Nel 1973, in occasione del cinquantesimo compleanno di Tadeus, Wolfang desiderava fargli un regalo speciale. Dopo averci pensato un po' su, decise di prendersi una vacanza con il suo amato e di portarlo a visitare Gerusalemme, come sapeva che Tadeus desiderava da tempo.
Una cosa che colpì molto, specialmente Wolfgang, fu quando andarono a visitare il Museo di Yad Vashem, che era stato fondato negli anni '50 a perenne ricordo delle vittime della Shoah, cioè dell'olocausto degli ebrei, e al Giardino dei Giusti, che sorge al suo interno, creato per onorare i non ebrei che si erano prodigati nel soccorrere e salvare gli ebrei dallo stermino nazista.
Mentre Wolfgang era restato profondamente colpito dalle molte documentazioni sulla Shoah, Tadeus era rimasto a passeggiare a lungo, pensieroso, nel Giardino dei Giusti. Dopo la visita Tadeus volle parlare con i responsabili dall'Istituto Yad Vashem per capire come fossero scelti i "Giusti fra le Nazioni" da ricordare nel Giardino.
Parlando con più di una delle persone che vi lavoravano, Tadeus si rese conto che in realtà non vi era una definizione unica ed esauriente di che cosa fosse un Giusto.
"La loro caratteristica principale è la capacità di sentire e pensare secondo coscienza, di reagire di fronte al male, di assumersi una responsabilità personale." gli spiegò uno dei funzionari. "Per questo si possono definire Giusti coloro che, di fronte a genocidi e a crimini contro l'umanità, salvano vite umane, soccorrono i perseguitati, preservano la dignità umana, difendono la verità e la memoria. Molti furono e sono i Giusti fra le nazioni; ma molti purtroppo neppure vengono ricordati o, peggio ancora, vengono dimenticati."
Un altro funzionario gli raccontò dei problemi che aveva incontrato Moshe Bejski, il principale fondatore di Yad Vashem, quando aveva deciso di dedicarsi alla valorizzazione ed al ricordo degli uomini buoni, cioè dei Giusti. Si era spesso scontrato con l'ingratitudine dei sopravvissuti e aveva dovuto affrontare problemi morali a volte incredibilmente complessi nell'assegnare o negare il titolo di "Giusto tra le Nazioni".
Ad esempio, aveva pagato il suo personale debito di gratitudine verso Schindler, il suo salvatore, conducendo una campagna contro-corrente affinché fosse riconosciuto come Giusto, nonostante i legami che aveva avuto con i nazisti prima di sottrarre, grazie all'inganno della sua famosa lista, mille e duecento ebrei allo sterminio e pur riconoscendo i suoi difetti e le sue contraddizioni di uomo disordinato, dedito all'alcool e alle donne.
Il problema di fondo era: poteva, ad esempio, essere riconosciuto come giusto chi aveva salvato un ebreo e poi aveva ucciso un altro uomo; oppure una donna che avesse nascosto dei perseguitati mentre si prostituiva con gli ufficiali nazisti; o, ancora, chi aveva salvato decine di ebrei in Polonia, pur non avendo mai smesso di essere un antisemita?
Era possibile riconoscere come un "Giusto fra le Nazioni" chi aveva aiutato uno o più ebrei, ma aveva chiesto in cambio del denaro o altro, o chi aveva salvato un ebreo soltanto perché ne era innamorato? Contava di più l'intenzione oppure il risultato?
Bejski aveva introdotto tra i criteri per assegnare il titolo anche il principio della coerenza interna del gesto di soccorso, che deve essere determinato da un autentico spirito umanitario, ma senza per questo richiedere la coerenza assoluta nei comportamenti del soccorritore, a cui possono essere riconosciute tutte le attenuanti dal punto di vista umano e personale.
Il presidente della commissione aveva rifiutato più e più volte di riconoscere come "Giusto" il primate della chiesa ortodossa in Ucraina, che pure aveva salvato tutta la famiglia di un rabbino nascondendola presso di lui, ma che pubblicamente non aveva speso una sola parola per condannare la persecuzione nazista degli ebrei che stava avvenendo in Ukraina, sotto i suoi occhi.
Ma Bejski aveva assegnato senza problemi il riconoscimento di "Giusto" a un ufficiale dell'esercito ungherese che collaborava con i gerarchi nazisti, perché costui aveva sottratto alla morte gli ebrei internati in un campo di lavoro, opponendosi all'ordine di deportazione, finalizzato all'eliminazione fisica, decretato dai tedeschi che controllavano il campo.
Tadeus, illuminato da questi esempi, chiese allora come si dovesse fare per far attribuire ad un uomo la qualifica di "Giusto fra le Nazioni". Gli fu risposto che ad individuare i "Giusti fra le Nazioni", sulla base delle testimonianze degli ebrei salvati, era la "Commissione dei Giusti" dell'Istituto per la Memoria dei Martiri e degli eroi dell'Olocausto Yad Vashem.
Gli spiegarono anche come dovesse essere compilata la domanda e gli dissero che più testimonianze vi fossero potute essere, più sarebbe stato facile far attribuire questo titolo.
Wolfgang, all'inizio, aveva creduto che tutte le domande di Tadeus fossero dettate semplicemente da curiosità. In realtà il suo amante aveva altro in mente.
In un primo momento aveva pensato che il suo Wolfgang avrebbe meritato quel riconoscimento, ma poi pensò che certamente l'avrebbe rifiutato, infatti, quando avevano discusso in passato a proposito dell'olocausto, Wolfgang si rimproverava di aver salvato lui, solo lui, perché ne era innamorato, e non altri: quindi non per vera umanità ma per una forma di egoismo.
A nulla era valso il fatto che Tadeus gli avesse detto che se si salvava qualcuno per amore non poteva essere per egoismo, infatti l'amore, per sua natura, esclude l'egoismo.
Allora un'idea si affacciò nella mente di Tadeus: il padre di Wolfgang, in realtà, oltre a salvare lui, aveva salvato la vita ad almeno altri quattordici ebrei, fra quelli che aveva nascosto in casa e gli altri che lavoravano per lui nella tipografia, ed alcuni di questi ancora erano vivi... Era quindi possibile raccogliere la loro testimonianza o, se ne avevano parlato in famiglia, quella dei loro figli.
Era vero che il primo movente del barone era stato, per quelli che lavoravano nella sua tipografia, il tornaconto economico, e per i nove che aveva accettato di nascondere nelle soffitte della sua villa, era stato il desiderio sessuale nei confronti di Tadeus... ma il barone comunque aveva rischiato la propria vita, nel proteggerli e nel nasconderli in casa propria.
E il fatto che volesse avere Tadeus, non costituiva poi un desiderio talmene grande da fargli rischiare la propria vita: poteva trovare altri per "sostituire" il suo precedente autista. E comunque era stato Tadeus a fare quel "baratto" con il barone, che non l'aveva rifiutato, pur sapendo quanto rischiava nell'accettarlo.
C'era dunque, secondo Tadeus, "umanità" nel cuore del barone Hermann-Lothar von Schlegel. E comunque il "baratto" che era avvenuto fra lui e il barone, era una questione privata, che non doveva venire alla luce.
Perciò Tadeus decise che avrebbe dovuto iniziare a muoversi subito per far ottenere al barone la qualifica di "Giusto fra le Nazioni", iniziando a raccogliere le necessarie testimonianze a sostegno della sua testimonianza personale.
Quando ne parlò con Wolfgang, questi ne fu profondamente sorpreso.
"Tadeus, sei molto dolce e generoso ad aver pensato a questo, e te ne ringrazio di cuore, ma... davvero credi che mio padre meriti questo onore? Che un uomo come lui fosse un Giusto"
"Certo che lo credo. Ma questo non solo per la memoria di tuo padre. Lo dobbiano fare anche perché sia di esempio a tutti che, qualunque sia la motivazione interiore, si deve fare tutto il proprio possibile per soccorrere chi è perseguitato. La motivazione interiore la giudicherà il Signore, non riguarda noi esseri umani. Quello che per noi deve contare è il risultato. Tuo padre ha salvato la vita a più di una dozzina di ebrei, oltre che a me."
"Non ha mai neanche lontanamente pensato di opporsi al regime nazista... Ha sempre cercato di saltare sul carro del vincitore. Anche la sua morte, dopo tutto, è avvenuta, almeno in parte, perché stava cercando di ingraziarsi i russi..."
"Quando tuo padre ha accettato la mia richiesta di nascondere nella sua villa Joachim Hirsch ed i tre Eberstark, i tre Heilbronner, Jacob Kantor e Benjamin Kohn, il carro del vincitore era ancora quello dei nazisti, la disfatta della Germania sembrava ancora lontana. Tuo padre ne era cosciente, eppure ha accettato il rischio..."
Tadeus riuscì a convincere Wolfgang. Tornati perciò in Germania, si misero tutti e due a cercare, anche con l'aiuto di Jörg Eberstark e del suo amante, gli altri sopravvissuti o i loro discendenti e parenti, per ottenere le loro testimonianze in favore del barone.
Tadeus rintracciò Benjamin Kohn, che ora viveva in America, ed andò a trovarlo a Harrisburg, dove l'uomo abitava con la moglie ed i figli.
Quando furono soli, Benjamin gli disse: "Sì, è vero, devo la vita al barone von Schlegel, e mi dispiace che sia stato ammazzato dai russi, dopo tutto non meritava quella fine... Però, vedi, io so una cosa che forse tu non hai mai saputo... che sento l'obbligo morale di dirti, a questo punto... e che non depone certo in suo favore..."
"Che cosa, Benjamin?" gli chiese Tadeus che per un attimo aveva pensato che sapesse di come il barone si divertiva con lui.
"Ti ricordi di Abram, il ragazzo ebreo che lavorava nella sua tipografia? Prima che il barone ci nascondesse nella sua villa, ho saputo da Abram che il barone l'aveva insidiato... aveva cercato di convincerlo a giacere con lui come se fosse stato una donna... il barone era un omosessuale!"
"Ah, no, questo non lo sapevo. E Abram... ha dovuto cedere alle richieste del barone?"
"No, questo no. Abram gli disse che piuttosto preferiva tornare al campo di concentramento, anche se poteva significare una morte quasi certa... e allora il barone non insisté oltre. Io sapevo questo, lo stesso Abram me ne aveva parlato, anche se io non ne ho mai parlato con gli altri prima di oggi. Quando Karl venne a chiamarmi per dirmi che il barone ci avrebbe nascosto nella sua villa, temetti che avesse le stesse intenzioni a proposito di Karl o anche più a proposito di me. Dopotutto avevo ventuno anni e, senza false modestie, sapevo di essere un ragazzo piuttosto piacente..."
"Ma il barone ci ha mai provato con te o con Karl?"
"No, mai. Però, capisci, nella mia testimnianza io dovrei, onestamente, dire che il barone era un omosessuale."
"Ma se non ha mai forzato nessuno ad andare nel suo letto, che importanza può avere, questo?"
"Un Giusto, deve essere un santo al cospetto di Dio, e non si può certo dire che il barone fosse così... santo."
"Che un uomo sia un santo al cospetto di Dio, lo può giudicare e lo sa solamente il Signore, Benjamin, non noi. Comunque non ha forse salvato la tua vita e quella di altri nostri fratelli, a rischio della propria vita? E senza chiedere a nessuno di voi qualcosa in cambio?"
"Sì, questo è vero..."
"Perciò, Benjamin, non senti il dovere di ringraziarlo in qualche modo per averti permesso di sopravvivere, e perciò anche, se pure indirettamente, di incontrare tua moglie, avere questa bella casa, avere bei figli, buoni e sani? Anche se un uomo è omosessuale, è pur sempre un uomo, anzi, è prima di tutto un uomo, una creatura del nostro Signore. D'accordo, desidera altri uomini. D'accordo, le Scritture dicono che questo è abominio. Ma nel caso del barone, quanti ne ha salvati, e non per portarseli a letto?"
"Beh... hai ragione, in questo. D'accordo, Tadeus, va bene: darò la mia testimonianza in suo favore..."
"La tua testimonianza, sì, ma non in suo favore: in favore della giustizia, Benjamin, ed in nome della riconoscenza."
"Ma dimmi, Tadeus, non ci ha provato anche con te, il barone? Tu eri un bel ragazzo, molto più bello di me; sei ancora un bell'uomo. Non ci ha provato anche con te, per caso?"
"Mi ha fatto capire il proprio desiderio, è vero. Ma mi ha sempre rispettato, senza mai obbligarmi a fare qualcosa contro la mia volontà." disse Tadeus calibrando attentamente le parole con cui rispondeva.
Infatti da una parte non voleva mentire, ma dall'altra non voleva neanche dire a Benjamin, con la sua mentalità ottusa, quanto era realmente avvenuto. Comunque era vero che il barone non l'aveva costretto ad andare contro la sua volontà... Era stato lui che aveva "voluto" cedere alle richieste dell'uomo, pur di salvare i sui fratelli nella fede, compreso il puritano Benjamin.
Raccolsero quindi tutte le testimonianze ed inviarono tutto il materiale raccolto a Gerusalemme. La commissione esaminò a lungo la documentazione del fascicolo von Shlegel, compresa la dichiarazione di Benjamin riguardo all'omosessualità del barone.
Vollero anche interrogare Abram, che viveva in Israele, e che confermò quanto aveva detto Benjamin: il barone ci aveva provato con lui, ma, se pure dopo alcuni giorni di insistenza, aveva alla fine accettato il suo rifiuto, senza vendicarsi, e gli aveva permesso di continuare a lavorare nella tipografia, salvando così anche la sua vita.
Finalmente, dopo ulteriori, lunghe discussioni, la commissione decise di assegnare anche al barone Hermann-Lothar von Schlegel la qualifica di "Giusto fra le Nazioni".
Per l'occasione, nel marzo del 1982, Wolfgang e Tadeus, Jörg ed il suo Dawid, andarono in Israele, a Gerusalemme, per assistere alla dedicazione, nel Giardino dei Giusti, di un albero con il nome del barone, e Wolfgang ritirò la medaglia ed il diploma alla memoria del padre. Wolfgang era molto commosso.
Terminata la cerimonia, i quattro amici fecero una visita ai più importanti luoghi della storia di Israele, e Jörg e il suo Dawid, che per la prima volta avevano messo piede in Israele, ne furono profondamente commossi.
Jörg ringraziò molto gli amici per aver invitato lui ed il suo amante a fare quel viaggio: "Il mio Dawid ne ha ricavato un gran bene per la sua anima... forse anche le ultime cicatrici nel suo cuore si sono ora rimarginate."
Infine tornarono tutti e quattro in Germania.
Quando furono a casa loro, Wolfgang disse a Tadeus: "Ho scoperto, leggendo le trascrizioni in inglese delle varie testimonianze, che anche mio padre era omosessuale, o per lo meno bisessuale, non so e non m'importa. Ma non lo avevo mai immaginato."
"Ti turba, questo?"
"No, certo che no, come potrebbe. Non si dice fose: tale il padre, tale il figlio?" rispose con un sorriso auto-ironico Wolfgang. "Però mi chiedevo: se ci ha provato con Abram, come lui ha testimoniato... non ci ha forse provato anche con te? Tu eri molto più bello di Abram e eri anche... più facilmente a sua disposizione, poiché vivevi in casa con lui."
"Sì, ci ha provato." rispose Tadeus.
"Se... se tu hai ceduto alle sue richieste... non te ne faccio una colpa. Dopotutto Abram non era un omosessuale, quindi il suo rifiuto era naturale, ma tu..."
"Io ero innamorato di te, ti ho sempre amato. Per me era impensabile tradirti, anche se mi fosse costata la vita..." iniziò a rispondere Tadeus.
"Perciò mio padre non è riuscito a portarti nel suo letto... o a venire nel tuo." disse Wolfgang.
Tadeus per un attimo fu incerto, ma tacere è una cosa, mentire un'altra, e se fino ad allora aveva taciuto, ora non poteva mentire, di fronte ad una domanda così esplicita.
"Tuo padre, Wolfgang, diversi giorni dopo avermi procurato tutti i documenti falsi ed avermi fatto iniziare a lavorare come suo autista, una notte è venuto nella mia camera, nell'ala della servitù, e mi ha fatto chiaramente capire che cosa desiderasse da me.
"Pochi giorni prima di quella notte, mentre facevo alcune commissioni per lui, avevo incontrato Joachim Hirsch e Ruth Heilbronner. Avevo visto in che pietose condizioni vivevano, affamati, e nel terrore di essere i prossimi ad essere presi e mandati nei campi di concentramento, nei campi di sterminio. Ed erano troppo poveri per potersi procurare un eventuale salvacondotto a peso d'oro.
"Quando tuo padre venne, quella notte, nella mia camera e mi disse che voleva giacere con me, gli dissi di no. Mi offrì del denaro, mi offrì dei regali, toccò anche il tasto della riconoscenza che gli dovevo... Ma io continuavo a dirgli di no, perché ero troppo innamorato di te. Gli chiesi anche come potesse voler fare una cosa come quella non solo a me ma anche a te, suo figlio, sapendo bene quanto anche tu mi amavi.
"Lui insisté ancora una volta... però senza minacciarmi. Per me era chiaro che avrebbe continuato a nascondermi anche dopo un mio no, come sappiamo che ha fatto con Abram, anche se allora io ancora non sapevo nulla che tuo padre ci aveva già provato con lui... Quando tuo padre mi disse che dopo tutto ero fortunato ad essere protetto da lui, poiché infatti a Oranienburg c'erano ancora alcuni ebrei che rischiavano di essere arrestati da un momento all'altro...
"Allora mi ricordai di Joachim e di Ruth e delle loro famiglie... e... proposi a tuo padre uno scambio, un baratto: se lui avesse nascosto nove ebrei nella villa, io sarei andato nel suo letto, come lui desiderava... e tuo padre accettò quello scambio. Così nascose nelle soffitte tutti e nove i miei amici, fino alla fine della guerra.
"Non te l'ho mai detto prima, e mi dispiace. Avevo avuto intenzione di dirtelo, quando e se avessimo potuto ricongiungerci, perché non ho mai voluto avere segreti con te. Quando però ammazzarono tuo padre... cambiai idea. Pensai che sarebbe stato ingiusto dirtelo, per due motivi: perché non volevo che tu avessi un cattivo ricordo di tuo padre e rancore nei suoi confronti, e anche perché lui non avrebbe più potuto difendersi, spiegarti, giustificarsi ai tuoi occhi.
"Solo per questo non ti ho mai detto niente. Ma tu, questa sera m'hai messo in condizioni di non poter più tacere: avrei dovuto mentire, oppure dirti tutto come ho deciso di fare, perché io non posso mentire con te."
"Non hai temuto, Tadeus, che io potessi essere talmente deluso di te, da dirti che non volevo più essere il tuo amante?" gli chiese Wolfgang in tono serio, anche se non duro.
Tadeus lo guardò lievemente sorpreso, poi sorrise: "Non ho mai dubitato neanche per un solo momento che tu, anche se fossi stato addolorato per la mia scelta, non mi avresti negato il tuo perdono ed il tuo amore."
Anche Wolfgang sorrise: "Non ho nulla da perdonarti, e non ti negherò mai il mio amore. Hai agito secondo giustizia, Tadeus, e con amore verso la tua gente, per questo non c'è niente da perdonare. Tu hai fatto uno scambio giusto, credo, anche se doloroso per te: lasciar usare il tuo corpo per salvare nove vite. Se tu avessi fatto la scelta opposta, allora sì, ti avrei dovuto perdonare e comunque avrei continuato ad amarti..."
Tadeus lo abbracciò e lo baciò a lungo: "Lo sapevo... lo sapevo, comunque grazie per queste parole. Tuo padre non era un uomo cattivo, comunque, questo devi saperlo. Ha usato il mio corpo... non ne ha mai abusato. Certo, se avessi avuto un'altra scelta, avrei preferito che non lo usasse..."
"Sai che cosa mi piace di te, amore?" gli chiese Wolfgang, carezzandolo con tenerezza.
"Il mio corpo, nonostante io abbia ormai cinquantanove anni?" gli chiese Tadeus con un sorriso.
"Anche, certo. Ma quello che mi piace in te è che, nonostante io ti conosca ormai da... quarantadue anni, continuo a scoprire giorno dopo giorno che uomo meraviglioso sei. Che cuore grande hai. Quanto sei capace di dare amore, e non solo a me..."
"Ma amo te più di chiunque altro..." gli sussurrò Tadeus iniziando a togliere gli abiti di dosso al suo amato.
"Sì, lo so... anche più di te stesso." gli rispose Wolfgang, cominciando a spogliare a sua volta l'uomo che amava... il "ragazzo" che amava.
"E tu, Wolfgang, sei l'uomo più buono e dolce che mai potessi incontrare. E pensare che quando mi dicesti, quella notte là nella soffitta della villa di tuo padre, che eri innamorato di me, io non volevo accettare il tuo amore, non fisicamente, per lo meno..."
"E adesso?"
"Lo sai quanto ormai non posso più fare a meno di te... di accoglierti in me... perché ti amo e ho bisogno che tu mi dimostri anche con il tuo corpo che continui ad amarmi..."
Wolfgang prese fra le braccia il corpo maturo ma ancora bello del suo "ragazzo" e gli fece scivolare il membro sodo e duro fra le natiche, e spinse lievemente cercando il suo foro. Tadeus gli sorrise e si mosse in modo facilitargli il compito e finalmente lo accolse in sé.
"Oh, mio amato! Ogni volta che sei in me, mi sento veramente completo!"
"Anche io, mio Tadeus."
Tacquero, facendo parlare solamente i loro corpi. Si donarono l'uno all'altro con piacere misto ad emozione. Nonostante fossero amanti da tanti anni, erano gradevolmente sorpresi di saper ancora provare una tale commozione ogni volta che si univano.
Quando infine giacquero, felici e soddisfatti, languidamente abbracciati, Wolfgang chiese a Tadeus: "Sai spiegarmi come è possibile che un amore bello come il nostro sia tanto disprezzato da gente che, per altro, è intelligente, anche buona? Anche da gente intellettualmente onesta? Posso capire il disprezzo, l'odio, da parte di menti ottuse, di gente bigotta, di gente superficiale, degli ipocriti..."
"Credo che questo venga da una paura inconscia. Paura di essere diversi dalla maggioranza, anche solo accettando noi gay; paura di essere gay e perciò di venire disprezzati dagli altri; paura di non saper distinguere quanto è giusto e buono, come il nostro amore, da amori morbosi ed egoistici... Paura di sbagliare.
"Vedi, Wolfgang, mettere in forse, non dico continuamente, ma anche solo di tanto in tanto le proprie convinzioni, richiede uno sforzo notevole, accompagnato da incertezze, da insicurezze... da paure. Io stesso, come si diceva poco fa, sono passato attraverso queste fasi, quando non sapevo accettare il tuo amore anche fisicamente, e non è stato né facile né piacevole capire che cosa fosse giusto fare."
"Ma tu ci sei riuscito," gli disse Wolfgang, "e continui a riuscirci. Tu, nei tuoi ragionamenti, nelle tue scelte, cerchi sempre di fare quanto è giusto, anche se devi pagarlo di persona... e tu non hai paura di sbagliare, accetti i tuoi limiti, e forse proprio per ciò riesci a superarli."
"Ma non è facile... e tanto più tardi si comincia, tanto più difficile è. Certo, più si cerca di vivere secondo questi principii, tanto meno difficile diventa. È un po' come quando ci si allena per la maratona: le prime volte dopo poca strada uno si ferma ansante e stanco, senza forze; ma poi, se continua ad allenarsi, riesce a fare un po' più di strada, e poi ancor di più, finché riesce a finire tutto il percorso della maratona senza sentirsi troppo stanco."
"Gia. Ci insegnano a diventare bravi medici, bravi scrittori, o cuochi o pittori... ma nessuno ci insegna a diventare veramente uomini, nessuno ci insegna che cosa significa amare veramente... C'è chi da solo, imparando dalle lezioni della vita, o trovandosi un bravo maestro, impara... ma c'è anche chi non ci riesce." assentì Wolfgang.
"Chi non è stato amato, fin da piccolo, difficilmente saprà amare, quando è grande. Non dico sia impossibile, ma solo difficile. È un po' come imparare a parlare bene una lingua: se nessuno te lo insegna, non ci puoi riuscire, E più tardi inizi a studiarla, meno bene riesci a parlarla."
"E allora, non dovrebbe, la nostra casa editrice pubblicare sussidi per chi vuole imparare ad amare, a diventare un vero essere umano?"
"In parte lo stiamo già facendo. Ma, vedi, se continuiamo a fare l'esempio con lo studio delle lingue... un libro per studiare l'inglese, si vende come pane. Un libro per studiare il tagalog, non lo compra quasi nessuno, perché non sa neppure che lingua sia il tagalog, non sa neppure che esista, e comunque pensa che ci siano cose ben più importanti che non mettersi a studiare il taglog: per esempio, come dicevo, studiare l'inglese."
"Ma se tutti pensassero che il tagalog è più utile dell'inglese..." obiettò Wolfgang.
"Il problema è proprio questo: far capire alla gente che se studiare per diventare medico o pittore è bello, utile, giusto, imparare ad amare, a diventare uomini migliori è molto più bello, più utile, più giusto. Questo non è facile, perché significa andare contro-corrente."
"Ma qualcuno deve pur cominciare, no? Perché non cominciamo noi? Troviamo degli autori che condividano questo ideale, e chiediamo loro opere, che siano romanzi, saggi, fumetti, cronache, manuali... qualsiasi cosa, in cui si sottolinea che imparare ad amare è la cosa più importante che ci sia."
"Mi pare un'ottima idea. Comunque, male che vada, la nostra casa editrice fallirà. Ma, fino a quel giorno, avremo seminato qualcosa di buono... e se dobbiamo chiudere baracca e burattini, ci troveremo un altro lavoro. Abbiamo ben poco da rischiare." disse Tadeus con un sorriso allegro e soddisfatto.
"Perché invece di usare la nostra sigla, non fondiamo una nuova casa editrice e non la chiamiamo, per esempio: Tagalog Verlag?"
Tadeus sorrise: "Sì, mi piace la tua idea. E nella penultima pagina di ogni pubblicazione spiegheremo il perché la nuova editrice ha scelto questo nome."
"Se non altro i filippini dovrebbero essere incuriositi, non credi?" chiese Wolfgang scherzosamente.
"Ammesso che conoscano il tedesco, però." rispose Tadeus continuando lo scherzo.
"Se funziona, possiamo, grazie a Frank, tentare anche di ripetere le pubblicazioni di maggiore successo in inglese."
Continuarono così a fare i loro piani, semiabbracciati sul loro letto, con l'entusiasmo di una coppia di ventenni.