Marcello, nonostante il dolore che Daniele gli aveva provocato, pur non volendolo più vedere, continuava ad essere innamorato di lui. Era venuto a sapere, da comuni amici, che solo due giorni dopo che l'aveva sorpreso in discoteca con quel ragazzo, Daniele l'aveva preso in casa con sé.
Dopo poco più di un mese da che stava a casa di Gheorghe, Marcello aveva trovato un monolocale non distante dal suo posto di lavoro e vi si era trasferito.
Pensò che "chiodo scaccia chiodo" perciò riprese a frequentare i locali gay, per cercarsi avventure. Non voleva più innamorarsi, però. Come aveva detto una volta a Gheorghe nei giorni in cui era tornato a casa sua, "Innamorarsi è la più grossa stronzata del mondo."
Gheorghe aveva risposto con un sorriso: "Allora sono lieto di essere il più grande stronzo del mondo."
Poiché Marcello era un bel giovanotto, s'era presto fatto un giro di amici che a volte si portava nel suo monolocale per scopare, o a casa dei quali andava, per lo stesso scopo. Ma non si voleva legare con nessuno di loro.
Si vedeva anche abbastanza spesso con Gheorghe, ma non gli aveva più chiesto di fare l'amore. Il professore restava il suo più grande amico, e Marcello gli era profondamente affezionato. Gli piaceva parlare con lui, confidarsi, chiedergli consiglio.
Si era gettato a capofitto nel proprio lavoro, e nel tempo libero, a casa, studiava ed approfondiva le più moderne tecniche nel campo dell'elettronica. S'era anche abbonato alle più prestigiose riviste del campo, che ogni mese gli giungevano per posta dall'America.
Aveva abbastanza spesso un ospite nel suo letto, a volte anche per tutta la notte o per il week-end, e si godeva la varietà di ragazzi con cui poteva divertirsi. Ma appena sentiva che uno si stava affezionando a lui, prendeva le distanze.
Uno di quelli cn cui si vedeva più spesso, e con cui aveva anche iniziato ad avere una certa amicizia, era un ragazzo di ventisei anni, di nome Sammy, figlio di un avvocato italiano e di una dottoressa nigeriana. Era un ragazzo molto bello, a cui piaceva molto di vertirsi a letto, e molto dolce quando stavano assieme.
Quando il padre di Sammy aveva scoperto che il figlio era gay, l'aveva cacciato di casa. Sammy s'era trovato un lavoro come scaricatore ai mercati generali di orto-frutta. Dopo un paio di anni era diventato l'amante e il segretario-amministratore di uno dei grossisti. Poi si erano lasciati, restando in buoni rapporti, ed aveva aperto un negozietto di primizie di frutta e verdura in centro città, che gli rendeva bene.
Ogni volta che andava a trovare Marcello gli portava qualche primizia in regalo. Era un ragazzo molto dolce, e, questo stava molto bene a Marcello, non aveva nessuna intenzione di mettersi in una relazione fissa.
Un altro con cui Marcello si incontrava abbastanza di frequente, era Giacomo, un DJ di trentaquattro anni. Gli piaceva molto scopare con lui, anche se al di fuori dei loro incontri di sesso, c'era poco in comune. Come amico, stava molto meglio con Sammy.
Poi aveva anche altri incontri più o meno saltuari. In media poteva scopare due o tre volte alla settimana: gli andava giusto bene.
Però non riusciva a togliersi dalla testa Daniele. Qualche volta gli era capitato di incontrarlo in qualche locale gay. All'inizio l'aveva accuratamente evitato. Dopo un paio di anni dalla loro separazione, era riuscito anche a scambiare un saluto, senza però mai fermarsi a parlare con lui.
Spesso Marcello, parlando con gli amici, affermava: "Io sono un single per vocazione. Voglio godermi la vita senza lacci e lacciuoli, senza catene."
Quando Marcello compì trentaquattro anni, ebbe un colpo fortunato. Aveva letto su una delle riviste specializzate che l'agenzia spaziale europea stava cercando un tecnico elettronico con buona esperienza. Aveva mandato il suo curriculum.
Dopo un paio di mesi, fu chiamato per un primo colloquio di lavoro. Dovette illustrare il proprio curriculum a tre esaminatori, che lo riempirono di domande. Il colloquio durò più di due ore. Alla fine gli dissero che, se fosse stato fra i prescelti, l'avrebbero contattato di nuovo.
Passò un altro mese e ricevette una telefonata: se era ancora interessato, doveva presentarsi per un nuovo colloquio. Prese una giornata di permesso al lavoro ed andò. Questa volta gli esaminatori erano due, e tutto il colloquio si svolse in inglese. Gli sottopsero alcuni problemi, chiedendogli di abbozzare un piano di soluzione, e di discuterlo poi con loro. Marcello trovò quei problemi abbastanza semplici.
Infine gli dettero alcuni fascicoli e manuali da studiare e gli dissero che avrebbe dovuto sostenere un ultimo colloquio, in cui avrebbero eseguito la scelta finale: erano rimasti solo in cinque all'altezza del lavoro, e l'agenzia aveva intenzione di assumere due di loro. Aveva perciò il quaranta per cento di possibilità di riuscire.
A casa studiò a fondo tutto il materiale che gli era stato dato, e per capirlo meglio, era andato a comprarsi una decina di testi di elettronica applicata ai velivoli ed ai laboratori spaziali, che man mano si studiava. Avendo ottime basi, il tutto gli risultò facile ed anche affascinante.
Finalmente fu convocato per il test finale, che superò brillantemente. Fu perciò messo in contatto con l'ufficio del personale, che gli sottopose il contratto. Marcello sapeva che gli ingegneri dell'agenzia spaziale erano pagati bene, ma restò sorpreso quando vide che avrebbe uno stipendio pari al doppio di quanto guadagnava, oltre a vari bonus. Avrebbe dovuto, a volte, viaggiare per brevi periodi, sia in America che in Europa: ogni volta, oltre ad avere tutte le spese pagate, lo stipendio sarebbe stato raddoppiato!
Firmò il contratto, i fogli che lo impegnavano al segreto su tutte le attività che svolgeva, ed un altro in cui autorizzava l'agenzia a brevettare le sue eventuali scoperte, in cambio di un pagamento extra, una tantum. Insomma, lavorando forse un po' più di quanto aveva fino ad allora lavorato, poteva arrivare quasi a triplicare il proprio stipendio!
Per prima cosa Marcello cercò una nuova sistemazione. Visitò parecchi alloggi, finché ne trovò uno che gli piaceva veramente. Era composto di tre grandi stanze quasi quadrate, una cucina abitabile, un ampio bagno, una stireria, uno sgabuzzino con il bruciatore per il riscaldamento individuale e l'acqua calda ed un corridoio a L. Aveva due arie, una a nord-est e l'altra a sud-ovest con ampi e lunghi balconi, e, sia da una parte che dall'altra dava su un vasto giardino appartenente al condominio. Nel sotterraneo aveva un ampio garage privato in cui avrebbe potuto mettere anche due automobili.
Nel condominio c'era anche la piscina privata ed un campo da tennis, oltre a giochi per i bambini. L'entrata del condominio, composto da quattro costruzioni a schiera messe in modo di formare un ampio quadrato, aveva in un angolo la bassa costruzione della guardiola con il custode, e l'accesso al garage sotterraneo. Il suo appartamento era all'ultimo piano, il quinto, ed era servito da un ampio ascensore aperto con un vetro verso l'esterno.
Marcello fece i suoi calcoli e vide che con un mutuo a tasso fisso, poteva pagarla in venti anni, forse anche prima, ed anche pagare le spese per riattare l'appartamento secondo i suoi gusti. La banca presso cui riceveva il bonifico del suo stipendio, gli concesse subito il mutuo.
Telefonò ad una ditta di ristrutturazioni, fece rifare tutti gli impianti, e dipingere tutte le pareti bianche a buccia d'arancio. A terra fece togliere le piastrelle e mettere un parquet di legno chiaro, uguale in tutte le stanze.
Poi chiamò un bravo mobiliere e si fece fare i mobili su misura per ogni stanza, cominciando dalla propria camera da letto, dopo aver approvato i disegni di un giovane ma bravo arredatore che aveva conosciuto in discoteca e di cui aveva visto lavori a casa di amici.
Si sentiva "ricco". Quando finalmente l'alloggio fu pronto, per primo volle che lo visitasse Gheorghe. Poi dette un piccolo party invitando i migliori amici. E fece fermare Sammy per "inaugurare" il letto nuovo...
Pensando che doveva gran parte di quanto era a Gheorghe, lo andò a trovare e gli propose di offrirgli un viaggio per andare assieme in Romania, che ormai era nuovamente un paese democratico, da cui l'amico mancava da anni, chiedendogli di fargli visitare anche il paese in cui era nato.
Gheorghe fu commosso per l'offerta ed accettò, così Marcello programmò il loro viaggio per l'estate. Partirono assieme. Giunti a Bucarest, dove Marcello aveva prenotato due stanze in uno dei migliori alberghi, e riposatisi dal viaggio, Gheorghe iniziò a fargli girare la città.
"Quanto è cambiata!" commentò Gheorghe commosso e stupito. "E che aria di libertà ci si respira, ora..."
A sera, Gheorghe preferiva restare in camera a riposare, così Marcello girava ancora un po' da solo. Vagabondava senza meta, esplorando la città, quasi ad assaporarne l'atmosfera fuori dai soliti giri per turisti.
Stava camminando lungo il bordo di Cismigiu Park, all'altezza del palazzo Kogalniceanu dell'universitò di Bucarest, quando un ragazzo vestito in modo semplice ma pulito ed accurato, lo fermò e gli chiese, in inglese se fosse un turista.
Marcello gli rispose in romeno, quel poco che aveva imparato da Gheorghe negli anni in cui avevano vissuto assieme: "Sì, sono un turista."
Il ragazzo lo guardò un po' stupito: "Da dove vieni?" gli chiese in romeno. "E come mai parli la nostra lingua?"
"Italia. Ho un caro amico che è romeno. Me l'ha insegnato lui."
Marcello lo guardava e pensava che era un gran bel ragazzo. Pensando questo, sentì che stava iniziando ad eccitarsi. Anche il ragazzo lo guardava, un lieve sorriso sul bel volto.
"Sei qui a casa del tuo amico?"
"No, anche lui vive in Italia. Siamo qui in vacanza, abbiamo due camere al Marriott Grand Hotel... Qui vicino."
"Sì, so dove è... Ti andrebbe di portarmici? Di divertirti un po' con me? Non sono caro, sono pulito, e faccio di tutto..."
Marcello lo guardò, lievemente sorpreso per quell'approccio così diretto ed esplicito.
"Non so se in albergo..."
"Non c'è nessun problema, ci sono già andato con altri turisti... americani, di solito. Tu sei il primo italiano... no, non fanno problemi se sono con te. Non ti va? Sono bravo a letto..."
Il ragazzo aveva una faccia simpatica, pulita: gli piaceva. Pensò che comunque, in albergo, non rischiava nulla.
"Quanto vuoi?"
"Per tutta la notte?" chiese il ragazzo.
"Sì, se sei veramente bravo come dici."
"Per tutta la notte, 500.000 lei. Oppure 15 dollari."
Marcello pensò che era molto poco. Ma si ricordò anche che un insegnante all'inizio della carriera guadagnava solo 2.000.000 lei... Perciò se il ragazzo trovava abbastanza clienti stranieri, probabilmente guadagnava molto più di un insegnante, con quelle tariffe.
"Guarda che li valgo tutti, i 15 dollari..." insisté il ragazzo.
Solo per la camera d'albergo, pagava circa sei volte quella tariffa per ogni notte...
"Va bene, vieni..." disse Marcello avviandosi verso l'albergo.
"Vedrai che sarai contento di me... Mi lasci fare una doccia, prima?"
"Certo. Come ti chiami? Va bene anche un nome falso... solo per non chiamarti: ehi, tu."
"No, perché falso? Io mi chiamo Danut Schisilescu. Danut è il diminutivo di Daniel."
"Io mi chiamo Marcello Bernardini, Marcel, in romeno. Quanti anni hai?"
"In ottobre ne faccio ventuno."
"Io ne ho trentacinque..."
"Te ne davo di meno. Di solito, quelli che mi portano in camera, se ne fregano di come mi chiamo..."
"Io no. Sei una persona, prima di tutto, una persona come me."
"Magari fossi come te... Marcel, è un bel nome. Marcello suona anche meglio..." gli disse il ragazzo.
Arrivati in albergo, Marcello andò all'ascensore. Nessuno li fermò né gli chiese chi fosse il ragazzo con lui... Salirono al quinto piano. Marcello aprì la camera e lo fece entrare.
"Il bagno è lì, se vuoi."
"Sì, lo so, grazie. Sono già venuto alcune volte in questo albergo, con altri stranieri." disse il ragazzo.
Entrò nel bagno senza chiudere la porta. Marcello sentì l'acqua della doccia scorrere. Prese dal portafogli 500.000 lei e li posò sul comodino, in bella vista. Poi si spogliò nudo e si mise sotto le lenzuola, in attesa. Sentì che il ragazzo aveva chiuso l'acqua. Poi lo sentì azionare il fon. Dopo poco comparve accanto al letto, con un asciugamano attorno ai fianchi.
"Ho lasciato i miei vestiti nel bagno. Va bene?"
"Certo. Vieni?"
Danut si tolse l'asciugamano e Marcello notò che era molto ben fatto anche lì sotto. Il ragazzo vide i soldi sul comodino, ma non li prese. Ci posò sopra qualcosa: Marcello vide che era una confezione di preservativi. Lui non ci aveva pensato, anche se ne aveva in valigia. Apprezzò il fatto che il ragazzo fosse comunque previdente.
Danut si infilò sotto le lenzuola, girato verso di lui, e gli carezzò il petto: "Cosa ti piace fare, Marcello?"
"Un po' di tutto. Solo il sado-maso non mi piace..."
"Quello neanche a me, né altre strane cose. A me piace fare l'amore, non certe... cose. Neanche per dieci volte quello che mi pagano."
"Ma sei gay, tu?"
"Sì, certo. Perché?"
"Tanti pretendono di non esserlo, che lo fanno solo per soldi..."
"Anche io lo faccio per soldi, ma mi piace... con certi clienti. Ti piace anche baciare? Mi sono lavato i denti..."
Marcello sorrise: "Sì che mi piace baciare..." rispose tirandolo a sé.
Si baciarono. Il ragazzo ci sapeva fare, anche se non bene come Daniele... già, pensò aveva lo stesso nome del suo ex... Ma preferiva chiamarlo Danut... Sentì che al ragazzo stava venendo un'erezione. Bene anche questo.
Per Marcello era la prima volta che lo faceva con una marchetta: s'era fatto l'idea che sarebbe stato poco piacevole farlo con qualcuno che andava con lui solo per il suo portafogli... perciò era un buon segno che si stesse eccitando solo a baciarlo ed al lieve contatto fra i loro corpi.
"Preferisci incularmi o che ti inculo io?" gli chiese Danut.
Nonostante la crudezza delle parole, l'aveva chiesto in un tono così gentile che non sembravano neanche termini volgari.
"Tutti e due."
"Bene, anche a me. Vuoi che comincio io?"
"È lo stesso..."
"No che non è lo stesso, Se sei tu a venire per ultimo, sei più soddisfatto, credo. Di solito è così..."
"Sei tu l'esperto..." gli disse con un sorriso Marcello. "Ma a me piacciono i lunghi preliminari..."
"Bene. Tanto abbiamo tutta la notte, no?"
"Bisogna anche dormire un po'." gli disse sorridendo Marcello.
"Tu sorridi spesso. Mi piace. Li hai messi in cassaforte, i tuoi soldi?"
"In cassaforte? No..."
"Metticeli, quando ti porti un ragazzo in camera. Non si sa mai. Qui ogni camera ha una piccola cassaforte."
"Non lo sapevo. Dove è?"
"Lì, dentro l'armadio. Quando la apri, da dentro metti un tuo codice segreto e nessuno la può aprire. E io non guardo..."
"Dici che non devo fidarmi neanche di te?"
"Non mi conosci, no? Dammi retta. Anche io sto più tranquillo... vai a mettere il tuo portafogli nella cassaforte. Io frattanto vado in bagno e mi chiudo dentro..."
"D'accordo..." disse Marcello.
Scesero dal letto e il ragazzo, lesto ed agile, si chiuse nella stanza da bagno. Marcello prese il portafogli e il passaporto, aprì l'armadio, mise tutto nella piccola cassaforte murata, mise come codice le prime quattro cifre del proprio numero di telefono, richiuse, poi andò ad aprire la porta del bagno.
"Vieni, Danut?" gli disse.
"Sì. Hai un bel corpo, mi piaci." gli disse seguendolo sul letto.
Si abbracciarono e si baciarono di nuovo. Dopo un po', Marcello fece mettere il ragazzo in posizione, si infilò uno dei preservativi.
"Non vuoi che ti prendo prima io?" chiese il ragazzo.
"Domattina, prima di lasciarci, lo fai prima tu, d'accordo?" gli disse e lo prese.
Mentre gli si muoveva dentro, il ragazzo gli disse: "Mi piace, ci sai fare... sono pochi che ci sanno fare come te. Sì, domattina lo facciamo di nuovo."
Marcello, oltre che a provare piacere nel prenderlo, si sentiva affascinato da quel ragazzo. Si chiese perché avesse scelto di fare quel mestiere... Mentre lo prendeva, gli carezzava il corpo, ed anche il ragazzo carezzava il suo.
Quando raggiunse l'orgasmo, riposarono per un po', quindi ripresero a fare l'amore. Marcello si mise sulla schiena e si offrì al ragazzo. Danut si infilò un preservativo, poi gli andò sopra. A Marcello piaceva anche come lo prendeva il ragazzo. Danut continuava a sorridergli ed era evidente che aveva gradito sia essere preso che prenderlo.
Dopo si stesero, Danut coprì i loro corpi con il lenzuolo, Marcello spense la luce e lo abbracciò.
"Ti è piaciuto?" gli chiese il ragazzo.
"Sì. E a te, Danut?"
"Non ha importanza. Però sì, anche a me è piaciuto. Domattina ti inculo prima io, così hai un buon ricordo di me..."
"Come vuoi..."
"Se hai un buon ricordo di me, magari mi fai venire di nuovo qui da te..."
"Penso proprio di sì."
"Ti fermi molto qui a Bucarest?"
"Ancora cinque giorni. Poi col mio amico giriamo un po', poi torniamo qui per altri sette giorni."
"Col tuo amico romeno? È il tuo ragazzo?"
"Sono stato io il suo ragazzo per un po'. Ora siamo solo amici."
"Ti dispiace se ti faccio tante domande, Marcello?"
"No, affatto. Tu sei di Bucarest?"
"No, i miei vivono in un villaggio vicino a Ploiesti. Fra qui e Ploiesti. Un villaggio di contadini, ci sono solo quattrocento abitanti, ormai. Tanti sono venuti qui a cercare fortuna, o anche a Ploiesti."
"Ma vivi qui a Bucarest?"
"Sì, in periferia. Ci dividiamo una stanza in quattro. Tutti ragazzi come me, che fanno la vita. Anche in quattro, è caro. Quando stendiamo i materassi, non c'è più posto. Ma va bene."
"Quanti anni avevi, quando sei venuto qui a Bucarest?"
"Vuoi sapere quando ho cominciato a fare la vita? Avevo diciassette anni. Ma là al villaggio lo facevo già da tre anni con un mio amico..."
"Mi piaci, Danut..."
"Ti piace come sono a letto?"
"Anche. Ma mi piaci tu."
"Grazie. Anche tu mi piaci, Marcello. Gli altri... pare che sia come farlo fra cani. Non tutti, ma molti. Zum-zum-zum, mi danno i soldi e poi pare che gli do fastidio... è meglio che mi rivesto e me ne vado."
"Mi piace tenerti così..."
"Anche a me. Tu mi tratti bene... Domattina... ti va di ordinare la colazione in camera, anche per me? Qui portano un'ottima colazione..."
"Certo, va bene."
"Quando viene il cameriere, io mi chiudo in bagno. Non chiedere la colazione per due, chiedi porzione doppia, è meglio."
"Sì, va bene." disse Marcello sorridendogli al buio.
Si addormentarono. La mattina dopo, quando Marcello si svegliò, Danut era già sveglio e lo guardava.
"Dormito bene?" gli chiese Marcello.
"Sì, molto bene. E tu? Non ho scalciato stanotte, vero? Né russavo."
"Anche. No, ho dormito bene. E io? Russavo o scalciavo."
"Non lo so. Dormivo." ridacchiò il ragazzo. Lo carezzò fra le gambe: "Hai voglia." commentò compiaciuto.
"Sì, ho voglia. E tu?" chiese Marcello e lo carezzò a sua volta fra le gambe. "Sì, anche tu... Allora, adesso mi prendi tu? Poi, quando abbiamo fatto tutti e due, chiedo che mi portino la colazione..."
"Ottimo. Grazie..."
Fecero di nuovo l'amore. Marcello ordinò la colazione. La mangiarono assieme, sul letto. Il ragazzo aveva buon appetito, e Marcello gli lasciò più della metà, invitandolo a finire tutto.
Poi, mentre si rivestivano, Danut gli chiese: "Mi vuoi ancora con te, stanotte?"
"Volentieri."
"Allora basta che dici che mi lascino salire. Gli dici che aspetti un tuo amico, Danut Schisilescu, così mi lasciano passare. A che ora vuoi che vengo?"
"Alle dieci, va bene?"
"Sì, certo. Di nuovo per tutta la notte?"
"Ne avrei piacere."
"Anche io. Bene, adesso scendo." disse il ragazzo prendendo i soldi, i suoi preservativi e cacciandosi tutto nella tasca dei jeans.
"Non li conti?" gli chiese Marcello.
"No. Tu non mi sembri il tipo che cerca di fregare. A stasera, Marcello. Danut Schisilescu, te lo ricordi? Devo scriverteelo?"
"No, me lo ricordo. Danut Schisilescu. Li avverto quando scendo, tra poco. A stasera, Danut."
Quel ragazzo gli piaceva. Era schietto, diretto, ma non volgare, non maleducato, anzi, aveva una certa raffinatezza, ed un bel sorriso pulito. Gli sembrava un buon ragazzo, malgrado il mestiere che faceva.
Andò a bussare alla porta di Gheorghe. Dormiva ancora. Entrò ed attese che si vestisse.
"Andiamo a fare colazione?" gli chiese Gheorghe.
"Io l'ho già fatta, me la sono fatta portare in camera. Ma ti tengo compagnia." gli disse Marcello e mentre scendevano per andare al ristorante, gli raccontò la sua avventura della notte appena trascorsa. "E stanotte torna, verso le dieci. Devo solo avvertire alla reception che lo lascino passare."
Marcello fece tornare Danut tutte le notti, anche quando tornarono a Bucarest. L'ultima notte, chiese al ragazzo se gli lasciava il suo indirizzo.
"Perché?" gli chiese il ragazzo.
"Magari ti mando una cartolina... e se torno a Bucarest, avrei piacere di vederti di nuovo..."
Il ragazzo glielo scrisse su un foglietto con l'intestazione dell'albergo. "Non ho il telefono, né qui a Bucarest né al mio villaggio. Puoi scrivermi dove vuoi. Io torno al villaggio almeno una volta alla settimana. Ma se vieni di nuovo, io posso trovarti un albergo dove stai bene come qui e paghi meno della metà..."
"Grazie, Danut... Chissà, può darsi che io torni. Ecco, qui ti scrivo il mio indirizzo. E anche il mio numero di telefono. Sono contento di averti conosciuto..."
"Anche io. Sono stato bene con te... e non solo per le belle scopate e le buone colazioni." disse allegramente. Poi, prima di uscire dalla stanza, lo prese fra le braccia, gli diede un lieve bacio sulle labbra ed andò via.
Marcello era restato molto colpito dalla personalità del ragazzo. Quando, nel pomeriggio presero l'aereo per tornare in Italia, Marcello parò di nuovo di Danut con Gheorghe.
"E bello che un ragazzo che fa quella vita sia restato così spontaneo e dolce." concluse Marcello.
"Sì. Non si dovrebbe mai giudicare qualcuno senza conoscerlo. Forse viene da una famiglia molto povera, e non ha trovato un altro lavoro. Non si dovrebbe mai giudicare nessuno, neanche chi si conosce bene..."
Appena tornato a casa, Marcello andò a comprare una bella cartolina, un francobollo commemorativo e la spedì a Danut, all'indirizzo del suo villaggio. Ci scrisse solo "Ti ricordo con molto piacere. Marcel"
Quando ricevette una cartolina da Bucarest, ne fu contento. Il ragazzo gli aveva scritto:
"Bella la cartolina e anche il francobollo. E stato molto bello conoscerti. Sono stato molto bene con te. Spero che torni a Bucarest. Un abbraccio, Danut."
Quando fu novembre, si disse che sarebbe tornato volentieri a Bucarest, a vedere il ragazzo, in occasione delle vacanze di Natale. Perciò scrisse a Danut di tenersi libero. Concluse la lettera scrivendo: "Se mi trovi un albergo in cui possiamo stare tutti e due, per i sei giorni in cui posso fermarmi, avrei piacere che tu li passassi tutti con me. Ti pago l'intera giornata, si intende. Fammi sapere qualcosa, per favore."
Ricevette la risposta a stretto giro di posta:
"Marcello,
se vieni sono molto contento. Certo che mi tengo libero solo per te. Per tutta la giornata, per te va bene se mi dai 30 dollari al giorno, e i pasti? Ti trovo una stanza dove possiamo stare assieme, e la paghi meno della metà che al Marriott. Perciò non ti viene a costare troppo, tenermi con te. Che ne dici? Se va bene fammelo spere, cerco subito il posto giusto. Fidati di me, vedrai che sarai contento.
Un abbraccio e un bacio - Danut."
Gli rispose che andava benissimo, gli comunicò le date esatte ed anche l'orario di arrivo dell'aereo. Poi gli chiese di dirgli che cosa gradiva come regalo di Natale.
Danut rispose:
"Marcello,
non è necessario che mi porti un regalo di Natale, ma se proprio vuoi, mi piacerebbe un libro sulle belle cose che ci sono in Italia. Va bene se è scritto in inglese, ma anche in italiano magari riesco a capirlo. Verrò ad aspettarti all'aereoporto, va bene?
Sono molto contento che vieni di nuovo. Spero che passerai un bel Natale a Bucarest con me. Se vuoi, ti faccio da guida per farti vedere le cose che di solito i turisti non vedono. Va bene?
Un abbraccio e un bacio - Danut."
Sì che andava bene, pensò Marcello. Andò a cercare il libro, e poiché uno veramente bello c'era solo in italiano, comprò anche due dizionarietti romeno-italiano e italiano-romeno, da portare al ragazzo. Il ragazzo aveva peress'a poco la sua stessa corporatura, perciò decise di portargli in regalo anche una bella giacca a vento di piumino.