Nikos viveva nel monastero da dieci giorni. Sua madre non s'era fatta viva, nonostante l'interessamento dell'archimandrita che aveva cercato di appianare le cose. Con Vasilis aveva ancora discusso, ormai apertamente, del loro comune "problema". Nonostante Nikos si sentisse attratto da Vasilis, non aveva comunque tentato di far nulla con lui, per non turbarlo.
Il decimo giorno, arrivò al monastero, per passarvi alcuni giorni, lo ieromonaco Gavriel Hadjicosta, il segretario dell'arcivescovo Makarios, per un breve periodo di riposo.
Il monaco Georghios pensava che Nikos fosse sprecato lì nel monastero, e non aveva realmente bisogno dell'aiuto del ragazzo: gli aveva detto così solo per avere una scusa per faro fermare. Perciò andò a parlare con Gavriel Hadjicosta, con cui era in confidenza, magnificandogli le doti e le qualità del ragazzo, e chiedendogli se non gli poteva trovare un buon lavoro a Nicosia.
Lo ieromonaco si interessò al ragazzo: "Se è davvero la perla rara che dici, mandami il ragazzo perché io gli parli. Forse io stesso gli potrei dare un buon lavoro nella cancelleria del nostro arciveescovo."
Nikos, un po' intimidito da quella convocazione, andò a bussare alla cella dello ieromonaco Gavriel Hadjicosta. Fu stupito per l'ampiezza ed il lusso della cella, così diversa da quella in cui era ospitato lui. Era arredata con bei mobili antichi e fornita di molte comodità: c'era anche un telefono e una radio!
Lo ieromonaco lo fece sedere. "Ho sentito ottime cose sul tuo conto, Nikos Hadjikyrou, dal mio amico Georghios. Quanti anni hai, ragazzo?"
"Diciotto compiuti da pochi mesi, papas."
"Mi ha detto Georghios che hai una scrittura molto chiara ed elegante."
"Quando uso penna ed inchiostro, invece che la biro, mi viene meglio."
"E che hai una cultura vasta, anche se in parte lacunosa, che ti sei fatto da solo..."
"Ho dovuto smettere di studiare quando avevo tredici anni, quando mio padre fu ucciso. Dopo ho cercato di leggere e di imparare quanto potevo."
"Sei anche in grado di parlare l'inglese?"
"A sufficienza per capire e farmi capire, ma non credo che il mio inglese sia... veramente buono."
"Il tuo greco è elegante, comunque. Si sente che hai letto molto. Dice il mio amico Georghios che sei un lavoratore instancabile."
"Cerco di fare del mio meglio per svolgere bene i compiti che mi sono affidati, papas."
"Ti andrebbe di venire con me a Nicosia e di lavorare come scrivano, alle mie dipendenze, nella residenza del nostro arcivescovo? Avresti una buona paga, e in più ti sarebbe assegnato un piccolo alloggio di proprietà dell'arcivescovado, senza che tu debba pagarne l'affitto, ma solo le spese. Che ne dici? Ti interessa?"
"A Nicosia, papas? E riceverei anche una paga?"
"Una buona paga, sì. Logicamente ti prenderei in prova per tre mesi, con una paga provvisoria che riceverai ogni fine settimana. Se superi il periodo di prova, avrai un contratto e una regolare paga mensile. Allora, verrai a Nicosia con me?"
"Sì, certo. Grazie, papas. Spero che lei sia contento del mio lavoro." rispose Nikos, contento per quella possibilità.
"Non hai un abito migliore, ragazzo?"
Nikos arrossì: "No, papas. È l'unico abito che ho..."
"Non c'è motivo perché tu ti vergogni, ragazzo. Solo che non ci stai più dentro... Mah, quando arriveremo a Nicosia, ti regalerò un po' di soldi per andarti a comprare un paio di vesiti nuovi, uno un po' formale per il lavoro, ed uno più adatto per la tua età, per il tempo libero. Quando poi inizierai a guadagnare, ti farai un guardaroba essenziale... e decente."
"Grazie, papas. Un po' di soldi ne ho anche io, da parte, anche se non molti."
"Meglio così. Tienili per le tue piccole spese, non puoi andare in giro senza un centesimo in tasca. Bene, puoi andare, ora, Nikos Hadjikyrou. Fatti trovare pronto quando andremo via. Verrai in auto con me. Porta con te tutta la tua roba, nel bagagliaio dovrebbe entrarci."
Nikos era felice: avrebbe lavorato a Nicosia, nella residenza privata dell'arcivescovo! Gli pareva di essere improvvisamente diventato ricco ed importante!
Quando lo disse a Vasilis, il novizio gli fece le sue congratulazioni, e gli disse che avrebbe pregato per lui.
Nikos, tornato nella sua cella con un vecchio giornale, prese tutti i suoi quadernetti e, per prudenza, li avvolse in piccoli pacchi che rimise nel sacco, contrassegnandoli con una sigla.
La mattina della partenza, il monaco Georghios gli regalò una piccola e bella icona di san Nikolaos, il santo di cui lui portava il nome.
Vasilis gli regalò una catenella con una croce: "Questa mi fu regalata per il giorno del mio battesimo. Non vale molto, me tienila in mio ricordo." gli disse mettendogliela al collo.
Lo ieromonaco Gavriel lo fece sedere accanto all'autista, lui salì dietro e l'automobile partì per Nicosia. Nikos guardava affascinato fuori dal finestrino, chidendosi se avrebbe mai più rivisto le sue montagne. Poi il panorama cambiò e tutto era nuovo, affascinante.
Arrivati all'arcivescovado, Gavriel dette alcune banconote a Nikos perché andasse a comprarsi gli abiti, ed incaricò l'autista di portarlo nel centro commerciale della città. Frattanto lui avrebbe controllato dove ci fosse un appartamentino libero da assegnargli.
Nikos chiese all'autista se poteva accompagnarlo dentro il negozio per consigliarlo riguardo all'abito con cui sarebbe dovuto andare al lavoro, infatti non aveva idea di come fosse opportuno vestirsi. L'uomo lo accopagnò volentieri. Scelto l'abito, si fece portare dove poteva comprare indumenti intimi e abiti più semplici. Fatti gli acquisti, l'autista lo riportò all'arcivescovado.
Nikos fece per restituire il resto dei soldi che lo ieromonaco Gavriel gli aveva dato. Questi gli disse che poteva tenerli.
"Bene, ho trovato un appartamentino di due stanze e bagno nella via Panteli Katelari. Mi dice l'incaricato che è piccolo, ma dovrebbe esserci il necessario per cominciare a viverci. L'autista ti porterà fino a là, questa è la chiave. Fatti trovare qui domattina per le otto e trenta, così inizierai a lavorare. Vedi di imparare la strada per venire fino a qui, e quanto tempo ti ci vuole a piedi, finché sarai in grado di comprarti una bicicletta, magari di seconda mano. A domani, Hadjikyrou."
"Grazie di tutto, papas. Grazie mille."
L'autista lo portò in Panteli Katelari, e l'aiutò a portare su la sua roba. La porta di ingresso dava in una stanza in cui c'era un angolo cucina attrezzato e la porta che dava in un minuscolo bagno, con doccia. Un'altra porta dava in una camera da letto. La mobilia consisteva in un tavolo e due sedie nella prima stanza, ed un letto ed un armadio nella seconda.
L'autista gli aveva lasciato una cartina di Nicosia su cui, con la matita, gli aveva segnato il percorso per andare fino in arcivescovado. Nikos andò ad appendere nell'armadio gli abiti nuovi che aveva comprato, e ci sistemò anche il contenuto delle sue due borse. Il letto non aveva né lenzuola né coperte, avrebbe dovuto comprarle.
In cucina c'era un fornello ed un piccolo frigorifero, ma gli armadietti erano vuoti... Nikos pensò che avrebbe dovuto comprarsi pentole, piatti... Se si fosse fatto da mangiare da solo, avrebbe speso meno che andare a mangiare fuori... Contò quanti soldi aveva in tutto... forse poteva cominciare a comprarsi qualcosa di più importante. Nel gabinetto mancava anche la carta igienica... aveva bisogno di un sapone, dentifricio, spazzolino da denti, un asciugamano...
Andò a sedere al tavolo, prese un foglio ed una biro e scrisse la lista delle cose più urgenti che doveva comprare. Indossò gli abiti nuovi da tutti i giorni, mise in tasca i soldi, la lista e la cartina, prese il borsone che aveva vuotato ed uscì. Mancava poco all'ora di pranzo e sentiva un po' di fame. In un primo momento aveva pensato di gettare via i suoi vecchi abiti, ma poi pensò che poteva usarli come stracci per pulire casa... Ah, aveva anche bisogno di comprare almeno una scopa...
Non si era mai reso conto di quante cose ci volessero per metter su casa... Anche se a casa dei genitori non c'era certo abbondanza, c'erano però tutte le cose essenziali. Uscito, cercò un posto dove mangiare senza spendere troppo. Dopo un po', individuò una piccola trattoria. Entrò ed ordinò un piatto unico. Quando la ragazza glielo portò al tavolo, Nikos le chiese:
"Scusa, sono appena arrivato a Nicosia... Ho pochi soldi, e devo comprare un sacco di cose per il mio appartamento... dove mi conviene andare a comprare quello che mi serve?"
La ragazza lo guardò con aria lievemente divertita: "Spiantato, eh? Ma almeno hai un alloggio... Cosa devi comprare?"
"Tutto: lenzuola, pentole, piatti, sapone... tutto." le rispose con aria desolata il ragazzo.
"Puoi andare in Laiki Gitonia, dentro le mura della città vecchia. Ma devi tirare sui prezzi. Qualunque prezzo ti chiedono, tu offri la metà. Poi mettiti d'accordo più o meno a metà strada."
"Vendono anche cose di seconda mano?"
"Qualcuno sì. Lì puoi offrire anche un terzo del prezzo, dammi retta. Sei in gamba a tirare sui prezzi?"
"Non l'ho mai fatto. Vengo da Malounta, e lì i prezzi sono quelli giusti, e non si mercanteggia."
"Ahi ahi ahi! Senti, bello, se non hai fretta... torna qui fra un paio di ore, che finisco il servizio. Ti accompagno io, che invece so mercanteggiare piuttosto bene. Quando vedi qualcosa che ti interessa, poi lasci fare a me e se ottengo un buon prezzo, tu sborsi i soldi e lo compri. Va bene?"
"Sì, grazie, sei molto gentile..."
"Come ti chiami, comunque?"
"Nikos Hadjikyrou."
"Io sono Angela Kakogiannis. Mangia tranquillo, adesso, poi torna fra un paio di ore. Aspettami davanti alla trattoria. Appena sono libera, esco ed andiamo."
"Grazie, Angela..."
Andarono. Nikos osservava ammirato l'abilità della ragazza nell'ottenere prezzi bassi: ne studiava le espressioni, le frasi, gli atteggiamenti... Riuscì a comprare tutto quello che aveva segnato nella sua lista e gli avanzava ancora un po' di denaro.
"Sono tutti lì, i soldi che ti restano?" gli chiese la ragazza mentre tornavano indietro.
"Sì..."
"Allora sei spiantato davvero, povero Nikos."
"Fra sette o otto giorni dovrebbero pagarmi la mia prima settimana di lavoro. Comincio domattina."
"Beh, se hai un lavoro, è già qualcosa. Dove lavori? Che fai?"
"All'arcivescovado, e farò lo scrivano."
"Abiti lontano da qui?"
"In Panteli Katelari al numero 7, al terzo piano."
"È qui vicino. Ho ancora un po' di tempo, t'aiuto a portare su quello che hai comprato."
"Non occorre, Angela, grazie..."
"Cos'è, non mi vuoi in casa tua? Guarda che mica ti salto addosso, sono fidanzata, io. È vero che sei un gran bel ragazzo, però io non sono una ragazza facile, puoi stare tranquillo. Io non so perché, ma a voi maschi piace conquistare però vi spaventate appena una ragazza fa il primo passo."
Nikos sorrise, arrossendo lievemente.
"Sei proprio carino, Nikos, sei dolce, quando arrossisci in quel modo. Tu fai tenerezza dal primo momento che uno ti vede. Non ce l'hai la ragazza, tu? L'hai lasciata lassù, al tuo paese?"
"No. Non ce l'ho."
"Allora le ragazze del tuo paese sono cieche... Che facevi, a Malunta? Il contadino?"
"No, il calzolaio. Ma non c'era abbastanza lavoro."
"Accipicchia, un bel salto, da calzolaio a scrivano per l'arcivescovo!"
"Per il suo segretario, non per Sua Beatitudine."
"Beh, comunque in arcivescovado."
Entrarono in casa. Nikos iniziò a sistemare gli acquisti che aveva fatto. Angela lo aiutò a mettere le lenzuola sul letto e le federe ai cuscini.
"Certo che ti manca proprio tutto, povero Nikos..." commentò la ragazza.
"Beh, grazie a te, ora ho il minimo per vivere."
"Pensi di farti da mangiare da solo? Sei capace?"
"Non posso venire a mangiare sempre in trattoria, mi costerebbe troppo. E imparerò a farmi da mangiare. Comunque, anche se mi viene male, non posso lamentarmi, dato che sarà colpa mia."
"Tornerai qualche volta a mangiare nella trattoria di mio padre?"
"Se avrò abbastanza soldi, ci tornerò volentieri, qualche volta."
"Bene, devo tornare nella trattoria, ora, a preparare per la cena. Spero di rivederti, Nikos, sei un tipo simpatico. Auguri, comunque."
"Grazie, Angela, sei stata molto gentile."
Sulla porta la ragazza si girò: "Se torni stasera... ti farò un piatto speciale e anche a un prezzo speciale. Vieni?"
"Grazie, sì. Non ho ancora niente in casa per farmi da mangiare."
La ragazza uscì. Nikos sorrise. Sì, aveva ragione Angela, aveva temuto che lei ci provasse, e temeva di trovarsi in una situazione imbarazzante. Si chiese se tutte le ragazze a Nicosia fossero spregiudicate, ma gentili e a posto, come Angela. Era simpatica e graziosa. E com'era brava a mercanteggiare! Lui avrebbe finito tutti i soldi e non sarebbe riuscito a comprare tutte quelle cose, non ostante fossero ancora poche.
Si chiese se la prossima volta che fosse andato a comprare quanto gli serviva per la casa, sarebbe stato capace a tirare sui prezzi come lei... Poteva provarci: l'aveva osservata bene, aveva capito la sua tecnica.
La mattina dopo, indossato "l'abito buono", entrò nella città vecchia e camminò svelto fino all'arcivescovado. Si presentò, ed un uomo lo portò fino ad un ufficio, presentandolo al responsabile.
"Ah, sì. Lo ieromonaco Gavriel m'ha informato. Così tu saresti Nikos Hadjikyrou. Bene, ragazzo. Siediti a quel tavolo, tra poco ti vengo a spiegare quello che devi fare." gli disse l'uomo.
Nikos andò a sedere. Passando accanto alla finestra, vide che dava sul giardino interno dell'arcivescovado. Dopo poco l'uomo andò da lui e gli assegnò il suo primo lavoro. Nikos vi si applicò con buona volontà. Notò che l'uomo, dalla sua scrivania, di tanto in tanto lo osservava. Lavorò sodo fino all'ora di pranzo. L'uomo si alzò e lo chiamò.
"Hadjikyrou, adesso abbiamo due ore di intervallo per il pranzo. Sii puntuale, mi raccomando. Sai dove andare a mangiare?"
"No, signore... ma penso di fare a tempo a tornare fino a casa..."
"Dove abiti?"
"Al numero 7 di Panteli Katelari."
"Hai qualcuno che ti fa da mangiare, a casa?"
"No, signore, vivo da solo."
"Allora vieni in ristorante con me, così parliamo un po'..."
"Non credo di avere abbastanza soldi per pagarmi un ristorante, signore... finché non riceverò la mia prima paga..."
L'uomo lo guardò, poi disse: "Per questa volta offro io... poi ti arrangerai, magari portandoti un panino, un frutto. Andiamo."
"Grazie, signore..."
Nikos pensò che erano davvero tutti gentili, lì a Nicosia. La sera prima Angela gli aveva messo davanti un piatto pieno e non s'era fatta pagare.
Durante il pranzo il suo capo gli fece una sacco di domande sulla sua vita, e come avesse trovato quel lavoro.
Alla fine l'uomo gli disse: "Il lavoro non è molto pesante, ma vedrai che non avrai un momento per stare con le mani in mano. Dovrai solo essere molto accurato e non perdere tempo. Veloce, ma accurato, capisci? Se superi il periodo di prova, vedrai che ti troverai bene con noi."
"Sì, signore."
"Tu fumi, Nikos?"
"No, signore."
"Meglio così." disse l'uomo tirando fuori un piccolo sigaro, se lo accese e ne tirò una boccata voluttuosamente. "Io non riesco a togliermi il vizio, dopo ogni pasto, di fumarmi un buon sigaro. E dopo, un buon caffè all'italiana. Ti piace il caffè, Nikos?"
"Non l'ho mai bevuto, signore. In casa non c'erano abbastanza soldi per comprarlo. Né caffè né vino, signore."
"Un ragazzo senza vizi, insomma. Ma scommetto che le ragazzine non ti mancavano, sbaglio?"
Nikos non rispose, fece solo un mezzo sorriso.
"Eh, sì... Ho due figli maschi, più o meno della tua età... So come vanno le cose... Ai miei tempi le cose erano diverse, le ragazze erano tenute d'occhio dalle famiglie più di adesso. Non c'era tutta la libertà e... la poca morale che c'è oggi."
Tornarono al lavoro. Verso la fine del pomeriggio, mentre era solo nell'ufficio, entrò un ragazzo con una specie di grande secchio con le rotelle sotto, un turco di poco più grande di lui... talmente bello che Nikos restò a guardarlo quasi a bocca aperta.
"Tu sei nuovo, qui." gli disse il ragazzo.
"Sì, ho cominciato a lavorare qui stamattina..."
"Io sono Ismail Veziroglu, il ragazzo delle pulizie. Passo una volta al giorno in tutti gli uffici a vuotare i cestini della carta straccia. La mattina arrivo alle sei e pulisco i pavimenti e levo la polvere. Poi vado a pulire il giardino, ad aiutare il giardiniere."
"Ah." disse Nikos un po' stupito da quella spiegazione.
"Mi hanno preso a lavorare qui, assieme ad altri tre turchi, perché il vostro arcivescovo vuola far vedere che lui non fa differenze. Però noi quattro abbiamo i lavori più umili..." aggiunse con una certa ironia il ragazzo.
"Mi dispiace..." disse Nikos, non sapendo che dire.
"Però non mi lamento. La paga è discreta, mi permette di vivere decentemente. Non mi hai ancora detto come ti chiami, tu..."
"Nikos Hadjikyrou. Lavori da molto tempo, qui dentro?"
"Tre anni. Ne avevo diciotto, quando mi hanno assunto."
"Io ho diciotto anni..."
"Sì, l'avevo immaginato. Dove stai di casa, tu?"
"Al numero sette di Panteli Katelari..."
"Non è troppo lontano da casa mia. Io divido una stanza con altri tre ragazzi turchi in via Lidinis. Sai dove è?"
"No, sono appena arrivato a Nicosia, ancora non la conosco."
"Da dove vieni?"
"Da un paese sulla montagna che si chiama Malounta."
"Io invece vengo da Karakoumi, vicino a Keryneia. I miei sono tutti pescatori. Non mi piaceva il lavoro dei miei: duro e di poche soddisfazioni. Così sono venuto qui. Questo lavoro non sarà gran che, ma è molto più leggero."
"Capisco."
"Sei un tipo di poche parole tu. Cos'è ti siamo antipatici noi turchi?"
"No, no no, per niente. Al paese avevo un amico turco," disse Nikos quasi precipitosamente, ed esagerando un po' le cose, "che si chiamava Bülent Talat. Lui era un contadino. Io invece facevo il calzolaio."
"Eravate proprio amici?"
"Sì, certo." mentì Nikos.
"Passavate molto tempo assieme?"
"Quando riuscivamo ad essere liberi tutti e due..."
"Non è una cosa molto comune che un turco ed un greco siano amici... intimi."
"Non siamo tutti ciprioti, prima di tutto?"
"Pare di no. La Grecia vuole che Cipro diventi una loro provincia, la Turchia, vuole che diventiamo una loro provincia... Se ne fregano tutti della nostra indipendenza. E comunque noi siamo una minoranza e voi volete comandare e tenerci sotto."
"Io no." rispose semplicemente Nikos.
Il ragazzo turoco rise: "Non riesco a farti incazzare?"
Nikos rispose con un sorriso: "No, mi dispiace. Non vedo perché dovrei."
"Beh, ci vediamo. Ho già perso anche troppo tempo... con un greco!" disse alleggramente il ragazzo, vuotò i cestini nel grande secchio ed uscì.
Nikos era rimasto molto colpito dalla bellezza di quel ragazzo, di Ismail. La tuta di tela beige che indossava ne nascondeva le forme del corpo, ma il viso e le mani erano molto belli. Anche gli occhi ed il sorriso. E gli sembrava anche simpatico. Pensò che gli sarebbe piaciuto se quel ragazzo fosse stato come lui... e se lui gli fosse anche piaciuto... magari...
Si sentiva lievemente eccitato. Si rimise al lavoro.
Dopo poco entrò il suo capo, andò a controllare il lavoro che aveva fatto, guardò l'orologio, e gli disse: "Fra ventidue minuti usciamo. Finisci quello che stai facendo e metti in ordine. Ricordati che qui ci teniamo molto all'ordine."
"Sì, signore."
Nei giorni seguenti rivide Ismail, ma c'era sempre il capo in ufficio, perciò non poterono parlare. Ma Nikos si accorse che Ismail gli lanciava frequenti occhiate, ed una volta, prima di uscire dall'ufficio, gli fece anche l'occhiolino.
Finalmente ricevette la paga della prima settimana, e poté andarsi a comprare qualcosa altro per la casa. Andò anche a mangiare di nuovo alla trattoria del padre di Angela. La ragazza lo salutò con allegria. Gli servì una porzione abbondante ma gli fece pagare il prezzo normale.
Nikos aveva anche cominciato a cucinare qualcosa in casa, e la sera si preparava il pranzo da portarsi il gorno dopo al lavoro. Durante le due ore di intervallo andava a mangiare nel giardino comunale in fondo ad Adiamantou Koraï, dove c'era la statua della libertà, a un paio di minuti dall'arcivescovado. C'erano sempre bambini che giocavano, pensionati che prendevano il sole, qualche coppietta, altri che mangiavano come lui.
Dopo un paio di settimane che lavorava, mentre stava mangiando il pranzo come al solito, seduto nel giardino, accanto al muro del bastione, si sentì apostrofare: "Ehi, greco!"
Alzò lo sguardo: "Oh, Ismail! Ciao."
"Ti ricordi il mio nome?"
"Sì, certo. Tu no?"
"Certo che mi ricordo il mio nome!" gli rispose ridendo il giovane turco e sedette accanto a lui. "Il tuo non me lo ricordo, invece, Nikos Hadjikyrou!"
Anche Nikos rise: "Per essere un turco che ce l'ha con i greci... sei anche troppo simpatico. Hai già mangiato? Ne vuoi un po'?"
"Scommetto che in quel panino c'è prosciutto: voi greci fate del tutto per farci fare qualcosa che non dobbiamo..."
"No, c'è solo una frittatina con le erbe. La potete mangiare, no?"
"Ho già pranzato, io. Comunque io non ho mai avuto problemi, mangio qualsiasi cosa sia commestibile... sono quello che si definisce un cattivo musulmano. Non prego cinque volte al giorno e non vado alla moschea il venerdì... né negli altri giorni. Tu ci vai, in chiesa?"
"Se è bella, ci vado... a visitarla. Probabilmente sono anche io un cattivo cristiano..."
"Bene, allora abbiamo già una cosa in comune. Siamo cattivi tutti e due. Chissà se abbiamo altro in comune?"
"Siamo andati via da casa tutti e due..." disse Nikos.
"Giusto! E siamo tutti e due maschi."
"Direi proprio di sì. E lavoriamo tutti e due all'arcivescovado."
"Questo è solo per sbaglio, non ci fa diversi da quello che siamo e può cambiare. Magari presto cambiamo lavoro." gli fece notare Ismail
"Siamo tutti e due ciprioti..." disse Nikos continuando quella specie di gioco.
"Sì. Giusto. E siamo tutti e due scapoli."
"Anche questo può cambiare, magari uno di noi due si sposa, prima o poi..."
"Io no, nessuna intenzione." gli disse Ismail guardandolo.
"Allora, anche in questo, pare che siamo uguali." disse lentamente Nikos, ricambiando lo sguardo.
"Così fa quattro." disse allegramente Ismail.
"Quattro, cosa?"
"Punti in comune fra te e me."
"Chissà... magari, se ci si conosce meglio... possiamo scoprire che abbiamo anche altro in comune."
"Tu vieni sempre a fare pranzo qui?" chiese Ismail.
"Sì. Mi porto qualcosa da mangiare da casa."
"Allora, se ti va, da domani ci vengo anche io... E se mangi qualsiasi cosa anche tu, possiamo condividere..."
"Perché no? Una bella idea..." gli disse Nikos con un sorriso.
"Se i miei fratelli sapessero che sto facendo amicizia con un greco, mi riempirebbero di legnate, mi caccerebbero dalla famiglia..."
"E tu, te la senti di correre questo rischio?"
"Forse ne vale la pena. E comunque me ne sono già andato da casa, no? Anche i tuoi fratelli s'incazzerebbero?"
"Non ne ho, ho solo una sorella... e pure antipatica."
"Io non ne ho sorelle. A casa mia in tutto siamo sei maschi."
"Compresa tua madre?" gli chiese ridacchiando Mikos.
"Ma va là! A parte mia madre. Ho quattro fratelli, tutti maschi. Io sono il secondo e gli ultimi due sono gemelli."
"Mi sarebbe piaciuto avere almeno un fratello..." disse Nikos.
"Maggiore o minore?"
"Non lo so... forse maggiore. Quando mio padre era vivo, mi potevo confidare con lui, chiedergli consiglio... Sì, forse maggiore, uno come te..."