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una storia originale di Andrej Koymasky


pin GIUSTO FRA LE NAZIONI CAPITOLO 2
DICEMBRE 1938

Aaron, ora un giovanotto di venti anni, leggeva con espressione scura il bollettino clandestino che He-halutz faceva pervenire ai suoi membri. Suo fratello Tadeus, di quindici anni, seduto sul lettino che condivideva con il fratello, gli chiese che cosa ci fosse di nuovo.

"Noi ebrei non possiamo più frequentare le università. Devo smettere di studiare. L'anno scorso gli inglesi hanno proibito a noi ebrei di emigrare in Palestina, e subito dopo il governo tedesco ha tolto i passaporti a tutti noi ebrei. Sta andando di male in peggio. Ci stanno chiudendo in trappola come topi. Ci ammazzeranno tutti..." disse Aaron.

"Ma dai! Perché ci dovrebbero ammazzare tutti? Che ragione hanno? Che male abbiamo fatto tu, io, papà e mamma?" obiettò Tadeus.

"Non hanno bisogno di una ragione: siamo ebrei, questa è l'unica ragione e tanto basta. Quattro anni fa ci hanno proibito di pubblicare i nostri giornali, hanno cacciato gli insegnanti ebrei dalle scuole e i dottori ebri dagli ospedali... Alcuni ragazzi ebrei sono stati mandati nei campi di concentramento perché facevano il filo a ragazze ariane... che ci stavano. E la legge sulla "cittadinanza, sangue e onore" ha proibito che un ebreo e un ariano si sposino. E ci hanno proibito di usare la bandiera tedesca.

"Non ti rendi conto che ci stanno strangolando a poco a poco? Nel lager di Sachsenhausen, quello nuovo che hanno aperto qui, a quindici minuti a piedi da Oranienburg, ci sono già rinchiusi circa seimila ebrei... Due anni fa è stato ordinato a tutti gli insegnanti di educare all'antisemitismo gli allievi, a partire dagli asili... Chi non ci odiava, sta imparando a farlo.

"Ci hanno dato nuove carte di identità con scritto giudeo chiaro e tondo, e anche nelle carte delle razioni per il cibo, c'è stampata una grossa J, juden, perché tutti lo sappiano e possano divertirsi a trattarci male. Il mese scorso hanno ucciso un centinaio di noi, a Berlino, nella Kristallnacht, quando hanno assalito e bruciato le sinagoghe, distrutto i negozi degli ebrei, e adesso dicono che è colpa nostra e che dobbiamo pagare i danni... i danni che loro hanno fatto!

"Non ti rendi conto, Tadeus, che prima o poi toccherà anche a noi quattro? E adesso, qui c'è scritto che una nuova legge proibisce a noi ebrei di andare a teatro, ai concerti, a scuola, e che ogni comune deve decidere le ore di coprifuoco, durante le quali chiunque di noi, se la polizia lo trova per la strada, può essere messo in prigione. Ma così... siamo già tutti in prigione." concluse Aaron scuotendo il capo.

"Ma a noi due hanno dato un lavoro alla tipografia del barone von Schlegel, e lui non ci tratta male..."

"Né male né bene. E non ci ha dato lavoro, ci hanno obbligato ad andare a lavorare là: siamo schiavi, non lo capisci?"

"Il figlio del padrone è sempre molto gentile, anche con noi..." disse Tadeus, pensando con piacere al bel sorriso con cui gli si rivolgeva sempre l'affascinante Wolfgang.

"Sì... e mi chiedo perché. Non mi fido di lui..." obiettò Aaron.

"Ma... perché ha un animo buono e gentile. Quale altro perché ci dovrebbe essere? Mica tutti i tedeschi ariani sono cattivi, no? Perché non ti fidi di lui? L'altro giorno mi ha dato due fette di pane con dentro un ottimo arrosto, quando ha visto che nella mia gavetta avevo solo patate da mangiare per pranzo." disse Tadeus, con l'acquolina in bocca al ricordo di quella buona carne.

Il fratello lo guardò scuotendo la testa: "Mi fai pensare ad un cagnolino che scodinzola contento perché il padrone gli getta un osso..." gli disse, però con un tenero sorriso. "Ma gli ariani buoni, secondo me, non esistono."

Tadeus non rispose. Pensò solo che Wolfgang, oltre ad essere molto bello, era anche buono e gentile. Sì, non tutti gli ariani erano cattivi. Wolfgang aveva diciannove anni, uno meno di Aaron, ma aveva un corpo più ben sviluppato di quello del fratello. Forse perché era un bravo ginnasta, almeno così aveva sentito dire, forse perché mangiava buon cibo... chissà. Sì, Wolfgang era davvero affascinante, specialmente quando gli sorrideva in quel modo.

Mentre tutti lo chiamavano Brenner, Wolfgang lo chiamava per nome. Anche questo gli piaceva. Purtroppo il figlio del padrone andava di rado in tipografia, perché doveva andare a scuola, poi a fare ginnastica.

Lui non poteva più andare a scuola, ma la madre gli insegnava, la sera, tutto quello che sapeva. E sapeva molte cose, la madre. Il padre gli insegnava invece le tradizioni del loro popolo, i riti, ed anche a leggere la scrittura ebraica. Da quando il loro rabbino era scomparso, quasi tutte le famiglie degli ebrei di Oranienburg svolgevano in casa anche i riti del sabato.

Aaron, che sembrava prossimo a fidanzarsi con la graziosa Ruth, aveva voluto interrompere qualsiasi rapporto con lei: aveva detto che non intendeva sposarsi, non voleva mettere al mondo dei figli in un mondo come quello. Alla madre era dispiaciuto, a lei piaceva molto Ruth e l'avrebbe accolta volentieri in casa come nuora...

Il padre sapeva che Aaron faceva parte di He-halutz, e non ne era affatto contento. Affermava che entrare a far parte di un gruppo segreto sionista non faceva che aggiungere pericolo a pericolo. Ma aveva lasciato fare ad Aarom. Gli aveva solo chiesto, ogni volta che riceveva una circolare o un bollettino del suo gruppo, di bruciarlo immediatamente dopo averlo letto.

Infatti Aaron si alzò, prese un piatto, una candela e bruciò il bollettino che aveva terminato di leggere. Quando la carta fu completamente bruciata, ne polverizzò la cenere con le dita, poi andò a lavarsi le mani ed a lavare via la cenere dal piatto. Quindi tornò in camera.

"Mettiti a letto, Tadeus. Fra poco spengo la luce." gli disse facendogli un mesto sorriso.

A Tadeus faceva male vedere il fratello, e anche il padre e la madre, così tristi, così preoccupati. Si spogliò e si mise sotto le coperte, lasciando il posto per il fratello. Aaron, dopo poco, si spogliò a sua volta, spense la luce e si stese anche lui.

"Aaron?" chiamò nel buio, sottovoce, il ragazzo.

"Sì? Che c'è?"

"Tutto questo finirà, un giorno, e staremo di nuovo bene. Tutto finisce, prima o poi, come dice sempre la mamma."

"Sì, certo: finirà quando saremo morti. Non prima. E adesso che la Germania è in guerra, la morte forse arriverà anche più in fretta. Quando saremo morti, staremo finalmente bene."

"Non devi dire così, Aaron. Io sono contento di essere ancora vivo. E poi, nel Libro della Legge c'è scritto che dopo gli anni delle vacche magre vengono gli anni delle vacche grasse..."

"Veramente, nel primo libro, quello chiamato 'All'inizio' al numero 41 è scritto il contrario." gli fece notare Aaron.

"Sì, lo so, ma dopo quelle magre, comunque, sono tornate quelle grasse, no? Mica è durato per sempre il periodo delle vacche magre: è durato solo sette anni..." insisté Tadeus.

"Ma quando verrà un nuovo Mosé che ci riporti alla Terra Promessa?" chiese con voce stanca il fratello.

"Tu preghi spesso, Aaron?"

"No... neanche quando le mie labbra pronunciano le parole delle preghiere."

"Io invece prego spesso. Per papà, mamma, per te, e per il nostro popolo."

"E non preghi mai per te stesso?" gli chiese il fratello.

"Beh... sì, quando prego per il nostro popolo, prego anche per me, no?"

Poi Tadeus pensò che pregava anche per Wolfgang e per gli ariani buoni come lui, ma non lo disse. Lui sapeva che il figlio del padrone era buono, comunque la pensasse il fratello. Era buono con tutti, non solo con lui. Anche quando doveva fare un'osservazione, un rimprovero, lo faceva con buona grazia ed un sorriso. Era diverso dal padre.

Non che il barone fosse cattivo. Semplicemente non era buono, non pensava mai agli altri, ma solo a se stesso, ai suoi affari. O almeno, pareva così. Ma dopo tutto, chi era lui per leggere nel cuore di un altro uomo? Solo il Signore può leggere nei cuori, si disse il ragazzo.

In quei giorni anche Wolfgang era pensieroso.

Aveva saputo da Friederick che le leggi contro gli omosessuali si stavano facendo più dure, più severe, più crudeli. Aveva saputo che la "Legge per la prevenzione dei bambini con malattie ereditarie" autorizzava anche a castrare i maschi "con tendenze politico-criminali omosessuali"... e che bastava essere accusati di aver avuto intenzioni o pensieri di desiderio omosessuale per essere incarcerati e condannati.

Prima potevano essere condannti solo quelli che, come lui, avevano avuto un rapporto sessuale anale, ora... chiunque, anche solo chi dava un bacio ad un altro uomo, anche chi abbracciava una persona del proprio sesso. Aveva saputo che un amico di Berlino di Friedrick era stato condannato perché sorpreso a spiare un uomo ed una donna che facevano l'amore... perché, secondo l'accusa, il ragazzo guardava con desiderio l'uomo e non la donna!

Nella tipografia, avevano stampato un discorso di Himmler, in cui, fra l'altro, era scritto che

"Proprio come oggi siamo tornati all'antico punto di vista dei popoli germanici sulla questione dei matrimoni misti fra diverse razze, così è il nostro giudizio riguardo all'omosessualità: un sintomo di degenerazione che può distruggere la nostra razza. Dobbiamo tornare ai principi nordici: sterminare i degenerati. La Germania trionfa o cade in seguito alla purezza della razza."
Due anni prima il giornale delle SS, "Das Schwarze Korps" aveva annunciato che c'erano due milioni di omosessuali in Germania, e chiedeva che fossero tutti sterminati... proprio come gli ebrei. Forse anche per questo Wolfgang provava simpatia, oltre che pietà, verso gli ebrei, come per quel ragazzino, Tadeus Brenner, che ora era ai lavori forzati nella tipografia del padre.

Era davvero notevolmente bello, Tadeus; era cresciuto bene. Anche se aveva perso quell'aria da angioletto, crescendo verso la virilità, stava diventando sempre più desiderabile. Gli piaceva molto quando il ragazzo rispondeva con un sorriso luminoso ai suoi sorrisi.

Da quando le notizie sulle persecuzioni contro gli omosessuali s'era diffuse, il suo gruppetto di amici s'era disperso. Oltretutto anche la vecchia fabbrica era stata demolita. Ormai gli capitava sempre più di rado di potersi appartare con Friedrick o con Mark.

Qualche volta, con la scusa di andare a campeggiare, erano riusciti ad appartarsi, su in mezza montagna, chiudendosi in tenda fra gli alberi, per fare qualcosa. Ma ora era qualche mese che, anche a causa del freddo, non avevano neanche più potuto usare quella scappatoia.

Due settimane prima era riuscito ad appartarsi con Friedrick in casa di questi, approfittando del fatto che i genitori erano dovuti andare a Monaco. Il giovane era subito andato a chimare Wolfgang, con la scusa di andare ad allenarsi in palestra.

Avevano fatto l'amore sul letto dei genitori di Friederick, completamente nudi, al calore della stufa a legna... era stato molto gradevole.

Aveva già da tempo insegnato a Friederick a prendersi l'un l'altro da davanti come gli aveva mostrato Mark quella volta, sul grande letto dell'elettrice, nel castello. Anche a Frederick era piaciuto quel modo di unirsi, e con lui, a differenza che con Mark, poteva anche baciarsi, mentre uno continuava a muoversi dentro l'altro.

Poterlo fare completamente nudi, e con calma, era molto meglio, molto più piacevole. Si erano alternati a prendersi a vicenda, in modo di far durare la loro unione il più a lungo possibile, dato che finalmente non avevano fretta né paura di essere sorpresi.

Poi, ancora nudi, avevano riassettato il letto dei genitori di Friedrick, ed erano scesi a fare uno spuntino in cucina. Anche quello gli era piaciuto: restare nudi non solo per avere un rapporto sessuale, ma anche per mangiare, per fare altro. Anche perché il corpo dell'amico era molto gradevole da guardare.

Poi erano saliti di nuovo per prendere i loro abiti e rivestirsi. Ma Wolfgang aveva tolto le mutande dalle mani di Friedrick prima che le infilasse, l'aveva sospinto contro la porta, fatto girare, e l'aveva preso una seconda volta, con reciproco piacere.

Mentre gli si spingeva dentro, Friedrick gli aveva chiesto con una risatina compiaciuto: "Ma non basta mai, a te, Wolfgang?"

"Chissà quando potremo farlo di nuovo... Non dirmi che non sei contento. Ti sei girato subito, appena hai capito le mie intenzioni..."

"Lo sai che mi piace come sai fottere tu, no? Lo sai, e ne approfitti. Comunque anche a me piace fottere te..."

"Dopo, se vuoi..."

"No, io non recupero il fretta come te! E comunque mi piace anche prenderlo, oltre che metterlo. Tu sai anche toccarmi bene, mica come Mark, che gli interessa solo fottere. Tu sì che ci sai fare..."

"Anche tu..." mormorò Wolfgang che si sentiva vicino ad un nuovo orgasmo.

Si mosse con crescente vigore, poi si spinse a fondo nell'amico, tirandone il bacino a sé con energia e gli si scaricò dentro in una serie di forti guizzi, mugolando basso il proprio piacere.

Quando, soddisfatto, si sfilò da lui, Friedrick si girò, lo prese fra le braccia sfregandoglisi contro con tutto il corpo e lo baciò. Poi lo lasciò andare.

"Posso rivestirmi, ora? O hai intenzione di fare il tris?" gli chiese con un sorriso allegro e malizioso.

"Sì, sei autorizzato." rispose in tono solenne, "Non credo che potrei farlo di nuovo, prima di sera." aggiunse poi ridendo il giovane uomo.

Wolfgang stava ripensando a questa ultima volta, e l'immagine del bellissimo Tadeus si sovrappose, nei suoi ricordi, a quella di Friedrick.

Gli sarebbe piaciuto farlo con quel ragazzo... Ma non sapeva come fare. Si rendeva corto che, almeno all'inizio inconsciamente, stava corteggiando Tadeus... Ma non poteva né andare in casa sua, né portarlo a casa propria, né tanto meno tentare di sedurlo in tipografia.

Oltre tutto, non sapeva neppure se quel bellissimo ragazzo si sarebbe lasciato sedurre da lui. Pensò che doveva accontentarsi dei suoi sorrisi, di guardarlo, di goderne la bellezza, dato che aveva poche o nessuna possibilità di poterne godere il corpo.

Tadeus, oltre che bello e desiderabile, gli sembrava anche un ragazzo dolce, intelligente e buono. Se non ci fossero stati tanti problemi, gli sarebbe piaciuto poter diventare amico del ragazzo. Ancor più gli sarebbe piaciuto farne il proprio ragazzo, si capisce... ma doveva accontentarsi.

Tadeus... pensò, era anche un bel nome. Un bel ragazzo, con un bel nome. Forse la domenica, quando la tipografia era chiusa, avrebbe potuto invitare Tadeus da qualche parte... ma dove? Con che scusa? Un ragazzo ebreo, oltretutto. A lui proprio non interessava che fosse ebreo, ma avrebbero avuto gli occhi di tutti addosso...

Si stava avvicinando il Natale, ed in casa i servi stavano già allestendo l'albero. Wolfgang pensò che gli sarebbe piaciuto fare un regalo di Natale a Tadeus. Che cosa poteva regalargli? Un orologio da polso! Sì, il ragazzo non ne aveva uno al polso. Un modello semplice, non troppo caro, per non metterlo in imbarazzo... Doveva andare a Berlino a comprane uno. Magari poteva trovarne uno di seconda mano ma abbastanza bello.

Ma come poteva Tadeus giustificare con i suoi, con gli altri, quel regalo? Ammesso che lo accettase, poi. Poteva suggerire al ragazzo di dire che l'aveva trovato per via... ma forse il padre gli avrebbe detto di portarlo alla polizia... o l'avrebbe venduto per ricavarne un po' di denaro...

Decise che avrebbe pensato poi a questo problema. Appena poté, si recò a Berlino. Trovò il negozio di un rigattiere e gli chiese se avava orologi da uomo. Il bottegaio gli mostrò due vassoi con molti modelli da polso. Li stava guardando, quando l'uomo tirò fuori un altro vassoio con orologi da taschino. Uno attirò subito il suo sguardo. Aveva la cassa d'acciaio, incisa con una decorazione geometrica, una specie di rosone da chiesa, ma più spigoloso, un intreccio di linee che gli fece pensare ad una decorazione arabeggiante.

Ne aprì la cassa. Era un Longines, semplice ma bello. Dentro al coperchio della cassa vide che vi era incisa un'altra decorazione e riconobbe il candelabro a sette braccia. Era chiaramente appartenuto ad un ebreo. Notò anche che il cartellino del prezzo di quell'orologio recava una cifra piuttosto più bassa degli altri.

"Perché questo costa così poco? Non funziona bene? E rotto?" chiese al bottegaio.

"No, signore. Il fatto è che nessuno vuole un orologio con un simbolo giudaico dentro. Per questo costa poco. È comunque un ottimo orologio, funziona molto bene. È un Longines, è quasi nuovo."

"Ah, per quello basta che gli levo il coperchio... a me serve per tenerlo sulla mia scrivania quando studio, il coperchio non mi serve. Va bene, lo compro."

"Vuole che glielo incarti, signore?"

"No, lo metto in tasca." disse Wolfgang, lo pagò ed uscì, contento.

Mentre tornava a Oranienburg in treno gli venne anche l'idea: poteva suggerire a Tadeus di dire che l'aveva avuto in regalo da un ebreo di passaggio... o qualcosa del genere... Arrivato a casa, ne fece un grazioso pacchetto, che decorò con un rametto di pungitopo con le bacche rosse.

Due giorni prima di Natale, riuscì a passare nella tipografia di famiglia in un momento in cui il padre era assente. Quando vide Tadeus, gli andò accanto e gli disse di passare un attimo in ufficio, perché doveva parlare con lui. Il ragazzo gli sorrise e disse che si sarebbe lavato le mani sporche di inchiostro tipografico e l'avrebbe ragiunto subito.

Wolfgang entrò nell'ufficio del padre e sostando accanto alla porta, guardò attraverso i vetri verso la tipografia, in attesa che arrivasse il ragazzo. Lo vide giungere sventolando le mani per asciugarle. Quando Tadeus vide Wolfgang, gli sorrise. Entrò nell'ufficio. Wolfgang sedette dietro la scrivania del padre e fece segno al ragazzo di sedere davanti alla scrivania.

"Ecco, Tadeus, fra due giorni è Natale, ed ho pensato di farti un piccolo regalo. Tieni." gli disse togliendo dalla tasca della giacca il pachettino e porgendolo al ragazzo.

"Noi non festeggiamo il Natale, signor Wolfgang... comunque, grazie. Lei è veramente gentile. Mi fa piacere che abbia pensato a farmi un regalo per Natale. Io, purtroppo, non posso ricambiare."

"Oh, scusami, non mi era venuto in mente che per voi il Natale non ha significato. E non è affatto necessario che tu pensi a ricambiare."

"Posso... aprirlo adesso?" gli chiese Tadeus.

"Sì, certo." gli rispose il giovane uomo.

Tadeus scartò il pacchettino con cura, facendo attenzione a non romperne la carta. Quado vide l'orologio, sgranò gli occhi: "Un piccolo regalo, dice, signor Wolfgang? Ma questo non è un piccolo regalo, è un regalo enorme! Perché mi fa un dono così importante?"

"L'ho comprato di seconda mano, quando sono andato a Berlino. Mi è costato poco, credimi. Aprilo..."

Il ragazzo ne aprì il coperchio, guardò il quadrante, poi l'interno del coperchio: "Ma questo... è la menorah, il candelabro a sette braccia, signore."

"Sì, per questo l'ho comprato volentieri, per regalarlo te. Pensavo che ti avrebbe fatto piacere. L'ho trovato da un rigattiere a Berlino..."

"E un regalo doppiamente prezioso, signor Wolfgang. Perché proviene da lei, e perché c'è il nostro simbolo... Lei non odia noi ebrei, signore."

"Non ne vedo il motivo. E comunque non potrei mai odiare un ragazzo come te. Piuttosto, mi sono chiesto come puoi fare a giustificare questo regalo con la tua famiglia. Possono forse trovare strano che io abbia voluto fare un regalo a te e non, per esempio, anche a tuo fratello Aaron. Dobbiamo inventare una qualche bugia plausibile."

"Già... perché solo a me, signore?"

"Perché... passavo davanti alla panetteria di tuo padre, il giorno in cui i fanatici la distrussero... e vidi la paura sul tuo volto, e le tue lacrime. Ho sempre desiderato poter asciugare quelle tue lacrime, mentre con tuo fratello spazzavi i frammenti di vetro davanti alla bottega... Anche se sono passati alcuni anni, ecco, è per rimediare almeno un poco a quello che vi è stato fatto, senza motivo, che ho voluto farti questo regalo. Per dirti che non tutti vi disprezzano, vi odiano."

"Oh, io l'ho sempre saputo che lei non ha disprezzo né odio per noi. Comunque la ringrazio davvero molto. E non è necessario che io inventi nessuna bugia: non ne ho mai dette, e non vedo perché iniziare ora. Dirò quello che lei mi ha detto, è la cosa più bella e anche la migliore."

"Non vorrei che tuo padre, per bisogno, lo volesse vendere. So che siete molto poveri..."

"No, non lo venderà. Ha sempre avuto molto rispetto per quello che è mio, signore. E io non voglio che mi sia tolto questo regalo."

"Non hai mai detto una bugia ai tuoi, Tadeus? Davvero?"

"Certo che no, signore." rispose serenamente il ragazzo.

"Bene, come credi tu giusto fare, per me va bene. Ora mettilo in tasca e torna al lavoro, Tadeus."

"Grazie. E... buon Natale a lei, signore. Che Dio la benedica." disse il ragazzo ed uscì dall'ufficio.

Wolfgang si dette mentalmente dello sciocco per non aver pensato che per gli ebrei il Natale non è una festa. Comunque era contento di avergli fatto quel regalo e sopra a tutto che Tadeus l'avesse accettato con tanta semplicità.

Se la parete dell'ufficio non fosse stata a vetri, l'avrebbe abbracciato e baciato.

Ma si disse che forse era meglio che non avesse potuto farlo. Quel ragazzo aveva in sé una purezza e una innocenza tali che lui non aveva il diritto di turbare con il suo desiderio. Gli bastava aver potuto vedere e godere della contentezza di Tadeus nel ricevere quel piccolo regalo.

Quando il ragazzo tornò a casa, mostrò subito il regalo ai genitori ed al fratello.

"Perché ti ha fatto questo regalo?" gli chiese Aaron accigliato.

Tadeus gli spiegò il motivo che gli aveva detto Wolfgang.

"Allora, avrebbe dovuto piuttosto ripagarci i danni che ci erano stati fatti." commentò con durezza il fratello.

"Non era lui ad aver assalito la nostra bottega..." gli disse la madre, "e comunque è stato gentile."

"Io diffido della gentilezza degli ariani!" esclamò Aaron.

"E fai male." gli disse il padre. "Tu, generalizzando quanto riguarda gli ariani, fai il loro stesso errore, quando generalizzano contro noi ebrei. Anche fra le genti c'è gente giusta e di cuore puro."

"Ammesso che hai ragione, papà, per un ebreo cattivo, c'è a mala pena un ariano buono." insisté Aaron.

"Solo il Signore può leggere nel cuore degli uomini." gli disse Tadeus con dolcezza. "E comunque il signor Wolfgang è buono. Non è mica colpa sua se è ariano."

Il padre rigirava l'orologio da tasca fra le mani, osservandolo. "Questa decorazione sembra la riproduzione di una di quelle che c'erano nella sinagoga maggiore di Berlino..."

"Aprilo, papà. Guarda che cosa c'è raffigurato nella parte interna del coperchio..." gli disse allora Tadeus.

L'uomo lo aprì e guardò: "La menorah! Questo orologio è davvero prezioso, Tadeus: quasi certamente è appartenuto ad uno dei maggiorenti della nostra comunità a Berlino. Tienilo molto caro."

"Forse apparteneva ad uno di noi che è stato ucciso, o mandato ai campi di concentramento. Li spogliano di tutto, quando li arrestano." disse Aaron con rabbia.

"Se è davvero così, è ancora più prezioso, Aaron, quell'orologio." disse la madre. "Tienilo con molta cura, Tadeus."

"Sì, certo, lo terrò con molta cura." disse il ragazzo riprendendo l'orologio, chiudendone il coperchio e mettendoselo in tasca.

Quella sera a letto, Tadeus ripensò a Wolfgang, e provò un forte senso di calore. Ne sentiva con sempre maggiore piacere l'amicizia, l'affetto... tanto più importante in quanto lui era un ebreo e il figlio del padrone un ariano.

Pregò per Wolfgang, quella sera, prima ancora di pregare per la propria famiglia. Non aveva altro da dargli, in cambio, come regalo.

Quella notte Tadeus fece un sogno particolare.

Vide che stava camminando, in un pomeriggio assolato, lungo una strada asfaltata, in piano, dritta e lunga, affiancata da due file di alberi, fra i campi. Sul fondo c'era una bassa costruzione gialla, composta di due ali divise da un alto cancello di ferro. Mentre si avvicinava, il cancello si apriva silenziosamete e ne usciva una snella figura che camminava verso di lui.

Si incontravano a poche decine di metri dal cancello: era Wolfgang, che gli sorrideva. Lui rispondeva al sorriso del giovane uomo, lo prendeva per mano, si girava e lo riconduceva giù per la via da cui era arrivato, in silenzio. E sapeva, chissà come, che erano soli. Non solamente perché non si vedeva nessuno intorno, ma veramente soli...

Non ricordava altro di quel sogno. Nessuno dei due aveva detto una sola parola. Non era apparentemente accaduto altro. Ma sapeva, senza averlo visto né toccato, di avere in tasca l'orologio che gli aveva regalato Wolfgang.

Quella sera stessa, dopo aver deposto sotto l'albero di Natale il pacchetto con il regalo per il padre, anche Wolfgang era andato a letto.

Non era riuscito ad addormentarsi subito. La sua elegante stanza era illuminata dal tenue chiarore della luna. Si sentiva bene, Wolfgang.

Ripensava al sorriso di Tadeus quando gli aveva dato il regalo. Quel ragazzo era davvero dolce, oltre che bello. Che differenza dalla bellezza un po' fredda ed altera di Helmut Färber! Chissà come stava il suo antico amico?

Wolfgang pensò a quando aveva fatto per la prima volta l'amore con Helmut. Poi pensò anche al proprio desiderio irrealizzabile di fare l'amore con Tadeus. Le due immagini non riuscivano a combaciare, nella sua mente.

Helmut aveva avuto solamente voglia di divertirsi con lui. E lui? Aveva solo voglia di divertirsi con il dolce Tadeus? La risposta fu un no. Ma allora, che cosa avrebbe voluto fare con quel ragazzo? Dargli tenerezza... anche con il corpo, anche attraverso il corpo, ma soprattutto tenerezza. E avrebbe voluto che il sorriso così speciale di Tadeus fosse solo per lui.

Perché quel ragazzo doveva avere una vita tanto precaria, tanto dura, solo per essere nato in una famiglia di giudei? Eppure, a differenza del fratello Aaron, che era sempre accigliato e serio, Tadeus ancora sorrideva. Non era un miracolo, quello? Lui, al loro posto, sarebbe diventato più come Aaron che come Tadeus.

Da quando, prima la madre non aveva più potuto insegnare, poi il padre aveva dovuto chiudere la bottega, i Brenner vivevano in estrema povertà, perche potevano contare solo su quel poco che i due ragazzi ricevevano come paga alla tipografia. E i giudei avevano diritto ad una paga che era solamente la metà di quella degli ariani.

Il padre aveva preso parecchi ebrei a lavorare in tipografia, sia perché molti dei lavoranti ariani erano stati richiamati nell'esercito, sia perché gli costavano molto di meno. Wolfgang non era era stato richiamato nell'esercito, grazie alle amicizie del padre. Erano riusciti a trovare un qualche articolo di un qualche regolmento, grazie al quale Wolfgang era stato esentato.

A Wolfgang non dispiaceva non aver dovuto prestare il servizio militare. Non tanto per la vita poco cmoda delle caserme ed ancora meno comoda dei soldati al fronte, quando fosse scoppiata la Guerra che, secondo il barone von Schlegel, il fürher stava preprando quanto perché, istintivamente, rifuggiva dalla violenza.

Dover uccidere qualcuno che i governanti avevano deciso essere un nemico, gli sembrava una cosa ingiusta. Se fosse dovuto andare in guerra avrebbe fatto il suo dovere, certo, ma preferiva che fosse andata così.

Friederick e Mark avevano già ricevuto la convocazione per entrare nell'esercito, sarebbero dovuti partire in gennaio. Friedrick era quasi sicuro che l'avrebbero mandato in qualche ufficio, Mark neppure di quello: temeva che, se fosse scoppiata la guerra, lo avrebbero mandato al fronte. La Germania aveva un esercito molto forte e armato molto bene, ma questo non garantiva che non avrebbe potuto morire, chi fosse stato mandato al fronte.

Heinz era stato riformato per insufficienza toracica, ed ora lavorava a Berlino, come vice-segretario aggiunto in un ufficio del ministero dell'educazione. Mark gli aveva detto di aver saputo da Heinz che questi era diventato l'amante di un alto funzionario...

Per lo meno, Tadeus non rischiava di essere arruolato nell'esercito, essendo un giudeo... pensò Wolfgang. Non riusciva proprio ad immaginare, un essere dolce e buono come Tadeus, nelle vesti di soldato.

Era un ragazzo molto intelligente: se avesse potuto continuare a studiare, Wolfgang pensava, Tadeus poteva diventare anche qualcuno di famoso. Che senso aveva aver proibito ad un ragazzo di studiare solo perché era un giudeo?

Wolfgang non era, per natura, un ribelle, un rivoluzionario, ma non riusciva a condividere, ad accettare certe ideologie, certe leggi, certi pregiudizi. Si chiedeva se questo dipendesse, almeno in parte, dal fatto di far parte anche lui di una minoranza oppressa. Il fatto di rischiare di provare certe ingiustizie sulla propria pelle, lo rendeva forse più sensibile?

Eppure no, non era quello. Heinz, pur essendo omosessuale come lui, disprezzava i giudei ed era pienamente d'accordo con le leggi razziali.

Tutti questi pensieri si affollavano nella mente di Wolfgang mentre attendeva il sonno, ma il pensiero più frequente, e più bello, era quello che gli riportava alla mente il bel sorriso luminoso e puro di Tadeus...


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