Wolfgang era a tavola con il padre, quando giunse una telefonata. Il padre andò a rispondere, un po' seccato. Wolfgang ne sentì la voce, nell'altra stanza, protestare con forza con frasi come "non potete farmi questo!" e "così mantenete le vostre promesse?" o simili. Si chiese che cosa stesse accadendo.
Il padre tornò a tavola con espressione nera, furente.
"Che cosa è successo, padre?" gli chiese Wolfgang.
"Mi hanno avvertito che domani t'arriverà l'ordine di presentarti per essere arruolato nell'esercito! M'avevano promesso che non saresti stato richiamato, tu. Ma quelli dicono che la situazione è cambiata, che il nostro esercito ha bisogno di nuovi uomini..."
Wolfgang si sentì il mondo crollare addosso: come avrebbe fatto, ora, con Tadeus? La sopravvivenza del ragazzo dipendeva da lui, e se ora doveva andare in guerra... Che poteva fare? Dirgli di fuggire, di nascondersi altrove? Ma dove, da chi? Pensò a Friedrick, ma dubitava che questi, per quanto suo amico, accettasse di fare qualcosa per Tadeus. Chi altri?
"Non... non posso andare." dichiarò infine, pensando che doveva restare a tutti i costi ad Oranienburg.
"E che, vuoi essere mandato in galera come disertore?"
"Mi nascondo... nella soffitta..." disse il giovanotto sentendosi disperato.
"E non credi che sarebbe uno dei primi posti dove verrebbero a cercarti? E questo vale per la nostra casa al lago, per la tipografia. No, mi fa rabbia, ma devi partire, non c'è niente da fare. D'altronde sono stati chiari: se non ti presenti domani, mi fanno chiudere la tipografia."
"Non posso... Non posso..." gemette quasi Wolfgang.
"Che, ti metti a tremare come una donnicciuola, adesso? Come un bambino? Hai ventiquattro anni, perbacco! Cosa significa che non puoi? Vedrò se posso almeno evitare che tu debba andare al fronte, se riesco a farti imboscare in qualche ufficio... Anche se non sono sicuro di riuscirci. Ormai Berlino è piena di gente raccomandata. Tu, comunque, domani parti."
Wolfgang era smarrito, distrutto, disperato. E proprio la forza della disperazione, gli diede il coraggio di fare l'unica cosa in suo potere per salvare il suo Tadeus.
"D'accordo, vado, non sarò un disertore, ma ad un patto. Tu devi giurarmi che farai una cosa per me. O lo fai o io diserto e mando in rovina te e la tua tipografia."
Il padre lo guardò sorpreso per il brusco cambiamento d'umore che era avvenuto nel figlio. "Fare qualcosa per te? Che cosa?"
"Io tengo nascosto un giovane giudeo, da circa tre anni. La sua vita dipende da me. Se io devo partire, tu devi garantirmi, giurarmi, che ti prenderai cura di lui, lo terrai nascosto e non gli farai mancare quello di cui ha bisogno."
Il padre sgranò gli occhi, restando fermo con la forchetta a mezz'aria: "Un giudeo? Per tre anni? Dove, qui in casa o in tipografia?"
"Prima giura, padre."
"Ma sì, ma sì, te lo giuro... pazzo! Un giudeo! Chi è? Dove lo tieni? Cosa è per te? Non è per caso... il tuo amante, quel giudeo?"
Wolfgang guardò il padre con espressione di sfida: a quel punto tanto valeva parlare chiaro: "Sì, è il mio ragazzo. Lo conosci anche tu, è Tadeus Brenner. Tu lo terrai nascosto e ti prenderai cura di lui, l'hai giurato. Ti prenderai cura di lui bene almeno quanto io mi sono preso cura di lui. Per me è più importante della mia stessa vita."
"Il tuo ragazzo... Tadeus Brenner, il tuo ragazzo... Sì, lo ricordo... era un bel ragazzo, lo devo ammettere. Tu sei un omosessuale, dunque... Lo è anche lui, oppure..."
"Non l'avrei mai forzato a... noi ci amiamo..."
"Per tre anni... È lui che ti ha sedotto?"
"No, io lo sono da quando ero adolescente. Se mai sono io che ho sedotto lui. L'hai giurato: se tu ti prenderai cura di lui, io domani partirò. L'hai giurato..."
"Ma sì, ma sì, l'ho giurato. Se tu sei riuscito per tre anni... senza che nessuno sospettasse nulla... Ma un giudeo, poi... D'accordo, è molto bello, ma... Io comunque non ho niente contro quel Brenner. Ma perché non me l'hai mai detto?"
"Perché... perché non sapevo come l'avresti presa. Come avresti reagito a sapere che io sono omosessuale, e come al fatto che nascondo un giudeo."
"Mah, come avrei reagito! Dopo tutto sono affari tuoi. Come avrei dovuto reagire? Dove lo tieni nascosto?"
"Su, in soffitta."
"Ah, dunque non era la nostalgia di tua madre che ti portava lassù, era ben altro. E io che l'avevo bevuta come un idiota."
"Non potevo dirti il vero perché. Gli porterai da mangiare almeno una o due volte al giorno, e quando i servi dormono, lo porterai giù per usre il gabinetto e per lavarsi?"
"Beh, devo dire che dopo tutto ti ammiro, sei riuscito in tutto questo via vai per tre anni..."
"Ho montato un sistema di allarme, e gli ho costruito un nascondiglio, dove s'è nascosto quella volta che sei venuto a cercarmi in soffitta..."
"Va bene. Andiamo su, allora."
"No, prima gli devo parlare io da solo, spiegargli quello che sta accadendo. Oggi pomeriggio non vengo in tipografia, resto con lui. Dopo cena, verrai su anche tu. Ma sta attento, non mi giocare nessun brutto scherzo, o... Qualunque cosa capiterà a Tadeus, è due volte peggio che se capitasse a me."
"Non è necessario che tu mi minacci: io ho avuto sempre e solo una parola. L'ho giurato, no?" gli rispose il padre un po' seccato.
"Se gli capitasse qualcosa, non mi importa se per causa tua o no..."
"Ora basta, Wolfgang! Solo se dovessi andare io in prigone, o se dovessi morire, gli potrà capitare qualcosa. E non è detto che non vada a finire così, se si scopre che nascondo un giudeo, ricercato per di più, in casa mia. Non lo capisci che è tutto mio interesse che non gli capiti nulla?"
"Sì, scusami, padre. È che... questa notizia mi ha scosso molto. Sì, mi fido di te. Anche se ti riconosco non pochi difetti, so che hai una sola parola..." gli disse Wolfgang addolcendo il tono.
"Beh, grazie per avermi detto che ho tanti difetti! Non c'è più il rispetto di una volta, verso i genitori." disse il barone, ma quasi divertito.
"Tu non hai mai pensato che tuo padre avesse tanti difetti?"
"Sì, certo, ma non mi sono mai sognato di dirglielo in viso come hai appena fatto tu!" rise l'uomo.
Wolfgang, terminato il pranzo, prese il cibo che avanzava, lo mise in un piatto, lo chiuse in una salvietta, sotto lo sguardo divertito del padre, e salì dal suo ragazzo.
"Wolfgang! M'avevi detto che non saresti potuto venire fino a questa notte!" gli disse con allegria Tadeus.
"Non ti ho neanche detto che mi fermo con te tutto il pomeriggio, fino all'ora di cena, amore."
"Davvero? Questa sì che una bella notizia." gli disse il ragazzo abbracciandolo e baciandolo.
"Ora mangia, Tadeus. Poi ti devo fare un lungo discorso..." gli disse Wolfgang con un sorriso.
"Un lungo discorso?" gli chiese il ragazzo studiandone l'espressione. "Qualche problema?"
"Sì... in parte risolto, comunque. Non ti preoccupare, ora. Mangia tranquillo."
"Il tuo sorriso è lievemente velato. Sei sicuro che non mi devo preoccupare?"
"Sono sicuro. Mangia, su." gli disse Wolfgang sedendogli a fianco e carezzandogli lievemente una gamba.
Dopo che ebbe mangiato, Wolfgang lo fece sedere sulle proprie gambe.
"Ascolta, Tadeus. Come t'ho detto, ci sono problemi, ma ho anche trovato la soluzione a parte di essi. La guerra sta cominciando ad andare male, anche se le autorità lo negano. Perciò l'esercito sta arruolando altri soldati, e anche io, domani, devo presentarmi al comando di zona per iniziare il mio servizio militare..."
Il ragazzo lo guardò allarmato, poi spaventato. Wolfgang lo accarezzò.
"Aspetta di sentire tutto quello che ti devo dire, prima di spaventarti, amore. Dunque, domattina devo partire e non ho idea dove mi manderanno. Perciò mi sono preoccupato per te, per il periodo in cui mancherò da casa... non so ancora quanto lungo. Tu rimarrai qui, al sicuro. Mio padre mi ha giurato che si prenderà cura di e, ti porterà lui personalmente da mangiare, ti proteggerà. L'ha giurato, so che manterrà la parola che mi ha dato."
"Tuo padre? Gli hai detto di me? Anche di noi?" chiese il ragazzo sgranando gli occhi.
"Non avevo altra scelta. So che di lui mi posso fidare. Di nessuno dei servi posso dire altrettanto. Sì, gli ho detto anche di noi, perché capisse quanto tu sei importante per me."
"E... cosa ha detto?" chiese il ragazzo quasi trattenendo il fiato.
"Niente, ha accettato la notizia. Non gli importa né che tu sia giudeo, né che tu sia il mio ragazzo. Mio padre non è stato mai un uomo con ideologie, è sempre stato un pragmatico. Sa che se io rifiutassi di andare soldato, ci rimetterebbe troppo. Sa anche che prendendosi cura di te, non ci rimette nulla, purché sia prudente. Stasera verrò su con lui, gli spiegherò come funziona l'allarme e il tuo nascondiglio: deve sapere tutto. Capisci?"
"Sì, capisco. E se tu ti fidi di tuo padre, mi fiderò anche io. Non ci ha mai trattato male, né noi Brenner né gli altri ebrei, d'altronde. Ma tu mi mancherai terribilmente, e sarò sempre in pena per te. Ti manderanno al fronte?"
"Non lo so, ma sta tranquillo che farò del tutto per tornare da te. Anche tu mi mancherai terribilmente, amore mio. E non potremo neppure comunicare, se non attraverso mio padre. Ho pensato ad un sistema, ad un codice, perché mio padre possa farmi sapere che stai bene, e possa farlo sapere a te. Lui saprà che usiamo un codice, ma non saprà quale è."
"Ma allora non i fidi di lui?"
"Sì, mi fido. Ma non vorrei che, solo per farmi stare tranquillo, non mi dicesse se a te è capitato qualcosa e viceversa. Il codice è semplice: tu hai una copia del Guglielmo Tell di Schiller. Ne porterò una, anche io, sempre con me. Useremo le prime trentuno pagine, una ogni giorno ed ogni mese una diversa riga dalla prima alla dodicesima in ogni pagina. Il primo sostantivo di ogni riga, sarà la nostra parola segreta, che dovrà comparire nei nostri messaggi. È chiaro?"
"Sì, è chiaro e semplice." disse Tadeus, andò a prendere il libro, lo aprì nella pagina del giorno del mese, contò la riga corrispondente al mese, e trovò il primo sostantivo: "Giorno. Perciò la prima frase del messaggio potrebbe essere, per esempio: mi sembra lontano il giorno in cui potremo rivederci... o qualcosa del genere, giusto?"
"Sì, esatto. Perciò, se mio padre oggi dicesse a te o a me questa frase, sapremo che l'altro sta bene."
"Sarà davvero lontano quel giorno?" gli chiese il ragazzo posando il libro e tornando a sedere in grembo dell'amante.
"Non ne ho idea, Tadeus. Ma per quanto vicino, mi sembrerà sempre troppo lontano... Ma ora... vieni, amato mio..."
Si stesero sul letto ed iniziarono a baciarsi e carezzarsi, togliendosi gradualmente gli abiti di dosso l'un l'altro. Sapevano che quella sarebbe forse stata l'ultima volta, per molto tempo, in cui potevano fare l'amore tranquillamente l'uno con l'altro.
Quando in entrambi il desiderio ebbe raggiunto la giusta intensità, Wolfgang si offrì all'amante, che con dolce e virile tenerezza di unì a lui. Mentre Tadeus si muoveva dentro di lui, si continuavano a baciare di tanto in tanto, si carezzavano, si scambiavano radiosi sorrisi.
Quando si univano così, riuscivano a dimenticare tutte le brutture della vita attorno a loro e di quei tempi, perché ognuno era completamente dedito a dare all'altro il massimo possibile del piacere.
"Sì, mio Wolfgang, è davvero una cosa giusta, fare l'amore con te..."
"Ti amo, Tadeus, ti amo tanto..."
"Me lo sta dicendo tutto, di te..."
Quando Tadeus ebbe versato nell'amante il frutto del proprio amore e piacere, riposarono per un poco, scambiandosi dolci parole, poi fu il ragazzo ad offrirsi al suo giovane uomo e si unirono di nuovo.
Il sorriso beato con cui Tadeus lo accoglieva in sé, scese come un balsamo nell'anima di Wolfgang. Lo prese con struggente tenerezza, chiedendosi nuovamene se e quando avrebbero potuto unirsi di nuovo, e se un giorno avrebbero potuto vivere assieme senza doversi nascondere.
Anche Wolfgang, infine, donò tutto il proprio seme all'amante, in un calmo ma piacevolissimo orgasmo. Giacquero assieme, scambiandosi dolci baci.
"Mi mancherai incredibilmente, Wolfgang."
"Ma il mio cuore resterà qui con te."
"Sì... ma questo tuo forte e bel corpo sarà lontano. Verrà mai il giorno in cui potremo stare insieme senza timori, senza preoccupazioni, senza separazioni?"
"Me lo stavo chiedendo poco fa. Dobbiamo credere che venga, amore. Dobbiamo essere forti, superare tutti gli ostacoli. Ne abbiamo già superati non pochi. Supereremo anche gli altri. L'unica cosa che mi dispiace, è che tu debba rimanere confinato qui dentro così a lungo..."
"Sono molto più fortunato dei miei fratelli ebrei o omosessuali e degli altri che sono chiusi in un campo di concentramento, e che non sanno se ne usciranno mai vivi... come è successo ai miei... Io, oltre ad essere vivo, a stare bene, ho anche il tuo amore. A volte, mi sento colpevole nei confronti di quelli che non hanno questa mia fortuna..."
"Colpevole, amore? E perché mai? E di che cosa? Quale colpa puoi avere, tu? La colpa è della cattiveria, della perfidia di chi ha istituito quegli orribili luoghi, non tua..."
"Sì, hai ragione, eppure... a volte è pesante sapere che sono tra i pochi che hanno avuto questa fortuna. Io posso ancora godere la vita, mentre ad altri viene rubata senza motivo... e senza pietà."
"Se tu fossi tra loro, questo non allevierebbe affatto la loro pena. Non pensi che i tuoi, quando sono stati uccisi, hanno almeno avuto la consolazione che tu non eri stato preso?"
"Non so. L'unica cosa che mi consola è sapere che ora sono nella pace del Signore. Se fosse ancora vivo, Aaron avrebbe venticinque anni... Non ho nemmeno una loro fotografia. Non ho nemmeno una tomba su cui piangerli. Non ho più nulla in questo mondo... a parte te ed il tuo amore. Non voglio dire che questo sia poco, al contrario, però non posso non provare dolore, quando penso a loro."
"Io li conoscevo molto poco... eppure, tramite te, li sento un po' come la mia famiglia. Se ci fossimo potuti sposare, lo sarebbero, no?"
"È molto bello, molto dolce questo che mi dici. Sì, è giusto, anche loro sono un po' la tua famiglia. Non ci avevo mai pensato. Questo rende un po' più lieve il mio fardello, amore."
La mattina seguente, prima di partire, Wolfgang andò a dare un ultimo saluto al suo amante.
Il barone iniziò ad occuparsi del ragazzo. All'inizio scambiavano un minimo di parole, lo stretto necessario. Tadeus aveva un po' soggezione del padre di Wolfgang. Ma pensava che, come la sua famiglia era un po' anche del suo uomo, il barone era, in qualche modo, parte della sua famiglia.
Wolfgang riusciva a fare una telefonata al padre ogni tanto. Così Tadeus venne a sapere che era stato assegnato al comando di zona con sede a Francoforte. Il ragazzo era contento che, per lo meno, non fosse al fronte. Si sentiva un po' egoista, per questo, ma... nessun uomo, per quanto forte, può prendere sulle proprie spalle il dolore del mondo.
Il barone, una sera, si fermò a parlare con Tadeus.
"Sei molto pallido, tu, a dover stare sempre qui dentro." gli disse in tono pensoso.
"Ma almeno, sono ancora vivo, signor barone."
"Con chi non sa che tu sei un giudeo, potresti passare benissimo per un ariano. Non hai affatto le fattezze della tua gente."
Tadeus lo guardò chiedendosi perché il barone gli facesse quel discorso, e anche perché fosse così loquace, quella sera.
"Nessuno degli attuali servi ti conosce. Inoltre, il mio autista ha dovuto andare in guerra. Tu sapresti guidare un'automobile?"
"Io, barone? No, non ho mai imparato. E comunque, se anche ne fossi capace, nonostante il mio aspetto, il documento che ho in tasca mi qualifica come giudeo. Non potrei uscire di qui senza la stella di David sugli abiti. Sono nella lista dei ricercati..."
"Sì, sì, ma... Non mi ci vorrebbe molto a farti avere documenti falsi che ti qualificano come ariano, cambiando il tuo nome ed il tuo cognome. Se mio figlio m'avesse parlato di te prima, non saresti dovuto restare nascosto qui dentro per tanti anni."
"Sono comunque circonciso, barone. Basterebbe un piccolo controllo per scoprirmi."
"Anche qualche ariano è circonciso, a causa di una fimosi o di un'infezione. Basta che abbia con sé, assieme ai documenti, la dichiarazione di un ospedale, di un dottore..."
"Perché sta pensando di portarmi fuori di qui, barone?"
"Perché ho perso l'autista, te l'ho detto. E tu non mi costeresti nulla. E se tu potessi vivere alla luce del sole... potresti anche parlare con mio figlio, quando mi telefona... non ti piacerebbe?"
Tadeus si illuminò: "Altro che, certo che mi piacerebbe... Ma non so guidare un'automobile, barone, come le ho detto."
"Puoi imparare. Posso insegnarti. Posso farti fare tutti i necessari documenti... Dovresti solo inventare una storia, un passato credibile, in caso qualcuno degli altri servi o qualcun altro ti facesse domande, ma anche a questo si può rimediare. In questo modo, invece di rubarmi tempo, mi saresti utile. E potresti vivere una vita normale."
"Come decide lei, barone, per me va bene... Lei conosce meglio di me la situazione che c'è fuori di qui. Mi dica solo che cosa devo fare."
"Tu? Nulla. Penso a tutto io. D'altronde, mio figlio mi ha chiesto di occuparmi di te come avrebbe fatto lui... Ti dovrai tagliare i capelli corti, come va di moda fra i giovani ariani. Ti farò fare un'uniforme da autista... E dovrai imparare a fare il saluto..."
"È proibito, a noi ebrei, fare il saluto..."
"Ma saresti un ariano, per tutti, perciò dovrai logicamente farlo."
"Sì, capisco... Ma se poi in paese qualcuno si ricordasse di me, se mi riconoscesse?"
"Nessuno ti vede più da anni... cambiando la pettinatura, gli abiti, il nome... Eventualmente tingendoti anche i capelli... il rischio è veramente minimo. Nessuno può credere che un giudeo ricercato dalla polizia vada tranquillamente in giro senza problemi, senza nascondersi. Hai un portamento fiero, mi sembri il tipo che sa mostrarsi sicuro di sé. Se qualcuno dovesse pensare di riconoscerti, dovresti mostrarti offeso, o divertito o quello che vuoi, ma negare... con disprezzo..."
"Dovrei disprezzare il mio stesso sangue? Il mio popolo? La memoria dei miei?" chiese il ragazzo in tono sdegnato.
"Ecco, vedi che sei capace di mostrarti fiero? No, certo che no: dovresti solo fingere, e solo quando fosse veramente necessario. Ricorda il proverbio: l'abito fa il monaco. Il mondo non è che un teatro: chi sa recitare ha successo. Chi non sa recitare... è solo uno spettatore pagante."
Il barone si mise subito all'opera. Riuscì ad avere tutti i documenti di cui aveva parlato, oltre ad un documento di riforma dall'esercito per tubercolosi. Aveva scelto come nuovo nome per Tadeus "Heinrich Schurz", gli aveva insegnato a guidare l'automobile, e si era fatto portare in un quartiere popolare di Berlino, dove Heinrich Schurz risultava nato, perché il ragazzo lo sapesse eventualmente descrivere. Assieme avevano costruito una storia plausibile riguardo al passato di Tadeus, cioè di Heinrich.
Aveva anche assegnato a Tadeus una stanza nel quartiere dei servi. La vita di Tadeus era improvvisamente cambiata, molto migliorata. Mangiava ora a tavola con i servi che, contrariamente a quanto temeva, non gli avevano posto domande imbarazzanti. Tadeus, comunque, per prudenza, si mostrava come un tipo molto riservato, niente affatto loquace, facendosi presto la nomea di essere un "orso".
Il barone von Schlegel non aveva detto nulla al figlio, quando questi telefonava. Soprattutto perché temeva che il suo telefono fosse controllato. Ma quando un giorno Wolfgang telefonò in tipografia, mentre il barone, nel proprio ufficio, stava dicendo a Tadeus di prendere l'automobile per fargli alcune commissioni, il barone decise che era il momento di far capire al figlio quanto era accaduto.
"Ah, Wolfgang, ti avevo detto che ho un nuovo autista?"
"Un nuovo autista? No... Come mai?" chiese il giovanotto un po' sorpreso per quella notizia.
"Karl è stato richiamato sotto le armi. Il mio nuovo autista, forse lo ricordi... l'avevi conosciuto, se ho capito bene, tre anni fa... si chiama Heinrich Schurz... Non è lui che ti aveva regalato un libro di Schiller? Il don Carlos, o un altro, non ricordo esattamente. Comunque ora è qui accanto a me, che ti vuole salutare..." disse il barone con un sorrisetto e passò il ricevitore a Tadeus.
"Pronto? Sono Heinrich Schurz, il nuovo autista di suo padre, signore. Si ricorda di me? Tre anni fa ci incontrammo a Berlino..."
Wolfgang ricobbe immediatamente la voce di Tadeus, e capì che, se era nella tipografia, e usava un altro nome, il padre aveva dovuto trovare il modo di farlo uscire dalla villa senza pericolo.
"Heinrich Schurz? Sì, mi pare di ricordare... anche se non ricordo in che occasione ci si è conosciuti..."
"A Berlino... Avevo in mano due libri... uno di Schiller e l'altro... un libro scritto da Herr Müller..."
"Ah, sì, ora ricordo, ci si era scontrati, più che incontrati... Come sta, Schurz?" gli chiese in tono formale ma allegro.
"Molto bene, signore. Specialmente ora che lavoro per suo padre, per il barone. E lei?"
"Anche io sto bene, sì. Sono lieto di averla potuta salutare. Le spiace passarmi di nuovo mio padre?"
"Un attimo. Buona giornata, signore."
"Anche a lei, Schurz... Pronto? Sì, bene, sono lieto che tu abbia un nuovo autista. Cerca di trattarlo meglio dell'altro..."
"Sì, lo tratterò come merita. Mi pare un bravo ragazzo."
Posata la cornetta, il barone guardò Tadeus: "Cancella quel sorriso beato dalla tua faccia, Schurz. Dopo tutto hai solo salutato una persona che conoscevi appena..." gli disse divertito.
"Grazie, barone... Le sono veramente grato. Lei non immagina quale gioia mi abbia dato."
"Ci vuole poco ad immaginarlo: basta guardare la faccia da babbeo felice che stai facendo. Adesso vai, e cerca di non metterci troppo tempo."
Nei pochi giorni da che era diventato l'autista del barone, Tadeus s'era reso conto che gli unici in Oranienburg che l'avevano riconosciuto erano i pochi membri rimasti della comunità ebraica. Quando Joachim Hirsch l'aveva riconosciuto, gli aveva chiesto sotto voce:
"Che ci fai, qui, Tadeus? Ti hanno rilasciato? Che fine hanno fatto, i tuoi?"
"Adesso sono Heinrich Schurz, sono un... ariano, ufficialmente. Faccio l'autista del barone von Schlegel. Non mi tradire..."
"Non hai neanche da dirlo. Beato te che sei riuscito a farti passae per un ariano. E i tuoi?"
"Morti a Dachau... tutti e tre."
"Oh, mi dispiace, non lo sapevo. Beh, se passi per un ariano, ora... è meglio che non ti fermi troppo a parlare con me."
"Come stai, tu, Joachim?"
"Sopravvivo..."
"Stai sempre con Anna?"
"Sì, e con i suoi figli. E viviamo nel terrore che un giorno o l'altro vengano a prendere anche noi... Ormai ci evitiamo anche fra noi ebrei..."
"Salutamela..."
"Posso dirle che ti ho incontrato?"
"Anna voleva molto bene a mia madre, era come una sorella. Ma forse è bene che le parli di me quando i picoli non vi sentono... per prudenza."
"Hanno dovuto imparare anche loro ad essere muti come tombe, poveri piccoli. Buona fortuna, Tadeus..."
"Ricordati che ora mi chiamo Heinrich Schurz..." gli disse con un lieve soriso il ragazzo.
Pochi giorni dopo Tadeus incontrò anche Ruth Heilbronner. Anche con lei ebbe una breve conversazione.
"Quanto sei magra, Ruth..." le disse, colpito nel vederla così mal ridotta.
"C'è poco da mangiare. Karl riesce a mala pena a portare a casa qualcosa, e le tessere non sono sufficienti. Quando vedono che c'è la J di giudei, ci negano anche quel poco a cui teoricamente avremmo diritto. Per fortuna Karl lavora ancora nella fattoria dei Miller... Finché dura..."
"Stanno bene tuo marito e Susanne?"
"Come me... Susanne ha sette anni ma pare ne abbia solo cinque, tanto è malnutrita. E ora a noi ebrei è anche proibito avere indumenti di lana o una pelliccia, e sta venendo il freddo... Ci stanno uccidendo a poco a poco..."
"Vorrei poter fare qualcosa per voi..."
"Che puoi fare, mio povero Tadeus? Cerca solo di sopravvivere... Ognuno, in queste condizioni, deve pensare soprattutto a se stesso. Beati i tuoi, che almeno ora non soffrono più."
"Il Signore avrà pietà di noi..." le disse Tadeus, addolorato.
"Il Signore si è dimenticato del suo popolo. Ha distolto il suo sguardo da noi. Ha tolto la sua mano dal nostro capo." disse la donna con profonda amarezza.
"No, non lui. L'importante è che noi non ci dimentichiamo di lui..." le disse con dolcezza Tadeus.
"Tu sei sempre stato anche troppo buono, Tadeus. Forse per questo il Signore non si è dimenticato di te."
"Hai notizie dei Levine?"
"Sono venuti a prenderli, sette mesi fa... perché avevano rubato un po' di frutta in un campo e il padrone li ha visti e li ha denunciati. Nessuno sa più niente di loro."
"Neanche dei bambini?"
"Sono i primi ad essere ammazzati, i bambini, perché non producono, non possono essere usati come schiavi. I bambini ed i vecchi. Anche per questo sono terrorizata per la mia Susanne. Non la faccio neanche più uscire di casa..."
"Pregherò per voi, Ruth. Non posso fare molto di più, purtroppo..."
"Sì, prega tu per noi... Noi non riusciamo neanche più a pregare, ormai."
Il cuore di Tadeus era greve. Ah, se solamene fosse stato in grado di fare qualcosa per loro!
"O dio, perché ci respigi per sempre,
perché divampa la tua ira
contro il gregge del tuo pascolo?
Ricordati del popolo
che ti sei acquistato nei tempi antichi..."