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una storia originale di Andrej Koymasky


pin IL RAGAZZO DELL'ACQUEDOTTO
CAPITOLO 6 - CHUNG-KU = GAMBA CENTRALE - IL SOVRINTENDENTE ALL'ACQUEDOTTO

Li Pao era preoccupato per quello che Chan gli aveva detto e non sapeva più che fare. La loro relazione procedeva in modo splendido, ma un tarlo ora rodeva l'anima ed il cuore del giovane letterato.

Un giorno Chan, dopo aver fatto l'amore con Li Pao accanto al laghetto, gli disse che voleva fargli vedere una cosa. Rivestitisi, il ragazzo dell'acquedotto lo condusse su fino ad un capanno dove tenevano gli attrezzi per la manutenzione delle tubature.

"Pensavo che quando verrà il cattivo tempo potremmo trovarci qui. Però dovremmo venire dopo il tramonto del sole, quando tutti i compagni ed i capi sono andati via. Potremmo anche portare una calda coperta da usare quando farà più freddo e nasconderla sotto quel cumolo di paglia. Ma non è per questo che ti ho portato qui. Aspetta un attimo..."

Chan frugò nel mucchio di paglia che vi era in un angolo, e ne tirò fuori due pignatte di terracotta.

"Vedi, questa bassa è la pignatta di giunzione che usiamo ora. Ha un foro per inserire i tubi che portano acqua, ed uno per inserire quelli che la portano via. Togliendo il coperchio, sul fondo troviamo pietruzze e granelli di sabbia, o a galla foglie morte e rametti, insetti morti, piume ed altro. Ogni tanto bisogna mettere un tappo ai due tubi di bambù, poi sfilarli, e pulire la pignatta. Poi si rimette tutto a posto. Ma questo interrompe il flusso dell'acqua. Inoltre non si riesce a purificarla abbastanza con questo metodo."

"Sì, capisco. Quindi il vostro lavoro normale è pulire le pignatte."

"Esatto. A volte dobbiamo anche cambiare uno dei tubi di bambù che si è crepato e sostituirlo con uno nuovo. Inoltre i tubi non si incastrano perfettamente nei fori, perciò le fessure vanno chiuse con argilla fresca perché non si perda troppa acqua nelle giunzioni. È chiaro, Pao?"

"Sì, certo, è chiaro."

"Ma quando si mette l'argilla fresca, si intorbida per un poco l'acqua. È vero che si diluisce nel flusso, sì che dopo poco non si vede più, ma là alla villa non bevono acqua molto più pura di quella che berrebbero prendendola dai ruscelli. L'acquedotto perciò è quasi del tutto inutile."

"Tanto vale distruggerlo, tu pensi?" chiese Li Pao incuriosito.

"No, affatto. Bisognerebbe migliorarlo. Ora guarda," disse togliendo il coperchio alla pignatta più alta e grande, "questa l'ho fatta fare io dal mio amico vasaio."

Questa seconda pignatta, oltre ad essere più grande, aveva un doppio foro di ingresso ed un doppio foro di uscita. Inoltre aveva un foro laterale più piccolo verso l'alto. All'interno, invece di avere un'unica camera, era suddivisa da flange parallele, alcune che lasciavano uno spazio sul fondo, altre un po' più basse in alto, sì che si formavano diverse camere.

"Sembra piuttosto complicata, questa tua pignatta..." notò Li Pao.

"Lo è, per rendere l'acqua veramente pura. Vedi, questa camera si deve riempire fino a metà con rametti secchi di coda-di-topo strettamente intrecciati ed arrotolati; questa seconda camera di carbonella tritata finemente; questa terza camera di sabbia pura. Ognuna delle tre materie chiusa in un sacchetto di seta fine, ben premuto verso il fondo in modo che l'acqua non possa fluire intorno."

"Ancora più complicato..." disse Li Pao, però con curiosità.

"L'acqua passerebbe qui, andando giù e su e passando prima attraverso i due sacchetti con le code-di-topo, poi attraverso i due con la carbonella ed infine nei due con la sabbia e finalmente tornerebbe su ed uscirebbe nei tubi che la portano in basso. L'acqua sarebbe così perfettamente purificata. Inoltre entrando due tubi ed uscendone due, quando si cambiano i sacchetti della metà di destra della pignatta e si interrompe il flusso, dall'altra parte l'acqua continuerebbe a fluire senza mai interromperla."

"Ma perché i rametti di code-di-topo, e la carbonella e la sabbia? L'acqua non ne verrebbe fuori sporca e con un gusto cattivo?"

"Al contrario. Quando si preparano i sacchetti si laverebbero bene ed a lungo sì che le parti più minute ne escano prima di usarli. Ogni tipo di sacchetto purifica in modo diverso l'acqua, e ne viene fuori più buona di quella di sorgente. Ho fatto le prove, funziona perfettamente."

"E questo foro più piccolo?" chiese Li Pao indicando il foro laterale.

"Come vedi è al livello della parte superiore delle paratie: se il flusso d'acqua fosse troppo grande, o se per un problema l'acqua defluisse più lentamente di quella che vi entra, l'eccesso uscirebbe di qui, e non andrebbe direttamente da un tubo all'altro senza passare attraverso i tre filtri."

"Molto ingegnoso." disse Li Pao.

"Ma i miei capi non ne vogliono sapere, non mi vogliono stare a sentire. Ti pare che sia io lo sciocco o loro?"

"Per quello che io ne posso capire, tu sei nel giusto e loro sono assai stupidi... Ci sono, nel tuo sistema, svantaggi?"

"L'unico svantaggio è che bisognerebbe rifare tutto l'acquedotto, far fare le pignatte in modo più complesso, e ci sarebbe il lavoro per preparare i sacchetti e cambiarli quando sono intasati o troppo usati. Ma a mio parere, per dare all'Imperatore e alla sua corte un'acqua molto migliore, sarebbe un prezzo che vale la pena di pagare. Un altro svantaggio può essere che bisognerebbe assumere più lavoranti per mantenere bene tutto l'acquedotto. Circa una metà in più di quanti ora siamo."

Li Pao annuì, ed ammirò l'ingegnosità del suo ragazzo. Si disse che doveva trovare il modo di far accettare la soluzione immaginata da Chan.

Stavano per uscire dalla costruzione, quando Chan lo tirò a sé e lo baciò in bocca.

Poi gli chiese: "Sei fiero, del tuo ragazzo?"

"Molto. Più ti conosco più sono fiero di te. Più ti conosco, più sono innamorato di te. Spero di non deluderti mai..." disse infine, ripensando alla sua bugia.

Tornato alla villa, Li Pao passeggiava su e giù per il giardino immerso nelle sue riflessioni e nei suoi pensieri. Andò a sedere sul bordo della veranda.

Dopo poco Ch'ien lo salutò e sedette accanto a lui.

"Ti vedo preoccupato, da qualche giorno, Li Pao. Ci sono problemi?"

"Posso confidarmi con te, Ch'ien?"

"Certamente puoi. Non sai che, oltre a doverti gratitudine, ti sono amico?

"Vedi, Ch'ien, da qualche tempo io sono innamorato..."

"Questo ormai l'abbiamo capito tutti." gli disse il preferito del principe. "Ma perché ora sei preoccupato? Colui che ami non ti ama più? O ti sta creando problemi?"

"No, mi ama più che mai, però... Gli ho detto una bugia, e se lui la scopre, temo che mi lascerà sdegnato."

"L'hai tradito con un altro ragazzo?"

"No, no, lo amo troppo per fare una simile cosa. No... vedi, io, da prima di incontrarlo, di conoscerlo, avevo l'abitudine, di tanto in tanto, di travestirmi da contadino ed andare su per il monte per godere la libertà e l'amata campagna... Tu sai che prima di essere un letterato ero un contadino, no?"

"Posso capirti..."

"L'ho conosciuto appunto in una di queste mie segrete uscite. Lui è uno dei ragazzi dell'acquedotto, un ragazzo buono, bello, intelligente... pensa che ha inventato un modo per rendere più buona l'acqua dell'acquedotto, anche se il suo capo non lo ascolta, non ne vuole sapere, non vuole neanche fare una prova per verificare la bontà della sua idea. E lui, il mio Chan, è convinto che io sia veramente un contadino come ha creduto all'inizio e come io gli ho detto e non ho mai avuto il coraggio di smentire..."

"Una piccola bugia di poco conto. Se ti ama, continuerà ad amarti anche quando saprà che sei un letterato ed un funzionario. Anzi, ne sarà molto probabilmente lusingato." gli dise Ch'ien.

"Purtroppo non è così. Parlando, ho scoperto che lui mai si metterebbe con un letterato. È certo che siamo tutti falsi e che pur di poter prendere il nostro piacere con un ragazzo di umile estrazione, siamo pronti e capaci di mentire, di lusingare, di fare promesse che poi non manteniamo."

"Ma se ti ama e se ti conosce..." obiettò il preferito del principe.

"No. Ho sondato più volte la sua anima, il suo cuore, il suo pensiero. Se scoprisse che sono un letterato, se anche lo venisse a sapere perché sono io a dirglielo, fuggirebbe via da me, cesserebbe di amarmi..."

"Come puoi esserne sicuro, amico mio? Prova a parlargliene... a spiegargli che non avevi cattive intenzioni, a ripetergli che tu lo ami..."

"No, no, non posso, sono certo che lo perderei." esclamò Li Pao in tono desolato.

"Ma se lo scoprisse lui, non lo perderesti ugualmente?"

Li Pao per un po' restò pensieroso, poi sembrò rasserenarsi: "Ho trovato la soluzione al mio problema." disse.

"Bene. Che pensi di fare?"

"L'unica soluzione è che io rinunci ad essere un letterato, che io lasci la carriera e la villa della Fenice Nera, e che trovi un lavoro in uno dei villaggi circostanti come contadino. In questo modo, quand'anche il mio Chan venisse un giorno a sapere, non potrebbe dubitare del mio amore."

"Davvero tu saresti disposto a tanto, Li Pao?" gli chiese stupito Ch'ien. "Quanto grande è dunque il tuo amore per quel ragazzo! Rinunceresti ai tuoi libri, ai tuoi studi, alla tua carriera per continuare ad avere il suo amore!"

"Non rinuncerei a nulla di essenziale, Ch'ien. E salverei invece qualcosa che è veramente essenziale. Che mai sarebbe un uomo senza amore?"

"Sei ammirevole, Li Pao, ed un uomo coraggioso."

"Devo andare subito dal principe, per chiederli perdono per lasciarlo così, per preferire il mio amato al mio servizio per lui... e se mi punirà, accetterò la sua punizione..." disse Li Pao alzandosi con espressione gioiosa.

"Intercederò per te, mio buon amico, se ve ne sarà bisogno." gli disse Ch'ien.

Li Pao si girò per andare a chiedere udienza al principe e si trovò di fronte a Hung Hsi. Immediatamente di inginocchiò davanti a lui.

"Signore, stavo venendo da te. Ho una grazia da chiederti."

Il principe sorrise e gli fece cenno di alzarsi: "Ho casualmente potuto udire tutto quanto hai confidato al mio Ch'ien. Chi è dunque, questo tuo ragazzo dell'acquedotto? Se tu sei così innamorato di lui, deve valere molto. Lo voglio conoscere."

"Oh, signore, mi vuoi dunque rovinare rivelandogli chi sono veramente? Ti prego, lasciami andare, altrimenti io non saprei come fare. Ti prego, signore."

"No, mio buon amico. Dopo tutto quanto tu hai fatto per me, lascia che sia io a fare qualcosa per te. Fidati di me." gli disse il principe con un sorriso.

"Ma, signore, ti prego..."

"Basta così, Li Pao. Se l'unico mezzo per conservare il suo amore è che tu ricominci a vivere e lavorare come un qualsiasi contadino, ti lascerò andare, non temere. Ma ora lascia fare a me, e lascia che io incontri questa perla rara."

"Come comandi, signore." accettò infine Li Pao, anche se con espressione preoccupata.

"Quando il ragazzo verrà qui e sarà alla mia presenza, voglio che non ti veda, ma desidero anche che tu sia nascosto per ascoltare tutto quanto mi dirà ed io dirò a lui. Sii pronto comunque a venir fuori appena ti farò chiamare."

"Sì, principe Hung Hsi, farò come mi chiedi."

"Molto bene."

Il principe chiamò il Capo del Personale della sua piccola corte e lo mandò con un servo ed un soldato a convocare il ragazzo dell'acquedotto, ordinandogli di portarlo subito alla sua presenza.

Il Capo del Personale partì subito e salì andando a cercare il Responsabile dell'acquedotto.

"Fra i lavoranti dell'acquedotto vi è un ragazzo di nome Chan?"

"Sì, nobile Capo del Personale. Che cosa ha combinato, il ragazzo? Mi è sempre sembrato un buon lavoratore, non ostante un po' troppo pieno di fantasie."

"Mandalo a chiamare. Deve venire con me."

"Ha rubato, forse? Ha commesso qualche crimine? Ne sarei molto stupito, come t'ho detto, mi è sempre sembrato un ragazzo dabbene..."

"Ti vuoi decidere a farlo venire qui? Non sono tenuto a dirti perché il ragazzo è stato convocato, né ho intenzione di passare qui tutta la giornata!"

"Certo, nobile signore. Lo mando a chiamare immediatamente."

Chan giunse, il Capo del Personale lo prese con sé e tornò con il ragazzo alla villa. Quando il ragazzo fu nel guardino anteriore, guardò la bella villa con occhi sgranati.

"Non l'avevo mai vista tanto da vicino... è molto bella!" esclamo meravigliato.

Il Capo del personale fece avvertire il principe che il ragazzo era giunto, poi lo condusse alla sua presenza. Chan si prostrò davanti al principe, che ne apprezzò l'avvenenza.

"Sei tu Ssu Chan del villaggio di Pan-tang, il ragazzo dell'acquedotto?"

"Sì, altissimo principe, sono Chan, il tuo umile servitore."

"Mi è giunta voce che tu sia un valente lavoratore al mio acquedotto."

"Faccio del mio meglio, nobilissimo signore, per servirti."

"Ho anche udito che hai immaginato un metodo ingegnoso per rendere anche più buona la mia acqua. È vero? Di che si tratta?"

Il ragazzo lo guardò un po' sorpreso, poi si disse che il suo futuro sovrano doveva essere davvero ben informato su ogni cosa.

"Non ho qui la mia pignatta da mostrarti... e non so se ti sei degnato di informarti su come funziona oggi il tuo acquedotto..."

"Se ti faccio portare carta e pennelli, sei in grado di spiegarmi con i tuoi disegni e le tue parole come funziona l'acquedotto e quale sia la tua idea per renderlo migliore?"

"Posso provarci, altissimo signore. Spero di saperlo fare, senza abusare della tua pazienza."

Il principe fece portare un tavolo, quattro cuscini, il necessario per disegnare, poi fece sedere il ragazzo ed andò a sedere accanto a lui, assime al suo Ch'ien. Chan prese il pennello ed iniziò a disegnare ed a spiegare. Sia il principe che Ch'ien gli facevano domande a cui il ragazzo dell'acquedotto rispondeva in modo chiaro ed esauriente.

Alla fine il principe disse: "A me sembra che tu abbia avuto una validissima idea. Mi sembri un ragazzo molto intelligente, e credo valga la pena che si rifaccia tutto l'acquedotto secondo le tue indicazioni. Ora, dato che i tuoi capi non hanno neppure voluto ascoltarti, ho deciso che tu prenderai il loro posto ed organizzerai e sovraintenderai tutti i lavori."

"Potente signore, sono solo un ragazzo, ho solo diciannove anni, sono fra i più giovani e... e se mi metterai al posto del Capo dell'acquedotto, attirerai su di me solo invidia, rancori e desiderio di vendetta."

"Non ti preoccupare per questo. Farò trasferire il tuo capo ed il suo assistente alla capitale, nella Città Proibita, facendogli avere un incarico altisonante e di poca responsabilità, che lo farà sentire onorato e lieto, sì che non avrà motivo di rancori nei tuoi confronti. Ti nominerò capo al suo posto, e tu sceglierai il migliore dei tuoi compagni come tuo assistente, e troverai nuovi ragazzi per avere sufficiente personale alle tue dipendenze."

"Temo che tu mi dia una responsabilità maggiore di quella che le mie spalle sapranno sostenere..."

"Da come ci hai spiegato il funzionamento dell'acquedotto e poi le tue idee per migliorarlo, direi che conosci sufficientemente a fondo il tuo lavoro per svolgerlo in modo egregio. Da questo momento, perciò, tu sei il nuovo Sovraintendente dell'acquedotto. Riceverai la paga che ti compete in questo tuo nuovo rango."

"Signore altissimo, tu mi confondi. Farò del mio meglio per servirti in modo degno."

"Molto bene. Perciò, tu da oggi verrai a vivere qui nella villa, ti farò dare abiti consoni al tuo nuovo ruolo, e non è escluso che, quando saprò apprezzare meglio il tuo valore, non ti affidi anche nuovi incarichi."

"Mio generoso signore, principe, io sono solo un ragazzo, sono solo figlio di contadini..."

"Anche il mio avo, che fondò la dinastia ora sul trono del Paese di Mezzo, era solo un contadino..."

"Mi sentirei perso, qui alla tua corte... non saprei nemmeno come comportarmi, sono un ragazzo rozzo, semplice e senza istruzione, non conosco le regole e l'etichetta di corte..."

"Ti affiderò un valido maestro che ti insegni queste formalità. Ma tu dovrai venire a vivere qui ed abbandonare tutto."

"Perdonami, signore potente, ma se devo seguire i lavori, dovrei continuare a vivere al villaggio e ogni giorno supervisionare i lavori e..."

"Nominerai un tuo assistente che lo faccia per te, e tu andrai solo una volta ogni quarto di luna a controllare... nel frattempo starai qui per diventare un degno fuzionario..."

"Perdonami, signore... non adirarti con me, ma... io davvero non posso accettare la tua generosissima offerta."

"E perché mai? Dammi una buona ragione."

"Io... io, vedi, io amo una persona, non posso separarmi così... gli ho giurato eterna fedeltà e..."

"Ti ordino di dimenticarla. Sono certo che troverai anche qui qualcuno degno del tuo amore. Vuoi dunque contravvenire ai miei ordini?"

"Perdonami, signore. Lascia che io continui ad essere un semplice ragazzo dell'acquedotto, uno dei tanti..."

"O accetti la mia offerta, oppure ordinerò che ti sia mozzata la testa." gli disse allora il principe.

"Come tu vuoi, signore potente. La mia vita ti appartiene. Preferisco che tu dia l'ordine di mozzare la mia testa piuttosto che abbandonare colui che amo." disse in tono ad un tempo rispettoso e fiero il ragazzo.

Il principe sorrise. Ch'ien disse: "Ascolta, Chan, prima di disobbedire al principe, perché non fai una prova, perché non incontri prima colui che ti farà da maestro e guida?"

"Non posso, signore. Se non potessi vedere più il mio amato, per me sarebbe uguale a morire, perciò tanto vale che la mia testa sia mozzata subito."

"Ma potresti abitare qui nella villa con il tuo amato..." gli suggerì Ch'ien.

"Davvero potrei? Tu ordineresti al mio amato di trasferirsi qui nella tua villa?" chiese il ragazzo in tono di speranza.

"No, non posso ordinargli di trasferirsi qui nella mia villa... Né intendo che tu ne esca senza avermi obbedito." rispose il principe divertito.

"Allora, signore, fammi mozzare il capo." rispose risolutamente il ragazzo.

"Eppure... io so che posso convincerti ad accettare le mie decisioni..." gli disse il principe sorridendo divertito.

"Non lo credo possibile. Perdonami, signore." rispose il ragazzo, desolato.

"Vedremo. Ora chiamerò il tuo maestro. Parlerai con lui, poi mi farai sapere, mi dirai assieme al maestro che ti assegno, che cosa sceglierai: se servirmi come io voglio, o se rinunciare alla tua vita." disse il principe. "Attendi qui." gli ordinò poi ed alzatosi, uscì.

Andò dove Li Pao era rimasto in ascolto.

"Il tuo ragazzo è davvero notevole e t'ama più della sua stessa vita. Vai dunque a parlare con lui."

"Ma se mi vedrà così, con gli abiti di corte..." obiettò Li Pao, ancora poco convinto.

Il principe rise: "Se può servire... togliteli tutti di dosso e fagli vedere che sotto questi abiti c'è sempre il suo Li Pao, il suo amato."

Li Pao entrò trepido nella stanza assieme al principe. Appena Chan sentì scorrere di lato la porta, si prostrò. Li Pao gli giunse accanto, sedette su uno dei cuscini e gli disse in tono dolce:

"Alzati, Chan, non devi prostrarti davanti a me."

Il ragazzo riconobbe la voce di Li Pao e si alzò a sedere guardandolo con occhi sgranati: "Tu qui, Pao? Tu... con quelle vesti... Tu..."

"Amato mio, prima di giudicarmi, ascoltami, ti prego..."

"Tu sei in realtà un funzionario imperiale, sei in realtà un letterato..."

"Mio adorato Chan, sotto queste vesti c'è sempre il tuo Li Pao. Io non ho mai avuto intenzione di ingannarti..." gli disse e gli spiegò perché quel primo giorno l'avesse creduto un contadino, e perché lui non gli avesse detto subito di essere in realtà un ex-contadino, ma di essere ora un letterato.

"Non intendevo affatto mentirti, ingannarti. All'inizio per me aveva poca importanza, godevo semplicemente incontrarti, parlare con te. Poi ci innamorammo e non sapevo più come fare per rimediare, specialmente quando tu mi dicesti che mai avresti potuto amare un letterato..." disse in tono accorato Li Pao.

"Tu, un letterato..." ripeté stupito Chan.

"Prima che tu decida, Chan, permetti che io ti dica una cosa." interloquì Ch'ien, "Li Pao si confidò con me e mi disse che intendeva rinunciare ai suoi amati studi, ai suoi libri, alla sua carriera per ricomonciare a lavorare come contadino, per restare accanto a te, pur di non perdere il tuo amore. E tu sei disposto a rinunciare alla tua vita, pur di non essere separato da lui. Se il vostro amore è così grande, lasciate parlare il vostro amore e decidete che fare."

"Se tu rinuncerai alla tua vita, Chan, io pregherò il mio principe che prenda anche la mia!" gli disse Li Pao prendendogli una mano fra le sue.

Chan guardò Li Pao che lo guardava con occhi supplichevoli, poi Ch'ien che gli sorrideva teneramente, infine il principe che aveva un'aria vagamente divertita.

"Ma tu m'avevi detto, potente signore, che se io vivessi qui, non potrei comunque vivere con il mio amato..."

"Non è esatto, Chan. Ti ho detto che non potevo ordinargli di trasferirsi qui nella villa... perché già ci vive. Ma dimmi, ora che sai che Li Pao è un letterato e non un contadino, lo ami ancora?"

Chan guardò Li Pao con occhi pieni di tenerezza e disse a voce bassa ma ferma e chiara: "Lo amo più della mia stessa vita. Poco m'importa che sia un contadino, un letterato, un imperatore... Oh, perdonami, principe, non intendevo mancare di rispetto... Amo troppo Li Pao per rinunciare a lui. Obbedirò perciò a qualsiasi tuo ordine, se mi permetterai di vivere al suo fianco."

"Molto bene, Sovraintendente agli acquedotti! Benvenuto qui alla mia corte. Ora vi lascio soli. Li Pao, conduci il Sovraintendente nella tua stanza ed inizia ad insegnargli l'etichetta di corte... dopo che vi sarete rinnovati il giuramento di amore."

Li Pao ringraziò il principe e Ch'ien, si alzò, prese per mano Chan e lo condusse fino alla propria stanza. Quando furono soli e Li Pao ebbe chiuso la porta, si trovarono l'uno nelle braccia dell'altro.

"Avevo tanta paura che, scoprendo che sono un letterato, tu saresti fuggito lontano da me..." mormorò Li Pao.

"Davvero tu avresti lasciato tutto questo, per restare con me, amato mio?"

"Senza nessuna esitazione."

"Vedi, nella vita si ha sempre da imparare qualcosa di nuovo. Persino un letterato può essere degno di amore... Sì che ti amo, mio Li Pao, per me rimani lo stesso che un giorno vidi giacere nudo sulla pietra nera del laghetto, lassù..."

"D'ora in poi vivremo assieme..." gli sussurrò il giovane letterato carezzandolo su tutto il corpo con crescente desiderio.

"Sì, non avremo più il problema di dove incontrarci, ora che viene il freddo e che comunque il laghetto appartiene a uno dei letterati della corte del principe."

"Fu un dono dell'Imperatore ad un letterato che ama molto quel luogo incantato, e quel letterato si chiama Li Pao. Lo conosci?" gli disse il giovane uomo.

"Davvero ora è tuo?" chiese radioso il ragazzo.

"No, ora è nostro e solo nostro. Vi farò costruire attorno un muro, e dentro un bel padiglione, e sarà il nostro regno, amato mio."

"Oh, Li Pao... come hai potuto dubitare che io potessi non amarti più..."

"Avevi giurato che mai ti saresti messo con un letterato, perciò il mio cuore era colmo di timore..."

"Prima di tutto, riconosco il mio errore riguardo ai letterati: ve ne sono anche degni di amore. E, secondo, certo che sarei fuggito via e fuggirei via da qualsiasi letterato, perché ero già e sono l'amato di Li Pao!"

Si spogliarono l'un l'altro, si stesero sul letto, e si dedicarono ai piacevoli preliminari d'amore con crescente gioia e piacere. Ora, ogni nube era scomparsa dalle loro anime. Si unirono in un lungo ed intimo bacio.

"Ora capisco perché non volevi mai toglierti il fazzoletto dal capo, mio dolce bugiardo..." gli disse Chan con un ampio sorriso, "Non volevi che il taglio e l'acconciature dei tuoi capelli ti tradisse..."

"Mai più bugie fra di noi..." sospirò Li Pao, felice.

"Mai più, certo. Ma facesti bene a mentirmi, o quai certamente sarei fuggito da te prima di rendermi conto di quanto avrei perso... Ti amo, Pao, ti amo tanto!"

"Anche io, non ho amato mai nessuno, prima di te, e non amerò mai nessuno quanto amo te, mio prezioso Chan."

"Perché non me lo dimostri, allora?" gli chiese il ragazzo, stando raggomitolato su un fianco e protendendo il culetto verso il duro, fermente ed eretto, bel membro virile del suo amante.

Li Pao gli si mise sopra e lo prese così, carezzandogli il corpo e baciandolo in bocca. Scivolò dentro di lui ed iniziò a muoverglisi dentro con maschia passione. Con altrettanto maschio desiderio, Chan lo accoglieva tutto in sé, sentendosi immensamente felice.

"Oh, mio Pao, quanto è bello poterlo fare su un morbido letto. Quanto è bello sentirti in me, così appassionato e forte. Sei tutto mio, proprio mentre mi fai tuo con tanto tenero vigore."

"Sì, tuo, tutto e per sempre tuo. Oh, Chan, mio Chan, lo senti quanto ti amo? Dimmi. Lo senti?"

"Sì, sì..." mugolò felice il ragazzo. "Sì, così... Oh... dammi tutto il tuo amore... Oh... ecco... io... io... vengo!"

"Eccomi... sì... anch'io... Oh, amore..." gemette felice Li Pao scaricandosi in lui e baciandolo profondamente con appassionato vigore.

Si stesero abbracciandosi strettamente, intrecciando le loro membra. Più tardi, Li Pao prese fra i propri panni due tunicelle e codusse Chan nella stanza del bagno dove si lavarono l'un l'altro, poi si immersero nell'acqua tiepida per rilassarsi.

"Credi davvero che sarò capace di svolgere bene il mio compito di sovrintendente all'acquedotto? Credi davvero che il principe sarà contento del mio lavoro?"

"Ne sono certo, mio amato Chan."

"E davvero farai costruire un padiglione lassù al laghetto?"

"Certamente. Lo faremo costruire assieme. Ho già ricevuto dall'ufficio delle terre dell'imperatore il certificato di proprietà, e dalla tesoreria i buoni per i lingotti d'argento. Potremo quanto prima far iniziare i lavori, amato mio."

"Potrei far fare una derivazione dall'acquedotto, col permesso del principe, per avere anche nel padiglione acqua buona e pura da bere..."

"Credo che non vi sarà nessun problema."

"Quale buona fata è venuta a visitare la casa dei miei genitori, il giorno in cui io sono nato?" chiese Chan.

"La fata dell'amore, che quando sono nato io ha legato un filo di seta rossa al mio piede destro, ed ha atteso la tua nascita per legare l'atro capo al tuo piede destro."

"Sì, deve proprio essere così." mormorò Chan, lieto.


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