Danut l'aspettava all'uscita degli arrivi, con un grande sorriso stampato in faccia. Gli andò incontro e volle portargli la valigia.
"Hai fatto un buon viaggio, Marcello?" gli chiese.
"Sì, ottimo. Prendiamo un taxi?"
"No, l'autobus. Costa di meno e ci porta quasi davanti all'albergo."
"Nessun problema a prendere una camera sola per tutti e due?"
"No, nessun problema. Ho preso una camera con un letto matrimoniale. Non te l'avevo chiesto, ma penso che va bene, no?"
"Certo che va bene. Hanno ricevuto il mio pagamento?"
"Credo di sì. Prima di venire all'aereoporto sono passato a controllare che la camera fosse pronta e non mi hanno detto niente, perciò... Non è di lusso come al Mariott, ma è bella."
Arrivati all'albergo, Marcello lasciò il passaporto, chiese se avevano ricevuto il pagamento, poi salì in camera con Danut. Appena dentro, tirò fuori 300 dollari e li porse al ragazzo.
Questi li prese e lo guardò stupito: "Ti fermi dieci giorni?"
"No, non posso."
"Allora sono troppi..."
"Non credo. In fondo stai tutto il giorno con me, no? Mi hai chiesto troppo poco. Così mi pare più giusto."
"Sono un sacco di soldi, qui in Romania..."
"Meglio così." disse Marcello. Poi aprì la valigia. Gli dette il libro ed i dizionarietti.
"Che bello! Anche i dizionari?"
"Sì, perché non l'ho trovato in inglese." disse Marcello. Poi tirò fuori la giacca a vento. "E questo è il mio regalo di Natale. Ti piace?"
"È bellissima. Cavolo, se è bella... Ma tu sei matto a farmi tutti questi regali... In fondo sono solo un ragazzo a pagamento..."
"No, sei molto di più."
"Grazie. Anche tu sei molto di più di un cliente." gli disse Danut e, abbracciatolo, lo baciò a lungo, stringendoglisi contro.
"Bene. Sono contento di essere più di un cliente, per te."
"Non solo per i regali. Tu sei gentile e buono, prima ancora che generoso. Questo sarà un bellissimo Natale, per me, e spero che lo sarà anche per te."
"Sì, penso proprio che sarà un bel Natale, Danut."
"Hai fame? Preferisci andare a mangiare subito, oppure prima facciamo l'amore?"
"Magari prima faccio una doccia, che ne pensi?"
"Possiamo fare l'amore sotto la doccia..." gli propose Danut con un sorrisetto tentatore, continuando a tenerlo fra le braccia.
"Hai più voglia tu di me, Danut?"
"Sì. Perché, tu non hai voglia?"
"Non lo senti? Sì che ne ho voglia, specialmente se stiamo così appiccicati. Dai, andiamo a fare l'amore sotto la doccia..."
Si spogliarono, Danut prese dalla tasca dei calzoni la confezione di preservativi e andò in bagno ad aprire l'acqua della doccia. La regolò, poi lo chiamò: "Vieni? Dai, Marcello!"
Si insaponarono l'un l'altro, lentamente, dandosi estenuanti carezze e lunghi baci. Si sciacquarono, poi Danut si accoccolò davanti al Marcello e gli dette piacere con le labbra e la lingua. Dopo un po', gli infilò un preservativo, si girò, appoggiandosi con le mani contro la parete.
"Inculami, dai!" gli disse girando il capo e sorridendogli allegramente.
Marcello gli si addossò, e lo prese con piacere, sotto lo scroscio dell'acqua. Danut gli si spingeva contro, dimenando lievemente il bacino. Quando Marcello raggiunse l'orgasmo e dopo poco si sfilò da lui, Danut si girò, lo baciò in bocca, poi gli disse: "È bello farlo con te, Marcello!"
"Anche per me è bello farlo con te, Danut."
Si asciugarono l'un l'altro, poi si rivestirono. Danut indossò il piumino nuovo: "Sembro un fotomodello, così. Farò crepare d'invidia tutti gli amici."
Andarono a cenare, poi un po' a passeggio. Chiacchierarono, e Danut ogni tanto gli spiegava quello che lo portava a vedere. Poi tornarono in albergo. Si misero a letto e ricominciarono a fare l'amore con calma e piacere.
I cinque giorni volarono via piacevolmente, ed anche troppo in fretta. Quando furono all'aereoporto, prima che Marcello andasse oltre la porta di controllo dei documenti, Danut mise una mano in tasca e gli porse un braccialetto di cuoio intrecciato.
"L'ho fatto io... non vale granché, ma così ti ricordi di me."
"È molto bello. Sei bravo! Mettimelo al polso: lo porterò sempre."
"Anche al lavoro?"
"Certo, sempre."
"Tornerai ancora?"
"Se mi ci vuoi... magari per Pasqua posso tornare per qualche giorno."
"E come se ti ci voglio! Fammi sapere le date esatte, quando puoi. Andava bene l'albergo?"
"Benissimo. Prenota di nuovo lì."
"Buon viaggio, Marcello. E ancora grazie di tutto."
"Grazie a te. Ho passato bellissimi giorni, con te."
Sì, aveva davvero passato cinque bei giorni, e sarebbe tornato volentieri per Pasqua. Si era riposato, aveva goduto la compagnia del ragazzo, e non solo quando erano a letto a fare l'amore.
Quando vide Sammy, gli raccontò di Danut.
"Ma come, con una marchetta? Se andavi in una discoteca, magari trovavi un ragazzo gratis, no?"
"Danut è più di una marchetta. È un caro ragazzo..."
"È un dritto, te lo dico io. Ha trovato il ricco turista da spennare. È uno che ci sa fare."
"Non credo proprio. Mi pareva sincero. E poi, quando si era in giro assieme, non mi ha mai chiesto di comprargli qualcosa, non ha approfittato di me. E cercava sempre di farmi risparmiare, di non farmi spendere troppi soldi."
"Magari s'aspettava che tu gli sganciassi altri soldi prima di andartene."
"M'ha fatto lui un regalo, prima che partissi..."
"Sì, e t'ha chiesto di tornare, perché evidentemente ci guadagna bene con te."
"Beh, comunque ci sto bene. E con quello che guadagno..."
"Contento tu! Io non mi fiderei mai di una marchetta."
A Marcello dette un po' fastidio il cinismo di Sammy. Poteva forse avere ragione, ma non riguardo a Danut, ne era sicuro. Quando ne parlò anche con Gheorghe, l'uomo dette ragione a Marcello.
Marcello ed il ragazzo romeno si scambiarono ancora qualche lettera, finché venne il tempo di pianificare il viaggio per le vacanze di Pasqua. Marcello aveva visto, nel viaggio precedente, le misure degli abiti di Danut, perciò gli comprò un paio di jeans Levi's e tre belle T-shirt, una azzurra, una gialla ed una rossa, come i colori della bandiera romena. Gli comprò anche un po' di biancheria intima firmata Calvin Klein.
Di nuovo dette a Danut 300 dollari, poi gli dette i vestiti. Il ragazzo era felice. Volle subito indossare quello che gli aveva portato Marcello.
"Guarda come sono bello, coi tuoi vestiti!" gli disse pavoneggiandosi.
"Per me, sei bello anche senza..." gli disse scherzoso Marcello.
Danut ridacchiò. Poi frugò nel suo borsone e ne tirò fuori una scatoletta di cartone.
"Buona Pasqua." gli disse in italiano. Poi in romeno aggiunse: "Anche se qui da noi, la chiesa ortodossa la festeggia in un'altra data..."
Marcello aprì la scatoletta: conteneva un guscio d'uovo dipinto con motivi geometrici in vari colori, che lo coprivano completamente.
"Bello! L'hai fatto tu?"
"No, una vecchietta che vive al mio paese. Lei viene dalla Moldavia, questa decorazione è in stile moldavo. Ti piace? È brava, vero?"
"È molto bello. Grazie, Danut."
Il giorno seguente, dopo che avevano fatto l'amore, Marcello gli chiese: "Danut... senza offesa, ma... perché fai questo mestiere? Un ragazzo bello, buono, intelligente come te?"
Danut fece un sorriso velato di tristezza: "Perché sono bello, sono gay, e con altri lavori non guadagno abbastanza."
"Se sono sufficienti per altri..." disse Marcello.
"Ma io ho una madre malata, e un fratello di quattordici anni, che voglio che studi... in modo che si possa trovare un lavoro decente, quando è grande. Con una paga normale, non riuscirei a mantenerli."
"E... tuo padre?"
"Se n'è andato, quando io avevo diciassette anni, quando mamma s'è ammalata e non poteva più fargli da serva. S'è presa una ragazza giovane e se n'è andato." disse con amarezza il ragazzo.
Marcello ci rimase male. Capì che non avrebbe dovuto fare qualla domanda. Ma ormai era troppo tardi. Pensò che gli avrebbe dovuto chiedere scusa, ma quando si cerca di rimediare ad una gaffe, si rischia di peggiorare le cose. Perciò rimase in silenzio.
Danut interpretò in modo sbagliato quel silenzio: pensò che Marcello non gli credesse, e ci restò male. Cercò comunque di non farlo vedere.
Nel suo solito tono allegro, gli disse: "Adesso andiamo a visitare una chiesetta che si dice che è la più antica di questa zona. È un po' fuori città, c'è un autobus che porta abbastanza vicino. Poi ceniamo lì al villaggio, e dopo torniamo in albergo. Va bene?"
"Sei tu il cicerone, Danut. Dove vuoi tu, va bene."
"I turisti non ci vanno mai, solo qualche studioso di architettura antica. Ma a me pare molto bella. Vedrai..."
La sera, tornati in albergo, fecero l'amore come sempre, con reciproco piacere. Marcello pensò che il ragazzo avesse dimenticato la sua gaffe. Per fargli capire che lui non lo giudicava, fece l'amore con lui con maggiore tenerezza del solito.
La mattina seguente, era domenica, dopo aver fatto colazione, Danut lo portò in una viuzza dietro l'albergo. Tirò fuori una chiave ed aprì il lucchetto che chiudeva la catena di una vecchia e grossa motocicletta.
"È tua?" gli chiese Marcello.
Il ragazzo gli rispose ridendo: "Se non era mia, ne avrei rubata una più bella, no? Dai, sali che facciamo un viaggetto."
"Dove mi porti?"
"In un posto." rispose con aria misteriosa il ragazzo.
Partirono. Marcello si teneva alla vita del ragazzo. Uscirono dalla città e viaggiarono verso nord. La moto vibrava tutta e faceva parecchio fracasso. Comunque Danut la guidava con perizia e prudenza. Marcello calcolò che dovevano aver percorso una cinquantina di chilometri, quando il ragazzo deviò in una strada laterale di terra battuta e dopo un paio di chilometri si fermò in mezzo ad un piccolo villaggio.
"Vieni." gli disse. Passò fra due case della piazzetta e si fermò davanti ad una misera casetta. Ne spinse la porta. "Entra."
Era una stanza molto povera, ma pulita. In centro, seduto al tavolo, c'era un ragazzetto con libri e quaderni davanti, che mordicchiava una penna. In un angolo c'era un letto con una donna coricata sopra: la donna pareva vecchia... Il ragazzetto si girò e fece un sorriso luminoso.
"Ehi! Avevi detto che non potevi venire..."
"Chi è, Bela?" chiese la donna dal letto.
"È Danut... con un signore, mamma."
"Come va, mamma?" chiese Danut avvicinandosi al letto e carezzando una guancia alla donna.
"Al solito. Chi c'è con te?" chiese la donna sottovoce.
"Un signore italiano, lavoro per lui, in questi giorni."
"Ma tu parli italiano?" gli chiese la donna.
"No, mamma, ma lui parla romeno. Si chiama Marcel."
"Perché l'hai portato qui? Vuoi farmi vergognare?" gli chiese la donna sottovoce, in tono di rimprovero.
Marcello era rimasto in piedi, fra la porta ed il tavolo, completamente interdetto. Guardò il ragazzetto, che lo stava studiando con espressione seria. Danut tornò verso Marcello, scostò una sedia dal tavolo.
"Accomodati, Marcello. Fra poco andiamo." disse. Gli mise davanti un piatto, con una fetta di pane, ed un minuscolo scodellino con dentro sale. "Mangia, sei il benvenuto in casa mia."
Marcello annuì, e mangiò quella fetta di pane, lentamente, spolverandoci sopra un piccolo pizzico di sale.
Frattanto Danut girò attorno al tavolo ed andò alle spalle del fratello: "Cosa stai studiando?"
"Matematica. C'è un problema che non riesco a capire..."
"Io purtroppo, Bela, non sono mai stato forte in matematica. Prova a leggermelo, vediamo se ci capisco un po' più di te..."
Il ragazzino lesse il problema. Marcello lo capì e ricordò quando andava lui a scuola, a quell'età e si disse che il mondo è tutto uguale, sotto qualsiasi cielo... o per lo meno i problemi di matematica.
"Mi dispiace, Bela, io non ci ho capito niente..." dise con aria sconsolata Danut, carezzando i capelli del fratello con una tenerezza che fece commuovere Marcello.
"Posso cercare di aiutarti io?" chiese Marcello.
"Sai anche la matematica, tu?" gli chiese il ragazzetto un po' stupito. "Anche al tuo paese danno questi stupidi problemi?"
"Pare di sì." rispose Marcello. Girò attorno al tavolo, e, chinato su di lui, si mise a spiegare il problema al ragzzino.
"Sì!" disse radioso il ragazzino, "Adesso ho capito! Grazie, signore."
"Perché non mi chiami Marcello, invece che signore? Sono un amico di Danut, no?"
"Un amico? Non sei il suo... padrone? Non lavora per te?"
"No, non sono il suo padrone, anche se... lavora per me... Sono un amico..."
"Sei fortunato, Danut, a lavorare per Marcello che è un amico. Per quello ti paga così bene?"
"Sì, per quello." rispose Danut quasi sottovoce. "Bene, adesso dobbiamo andare... Mi raccomando, Bela, studia bene e guarda la mamma."
"Prima di andare, Danut, puoi andare a riempire l'orcio dell'acqua, per favore?"
"Sì, certo. Vieni, Marcello?"
Marcello lo seguì. Dietro la casa c'era una buca in terra, con le pareti coperte di argilla spianata, piena a metà d'acqua. Danut vi tuffò l'orcio e l'acqua gorgogliando lo riempì.
"Non avete l'acquedotto?"
"No, qui ancora non c'è. I vicini hanno un pozzo, noi possiamo solo raccogliere l'acqua piovana..."
"Ma... la bevete?"
"Finché ce n'è, dopo averla fatta bollire. Quando è finita, andiamo al pozzo del vicino e in cambio di qualche cosa da mangiare, ce ne lascia prendere. La sua acqua è più buona della nostra,"
Marcello non credeva alle sue orecchie, ai suoi occhi.
Danut tornò in casa, posò l'orcio dell'acqua, salutò la madre, il fratello, poi uscì di nuovo.
Mentre tornavano verso la moto, Danut gli dice: "Vedi, non ti avevo detto una bugia..."
"Oh, Danut, perdonami. Non avevo nessun motivo per non crederti..."
"Sì che avevi un buon motivo per non credermi. Io lo so che molti di noi piangono miseria e sciagure per spillare un po' più di soldi dai clienti. Se tu non mi chiedevi perché facci questo mestiere, io non te ne parlavo..."
"Perdonami, Danut, perdonami..." mormorò Marcello.
Il ragazzo gli sorrise: "Non ho niente da perdonarti, tu non sei cattivo, e sei generoso. Solo non volevo che tu potesi pensare che sono un bugiardo. Per me era importante."
"Ma quanti anni ha, tua madre?"
"Quarantatré. Pare ne abbia settanta, vero? Il medico dice che dovrebbe prendere certe medicine, ma costano troppo... così... Riesco solo a comprarle il minimo per farla continuare a vivere."
"E mi hai detto che sono troppi i soldi che ti ho dato?" gli chiese in tono di dolce rimprovero Marcello.
"Che c'entra? Io non voglio sfruttarti. Ho una dignità anche io. Tu potresti trovare un qualsiasi altro ragazzo per trenta dollari al giorno... ti sono grato che me ne hai dati di più. E non per pietà, ma per generosità. Perciò li ho graditi anche di più."
Tornarono a Bucarest. Marcello era pensieroso. Era rimasto molto colpito dalla povertà della famiglia di Danut. Ma anche dal sorriso lieto con cui il fratellino l'aveva salutato.
"Danut..."
"Sì?"
"Grazie per avermi portato a casa tua. Hai fatto bene. Io, Danut... stavo quasi per proporti di venire in Italia, dove potevo trovarti un lavoro, ma capisco che non puoi lasciarli..."
"Non posso, e non voglio. Hanno bisogno di me, oltre che dei miei soldi."
"Sì, certo. Allora... posso chiederti un favore?"
"Dimmi, e se posso..."
"Se vuoi, puoi. Basta che capisci che è un favore che fai a me, che ti chiedo..."
"Dimmi..."
"Io voglio che tu accetti... il mio aiuto. Io ti mando, o ti porto i soldi, in modo che puoi far studiare tuo fratello e curare tua madre... Non so se bastano, ma pensavo... duecento dollari ogni mese. Se tu apri un conto in banca, ogni mese ti faccio mandare duecento dollari dalla mia banca..."
"Perché?"
"Perché li ho, posso farlo, e voglio aiutarti, Una volta, quando avevo la tua età, un uomo ha aiutato me. Mi pare giusto che, per ringraziare lui, io ora aiuti te. Se non ti bastano, te ne mando anche di più. Non ti chiedo niente in cambio. Se vuoi, puoi fare la vita che preferisci. Non ti sto comprando..." disse e si ricordò di quando Gheorghe gli aveva detto esattamente le stesse parole. "Tu sei libero di fare la vita che vuoi. Solo che voglio che tu non sia obbligato a farla. Deve essere una tua scelta. E se vuoi che torno a trovarti, verrò, se no, riceverai ugualmente i duecento dollari al mese, e anche di più se sono necessari."
Danut lo guardava allibito.
"Ti rendi conto... mi stai offrendo un sacco di soldi... per venire qui ogni tanto, per pochi giorni..."
"No, te l'ho detto, quello non c'entra proprio niente. Te l'ho detto, se vuoi non vengo più, i soldi, con quello che facciamo a letto, non c'entrano niente."
"Ma chi sei tu? L'angelo del buon dio?" chiese Danut, senza ironia, completamente sbalordito.
"Tu sei l'angelo del buon dio, per la tua famiglia. Non io. Sono solo un po' di soldi, quelli che ti offro. E io ne guadagno abbastanza, posso darteli senza problemi. Li accetti? Per favore..."
"E hai il coraggio di chiedermelo per favore... Buon dio, Marcello, non ti rendi conto di quello che mi stai facendo, offrendomi tutti quei soldi?"
"Non voglio offenderti, Danut... Credimi..."
"Offendermi? Mi stai facendo convincere che al mondo c'è un po' di bontà... ce n'è molta più di quanto credessi. Offendermi, Marcello? Se non fossimo per la strada, ti abbraccerei e ti bacerei... Bacerei la terra dove cammini. Con tutti quei soldi, posso tornare al mio villaggio, coltivare l'orto, allevare qualche gallina, far continuare a studiare mio fratello, curare meglio mia madre... Oh, Marcello... Questa è davvero una Pasqua di resurrezioe, per me!"
"Allora, accetti?" chiese con un sorriso sollevato Marcello.
"Sì..."
"Grazie, Danut."
Il ragazzo, d'impulso lo abbracciò e gli sussurrò: "Non posso anche baciarti, matto! E sono io che devo dire grazie a te non tu a me. E un grazie è troppo poco..." poi lo lasciò.
Si guardarono emozionati. Poi Danut lo prese per mano e lo guidò fino all'albergo. Salirono in camera. Danut lo abbracciò di nuovo e, questa volta lo baciò a lungo. Poi gli disse: "Col cavolo che non ti voglio più qui! Ogni volta che vuoi venire, scrivimi a casa. L'altro indirizzo non serve più. Io prenoterò qui una stanza per noi due. E lo so che non mi hai comprato. Non ti dico di venire per guadagnarmi i tuoi soldi. Non ci pensare nemmeno. Lo sai che mi piace da matti fare l'amore con te, no?"
"Grazie, Danut..."
"E dagliela con i tuoi grazie!" rise allegro e commosso il ragazzo.
"Beh, sai, In Italia si dice che il lupo perde il pelo ma non il vizio..." scherzò Marcello.
"Lupul îsi schimbã pãrul, dar nãravul ba. - Il lupo può perdere i denti, ma mai la sua natura... Noi diciamo così. Sei il lupo più straordinario e desiderabile di questo mondo, Marcello."
"Pensi che ti basteranno duecento dollari al mese?"
"Penso proprio di sì. Io fino ad ora, prima di conoscere te, riuscivo a metterne insieme meno di cento al mese..."
"Se non bastassero, per curare tua madre, mi prometti che me lo fai sapere?"
"Se posso lavorare a casa, coltivare qualcosa ed allevare qualche animale, posso guadagnare qualcosa in più... perciò credo che non ci sarà nessun problema per curare mia madre. Comunque, se fosse necessario, te lo faccio sapere, d'accordo. E adesso, per favore, non mi dire grazie di nuovo!" gli disse Danut con allegria, e lo baciò di nuovo.
Dopo poco erano sul letto che facevano l'amore con una tenerezza che Marcello non aveva mai provato prima.
"È un bel ragazzino, tuo fratello. Gli vuoi molto bene, vero?" gli chiese Marcello durante una pausa.
"Sì, gli voglio molto bene, l'ho allevato io, in un certo senso, anche prima che mio padre ci lasciasse. E è molto buono ed anche molto intelligente. D'altronde, Bela in romeno viene dalla parola che significa intelligente. Se io posso tornare a vivere a casa mia, Bela avrà anche più tempo per studiare, perché posso occuparmi io di mamma e della casa."
"Ma che cosa ha tua madre?"
"Io non lo so. Se ho capito quello che dice il dottore, è come se a un certo punto, il suo corpo, invece di continuare a costruirsi come fa per tutti noi, ha cominciato a distruggersi lentamente. Pare che non c'è nessuna medicina per farla guarire, neanche se fossi più ricco della regina d'Inghilterra. Si può solo rallentare la malattia, niente altro."
"È molto triste..."
"Sì. Per fortuna mamma ha un buon carattere. Non l'ho mai sentita lamentarsi una sola volta. Neanche quando mio padre l'ha mollata..."
"Deve essere una donna eccezionale, per aver fatto due figli come te e Bela."
"Sì, nonostante un padre come abbiamo avuto. Forse non era cattivo, era solo un vigliacco... Per fortuna pare che noi due abbiamo preso da nostra madre."
Gli ultimi due giorni che Marcello poté passare a Bucarest furono molto belli. Danut pareva davvero rinato: se prima era sempre allegro, ora era radioso.
Venne il giorno in cui Marcello dovette partire. All'aereoporto si abbracciarono stretti. Erano tutti e due molto commossi.
"Mi prometti che le vacanze estive vieni a passarle con me? Almeno una parte?"
"Sì, certo. E pensavo, perché invece che a Bucarest non trovi un albergo a Ploiesti? È molto più vicino a casa tua, no?"
"Sì, certo e lì una bella camera costa anche meno che a Bucarest."
"Appena apri un conto, mandami tutti i dati in modo che posso mandarti i soldi. D'accordo?"
"Se posso, lo apro a Ploiesti. Se no, a Bucarest. Posso andarci una volta al mese in moto, eventualmente."
"Assicurati che sia una banca che ha contatti con una banca italiana, così è più facile e rapido mandare i soldi e costa di meno."
"Sì, va bene. Fai un buon viaggio, Marcello... Scrivimi... se mi mandi qualche bella cartolina con qualche bel francobollo, le posso reglare a Bela, così le può portare a scuola..."
"Le mando direttamente e Bela, allora. Adesso sa chi sono, no?"
"Un'ottima idea. Sarà molto contento..."
Dovettero lasciarsi. Marcello si imbarcò. Per tutto il viaggio non fece che pensare a Danut ed alla sua famiglia, alla sua misera casa. Era contento che Danut ce l'avesse portato. Sì, ed era anche molto contento che il ragazzo avesse accettato il suo aiuto.