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una storia originale di Andrej Koymasky


pin AMARE A CIPRO CAPITOLO 2
ERASTES ED EROMENOS

La domenica era per Nikos il giorno più bello della settimana, perché poteva passare quasi tutta la giornata con Christakis. Oltre a poter studiare per parecchie ore, e parlare assieme delle più diverse cose, Nikos aiutava Christakis a preprare i loro pasti e stava imparando a cucinare. Il giovane professore era in gamba anche in cucina.

Sofia, che spesso riceveva qualche regalo in natura dalle famiglie dei bambini dell'asilo della chiesa, ogni tanto dava a Nikos qualche uovo, un formaggio, un po' di verdura da portare al professore, per ringraziarlo della cura che si prendeva del figlio.

Quando il tempo era buono, la domenica a volte Christakis e Nikos andavano anche a fare una passeggiata nei dintorni, e ne approfittavano per parlare di letteratura, di filosofia, di storia... a Nikos pareva che il suo giovane professore sapesse tutto!

Una domenica pomeriggio Christakis disse a Nikos di aspettarlo un attimo, perché doveva andare al posto dei telefoni pubblici per chiamare casa sua a Larnaka. Mentre Nikos aspettava che il giovane uomo tornasse, esplorò la libreria, chiedendosi quale libro avrebbe potuto chiedere in prestito per leggere la sera a letto.

Conosceva già abbastanza bene la parte bassa degli scaffali, quella a portata di mano, perciò prese una sedia, vi salì ed iniziò ad esplorarne la parte più alta. Dopo la terza volta che saliva e scendeva dalla sedia spostandola, vide un libro rilegato in similpelle grigia, senza titolo.

Lo sfilò dallo scaffale e lo aprì, restando in piedi sulla sedia. Vide che non era un vero libro, ma come uno spesso quaderno dai fogli bianchi, coperto dalla fine ed elegante scrittura di Christakis. Allora ne guardò la prima pagina. Come si aspettava, c'era, in bei caratteri tracciati con l'inchiostro rosso, il titolo. Era lungo...

"Positività e negativitò nell'amore sessuale fra due persone dello stesso sesso - Dall'antichità classica ai giorni nostri - Nella letteratura, nelle opere d'arte e nei saggi"

Il suo cuore ebbe un soprassalto.

Dopo la morte del padre, non aveva più pensato al proprio desiderio verso gli altri ragazzi, ma ora tutto gli si riaffacciò alla mente in modo vivido e forte. Sempre in piedi sulla sedia, iniziò a leggere qua e là, assorto.

Presto capì chiaramente una cosa: Christakis provava la sua stessa attrazione verso le persone del proprio sesso!

Questa scoperta infuse un senso di forte calore, di gioia dentro di lui ed un pensiero sorse spontaneo: gli sarebbe piaciuto poter fare l'amore con il suo giovane professore!

Era talmente immerso nella lettura di quanto Christakis aveva scritto in quello spesso quaderno, con citazioni di varie opere dai classici greci ad autori moderni, alternate da riflessioni del giovane professore, che non lo sentì rientrare.

Così Christakis vide il ragazzo, ritto sulla sedia, il quaderno, che riconbbe subito, in mano e si fermò sulla soglia con il cuore in tumulto. Era stato uno sciocco a non nascondere quel quaderno, ad illudersi che fosse sufficiente metterlo fori portata di mano. Si chiese che fare, che dire... si chiese anche come poteva fare per non fare scoppiare uno scandalo, se Nikos avesse parlato con altri di quei suoi scritti.

Dopo poco, Nikos emerse dalla lettura e finalmente si accorse di Christakis che era rimasto ritto, in silenzio, sulla soglia. I due si guardarono per alcuni secondi, senza parlare. Poi Nikos scese dalla sedia, tenendo sempre il quaderno in mano, e finalmente parlò.

"Non credevo che anche tu, Christakis, fossi come me..." disse quasi sottovoce.

Il giovane professore inghiottì a vuoto, ancora turbato ma anche un po' sollevato: "Come te, Nikos? Vuoi dire che anche tu... anche a te piace fare l'amore con persone del tuo sesso?"

"Non l'ho ancora mai fatto, però mi piacerebbe. A me le ragazzine proprio non mi dicono niente, e invece i ragazzi svegliano dentro di me il desiderio e belle emozioni. E se... se anche tu fossi attratto da me... mi piacerebbe che fossi proprio tu il mio uomo... che tu fossi il mio erastes e io il tuo eromenos..."

"Nikos, la tua richiesta mi onora, credimi, ma... non siamo più ai tempi dell'antica Grecia, quando una simile relazione era approvata, anzi, incoraggiata. Oggi è diverso, la legge la proibisce e la punisce."

"Mio padre mi ha insegnato che non sempre la legge è giusta. Lui sapeva di me, dei miei desideri, e mi ha detto che dovevo trovarmi la persona giusta... e chi è più giusto di te che ti prendi tanta cura di me? Ho letto qui che a volte, nei tempi antichi, erano i padri a scegliere l'erastes per i loro figli... Sono sicuro che se mio padre fosse ancora vivo, sarebbe stato lieto se tu accettassi di essere il mio erastes..."

"Io non ti ho offerto la mia amicizia e il mio aiuto per... per portarti nel mio letto, Nikos."

"Lo so, infatti non hai mai fatto niente in questo senso. Mai niente di niente. A meno che... forse io non ti piaccio..."

"Sì che mi piaci, Nikos, e non solo per a tua bellezza fisica, ma soprattutto per la bellezza della tua anima."

"E allora? Anche tu mi piaci molto... sarei lieto e grato se tu accetti di essere il mio erastes. Ti prego, Christakis. Tu stai facendo così tanto per fare di me un uomo... fallo anche in questo modo. Fai di me il tuo eromenos, ti prego."

Nikos appoggiò lo spesso quaderno sul piano della sedia, e percorse i pochi passi che lo dividevano dal giovane professore. Gli tese la mano.

"Ti prego, Christakis, fai anche questo, per me." gli disse sorridendogli con dolcezza.

Il giovane uomo prese fra le sue la mano che Nikos gli tendeva: "Davvero tu vuoi questo, Nikos? Sei sicuro di non... pentirti, un giorno, se io accettasi la tua offerta?"

"Come potrei pentirmi? Ti prego, portami di là, sul tuo letto, e insegnami anche a fare l'amore. Non sono più un bambino, il mio corpo si sta sviluppando e sa che cosa vuole. E so anche che non potrei trovare un erastes migliore di te."

Christakis lo prese fra le braccia: "Non corriamo, Nikos... Sì, sarei contento di fare di te il mio eromenos, ma... dobbiamo prima abituarci a questo nuovo tipo di rapporto fra di noi. Non può e non deve essere qualcosa che facciamo solo sotto l'impulso del desiderio, o dell'emozione di questo momento."

"Come una specie di... fidanzamento?" gli chiese il ragazzo con un lieto sorriso.

"Sì, Nikos, potremmo dire così..."

"Allora... perché non mi baci? Due fidanzati, anche se ancora non vannno assieme sullo stesso letto, si baciano, no?"

Christakis sorrise, prese fra le mani il volto del ragazzo ed avvicinò le labbra alle sue. Si sfiorarono, si toccarono, sfregarono, premettero in modo lieve e piacevole; le loro lingue si incontrarono e giocarono.

Nikos si abbandonò contro il corpo di Christakis e ne sentì la virile erezione e fremette per il piacere. Pose una mano dietro la nuca del giovane uomo e lo tirò a sé, sì che il loro bacio divenne più intimo e profondo.

Poi, gentilmente, Christakis si staccò da lui, tenendolo però ancora fra le braccia.

"È meglio che smettiamo, ora... che non bruciamo subito tutte le tappe... che facciamo riprendere fiato alle nostre anime, Nikos."

"Ma... non torneremo indietro, ora che finalmente abbiamo fatto il primo passo, vero? Andremo avanti? Sarai tu che guiderai questo nostro cammino assieme, che abbiamo iniziato oggi, finché faremo finalmente l'amore?"

"Sì, certo, te lo prometto."

"Tu hai avuto molti eromenos, Christakis?"

"Alcuni... non molti."

"E chi è stato il tuo erastes?"

"Il mio professore di inglese, a Larnaka... Io avevo la tua età, lui un po' più della mia... Era venuto da Londra con la famiglia, era il figlio del governatore... Si chiamava Sean, era biondo ed era molto gentile ed anche bello..."

"Anche tu sei molto gentile, anche se non sei biondo. E sei molto bello. Ma non è solo per questo, Christakis, che sono contento che hai accettato di diventare il mio erastes."

"Ah no? E perché, allora?"

"Te l'ho detto: perché tu non sei stato fino a oggi solo il mio insegnante, ma il mio maestro... maestro di vita. Hai preso un po' il posto di mio padre nell'aiutarmi a diventare un uomo. Anche se tu non mi fossi sembrato così bello, avrei desiderato lo stesso che tu diventassi il mio erastes."

"Mi hai detto che ne avevi parlato con tuo padre..."

"Sì, con lui potevo parlare di qualsiasi cosa... e ora anche con te."

"Io non ho avuto questa fortuna. Quando ho cominciato a capire che mi piacevano i ragazzi... era la metà degli anni cinquanta... gli adulti non parlavano mai di queste cose e anche fra noi ragazzi se ne sussurrava appena, e il più delle volte con battute stupide o volgari o di disprezzo... che mi hanno fatto capire che non potevo rischiare di far capire agli altri quello che stava maturando dentro di me. Poi, per mia fortuna, ho incontrato Sean..."

"Ma come hai fatto a capire di lui, o lui di te?" gli chiese Nikos, incuriosito da quelle cose che erano accadute quando lui era appena nato.

"Lui. Lui, un giorno che ero andato a cosegnargli i miei compiti di inglese nel suo studio, s'è accorto che i miei calzoncini erano... più gonfi del solito e mi ha toccato lì e quando ha visto che, anche se ero diventato rosso come un peperone, non mi sottraevo a quella carezza, mi ha chiesto se volevo fare l'amore con lui... Io gli ho detto di sì e lui allora mi ha subito portato in camera sua, mi ha spogliato, s'è spogliato, m'ha messo sul suo letto, e m'ha preso."

"Era bello?"

"Sì, anche se all'inizio faceva un po' male, benché avesse usato la vaselina. Però era anche bello sentirlo dentro di me. E dopo poche volte che andavo da lui, non mi faceva più male ed era solo piacevole, tanto che ero quasi sempre io a chiedergli se potevo andare da lui per fare l'amore."

"Eravate innamorati, tu e Sean?"

"No, si stava semplicemente bene insieme, era molto piacevole fare l'amore con lui. Era bravo a fare l'amore."

"Non sei mai stato innamorato di qualcuno?"

"No, mai, fin'ora. All'università, con un compagno, c'era anche affetto, ma non era amore. Avevamo la stanza assieme. Una notte Nejat s'è infilato nel mio letto e... così abbiamo cominciato a farlo assieme."

"Nejat? Era un turco? L'hai fatto con un turco?" gli chiese Nikos, perplesso.

"Non era un turco, era un cipriota come me... di origini turche come io sono di origini greche. Lui aveva un anno più di me... era incredibilmente bello. Lui studiava legge, non letteratura come me."

"E è venuto così, nel tuo letto..."

"Aveva capito da come lo guardavo quando si spogliava, quando si cambiava, che mi piaceva. Così, quella notte al buio, è venuto, sentendosi abbastanza sicuro che non l'avrei mandato via. Prima eravamo solo compagni di stanza: ci si rispettava a vicenda, niente più. Ma dopo quella notte, siamo anche diventati amici... e si dormiva sempre nello stesso letto."

"Era bravo, a fare l'amore, il turco?"

"Il cipriota. Sì, Nejat era molto caldo, appassionato. Era bello fare l'amore con lui. A lui piacevano anche le ragazze, infatti, dopo che ha finito l'università, si è sposato. Avevamo preso l'abitudine che la sera, quando si andava a letto, lo prendevo io. Poi si dormiva, abbracciati. E la mattina dopo, prima di alzarci, era lui a prendere me."

"Prendere... vuol dire che si mette nel culetto dell'altro?"

"Sì, certo. Prima lo si prendeva nella bocca, per renderlo bello duro e scivoloso, poi lo si prendeva di dietro. Qualche volta, invece di farlo a lettto, con lui lo facevamo anche nella doccia."

"Christakis? A fare questi discorsi, a me è venuto duro di nuovo..." disse Nikos arrossendo lievemente. "Perché non mi porti di là?"

"Un'altra volta..." gli disse il giovane, carezzandolo con mano lieve fra le gambe.

Allora anche Nikos trovò il coraggio di allungare una mano e palpare il giovanotto sulla patta gonfia.

"Anche tu hai voglia..." sussurrò.

"Sì, ma..."

"Portami di là, dai... prima te lo prendo un po' in bocca e poi me lo metti nel buchetto... dai..." insisté il ragazzo con espressione allettante.

"Ne hai proprio voglia, Nikos?"

"Sì..."

"Ma tu non l'hai mai fatto, e magari non ti piace..."

"Hai detto che a te le prime volte faceva un po' male ma poi ti piaceva, no?" controbatté Nikos e, fattosi ardito, iniziò a aprire la patta di Christakis, un bottone dopo l'altro.

Il giovanotto allargò un po' le gambe e si abbandonò sullo schienale della sedia, carezzando i capelli del ragazzo. Gli occhi di Nikos erano fissi sulla patta, che stava aprendo, sulle mutande bianche e gonfie che si intravedevano. Gli aprì anche la cintura, scostò i lembi della patta e carezzò il turgore attraverso la maglina delle mutande, sentendola caldo, forte, duro... Christakis chiuse gli occhi e mormorò qualcosa di indistinguibile.

Incoraggiato, Nikos forzò giù l'elastico delle mutande, finché il membro virile del giovanotto saltò fuori libero e ritto.

"È bello... è proprio bello..." mormorò il ragazzo.

Lo prese nella mano, e cominciò a muoverla su e giù: a tratti il glande compariva sotto la pelle tesa del prepuzio. Nikos lo guardava quasi affascinato. Istintivamente si chinò sul grembo di Christakis e con la punta della lingua, stuzzicò il glande gonfio, infilandola sotto la pelle del prepuzio e girandola torno torno.

"Oh... sì..." mugolò Christakis fremendo per il piacere.

Nikos scivolò in ginocchio sul pavimento, infilandosi fra le gambe del giovanotto, e prese fra le labbra la punta del bel membro stringendovele attorno, e spinse in giù la testa, facendosene entrare più di metà in bocca: la sensazione era molto bella. I mugolii di pacere di Christakis lo incoraggiavano.

Il ragazzo si sentiva felice. Non avrebbe mai potuto fare una cosa così bella e piacevole con una ragazza: lui era nato per amare un altro uomo, non una donna! E non gli importava se gli avrebbe fatto male: lo voleva anche là dietro!

Quando andava giù con le labbra strette attorno a quel bel palo duro e caldo, sentiva il vago profumo di maschio: gli piaceva, era come un afrodisiaco per lui. Infilò una mano nelle mutande e palpò i testicoli del giovane uomo, impastandoli delicatamente. Tutti i suoi sensi erano tesi sia a godere di quanto stava facendo, sia per capire che cosa desse più piacere al suo erastes.

Voleva che Christakis fosse contento di lui. Una mano del giovanotto si infilò sotto il colletto sbottonato della camicia del ragazzo e gli carezzò la schiena. Poi, dopo un po' lo fece staccare da sé e con voce lievemente roca e bassa, gli disse di smettere.

"Stavo per venire, Nikos..." gli disse con un sorriso e, tiratolo a seé lo baciò in bocca.

"Mi porti di là? Me lo metti nel culetto?"

"Davvero lo vuoi?"

"Sì... per favore..."

Christakis si alzò in piedi, facendo alzare anche Nikos, e si agganciò solo il primo bottone dei calzoni per non lasciarli calare giù. Lo prese per mano e lo portò nell'altra stanza, fino al suo lettino. Qui giunto, prese a sbottonare la camicia di Nikos. Allora anche il ragazzo iniziò ad aprire gli abiti del suo erastes.

Quando, dopo poco, furono entrambi nudi uno davanti all'altro, Nikos esclamò: "Quanto sei bello, Christakis!" ed iniziò a carezzarne tutto il bel corpo virile con mani fresche e lievi.

Il giovane prese Nikos, ponendogli un braccio sotto le ascelle e dietro le spalle, l'altro dietro le ginocchia, lo sollevò e lo posò sul proprio letto. Poi si chinò su di lui e, carezzandolo, prese a baciarlo per tutto il corpo, suggergli i piccoli capezzoli, solleticargli l'ombelico, e infine si dedicò con la bocca al giovane membro duro di Nikos.

Il ragazzo sussultò per la sorpresa ed emise un lungo gemito di piacere, inarcando istintivamente il bacino. Poi Christakis gli prese fra le labbra i piccoli e sodi testicoli. Quindi lo fece girare sullo stomaco e salì sul letto, inginocchiandosi fra le gambe del ragazzo. Gli carezzò con piacere e desiderio le piccole natiche sode e belle, perfette, e vi immerse il viso, cercando con la lingua il foro nascosto.

"Ooohhh." mormorò Nikos sollevando il bacino e premendo il piccolo sedere contro il volto del suo erastes.

Christakis lo leccò a lungo, preparandolo anche con le dita, quindi si sporse ad aprire il cassetto del comodino, ne estrasse il vasetto di latta con la vaselina, ed iniziò a lubrificare il dolce foro inviolato che si apprestava a conquistare.

"Oh, Christakis... è bello... prendimi..." implorò il ragazzo, fremendo.

"Sì..." mormorò il giovanotto.

Mise un po' di vaselina anche attorno al proprio paletto di dura e soda carne, con una mano lo diresse sul bersaglio, ed inziò a spingere.

"Dai... dai..." lo incoraggiò Nikos, sentendo la carne dell'altro tentare di entrare nella sua.

Lo sentì spingere, spingere, spingere, finché la sua rosetta di carne iniziò a cedere ed allargarsi pian piano sotto la pressione e cominciare ad accettare in sé la forte e determinata punta dell'ogiva dell'altro. Dapprima provò un lieve fastido, poi un dolore crescente, come se qualcosa si lacerasse.

Chiuse stretti gli occhi e morse il cuscino in cui veva affondato il volto, artigliandolo con entrambe la mani, ma non emise neppure un gemito, né cercò di sottrarsi...

Il suo foro cedeva a poco a poco allargandosi attorno alla vigorosa punta dell'asta virile, accogliendone in sé mezzo millimetro alla volta... Nikos tratteneva il respiro ed attendeva, determinato ad accoglierlo tutto in sé per quanto doloroso potesse risultare al principio, dicendosi che se altri lo potevano prendere con piacere, così sarebbe stato per lui.

Dovette riprendere a respirare, e così facendo, istintivamente rilassò i propri muscoli e tutta la punta della virile asta di Christakis penetrò dentro di lui. Provò una breve fitta, ma quasi immediatamente il dolore iniziò a diminuire, a farsi meno acuto. Il giovane uomo s'era fermato, smettendo di spingere, ed aveva ripreso fiato per un momento. Nikos ne sentiva il respiro lievemente affannato e quel suono gli sembrò bello.

Il ragazzo si rilassò ancora, e quando Christakis iniziò nuovamente a spingere, riuscì a non resistergli. Tutta l'asta gli scivolò dentro senza soluzione di continuità, riempiendolo, e mentre scendeva, sfregò contro le pareti dello strettisssimo, caldo ed inviolato canale, provocando un sentore di piacere nel ragazzo.

Quando Nikos sentì il lieve solleticare dei ricci peli del pube del suo erastes contro le proprie chiappette così conquistate, capì di averlo accolto completamente in sé e si sentì fiero e felice. Christakis si fermò di nuovo, prendendo fiato per la seconda volta. Aderì con il petto contro la schiena del ragazzo, gli pose il volto accanto al suo e mormorò:

"Sei mio, Nikos..."

"Sì..."

"Ti ha fatto un po' male?"

"Un poco..."

"Non ti sei lamentato... non ti sei tolto..."

"Lo volevo tutto... tutto dentro..." mormorò il ragazzo.

"Vedrai che ti abituerai presto... e ti piacerà sempre più..."

"Sì, certo..."

"Gira la testa... voglio baciarti..."

Le loro labbra si unirono, e la lingua di Christakis invase la bocca del ragazzo, giocandovi dentro. Istintivamente Nikos la succhiò: notò che questo bacio era anche più picevole di quello che s'erano scambiati prima.

Il giovane uomo, muovendo solamente in bacino, iniziò a sfilarsi da lui, poi ad immergerglisi nuovamente dentro, in lente e vigorose spinte. Ogni volta il forte membro virile sfregava contro le pareti del caldo e stretto canale e Nikos sentì che, pur rimanendo il dolore uguale a prima, si stava diluendo sempre più in un crescente senso di piacere.

Le mani di Christakis si infilarono sotto il corpo di Nikos e con le dita iniziò a sfregargli e stuzzicargli piacevolmente i piccoli capezzoli.

Poi staccò le labbra dalle sue e, continuando a prenderlo in un forte, breve e veloce ritmo, gli chiese: "Ti piace, Nikos?"

"Sì... mi piace..."

"Sei contento?"

"Sì... e tu?"

"Molto." disse Christakis, "Mi piaci davvero molto..."

Nikos era felice. Capì che il giovane uomo stava per raggiugere l'orgasmo perché i suoi colpi si fecero più vigorosi e disordinati e finalmente sentì i suoi tiepidi getti schizzare con forza dentro di sé, sottolineati da brevi mugolii.

Dopo poco Christakis si sfilò da lui, lo fece girare, gli si stese sopra, lo abbracciò e lo baciò a lungo. Poi gli si chinò fra le gambe del ragazzo, e gli dette piacere con la bocca, fino a donargli un piacevolissimo orgasmo.

Lo abbracciò e lo baciò di nuovo e Nikos sentì il vago sapore del proprio seme nella bocca dell'altro. Era gradevole, dolce.

"Lo facciamo di nuovo, nei prossimi giorni?" gli chiese Nikos.

"Sì, certo."

"Tutte le sere?"

"No, devi anche studiare. Ma tutte le domeniche, se vuoi."

"Non più spesso? Una volta ogni sette giorni è poco." disse Nikos carezzando il bel petto nudo e lievemente villoso del giovane uomo.

"Vedremo... forse anche un po' più spesso. Ma tu devi studiare, non dimenticarlo. È per questo che vieni qui, non per quello che abbiamo fatto poco fa."

"Beh... una cosa non esclude l'altra, no? Io ti prometto che studio come prima, se tu... se mi porti ancora qui nel tuo letto, e un po' più spesso che solo di domenica."

Così cominciò la relazione fra Christakis e Nikos.

Quella sera stessa Nikos prese uno dei quadernetti che Christakis gli aveva regalato ed iniziò a scrivere quanto era accaduto, tutto quello che aveva provato, pensato, sentito, commentandolo, perché non voleva dimenticare nulla.

Christakis non gli prestò mai quel suo quaderno speciale, non voleva che uscisse da casa sua, però gli permetteva di leggerne qualche pagina ogni sera, poi ne discuteva con lui.

In questo modo Nikos si fece un'idea più vasta di che cosa significasse essere omosessuali, e gli aspetti dell'amore sia fisico che spirituale fra due persone dello stesso sesso. Scoprì anche, grazie alle pagine che parlavano della poetessa Saffo, che anche fra le ragazze alcune preferivano farlo fra loro più che con gli uomini.

A casa, su un altro quadernetto, Nikos iniziò anche a scrivere un racconto su due ragazzi che si innamoravano l'uno dell'altro, di come ognuno reagisse a quel sentimento e lo analizzasse nel proprio cuore, di come ognuno scoprisse a poco a poco anche il corpo dell'altro.

Aveva deciso di ambientarlo nella Grecia del 1400, negli ultimi tempi dell'Impero Bizantino. Si sarebbe svolto sulle pendici del monte Vertiscos, nella regione di Ossa, non lontano da Tessalonica. I due protagonisti erano un povero pastorello ed il figlio, di soli due anni più vecchio di lui, di un ricco e potente generale dell'impero.

Nei giorni seguenti, Nikos continuò a scrivere alternativamente sui due quadernetti, proseguendo sia la fedele cronaca dei suoi intimi incontri con Christakis, che il racconto.

Aveva deciso che non avrebbe mai fatto leggere a nessuno la "cronaca", ma che, quando il racconto fosse stato completato, l'avrebbe fatto leggere a Christakis, per averne il suo giudizio, la sua critica ed eventualmente migliorarne lo stile grazie ai suoi commenti.

Nikos era nuovamente sereno, da quando era diventato l'eromenos del suo giovane e bel professore. Anche i clienti della sua bottega da calzolaio s'erano accorti di questo suo mutamento. Mentre lavorava, la sua mente ripassava le lezioni, oppure anche fantasticava sul racconto che aveva preso a scrivere, immaginandone scene, dettagli, che a sera andavano ad arricchirlo.

Nikos non era mai stato sul monte Vertiscos, ne aveva solo visto alcune fotografie in un libro di Christakis, ed aveva visto che non era molto dissimile dal monte su cui sorgeva Malounta, il suo villaggio. Perciò, quando doveva descrivere i luoghi, semplicemente descriveva quelli che conosceva.

In breve, gli incontri intimi con il suo bel professore divennero via via più piacevoli, e non provava più il minimo fastidio fisico nelle loro unioni. Al contrario, gli sembrava che diventassero ogni volta più belli.

Quando finì l'anno scolastico, Christakis lasciò il villaggio per le ferie estive, tornando a Larnaka dalla sua famiglia. Nikos ne sentì acutamente la mancanza, e non vedeva l'ora che tornasse. Comunque approfittò di quel periodo per ripassare quanto aveva studiato nei mesi precedenti ed anche per mandare avanti il suo racconto.

Non aveva ancora deciso che titolo dargli, pensava che al momento opportuno gli sarebbe venuto in mente un buon titolo. Ma nello stesso tempo gli sembrava che mancasse qualcosa, non avendo dato un titolo alla storia. Se un'opera letteraria è come un figlio, non darle un titolo era un po' come non battezzare un bimbo, pensava.

Uno non può chiamare un figlio semplicemente "mio figlio" o "il piccolo"... Quando suo padre lo chiamava, era bello sentire il proprio nome pronunciato da lui... Così pure quando lo chiamava Christakis. Perciò si disse che doveva decidersi a trovare un bel titolo.

Una domenica, mentre passeggiava fuori dal villaggio, una folata di vento fece fremere le foglie dei platani fra cui camminava. Il suono, lieve e tremulo, era molto gradevole, la sensazione del vento sul corpo era piacevole come una carezza... e il titolo gli venne in mente e lo trovò bello.

"Il vento fra i platani"

Sì. Era un titolo originale e suggestivo. Avrebbe dovuto introdurre qua e là nel racconto accenni ad un bosco di platani, all'effetto del vento, per poi culminare, nella parte centrale, o finale del racconto, con la descrizione del vento fra i platani, paragonandolo al fremere dei due amanti l'uno per l'altro.

Sì, pensò, era un bel titolo ed era una buona idea. Quando sarebbe tornato a casa, avrebbe dovuto descrivere la passeggiata nel bosco dei platani, poi il sollevarsi del dolce vento, il fremere delle foglie, le carezze del vento sul corpo dei due amanti che camminavano la mano nella mano, fremendo di desiderio e di passione l'uno per l'altro.

Poi avrebbe inserito quelle pagine nel punto più opportuno, nello svolgersi della storia. Sì, poteva essere un buon metodo, quello di cogliere alcune delle sue esperienze e sensazioni, scriverle su fogli sparsi, poi usarle qua e là nel corpo del racconto.

Poi pensò anche che alcune delle emozioni, esperienze, sensazioni che aveva registrato nelle sue "cronache" poteva usarle nel suo romanzo, attribuendole ad uno o all'altro dei due protagonisti.

Stava fantasticando così, quando improvvisamente si trovò davanti un ragazzo e dalle sue fattezze capì che doveva essere il figlio di uno dei contadini turchi.

I due ragazzi restarono fermi, guardandosi negli occhi, con espressione seria. Poi l'altro, in un greco abbastanza corretto, accennando un sorriso incerto, parlò.

"Bel pomeriggio, non è vero? Non fa troppo caldo e il vento è piacevole."

Nikos rispose al sorriso: "Sì, stavo proprio pensando a questo."

"Sei uno del villaggio di Malounta, tu?" gli chiese il ragazzo.

"Sì, mi chiamo Nikos Hadjikyrou, sono il figlio di Leonidas Hadjikyrou... che si dice che è stato ucciso da uno di voi." concluse poi, tornando ad avere un'espressione seria.

"Non credo che sia possibile." disse il ragazzo turco.

"Perché no?"

"Che motivo c'era per uccidere qualcuno che nessuno di noi conosceva?"

"Perché è greco. Voi turchi odiate noi greci."

"Io non odio proprio nessuno. Non ne ho nessun motivo. Forse quelli che comandano, fra i tuoi o i miei, possono odiarsi, perché ognuno vuole comandare sull'altro. Ma tu e io, siamo solo due poveracci, che cercano di vivere meglio che possono con quello che la vita ci dà. E rimarremo poveri, tu e io, sia che vincano gli uni o gli altri."

"Come ti chiami?"

"Bülent Talat."

"Bene. Buona giornata, Bülent Talat."

"Buona giornata anche a te, Nikos Hadjikyrou."


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