Lo scambio di lettere fra Wolfgang e Tadeus continuò regolarmente, ma Tadeus non poté ottenere l'autorizzazione di andarlo a trovare. Il giovane continuava a lavorare per gli americani, ed era diventato capo-squadra nella stamperia. Ormai parlava un buon inglese.
La convivenza con Helmut si rivelò gradevole, e a poco a poco il ragazzo si aprì con lui e divennero amici. La relazione fra Helmut e Frank procedeva bene, e Tadeus si rese conto che fra i due stava gradualmente fiorendo l'amore: ne era lieto.
Una sera tardi, mentre si cambiavano per andare a dormire, Helmut gli chiese: "Tadeus, credi che Frank mi porterebbe in America con lui, quando dovranno andarsene?"
"Ti piacerebbe?"
"Sì. Sto molto bene con Frank. È allegro, buono, premuroso..."
"Sei innamorato di lui, Helmut?" gli chiese allora Tadeus.
Il ragazzo arrossì: "Credo proprio di sì... e mi pare che anche lui... forse... non vorrei illudermi, però..."
"Ho anche io la stessa impressione, Helmut. A volte, dall'esterno, si vedono le cose più nettamente."
Il ragazzo sorrise: "Non ho mai avuto il coraggio di chiederglielo. Forse per paura che mi rispondesse di no. E io non gliel'ho mai detto, per la stessa ragione. Pensi che ho fatto male?"
"Quando uno di voi due si sentirà pronto... non riuscirete più a non dirvelo. Vedi, io, all'inizio avevo il problema opposto. Mi sentivo innamorato del mio Wolfgang, e gliel'ho detto, ma non mi sentivo pronto ad accettare a fare l'amore con lui, perché la mia religione m'aveva insegnato che non si deve fare."
"Anche la mia, però... Io non ho avuto il tuo problema. Nell'orfanotrofio, i più grandi si sceglievano uno di noi piccoli per scopare. La mia prima volta avevo dodici anni, mi aveva scelto il capo-camerata, un ragazzo di quindici anni. A parte che all'inizio mi faceva male... ma là dentro lo facevano quasi tutti, di nascosto dei sorveglianti, perciò per noi era una cosa... normale.
"Il più grande poteva fare qualsiasi cosa gli piacesse, col suo ragazzo, ma anche lo proteggeva, lo difendeva quando necessario. Non c'era amore, o se anche c'era, nessuno aveva il coraggio di dirlo, o sarebbe stato preso in giro da tutti gli altri. Il mio era abbastanza gentile con me. Mi aiutava anche negli studi, quando avevo qualche problema.
"Poi un giorno sono venuti alcuni ufficiali della Wermacht, perché dovevano scegliere alcuni di noi per servire nella loro caserma, per i lavori più umili... Ci hanno fatto indossare una specie di uniforme, come ausiliari. Dormivamo tutti in una camerata con i letti a castello, in venti ragazzi. Si mangiava meglio che all'orfanotrofio...
"Poi mi sono accorto che ogni tanto due o tre di noi uscivano dalla camerata e tornavano una, due, tre ore dopo. E avevano cioccolata, sigarette, altri regali. E una sera il nostro capo-camerata, un soldato, mi ha chiamato e mi ha ordinato di andare nella stanza di un capitano... e di obbedire a qualsiasi ordine... Così anche io ho cominciato a ricevere regali.
"Con qualcuno mi piaceva, con altri no... si divertivano a umiliarci, anche a batterci, qualche volta. Uno, ogni volta, mi legava al letto, prima mi infilava nel culo un cetriolo, una carota... poi mi fotteva come un ossesso... Un altro voleva sempre che mi mettessi addosso le mutandine coi pizzi e la sottoveste come una ragazza e mi chiamava puttana...
"Sai, un po' per volta anche tu cominci a credere di essere solo un oggetto. Uno mi diceva che negli orfanotrofi c'erano solo i figli bastardi, che non era vero che i miei erano morti, ma che s'erano disfatti di me perché avevano capito che non ero altro che un frocio e si vergognavano di me...
"Lui che mi fotteva, no, lui non era un frocio, era un vero uomo! Ci sceglievano, di solito, la sera, quando li servivamo a tavola. Dicevano al nostro capo-camerata chi volevano scopare quella notte, lui si segnava i nomi, se non eravamo già prenotati da un altro, e ci dava gli ordini, la sera, dicendoci da chi dovevamo andare.
"Quando le cose sono andate male e stavano arrivando gli americani, hanno cercato di scappare come conigli. So che li hanno presi quasi tutti, comunque. Però noi siamo rimasti senza casa e senza cibo. Così, abbiamo cominciato a battere la strada, perché avevamo capito che anche fra gli americani c'era chi gli piace i ragazzi.
"I soldati americani, generalmente, ci trattavano meglio, e comunque ci passavamo la voce fra noi ragazzi, se uno voleva fare cose troppo strane, e potevamo sempre dire di no, non andare con uno o l'altro, senza rischiare di essere battuti, poi chiusi in cantina senza mangiare.
"Poi ho conosciuto Frank. Io ho sentito subito che lui era diverso dagli altri. Già la prima volta mi ha chiesto cosa non mi piaceva fare, e poi mi ha chiesto se mi era piaciuto, e mi ha perfino detto grazie! Quando mi ha chiesto se volevo tornare con lui, gli ho detto subito di sì.
"Per la prima volta qualcuno mi rispettava, e mi ha fatto sentire che non ero un oggetto, ma un essere umano. Mi ha trattato bene fin dalla prima volta, poi come un amico, poi come un fratello maggiore... Lui non vuole solo godere di me, ma si preoccupa anche di farmi godere, capisci? Una volta, mi ha chesto se mi sarebbe piaciuto andare in America. Io gli ho detto di sì, ma non ho capito se mi ci vuole veramente portare o no..."
"Perché non glielo chiedi?"
"No... se mi ci vuole portare, me lo dirà di nuovo lui, non serve a niente che glielo chiedo io, non ti pare?"
"Forse hai ragione." gli disse Tadeus.
Ma il giorno dopo Tadeus ne parò con Frank. "Ti piace, Helmut?" gli chiese.
"Moltissimo."
"Ti piacerebbe portartelo in America?"
"Sì, e so che ci verrebbe volentieri. Sto cercando di vedere come si può fare. Non gli voglio dare illusioni, perciò non gli dire niente, per favore. Da quello che ho capito, deve essere maggiorenne, poi io dovrei trovargli un lavoro giù da me, e poi è facile che ottenga il visto di lavoro e possa raggiungermi. Ma prima devo essere più sicuro. Se fosse una ragazza sarebbe molto più semplice, mi basterebbe sposarlo. Ma purtroppo non si può..."
"Ma dimmi, Frank, tu sei innamorato di lui, non è vero?"
"Sì. Ma non gliel'ho detto... sempre per non dargli illusioni, capisci? Quando sarò sicuro, glielo dirò e gli chiederò se anche lui mi ama, e gli chiederò anche se vuole venire con me in America."
"D'accordo, non gli dirò niente. Comunque Helmut m'ha detto di essere innamorato di te. Perciò datti da fare, Frank. Manca poco che Helmut diventi maggiorenne."
"Mi stai dando un'ottima notizia, Tadeus. E allora, voglio dartene una buona anche io. Ho saputo che non hanno trovato nessuna imputazione a carico del tuo Wolfgang. Questo significa che presto, perciò, dovrebbe essere liberato."
"Davvero? Sia ringraziato il Signore! Presto... che cosa significa? Giorni, settimane, mesi?"
"Settimane, credo. Continuerò ad informarmi, e appena saprò qualcosa di più preciso, ti farò sapere."
"Vorrei fargli una sorpresa, per il giorno in cui lo lasceranno uscire: vorrei farmi trovare ad aspettarlo fuori dalla porta..."
"Non c'è una porta, c'è un cancello... ma va bene lo setsso. Ti farò sapere il giorno e l'ora, se ci riesco."
Tadeus era eccitato e felice. Si disse che doveva trovare un'altra stanza, perché voleva avere la necessaria intimità quando Wolfgang fosse uscito. Chiese alla vedova che affittava loro quella stanza se ne avesse un'altra libera. La donna gli rispose che forse il pensionante della stanza di fronte alla loro se ne sarebbe andato entro la fine del mese. Tadeus le chiese di non dare ad altri la stanza in affitto ma di tenerla per lui.
La donna accettò senza problemi, dicendogli una frase che lo fece sorridere: "Avere un pensionante come lei è un piacere, anche se è un giudeo."
"Siamo così male, noi ebrei?" le chiese con gentilezza.
La donna lo guardò terribilmente imbarazzata: "Mi perdoni, mi perdoni Herr Brenner, non volevo dire quello. Mi perdoni... ma dopo tanti anni di propaganda... No, Herr Brenner, mi creda... quello che avrei forse dovuto dire, era: anche se hanno detto tante cose ingiuste su di voi... o forse avrei fatto meglio ancora a stare zitta. Mi creda, non ho nulla contro di voi... e tanto meno contro di lei."
"Non si preoccupi, Frau Helma, non mi sono offeso. So che lei è una donna buona. Lei mi ha sempre trattato bene, questo è quello che conta, no?"
"Lei è anche troppo buono, dopo tutto il male che vi abbiamo fatto... Mi vergogno così tanto per come ci siamo comportati con voi..."
"Il passato, è passato. L'importante è che le cose cambino da ora in poi, non crede? La follia degli anni passati ha portato via mio padre, mia madre e mio fratello. La stessa follia ha mandato a morire al fronte suo marito e suo figlio. Facciamo in modo che non ci sia più una simile follia."
La donna gli prese una mano e la baciò, poi tornò in fretta in cucina, per non far vedere fino a che punto fosse commossa.
E finalmente, Frank comunicò a Tadeus la data e l'ora approssimativa in cui avrebbero dovuto rilasciare Wolfgang. Il giovane chiese, ed ottenne senza problemi, un giorno di permesso dalla stamperia del comando americano dove lavorava.
Anche se mancavano alcune ore, Tadeus arrivò alla stazione di Offenbach verso la fine della mattina. Chiese dove fosse il campo dei prigionieri di guerra tedeschi. Ricevute le informazioni, uscì dal centro abitato e si avviò a passo svelto verso il campo. Vistosi cartelli ne segnalavano la direzione.
Quando svoltò a destra, vide che vi era una strada asfaltata dritta e lunga, in piano, affiancata da due file di alberi. A destra e sinistra vi erano solo campi. Imboccò la strada, camminando a passo lento, guardando il fondo del viale: aveva l'impressione di conoscere quel posto, di averlo già visto, eppure era impossibile.
Quando arrivò al fondo del viale, vide una bassa costruzione gialla, di un solo piano, composta di due ali divise al centro da un alto cancello di ferro nero, con due soldati americani ritti ai lati, di sentinella. Avvicinandosi, intravide dietro il cancello uomini e veicoli muoversi. Sul tetto di una delle due costruzioni sventolava la bandiera a stelle e strisce degli Stati Uniti.
Andò a chiedere ad una delle due sentinelle se sapeva a che ora avrebbero liberato i prigionieri.
"Non c'è un'ora precisa. Quando hanno finito con le pratiche li lasciano uscire, uno alla volta. Comunque credo che i primi usciranno dopo la pausa del pranzo. Ti conviene tornare più tardi."
"No, voglio essere qui, quando uscirà..."
"Non puoi aspettare qui davanti al cancello. Torna almeno fino al viale. Aspetti un tuo parente?"
"No, ma quasi. Aspetto un ufficiale che mi ha salvato la vita, anche se sono un ebreo."
"Ah, anche tu? Io mi chiamo Michel Cohen. Ti ha salvato un nazista?"
"È un tedesco, non un nazista. Anche se doveva avere la tessera del partito, per non essere perseguitato anche lui. Non è mai stato neanche un simpatizzante dei nazisti."
"Beh, ragazzo, se vuoi aspettarlo, torna là dove finisce il viale. Vuoi un pacchetto di sigarette americane?"
"No, grazie, Michel Cohen, io non fumo. Io mi chiamo Tadeus Brenner. Ciao."
Il ragazzo tornò sotto l'ultimo albero del viale e si appoggiò al tronco, all'ombra, senza perdere di vista il cancello. Passarono quasi tre ore. Tadeus restava immobile, non sentiva la stanchezza nel restare in piedi. Mentalmente chiamava il suo Wolfgang mandandogli messaggi d'amore.
Finalmente vide che il cancello veniva aprerto, silenziosamete, e ne usciva una snella figura nella divisa dell'esercito tedesco, una piccola borsa, con lo stemma americano, in mano. L'uomo si fermò un attimo, poi si incamminò verso di lui. Si riconobbero immediatamente, senza il minimo dubbio, nonostante la distanza.
Tadeus si staccò dall'albero e andò verso di lui. Si incontrarono a una decina di metri dal cancello: Wolfgang gli sorrideva. Lui rispose al sorriso del giovane uomo, gli andò davanti, senza parlare lo prese per mano, si girò e lo ricondusse giù per il viale da cui era arrivato.
Non avevano bisogno di parlare, o forse anche erano troppo emozionati tutti e due per parlare. Il contatto delle loro mani era comunque sufficiente per comunicarsi la felicità e l'amore che li avvolgeva.
Arrivati in fondo al viale, finalmente Tadeus parlò: "Per di qua, amore. Andiamo alla stazione ferroviaria."
"Io lo sapevo che c'eri tu, ad spettarmi. Sei arrivato circa a mezzogiorno, non è vero?"
"Mi avevi visto?"
"No. Ma, più o meno a partire da mezzogiorno, ho sentito che c'eri e mi stavi parlando. L'ho sentito dentro al mio cuore."
"È vero... speravo che tu potessi sentirmi."
"Lo sai, amato mio, che sei diventato anche più bello dell'ultima volta che ci siamo visti?"
"Sono successe tante cose, da quando hai dovuto lasciare Oranienburg... che pare sia passata un'eternità."
"Come è morto, mio padre?"
"Un ufficiale russo gli ha sparato a bruciapelo... senza nessun motivo."
"C'eri tu? L'hai visto?"
"Sì. Non meritava di morire così. Dopo che sei andato via, non solo ha trovato il modo di farmi uscire, con documenti falsi che dicevano che ero un ariano, e gli ho fatto da autista, ma ha anche nascosto su in soffitta altri nove ebrei, fra cui due donne e tre bambini... Oltre quelli che aveva a lavorare in tipografia."
"Mio padre? Davvero? Non avrei mai creduto che potesse arrivare a tanto. Che cosa ci guadagnava?"
"Niente, Wolfgang. L'ho convinto a farlo, e neanche troppo difficilmente... è bastata una breve conversazione. No, non meritava di morire così."
"Meglio così. È vissuto da opportunista, ma almeno è morto da uomo."
In treno si raccontarono a grandi tratti quanto era accaduto ad ognuno di loro durante la lunga separazione. Poi, arrivati a Francoforte, Tadeus lo portò nella pensione di Frau Helga, nella stanza che la donna aveva lasciata libera per loro.
Qui giunti, finalmente si abbracciarono stretti e si baciarono a lungo.
"Dio, quanto ho aspettato questo momento!" mormorò Wolfgang emozionatissimo.
"Mi sei mancato tanto, Wolfgang. Metà di me non c'era più, la metà più importante. Togliti quell'inutile uniforme, adesso."
"Non ho altro da mettermi..."
"Sciocco, non hai bisogno di altro, per quello che dobbiamo fare." gli disse Tadeus con un dolce sorriso. "Domani usciremo assieme e ti comprerò un vestito da civile."
"Allora, toglimela tu, amore..."
Si spogliarono l'un l'altro, poi Tadeus lo attirò a sé sul letto.
"Prendimi, amore... non resisto più..." gli sussurrò.
"Non so se mi ricordo ancora come si fa..." scherzò il giovane uomo.
Tadeus l'accolse in sé con un lungo e basso sospiro di piacere e di desiderio: "Sì... vedi che ti ricordi ancora? Bentornato a casa, amore!"
"Mi pare quasi la prima volta, amato mio ... dopo tanto tempo! Sto provando la stessa emozione. Quant'è bello poter stare con te, così..."
Wolfang lo prese, con desiderio e passione, in calmi e lunghi va e vieni, baciandolo in bocca di tanto in tanto. I loro occhi erano luminosi per la gioia ed il piacere.
"Ti amo... ti amo tanto..." mormorò il ragazzo.
"Io di più." scherzò Wolfgang.
"Non è possibile."
"Lo so. Lo sento."
"E sono tanto felice..."
"Io di più." scherzò nuovamente Wolfgang.
"Non è possibile."
"Lo so. Lo sento."
"Oh, amore... vorrei... fermarmi... farlo... durare di più... ma non... non posso!"
"Lasciati andare, amato mio. Ormai possiamo unirci ogni volta che vogliamo..."
"Oh, amore mio... oh... sì... ooohhhh..." gemette Wolfgang spigendosi in lui, mentre Tadeus lo stringeva a sé con infinito amore.
"Mio dio, perché è così bello?" sussurrò Wolfgang sopraffatto dall'emozione.
"Perché ci amiamo davvero. Lo stesso atto, senza amore, può essere divertente, indifferente, squallido, ma non così bello."
Dopo un breve silenzio, durante il quale ognuno dei due al tempo stesso godeva della loro intimità e seguiva i suoi pensieri, Wolfgang lo baciò di nuovo.
"Dovrò cercarmi un lavoro..."
"Anche io. La stamperia in cui sto lavorando, fra pochi mesi sarà smontata, chiusa."
"Mi hai detto che a Oranienburg ci sono i russi, vero?"
"Sì."
"Non voglio tornare là."
"Ma là c'è casa tua, la tipografia di famiglia..."
"Non importa. Ricominceremo da zero. Anche il mio bisnonno aveva cominciato da zero. Ci stai a tentare qualcosa con me?"
"Sì, certo. Che cosa?"
"Quello che sappiamo fare meglio, tu e io, è il lavoro tipografico. Se ci riusciamo, metteremo su una piccola casa editrice con annessa una tipografia."
"Ci vorranno parecchi soldi..."
"Li faremo a poco a poco. Anche se ho già ventinove anni, abbiamo ancora molto tempo davanti a noi, se dio ci assiste."
Furono fortunati. Dopo neanche un mese Wolfgang trovò lavoro nella tipografia di un giornale locale, e presto riuscì a far assumere anche Tadeus.
Nel frattempo, Frank dovette tornare in America. Aveva finalmente detto a Helmut che lo amava e gli aveva chiesto se era disposto ad andare a lavorare negli Stati Uniti per vivere assieme. Il ragazzo aveva accettato subito, con entusiasmo. Frank, quando partì, affidò Helmut a Tadeus e Wolfgang, che gli promisero di prendersi cura di lui.
Dopo meno di un anno, finalmente arrivarono i documenti per Helmut che poté così partire per l'America. I due amanti lo accompagnarono all'aereoporto.
"Helmut, ti auguro di essee felice con Frank quanto lo siamo noi due..." gli disse Tadeus.
"Mi basterebbe la metà..." rispose il ragazzo con un sorriso.
"Se ci mandi il tuo indirizzo, ti scriveremo." gli disse Wolfgang.
"E magari ci venite anche a trovare..." rispose il ragazzo.
"Chissà. Può darsi, anche se, come sai, per il nostro progetto dobbiamo mettere da parte più soldi che possiamo. Abbraccia Frank per noi, Helmut."
"Grazie per tutto, ragazzi. A parte Frank, voi siete gli unici che mi hanno voluto bene. Vi auguro ogni bene e successo, sia nella vostra vita che per i vostri progetti."
Era cominciata la ricostruzione della Germania, grazie al piano Marshall. Così, presto Wolfgang e Tadeus poterono lasciare la pensione di frau Helga e prendersi un mini-appartamento in affitto.
Poi, dopo pochi anni, con un buon mutuo agevolato, poterono aprire una piccola tipografia dove, oltre a lavori per terzi, iniziarono a pubblicare libri in proprio, inziando così anche una casa editrice, la WTBS Verlag GmbH, che iniziò con pubblicazioni sulle persecuzioni naziste delle minoranze.
I loro libri ebbero un crescente successo, sì che in pochi anni poterono ingrandirsi ed aumentare i loro affari. Grazie a Helmut e Frank, con cui erano rimasti in contatto, i loro libri iniziarono anche ad essere tradotti in inglese e pubblicati negli Stati Uniti, ed il loro giro di affari aumentò ulteriormente.
Ciò non ostante non si arricchirono, poiché spendevano buona parte dei loro guadagni per aiutare gli altri. Si comprarono un piccolo appartamento di due stanze e cucina, semplice e modesto, di fronte alla loro casa editrice.
Erano felici e soddisfatti di quanto facevano.
Per festeggiare il ventesimo anno del loro ricongiungimento, invitarono i più stretti amici in un ristorante a Kelsterbach. Ad un certo punto gli amici fecero un brindisi per la coppia.
"A Tadeus Brenner e Woflgang von Schlegel, lunga vita e felicità!" gridò uno di loro.
Stavano vuotando i loro bicchieri quando, da un tavolo accanto, si alzò un uomo, che si avvicinò a loro e disse: "Chiedo scusa se vi disurbo, ma... chi di voi è il signor Tadeus Brenner?"
Tadeus si alzò e disse, studiando l'uomo con curiosità: "Sono io, con chi ho il piacere..."
"Signor Brenner... non so se si ricorda di me... io sono Jörg, Jörg Eberstark..."
"Jörg? O Signore! Ci credo che non ti ho riconosciuto! L'ultima volta che ci siamo visti, avevi dodici anni! Quanti anni hai, adesso... vediamo... dovresti averne trentasette. Oh, Jörg, che piacere rivederti!"
"Trentasei, signore. Io non l'ho riconosciuta, dopo tanti anni, ma il suo nome è scolpito nel mio cuore. La mia famiglia le deve la vita..."
"Dammi del tu, Jörg. Non devi la vita a me, ma a suo padre. Lui è Wolfgang von Schlegel, il figlio del barone che vi ha nascosti in casa sua... Siedi qui con noi, dimmi, i tuoi come stanno?"
"Joachim è morto, come la mamma. Stefan si è sposato con Susanne Heilbronner, la ricorda? Hanno già quattro figli... I genitori di Susanne sono ancora vivi, ora sono tutti a Dusseldorf..."
"E tu? Ti sei sposato?"
"No, Tadeus."
"Hai notizie di Jacob Kantor e di Benjamin Kohn?"
"No, ci si è persi di vista. Ora tu abiti qui a Kelsterbach?"
"No, a Francoforte. E tu? Sei di passaggio?"
"No, abito qui da tre anni. Lavoro ai cantieri per il nuovo aereoporto. Sono diventato un architetto e faccio parte dello studio che ha vinto il concorso."
"Devi assolutamente venirci a trovare a Francoforte. Aspetta, ti scrivo il mio indirizzo, e tu dammi il tuo..."
Jörg li andò a trovare pochi giorni dopo, e quando capì che Tadeus e Wolfgang non solo vivevano assieme ma erano amanti, confidò loro che anche lui da quindici anni viveva con un uomo di cinque anni più giovane di lui, un altro ragazzo ebreo sopravvissuto ai campi di sterminio.
"Come vi siete conosciuti?" gli chiese Tadeus.
"Quando è stato liberato, Dawid aveva nove anni... era solo pelle ed ossa. Mamma faceva l'infermiera nell'ospedale in cui l'avevano portato. Non si riuscì a trovare nessuno della sua famiglia, così, quando fu dimesso, circa un anno dopo, venne ad abitare con noi. Era talmente traumatizzato che quasi non parlava.
"Istintivamente mi presi cura di lui, e Dawid si attaccò a me. All'inizio riusciva a parlare, persino a sorridere, solo quando era con me, ma gradualmente inizò ad aprirsi anche con gli altri. Seppi poi, da mia madre, che nel campo di concentramento era stato violentato da una delle SS, che l'aveva tenuto come... proprio giocattolo. Solo per questo era ancora vivo.
"Io mi ero già accorto di essere attratto dai ragazzi, ma non pensai mai, minimamente, di approfittare di Dawid, soprattutto perché si fidava di me, perché sapevo quello che aveva passato, e comunque era ancora soltanto un bambino. La notte aveva terribili incubi, perciò mamma, dato che solo io avevo il potere di calmarlo, lo mise a dormire con me. Crescemmo assieme...
"Quando Dawid aveva sedici anni, nonostante si fosse sviluppato in un bel ragazzo, io ancora dormivo con lui senza nessun problema, senza dover fare nessuno sforzo... voglio dire che per me era ormai come un fratello minore, perciò non mi aveva mai sfiorato l'idea di provarci con lui.
"Ma una notte fu lui a voler fare l'amore con me. Cercai di spiegargli che non era giusto, che non era necessario, che non dovevamo... Mi sembrava davvero di approfittare di lui, se avessi ceduto alla sua richiesta. Ma era bello, gli volevo bene, e gradualmente sentii che savo perdendo la mia battaglia.
"Allora mi decisi di parlarne con Stefan, chiedendogli aiuto, prima che Dawid riuscisse farmi cedere, confessandogli tutto. Stefan non solo accettò senza problemi la scoperta della mia omosessualità, ma capì il mio problema ed accettò di aiutarmi. Parlò a lungo con Dawid, e mi sembrava che stesse riuscendo a convincerlo che avevo ragione io. Infatti Dawid, quando eravamo a letto assieme, aveva smesso di provarci con me. Era di nuovo come fossimo solo due fratelli.
"Ma dopo alcuni giorni Stefan mi prese in disparte e mi disse che Dawid aveva realmente bisogno di me e del mio amore, e che se anche io ne ero innamorato, dovevo accettare le sue richieste. Mi disse che se l'avessi continuato a rifiutare, Dawid ne avrebbe sofferto molto, avrebbe anche rischiato di regredire.
"Gli feci presente che da parecchi giorni Dawid aveva smesso di insistere con me, di provarci. Stefan mi disse che era solo perché gli aveva chiesto di avere pazienza e di aspettare che anche io fossi pronto ad accettare quella relazione. Mio fratello mi chiese di nuovo se io fossi innamorato di Dawid. Alla mia conferma che lo ero, mi disse che non solo potevo, ma dovevo dirgli di sì...
"Obiettai di nuovo che Dawid aveva solo sedici anni, io ventidue... Stefan mi disse allora due cose: che non potevo far aspettare Dawid e che se fra noi c'era amore, l'età era una cosa secondaria. Tanto più che Dawid era, secondo lui, psicologicamente molto più maturo di un sedicenne.
"Così, quella stessa notte, quando fummo a letto, presi fra le braccia Dawid... e facemmo l'amore. Riuscimmo, anche con la complicità di Stefan e di Susanne, a tenere nascosta la nostra relazione a mia madre ed a Joachim, o almeno così credevamo.
"Ma quando mia madre morì... sul letto di morte mi disse che sapeva e che ci benediceva. E così, siamo ancora assieme."
"E dove è ora Dawid? Che fa?"
"È a Kelsterbach. Siccome mia madre l'aveva legalmente adottato, ha il mio stesso cognome, ora, e per tutti è mio fratello. Ha imparato a fare il disegnatore, è molto bravo, e lavora con me."
"Perché non l'hai portato con te qui da noi?"
"È timido... Ma sono sicuro che, se posso dirgli che voi due vi amate da molto prima che io e lui ci incontrassimo, sarà contento di conoscervi. Dawid, istintivamente, si affeziona molto a chiunque si ama... Vedere altre coppie, specialmente omosessuali, che vivono felicemente assieme, gli dà coraggio..."
"E allora, quando torni a casa, parlargli di noi. Raccontagli la nostra storia, e digli che saremo felici di conoscerlo e di diventare amici."
Così Tadeus e Wolfgang conobbero Dawid e presto strinsero amicizia anche con lui. Si frequentavano regolarmente, e quando Jörg e il suo ragazzo, terminati i lavori dell'aereoporto, tornarono a Dusseldorf, restatono in contatto.