Nikos si alzò da tavola ed andò verso la camera da letto. Si fermò sulla porta e si girò verso Ismail, che era seduto a tavola e lo guardava con un lieve sorriso sulle labbra.
"Che fai? Non vieni?" gli chiese un po' stupito.
Ismail si alzò lentamente dal tavolo, si sfilò l'altra scarpa ed andò verso Nikos, accentuando il suo sorriso: "E se avessi cambiato idea?" gli chiese cingendogli la vita e attiradolo a sé, lì sulla soglia.
"Ti prenderei a legnate, turco!"
"Con questo bastone, greco?" gli chiese Ismail palpandolo fra le gambe.
"Anche..." sospirò Nikos abbandonandosi contro il suo corpo e protendendo in dietro il volto verso il suo nella muta richiesta di un bacio.
Ismail gli premette contro il sedere la propria erezione, e si chinò ad incontrare le labbra dell'amico. Giocarono per un po' con le punte delle lingue, mentre le mani di Ismail si infilavano sotto la camicia di Nikos e gli titillavano i capezzoli che s'indurirono subito.
"Oh, Ismail... andiamo sul letto... o mi cedono le gambe..."
"Quanta voglia hai, amico?"
"Troppa... almeno quanto sento che ne hai tu..."
Una mano di Ismail scese sulla patta dei jeans di Nikos e lo palpò: "Sì, è vero... almeno quanto me..." gli disse e lo sospinse gentilmente nella stanza, verso il lettino.
Nikos si girò, abbracciò stretto a sé l'altro e sfregò il bacino contro il suo, premendo le loro erezioni una contro l'altra, mentre si baciavano profondamente, con calore e passione, con forte desiderio.
Ismail lo sospinse sul letto ed iniziò a spogliarlo, sorridendo con occhi pieni di anticipazione. Poi prese a carezzargli il corpo nudo, restando in piedi accanto al letto. Nikos si alzò a sedere e gli fece scorrere giù la lunga cerniera lampo davanti alla tuta. Sotto, Ismail aveva solo un paio di slippini neri, tesi dalla forte erezione. Il ragazzo turco si sfilò le maniche e lasciò cader giù la tuta, mentre Nikos gli abbassava gli slippini sulle ginocchia.
Guardò il membro circonciso dell'altro e lo trovò bello. Lo prese sul palmo della mano e vi passò su e giù la lingua, soffermandosi sul bel glande. Ismail fremette ed emise un lieve gemito di gradimento. Nikos allora lo prese fra le labbra e se lo fece scivolare in bocca, lentamente, muovendoci contro la lingua.
Ismail prese fra le mani il capo dell'amico ed iniziò a muovere avanti e dietro il bacino. Dopo un poco si staccò da lui, finì di sfilarsi la tuta e salì sul letto, mettendosi a quattro zampe, al contrario, sul corpo di Nikos, così i due poterono unirsi in un piacevole sessantanove. Nikos era sempre più eccitato e felice.
Ismail scese a suggere i testicoli del compagno, prendendone in bocca prima uno, poi l'altro ed impastandoli delicatamente con la lingua. Poi scese ancora e passò la lingua su e giù fra i testicoli dell'amico ed il foro. Nikos spalancò le gambe per dargli libero accesso, continuando a succhiare la bella asta dell'altro.
La lingua di Ismail raggiunse il foro di Nikos ed iniziò a stuzzicarlo ad arte, ora lappando, ora spingendovi la punta, ed aiutandosi con le dita, finché il compagno fu tutto un fremito ed iniziò a mugolare.
"Mettimelo, Ismail... per favore..."
Il ragazzo turco non aspettava altro. Con un lieto sorriso, si girò agilmente, si inginocchiò fra le gambe dell'altro, tenedolgliele sollevate e ben divaricate, avanzò con le ginocchia allargate ai fianchi del bacino di Nikos e puntò il glande gonfio e duro sul buchetto ben insalivato. Il ragazzo greco scese giù con un mano per guidare la forte asta sul bersaglio.
"Spingi..." invocò, "mettimelo tutto dentro..."
"Lo vuoi tutto?"
"Sì... dai..."
"Proprio tutto?" chiese ancora, senza aumentare la pressione.
"Sì, sì... dai..."
"Anche se sono un turco?" gli chiese il ragazzo con un sorriso malizioso.
"Sì! Anche se fossi un marziano! Dai!" disse con urgenza il ragazzo spingendosi contro di lui.
Ismail avanzò ancora un poco scivolando con le ginocchia sul lenzuolo, finalmente aumentò la pressione della gloriosa asta sul foro voglioso, ed iniziò a scivolargli dentro.
"Ooohhh... Sì, Ismail... Dai..." mormorò eccitatissimo il ragazzo.
"Sei... stretto... Non ti faccio... male?"
"No, no... Dai!"
Ismail gli si immerse tutto dentro ed emise un lungo sospiro. Si fermò un attimo, sorrise all'amico e chiese. "Tutto bene, Nikos?"
"Meravigliosamente bene... Dai, comincia a muoverti... Dai."
Ismail si ritrasse lentamente, finché gli restò dentro solo con il glande, poi si immerse di nuovo in lui, altrettanto lentamente. Avanti e dietro, avanti e dietro, con la stessa lentezza ma con vigore. Nikos gli sorrise incoraggiante.
"Ti piace, Nikos?"
"Sì, mi piace... Dai..."
"Sei stretto... caldo... anche a me piace un sacco..."
"Bene... Sì, Ismail, sì... dai... Oh, è troppo bello... Sì, così..."
"Sei... bellissimo, Nikos..."
"Anche se sono un greco?" scherzò lieve il ragazzo, contento.
"Siamo solo due maschi... due maschi felici... di stare, finalmente, insieme... di essere... uniti..."
"Oh, Ismail... nessuno m'ha mai preso bene così..."
"Neanche il tuo professore?"
"Chi è? Non me lo ricordo più..."
"Neanche io mi ricordo più degli altri... Anche per me è troppo bello, Nikos... Mi piaci un sacco..." gli disse il bel ragazzo turco.
Si spinse tutto dentro di lui, poi si curvò sul suo corpo e lo baciò a lungo. Quindi riprese a muoversi dentro di lui, con ondeggiamenti più brevi e veloci, più forti, continuando a baciarlo. Nikos gli mise le mani sulle piccole natiche muscolose e guizzanti, tirandolo a sé ad ogni affondo.
Ismail si sollevò un poco e prese a dare colpi più forti e veloci. Nikos ne guardava il bel volto trasfigurare a poco a poco, con l'avvicinarsi dell'orgasmo. E finalmente il bel ragazzo turco si spinse con vigore dentro di lui e raggiunse il pieno godimento, talmente intenso da farlo vibrare in tutto il corpo come la corda di un arco dopo che ha lanciato la freccia.
Poi si rilassò, si sfilò dal compagno, gli fece allungare le gambe e gli si stese sopra, ancora lievemente ansante. Lo guardò con un sorriso compiaciuto negli occhi e sulle belle labbra.
"Pensavo che sarebbe stato bello, Nikos... ma non tanto così."
"Sono contento che tu sia soddisfatto di me..." mormorò il compagno.
"No che non sono ancora soddisfatto..." disse Ismail con un sorriso, "sarò soddisfatto solo quando anche tu avrai preso me..."
"Vuoi che ci scambiamo di posto?"
"No, resta così... voglio impalarmi io sulla tua bella asta..." gli disse il compagno mentre gli stuzzicava i capezzoli e gli carezzava il ventre.
"Come vuoi tu..."
Ismail si mise con le ginocchia ai lati del petto dell'amico, spingendo in dietro una mano tenne ben ritto il membro di Nikos e vi si calò sopra lentamente, facendoselo entrare tutto dentro in un'unica determinata discesa. Quando le sue piccole natiche sfregarono contro il folto pelo del pube dell'amico, Ismail fece palpitare l'ano e dimenò lievemente il bacino, facendoselo sistemare meglio nel caldo canale.
"Ti piace, Nikos?"
"Sì..."
"Allora posso cominciare la cavalcata?" gli chiese facendo nuovamente palpitare l'ano attorno alla radice della soda colonna di carne.
"Sì, certo..."
"Lo sai che i turchi erano i migliori cavalieri del mondo?"
"No... dimostramelo..." gli disse Nikos.
Ismail iniziò a molleggiare su e giù, facendo forza sulle ginocchia, mentre con le mani spaziava sul petto ed il ventre dell'amico. Il suo membro, che si stava afflosciando, sembrò riprendere vigore, e ad ogni su e giù batteva sul ventre di Nikos con un lieve rumore.
"Ti piace, Ismail?" gli chiese il ragazzo sentendo aumentare velocemente la propria eccitazione.
"Moltissimo. A te?"
"Sto per..."
"Così presto? Vuoi che mi fermi per un po'?"
"Non lo so... no... no... dai..."
Ismail allora accelerò il ritmo, ed ogni volta che scendeva, Nikos arcuava in su il bacino in sincronia, cominciando ad emettere brevi mugolii ad ogni spinta che dava dal basso in alto. E finalmente anche lui si scaricò nelle calde profondità del compagno.
Mentre giacevano stesi su un fianco, semiabbracciati, Nikos mormorò: "Non pensavo che potesse essere così bello..."
"Vero?"
"Adesso, sei soddisfatto?"
"Per il momento."
Nikos ridacchiò, sentendosi felice. "È proprio vero che i turchi sono i migliori cavalieri del mondo..."
"Te l'avevo detto, io. E i greci sono i più bei maschi del mondo."
"Anche tu sei molto bello, non hai niente da invidiarmi..." gli disse carezzandogli i bei capelli ricci e corti, con affetto.
"Davvero hai dimenticato il tuo professore?"
"Sì."
"E un giorno dimenticherai anche me?"
"No."
"Mi piace anche stare così, con te."
"Anche a me."
Mentre i due ragazzi stavano così, felici per essersi trovati, uniti, gravi fatti stavano accadendo sull'isola.
Più tardi, Ismail stava tornando a casa, senza sospettare che gli eventi stavano precipitando, quando, passando davanti alla residenza dell'arcivescovo, udì spari e capì che stava avvenendo qualcosa di grave. In un primo momento pensò che fossero stati i turchi ad assalire la residenza, ma poi intravide le uniformi dell'EOKA e capì che era la Grecia.
Tornò di corsa fino alla casa di Nikos. Salì le scale e bussò freneticamente alla porta. Nikos si stava addormentando beato. Saltò sul letto, si infilò i pantaloni ed andò ad aprire. Quando vide l'espressione di Ismail, lo fece entrare e chiuse la porta.
"Che succede? Pare che hai visto il diavolo!"
"I greci... hanno assalito la resdidenza dell'arcivescovo!"
"I greci? Ma va, che dici! Noi greci siamo fedeli al nostro arcivescovo! L'abbiamo eletto noi."
"I greci di Grecia, non i geco-ciprioti. Lo sai che vogliono papparsi Cipro, no? Erano uomini dell'EOKA-B, li ho visti con i miei occhi... E adesso quelli ammazzerannno tutti noi turchi... adesso che hanno rovesciato il vostro Makarios..."
"Hai fatto bene a tornare qui... qui non ti trovano..."
"Anche tu, però puoi essere in pericolo... I turchi non staranno con le mani in mano... Maledetta EOKA! Maledetti tutti... Perché non si può stare in pace, fra voi e noi? Perché non ci lasciano in pace?"
I due ragazzi non conoscevano tutti i dettagli di quanto stava succedendo.
L'arcivescovo-presidente Makarios III, pochi giorni prima aveva mandato una lettera autografa alla giunta militare che aveva preso il potere in Grecia, chiedendo perentoriamente che ritirasse le truppe dell'EOKA-B che aveva mandato in Cipro con la scusa di difendere la comunità greca dagli attacchi di quella turca.
La giunta non gli aveva risposto, e anzi aveva inviato a Cipro un messaggio segreto al generale George Grivas con cui gli si ordinava di mettere in atto un colpo di stato e di rovesciare il presidente Makarios. Un gruppo di uomini armati riuscì ad introdursi nell'arcivescovado, un altro nel palazzo presidenziale ed un terzo nella camera dei deputati.
Il giorno dopo, il 15 luglio 1974, un uomo dell'EOKA, Nikolaos "Nikos" Georgiades Sampson, si autoproclamò presidente della repubblica. Il vice-presidente, di etnia turca, Dentash, riuscì a nascondersi e mettersi in salvo. Anche l'arcivescovo Makarios riuscì a sfuggire ai golpisti. Si fece portare all'aereoporto e volò in esilio in Inghilterra.
La mattina dopo Nikos disse ad Ismail di restare a casa sua, di non aprire a nessuno, perché lui voleva andare all'arcivescoavado a vedere che cosa fosse successo. Per la strada sentì le prime notizie... La gente era tutta per le vie e le piazze, commentava quello che aveva sentito alla radio.
Quando Nikos arrivò vicino all'arcivescovado, vide il suo capo-ufficio, che lo chaiamò e gli andò incontro.
"Hadjikyrou, non andare oltre. C'è stato un colpo di stato..."
"L'arcivescovo?" chiese il ragazzo.
"Pare sia riuscito a scappare, ma le notizie sono confuse. Torna a casa, dai retta a me... Fai provviste, comprati da mangiare per un po' di giorni... Hai una radio a casa, per sentire le notizie?"
"No..."
L'uomo tirò fuori il portafogli e gli dette dei soldi: "Comprati anche una radio... Me li restituirai quando prenderai la paga... sperando che le cose si sistemino, che non vada peggio di così..."
"Peggio di così?"
"Ho paura che la Turchia non permetta che l'EOKA dichiari l'annessione alla Grecia... che manderà le sue truppe... E ho paura che sarà un massacro, se Dio non ci assiste. Torna a casa..."
"Ma se... se le cose... se non posso tornare al lavoro... se resto senza soldi..."
"Cerca di tornare al tuo paese... Pensa a salvarti la pelle..."
Tornando verso casa, Nikos passò davanti ad un negozio di articoli elettrici che aveva le serrande aperte solo a metà, e il bottegaio stava discutendo animatamente sulla strada.
"Mi scusi, è lei che ha quel negozio?" gli chiese Nikos.
"Sì, ragazzo, che vuoi?"
"Mi può vendere una radio a transistor, per favore, una di poco prezzo..."
"Vieni dentro." gli disse l'uomo.
Nikos comprò una radiolina poco più grande di un pacchetto di sigarette e due ricambi di batterie. Poi cercò un negozio di generi alimentari, ma erano tutti chiusi. Allora si ricordò di Angela ed andò fino alla sua trattoria. Anche qui c'era un capannello di gente. Riconobbe il padre della ragazza.
"C'è Angela, per favore?"
"È dentro che fa le pulizie..."
"Posso entrare?"
"Sì."
Vide la ragazza: "Hai saputo, Angela?"
"E chi non ha saputo! Dio ci assista, questa è la guerra... Grecia e Turchia verranno a farla a casa nostra..."
"Senti, il mio capo ufficio mi ha detto di fare provviste, ma i negozi di alimentari che ho visto sono chiusi... Mi sai dire dove posso andare?"
"Non ne ho idea... Provviste, eh? Vieni con me."
Lo portò nella dispensa del ristorante. Prese un sacco e ci infilò dentro pacchetti di riso, scatolame, patate e cipolle.
"Esci da dietro, non voglio che mio padre veda..."
"Quanto ti devo, Angela?"
"Che ne so, io. Se saremo ancora vivi, verrai a mangiare qui da noi un po' di volte..."
"Perché fai questo per me, Angela? Mi conosci appena..."
"Se sei venuto da me, vuol dire che non sai proprio dove andare a battere la testa. E se non ci si aiuta fra noi cristiani... Vai, adesso. Che Dio ce la mandi buona..."
Lo fece uscire dal retro, in un cortile. Nikos fece un largo giro, per non farsi vedere dal padre di Angela, e finalmente riuscì a tornare a casa. Ismail era nella camera da letto.
"Ismail, vieni, sono io."
Il ragazzo arrivò: era pallido.
"Ho preso un po' di provviste. Non so quanto dureranno, dovremo mangiare il minimo. Ho anche comprato una radiolina per sentire le notizie..."
"Cosa succede in città?"
"Pare che siano tutti per strada... ma non ho visto truppe, per ora. Non ho sentito sparare. Non ho idea di cosa può succedere. Comunque ho notato che non c'è un turco in giro, perciò ti conviene restare qui, finché non si capisce qualcosa..."
"Mi dispiace, Nikos... Le provviste ti dureranno la metà, se resto qui..."
"Quando saranno finite, se ci sono ancora problemi... vedremo cosa si può fare. Ma non credo che sia opportuno che ti fai vedere in giro, adesso. Questa è la parte greca della città."
"Non dovevo tornare da te, facevo meglio a tornare in via Lidinis."
"In due, forse, ce la caviamo meglio... Se è vero che la Turchia ci invade, tu puoi uscire, con meno pericoli di me..."
Pochi giorni dopo, come si temeva, la Turchia invase l'isola, con la scusa di proteggere la comunità turca. Cipro divenne il campo di battaglia fra le truppe greche e l'EOKA da una parte, e le truppe turche dall'altra. L'esercito turco iniziò a bombardare Nicosia...
I due ragazzi rimasero chiusi in casa, ascoltando le notizie alla radiolina, mangiando il minimo per non sentire fame, tenendosi spesso per mano e guardandosi preoccupati. Dormivano sullo stesso letto, abbracciati stretti, ma erano troppo spaventati per aver voglia di fare l'amore.
"Qui moriamo tutti come topi..." gli disse un giorno Ismail.
"Fuori di qui moriamo tutti come nel tiro al piccione." ribatté Nikos.
Seppero dalla radio che era iniziato un grande esodo dalla parte nord dell'isola, saldamente nelle mani dell'esercito turco: si diceva che circa 200.000 ciprioti dell'etnia greca stessero scappando. Anche i pochi turchi che abitavano nel sud dell'isola scapparono a nord...
"Vuoi tentare anche tu di andare a nord? Di tornare dalla tua famiglia?" gli chiese Nikos.
"No... resto con te, nella buona e nella cattiva sorte... A meno che tu vuoi tornare al tuo paese..."
"No, anche io voglio restare con te. O ci ammazzano tutti e due, o riusciamo a campare tutti e due."
La Turchia minacciava di dichiarare guerra alla Grecia. La giunta militare greca di Atene, dette le dimissioni. Le truppe delle Nazioni Unite si interposero fra i territori turco-ciprioti e quelli ancora in mano dei greco-ciprioti.
Il 23 luglio il "presidente" Nikolaos Sampson dete le dimissioni e Makarios tornò a Nicosia, riassumendo i suoi poteri. Il vice-presidente Dentash fu proclamato presidente della parte nord dell'isola.
"Adesso, io sono prigioniero nella parte greca..." disse Ismail quando udirono queste notizie.
"Ti dispiace essere mio prigioniero?" gli chiese Nikos cercando di scherzare.
Ismail sorrise: "Tuo prigioniero, no... ma come faccio... ho paura ad uscire da qui... ma non posso neanche restare nascosto qui per sempre."
"Ismail... adesso che ti ho trovato... non ti voglio più perdere. Io, in questi giorni mi sono accorto che ho bisogno di te..."
"Se mi dici la parola giusta... resto con te per sempre..."
"La parola giusta, dici? Quale?"
"Se non la sai, non me la puoi dire..."
"Che io... che ti..."
"È così difficile dirla?"
"È un rischio..."
"Hai paura di assumere questo rischio?"
"Sì... perché... io ti amo, Ismail. Non ti voglio perdere... Quale parola dovrei dirti?" gli chiese perplesso Nikos.
Ismail rise: "Oh tonto! L'hai appena detta!"
"Cioè? Che ti amo?" chiese Nikos cominciando a capire.
"Sì, certo. Anche io in questi giorni ho capito che ho bisogno di te e che ti amo... Anche se non abbiamo scopato... siamo restati assieme perché avevamo bisogno uno dell'altro, non solo perché ci piace farlo insieme. E neanche solo perché c'è la guerra. Se non ci si amava, ognuno avrebbe pensato solo a sé..."
"È come dire che è la guerra che ci ha fatto capire che ci amiamo?"
"Eh, più o meno..."
"Spero che non ci voglia sempre una guerra per capire di amarsi..." disse Nikos con un debole sorriso.
"Certo. Forse la guerra ha solo accelerato quello che avremmo messo più tempo a capire..."
"Allora, adesso sarebbe meglio che finisse... Sarebbe stato meglio che ci mettessimo più tempo, comunque."
"Sì, sono d'accordo con te, Nikos. Speriamo che le forze dell'Onu ci riescano."
"Forse, adesso che non c'è più la giunta militare in Grecia, sarà tutto più facile. Sempre che i Turchi si ritirino."
"Comunque, Nikos, io credo che, se davvero vogliamo restare assieme, qui a Cipro non è aria buona per noi. Tu greco, io turco, ci metteranno tutti i bastoni fra le ruote... ammesso che non ci ammazzino."
"Ma dove possiamo andare? I posti più vicini sono la Turchia e la Grecia... e anche lì l'aria non è buona per noi due. E non abbiamo abbastanza soldi per pagare un biglietto d'aereo..."
"Hai ragione, però dobbiamo trovare una soluzione. Mica vorrai tenermi chiuso qui dentro per sempre, no?"
"Certo, neanche io resisterei troppo a lungo chiuso qui dentro..."
"Aspettiamo ancora un po' di vedere se e come le cose cambiano, Nikos. Poi decideremo... e assumeremo i nostri rischi, pur di riuscire a salvare la nostra relazione."
Passarono altri giorni. Nikos, una mattina, provò ad andare di nuovo all'arcivescovado, ora che il presidente Makarios era di nuovo al potere. Per le strade vide parecchi soldati dell'Onu che sorvegliavano i principali incroci e i punti più importanti, mentre la polizia greco-cipriota pattugliava le strade.
Il capo ufficio lo accolse con sollievo. "Non vedendoti, avevo paura che ti fosse successo qualcosa... C'è un sacco di lavoro da fare."
"Forse dovrei andare a casa a cambiarmi, non ho pensato di poter lavorare subito, ero solo venuto a vedere la situazione..."
"No, per adesso resta così, non importa."
Nikos sperò che Ismail non fosse troppo preoccupato non vedendolo tornare, ma d'altronde non sapeva che altra scusa trovare per tornare a casa. Cercò di concentrarsi nel lavoro, e che il tempo passasse in fretta.
Dopo quattro ore, finalmente ci fu l'intervallo per il pranzo. Nikos corse fino a casa, più velocemente che poté.
"Ismail! Scusami, ma mi hanno fatto fermare in ufficio."
"Me l'ero immaginato. La radio non fa che ripetere che tutti devono tornare al lavoro, perciò... Ho pensato che saresti arrivato adesso, così ho preparato il pranzo." gli disse il ragazzo indicando la tavola.
Nikos rise: "Che sforzo hai fatto! Hai solo aperto scatolette!"
"No, ho anche fatto bollire due patate da mangiarci assieme." protestò Ismail.
"Un vero chef, un cordon bleu!" lo prese in giro il ragazzo.
"Guarda che se non la smetti di brontolare, ti lascio senza pranzo e mangio tutto io!" lo minacciò Ismail, ma con un sorriso.
"Devo tornare al lavoro, dopo, e anche i prossimi giorni. Ti annoierai a stare qui da solo. D'altronde, si continua a non vedere neanche un turco, da questa parte della città. Non puoi ancora uscire."
"Cercherò di non annoiarmi troppo... Se solo avessi qualcosa da leggere..."
"Lo leggi bene, il greco?" gli chiese Nikos.
"Sì, abbastanza. Perché?"
"Aspetta..." gli disse.
Andò in camera, aprì l'armadio e prese la pila dei quadernetti in cui aveva scritto il suo romanzo. Tornò in cucina.
"Non è ancora finito. È un romanzo che ho cominciato a scrivere quattro anni fa. Andrà completamente corretto, ma prima lo voglio finire. Se ti va di leggerlo..."
"Sei anche uno scrittore, tu?" gli chiese Ismail guarando incuriosito la pila di quadernetti.
"Scrivere ed essere scrittori non è la stessa cosa. Io mi son divertito a scrivere, tutto qui. Ti dicevo... devo tornare al lavoro, e è meglio, almeno guadagno qualche soldo... anche se devo restituire al mio capo ufficio quelli che mi ha anticipato per comprare le provviste. Comunque ne ho spesi pochi, perciò non è un grosso problema."
"Mi devi mantenere... Io non posso tornare al lavoro..."
"Potrei chiedere se puoi tornare..."
"Credo che sia meglio di no. Altrimenti capiscono che sono qui da te."
"Hai ragione."
Tre settimane dopo, l'Onu riuscì a far accettare il cessate-il-fuoco alle due parti avverse, il che di fatto segnò anche la spartizione dell'isola in due entità separate. Gli ultimi turco-ciprioti residenti nella parte greca si trasferirono nella parte turca e viceversa.
Questo rendeva ancora più precaria la situazione di Ismail. I due ragazzi, quando erano assieme, si scervellavano per trovare il modo di abbandonare l'isola: questa sembrava a tutti e due la soluzione migliore.