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una storia originale di Andrej Koymasky


pin IL RAGAZZO DELL'ACQUEDOTTO
CAPITOLO 5 - CHI-KU = GAMBA INIZIALE - L'OTTAGONO E LE BUGIE

Erano già trascorse tutte e quattro le fasi lunari e Chan e Li Pao si erano incontrati quasi ogni giorno. Parlavano a lungo, piacevolemente, fra di loro. Ammiravano l'uno l'avvenenza dell'altro e le loro mani s'erano fatte via via più ardite, i loro baci via via più teneri, intimi e lunghi.

Non conversavano più, ormai, usando la metafora del pesco e del giardiniere. Parlavano esplicitamente di sé stessi e di quanto stava nascendo, o piuttosto fiorendo, fra di loro. Il desiderio che li spingeva l'uno verso l'altro cresceva dolcemente, giorno dopo giorno. Si aprirono l'uno all'altro, raccontandosi le loro precedenti esperienze, anche se Li Pao doveva continuare a fingere che tutte fossero avvenute durante una normale vita di contadino.

Chan, gli disse: "La mia prima volta? Avevo tredici anni e fu assai piacevole. Era il quinto giorno del quinto mese. Nel nostro villaggio, in quel giorno, si celebra la festa in cui i bimbi di cinque anni sono presentati al tempio, dove gli indovini con i loro bastoncelli ed i loro gusci di tartaruga compiono la divinazione sui piccoli. Io fui incaricato di accompagnare il mio fratellino al tempio, ascoltare il responso, poi di riportarlo a casa.

"Come me, i miei vicini di casa Yüan di sedici anni e Huai di quattordici, avevano accompagnato i loro fratellini al tempio. Stavamo aspettando che venisse il nostro turno, quando Huai chiese sottovoce a Yüan se potevano incontrarsi, a sera, per giocare nella grotta del teschio. Yüan gli fece cenno di tacere, indicando me, ma annuì. Io feci finta di non aver sentito nulla. Capii che il loro era un incontro segreto e ne fui incuriosito. Decisi perciò di nascondermi nella grotta del teschio per vedere che gioco facessero.

"Appena fui libero dai miei impegni, salii fino alla grotta del teschio. Vi entrai un po' titubante, perché si diceva che era abitato da spiriti che, se disturbati, si lamentavano e perseguitavano gli incauti visitatori. In punta di piedi per non disturbare gli spiriti, con il cuore che mi batteva forte forte, mi nascosi in un anfratto ed attesi. Li sentii arrivare: ridevano e scherzavano. Vidi il chiarore della lanterna che Huai recava. Entrarono. Poco lontano da dove ero nascosto vi erano due pietre affiancate, una alta fino al ginocchio, una fino alla vita, entrambe con la sommità piatta.

"Huai appoggiò la lanterna sulla pietra più alta. Poi tutti e due si aprirono le vesti, Huai si stese con lo stomaco sulla pietra più bassa, Yüan gli si infilò fra le cosce divaricate e piegate in basso, afferrando le gambe piegate in alto con entrambe le mani, e vidi con stupore che gli infilava tutto il suo bastone di carne nel foro posteriore e che gli si muoveva dentro come fa il cavallo quando monta la giumenta. Sia Yüan che Huai avevano il volto sorridente ed entrambi gemevano il loro piacere.

"Fra le mie gambe sentii un forte calore, il mio stelo si sollevò e sentii il bisogno di liberarlo dagli abiti per darmi piacere da solo, come già avevo imparato a fare, imitando di nascosto i miei fratelli maggiori. Pensai che mi sarebbe piaciuto essere al posto di Huai o di Yüan per sperimentare il piacere che l'uno e l'altro parevano provare. Ma non avevo il coraggio di rivelare la mia presenza, temendo soprattutto le ire di Yüan, che era il più forte fra noi ragazzi.

"Ma ad un tratto sentii qualcosa camminarmi sul collo, sotto la nuca, e non pensai che era solo un insetto, ma uno spirito, così lanciando un grido spaventato, uscii dal mio nascondiglio, ritrovandomi quasi di fronte al viso di Huai, il mio stelo ancora duro e ritto nella mia mano. Yüan e Huai ebbero per un attimo un'espressione spaventata, poi risero vedendo il mio stato e Huai mi disse di avvicinarmi ancora.

"Appena gli fui davanti, mi afferrò con le mani per le anche e mi tirò a sé. Mentre Yüan iniziava di nuovo a muoversi il lui, Huai prese il mio stelo fra le mani ed si mise a leccarlo, baciarlo, poi lo prese fra le labbra e me lo succhiò. Yüan mi disse di muovermi avanti e dietro come faceva lui. Ci provai: era molto piacevole.

"Poi Yüan mi propose di scambiarci di posto: anche entrare in Huai da dietro era molto piacevole. Poi Yüan, che dirigeva i giochi, fece stendere me con la pancia sulla pietra, e prima Huai entrò dentro di me da dietro e Yüan da davanti, poi anche loro si scambiarono i posti ed anche quello mi piaceva. Solo Yüan non si stese mai sulla pietra. Ecco, questa fu la mia prima, piacevole volta."

Li Pao sorrise nel figurarsi quel gioco fra ragazzetti. Poi gli chiese: "E quale fu la tua volta più strana e divertente?"

Chan pensò un poco, poi ridacchiò: "È stato poco più di un anno fa, con uno dei soldati della villa del principe. Era venuto su con l'intendente delle stalle del principe per comprare un nuovo cavallo dall'allevamento del duca. Io ero stato mandato a far affilare le lame delle seghe per tagliare i bambù, dal fabbro che ha la bottega accanto alle stalle.

"Mentre l'intendente esaminava i cavalli ed io attendevo che le lame fossero pronte, io ero salito dietro le stalle, e m'ero inginocchiato sul muretto che regge le grandi giare delle riserve d'acqua delle stalle, appoggiandomi ad una di questa e mi sporgevo per parlare con uno dei miei fratelli che, lì sotto, stava strigliando un cavallo.

"Il soldato era giunto alle mie spalle. Mi salutò ed io mi girai un attimo per rispondere al saluto, ed avevo poi ripreso a parlare con mio fratello. Il soldato si inserì fra le mie gambe e mi palpò il culetto. Visto che non regivo, ma lo lasciavo fare, me lo scoprì e mi stuzzicò con un dito il foro. Io continuavo a far finta di nulla e a parlare con mio fratello."

"Ma tuo fratello non vedeva il soldato?" chiese Li Pao.

"No, lui era coperto dalla grande giara, e io mi affacciavo da un lato. Dopo poco sentii che stava iniziando a cercare di spingermelo dentro, allora anche io spinsi indietro per prenderlo tutto, e lui, quando fu completamente in me, iniziò a battere con vigore e con gusto, carezzandomi il ventre ed il petto, mentre io continuavo a parlare con mio fratello come se niente fosse...

"Quando si fu sfogato, si tolse, sedette a terra fra le mie gambe, me lo liberò dai panni e mi dette piacere con la bocca. Anche io raggiunsi presto il piacere, ed emisi un lungo gemito di piacere. Mio fratello mi chiese se stessi male. Io risi e gli dissi che avevo solo le ginocchia indolenzite a stare in quella posizione, lo salutai e scesi dal basso muretto. Il soldato si stava leccando le labbra con un sorriso compiaciuto e mi disse sotto voce che avevo un buon sapore..." concluse il ragazzo ridendo.

Li Pao gli chiese, carezzandogli il bel membro eretto: "E dimmi, Chan, perché hai sempre accettato con tanta spontaneità di farlo con altri, anche sconosciuti, ed ancora non hai fatto nulla con me?"

Chan lo guardò con un lieve sorriso: "Perché tu non sei un qualsiasi altro. Tu stai diventando ogni giorno più importante per me. Io vorrei che fra te e me vi fosse qualcosa di più di una semplice avventura, per quanto prevedo che sarà assai gradevole."

"Che cosa vorresti da me, in più?" gli chiese Li Pao sperando di ricevere la risposta che desiderava ascoltare.

"Il tuo amore, Pao. Vorrei diventare tutto tuo, se anche tu vuoi diventare tutto mio. Il soldato si è divertito con me e mi ha dimenticato appena si è girato dall'altra parte. Anche Yüan e gli altri, dopo un po' che ci divertiva assieme, si sono dimenticati di me, o mi ricordano solo come uno dei tanti..."

"No, per me non sarai mai uno dei tanti, Chan..."

"Da quando ho questa speranza nel cuore, non mi sono più unito con nessuno. Più a lungo saprò tenere a freno il mio desiderio per te, più sarò capace di restarti fedele se diventeremo amanti..."

"Anche per me è così. Anche io non ho più avuto avventure né incontri da quando sono rimasto affascinato da te, dal tuo sorriso, dal tuo bel corpo. Anche per me tu non puoi essere uno dei tanti, mio dolce Chan!" esclamò Li Pao.

"Il mio corpo reclama il tuo, Pao, lo vedi? Lo senti?" mormorò emozionato il ragazzo.

"Anche il mio anela unirsi con il tuo, Chan. Se mi è facile e naturale resistere al desiderio per altri, mi è sempre più difficile resistere al desiderio per il tuo corpo. Quanto ancora a lungo dovrò attendere prima di darti il mio corpo e che tu mi dia il tuo?"

Chan sorrise lieto: "Hai parlato di dare, non di prendere. Questo mi fa pensare che tu sia finalmente quello che ho capito di dover aspettare."

"Se uno prende una moneta dal mio barattolo, è un ladro. Se io gli do una moneta, riceve un dono. In entrambi i casi la moneta passa dal mio possesso al suo, ma quanto diverse sono le cose!"

"Sì, è così. È proprio così. Ma ancora non mi sento pronto a farti questo dono... né ad accettare il dono che tu vorresti farmi. Non ti offendere, Pao, ti prego. Quando il fagiano vede un uomo, fugge spaventato e si nasconde. Ma se l'uomo gli getta il miglio, lo becchetta felice e grato, dapprima da lontano, poi sempre più vicino, finché un giorno si lascerà anche carezzare dall'uomo, poi inizierà a becchettare il miglio dalla sua mano, e un altro giorno ancora correrà verso di lui quando lo vedrà giungere, e gli si accoccolerà in grembo senza timore, anzi, con piacere."

"Già siamo giunti a carezzarci in modo intimo, ed a baciarci senza timore..." osservò Li Pao con un sorriso.

"Presto inizieremo anche a gustare quanto l'uno ha da offrire all'altro, e dopo, saremo pronti a correrci incontro ed a restare uniti per sempre."

Li Pao era sepre più innamorato; ormai tutti i compagni se ne erano resi conto ed a volte lo prendevano in giro. Li Pao li lasciava dire, sorridendo beato.

Ch'ien, il preferito del principe, un giorno lo incontrò in giardino e gli disse: "Sono veramente felice per te, Li Pao. Pare che anche tu, finalmente, hai consciuto l'amore."

"Sì, è così." ammise lieto il più giovane dei letterati.

"Tutti si chiedono chi è il fortunato oggetto del tuo amore. Per quanto tengano gli occhi aperti, in preda alla curiosità, non sono riusciti a scoprire chi sia. Non ti apparti mai con nessuno, non hai mai incontri segreti..."

"O forse sono ancora talmente segreti che nessuno è ancora riuscito a scoprirli." gli fece notare Li Pao.

Più tardi, mentre stavano mangiando tutti assieme il pasto serale, Wang Sheng, T'ng Liang-fu e K'ung Lung, presi gli strumenti musicali, si misero a cantare una vecchia canzone popolare, premettendo che era in onore di Li Pao:

"Le mie vesti ho scartato ad una ad una, ah! e mi sono aperto come fiore al sole.
Mi sono bagnato con acqua di gelsomino, ah! e asperso con delicate essenze.
Ho preparato la strada al mio signore, ah! e ho ben lubrificato le porte.

"Con solenne, controllato vigore, ah! il mio signore m'ha imposto il suo scettro.
Più bello di un gioiello di giada, ah! in una forte danza senza fine.
Ha irrorato il suo giardino segreto, ah! con la sua dolce rugiada di vita.

"Batte nel mio petto un tamburo, ah! in consonanza con il battito del suo.
Entra il suo respiro in me, il mio in lui, ah! come brezza di primavera.
Finalmente lieto e grato posso riposare, ah! nel Padiglione delle sue membra."

"Quello che non ho ancora capito, Li Pao," disse Wang Sheng, "è se lo scettro della canzone tu l'abbia imposto o sia stato imposto a te!"

Hung Hsi, lo richiamò: "Sheng, dato che non si tratta né del tuo scettro, né delle tue porte, la cosa non ti riguarda. Chi non è capace di conoscere l'amore, non sa neppure apprezzarlo né rispettarlo."

"Un buon funzionario, principe Hsi, non si valuta per il grado del suo amore. Si valuta su altri parametri." gli rispose Sheng in tono rispettoso.

"E tanto meno si valuta per l'uso che fa del suo stelo di giada, né chiedendosi chi ammette nelle sue porte." gli disse il principe. "Qualcuno di voi vuole declamare un'altra poesia d'amore?" chiese poi.

Wei Hien-tsu, allora, declamò un'antica poesia:

"Verde, verde, l'erba lungo la riva,
fitti, fitti, i bambù nel bosco.
Bello, bello, il ragazzo sul mio letto,
bianco, bianco, il suo corpo m'invita.
Rosso, rosso, il suo viso per il desiderio,
dolci, dolci, le sue membra che mi offre.
In sogno l'ho visto, giacere al mio fianco,
d'un tratto mi sveglio: eccolo qui per me!
Un tempo era solo un mendicante,
oggi è il sovrano del mio cuore."
Quando Li Pao poté nuovamente andare al laghetto, non vi era nessuno. Si chiese che cosa avesse trattenuto Chan. Si tolse gli abiti da contadino, e si immerse nelle fresche acque. Guardava verso il punto da cui sarebbe dovuto comparire il ragazzo. Perché ancora non veniva?

L'autunno già colorava le foglie di mille sontuosi colori, ed i bambù del boschetto cacciavano le nuove foglie d'un tenero verde luminoso. Un usignolo lanciò nell'aria la sua triste melodia ed un ranocchietto dalle zampe rosse gli rispose con lievi versi di apprezzamento. Ma Chan ancora non si vedeva.

Li Pao emerse dall'acqua, sfregandosi il corpo con energia, per ritrovare un po' di calore, e lentamente si avviò, nudo come era, verso il punto erboso ed in piano della riva, pensieroso. E finalmente lo vide giungere, di corsa, trafelato. Lo attese in piedi sull'erba, aprì le braccia e lo accolse, stringendolo a sé e bagnandogli tutto il davanti dell'abito.

Le loro bocche si unirono in un caldo ed appassionato bacio. Li Pao gli aprì gli abiti e glieli tolse, poi di nuovo lo strinse a sé.

"Finalmente sei qui, amato mio!" gli sussurrò.

Chan gli fece un radioso sorriso: "Aspettavo con ansia questo momento!"

"Di essere fra le mie braccia? Di sentire il mio corpo fremere per te?"

"No, Li Pao. Di sentire che il tuo cuore è talmente pieno di me da far affiorare sulle tue labbra la parola magica: amato mio! È la prima volta che mi dici che mi ami... ora posso sedere sul tuo grembo fiducioso e felice, e donarti anche il mio corpo, oltre al mio cuore!"

"Vuoi davvero, finalmente, donarti a me?"

"E tu?"

"Anch'io mi voglio donare a te, amore!"

Si inginocchiarono, le loro bocche unite in un nuovo bacio pieno di passione. Il volto di Chan si colorò di un lieve rossore di desiderio. Li Pao sedette sull'erba formando un cerchio con le forti gambe, Chan gli sedette in grembo cingendogli la vita con le gambe snelle. Poi, muovendosi sul suo grembo, accolse tutto in sé lo stelo di giada dell'amato.

"Ti amo, Li Pao!" sussurrò sorridendogli lieto ed iniziò a muoversi su e giù, cingendogli il collo con le braccia.

"Oh, mio amato, mio dolce amato, sarai mio per sempre?"

"Non potrei essere mai più di nessun altro."

"Anche io sarò tuo per sempre."

Si baciarono ancora, in estasi per la piacevole unione dei loro bei corpi, così a lungo procrastinata e così a lungo desiderata. Una cutrettola arrivò frullando posandosi accanto a loro, chinò il collo su un fianco e li guardò danzare l'uno sull'altro sul verde prato. Poi volò via, cantando, annunciando su su per l'aria chiara il prodigio di cui era testimone.

Le foglie dei bambù fremettero dello stesso fremito dei loro corpi, mentre la cascatella cantava assieme ai loro cuori.

"Mio amato... mio amato..." sospirò lieto il ragazzo ed i suoi occhi rilucevano come neri diamanti.

"Mio amore... mio amore..." gli fece eco il giovane uomo, felice, stringendo a sé il corpo fresco eppur bruciante di passione dell'altro.

Quando l'emozione nel corpo dei due amanti fu troppo grande e forte, straripò, si riversò fuori, accompagnata una sinfonia si dolci gemiti di piacere. La superficie del laghetto si increspò e le carpe nell'acqua limpida restarono come sospese nel vuoto, immobili.

"Ti amo, Chan." sospirò lieve e grato il giovane letterato.

"Ti amo, Pao." gli rispose il ragazzo dell'acquedotto in un sussurro.

Si rialzarono ed andarono a bagnarsi, tenendosi per mano.

Il giorno seguente giunse sul giardino anteriore della villa un carro tirato da due buoi, scortato da alcuni soldati e funzionari. Portava i novantuno libri promessi dall'Imperatore. Uno dei funzionari annunciò che per ordine dell'Imperatore, l'Imperatrice Madre era stata mandata in esilio in una villa sul mare, all'estremo est del territorio dell'impero.

Un altro funzionario seguito da uno scrivano con un rotolo, ed il necesario per scrivere ed un sacco, chiese chi fosse il letterato Li Pao. Quando questi si fece avanti, mentre i compagni iniziavano a trasportare i preziosi testi nella biblioteca, il funzionario gli chiese di accompagnarlo fino al luogo del laghetto a forma del carattere che significa sole.

Li Pao guidò i due uomini con due dei soldati della scorta su fino al luogo. Il funzionario estrasse dal sacco otto pioli di legno, una mazza, una grande rotolo di corda ed una clessidra.

"Sai quali sono le condizioni, letterato Li Pao, non è vero?" chiese il funzionario.

"Sì, le ricordo bene."

Il funzionario allora rovesciò la clessidra e gli disse che poteva iniziare. Li Pao prese uno dei picchetti di duro legno, lo piantò nel terreno, poi vi legò un estremo della corda. Camminò salendo verso nord srotolando la corda. Dopo cinquecento passi si fermò, piantò il secondo paletto e vi fece girare attorno la corda. Camminò per altri cinquecento passi verso nord-est e piantò il terzo paletto. Poi pose il quarto a cinquecento passi verso est, sempre tendendo a corda. Piegò verso sud-est e scese per cinquecento passi, e continuò così, fino a formare un grande ottagono quasi perfetto, e tornare al primo paletto dove annodò di nuovo la corda.

"Ecco fatto." disse rendendo il mazzuolo al servo.

"La clessidra ha segnato solamente la metà del tempo che ti è concesso, ed il rotolo di corda è ancora lungo..." gli fece notare il funzionario. "Se vuoi ingrandire la superficie che vuoi prendere, hai ancora altrettanto tempo."

"No, va bene così." rispose Li Pao soddisfatto.

"L'imperatore mi ha dato ordine, nel caso avanzasse una parte del rotolo, di misurare quanto ne resta, e di consegnarti tanti tael d'argento quante braccia non ne hai usata." disse allora il funzionario.

Con il servo tagliò la corda, la misurò ed annotò il numero di braccia che ne restavano. Li Pao vide con sorpresa che avrebbe ricevuto una somma più che sufficiente per far costruire un muro attorno alla sua terra, con un bel portale, ed anche un ampio padiglione al suo interno.

Il funzionario fece prendere le misure e, aperto il rotolo che conteneva le mappe catastali della zona, vi segnò con il pennello l'ottagono, iscrivendovi il nome di Li Pao.

"Quanto prima riceverai sia il certificato di possesso che i tael che ti spettano. Possiamo tornare giù." disse il funzionario infine.

Frattanto Chan, avendo finito la giornata di lavoro, era tornato al villaggio. Dopo la cena, uscì con i fratelli per andare ad incontrare gli altri ragazzi del villaggio. Giocavano alla morra, cantavano, passavano il tempo assieme fino all'ora di andare a dormire. A volte due di loro andavano fra i cespugli per divertirsi. Lo facevano quasi tutti, almeno fino al giorno in cui si sarebbero potuti sposare.

Così, uno dei ragazzi propose a Chan di andare con lui per "cercare funghi da mettere nel barattolo" come usavano dire fra loro. Chan gli disse che non ne aveva voglia.

"Ehi, Chan, che ti capita, ultimamente? Dici sempre di no a tutti!" rise uno dei ragazzi, "Non ti piacciono più i funghi, o hai perso il tuo?"

"Ma no!" esclamò uno dei fratelli minori di Chan, "da un po' di tempo Chan è innamorato!"

"Davvero? E chi è la ragazza?" gli chiese un altro degli amici.

"O magari è un ragazzo o un uomo? Non t'abbiamo mai visto spiare o appartarti nessuna delle ragazze del villaggio." disse un altro.

"Perché?" chiese Chan sorridendo, "M'avete mai visto spiare o appartarmi con un uomo o un ragazzo?"

"Magari è Kuei, che è in squadra con te all'acquedotto!" disse un altro ridendo.

Kuei dichiarò: "No che non è con me! Anche se non gli direi di no, se me lo chiedesse. Secondo me ha perso il suo fungo..."

Chan, allora, ridendo si scoprì mostrando il proprio membro virile, poi lo ricoprì: "Avete visto? È ancora al suo posto, ed è in ottimo stato!"

Uno dei ragazzi gli si inginocchiò davanti, e in tono teatrale, parlando in falsetto, disse: "Oh, ti prego, nobile e potente Chan, abbi pietà di una ragazza affamata che sta morendo! Fammi assaggiare quel tuo fungo miracoloso! Mettilo, ti prego, in uno dei miei tre barattoli, finché avrà lasciato uscire tutto il suo bianco sugo!"

Il fratello maggiore di Chan prese il ragazzo per la collottola e lo fece alzare: "Mio fratello Chan è spietato, non ti dà retta. Vieni, mia bella ragazza, ti do io un ottimo fungo con cui levarti la fame!" e lo trascinò con se fra i cespugli mentre quello fingeva di essere spaventato e faceva buffe smorfie.

Dopo poco dai cespugli si levò un lungo ed alto "Ooooo, sì!" in falsetto e tutti risero a crepapelle.

Mentre, più tardi, rientravano in casa, il fratello più grande gli disse: "Di chi ti sei innamorato, Chan?"

"Ma che innamorato!" protestò debolmente il ragazzo.

"È inutile che neghi, è troppo evidente. Perché non me lo vuoi dire? È una donna sposata, forse?"

"No." disse semplicemente Chan.

"La conosco?"

"No."

"Vive in un altro villaggio? Dove l'hai incontrata? Lei ti fa gli occhi dolci?" chiese il fratello guardandolo.

"Sì. Da quella parte. No" rispose Chan divertito, senza indicare nessuna direzione.

"Mi stai prendendo in giro?" gli chiese il fratello.

"Sì." rispose e scappò via ridendo, entrando lesto in casa, perché il fratello aveva fatto il gesto di colpirlo con un pugno e lo rincorreva.

"Non sarà mica davvero Kuei?" gli chiese il fratello maggiore quando si furono coricati.

"Ma no!" disse ridacchiando Chan.

"Io ho l'impressione, comunque, che è non è né una donna né una ragazza." disse uno dei fratelli minori.

"E perché?" gli chiese il quarto fratello.

"Non hai notato che non guarda mai le ragazze, e come invece guarda alcuni dei nostri compagni?" chiese il terzo.

"Che c'entra, questo?" disse il maggiore. "E se fosse un ragazzo ci scoperebbe, non se innamorerebbe, no? Due uomini mica possono innamorarsi."

"Perché no?" chiese il più piccolo.

"Perché no!" rispose il maggiore. "Adesso dormite. Tanto, prima o poi scopriremo chi è la ragazza."

"No, non riuscirete mai a scoprirlo." disse sorridendo nel buio Chan, pensando che il suo Li Pao non era certamente una ragazza.

Il giorno seguente, quando Li Pao salì al laghetto, trovò Chan ad attenderlo accanto alla corda, che recingeva l'ottagono, con aria delusa.

"Non possiamo entrare, Li Pao, hanno recinto tutto il laghetto."

"Non ti devi preoccupare, vieni."

"Ma se il propietario ci vede entrare nella sua terra..."

"Lo conosco, è un letterato che vive giù alla villa. So che non gli dispiace se ci entriamo."

"Conosci uno dei letterati della villa?" gli chiese stupito il ragazzo.

"L'ho visto alcune volte..." gli rispose Li Pao prendendo per mano Chan e conducendolo dentro.

Scavalcata la corda, arrivarono al laghetto, raggiunsero la pietra nera affiorante e si tolsero gli abiti, poi si abbracciarono e baciarono.

"Sta cominciando a fare un po' freddo..." disse Chan.

"Non ancora, a quest'ora, amato mio."

"Ma presto farà freddo. Come faremo per vederci? Forse dovremo trovarci un altro posto. Ma dove?"

"Ci penseremo, amore. Per ora godiamoci questo posto e la nostra intimità."

"Sei sicuro che quel letterato non verrà qui, da un momento all'altro?"

"Non credo proprio che lo vedremo arrivare." gli disse Li Pao. "Ma se arrivasse, forse si innamorerebbe di te..." aggiunse poi.

"Oh, io non mi metterei mai con un letterato. Sono pieni di sé, e l'unica cosa che amano veramente sono i loro libri, i loro studi, la loro carriera. E poi, te lo immagini tu? Un letterato potrebbe magari divertirsi con me, ma mai innamorarsi di un ragazzo di campagna."

"Non sono mica tutti uguali. E alcuni di loro erano ragazzi di campagna, prima di diventare letterati. Non lo sai che si dice che anche l'antenato del nostro imperatore, era un contadino?"

"I contadini che riescono a diventare persone importanti, diventano anche più superbi ed arroganti di quelli che nascono in famiglie nobili."

"Ma se quel letterato ti dicesse che è innamorato di te?" insité Li Pao.

"Gli direi che è arrivato troppo tardi: ormai sto con te." rispose lietamente il ragazzo.

"Ma se te l'avesse detto prima che tu ti mettessi con me?"

"Non gli avrei creduto. Sanno parlare bene, per ottenere quello che gli interessa. Certamente mi direbbe che mi ama, soltanto per potermi portare nel suo letto e divertirsi con me, e poi dimenticarmi."

Li Pao era turbato. Ora era pentito di essersi fatto passare per un contadino. D'altronde, se Chan avesse saputo dal primo giorno che era un letterato, non si sarebbe mai innamorato di lui.

"Che hai, amore?" gli chiese Chan accarezzandolo intimamente, "Sembra che una nube abbia oscurato la tua anima."

"Nulla... non avevo mai pensato che i letterati fossero come tu li dipingi..."

"Amore mio, non pensare ai letterati, ora. Pensa a me..." gli sussurrò il ragazzo con un sorriso dolce ed allettante.

Chan lo baciò con crescente desiderio e passione, e il giovane letterato gli rispose con uguale entusiasmo. Si carezzarono a lungo, costruendo a poco a poco il tempio del loro piacere, l'uno nel corpo dell'altro.

"Quanto mi ami, amato mio?" chiese in un gioioso mormorio il ragazzo.

"Con tutta l'anima, amore, credimi!" disse con passione Li Pao.

"Anche con tutto il corpo?" chiese traboccante di desiderio Chan.

"Certo, anche con tutto il corpo."

"Tutto tutto? Anche con questo?" gli chiese il ragazzo carezzandogli il membro virile, ritto e sodo.

"Certo, anche."

"Fammelo sentire, allora." mormorò Chan, e si stese sulla pietra, sollevando le gambe e spostandosi in modo che il suo culetto sporgesse un poco, offrendosi così al suo amante.

Li Pao, dimentico di ciò che lo aveva turbato, scese con i piedi nell'acqua e si addossò al ragazzo, serrandolo fra le braccia e lo prese. Chan gli cinse la vita con le gambe e la schiena con le braccia, e Li Pao iniziò con estremo piacere a muoversi dentro di lui.

Il sorriso beato del ragazzo, mentre lo accoglieva in sé, infondeva un crescente senso di euforia nel giovane letterato, migliore e più forte che se avesse bevuto il più pregiato dei vini.

Quando infine ebbero raggiunto il pieno godimento dei loro corpi, dei loro cuori e delle loro anime, Li Pao risalì sulla pietra e, steso su un fianco, serrò stretto a sé, fra le bracia e le gambe, il corpo dell'amato ragazzo.

"Voglio che anche tu entri in me, amore..." disse Li Pao con un caldo sorriso.

"No, va bene così..." sussurrò lietamente Chan.

"Ma so che a te piaceva farlo, ed a me piace."

"Con te è diverso, amore. Va bene così. Con te preferisco che sia tu a prendermi. È troppo bello. Non insistere, per favore."


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