuggire assieme a te? Magari che l'ha pure con gli omosessuali... lei non sa di me, in questo senso..."
"Da come me ne hai parlato, mi pare che sia una ragazza buona, e anche decisa e piena di iniziativa. Non potresti sondare come la pensa?"
"Beh, posso provarci... ma ci vorrà un po di tempo, mica posso andare da lei e dirle: guarda che sono omosessuale, scopo con un turco e vogliamo fuggire; aiutami."
"Penso proprio di no..." disse ridendo Ismail. "Ma prima prova a capire come la pensa sugli omosessuali e se non ha problemi, come la pensa sui turchi e dopo, se mai, se può aiutarci..." suggerì poi.
"Forse prima è meglio che cerco di capire come la pensa sui turchi... Comunque dovrò andare a mangiare alla sua trattoria un po' di volte... a parte che gliel'avevo promesso..."
"Vacci allora e prova a sentire. D'altronde, non abbiamo trovato niente di meglio, fino ad ora."
Così, una sera, invece di andare a cenare a casa, Nikos si presentò alla trattoria.
"Oh, Nikos! Credevo ti fossi scordato di me. Siediti. Cosa vuoi mangiare stasera?" gli chiese la ragazza, con allegria.
"Quello che mi consigli tu. Come stai, Angela, tutto bene?"
"Sì, bello mio, grazie a dio stiamo tutti bene e anche gli affari hanno ripreso a girare. E tu?"
"Ho ripreso a lavorare all'arcivescovado..."
"Ottimo. Aspetta un attimo, vado in cucina e ti faccio preparare un buon piatto da mio padre." disse la ragazza.
Non c'erano molti clienti. Perciò, quando Angela tornò col suo piatto, Nikos le disse: "E il tuo fidanzato? Quando vi sposate?"
"Sta bene anche lui, per fortuna. Non lo so ancora, ma credo che fisseremo presto la data. Verrai al nostro matrimonio?"
"Se potrò, volentieri. Certo che l'abbiamo vista brutta, fra quelli dell'EOKA-B ed i turchi..."
"Sì, hai proprio ragione. Se quei disgraziati fossero rimasti a casa propria... forse noi e i turco-ciprioti si sarebbe riusciti a convivere, bene o male. Anche i disordini che ci sono stati una decina di anni fa, erano sobillati dalla Turchia... Pareva che Makarios stesse riuscendo ad appianare le cose, per lo meno ci stava provando, poi quei criminali della giunta militare di Atene... Per colpa loro ci sono arrivati addosso anche i turchi, che cercavano solo una scusa per invaderci..."
"Il problema, adesso, con la spartizione dell'isola e con tutti i morti che ci sono stati... è che c'è odio da tutte e due le parti... I nostri che sono rimasti a nord, rischiano di essere ammazzati tutti... e anche i turchi che sono rimasti qui da noi..."
"Sì, una vergogna... Pare che si faccia a gara a chi è più bestiale. Chissà quante generazioni dovranno passare, prima che si torni ad essere tutti ciprioti e tutti gente civile. Ammesso che questa spartizione non sia permanente..."
"Ho sentito dire che ogni tanto si trova un turco ammazzato, in città..."
"Sì, l'ho sentito anche io. Qualche poveraccio che non ha fatto in tempo a scappare a nord, o qualcuno che si è illuso di non correre rischi, magari perché era una brava persona. Io sono sicura che i turchi che avevano la coscienza sporca sono tutti già in salvo a nord."
"Secondo te... ce n'è ancora qualcuno nascosto, qui a Nicosia?" le chiese Nikos.
"Spero di no, per loro, o hanno vita breve. Io non dico, anche fra loro ce ne sono che meriterebbero la forca. Ma se anche la meritassero, avrebbero diritto a un processo regolare, non essere ammazzati come cani..."
Nikos era contento di sentirle dire così: il primo passo era fatto. Per essere più sicuro, le disse: "Ma chi credi che nasconderebbe un turco in casa? Col rischio di essere giudicato un nemico dalla propria gente?"
"Qualche buon cristiano ancora esiste, se dio vuole. Ma ci pensi, Nikos, fino a qualche settimana fa si lavorava negli stessi posti, si camminava per le stesse strade... qualche volta avevamo anche qui in trattoria qualche turco allo stesso tavolo di un greco, e mangiavano assieme e ridevano assieme... Poi... Sì, ci si sfotteva l'un l'altro, ma era un modo anche quello per stare assieme. Una cosa è sfottersi, poi magari stringersi la mano, un'altra è spararsi addosso."
Angela dovette andare a servire ad altri tavoli. Tutta la conversazione era avvenuta a bassa voce, evidentemente Angela non si fidava di far sentire quello che pensava agli altri clienti. Forse ce n'era qualcuno che lei non conosceva... o forse che conosceva troppo bene.
Poche sere dopo, tornò alla trattoria.
"Nikos! Non ti aspettavo così presto. Cos'è ti hanno aumentato la paga?"
"No, magari fosse... T'avevo promesso che quando ci fosse stato meno pericolo, sarei venuto a magiare qui per ripagarti del tuo aiuto, no?"
"Non devi sentirti obbligato. Potevo aiutarti e l'ho fatto, e sono contenta d'averlo potuto fare. Comunque mi fa piacere vederti."
"Novità? Non ho mai visto il tuo fidanzato... si avvicinano le nozze?"
"Ah, ma che è, sei più impaziente di mio padre di farmi accasare?" rise la ragazza. "Certo che non l'hai mai visto, il suo lavoro lo tiene spesso fuori da Nicosia. Prima o poi lo incontrerai: quando è in città viene sempre a mangiare qui... a sbafo. Ieri era qui."
"Ci mancherebbe che gli presenti il conto!" rise Nikos.
"Mah... gli presenterò il conto quando ci sposiamo."
"Secondo me, lo paga già sposandoti." la prese in giro Nikos.
"Giusto! Oltre che bello, sei intelligente. Quasi quasi sposo te, invece di lui." rise la ragazza.
"Mi dispiace per te, Angela... ma io non ci penso nemmeno, a sposarmi..."
"Beh, sei ancora giovane, tu."
"Senti la vecchiona che parla! No, non mi sposerò mai, io."
"Non sarai mica misogino, no? Non mi sembri davvero il tipo..."
"No, è che... proprio non mi attira l'idea di mettere su famiglia. Non... non sono il tipo... Non... Se mi sposassi, farei un errore, sarei infelice io e renderei infelice mia moglie."
"Mi sembra difficile crederlo: un ragazzo dolce come te."
"Credimi, so quello che dico."
Angela lo guardò come studiandolo, per un po'. Poi, sottovoce disse: "Vuoi forse dire che..."
"Sì, proprio così." rispose Nikos, immaginando che la ragazza avesse intuito quanto le voleva dire.
Angela sedette al suo tavolo: "Guardami negli occhi, Nikos. Cosa stai cercando di farmi capire?"
"Forse proprio quello che hai capito..."
"Dillo, allora."
"Così mi sbatti fuori dal tuo locale? Mi togli la parola?"
"Mi credi così bigotta? Così... arretrata?"
"Se lo sapessero al lavoro, perderei subito il posto, ne sono quasi sicuro."
"Questa non è la succursale dell'arcivescovado, e neppure della chiesa. Proprio non riesci a dirmelo chiaro?"
"Perché non me lo dici tu?" le chiese con un sorrisetto Nikos.
"Perché se ho ragione, va tutto bene. Ma se ho torto, potresti arrabbiarti con me." disse Angela.
"Vedi che abbiamo lo stesso problema?"
"'Sti uomini più paurosi di noi donne! E va bene. Sei, per caso, omosessuale, Nikos?"
"No... non per caso... per nascita, almeno credo." disse Nikos serio, continuando a guardarla negli occhi.
Angela sorrise: "Un'ottima risposta... spiritosa. Bene. E allora?"
"Allora, cosa?"
"Sì, e allora? Cosa cambia? Voglio dire... Ognuno è come è, no? Per me resti il Nikos di prima. Al massimo posso stare un po' in pensiero a farti conoscere il mio ragazzo... No, scusa, questa è una battuta cretina. Hai un ragazzo? Se non ti va, puoi non rispondermi, si capisce."
"No, non c'è nessun problema, visto che l'hai presa così bene... Sì, ho un ragazzo."
"Vi volete bene?"
"No... siamo proprio innamorati..."
"E piantala di cominciare tutte le tue risposte con un no, no? Sono contenta per te. Perché non l'hai mai portato qui a mangiare?"
"Non posso, purtroppo."
"Non è qui a Nicosia?"
"Sì... è qui, ma... c'è un grosso problema... non posso farmi vedere in giro con lui."
"I suoi non lo sanno? Hai paura che capiscano? Mica dovete andare in giro abbracciati e sbaciucchiarvi, no? Quanti amici vanno in giro assieme, al bar assieme, al cinema assieme, e anche al ristorante assieme. È normale e nessuno si chiede se per caso vanno anche a letto assieme, no?" gli disse Angela.
"Con lui... neanche se fossimo solo amici, potrei farmi vedere in giro assieme." le rispose Nikos.
"Stasera ti piace parlare per enigmi." disse la ragazza. Poi lo guardò aggrottando la fronte: "L'altra volta... quel discorso... e stasera..." disse e, abbassando la voce chiese: "Mica è un turco, per caso?"
"No, non per caso..." iniziò a dire Nikos.
Angela rise: "Per nascita. Ho capito!"
"Sì."
"Cavolo, un bel problema. E lui adesso sta nella parte turca della città? Poveri ragazzi, che sfortuna..."
"No... sta nascosto a casa mia..."
"Ahi! Di male in peggio... Come mai ha deciso di... cavolo, deve proprio essere innamorato di te, se non ha tagliato la corda finché era in tempo... E tu di lui."
"Già. Ma adesso... mica ci può rimanere per sempre... Non sappiamo come fare. Vorremmo andarcene via, assieme, da Cipro, però... Si pensava, se si riuscisse ad arrivare fino a Larnaka, di rubare una barca, un motoscafo, e scappare fino in Libano... Il problema però è come arrivare fino a Larnaka senza che lo fermino... che gli sparino addosso."
"Rubare una barca è un peccato e pure un crimine... ma io al posto vostro ruberei anche un transatlantico o un aereoplano... Dio mio, poveri ragazzi... Sì, però avete ragione, se volete rimanere assieme, non vedo un'altra soluzione. Ne avete di coraggio, però! Abbandonare tutto... arrivare in un paese straniero come clandestini... un sacco di problemi..."
"Chiederemo asilo politico..."
"Sì, sì, d'accordo. Resta il fatto che avete davvero coraggio..."
"Il problema è come arrivare a Larnaka... e se riusciamo a rubare una barca senza finire tutti e due in galera..."
"Forse... non ne sono sicura, però... Costas potrebbe darvi una mano..."
"Chi è Costas?"
"Il mio fidanzato. Costas Pasiardis. Lui fa il camionista, e qualche volta va a Larnaka... Vi potrebbe nascondere nel suo camion... almeno il tuo ragazzo; per te non ci sono problemi..."
"Credi che lo farebbe? Anche se sapesse che siamo amanti?"
"Se lo conosco bene, sì. Potrei comunque parlarne con lui. Il problema resta la barca..."
"Una volta a Larnaka, magari di notte ci riusciamo..."
"Sì, forse. Senti, Nikos, quando Costas torna a Nicosia, provo a parlargliene. Torna a mangiare qui, fra qualche giorno... spero di poterti dare una buona risposta."
"Potrò mai sdebitarmi con te, Angela? Sei davvero un angelo, tu!"
"No, credo che non potrai mai sdebitarti, specialmente se riuscirete a fuggire. Ma spero che se un giorno sarò io nel bisogno, qualcuno dia una mano a me. E che se un giorno sarete voi a trovare qualcuno nel bisogno, gli darete una mano, se potete. E allora tutto sarà ripagato."
Nikos andò subito a portare la buona notizia a Ismail.
"Sei sicuro che ci possiamo fidare?" gli chiese il ragazzo.
"Penso proprio di sì... comunque lo sapremo presto. Se non ci possiamo fidare, ci verranno a cercare prima di quanto pensiamo. Se invece quel Costas è disposto a portarci a Larnaka, allora possiamo essere sicuri. Non avrebbero bisogno, Angela e Costas, di dire che ci porta a Larnaka, se ci volessero tradire."
"C'è ancora gente buona, al mondo..." commentò Ismail.
"Anche se sono greci..." gli disse con lieve ironia Nikos.
"Sai, Nikos?"
"Cosa?"
"Comincio ad essere stufo di tutta questa storia di greci e turchi e palle del genere. Siamo tutti ciprioti... anzi, tutti uomini!"
"C'è anche qualche donna..." scherzò Nikos.
Ismail rise: "Possibile che con te non si riesca a fare un discorso serio?"
"Non ti piaccio più?" gli chiese il ragazzo fingendo il broncio.
"Al contrario. Mi piaci sempre più, Nikos. Dici che ce la caveremo?"
"Possiamo solo provarci."
"Comunque andrà a finire, Nikos... ricordati sempre che io ti amo come non ho mai amato nessuno."
"Comunque andrà a finire, certo. Anche io ti amo e ti amerò sempre."
Quando Nikos tornò da Angela, la ragazza lo accolse con un sorriso.
"Ho parlato con Costas. Dice che è d'accordo, che è possibile. Lui avrà un carico per e da Larnaka la settimana prossima, e è disposto a portarvi. Ma prima vorrebbe incontrarti, parlare con te."
"Dove posso incontrarlo?"
"Qui. Gli ho detto che di solito vieni a cena, lui non dovrebbe tardare ad arrivare. Vieni, ti porto a mangiare di là, nella saletta, così quando arriva potete restare soli e parlare tranquillamente."
"Nessun problema? Ha accettato senza problemi?"
"Sì, come m'aspettavo. Abbiamo parlato della vostra fuga, anche lui dice che il vostro piano è il migliore. Ci sono anche venute un paio di idee. Ma ne discuterai con lui."
Mentre Nikos stava mangiando, tornò Angela con un giovanotto. Era alto e robusto, aveva un'aspetto semplice ma curato, scuri occhi dall'espressione intelligente e l'atteggiamento di una persona sicura di sé. Doveva avere sui trenta anni, forse un po' di meno. Angela gli disse qualcosa, e il giovanotto andò a sedere al tavolo di Nikos.
"Salve. Io sono Costas Pasiardis, il fidanzato di Angela."
La voce era baritonale, la stretta di mano forte, decisa.
"Piacere, io sono Nikos Hadjikyrou."
"Angela m'ha spiegato. Si può fare, io devo andare a Larnaka fra quattro giorni. Avete molto da portare con voi?"
"No... Una borsa con pochi ricordi... Lasciamo tutto qui."
"Soldi, preziosi?"
"Pochi soldi, quasi niente, poco più di una settimana di paga, e nessun oggetto prezioso. Dobbiamo pagarti il viaggio?" chiese un po' preoccupato Nikos.
Costas rise: "No, io comunque lo devo fare. No, pensavamo alla barca... Si diceva con Angela che potresti prenderne in affitto una, invece di rubarla, e poi semplicemente sparire. Correreste meno rischi, capisci? Se tu per esempio ne prendessi una in affitto per... diciamo un paio di giorni... durante la notte ci puoi far salire il tuo amico e poi tagliate la corda."
"Ci vorranno molti soldi per prendere una barca o un motoscafo in affitto?" chiese Nikos.
"Non molti, per una barca. Per un motoscafo un po' di più, ma dovresti fargliela, se paghi solo un paio di giornate. Hai mai guidato un motoscafo, tu?"
"No, mai, neanche una barca. Ma il mio amico era un pescatore, so che avevano un piccolo peschereccio a motore, perciò credo che lui sia in grado di farlo..."
"Meglio così. Ascolta, io so guidare un motoscafo e conosco abbastanza bene Larnaka. Arriviamo a Larnaka di pomeriggio, tu e io andiamo a prendere in affitto un motoscafo, e mentre Angela porta il camion con il tuo amico a Agia Anastasia, noi ci andiamo in motoscafo. Aspettiamo che non ci veda nessuno e il tuo amico scende dal camion e sale sul motoscafo, io torno a terra e voi prendete il largo..."
"Sembra facile, detto così... Ma come facciamo per far salire il mio amico sul tuo camion?"
"Vengo sotto casa tua, e in un momento in cui non passa nessuno, lui si infila dietro, nel cassone, e si nasconde fra la merce. Io gli preparo un nascondiglio. Poi partiamo."
"Viene anche Angela, hai detto?"
"Sì, lei sa guidare il mio camion, perciò lo può spostare da Larnaka a Agia Anastasia mentre noi ci andiamo per mare. Per il tuo amico srebbe quasi impossibile salire a bordo a Larnaka, c'è sempre troppa gente in giro, specialmente al porto, sui moli. A Agia Anastasia non c'è quasi nessuno, anche durnte il giorno, e male che vada aspettiamo la notte."
"C'è la possibilità che mentre andiamo a Larnaka ci fermi la polizia e perquisisca il camion?"
"Non è mai successo, e io ho tutti i documenti in regola per i miei trasporti, perciò non penso proprio che ci saranno problemi. Tu e il tuo amico dovete avere i vostri documenti con voi, specialmente tu, te li chiederanno quando prenderai in affitto il motoscafo."
"Può servire che porti con me il lasciapassare per l'arcivescovado? Dove è scritto che lavoro là?"
"Sì, può essere utile. Siccome partiamo all'ora pranzo, tu la mattina va' regolarmente al lavoro, e non dire niente che il pomeriggio non ci torni. Appena esci dal lavoro vieni qui, saliamo tutti e tre sul camion ed andiamo a casa tua a prendere il tuo amico, e partiamo subito per Larnaka. Ne abbiamo parlato, con Angela, vedrete che tutto filerà liscio."
"Senza voi due... non avremmo davvero saputo come fare... Grazie... Purtroppo non posso dirvi più di un grazie. Quando andremo via, lascerò ad Angela la chiave di casa mia: a parte i mobili e il materasso, il resto è roba mia. Prendete tutto quello che vi può servire, anche se è poca cosa. L'unica cosa forse di qualche valore è un'icona che c'è alla parete. È san Nikolaos... tenetela come mio ricordo..."
"D'accordo, grazie. La metteremo fra i nostri regali di nozze, quando ci sposeremo. Va bene?" gli disse il giovanotto con un sorriso.
"Va molto bene. Siete due angeli, tu e Angela. Soprattutto ad aiutare un turco e due omosessuali... Credo che ben pochi l'avrebbero fatto."
"Angela t'ha detto come la pensiamo, no? Anche io, in passato, ho fatto battute cretine sia sui turchi che sugli omosessuali, lo devo ammettere, e forse continuerò anche a farle. Ma una cosa è fare una battuta scema, un'altra è non dare una mano a chi ne ha bisogno, quando si può. Prima di tutto siamo esseri umani. Oggi a te, domani a me, dico sempre io. Che ne facciamo, poi, della chiave di casa tua?"
"Quelle due stanze appartengono all'arcivescovado. Dopo qualche giorno, infilatele nella buca delle lettere dell'arcivescovado. Sul portachiavi c'è una targhetta con l'indirizzo... capiranno."
"Va bene, faremo così. Allora, tutto chiaro? Ci sono domande, Nikos?"
"Non mi pare. Che dio ci assista. E ve ne renda merito."
Nikos tornò a casa e raccontò tutto a Ismail. In attesa del giorno della loro fuga, Nikos continuò ad andare al lavoro. Pensava di chiedere un anticipo sulla paga, ma poi si disse che doveva comportarsi come sempre e non ne fece niente. A casa, Nikos prese i suoi quadernetti, li avvolse in sacchetti di plastica che sigillò con nastro adesivo, così fece con i pochi oggetti che gli aveva regalato il padre, lasciando fuori solo la noce di cocco scolpita come una testa di scimmia, che pensò di reglare a Costas. Mise tutto nel borsone, con pochi abiti sopra.
Il giorno della fuga, piegarono le lenzuola e la copertella, e le misero con tutto quanto era di Nikos, in cucina, sul tavolo, in modo che Angela potesse portare via quanto le poteva servire. Prima di uscire di casa, Nikos baciò a lungo Ismail.
"Chissà quando potremo di nuovo stare uno nelle braccia dell'altro?" gli chiese con un sorriso un po' teso.
"Non lo so... speriamo presto. Mi sento terribilmente nervoso..." mormorò Ismail.
"Anche io. Ma domani a quest'ora saremo in alto mare, se tutto va bene."
"Mi vergogno quasi..."
"Per che cosa?"
"Dopo tanti anni che non l'ho fatto... ho ricominciato a pregare Allah che ci protegga..."
"Beh... male che vada non ti ascolta, come se non l'avessi pregato." gli disse con un sorriso Nikos.
Quella mattina il capo ufficio gli chiese un paio di volte se stesse bene: Nikos aveva la testa altrove ed era incredibilmente teso e nervoso. Il ragazzo ne approfittò per dirgli che in effetti si sentiva strano... ma non gli pareva di avere la febbre. Così, pensò, non si sarebbe meravigliato nel non vederlo tornare al lavoro dopo l'intervallo di pranzo...
Finalmente vennero le dodici e trenta e poté uscire dall'ufficio. Andò di corsa al ristorante di Angela. Costas e la ragazza erano già lì che lo aspettavano. Angela salutò la madre ed i fratelli, e con Costas e Nikos andò fino al camion. Il cassone, notò Nikos, era coperto da un telone verde.
Salirono tutti e tre davanti e Nikos spiegò a Costas come arrivare davanti a casa sua. Questi fermò il camion quasi aderente al muro davanti al numero 7 di Panteli Katelari. Costas restò al posto di guida e Nikos salì con Angela.
"Lui è il mio Ismail... lei è Angela..." fece le prsentazioni il ragazzo.
"Dovevo immagninare che un ragazzo bello come Nikos non poteva che stare con un ragazzo bello come te, Ismail. Piacere di conscerti, anche se in una situazione come questa."
"Grazie, signorina. Il piacere è mio." le disse Ismail con un sorriso.
"Risparmiami il signorina, per favore..." disse la ragazza.
"Angela, ho messo lì sul tavolo quello che puoi portare via, se ti interessa. Ecco, questa è l'icona per il vostro regalo di nozze... e questo era un regalo che mi aveva fatto mio padre quando ero piccolo: avrei piacere che lo tenesse Costas. Non ha un grande valore, ma per me questa noce di cocco scolpita era un oggetto importante. Purtroppo non ho altro da lasciarvi..."
"L'icona e la noce di cocco saranno due oggetti che terremo molto cari, Nikos, in ricordo tuo e di Ismail. Bene, andiamo. Tu Nikos per ultimo. Tu, Ismail, tieni il borsone sulla spalla in modo di nascondere la tua faccia, e comunque resta dietro di me e salta sul cassone quando te lo dico io. Poi salgo anche io e ti faccio infilare nel nascondiglio che Costas ha preparato. Tutto chiaro?"
"Sì, Angela, grazie.."
Uscirono, Nikos chiuse a chiave, poi consegnò le chiavi ad Angela. Scesero le scale. Angela si affacciò sulla via, aprì la sponda del camion, controllò di nuovo la via, poi disse ad Ismail di salire. Si infilò dentro dopo di lui.
"Ecco, infilati dentro quella cassa. Poi io ci metto sopra altri pacchi. Ballerai un po' qui dietro, e starai stretto, ma Larnaka non è lontana."
"Non preoccuparti, grazie... Il borsone di Nikos?"
"Lascialo qui, con gli altri colli."
Poi Angela salì davanti, accanto a Costas e fece salire Nikos accanto a lei. Costas mise in moto e partì.
"Vi ho preparato una scorta di cibo che dovrebbe bastarvi per circa tre giorni, quattro se ne mangiate poco. Ci sono anche alcune bottiglie d'acqua. Non ho messo vino, perché ho pensato che Ismail forse non ne beve. Non c'è neanche maiale, nel cibo. Tutta roba che potete mangiare così come è... e pane, si capisce."
"Sei davvero un angelo, tu..." le disse Nikos. "Comunque Ismail non è osservante, mangia e beve di tutto... ma sei stata molto gentile a pensare a lui."
Costas rise: "Allora a Larnaka compro un paio di bottiglie di buon vino e le mettiamo con le provviste. Ne avrete bisogno, ragazzi..."
"Ha gli occhi di un puledro buono il tuo Ismail, Nikos..." gli disse Angela.
"Sì, è molto buono e gentile."
"Peccato che le cose siano andate così, nella nostra bella isola. Mi sarebbe piaciuto che si fosse potuti diventare amici, voi due e noi due. Vero Costas?" disse Angela.
"Sì. Io avevo amici turchi, prima di tutto questo casino. Chissà che fine hanno fatto? Il mondo sembra diventato pazzo." commentò Costas.
Giunsero a Larnaka. Angela si mise al posto di guida e ripartì. Costas guidò Nikos per le viuzze, fino ad un imbarcadero, dove affittavano natanti di vario genere, ed iniziò con lui a valutare che cosa prendere in affitto, anche in base ai soldi che Nikos aveva con sé.
Trovato un motoscafo abbastanza veloce, Nikos pagò due giorni di affitto, prese le chiavi e vi salì con Costas, che si mise al timone e prese subito il largo, dirigendosi su verso Agia Anastasia.