Un giorno Li Pao ebbe l'incarico di organizzare la serata per ammirare la luna, discutere assieme su cose interessanti, e terminarla in piacevole compagnia. Il giovane letterato spese tutta la giornata per svolgere bene il suo compito.
Per prima cosa andò nel quartiere dei servi e chise se gli prestavano il bussolotto di bambù con le asticelle contrassegnate a coppie. Si dece fare un bussolotto uguale al primo e, scelte nove coppie di asticelle, ne mise una serie in un bussolotto e l'altra nell'altro.
Poi andò da ognuno dei suoi otto compagni e gli chiese di scrivere con chi, fra tutti i servi, gli sarebbe piaciuto passare la notte, scegliendo tre nomi e mettendoli in ordine di preferenza. Anche lui compilò la lista, poi le confrontò in modo di formare un elenco dei nove nomi più votati. Avvertì quindi quei nove servi di prepararsi per la sera.
Andò nelle cucine ed ordinò di preparare del cibo variato, gustoso e leggero per venti persone, e di preprare dieci scalda-vino di legno foderati di rame, con dentro la carbonella, e venti coppette di porcellana.
Fece preparare dieci panche, nella parte alta del giardino posteriore, ognuna coperta da un drappo di seta bianca con sopra in basso cuscino rosso che ne lasciasse scoperta la parte terminale, disposte a semicerchio verso i laghetti e la villa. Su ognuna fece porre una lanterna quadra schermata verso l'alto e lo scalda-vino.
Su ogni panca misee un foglio con il nome del principe all'etrema destra, poi via via i nomi dei letterati dal più vecchio al più giovane, sì che quello con il proprio nome era l'ultimo a sinista, quasi di fronte a quello del principe. Al centro del semicerchio di panche fece porre un grande incensiere a treppiede, con due leoni sul coperchio, e accanto la scatola con un assortimento di incensi, ricavati da legni profumati, da erbe, da resine, o da fiori.
Infine chiese a tutti, dal principe ai servi, di salire al luogo del raduno quando avrebbe suonato il grande gong, e che tutti vestissero di bianco con dettagli in rosso: i colori augurali.
Preparare questo gli assorbì quasi tutte le ore dell'intera giornata. Era soddisfatto: al tramonto ogni cosa era pronta secondo i suoi progetti. Allora fece portare dai servi rimasti i dieci vassoi con il cibo su fino alle panche, ed accendere la carbonella sia negli scalda-vino che nel grande brucia-incenso.
Quando l'ultimo servo fu di ritorno, andò al grande gong e lo percosse con la dovuta energia. Venti figure vestite di bianco sciamarono dalla villa della Fenice Nera e salirono alla spicciolata fino al luogo del raduno. Il principe sedette assieme a Ch'ien sulla sua panca, ognuno degli otto letterati sulla panca contrassegnata con il proprio nome. I nove servi attendevano accato al brucia-incenso.
Li Pao passò con uno dei bussolotti dai servi e fece estrarre ad ognuno un'asticella. Ciò fatto, consegnò l'altro bussolotto a Ch'en Yü-liang, gli disse di estrarre una delle asticelle, passare il bussolotto al letterato seduto sulla panca alla sua sinistra e declamare a gran voce il simbolo segnato su di essa. In questo modo ognuno dei servi andò a sedere con il letterato che aveva il suo stesso simbolo.
Quando tutte le coppie furono formate, Li Pao chiese al principe di andare a scegliere uno degli incensi, metterlo nel brucia profumi, tornare al proprio sedile e fare una domanda agli altri.
Hung Hsi fece quanto richiesto, quindi chiese: "Ditemi, amici, qual è a vostro parere la maggiore fra le arti?"
Tutti dettero la loro risposta, sostenendola con citazioni di brani di poesia, detti dei grandi maestri, brani di letteratura, aneddoti e racconti.
Li Pao osservava i compagni. Qualcuno sedeva accanto al proprio servo che di tanto in tanto lo imboccava e gli versava un po' di vino, altri tenevano in grembo il proprio servo ed erano loro ad imboccarlo e ad offrirgli il vino. Alcuni carezzavano in modo lieve il proprio servo, altri in modo intimo, altri infine quasi non lo toccavano...
Fu poi il turno di Ch'en Yü-liang, che dopo aver scelto l'incenso, tornò al suo posto e chiese: "Quale è a vostro avviso la cosa più importante per reggere bene le sorti dello stato?"
Anche qui le risposte furono varie ed interessanti. A volte qualcuno ripeteva la risposta di un altro, ma sostenendola con altri brani della letteratura classica.
K'ung Lung chiese: "Sapreste dirmi quale sia la cosa più importante nella vita di un uomo?"
Li Pao vide che alcuni dei servi erano attenti solamente al proprio signore, altri sembravano interessati alle discussioni dei letterati e del principe, altri ancora parevano curiosi di osservare, senza averne l'aria, come stavano assieme le varie coppie.
"Quale è, cari amici, la cosa più importante nell'amore?" chiese T'ang Liang-fu, dopo che ebbe messo a bruciare l'incenso che preferiva.
La discussione su questa domanda si fece accesa, ognuno difendeva al meglio la propria visione, facendo citazioni appropriate e recitando brani di famose poesie d'amore. Il principe parlò per ultimo, questa volta.
"La cosa più importante nell'amore è non smettere mai di credervi. L'amore è eterno, eppure noi sappiamo farlo morire. È immutevole, eppure ha mille aspetti. È l'arma più potente, eppure quella che ci alleniamo di meno a brandire nel giusto modo. L'amore è, come disse Li Pao uno dei primo giorni in cui venimmo a viver qui, il vero Tao."
Venne quindi il turno di Wang Sheng: "Io ho una curiosità: quanti e quali nomi ha o può avere il membro virile?"
Tutti risero, poi ognuno, a volte citando i classici, a volte inventando, iniziò a dire i nomi che conosceva e che trovava più adatti o interessanti. "Scettro di giada", "Stelo prezioso", "Guizzante anguilla", "Chiave dello scrigno", "Picco della montagna", "Aquila rapace", "Spada di carne", "Compagno di vita", "Pennello per scrivere poemi", "Padrone esigente", "Soldato con l'elmetto", "Servo fedele", "Cavallo da battaglia", "Ariete d'assalto" furono alcuni dei nomi che formarono la lunghissima lista.
Ch'ien sussurrò qualcosa al suo principe, che annuì e disse: "Dono d'amore. Questo è il nome che io preferisco."
La luna piena continuava solenne a percorrere il suo cammino, solcando il corteo di stelle nei campi del cielo, ed illuminando la festosa adunata.
Quando venne infine il turno di Li Pao, il giovane letterato si alzò, andò a bruciare il suo incenso preferito, tornò sedere accanto al proprio servo, poi chiese: "Ditemi, nobili amici, ed anche voi, servitori fedeli, che cosa fa di un uomo un uomo?"
"La forza", "L'intelligenza", "Lo studio", "La lealtà", "L'educazione", "La saggezza", "La volontà", "L'amore", "Un coito", "La virtù", "La sofferenza", "La rettitudine", "La verità", "La gentilezza"... queste ed altre furono le risposte, che i venti partecipanti dettero ad alta voce.
Quando la luna, circondata da un crescente alone, iniziò ad immergersi fra i monti, Hung Hsi si alzo, ringraziò Li Pao, e con il suo Ch'ien tornò giù verso la villa. Allora ad uno ad uno i nove giovani letterati, chi semiabbracciato al proprio servo, chi da questi seguito, andarono a ritirarsi, a coppie, nelle proprie stanze.
Anche Li Pao portò il ragazzo che la sorte gli aveva assegnato nella propria stanza.
"Prepara il letto, Tz'u. Si è fatto tardi."
"Sei stanco, signore?"
"Non tanto per non fare ciò per cui sei qui con me." gli disse con un sorriso. "Da quanti mesi sei a servizio nella villa della Fenice Nera, ragazzo?"
"Sette mesi e nove giorni, signore."
Li Pao sorrise: "E quante ore?" gli chiese scherzoso.
Il ragazzo lo guardò stupito: "Non le ho contate, signore."
"Ti sei abituato alla vita qui nella villa?"
"Credo di sì, signore. Si deve lavorare molto, ma vi sono anche momenti in cui si può tirare il fiato. Come questa bella serata, signore."
"Ti sei divertito?"
"Sì, nobile signore."
"Quando ho chiesto che cosa fa di un uomo un uomo, tu hai dato una risposta interessante. Hai detto che sono gli altri. Che intendevi dire?"
"Che un uomo è tale perché nella sua vita vi è una stretta e forte relazione con gli altri."
"Allora un eremita che per tutta la vita non vede anima viva, non sarebbe un uomo?"
"Ma quell'uomo è nato perché sua madre l'ha partorito. È cresciuto perché qualcuno lo ha accudito. È giunto al giorno in cui ha deciso di diventare un eremita perché ha incontrato qualcuno che gli ha fatto capire che quella era la sua vita, nobile signore. Senza tutte quelle persone, non sarebbe stato un uomo. Non sarebbe stato nulla."
Li Pao ammirò il ragazzo. "Quanti anni hai, Tz'u?"
"Diciotto, tre mesi e cinque giorni."
"Sempre preciso. Sei un matematico?" gli chiese divertito.
"Sono solo un servo, figlio di un attore di strada e di una cantante, signore."
"E come mai non hai seguito le orme dei tuoi genitori e sei entrato a servizio qui nella villa?"
"I miei genitori, quattro anni fa, perirono quando la barca che ci trasportava si capovolse. Io ebbi la fortuna di salvarmi a nuoto."
"E poi?" gli chiese Li Pao iniziando a togliersi gli abiti di dosso e facendo cenno al giovane servo di fare altrettanto.
"Mi trasse a bordo il barcaiolo della barca che ci seguiva. Mi portò con sé, e quando viaggiava, lontano da casa e dalla moglie per parecchi giorni, mi usava al posto della sua sposa."
"Fu lui il tuo primo uomo?"
"No, signore. A volte, per guadagnare qualche moneta, mentre i miei genitori si esibivano nei mercati, qualche spettatore mi portava in un luogo appartato e prendeva il proprio piacere con me."
"Capisco. E dopo essere stato con il barcaiolo?"
"Quando il mio corpo divenne troppo virile, lui si stancò di me e mi cedette ad un venditore ambulante, in cambio di un pezzo di bella tela da regalare alla moglie."
"Un ragazzo bello come te, in cambio di un pezzo di tela?" chiese Li Pao carezzandogli il corpo nudo con piacere.
Il ragazzo gli rese le intime carezze: "Era una bella tela, comunque, signore. Poi fui io a stancarmi di stare con quel mercante, così scappai via."
"Perché ti stancasti di lui? Ti trattava male?"
"No, signore. È che... quando eravamo soli, lui si vestiva come una ragazza delle locande di piacere e parlava ed agiva come una donna, e quel che è peggio, come una donna stupida e volgare, e dovevo chiamarlo moglie e lui mi chiamava maritino mio... Se mi fosse piaciuto stare con una donna, avrei voluto stare con una donna vera, non con la caricatura che lui ne faceva, signore. A me piace essere uomo ma farlo con un uomo..."
"Capisco. E dopo il venditore ambulante?"
"Vagai, chiedendo l'elemosina e cantando per la via, finché incontrai uno dei servi di questa villa. Ci capimmo al primo sguardo. Lui mi portò in una locanda e facemmo l'amore. Poi lui mi propose di venire qui con lui e mi raccomandò al capo del personale. Ed ora eccomi qui, finalmente contento, signore."
"E ora siete amanti?"
"No, signore. Mi piace farmi prendere da lui e mi piace prendere lui. Ma tu, signore, come gradisci che io ti compiaccia?"
"Come fai con quel servo, prima tu prenderai me, poi io prenderò te. Va bene?"
"Sei molto attraente, signore, hai un corpo molto bello e maschio. Ed è tutta la sera che aspetto questo momento."
Li Pao si stese sulla schiena, sollevò ed allargò le gambe e lo attirò a sé. Il ragazzo gli si spinse dentro ed iniziò a prenderlo con gioioso vigore.
"Così va bene, signore?" gli chiese con voce eccitata.
"Molto bene, Tz'u. Anche tu sei avvenente... e forte. Fammi sentire tutto il tuo piacere, Tz'u, con calma ed a lungo; poi anche io ti farò partecipe del mio..."
Il ragazzo aveva un'espressione intensa sul gradevole volto, gli occhi chiusi, le labbra socchiuse, ansimava leggermente, a ritmo con le sue spinte. Li Pao gli aveva cinto il bacino con le forti gambe e lo tirava a sé ogni volta che Tz'u si spingeva dentro di lui.
"Ti piace come sto facendo, signore?"
"Sì, non ti preoccupare, continua così..."
La sera era calda, ed il corpo teso e guizzante del ragazzo si stava coprendo di minuscole goccioline di sudore, che brillavano come un abito di perle al tenue e caldo chiarore della lanterna. Man mano che il ragazzo s'avvicinava la sommo piacere, era come se dimenticasse di essere un servo che compiaceva il suo signore, ma solo un maschio che godeva con un altro maschio, e questo faceva piacere a Li Pao.
Dopo un po', gli disse: "Ora smetti, Tz'u..."
Il ragazzo si immobilizzò, lentamente si tolse da dentro il giovane uomo e chiese, preoccupato: "Ho fatto qualcosa che non ti piace, signore?"
Li Pao rise piano: "Ma no, al contrario. Solo che non voglio ancora che tu raggiunga il punto finale di questa nostra unione. Non ti devi preoccupare. Mi piace il tuo modo di fare."
Il ragazzo fece un incerto sorriso: "Temevo di averti scontentato..."
"No, no." gli disse, abbracciandolo e facendolo stendere accanto a sé. "Ti ho detto che mi piace il tuo modo di fare."
Li Pao si chiedeva perché, benchè con più di uno dei servi gli piacesse fare l'amore, con nessuno di loro gli sarebbe piaciuto avere una relazione continuativa. In altri termini, verso nessuno di loro provava amore. A volte provava tenerezza, anche un certo qual affetto, piacere con diversi di loro, godimento con molti... eppure non si sentiva attratto in modo sufficientemente completo da nessuno.
Non perché fossero servi. Sapeva, onestamente, che questo non sarebbe stato affatto un ostacolo. Neanche perché non avevano la sua cultura. Se fosse stata così importnte per lui, si sarebbe sentito attratto da alcuni degli altri giovani letterati che con lui servivano alla corte del principe. Alcuni dei suoi compagni erano, oggettivamente, belli, alcuni avevano anche un gradevole carattere.
Che cosa, perciò, la sua anima cercava in un altro, perché potesse nascere un sentimento di amore? Nonostante Li Pao fosse abituato a riflettere, ad esaminarsi per capire, non avrebbe saputo dire in che cosa consistesse quella "sufficiente completezza" che poteva far nascere in lui il sentimento di amore.
Pareva che il principe Hung Hsi avesse trovato un amore corrisposto nel giovane Ch'ien, che lui gli aveva posto sotto gli occhi. A lui era subito piaciuto Ch'ien, altrimenti non avrebbe neppure provato a farlo fermare perché incontrasse il principe. Eppure neanche nei confronti di quel ragazzo aveva provato quel sentimento che sperava, prima o poi, di riuscire a sperimentare.
Era un ragazzo molto piacente, Ch'ien, aveva un buon carattere, gli faceva tenerezza, era intelligente e buono, era, lo vedeva, dolce ed affezionato... ma sentiva che tutto ciò non bastava per fargli provare l'attrazione di amore verso di lui.
I due ripresero a fare l'amore con molto piacere. Infine soddisfatti, Li Pao permise al ragazzo di rivestirsi e di tornare nel quartiere dei servi, spense la candela nella lanterna di seta, e si accinse a dormire.
Ma il sonno pareva non venire. Stava bene, il suo corpo era rilassato, pienamente appagato. Ma continuava a riflettere sul mistero dell'amore. La notte, ora che la luna era tramontata da ore, era completamente buia, e solo il brillio delle stelle che intravedeva dalla porta aperta che dava su giardino posteriore, tremolava sulla volta nera del cielo, ma senza spandere sufficiente luce per rischiarare la natura.
Sentì provenire dalla stanza vicina lievi gemiti: Yuan Shih-chen con il suo servo stavano raggiungendo il picco del piacere. Li Pao s'era reso conto che, quando non facevano giochi per scegliere uno dei servi con cui passare la notte, Shih-chen chiedeva sempre al giovane servo Chih-mo di andare nella sua stanza, ed aveva l'impressione che il suo amico letterato e quel servo si stessero innamorando l'uno dell'altro.
Non si sarebbe stupito se, un giorno, Shih-chen avesse chiesto al principe di concedergli Chih-mo come servo personale.
Anche Wang Sheng pareva preferire su tutti gli altri il servo K'o, ma per Li Pao era piuttosto evidente che fra loro c'era solo un forte desiderio di divertirsi assieme, una perfetta intesa dei loro corpi, ma non delle loro anime. D'altronde Sheng, fra tutti, era il più gaudente, il più interessato alle cose materiali, anche se era il più allegro e spiritoso, il meno portato, a suo avviso, ad apprezzare un rapporto di amore.
Non è necessario, perché una coppia stia bene assieme, che vi sia amore: può bastare rispetto ed attrazione fisica, si disse Li Pao. Anzi, per quanto era nella sua esperienza, era piuttosto raro che ciò che univa una coppia, anche fedele, fosse un vero amore. Spesso era solo convenienza, a volte era solo un certo benessere reciproco nello stare assieme, un senso di amicizia.
È dunque l'amore qualcosa di così raro? si chiedeva Li Pao, continuando ad attendere il sonno che pareva rifuggire da lui. Aveva ragione il cinico K'ung Lung che il vero amore non esiste, ma che esiste solo la possibilità che due egoismi si incontrino in modo sufficientemente appropriato per sovrapporsi senza cozzare?
Quando finalmente, alle prime luci dell'aurora Li Pao si addormentò, stava pensando che forse lui era ancora troppo giovane per pretendere di trovare di già il vero amore, ma che prima o poi l'avrebbe trovato.
Fu svegliato da Yü-liang e Ta-chieng che entrarono nella sua stanza ridendo, per dirgli di vestirsi perché era già l'ora del pranzo.
"Hai passato tutta la notte fra le braccia del tuo servo, ed hai speso con lui tutte le tue energie virili, Pao?" gli chiese Ta-chieng.
"No. Semplicemente non riuscivo ad addormentarmi. Solo il chiarore dell'aurora, verso la fine dell'ora quinta, mi ha portato la grazia del sonno." rispose Pao alzandosi a sedere sul proprio letto.
"Allora forse il grazioso Tz'u non t'ha fatto spendere abbastanza energie virili, per questo non riuscivi a dormire. Forse a te non basta un solo servo per notte, probabilmente te ne servirebbero due..." lo prese amichevolmente in giro Yü-liang.
"Certo è che quando il sonno non viene è perché abbiamo in noi o troppe energie o troppo poche." gli disse Ta-chieng. "O perché si è troppo contenti o perché lo si è troppo poco."
"O forse perché il sonno era troppo occupato a visitare voi, e si è dimenticato di venire a trovare me." gli rispose ridendo Li Pao.
"Io questa notte, dopo essermi divertito con Hao-yan, mi sono addormentato immediatamente, cadendo come un sasso nell'acqua. Ed ho sognato di essere un mendicante vetito di stracci, seduto accanto alla Porta di Ponente della capitale a chiedere l'elemosina. Ho sognato poi di addormentarmi in preda alla fame, là accanto al portale. Mi sono svegliato di colpo e mi sono trovato qui nella villa della Fenice Nera.
"Ora vedete mi sento molto confuso: chi sono io, Yü-liang il letterato che sogna di essere un mendicante che sta dormendo accanto alla Porta di Ponente; oppure sono Yü-liang il mendicante, che sogna di essere un letterato e di stare parlando con te? Come posso fare a sapere quale sia la mia vera vita e quale il vero sogno?"
Li Pao, mentre si rivestiva, gli rispose: "Non ti preoccupare di queste piccole cose, Yü-liang. Cerca di vivere al meglio entrambe le vite, che siano reali o un sogno. D'altronde, che ne sappiamo noi di non essere tutti null'altro che un sogno nella vita di qualcun altro di cui neppure sospettiamo l'esistenza? Che ne sappiamo noi che non svaniremo più rapidamente di un fiocco di neve al sole, quando questo altro si sveglierà?"
"Oh povero me! E può un sogno sognare di essere un sogno? La mia mente si perde in questo labirinto." rise Yü-liang.
"E se tu fossi, invece, un vero mendicante per parte della tua vita, ed un vero letterato per altra parte, e la tua anima oscillasse fra questi due mondi?" gli chiese Ta-chieng. "Se noi stessimo tutti vivendo multiple vite alternativamente, saltando da una all'altra? Se in realtà quello che noi chiamiamo addormentarci e poi svegliarci, non fosse altro che il passare da una realtà ad un'altra?"
"Sia come sia," insisté Li Pao, "non ci resta che cercare di vivere ognuna di queste presunte vite nel modo migliore che possiamo. La mia ricetta è solo questa e non mi preoccupo se vivo una vita sola o più vite... o nessuna."
"In questa vita, comunque, io comincio a provare un certo reale languore allo stomaco, amici!" esclamò allegramente Ta-chieng.
Il pomeriggio era molto caldo. Mentre gli amici si stavano riposando all'ombra, dopo aver mangiato, Li Pao salì lungo tutto il giardino posteriore fino al padiglione dove aveva nascosto il suo cesto, si cambiò d'abito, prese la sua zappa e, nelle vesti di un umile contadino, uscì dalla porticina nascosta e prese a salire il pendio.
Il sole era forte, il caldo opprimente. Salì, salì lentamente, finché giunse alla cascatella ed al laghetto. Si denudò ed andò ad immergersi nelle fresche acque, fra i pesci.
"Chissà se sognate anche voi, amici pesci? E se così fosse, che cosa sognate di essere?" chiese ripensando alla conversazione avuta poco prima del pranzo.
Le sue membra comincivano a sentire un po' di freddo, nella limpida acqua corrente. Perciò uscì ed andò a stendersi sull'ampia pietra orizzontale, liscia e nera. Non vi era un filo d'aria, così in breve il sole lo asciugò completamente. Si alzò in piedi e si stirò voluttuosamente, guardando verso la cascatella.
Poi guardò giù, la pietra ai suoi piedi e vide che la sua ombra vi disegnava una perfetta silhouette del suo corpo, compreso quello che gli pendeva fra le gambe lievemente divaricate. Stava studiando la propria ombra sulla nera superficie della roccia, quando vide un'altra ombra avvicinarsi e sovrapporsi alla sua.
Girò in dietro il capo e guardò in su: un ragazzo vestito con i panni azzurri degli addetti all'acquedotto di bambù, lo stava guardando. Incurante della propria totale nudità, dato che l'unico pezzo di tela che aveva indosso era il fazzoletto che nascondeva i suoi capelli tagliati nello stile dei funzionari di corte, fece un cenno di saluto verso il ragazzo.
Questi rispose con un cenno di saluto e gli disse, a voce alta, per sovrastare il rumore della cascatella e superare la distanza: "La giornata è molto calda, vero?"
"Sì, ma qui si sta bene. Perché non vieni giù a bagnarti anche tu?" gli gridò Li Pao.
"Sì, ora arrivo!" disse il ragazzo e scomparve dalla sua vista.
Dopo poco arrivò dalla sua sinistra, saltando agilmente di roccia in roccia, finché raggiunse la pietra su cui Li Pao era ancora in piedi ad attenderlo.
"Io mi chiamo Chang. E tu?" gli disse il ragazzo guardando il suo corpo nudo senza sfacciataggine né pudore.
"Il mio nome è Pao." rispose il giovane letterato dicendo solo il nome, e parlando nel dialetto dei contadini. "Vieni anche tu in acqua?"
"Sì, certo." rispose il ragazzo togliendosi in fretta gli abiti ed accantonandoli accanto a quelli di Li Pao. "Andiamo?"
Anche Li Pao aveva osservato il corpo del ragazzo man mano che lo scopriva e pensò che era molto bello, perfettamente proporzionato e con un colorito sano.
Scesero dalla pietra ed entrarono in acqua. Sedettero nel fondo, immergendosi così fino a sopra le spalle.
"Perché non ti togli la bandana dal capo?" gli chiese il ragazzo.
"È un voto che ho fatto. Da tre anni non la levo mai di fronte ad altri." disse Li Pao inventando su due piedi una risposta plausibile.
"Ti ho visto qualche volta da lontano, da queste parti. Dove abiti, tu?"
"Laggiù a valle, oltre la villa del figlio dell'Imperatore. E tu?"
"Da quelle parti." indicò il ragazzo facendo un gesto vago verso oriente.
"Tu sei uno dei ragazzi dell'acquedotto, non è così?"
"Sì, è esatto. Quanti anni hai? No, aspetta, lasciami vedere se riesco ad indovinare... tu ne hai quattro più di me."
Li Pao rise: "Se ne hai diciotto, la tua risposta è esatta."
"Sì, hai detto la mia età. Bene, ho indovinato. Questa perciò è una giornata fortunata."
"Da molto lavori all'acquedotto della villa?"
"Da quattro anni. Siamo otto squadre di due ragazzi, più il capo e l'aiuto-capo."
"Ti piace, il tuo lavoro?"
"Abbastanza. Mi piacerebbe di più se il nostro capo fosse meno testone. Lui non ascolta mai i nostri suggerimenti. Ogni volta ci dice: se si è sempre fatto così, è perché questo è il modo migliore di fare. Io dico, se si continuasse ancora a fare come si è sempre fatto, non esisterebbe nemmeno l'acquedotto. E tu? Sei contento di essere un contadino?"
"Abbastanza. Se avessi un pezzo di terra tutto mio, sarei più felice. Mi piacerebbe avere proprio questo pezzo qui, con la cascata ed il laghetto."
"È la prima volta che vieni qui?"
"No, ci vengo ogni volta che posso, da circa tre anni."
"Oh! Non ti avevo mai visto qui, prima. Credevo di essere il solo a venirci. Io ci vengo da quando lavoro per l'acquedotto, da quattro anni, perciò."
"Allora è più tuo che mio..." gli disse sorridendo Li Pao.
"No, appartiene all'Imperatore, come la villa e tutte le terre qua attorno. Sia tu che io siamo solamente due intrusi."
"Perché intrusi? Noi siamo ospiti dell'Imperatore, piuttosto." gli disse Li Pao.
Il ragazzo rise, e Pao pensò che l'espressione di Chang era deliziosa quando rideva. "Mi piace l'idea: siamo ospiti dell'Imperatore. E il bello è che lui non ne sa nulla. Comincio a sentire un po' freddo. Usciamo?"
Li Pao annuì. Si alzarono in piedi e tornarono a riva, alla grande pietra nera.
"Ci stiamo in due, giusti giusti. Stenditi qui accanto a me." gli disse Li Pao.
Le loro braccia si sfioravano appena, e quel lieve contatto procurò un vago senso di piacere in Li Pao. Eppure, stranamente, non si sentiva eccitato, non provava desiderio, nonostante trovasse il ragazzo molto bello e sensuale, simpatico e di gradevole compagnia.
"Chissà come è accaduto che per tre anni tu sei venuto qui, come me, e solo oggi ci si è incontrati?" chiese il ragazzo guardando verso il cielo azzurro.
"Evidentemente, prima di oggi, non era ancora arrivato il momento giusto perché ci si incontrasse." gli disse Li Pao. Poi chiese: "Vivi con la tua famiglia?"
"Sì, con i quattro nonni, mio padre, mia madre, tre sorelle e quattro fratelli. Lavorano tutti nell'allevamento di cavalli del duca Wang. Solo io ho cambiato lavoro."
"Non ti piacciono i cavalli?"
"Non è questo, è che il capo delle stalle aveva detto che eravamo già troppi, tutti della stessa famiglia, a lavorare nelle stalle. Così mi sono cercato un altro lavoro ed ho avuto la fortuna di chiederlo al responsabile dell'acquedotto proprio nello stesso giorno in cui uno dei lavoranti era morto e lui doveva sostituirlo."
"È molto ingegnoso, il sistema dell'acquedotto per l'acqua da bere."
"Potrebbe essere molto migliore..." disse il ragazzo. "Che ne vuoi capire tu, che ci lavori solo da quattro anni? Quando avrai la mia età, e se per caso sarai tu il responsabile dell'acquedotto, metterai in pratica le tue stupide idee... e così perderai il posto, se non anche la testa! Mi dice il capo."
"Sarebbe un peccato se tu perdessi la tua bella testa: sta così bene sul tuo bel corpo!" esclamò Li Pao.
Il ragazzo rise: "Ci starebbe bene anche se fosse brutta! Pensa come terrorizzerei tutti, se andassi in giro senza testa! E tu? Vivi con la tua famiglia?"
"No, con alcuni compagni di lavoro."
"Nessuno di voi è sposato?"
"No nessuno di noi."