Tornato a casa, Nikos scrisse subito nelle sue "cronache" l'incontro avuto con Ismail, e l'effetto che gli aveva fatto, la lieve eccitazione che gli provocava stargli vicino... il desiderio che provava... Non solo perché gli sembrava molto bello, ma anche molto simpatico.
Poi riprese anche il suo romanzo e ne scrisse alcune pagine. Infine andò a letto. Ripensava alla conversazione avuta con Ismail... si chiedeva se il ragazzo gli avesse in qualche modo voluto lanciare un messaggio... No, niente di quello che Ismail gli aveva detto poteva far pensare ad una qualche forma di approccio. D'altronde anche lui non aveva avuto il coraggio di fare un approccio diretto.
Si disse che, anche se Ismail non fosse stato come lui, poteva comunque diventare un amico... Però gli sarebbe piaciuto se fra loro fosse nato qualcosa di più di un'amicizia.
Continuarono a vedersi ogni giorno durante l'intervallo di pranzo, poi il pomeriggio tardi quando passava a vuotare i cestini di carta straccia. Ma raramente potevano parlare quando erano in ufficio.
A volte Nikos si affacciava alla finestra e spesso vedeva Ismail che aiutava il giardiniere, un anziano greco dai modi gentili.
Un giorno, mentre mangiavano nel giardino comunale dei bastioni della città vecchia, Nikos gli disse: "Il giardiniere sembra una persona gentile. Ti trovi bene a lavorare con lui?"
"Sì... abbastanza. Ma come vedi, un turco deve sempre stare sotto un greco. Il vice-presidente Dentash sotto il presidente Makarios... io sotto il giardiniere."
"Comunque mi sembra un uomo molto gentile, il giardiniere."
"Sì... Lui è sempre gentile con i bei ragazzi, greci o turchi che siano. Sì, è veramente molto gentile, anche troppo."
"Cosa vuoi dire, anche troppo?" gli chiese Nikos.
Ismail ridacchiò: "Troppo, è quando si è più gentili del normale, no? Non sei nato ieri, Nikos: un uomo anziano che continua a farti troppe lodi..."
"Mah, se è contento di come lavori, è giusto che ti faccia lodi..."
Ismail lo guardò con un'espressione interrogativa: "Non mi loda mai per come lavoro... Ma mi loda per come sono bello, per quanto sono simpatico, e cerca di essere nello stanzino quando mi cambio e mi diche che ho proprio un bel corpo... che sono un bel maschio..."
Nikos capì: "Allora devo stare attento a non dirti mai che sei bello e simpatico, o ti darei fastidio. Non posso dirti che hai un bel corpo, comunque, perché non t'ho mai visto mentre ti cambiavi..."
"Da te mi farebbe piacere sentirmelo dire. O farmi vedere mentre mi cambio."
"Ah sì? E perché da me sì e da lui no?"
"Perché anche tu sei bello e simpatico... e mi piacerebbe guardarti mentre ti cambi. Perché tu non sei interessato solo a quello, ti piace stare con me come a me piace stare con te. Perché tu non mi guardi come... i clienti dei club guardano le danzatrici del ventre..."
Nikos sentì che, questa volta, c'era un messaggio in queste parole, e provò il desiderio di capire meglio che cosa Ismail veramente pensasse, sentisse...
"Magari, se ti vedessi mentre ti cambi... potrebbe capitare anche a me di guardarti con troppa ammirazione. Se hai un bel corpo, non potrei non ammirarlo. Quella tuta che indossi non lascia neanche immaginare come sei fatto, se hai un bel corpo o un corpo brutto, sotto quei panni."
"Un buon musulmano non deve mai farsi vedere nudo da un altro uomo." disse Ismail con una luce divertita negli occhi.
"Ma tu hai detto che sei un cattivo musulmano..." gli disse Nikos guardandolo con un sorrisetto ammiccante.
"E tu un cattivo cristiano: uno dei nostri punti in comune..."
"Mi piacerebbe sapere se abbiamo altri punti in comune, tu e io."
"Sì, anche a me. Dovremo conoscerci meglio, per scoprirlo." gli disse Ismail lanciandogli uno sguardo penetrante.
Nikos provò un fremito e cominciò ad eccitarsi: "Sì, mi piacerebbe molto conoscerti più... intimamente."
"Dovremmo cominciare a frequentarci anche fuori dal lavoro, allora. Magari la sera o la domenica. Andare da qualche parte assieme. E allora, forse, la nostra amicizia potrebbe anche diventare più stretta, più... intima."
"Sì, mi piacerebbe. Ma non so se i tuoi amici turchi mi accetterebbero come mi accetti tu..." gli disse Nikos.
"Non ho amici turchi, qui a Nicosia. E neanche greci, a parte te. Tu e io, soli, così non ci sarebbero problemi, no?"
Nikos decise di fare un altro passo, per capire se Ismail era come lui o no: "Ma, dimmi, il giardiniere... ti ha fatto qualche proposta esplicita?"
Ismail sembrò sorpreso da quella domada e Nikos temette di aver fatto il passo più lungo della gamba. Per un po' Ismail non rispose a quella domanda. Nilos si sentiva sempre più nervoso, temeva di aver irritato l'amico.
Poi Ismail disse, a voce bassa: "Mi ha offerto dei soldi... Mi ha chiesto se non mi sarebbe piaciuto arrotondare il mio salario... usando la mia bellezza. O magari lasciandola usare, anche se non l'ha detto chiaramente. Ma me l'hanno detto i suoi occhi... Non ha mai parlato in modo esplicito, è furbo, non avrei mai potuto denunciarlo ai nostri superiori. Ma per me era più che chiaro che cosa voleva da me. Quello che non dicevano le sue parole, me lo diceva il suo sorrisetto da volpe, i suoi occhi da vecchio libidinoso..."
"Una volta un turista inglese m'ha offerto dei soldi..." disse Nikos pensando allo svizzero con cui aveva fatto l'amore, ma cambiando la realtà, come mezzo per sondare Ismail.
"Che uno ci provi, capita... Dopo tutto ci sono ragazzi che lo fanno per soldi... Ma io l'ho trovato umiliante. Io mi guadagno i miei soldi lavorando normalmente... non andando nel letto degli altri..."
"Sì, ti capisco. Però forse qualcuno di quei ragazzi che lo fa per soldi, non ha nessun altro modo per sopravvivere. Non credi?"
"Sì, può darsi... ma io preferirei piuttosto chiedere l'elemosina. Tu... che gli hi detto a quel turista inglese?"
"Che non li volevo, quei soldi." rispose Nikos. "Che il mio corpo non è in vendita."
"Appunto. Non è un giocattolo, il mio corpo. Non lo lascio usare come un oggetto. D'accordo, non posso giudicare gli altri, ma posso giudicare me stesso. Mi sentirei... sporco, a lasciar usare il mio corpo in quel modo. Anche quando un ragazzo e una ragazza fanno l'amore solo per divertirsi, è perché lo vogliono tutti e due, è un po' come... uno scambio alla pari."
"Ma non è un po' come se ognuno usasse il corpo dell'altro come un oggetto solo per il proprio piacere?" gli chiese Nikos.
"Nel peggiore dei casi è così, ma comunque resta un scambio alla pari. In cambio di soldi, non è più alla pari. Non puoi paragonare un corpo con una manciata di soldi. Dicono che la schiavitù è finita, no? Chi paga una persona per farci sesso, si compra uno schiavo per un'ora, due, invece che per sempre, ma cambia poco, secondo me. Se invece due fanno sesso perché si piacciono, perché c'è amicizia, o meglio ancora amore, allora non ci sono problemi. Io la penso così."
"Sì... capisco... hai ragione. Ma... dimmi, Ismail, secondo te questo tipo di amicizia... di amore... ci può essere anche fra due... ragazzi?" chiese Nikos sentendosi il cuore battere in petto con tale violenza come se stesse per scoppiare.
"So che a volte succede." rispose Ismail senza guardarlo, in tono casuale.
"I nostri preti dicono che non si deve..."
"Anche i nostri imam, dicono che non si deve..."
"Ma noi due... non siamo né buoni cristiani, né buoni musulmani..." disse Nikos sottovoce, sentendosi sempre più teso: ormai non gli sarebbe stato facile tirarsi indietro, se Ismail avesse avuto una brutta reazione.
Ismail tacque di nuovo, per un po'. Poi fu come se riprendesse fiato e disse, quasi precipitosamente: "Sì, io sono un musulmano quanto tu sei cristiano: poco o nulla. Abbiamo già visto che questo è un punto che abbiamo in comune. Forse abbiamo un altro punto in comune: non ce ne frega niente né di quanto dicono i tuoi pope, né di quanto dicono i miei imam. Giusto?"
"Giusto."
"Due veri amici... non si fanno scoraggiare da certi pregiudizi. Giusto?"
"Giusto."
Ismail di nuovo tacque. Nikos percepì che era teso almeno quanto lui. I due ragazzi guardavano davanti a sé, non avevano più il corgaggio di guardarsi negli occhi.
"Io... con te... ci proverei..." bisbigliò Ismail.
Nikos non vide che era lievemente arrossito. A sua volta mormorò: "Anche io, Ismail, con te lo farei... volentieri."
Finalmente i due ragazzi si guardarono, e nei loro occhi c'era un'espressione di sorpresa, più per avere avuto il corggio di dirlo che per aver sentito l'altro dire la stessa cosa.
Poi Ismail chiese: "Un altro punto in comune?"
Nikos finalmente sorrise, lievemente: "Pare proprio di sì..."
"Io, però... non vorrei... che fosse solo..." iniziò a dire, guardando l'amico con una luce di speranza e di richiesta negli occhi.
"Solo per sfogarci ogni tanto?" chiese Nikos.
"Sì, esatto. Posso... sfogarmi con altri... l'ho fatto... Vorrei che con te ci fosse altro, capisci?"
Nikos ora provava un senso di gioia: "Non so se siamo fatti uno per l'altro, Ismail... so solo che sto molto bene con te, ma questo non vuol dire che si stia bene insieme anche... in quel modo... Però... se non ci proviamo, non potremo mai sapere se... se tu e io..."
"A te andrebbe di provarci?" gli chiese Ismail guardandolo dritto negli occhi quasi a leggerne la risposta nell'anima più che udirla dalle labbra.
"Credo proprio di sì, Ismail. Credo che vale la pena... provarci. Con te."
"L'hai già fatto, tu?"
"Sì, con due persone. E tu?"
"Molte più di due... ma mai seriamente. Con te vorrei che fosse una cosa seria, invece. Anche se inizialmente è solo una prova, vorrei che fosse un prova seria, non solo... un'avventura."
"Ma se poi scopriamo che non può funzionare?" gli chiese Nikos.
"Se siamo stati onesti, con noi stessi e con l'altro, questo non rovinerà la nostra amicizia. Io voglio essere onesto, Nikos."
"Anche io, Ismail."
A questo punto i due ragazzi non sapevano più che dire, perché avrebbero voluto dire troppe cose al tempo stesso. Ma i loro occhi ora si guardavano seri, con una luce speciale dentro. Poi Ismail sorrise.
"Ce ne abbiamo messo, di tempo, per riuscire a dircelo..."
"Sì. Forse proprio perché non volevamo rovinare tutto. Forse proprio perché sia tu che io, più ci si conosceva, più si è sentita l'esigenza di essere onesti sia con noi stessi che con l'altro."
"Credo che hai ragione. Io mi sono sentito attratto da te dal primo giorno che ti ho visto. Ma dal primo giorno ho anche letto nei tuoi occhi che tu non sei... un ragazzo qualsiasi..." disse Ismail, poi continuò, in tono scherzoso, per allentare la tensione che ancora entrambi sentivano: "Nonostante tu sia un greco."
"Che differenza c'è, Ismail, fra un turco ed un greco?"
"Che io sono circonciso e tu no!" rispose ridacchiando il ragazzo.
"Non ho mai visto un membro circonciso..." disse Nikos.
"Non avevi quel tuo amico turco, su al tuo paese?"
"Non abiamo mai fatto niente, Bülent e io."
"Io sì, ho già visto qualche membro non circonciso."
La tensione si stava sciogliendo, sia Nikos che Ismail si sentivano sempre più a loro agio, ora che avevano cominciato a parlare chiaramente.
"Molti?" gli chiese Nikos con un sorrisetto malizioso.
"Abbastanza, anche se per lo più di stranieri. Solo una volta l'ho fatto con un ragazzo greco. Il più delle volte è stato con altri ragazzi turchi."
"Io, la prima volta... è stato quattro anni fa: avevo quattordici anni. Con un mio professore..." disse Nikos.
"Allora ti batto. Io ne avevo tredici, è stato otto anni fa. Con un ragazzo inglese, il figlio di un capitano della guarnigione. Lui aveva diciassette anni... La madre l'aveva mandato a comprare un po' di pesce."
"È stato bello?"
"Bello? No... è stato divertente, piuttosto... Lui voleva anche... il mio pesce, là dietro..." Ismail ridacchiò, "All'inizio non ci riuscivo nemmeno, non l'avevo mai fatto, prima... pareva che non riuscissi a farglielo entrare dentro... Lui si stava quasi incazzando con me... Ma poi ci sono riuscito e... era divertente. Cioè, mi piaceva. Le volte dopo è stato più semplice. E era eccitante farlo di nascosto di miei. Loro non sono cattivi musulmani come me..."
"Mio padre era un buon cristiano, osservante. Ma quando gli ho detto che pensavo di essere così, mi ha detto solo che questo poteva farmi avere una vita difficile, e di stare molto attento a non farlo sapere in giro, e che la legge punisce queste cose, e di trovare un ragazzo serio..."
"Davvero ne hai parlato con tuo padre? E lui non t'ha riempito di botte?" gli cheiese Ismail stupito.
"Sì, mio padre era molto buono, e io gli dicevo tutto... prima che lo ammazzassero."
"Chi l'ha ammazzato? E perché?"
"Non si è mai saputo. In paese dicevano che era stato un turco... io invece credo che sia stata solo una disgrazia, perché nessuno poteva voler ammazzare un uomo buono come mio padre."
"Mi dispiace moltissimo per te, Nikos. E spero che davvero non sia stato un turco. Non vorrei che ci fosse del sangue innocente, fra te e me."
"Se anche fosse stato un turco, tu non c'entri. Un turco, non sono tutti i turchi. Un greco, non sono tutti i greci."
"Ma i tuoi e i miei si odiano... si disprezzano. E la Grecia e la Turchia alimentano questo odio, per i loro sporchi interessi. E noi ci rimettiamo, perché ci troviamo fra incudine e martello."
"Questo non ha impedito, a te e me, di scoprire che abbiamo parecchi punti in comune. Abbiamo anche delle differenze, perché no? Le abbiamo anche con un americano o un cinese, ma mica ci scanniamo per questo, no?"
"Forse perché cinesi e americani sono lontani da noi..."
"Beh, allora guarda gli svizzeri: ci sono tedeschi e francesi, italiani e ladini, ma mica si scannano fra di loro. Francia e Germania e Italia si sono fatti la guerra, ma gli svizzeri fra di loro, no. Perchè noi ciprioti non potremmo essere come gli svizzeri? Avremmo tutto da guadagnarci."
"Non è buffo che, dopo aver deciso che tutti e due ci vogliamo provare, parliamo invece di politica?" chiese Ismail.
"No che non è buffo. Se tu e io avessimo solo il sesso, come argomento, sarebbe ben poca cosa."
"Io adesso, però, se qui non fosse pericoloso, avrei voglia di abbracciarti, baciarti, portarti giù con me sull'erba e fare l'amore con te..."
"Non credere che non ho la stessa voglia anche io..." gli disse Nikos con un sorriso birichino.
"E cosa faresti, se non ci fosse tutta questa gente qui intorno? Se questo fosse il nostro giardino privato e ci fossimo solo noi due?"
"Ti spoglierei nudo... almeno potrei finalmente godere della vista del tuo corpo." gli disse Nikos.
"E poi?"
"Ti farei stendere sull'erba e ti verrei sopra e..."
"Dovevo immaginarmelo!" disse Ismail serio.
"Cosa?"
"Che voi greci fate del tutto per metterlo in culo a noi turchi!"
"Ma no... Voglio dire... tu puoi metterlo a me, se vuoi... prima o dopo... e se non ti piace, io mica..." disse confuso Nikos.
Ismail scoppiò a ridere: "Ma dai, stavo scherzando! A me piace sia metterlo che prenderlo, e se piace anche a te, non c'è nessun problema. Oh, Nikos, sei troppo divertente!"
"Non voglio che tu pensi male di me..." gli disse Nikos abbozzando un sorriso incerto.
"Per quello che ti conosco, Nikos, chi dovesse pensare male di te, compirebbe un'ingiustizia di fronte ad Allah... o al tuo Dio, il che è lo stesso."
"A te piace baciare?" gli chiese Nikos.
"Te l'ho appena detto, no? Tu hai labbra che fanno venire voglia di baciarle..." gli disse Ismail in tono allegro, e si leccò le labbra in modo seducente.
"Questa sera, dopo il lavoro, ci verresti a casa mia? Magari preparo qualcosa per cena, mangiamo assieme, e poi..."
"L'e poi mi sembra la parte migliore, la più interessante, la più attraente. Certo che ci vengo. Mi domandavo quando me l'avresti proposto, visto che io non posso invitarti a venire da me."
"I tuoi compagni, non sanno niente di te?"
"Ci mancherebbe altro."
"Sono tutti... buoni musulmani?"
"Non tanto quello, ma sono tutti fissati con le femmine. Con loro è difficile parlare d'altro."
"E tu, allora, di che parli con loro?" gli chiese incuriosito Nikos.
"Di femmine, è logico. Traduco al femminile i miei desideri, le mie esperienze, le mie storie... Che altro posso fare? All'inizio stavo semplicemente zitto, ma quelli hanno cominciato a sospettare di me, e così... li prendo in giro."
"Allora anche di me parlerai con loro al femminile?" chiese divertito Nikos.
"No, di te no. A parte il fatto che se sapessero che oltre a farlo con un maschio lo faccio con un greco, mi tratterebbero come due volte traditore. No, di te non mi piacerebbe parlare al femminile."
"Perché?"
"Non lo so... Io non sono un intellettuale come te... Ma mi pare che ti farei un'ingiustizia. No, quello che c'è fra te e me, e che ci sarà, lo terrò al sicuro dentro il mio cuore, perché nessuno lo sporchi."
"È bello quello che hai appena detto."
"Sai che a pensare a stasera, al dopo cena, all'e poi... m'è venuto duro?" disse Ismail sottovoce.
"Anche questo è un punto che abbiamo in comune..." gli rispose con un sorrisetto schivo Nikos.
"E stasera metteremo in comune molto di più..."
"Sì."
"Mi piace come hai detto: sì."
"Come?"
"Non era un sì qualsiasi, era un sì detto con piacere. Spero che sarò davvero un piacere, per te."
"Anche io spero che sarò un piacere per te..."
"Le premesse ci sono tutte... Purtoppo è ora che torniamo al lavoro..." disse Ismail guardando l'orologio, poi disse: "Come mai non hai un orologio tu?"
"Non ho ancora abbastanza soldi... devo prima comprare altre cose più necessarie per la casa. Non ho mai avuto un orologio, io."
"Questo me l'ha regalato un ragazzo tedesco."
"Per... ringraziarti?" gli chiese Nikos.
"Si può dire così. Era un giornalista di Der Spiegel, se ricordo giusto. L'anno scorso. Lui aveva trenta anni."
"Come l'avevi incontrato?"
"Al Parko Zinas Kanther. Dietro al palazzo del Parliament e l'Ospedale Generale. Dopo il lavoro, nel tardo pomeriggio. Lì si fanno incontri interesanti. Lui mi ha portato nel suo albergo e così..."
"Ci vai spesso?"
"No, ogni tanto. E se fra te e me funziona, ti prometto che non ci torno più."
"Davvero?"
"Davvero, certo. Te l'ho detto che con te mi piacerebbe che nascesse qualcosa di serio, di bello, no?"
"Anche a me. Mi piaci molto..."
"Ma se ancora non m'hai visto nudo... ancora non abbiamo fatto niente..."
"Mi piaci come persona, Ismail. Perciò penso che mi piacerà anche il resto."
"Anche tu mi piaci molto come persona, Nikos. Non avrei mai pensato che avrei corso il rischio di innamorarmi di un greco..." gli disse in tono allegro.
"Un brutto rischio?"
"Un bel rischio... Secondo te... due maschi possono innamorarsi?"
"Certo che possono. Non sei d'accordo?"
"Io sì, ma tanti di quelli con cui sono andato dicevano che fra due maschi ci può essere solo sesso, non amore."
Si salutarono sulla porta dell'arcivescovado ed ognuno dei due ragazzi andò a lavorare. Si rividero solo nel tardo pomeriggio, ma c'era il capo ufficio, perciò si scambiarono solo un'occhiata ed un lieve sorriso.
Finalmente si incontrarono, finito il lavoro, fuori dall'arcivescovado. Si avviarono a passo rapido, uscirono dalla bella cinta muraria della città vecchia e in breve raggiunsero l'appartamento di Nikos. Questi fece sedere Ismail nella prima stanza, la cucina-ingresso-soggiorno.
"Aspettami un attimo, vado a cambiarmi..." gli disse.
"Non posso venire di là anche io?"
"No. Non ancora."
"Ti vergogni mica a spogliarti davanti a me..."
"Non lo so... non credo, ma... non vorrei che quando mi sono tolto questo vestito, tu mi impedisci di mettermi quello da casa..." gli disse ridacchiando Nikos.
"Hai paura che ti salto addosso?"
"No, forse lo spero troppo..." rispose il ragazzo ed andò in camera a cambiarsi.
S'infilò un paio di jeans ed una camicia a scacchi, poi andò a lisciare il letto... e fremette pensando che di lì a poco sarebbe stato là sopra con Ismail. Tornò nell'altra stanza. L'amico stava guardando l'icona di San Nikolaos appesa alla parete.
Quando sentì rientrare Nikos lo guardò con aria d'apprezzamento: "Mi piaci di più, vestito così. Sembri troppo serio, con l'altro vestito addosso, anche se sei elegante. Guardavo questa icona: sei più bello tu, non hai la barba bianca..."
"Me l'ha regalata un monaco, su al mio paese, quando sono partito per Nicosia."
"Scopava con te?"
"No. Era il bibliotecario del monastero, mi prestava i libri per studiare, e io gli davo un po' una mano."
"Si dice che i monaci fottono i loro novizi..."
"Io ho vissuto per una decina di giorni nel monastero, ma non ho visto niente del genere. Credo che sia solo una chiacchiera."
"Il muezin della nostra moschea, là a Karakoumi, una volta ha scopato con me. Però non mi è piaciuto. Mi trattava come una ragazza. Pensa che invece di dirmi che avevo un bel culetto, diceva che gli piaceva la mia fighetta... Così non ci sono più andato insieme. Tanto più che avrei preferito farlo con suo figlio..."
"Forse non ci vedeva bene..." commentò Nikos.
Ismail scoppiò a ridere: "Questa è buona! Peccato che non m'è venuta in mente, se no glielo potevo chiedere!"
Nikos iniziò a cucinare: "Mangi proprio tutto? Non c'è niente che non ti piace?"
"Quando uno ha poco da mangiare, non può fare troppe storie. Tutto quello che posso mettermi in bocca lo mangio."
"Tutto?" gli chiese Nikos con un sorrisetto malizioso.
Ismail di nuovo scoppiò a ridere: "Sta tranquillo... quello lo succhio, non lo mastico... però il suo sugo mi piace... A te?"
"Anche. Il mio professore me lo metteva solo dietro, e mi baciava. Niente altro... Invece con il turista ho fatto anche altro."
"Eri innamorato, del tuo professore?"
"No, innamorato no. Ma ci stavo molto bene. C'era affetto reciproco. Ma poi un giorno lui è stato trasferito. È andato via, senza neanche salutarmi."
"Sarai rimasto deluso..."
"Sì, un po'. Ma avrà avuto qualche problema, forse non ha potuto. Forse mi ha scritto ma la lettera è andata persa, chi sa?"
"Tu giustifichi sempre tutti?"
"Non è meglio così? Almeno non si rischia di accusare ingiustamente."
"Ti piaceva di più col tuo professore o col turista?"
"Era diverso. Fisicamente, forse, di più col turista, ma col professore stavo meglio, non era solo sesso. Come spero sarà con te. Tu vai sempre in giro con quella tuta?"
"No, quando non lavoro mi vesto bene anche io. Ma la tuta è comoda, pratica. E non mi tradisce, quando mi viene duro."
"Come adesso?"
"Come fai a saperlo? Mica si vede..." disse Ismail guardandosi fra le gambe.
"No, ma l'immaginavo. Perché anche il mio è così. Per questo ho lasciato la camicia fuori dai pantaloni, se no si vedeva troppo."
"Ti vergogni di me?"
"No... Semplicemente non volevo aggiungere legna al fuoco... adesso voglio cenare." gli rispose Nikos, mettendo a tavola.
I due ragazzi mangiarono, uno di fronte all'altro, guardandosi ogni tanto e sorridendosi.
"Mia madre cucina meglio di te..."
"Anche mia madre cucina meglio di me. Sto imparando."
"Comunque sei già bravino. Quasi quasi ti sposo."
"In moschea, in chiesa o davanti al sindaco?" gli chiese Nikos ridacchiando.
"Sul tuo letto, fra poco..." gli disse Ismail.
S'era sfilato una scarpa e sotto il tavolo, con il piede, carezzò fra le gambe di Nikos, che all'inaspettato contatto ebbe un breve soprassalto, ma poi sorrise ed allargò un po' le gambe per dargli un più facile accesso.
"Mi fai un caffè, prima di portarmi di là?"
"No ne ho..."
"Meglio così, abbiamo già aspettato anche troppo..."