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una storia originale di Andrej Koymasky


pin IL RAGAZZO DELL'ACQUEDOTTO
CAPITOLO 7 - HOU-KU = GAMBA FINALE - IL PADIGLIONE DEGLI IRIS

Wang Sheng sorrise: "Finalmente sappiamo chi ha fatto perdere la testa al nostro giovane Li Pao!" esclamò.

"Hai poi solo tre anni più di lui." gli disse Ts'ai Ta-chieng. "Mi piace quel Chang, è bello e simpatico."

"Stai già pensando di fregarlo a Li Pao?" gli chiese Sheng con un sorrisetto malizioso.

"Non dire sciocchezze. Innanzitutto non farei mai una cosa simile a Li Pao. E comunque Chan non ha occhi che per lui." ribatté Ta-chieng.

"Oh, sì, d'accordo. Mi chiedo solo quanto durerà la loro infatuazione. D'altronde, a me bastano i nostri servi e le nostre serve. Con tanti di noi che guardano solo i maschi, quelli come me che non fanno differenze hanno ottime probabilità di successo. "

Entrò nella stanza Ch'en Yü-liang, il decano dei letterati. Si rivolse a Sheng, di cui aveva sentito le ultime parole.

"A proposito, Sheng. Ho saputo che hai costretto il soldato Shu Tso a giacere con la serva Ts'ui mentre tu prendevi lui..."

Wang Sheng rise: "Sì, ma poi ho preso anche lei: sai che a me piace sia la carne che il pesce, no?"

"Hai fatto una cosa assai riprovevole. Non sai che Ts'ui è stata promessa in sposa al servo Wang?"

"Certo che lo so. Ma dai, dopo tutto è solo una serva e le piace cogliere steli di giada..."

"Sai che il principe non ammette che si forzi alcuno, neanche i servi o i soldati, a fare queste cose." lo rimbeccò severamente Ch'en Yü-liang.

"Non li ho forzati, li ho solamente allettati." disse il letterato facendo spallucce.

"Chiami allettare, tu, minacciare qualcuno di fargli perdere il posto? No, Sheng, o smetti di comportarti in questo modo, o dovrò chiedere al principe di trasferirti altrove."

"Ma via, Yü-liang, te la prendi tanto perché ti piace il soldato Shu Tso? Mica te l'ho rubato, no? Te lo puoi portare a letto ogni volta che vuoi, so che lui non aspetta altro! Volevo solo che Shu Tso potesse provare al tempo stesso le due emozioni, di accoppiarsi con una femmina e con un vero maschio, per capire che cosa gli piace veramente."

"Sembra proprio che tu non voglia intendere ragione. Ti ho messo in guardia, Sheng. Sappi che ti tengo d'occhio."

"Solo perché sei il più vecchio di noi, credi di poter fare la voce grossa con me?" lo sfidò Sheng.

"No, solo perché il principe mi ha nominato capo dei suoi letterati. Sono io che devo vegliare che nessuno violi le regole della casa del principe." gli rispose Ch'en Yü-liang in tono severo, ed uscì dalla stanza.

Ts'ai Ta-chieng gli disse: "Yü-liang ha ragione, ed è stato cortese a metterti sul chi vive. Che tu sia un valente letterato non ti esime di assolvere degnamente ai tuoi doveri. Possibile che tu abbia più glande che cervello?"

Sheng fece spallucce: "Che ci vuoi fare? A volte prende il sopravvento l'uno, a volte l'altro."

"Non dimenticare che siamo qui grazie al nostro cervello, però, non grazie al nostro glande!" gli disse Ts'ai Ta-chieng.

"Se anche lo volessi dimenticare, c'è sempre chi si preoccupa di ricordarmelo. No, no, Ta-chieng, non mi guardare con quell'espressione accigliata. So bene che cosa mi conviene fare. Sarò più prudente, in futuro."

"Meglio così. Solo non confondere prudenza con astuzia. Anche la volpe astuta cadde nella tagliola, non dimenticarlo."

"Ti riferisci a Li Pao e al suo Chan, per caso? Chi di loro due sarebbe la volpe e chi la tagliola?" chiese Sheng ridacchiando.

Ts'ai Ta-chieng scosse il capo ed uscì dalla biblioteca. Wang Sheng prese uno dei suoi amati libri di Arte del Governo e si immerse in lettura. Dopo poco entrò Chan.

"Ti chiedo scusa, letterato Wang, se interropo la tua lettura, ma sai dove sia Li Pao?" chiese il giovane sovrintendente all'acquedotto.

"No, non sono la sua balia. Sarà forse nel quartiere dei servi che si sta riposando con uno di loro." rispose con sarcasmo il letterato.

"Se così è, sono sicuro che si sta solo riposando, null'altro." gli rispose Chan tranquillamente. "Vado a cercarlo là."

"Bussa, annunciati, prima di aprire la porta, e lascia loro il tempo di ricomporsi." gli disse Sheng.

Chan non dette peso alle parole del letterato, ed uscendo pensò che il suo precedente giudizio sui letterati, trovava piena conferma in Wang Sheng. Si recò nel quartiere dei servi per cercare Li Pao. Sentì la sua voce provenire da dietro una porta. Stava per bussare ed annunciarsi, quando si fermò con la mano a mezz'aria.

"No, non dire così, Sung. Ti ho già detto che ti credo quando mi dici che il tuo amore è sincero, e sono lieto che tu me l'abbia confessato. Vedrai, troverò un modo perché il tuo amore abbia la soddisfazione che desidera. Lasciami il tempo di immaginare uno strattagemma..."

Chan sentì un tuffo al cuore, ebbe l'impulso di fuggire via, ma qualcosa impediva alle sue gambe di muoversi. Con il cuore in tumulto, restò in ascolto.

"Tu sei il più buono e gentile, qui dentro, Li Pao. Lo sai che per te farei qualsiasi cosa. Ma affrettati, per favore, io non credo di saper aspettare a lungo. Se quel ragazzo venisse a sapere quanto grande è il mio amore... anche se sono solo un servo..."

Chan sentiva una morsa stracciargli le viscere, si sentiva quasi perdere i sensi.

"Io gliene parlerò, e vedrai che saprò sistemare ogni cosa, e saprò farti raggiungere la felicità a cui aneli. T'ho detto, devi solo lasciarmi un po' di tempo..."

"Sì, Li Pao, e te ne sarò eternamente grato..."

"Ora andrò a parlargli, subito. Va bene? Tu aspettami qui. Ci vorrà un po' di tempo. Devo innanzitutto capire se anche lui ti ama quanto tu ami lui. Poi devo vedere a che cosa è disposto per te..."

Chan corrugò la fronte: di chi e di che cosa stavano parlando? Non dunque di lui, non del loro amore...

"Lui mi disse che gli piaceva farlo con me, non che mi ama." disse il servo.

"A volte, prima di rendersi conto che si ama, ci vuole un po' di tempo. Non sempre l'amore scocca a prima vista. Guarda me e il mio amato Chan: all'inizio si credeva che fra noi ci fosse solamente il piacere di conversare assieme..."

Ora Chan tirò un profondo sospiro di sollievo e si dette dello stupido. La colpa del suo timore era sua, per aver interpretato le prime parole che aveva udite, ed anche le parole maliziose che Wang Sheng aveva insinuato in lui. Non doveva mai più cadere in simili tranelli.

Si ritirò silenziosamente, perché capì che Li Pao stava per uscire dalla stanza. Dopo poco, infatti, mentre lui percorreva il corridoio che portava agli uffici, si sentì chiamare.

"Chan, oh, eccoti qui. Io devo prendere il mio cavallo e scendere al villaggio. Devo andare a parlare con il figlio del medico, per sondare le sue intenzioni."

"Per che cosa, Li Pao?" gli chiese fingendo di non sapere nulla.

"Sung, il servo, sta bruciando d'amore per lui. Si sono incontrati alcune volte in segreto. Ora è venuto a sapere che il figlio del medico è stato promesso in sposo alla figlia del capo-villaggio e teme di perderlo. Così cercherò di capire come veramente stanno le cose. Il povero Sung sta molto male, all'idea..."

"Se il matrimonio è deciso... temo che ci sia poco da fare." disse Chan.

"Dipende. Non pochi uomini, pur sposandosi, hanno una concubina, un'amante. Spesso il matrimonio non è che una forma di contratto fra due famiglie, specialmente fra la gente meno umile. Con tatto, vedrò di capire che cosa il giovane Mo-jo veramente prova nei confronti di Sung."

"Tu veramente ami l'amore, mio buon Li Pao." gli disse con un sorriso Chan.

"Se così non fosse, non sarei degno di essere tuo..." sussurrò Li Pao con tenerezza.

Sceso al villaggio, Li Pao legò il cavallo fuori dalla casa del medico e chiese di Mo-jo. Quando il giovane uomo uscì, il letterato gli chiese se aveva tempo per passeggiare un poco con lui. Camminado lungo la riva del fiume, Li Pao affrontò l'argomento.

"Ho saputo che sei stato promesso in sposo, Mo-jo. Voglio congratularmi con te. Pare che la figlia del capo-villaggio sia una bella ragazza."

"Non brutta, certo. Ma neanche colei che io avrei scelto. I nostri genitori avevano così deciso diversi anni fa, ma solo pochi giorni or sono ce lo hanno comunicato e hanno reso pubblico il nostro fidanzamento."

"Non sembri molto contento per questo matrimonio..." gli disse Li Pao studiandone l'espressione.

"Non posso esserlo, dato che non è lei che amo." rispose il giovane uomo.

"Non potresti dirlo a tuo padre e dirgli che ami un'altra, e che vorresti sposarti piuttosto con lei?" gli chiese Li Pao fingendo di non sapere nulla.

"Non servirebbe a nulla, ormai tutto è deciso. Comunque io non potei mai sposare la persona che vorrei al mio fianco."

"È per caso una donna sposata, colei che ami?" gli chiese Li Pao.

"No... non è quello il problema..."

"È allora forse una monaca? O una persona di troppo umili origini?" chiese Li Pao.

Il giovane fece un triste sorriso: "Non, non è neppure una monaca, e sì, è di umile stato, ma neanche questo è il problema."

"Ma questa persona... sa che tu l'ami? Gliel'hai mai detto?"

"No, non gliel'ho mai detto."

"E perché mai?" chiese Li Pao incuriosito.

"Perché non l'ho capito chiaramente fino al momento in cui mio padre mi ha detto che dovevo sposarmi..."

"Sei comunque abbastanza ricco per prendere colei che ami come concubina. Sai che spesso una concubina è di umili origini, e che questo non ha alcuna importanza. Un uomo deve sposare una donna della sua classe, ma può avere come concubina anche una donna di una classe molto inferiore."

"Non posso neppure prenderla come concubina. Purtroppo."

"È già la concubina di qualcun altro? O è forse una donna delle locande, che deve offrire i suoi servigi ai viaggiatori? Ma anche in quest'ultimo caso, se tu paghi il suo riscatto, potresti portarti la ragazza in casa..."

Il giovane si fermò e lo guardò: "Il fatto è che né mio padre, né il padre della mia futura sposa, accetterebbero mai che io prenda in casa con me la persona che amo, perché... non è una ragazza, ma un ragazzo!"

Li Pao annuì: "Potresti prenderlo come tuo servo e, con discrezione, unirti a lui senza che né la tua sposa, né i vostri genitori, né altri lo sappiano. Se il ragazzo è di umili origini, sarà naturale che faccia il servo in casa tua, non credi? Non credi che lui, se ti ama, sarebbe lieto di venire a servire in casa tua e di poter essere il tuo amante?"

"Ci sono due problemi. Il primo è che non so se anche lui mi ama. Gli piace... farlo con me, questo sì, ma non mi ha mai detto di amarmi. Il secondo problema è che... è un servitore su alla villa del principe: non so se otterrebbe il permesso di lasciare il suo servizio per venire con me, se pure lo desiderasse..."

"Oh, un servo nella villa del principe, dici? Come l'hai conosciuto?"

"Mandano sempre lui a chiamare mio padre per salire fino alla villa, o a venire da me per farsi confezionare le medicine. Così accadde una volta che io... tentai di sedurlo e lui si lasciò sedurre da me... e ci si è incontrati in seguito diverse volte..."

"Perché non ne hai parlato con lui?" gli chiese Li Pao.

"Perché non vorrei che mi ridesse in faccia, se gli dico che l'amo. E perché non so, comunque, se vorrebbe lasciare la sua prestigiosa posizione di servitore nella corte del principe per servire in casa mia. E perché sinceramente non avevo ancora pensato a questa possibilità." rispose il giovane.

"Senza parlare dei problemi non li si risolve, Mo-jo. Ed è meglio rischiare di farsi ridere in faccia che macerarsi nel rimpianto. Se ti ridesse in faccia saprai che non ti meritava. Ascolta, se mi dici il suo nome, lo manderò da te con la scusa che ho bisogno di una medicina. Tu parlagli, chiarite le cose fra di voi."

"Sei molto gentile, letterato. Ma se anche lui desiderasse venire a fare il servo per me, resta il problema del principe..."

"In questo caso, parlerei io con il principe, e sono quasi certo che il principe lo lascerà venire al tuo servizio."

"Il ragazzo... si chiama Sung. Lo conosci?"

"Sì, lo conosco piuttosto bene. È un buon ragazzo. Bene, Farò così: parlerò con il ragazzo e se lui mi dice che è anche innamorato di te, te lo manderò con la scusa che ti ho detto. E frattanto parlerò subito con il principe. D'accordo?"

"Sei davvero molto gentile a preoccuparti così per noi. Comunque andrà a finire, sappi che potrai contare su di me per qualsiasi cosa io possa fare per te."

Li Pao riprese il suo cavallo e tornò alla villa. Raccontò a Sung tutto il colloquio avuto con Mo-jo, gli disse di andare subito al villaggio per incontrarlo, con la scusa di prendere una medicina per lui.

"Che medicina ti devo portare, Li Pao?"

"Una qualsiasi... è solo una scusa. Vai dal capo del personale e digli che ti ho dato ordine di andarmi a prendere la medicina che Mo-jo ha preparato per me. Io frattanto andrò a parlare con il principe."

Hung Hsi accettò subito la richiesta di Li Pao. Aveva appena messo il proprio sigillo sul documento con cui assegnava Sung come servo del figlio del medico, come suo dono per le nozze del giovane, quando uno dei soldati di guardia alla villa giunse trafelato, chiedendo udienza.

"Mio principe e signore, un imponente corteo con le insegne imperiali, con molti armati, funzionari ed il carro di stato, sta salendo verso la villa."

"Imponente, dici? Sarà forse mio padre che si degna di venirmi a trovare, dopo tante promesse mai mantenute?" disse il principe alzandosi. Poi disse: "Ch'ien, fai subito preprare i miei abiti di stato, e anche tu, metti le vesti più belle, ti voglio al mio fianco, quando renderò omaggio a mio padre. E tu, Li Pao, avverti tutti gli altri che si preparino, e che vengano nella sala delle udienze al più presto, per accogliere degnamente l'Imperatore."

Li Pao prese il documento con il sigillo del principe e si affrettò ad eseguire gli ordini ricevuti. La villa ferveva di attività, servi, funzionari, soldati correvano per ogni dove, affaccendandosi per ricevere nel modo più degno il corteo imperiale. Liang Chän, come capo del cerimoniale, sovraintendeva a tutto.

Finalmente, proprio mentre il lungo corteo varcava il portale del giardino anteriore ed invadeva il giardino stesso, dal carro di stato scese il Primo Consigliere di corte, che si avviò verso la sala delle udienze nel padiglione centrale della Villa della Fenice Nera.

Giunto al cospetto di Hung Hsi, l'alto dignitario si prostrò davanti al principe. Questi capì immediatamente che cosa fosse accaduto, s'alzò in piedi e sbiancò in volto.

"Salute a te, Figlio del Cielo. Il tuo nobilissimo padre purtroppo ci ha lasciato ieri all'ora terza del giorno, misteriosamente stroncato da un malore mentre passeggiava nel giardino privato. Siamo subito accorsi per portarti la tristissima notizia, e pregarti di venire con noi alla capitale per dirigere le cerimonie funebri ed assumere il trono come ti spetta..."

"Morto... così, d'improvviso... Non sapevo fosse malato..." disse Hung Hsi sorreggendosi al braccio del suo Ch'ien.

"Il grande Yung-lo tuo padre non aveva alcun male apparente. I medici di corte dicono che semplicemente il suo cuore ha smesso di battere. Forse i suoi ventidue anni di regno, le guerre e le molte cure del vasto impero hanno consumato il suo cuore prima del tempo."

"Mi preparerò e verrò quanto prima. Darò ordine ai miei servi di prepararvi gli alloggi..."

"I soldati hanno portato le tende, poché sappiamo che non vi è abbastanza spazio per tutti noi, qui alla villa della Fenice Nera. Le stanno già piazzando fuori dalla cinta della villa."

"Bene. Puoi ritirarti ora. Lasciami solo con il mio dolore, per un poco."

Il nuovo imperatore fece cenno a tutti di uscire, ma chiese ai suoi letterati e principali funzionari di restare.

"Così, amici, la nostra vita ha un brusco cambiamento. Verrete tutti con me a corte e mi assisterete e consiglierete nel mio nuovo compito. Tu, Ch'en Yü-ling, sarai il mio primo Consigliere privato. E tu, Li Pao, dopo le cerimonie tornerai qui e sarai il sovrintendente della mia amata villa della Fenice Nera. Te la affido, sperando di poterci tornare di tanto in tanto per riposarmi: solo qui ho conosciuto un periodo veramente felice nella mia vita.

"Mi spiace, Chan, di non aver avuto il tempo di bere la buona acqua che mi hai promesso. L'assaggerò quando potrò tornare. Oltre che sovrintendente dell'acquedotto, ti nomino sovrintendente a tutte le acque ed ai giardini della villa. Non vi do un incarico a corte come agli altri miei amici, perché so che voi due preferite certamente restare qui, che comunque è il luogo che più amo, in tutto il mio impero.

"Ora, prepariamoci per il viaggio. Tu mio amato Ch'ien, non mi mancare proprio ora, ti prego. Non abbandonare mai il mio fianco."

"Come potrei, mio signore e Imperatore."

"A te, come so che desideri e molte volte mi hai detto, non darò nessun incarico ufficiale, oltre questo di restare sempre al mio fianco. Tu sarai la mia ombra, che non abbandona mai il corpo di un uomo, se non quando scende la notte eterna."

Quando, il giorno seguente, il nuovo imperatore salì sul carro di stato, Chan si inginocchiò davanti a lui, porgendogli una coppa di acqua fresca.

"Prima del tuo viaggio, nobile Figlio del Cielo, bevi, ti prego, un po' d'acqua da questa coppa. L'ho attinta dalla nuova pignatta che c'è al fondo del tratto che sono riuscito a far costruire fino ad oggi..."

Hung Hsi sorrise, prese la coppa e ne sorbì l'acqua: "Davvero eccellente, Chan, davvero eccellente. Sono lieto che questo buon sapore mi accompagni nel viaggio che mi attende. Mi spiace toglierti per qualche giorno il tuo Li Pao. Lo lascerò tornare quanto prima. Te lo prometto."

Chan e Li Pao si salutarono.

"Mi mancherai terribilemente, mio amato..." gli disse Li Pao.

"Anche tu mi mancherai. Ti attenderò con impazienza. Ma ora il nostro Imperatore ha più bisogno di te di quanto ne abbia io. Buon viaggio, amore."

In assenza di Li Pao, Chan si dedicò a tempo pieno a supervisionare di persona la costruzione dell'ultimo tratto dell'acquedotto. Fece fare una nuova pignatta dai vasai, per fare la derivazione che avrebbe portato la buona acqua anche al punto accanto alle rive del laghetto dove Li Pao gli aveva detto che avrebbero fatto costruire il loro padiglione.

Finalmente Li Pao tornò, con i documenti che nominavano lui e Chan ai loro nuovi incarichi. Il nuovo imperatore gli aveva anche donato alcuni campi attorno al laghetto dell'ottagono, perché potessero goderne i proventi, e gli disse di scegliere quattro ragazzi come servi personali da pagare con i fondi della villa.

Tornato alla villa, Li Pao convocò subito i mastri muratori e carpentieri e con loro stese i progetti per costruire il muro ottagono e il portale, di bianca pietra sormontata da tegole smaltate di verde, e per costruire il padiglione, in buon legname e con tegole grigie. Il padiglione sarebbe stato composto di due parti, una arretrata, con le cucine e gli alloggi per i quattro servi, una stalla ed i magazzini, ed una aggettante al centro, verso il lago, fino al prato degli iris, che avrebbe contenuto le stanze per loro due e la biblioteca, in cui intendeva portare parte dei libri della villa, fra cui Ch'eng Yü-liang gli aveva detto di scegliere liberamente.

Il fianco della montagna ferveva di lavori. Sia Li Pao che Chan erano molto indaffarati. Ma ogni sera si ritiravano nella loro stanza, nella villa, per riposare e fare finalmente l'amore.

Chan era steso sulla schiena sul loro letto e sorrideva al suo amante. Li Pao, in piedi accanto al letto e tenendogli le caviglie, stava lietamente muovendosi in lui con immutata passione, al dolce chiarore di due lanterne.

"Mio amato, quanto è bello, ogni volta, poter stare in questo modo dentro di te..." disse Li Pao continuando a prenderlo in lente e lunghe spinte.

"Ed è bellissimo per me accogliere in casa sua il mio forte e caldo signore." sospirò lieto Chan carezzando i fianchi dell'amante, che guizzavano ad ogni spinta.

"Davvero non desideri anche tu che il mio signore prenda possesso della sua casa?" gli chiese Li Pao.

"No, lo sai bene. Se tu me lo ordini, io lo farò, ma per me è perfetta così, la nostra unione. E poi lo vedi, come il tuo signore esulta senza bisogno di far nulla per farlo gioire, no? Lo sai bene il potere che hai di portarmi al godimento superemo solo prendendomi come stai facendo."

Continuarono a fare l'amore con gioia, con passione, finché furono soddisfatti e si stesero abbracciati, attendendo che il dolce sonno giungesse.

"Davvero sei felice con me, amato mio?" gli chiese Li Pao accarezzandolo tenearmente.

"Se potessi esserlo di più, temerei che il mio cuore scoppi per la troppo grande emozione."

"Dobbiamo cercare quattro servi per la nostra nuova casa, che fra poco sarà pronta ad accoglierci. Che dici, li scegliamo fra quelli rimasti qui nella villa, oppure li cerchiamo nei villaggi qui intorno?"

"Dei servi della villa, l'unico che mi piace veramente è Zhu... Gli altri, non so, non dico che non siano buoni servi, ma neppure mi piacerebbe averli con noi nel padiglione." disse Chan pensoso.

"Allora gli altri li cercheremo nei villaggi. Anche a me piace Zhu. Solo mi chiedo come mai, nonostante abbia la mia stessa età, non pare che sia interessato né ad uno dei compagni, né ad una delle serve."

"Forse non ha ancora trovato la persona giusta per lui." notò Chan.

"Se Zhu decidesse un giorno di prendere moglie, che pensi, dovremmo prenderla con noi, oppure rimandarlo a lavorare con la sua donna qui nella villa?"

"Forse rimandarlo nella villa. Preferirei che i nostri quattro servi siano tutti come noi: saremmo più liberi in casa nostra, non ti pare?"

"Anche qui siamo liberi, nonostante la presenza delle serve." gli fece notare Li Pao.

"Sì, ma qui è molto grande, c'è molto spazio, si può avere una discreta intimità. Lassù invece, il padiglione sarà piccolo. Inoltre, quando il tempo è buono, mi piacerebbe fare di nuovo l'amore accanto al nostro laghetto. Se fossero tutti e quattro come noi, almeno lassù, saremmo veramente liberi."

"Hai ragione, Chan. Vedremo di trovare perciò quattro servi che condividano con noi le nostre preferenze. Questo però significa che dovrò sondare Zhu per capire come la pensa."

"Credo che sia come noi... non so, è solo una sensazione, però... Sì, fai bene a sondarlo, prima di offrirgli di lavorare per noi al padiglione."

Così, il giorno seguente, dopo il pranzo, Li Pao andò nelle cucine a cercare Zhu. Lo fece uscire nel giardino anteriore con sé.

"Dimmi, Zhu," iniziò Li Pao deciso ad affrontare subito quanto lo interessava, "Ho notato che tu non sembri mai appartarti con nessuna delle serve... C'è qualcuno dei servi o dei soldati che ti interessa, forse? O semplicemente fra le serve nessuna ti attrae sufficientemente?"

"Signore, quando fui portato quassù, all'età di diciotto anni, ero già da cinque un servo nelle cucine della Città Proibita. A quei tempi il signore Wang Sheng mi aveva sedotto, per questo fui scelto per venire a servire nella villa. Ma il signore Wang si disinteressò presto a me. E se pure qualche volta ho avuto occasione di appartarmi con uno degli altri servi, in occasione dei nostri giochi che tu ben conosci, nessuno ha avuto il potere di catturare il mio cuore, di far sorridere la mia anima."

"Stando quasi sempre qui, hai poche occasioni di trovare la persona giusta. Non è così?"

"Sì, signore, è così... non ci posso fare nulla."

"Forse, Zhu, posso fare io qualcosa per te. Forse sai che il mio padiglione, su all'ottagono, è quasi completato. Se tu verrai a lavorare lassù per noi... potresti interessarti tu di girare per i villaggi e la campagna per procurarci il nostro cibo, e così, forse, trovare anche il tuo compagno. Se tu un giorno mi dicessi che l'hai trovato, sarò lieto di prenderlo in casa per servirci, e così permettervi di vivere insieme..."

"Sarebbe molto bello, signore. Ti ringrazio."

"Bene, faremo così, allora. Appena il Padiglione degli Iris sarà pronto, ti trasferirai lassù con noi."

Stava parlando con il servo, quando arrivò trafelata una delle serve: "Signore, signore, la serva di nome Ch'iao ha le convulsioni... che dobbiamo fare?"

"Mandate subito a chimare il medico giù al villaggio, no? Dov'è il capo dei servi? Perché non ti sei rivolta a lui?"

"Il capo dei servi, signore, è andato alla locanda a cercare una cavalla secca [= prostituta]..."

"Ho capito. Bene, prenderò il mio cavallo ed andrò io stesso a chiamare il medico." disse Li Pao uscendo sollecitamente.

"Il signore è molto gentile, a scomodarsi così per una semplice serva..." disse la ragazza a Zhu.

"Il signore è il più sollecito di tutti, lo è sempre stato. Per lui un servo è come fosse un suo pari."

"Oh, sì, lo sappiamo tutti. Infatti ha preso nel suo letto quel ragazzo e l'ha fatto nominare capo delle acque e dei giardini!" rise la servetta.

"Ma taci, serpente velenoso. Il signor Chan è stato nominato sovrintendente dall'imperatore per i suoi meriti. E se divide il letto con il signore Li Pao, questa cosa non riguarda né te né me. Torna al tuo lavoro, o questa sera ti farò mettere davanti un piatto vuoto... o anzi, un piatto pieno di escrementi, come meriteresti. Sciò, via, togliti di torno!" la rimproverò Zhu.

Frattanto Li Pao era sceso al galoppo fino al villaggio, aveva detto al medico di salire subito alla villa, perché una delle serve aveva le convulsioni. Stava per risalire a cavallo, quando Mo-jo lo chamò dalla porta della sua casa.

"Oh, Mo-jo. Come stai? Ho piacere di rivederti."

"Sto molto bene, specialmente ora che, grazie al tuo interessamento, Sung serve in casa mia."

"E... tua moglie? Tutto bene con lei?"

"Sì, tutto regolare. Non credo che sospetti quanto c'è fra me e Sung, o se anche lo sospetta, non dice nulla, e lo tratta bene, come tratta l'altro servo."

"Dove è, ora Sung? In casa?"

"Sì, sta curando due ragazzi che mi sono stati portati d'urgenza ieri sera."

"Curando? Oh che, è diventato un medico anche lui?" chiese Li Pao stupito.

Mo-jo rise: "No, ma mi fa da assistente. Dopo averli fatti vomitare, sta facendo bere latte ai due ragazzi, per annullare gli effetti del veleno che avevano ingerito per uccidersi."

"Un ragazzo e una ragazza? Pene d'amore?" chiese Li Pao incuriosito.

Mo-jo scosse il capo: "Tu che ami un ragazzo, e che hai fatto in modo che io possa vivere con il mio ragazzo, dovresti immaginare che le pene d'amore possono esistere anche fra due ragazzi, no? Le loro famiglie hanno scoperto la loro relazione ed hanno deciso di separarli. Così i due ragazzi hanno deciso di morire assieme bevendo il veleno. Per loro fortuna ne hanno ingerito poco..."

"Chi sono, questi due ragazzi?" chiese interessato Li Pao.

"Non credo che li conosci. Il più grande, Gao-zhi, ha diciassette anni ed è il figlio del sotto-capo della guarnigione del villaggio. L'altro, Zong, ha sedici anni ed è il figlio del guardiano del tempio buddhista alle porte del villaggio."

"Ed ora, se tu li salvi, che intendono fare le due famiglie?"

"Sono già salvi, devono solo eliminare tutti i cattivi umori dal loro corpo. Sono giovani e forti, in pochi giorni si saranno rimessi. Il padre di Zong lo vuole mandare come novizio in un altro monastero, lontano da qui. Il padre di Gao-zhi vuole farlo entrare nell'esercito imperiale e farlo mandare alla frontiera."

"Tu li conosci bene, questi due ragazzi?"

"Sì, abbastanza. Li ho visti crescere."

"E che ne pensi?"

"Sono due buoni ragazzi... perché?"

"Sto cercando due servi... che ne dici se li prendessi al mio servizio? Credi che accetteranno? Che le famiglie si opporranno?"

"I due ragazzi, se possono restare assieme, accetteranno sicuramente. Quanto alle due famiglie... anche se tu ufficialmente non hai autorità sugli abitanti del villaggio, sei pur sempre il sovrintendente della villa dell'imperatore e suo amico. Non credo che avranno il coraggio di opporsi."


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