Finalmente il muro ottagono ed il Padiglione degli Iris furono terminati, così Li Pao e Chan, con Zhu, vi si trasferirono. Con loro vi salirono anche i due giovani Gao-zhi e Zong, i cui genitori, anche se malvolentieri, s'erano piegati alla richiesta di Li Pao. I due ragazzi quasi adoravano Li Pao per averli presi come servi ed aver così permesso loro di vivere assieme.
Erano passati solo dieci mesi dal giorno in cui Hung Hsi era stato incoronato Imperatore, quando il suo fisico malato cedette e l'Imperatore morì. La notizia giunse alla villa e gettò tutti nella costernazione. Dopo nemmeno un mese dalla triste notizia, giunse alla villa Ch'en Yü-lang assieme a Ch'ien. Li Pao li ricevette con piacere.
"Ascolta, Li Pao, il nuovo imperatore, Hsüan Tê, il figlio del defunto fratello del nostro amato Hung Hsi, mi ha riconfermato Consigliere al trono. Ho qui con me la conferma del nuovo imperatore per la tua carica come Sovrintendente della villa della Fenice Nera, e di Chan come Sovrintendente alle acque ed ai giardini della villa."
"Ti ringrazio. Credo di doverlo alla tua amicizia..."
"Anche, ma soprattutto alla mia stima ed ai vostri meriti. Ho portato con me Ch'ien. Dopo la morte di Hung Hsi correva pericoli a corte, senza la protezione del nostro e suo signore. Così ho convinto il nuovo imperatore di... esiliarlo, per così dire, qui, dove sono certo che tu avrai buona cura di lui."
"Ma certamente, hai fatto molto bene. Sono lieto che hai pensato a questa soluzione."
"Non era felice a corte... ma finché era al fianco di Hung Hsi, sopportava tutto. Qui ha conosciuto la serenità. Spero che la ritrovi. Prima che io torni a corte, c'è qualcosa che posso fare per te?"
"No, grazie, hai già fatto molto. Qui va tutto bene. Perché non vieni a visitare la mia nuova residenza? Finalmente l'Ottagono ed il Padiglione dell'Iris sono terminati. Fermati a pranzo con noi, se puoi. Anche Ch'ien, logicamente."
"Molto volentieri. Credo che Ch'ien sia andato nella stanza che aveva condiviso con Hung Hsi..."
"Lo vado a chiamare, poi andiamo su all'Ottagono." disse Li Pao.
Andò nella camera da letto che era stata di Hung Hsi. Fuori dalla porta sentì un singhiozzo. Bussò e chiese ad alta voce se poteva entrare. Ch'ien andò ad aprire la porta. Il suo volto era rigato di lacrime ed il letto recava l'impronta del suo corpo.
"Perdonami, Li Pao, se mi sono permesso di venire fin qui..."
"Ne hai tutto il diritto..."
"No, sono solo un servo, l'hai dimenticato?"
"Non l'ho dimenticato, come non ho dimenticato il forte e vero amore che ha unito Hung Hsi a te. Ma ora, vieni con me, ti prego. Stiamo andando, con Ch'en Yü-lang, su all'Ottagono per il pranzo. Ci sarà anche Chan, logicamente."
"Siete tutti così buoni e generosi, con me..."
"Per l'amore che hai avuto, che hai per Hung Hsi... è naturale che ti vogliamo bene. Vieni, amico mio."
"Sono solo un servo..." mormorò Ch'ien.
"Sei comunque un nostro amico. Sei fra amici, e qui sei a casa tua."
Dopo il pranzo, mentre Chan faceva girare a Ch'ien il loro piccolo regno, Li Pao chiese a Ch'en Yü-lang: "Ho l'autorità di nominare Ch'ien vice-sovraintendente della villa?"
"Certo che ne hai l'autorità. Credo che sia una buona idea. Ho visto con piacere che tu e Chan siete sempre legati da un forte affetto..."
"Sì, è vero. E tu, caro amico, hai trovato qualcuno da amare e che ti ami?"
"Sì, da pochi mesi. È il figlio minore dell'ex precettore di Hsüan Tê. Un ragazzo molto timido, fuori dal letto. Ma pieno di calore, quando ci uniamo."
"Quanti anni ha?"
"Ventuno. Il padre l'aveva fatto sposare con la terza figlia del capo della guardia del corpo dell'Imperatore... Una donna altera e frigida. Era infelice, prima di incontrare me..."
"Nessun problema, per stare insieme, là a corte? Non credo abbiate la libertà che si aveva qui..."
"Nessun problema. La moglie sa di noi e non le importa nulla, anzi, sopporta a mala pena, come il mio amante, quando deve condividere il letto con lui per tentare di far nascere i loro eredi. No, nessun problema davvero. Anche io sto per prendere moglie... Sai come è, a corte un alto funzionario senza moglie è guardato di cattivo occhio, specialmente dal nuovo Imperatore, che non ha i nostri stessi gusti."
"Hai già trovato la ragazza da sposare?"
"Sì. È una delle dame di compagnia dell'Imperatrice. Ho scelto lei, perché ho scoperto che è l'amante segreta del terzo tesoriere di corte. Io le permetto di continuare la sua relazione con lui, e riconoscerò i figli che i due faranno... e lei mi lascia stare con il mio ragazzo. Come vedi, gli intrighi di corte comprendono anche i segreti delle alcove. Dobbiamo solo stare attenti agli eunuchi, che spiano sempre tutto e tutti per trarne vantaggio. Ma anche noi abbiamo le nostre spie ed i nostri accoliti."
"Sono contento di poter vivere qui e non a corte!" esclamo Li Pao.
"E dimmi, mio caro contadino-letterato, come va la tua vita, a parte l'evidente felicità che hai con il tuo Chan?"
"Sì, sono davvero un contadino-letterato. Oltre a godere i libri che voi mi avete donato, e grazie ai quali sto scrivendo un commentario agli scritti del maestro K'ung, ho ripreso a coltivare la terra, qui dentro l'Ottagono. Alterno il pennello con la zappa: non potrei essere più felice."
Dopo che Ch'en Yü-lang ebbe lasciato la villa, Li Pao nominò Ch'ien suo assistente e lo autorizzò a vivere nelle stanze del principe, chiedendogli solo di lasciarle libere quando fosse giunto qualche importante visitatore dalla corte.
Lentamente l'ex preferito dell'Imperatore sembrò ritrovare una certa serenità. Ma oltre ad occuparsi con solerzia della villa, e andare di tanto in tanto a trovare i suoi due amici all'Ottagono, era sempre solo.
"Ch'ien," gli disse un giorno Chan, "non credi che sia ora che tu ti guardi intorno, che trovi un nuovo compagno?"
"Come potrei? Non ho ancora finito di piangere il mio signore..."
"Non credi, caro amico, che l'anima di Hung Hsi sia rattristata dalla tua tristezza? Non credi che, per l'amore che aveva per te, vorrebbe ora che tu trovassi un nuovo amore?"
"Non posso, davvero."
"Non puoi ancora, te lo concedo. Ma pensa a quanto ti ho detto: tu hai ancora il potere di rendere serena l'anima di Hung Hsi, se troverai un nuovo amore... Sei ancora così giovane, non puoi consumare la tua vita nel ricordo... Non puoi e non devi, credi a me."
"Non posso. Se sapessi che tu hai ragione, se fosse lui a chiedermelo in sogno... forse un giorno potrei. Ma io appartengo ancora lui."
Zhu aveva finito di rigovernare. Uscì dall'Ottagono per andare a fare alcune provviste nei villaggi vicini. Mentre tornava, vide un ragazzo con le vesti di novizio buddhista ripiegate accanto a lui sull'erba, il capo rasato, che si lavava ad uno dei ruscelli che andavano, più a valle, nei giardini della villa. Il ragazzo aveva indosso solo uno stretto perizoma.
"Ehi, novizio! Da dove vieni, e dove vai?" gli chiese, ammirandone il bel corpo.
Il ragazzo, che non l'aveva sentito arrivare, ebbe un soprassalto e girandosi bruscamente, perse l'equilibrio e cadde nel ruscello. Ne uscì subito fuori, grondante d'acqua. Zhu rise di cuore.
"Ehi, non sono mica l'orco delle fiabe! Sono solo un servo, un cuoco." gli disse.
"Non t'avevo sentito arrivare..."
"Chi sei? Vieni dal monastero che c'è giù a valle?"
"Mi chiamo Ren, ero un novizio nel monastero di Ch'ang-an..."
"E molto lontano da qui. Dici che eri un novizio? Sei fuggito dal monastero?"
"No... sì... e vorrei che mi crescessero in fretta i capelli e poter abbandonare questi abiti. Hai qualcosa da darmi da mangiare? Ho molta fame, e l'acqua non calma più il mio stomaco..."
Zhu posò il bilanciere con i due grandi cesti, ne prese un po' di cibo e lo porse al ragazzo.
"Quanti anni hai?"
Il ragazzo prese il cibo: "Grazie. Quasi diciotto..."
"Perché sei fuggito dal monastero?"
"Maestro Ou-yand aveva un bastone troppo grosso e me lo faceva assaggiare troppo spesso..."
"Eri dunque così indisciplinato da meritare tante battute?" gli chiese Zhu continuando ad ammirare il bel corpo seminudo del ragazzo.
"Ma no! Sto parlando del bastone... che ha fra le gambe. Mi faceva male, quando mi metteva sotto... perciò sono fuggito!"
Zhu rise di nuovo.
"Ridi, ridi. Avrei voluto vedere te, al mio posto! Le prime volte mi ha fatto sanguinare..."
"Addirittura! Povero ragazzo. Se non ti piace farlo con un uomo, perché sei entrato in un monastero? Lo sanno tutti che i monaci osservano il loro voto di castità mettendosi sotto i novizi, no?"
"Sì che lo sapevo. Per questo ero andato in monastero. Ma maestro Ou-yand ce l'ha più grosso di quello di un asino!"
"Ah, ma allora ti piace prenderlo nel tuo culetto? L'avevi già preso, prima che Ou-yang ti mettesse sotto?"
"Ou-yand, non Ou-yang. Sì, ma dai miei compagni... che ce l'avevano delle giuste dimensioni. Con loro mi piaceva... E sono entrato in monastero per evitare di dovermi sposare. A me le donne me lo fanno ammosciare!"
"E ora, che intendi fare?"
"Te l'ho detto, aspetto che mi ricrescano i capelli, poi spero di trovare altri abiti, poi cercherò un qualsiasi lavoro che mi dia da mangiare, purché sia lontano da qualsiasi monastero!"
"Sei un gran bel ragazzo... Oltre ad un lavoro, magari trovi pure un amante che ce l'abbia... della giusta dimensione, come dici tu."
"Il tuo... che dimensioni ha?" gli chiese il ragazzo con aria maliziosetta.
Zhu rise: "Cos'è, una proposta, la tua?"
"Se a te piacciono i ragazzi, e se non ce l'hai troppo grosso... mi piacerebbe provare a farlo con te: sei un bell'uomo... e se piace sia a me che a te... magari potresti chiedere al tuo padrone di predermi come aiuto in cucina..."
A Zhu quel ragazzo piaceva. Pensò che forse aveva trovato il ragazzo giusto... comunque poteva provarci...
"Io non ti prometto nulla... però... mi piaci molto, sei ben fatto... Togliti quel perizoma, e facciamo una prova..."
"Qui? E se viene qualcuno?"
"Togliti il perizoma e rimettiti l'abito. Io me lo tiro fuori e siedo in terra, e tu ti siedi sopra di me. Se vediamo arrivare qualcuno facciamo in tempo a staccarci e far finta di nulla..."
"Prima, però fammelo vedere..." gli disse il ragazzo infilandosi di nuovo l'abito da novizio, ma senza ancora togliersi il perizoma.
Zhu si alzò la veste, si abbassò le brache e si mostrò al ragazzo.
"È molto bello! Però è ancora molle... non vorrei che..." disse e accoccolandosi davanti all'uomo, lo prese fra le mani e si mise a leccarlo e lavorarlo con le mani e le labbra finché, in breve, riuscì a farlo rizzare.
"Sì, è della giusta dimensione... Siedi sull'erba, dai, proviamoci!" gli disse con un sorriso allettante.
"Anche lì hai fame?" gli chiese ridendo Zhu, e sedette a terra.
"Sono quasi venti giorni che sono fuggito dal monastero, e non l'ho più fatto... sì che ho fame anche lì..." disse il ragazzo.
Gli sedette in grembo, scivolando con la schiena contro il petto dell'uomo, finché riuscì a prenderlo tutto dentro. Allora si chinò un po' di lato, gli cinse il collo con un braccio e puntando l'altra mano a terra, iniziò a muoversi su e giù sul bel palo duro e ritto di Zhu.
"Oh, sì, è proprio giusto!" esclamò felice. "Ti piace anche baciare?"
"Sì..."
Le loro bocche si cercarono, si unirono. L'ex-novizio cavalcava gioiosamente il bel palo di carne che si faceva così scivolare dentro e fuori. Di tanto in tanto si guardavano attorno per essere certi che non stesse arrivando nessuno.
"Oh, sì, mi piace, con te! Aspetta, fami mettere a quattro zampe, così mi puoi prendere con più vigore..." gli disse allegramente.
Cambiarono posizione. Zhu lo penetrò nuovamente e iniziò a battergli dentro con gusto. Il novizio gli agitava contro il bel culetto, gustandosi il martellare dell'uomo in lui.
"Sì, dai... dai... sì... così..." lo incitava il ragazzo e frattanto si masturbava con piacere. "Ti piace?"
"Sì, Ren, mi piaci."
"Anche a me! Questa sì che è una bella cavalcata! Tu sì che ci sai fare... e ce l'hai proprio giusto... dai... dai..."
Quando finalmente, prima l'uomo poi il ragazzo ebbero raggiunto il massimo piacere, sedettero ansanti sull'erba.
"Ti prego... portami con te... Chiedi al tuo padrone di prendermi come servo... Ti giuro che sarò un servo zelante! E che ogni notte starò con te e mi potrai prendere... Anche di giorno, se vuoi... Ti prego... Ho sempre sognato un uomo come te..."
"Ma che ne sai tu di me, e io di te? Non basta una volta per sapere che staremo bene insieme. Io potrei essere l'uomo sbagliato per te, o tu il ragazzo sbagliato per me. Che ne sappiamo?"
"Puoi almeno fare una prova, no? Possiamo farla? Liberi di separarci se non funziona. Ti prego... Vedrai che non ti pentirai di mettermi alla prova. Sei buono..."
"Che ne sai, tu?"
"Lo vedo nei tuoi occhi. Sei bello... e lo sai fare bene. Sei gentile, mi hai dato da mangiare..."
"Magari te l'ho dato solo per poterlo mettere nel tuo bel culetto..."
"No, me l'hai dato prima che si parlasse di farlo."
"Non ti posso promettere nulla, però... vieni con me, proverò a chiedere al padrone se ti prende come servo... almeno in prova."
"Mica sarà un buddhista praticante, no? Cosa penserà se vede un ex-novizio..."
"No, lui segue la dottrina del tao, non gli interessa la dottrina del Buddha. Comunque ti darò qualcosa da metterti, una volta che sarai nella casa del mio padrone, prima di presentarti a lui."
Il ragazzo lo abbracciò e lo baciò d'impulso: "Grazie. Vedrai che sarai contento di me. Imparerò a fare tutti i lavori che il padrone o tu mi assegnerete. Vedrai, sarò obbediente e solerte. E ti darò tutto il piacere che vorrai prenderti."
Zhu si riassettò gli abiti, prese sulle spalle il bilanciere e si avviò. Il ragazzo lo seguì con aria allegra. Zhu entrò nell'Ottagono, girò dietro al boschetto di bambù, posò le ceste nella cucina, poi portò il ragazzo nella propria stanza. Gli dette alcuni suoi abiti ed il ragazzo si cambiò.
"Sei buffo... ti stanno un po' troppo grandi... Se il padrone ti lascerà fermare qui, vedrò di trovartene altri..." gli disse Zhu.
"Andiamo subito dal padrone a chiedergli se mi prende in prova?"
"No. Adesso vieni con me in cucina e mi aiuti preparare la cena. Dopo la cena chiederò al padrone di parlargli, ti presenterò a lui e vedremo che cosa dirà."
"È molto severo, il padrone?"
"No, Ren, con chi fa bene il proprio dovere è gentile e buono."
"Allora sarà gentile e buono anche con me. È vecchio?"
"No, ha la mia stessa età."
"Io non so ancora come ti chiami..."
"Zhu."
"Sono davvero troppo buffo, con i tuoi abiti addosso?"
"No, solo un po'. Non sarai mica vanitoso, per caso?"
"No, solo che non voglio fare brutta figura col padrone."
"Lui non guarda gli abiti, guarda nel cuore della gente. E sa leggere tutto come in un libro aperto."
"Io non ho niente da nascondere. Può leggere nel mio cuore."
A Zhu quel ragazzo piaceva. Aveva uno sguardo aperto e franco, ed una grossa dose di allegria indosso. Ren si ingegnò per rendersi utile.
Quando in cucina arrivarono anche gli altri due servi, Gao-zhi e Zong, Zhu spiegò loro per sommi capi chi fosse Ren, senza entrare nei dettagli.
"Se il padrone ti prende al suo servizio, vedrai che ti troverai bene, qui con noi." gli disse Gao-zhi.
Zong aggiunse: "E c'è da lavorare ma non troppo. Abbiamo anche il tempo per riposarci e divertirci un poco, se finiamo tutto quello che dobbiamo fare."
"Io non ho paura di lavorare. Là al monastero non avevamo neanche un momento libero e si dormiva poco." disse allegramente Ren.
Dopo la cena, Zhu andò a parlare con Chan e Li Pao, che vollero conoscere l'ex-novizio. Ne ebbero una positiva impressione, così, avendo capito che Zhu era interessato al ragazzo, decisero di prenderlo in prova.
Quando, a notte, Ren fu nel letto di Zhu, gli chiese: "Ma dimmi, Gao-zhi e Zong, lo fanno assieme?"
"Si amano molto. Pensa che quando i genitori hanno cercato di separarli, i due ragazzi hanno tentato di uccidersi assieme."
"E bello, un amore così forte! Mi piacerebbe trovare uno da amare così... E, anche i due padroni, per caso..."
"Sì, anche i padroni si amano molto."
"Allora sono proprio capitato nel posto giusto. Bisognerebbe chiamarlo il Padiglione dell'Amore, questo. Ma anche se tu e io ancora non siamo innamorati, hai voglia di farlo di nuovo con me?"
"Non ancora innamorati, dici? Perché, pensi che potrebbe nascere questo sentimento fra te e me?"
"Perché no? Tu sei forte, gentile, buono... e lo sai fare così bene..."
"E io, perché dovrei innamorarmi di te?" gli chiese Zhu divertito, ma tutt'altro che scontento di quella prospettiva.
"Questo non lo so. So solo che potrebbe essere bello. Tutto sommato è bello essere amati, credo."
"È anche bello saper amare, però, non solo essere amati."
"Sì, credo di sì. Ma adesso hai voglia di farlo di nuovo con me?"
"Mah, che ne dici?" gli disse l'uomo prendendogli una mano e guidandola sul proprio grembo.
Ren ridacchiò: "Direi proprio di sì. Meno male... Anche io ne ho voglia..." disse allegramente il ragazzo e, infilatosi sotto la coperta, si dedicò a dar piacere all'uomo.
Poche stanze più in là, Gao-zhi stava penetrando Zong con tenera passione. Quando gli fu completamente dentro, gli disse: "Cerca di non venire, Zong. Dopo vorrei che tu prendessi me..."
"Sì, mio amato. Quando il tempo sarà più dolce, una sera andiamo a farlo nel laghetto?"
"Sì, certo. Sarà bello poterlo fare di nuovo nell'acqua, come la nostra prima volta."
"Sì, era stato bello, là nel fiume. Dopo tanto che ci conoscevamo, accorgerci così, all'improvviso, che la nostra amicizia era diventata amore e desiderio..." disse Zong, poi ridacchiò.
"Che hai ora da ridere?" gli chiese l'amante.
"Ti ricordi che non lo sapevamo ancora fare bene? Che ci abbiamo messo un po', prima di riuscire a farlo?"
"Era la prima volta per tutti e due. A volte ancora mi chiedo che cosa ci ha fatto capire che la nostra amicizia era diventata altro? Che tutti e due, in quel giorno, abbiamo sentito il bisogno di accogliere l'altro dentro di noi?"
"Dai, ora... fammi sentire quanto ti piace starmi dentro." gli disse Zong.
"Pensi che anche i nostri padroni stiano facendo l'amore, adesso, nella loro stanza?" chiese iniziando il suo forte va e vieni nel suo ragazzo.
"Penso di sì, Gao-zhi. Due che si amano, non possono resistere a stare assieme, nudi nel letto, senza fare l'amore, credo. Oh, sì, così... così mi piace..."
"Ti piace di più quando ti faccio mio o quando mi fai tuo?" gli chiese il ragazzo, muovendoglisi dentro con crescente piacere.
"Non lo so... Mentre mi prendi come ora, mi piace di più essere preso, ma mentre sono io a prendere te, mi piace di più prenderti..."
I due ragazzi tacuqero, gustando la loro unione, assaporandone ogni attimo, ogni movimento.
Avevano ragione nel pensare che anche i loro padroni erano allacciati a fare l'amore.
Durante una breve pausa, per non far cessare troppo in fretta la loro unione, Chan chiese a Li Pao: "Credi che Ren possa essere il ragazzo adatto per il nostro Zhu?"
"Penso di sì. Se Zhu non avesse provato niente per lui, non avrebbe perorato la sua causa con tanto fervore... E il ragazzo mi è sembrato altrettanto interessato a poter restare con Zhu, e non solo per avere un lavoro, un tetto, qualcosa da mangiare. Comunque, staremo a vedere..."
"Chi mi preoccupa, è Ch'ien. Pare che non riesca ad uscire dalla sua tristezza, dal suo dolore..."
Li Pao annuì: "Sì, anche io sono preoccupato per lui. Anche se là nella villa il nostro amico sta bene, è troppo solo."
"Credi che dovremmo proporgli di venire a vivere qui con noi?"
"No, lui desidera stare là, dove ha conosciuto la felicità con Hung Hsi. Qui si sentirebbe anche più solo, nonostante la nostra compagnia. Deve solo accettare il suo dolore, e allora forse ne potrà uscire."
Proprio in quell'ora, Ch'ien, in un accesso di tristezza, decise di rivestirsi e di uscire dalla villa. Ai due soldati di guardia al portale, chiese che gli aprissero. Uscì, e si mise a camminare lungo la strada che scendeva in ampi zig-zag verso valle.
Ad un certo punto vide sul ciglio della strada un focherello, accanto al quale un vecchio si stava scaldando, accoccolato a terra.
Quando raggiunse quel punto, lo guardò un po' incuriosito e stava per passare oltre, quando la voce del vecchio lo fece fermare.
"Signore, perché non vieni a scaldarti al mio fuoco?
"Non ho freddo..." rispose Ch'ien fermandosi e guardandolo di nuovo.
"Sì che hai freddo... dentro al tuo cuore."
"Che ne sai, tu, vecchio?" gli chiese il giovane uomo, senza rudezza.
"Vieni qui, accanto al fuoco, signore."
"Nessun fuoco, vecchio, mi potrà mai scaldare..."
Il vecchio, con voce stranamente dolce, disse, quasi in un sussurro:
"Calato è il sole dietro alla finestra
la notte incombe nel mio cuore.
Nella stanza dorata, nessuno
asciuga le mie lacrime.
Sul letto deserto
il mio cuore invoca la fine:
i bei fiori del pero
hanno perso tutti i loro petali.
Io sono come il filo d'erba
spezzato dagli zoccoli dei cavalli.
Nessuno vede le mie lacrime,
nessuno le asciuga."
Ch'ien annuì: "È proprio così, vecchio. Il mio cuore invoca la fine."
Il vecchio riprese:
"Snello e flessuoso, ha dodici anni appena!
Come un bocciolo sul ramo di pesco
ai primi giorni del secondo mese.
Fra sei anni, in un chiaro meriggio,
proprio ove ora noi siamo,
il volto di lui ed i fiori di pesco
si specchieranno fra loro, dello stesso colore.
Quel volto, io non so dirti
dove ora sia: a nord? a sud? Dove?
Ma i fiori di pesco, come lui
rideranno felici nel vedere il tuo volto.
Tu chiederai: "Chi sei? - Lui dirà: "Son tuo!"
"Perché mi dici questo? Chi sei, vecchio?" gli chiese turbato Ch'ien.
"Sono un messaggero."
"Da parte di chi?"
"Non so. Ma ho fatto un sogno, e nel sogno qualcuno mi mostrava questa strada, mi suggeriva le parole che t'ho detto, mi faceva fretta perché giungessi qui non troppo oltre il tramonto. Così, sono venuto."
"Non ti ha detto chi era?"
"No, né ho potuto vederlo in volto. Ma ho visto la sua mano, e c'era una piccola cicatrice sul palmo..."
Ch'ien impallidì: "Se la fece un giorno che voleva tagliare in due una pera per darmene la metà... Nella tua prima poesia tu hai parlato di un pero..."
"Allora tu sai chi è chi mi ha mandato."
"Come hai fatto a sapere che ero io quello a cui dovevi portare il suo messaggio?"
"Mi ha detto che nessun altro sarebbe passato per questa strada, fra il tramonto ed il sorgere del sole, in questa notte."
"E lui ti ha detto... che fra sei anni..."
"Sì, queste sono le parole della seconda poesia."
"E avrà diciotto anni e mi dirà: Son tuo?"
"Esattamente. E avrà il volto del colore dei fiori di pesco. E non sarà notte come ora, ma sarà il meriggio. E vedi, qui accanto c'è un albero di pesco, e quel giorno sarà in fiore. Perciò non puoi sbagliarti, saprai che è lui, colui che l'uomo che mi ha parlato in sogno ti manda."
Ch'ien si alzo in piedi e chiuse gli occhi, e lacrime scesero nuovamente sulle sue belle gote. Poi li aprì di nuovo, per ringraziare il vecchio, ma non vi era più nessuno accanto al focherello che languiva.