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una storia originale di Andrej Koymasky


pin INCONTRI ROMENI CAPITOLO 5
INNAMORAMENTO E CRISI

Marcello stava festeggiando il suo ventinovesimo compleanno con alcuni amici, in una birreria gay. Aveva invitato anche Gheorghe, ma il professore, proprio in quei giorni, doveva partecipare ad un congresso a Durham, perciò non aveva potuto andare al party.

Stavano tutti ridendo e scherzando assieme, riuniti in un'allegra tavolata al fondo della sala, quando Marcello vide entrare nel locale un giovanotto alto, bello ed elegante, che si guardò attorno con un'espresione sorridente, poi andò a sedere al bancone.

Marcello si sentì subito attratto dal nuovo venuto.

Disse ad uno degli amici: "Cavolo, se è bello quello!"

"Chi?"

"Quello che è appena entrato, quello con la polo verde seduto al bancone."

"Ti piace? Si chiama Daniele, fa surf, ha un bell'appartamento..."

"Lo conosci?" chiese Marcello interessato.

"Abbiamo scopato un paio di volte. Scopa come un dio." gli disse l'amico.

"Perché non lo inviti a venire qui con noi?" gli disse Marcello sempre più interessato.

L'amico ridacchiò: "Guarda che quello è di gusti difficili... comunque, se vuoi... vado a chiedergli se vuole unirsi a noi." disse ed andò a parlare con il nuovo venuto.

Marcello li guardava. Il giovanotto salutò l'amico di Daniele, poi guardò verso Marcello, gli sorrise facendo un cenno come di saluto. Si alzò dall'alto sgabello del bancone e, con il suo boccale di birra in mano, andò verso il tavolo di Marcello.

"Ciao, mi chiamo Daniele. Ho saputo che oggi è il tuo compleannno, auguri."

"Grazie. Io mi chiamo Marcello. Siedi qui con noi..." gli disse indicandogli il posto che l'amico aveva lasciato libero.

"Volentieri, grazie." rispose l'altro sedendogli a fianco.

L'amico di Marcello rimase per un attimo interdetto per aver perso il posto, ma fece spallucce ed andò a sedere un po' più in là.

"È scortese se ti chiedo quanti anni compi?" gli chiese Daniele.

"No, mica sono una donna. Ventinove." rispose sorridendo Marcello.

"Nessun dubbio che non sei una donna, anzi, sei un bel ragazzo. Hai anche un bel sorriso..."

"Grazie. Anche tu hai un bel sorriso. Vieni spesso in questa birreria? Non ti avevo mai visto."

"No, non spesso. Neanche io ti avevo mai visto, o non mi sarei dimenticato di sicuro di uno attraente come te. Io di solito preferisco andare al bar 'R-U-2?'... Lo conosci?" chiese Daniele.

"Ci sono andato solo una volta, con un mio ex."

"Hai un ragazzo, adesso?"

"No."

"Neanche io. Che fai nella vita, oltre a frequentare i bar gay?" gli chiese sorridendo Daniele.

"Lavoro in un centro di ricerche. Elettronica."

"Uau! Io a mala pena riesco a cambiare canale col telecomando. Io invece sono capo del personale in una catena di supermercati. Human resources, per dirla in modo più raffinato."

"Da noi chi si occupa del personale è una donna... preferirei avere uno come te, piuttosto, per le human resources."

"Mi piacerebbe occuparmi del personale... con uno come te." gli disse Daniele spingendogli la gamba contro la sua, sotto il tavolo.

Marcello si sentì subito eccitato. "Anche a me piacerebbe avere uno come te, ad occuparsi di me..." rispose a mezza voce, sentendosi arrossire lievemente.

"Beh... non è affatto escluso... potrei sempre farlo, come lavoro extra..." suggerì Daniele.

"Part-time?" scherzò Marcello.

"Non è detto. Che fai, dopo il party?"

"Non ho progetti."

"Allora che ne diresti di venire da me per un... interview?"

"Pensi di assumermi?" scherzò Marcello, eccitato alla prospettiva.

"Non si assume mai nessuno senza prima aver fatto un interview, esaminato il curriculum, verificato i talenti e così via. Ma mi sembri un candidato promettente, potenzialmente valido, interessante..." rispose Daniele continuando quel gioco di parole e doppi sensi. "Ti va?"

"Mah... tentare non nuoce."

"Ne hai ancora per molto, qui?"

"No, fra poco possiamo andare. Ho la macchina qui fuori..."

"Anche io. Preferisci seguirmi con la tua o andiamo con la mia?"

"Se poi mi riporti qui, posso venire con la tua."

"D'accordo..."

"Ehi, voi due! Che avete da confessarvi così?" li interruppe uno degli amici. "Di chi state spettegolando?"

"Di te, logicamente!" gli rispose Marcello allegramente: non vedeva l'ora di andare via con il bel Daniele.

Scherzarono e risero per un po' tutti assieme e Marcello vide che Daniele conosceva due o tre dei suoi amici. Si chiese se avesse scopato con tutti... L'amico gli aveva detto che Daniele era un tipo difficile... ma anche che scopava da dio... Era sempre più eccitato alla prospettiva di andare a casa sua per un "interview"...

Finalmente la compagnia si sciolse. Daniele portò Marcello a casa sua. Per tutto il tragitto si guardavano con la coda dell'occhio, studiandosi a vicenda.

Daniele abitava in un grazioso appartamento ben arredato, in modo raffinato, moderno. Lo portò in soggiorno lo fece sedere sul divano e gli chiese se poteva offrirgli qualcosa. Marcello chiese un caffè: non voleva bere altri alcolici, si sentiva già un po' su di giri... e non solo per le birre che aveva bevuto.

Sorbirono il caffè parlando del più e del meno. Poi Daniele gli cinse le spalle, lo tirò a sé e lo baciò: un lungo bacio intimo e caldo, da mozzare il fiato. Marcello rispose con piacevole abbandono.

Dopo un po' erano già seminudi, che si dedicavano l'uno al piacere dell'altro e Marcello era sempre più eccitato.

"A me piace farlo a letto, con calma e comodamente." gli disse Daniele, con un sorriso invitante. "Vieni?"

Si sfilarono le scarpe ed i calzoni che già erano acciambellati sulle loro caviglie e, le sole mutande indosso, Marcello seguì il nuovo amico fino alla sua camera da letto.

Era una stanza grande, quadrata. Un angolo era tagliato da un ampio armadio, davanti a cui c'era un gran letto matrimoniale messo in diagonale rispetto alla stanza, con attorno quattro liscie colonnne di legno alte fino al soffitto, fra cui pendevano semitrasparenti tende. Negli altri angoli c'era una toeletta con specchio a tre ante, un tavolo triangolare con TV e stereo ed una fioriera triangolare con un rigoglioso ficus benjamin.

"È bella, la tua camera da letto..." mormorò Marcello, mentre Daniele scostava una delle cortine del letto e gli faceva cenno di entrare.

"Sono contento che ti piace. Ma è più bella se non ci sto da solo..." gli disse l'altro entrando anche lui e, sospingendolo sul materasso, gli si stese sopra abbracciandolo e ricominciando a baciarlo.

Presto si liberarono anche delle mutande e delle calze e, finalmente nudi, si addossarono l'uno all'altro, sfregando le loro forti e calde erezioni una contro l'altra.

Daniele tirò fuori da chissà dove la bustina di un preservativo e la porse a Marcello. Questi la stracciò, poi lo applicò al membro duro dell'altro. Daniele sorrise. Prese le gambe del suo ospite, se le fece passare sulle spalle, infilò un cuscino sotto il bacino di Marcello e lo prese con un'unica, vigorosa ma calibrata spinta.

Marcello chiuse gli occhi per gustare la forte e calma monta del suo nuovo amico, mentre gli sfregava i capezzoli e lo carezzava fin dove le mani riuscivano a spaziare. "Sì..." pensava estasiato, "... sa veramente scopare da dio... E ha un corpo da dio..."

Daniele gli si muoveva dentro e sopra ad arte, sapientemente, in modo di dargli un forte piacere mentre al tempo stesso lo prendeva dal suo corpo. Rallentava o accelerava, in modo di tenerlo, e tenersi, sull'orlo dell'orgasmo, senza però mai raggiungerlo. Era un delizioso supplizio, che Marcello sperava durasse il più a lungo posibile.

Durante una delle soste, Daniele gli chiese, con voce bassa e lievemente roca per l'eccitazione: "Puoi fermarti con me fino a domattina?"

"Per le otto e trenta devo essere in ufficio..." rispose Marcello estasiato per quella bella scopata.

"Ci alziamo in tempo per fare colazione, poi ti porto alla tua auto... va bene? Quanto ci metti dalla birreria al tuo lavoro?"

"Poco meno di mezz'ora, penso."

"Ottimo..." disse Daniele con un lieto sorriso, riprendendo a muoversi ad arte dentro di lui.

Marcello non si era mai sentito tanto bene fra le braccia, e le gambe, di un compagno. Ci sapeva fare davvero. Pur senza essersi toccato il membro, lo sentiva duro e fremente, e pronto a schizzare da un momento all'altro. Si chiese come facesse Daniele a tenerlo tanto eccitato semplicemente prendendolo.

Guardava il volto del compagno, e lo trovava bellissimo, lievemente arrossato per l'eccitazione, rischiarato da un sorriso compiaciuto.

"Come sta andando, l'interview?" gli chiese.

"Molto bene... mi sa che ti assumo!" gli rispose con un sorriso beato il bel giovanotto, continuando a muoverglisi dentro.

Di tanto in tanto, quando rallentava, Daniele si chinava su di lui per baciarlo, senza smettere però di muovere il bacino e il suo bel palo di forte e calda carne dentro di lui.

Finalmente Daniele si mosse in un modo un po' diverso, spingendoglielo dentro di sotto in su e improvvisamente Marcello venne. Le forti contrazioni del suo foro scatenarono allora anche l'orgasmo di Daniele.

Si rilassarono soddisfatti e felici. Dopo un po' Daniele gli disse che era meglio andare a fare una doccia, assieme, poi dormire per qualche ora. Quando tornarono sul letto, la sveglia digitale segnava già le quattro e diciassette minuti.

Si addormentarono con le membra intrecciate.

Al lavoro, Marcello si sentiva uno straccio, ma anche felice. Avevano dormito poco, e quando si erano svegliati, avevano flirtato per un po', prima di andare a fare colazione. Poi Daniele gli aveva fatto promettere di tornare da lui prima dell'ora di cena e di fermarsi nuovamente a casa sua.

Uscito dal lavoro, Marcello aveva fatto un salto a casa per cambiarsi, aveva preso il proprio spazzolino da denti ed il rasoio elettrico, poi era letteralmente volato a casa di Daniele.

Questi l'aveva accolto con indosso un kimono giapponese di cotone blu con foglie di acero bianche. Era molto elegante e sensuale.

"Ne vuoi indossare uno anche tu?" gli chiese il nuovo amico.

"Sì, grazie. Sembra comodo..."

"Sì, in casa io indosso sempre solo questo. Tieni. Togliti tutto e mettilo."

Quello che gli porse era nero, con bambù dipinti in rosso ruggine. Marcello si spogliò nudo, lo indossò, poi Daniele gli fece vedere come doveva annodare la cintura.

"Vieni in cucina, ho quasi finito di preparare la cena."

Marcello lo seguì. Anche la cucina era molto luminosa, moderna, bella e attrezzata bene. Gli piaceva guardare Daniele affaccendarsi fra fornelli, piatti e cibo per preparare la loro cena. E più lo guardava, più sentiva di desiderarlo.

Mangiarono, chiacchierando piacevolmente. Ogni tanto i loro sguardi si incontravano e l'uno leggeva il desiderio negli occhi dell'altro.

"Oggi al lavoro ero uno straccio..." disse Daniele.

"Sì, anche io. Abbiamo dormito poco... ma ne valeva la pena..." rispose con voce calda Marcello.

"Stanotte abbiamo più tempo... anche per dormire." gli disse Daniele, sottolinendo con la voce quell'anche.

"Sei molto bravo, anche a cucinare." disse Marcello, sottolinenado a sua volta il suo anche.

Daniele ridacchiò: "Mi fa piacere che la pensi così... Mi fa piacere che sei di nuovo qui, con me. Mi piaci molto..."

"Anche tu..." gli disse sottovoce Marcello prendendo attraverso il tavolo una mano di Daniele ed intrecciandovi le dita.

Sotto il tavolo Daniele allungò un piede nudo e lo sfregò delicatamente fra le gambe dell'ospite: "Hai già voglia..." disse con un sorriso, sentendo che l'altro aveva una forte erezione.

"Da prima di entrare qui a casa tua."

"Ma stasera... mi piacerebbe che fossi tu a prendere me."

"Se ti fa piacere, volentieri. Però mi è piaciuto un sacco come m'hai preso ieri notte. Tu sì che sai fare l'amore..."

"Anche a me è piaciuto... Sto bene, con te. E sei anche molto bello, sexy." gli disse facendolo alzare in piedi.

Si abbracciarono e baciarono, Si sciolsero a vicenda le cinture e fecero scivolare a terra l'uno il kimono dell'altro.

"Vieni di là, Marcello... È tutto il giorno che ho voglia di farmi prendere da te. Sai che anche il tuo cazzo è molto bello?"

Marcello sorrise. Si stesero sul letto. La luce diffusa entrava, morbida e gradevole, attraverso le cortine di velo del letto. Si abbracciarono e si baciarono a lungo, gradualmente esaltando l'uno l'eccitazione dell'altro.

Daniele prese un preservativo e, aiutandosi con le dita e le labbra, lo applicò sul membro del compagno. Poi si mise a quattro zampe e, girato il capo verso l'altro, gli disse con un sorriso invitante: "Dai."

Marcello di inginocchiò fra le sue gambe, lo prese per la vita e, senza aiutarsi, glielo spinse tutto dentro.

"Sì... così... dai..." disse Daniele con voce roca.

Marcello si chinò su di lui, il petto contro la sua schiena, gli passò le braccia sotto il petto ed afferrò di sotto in su Daniele per le spalle, quindi iniziò a muoverglisi dentro con lenti, lunghi e vigorosi ondeggiamenti del bacino.

Daliele girò il capo in dietro, finché le loro labbra si incontrarono e, ad ogni spinta dell'altro, emetteva un lieve mugolio di piacere.

Marcello lo prese in tutte le posizioni, cambiandole ogni volta che si fermava per prolungare il reciproco piacere. Quando infine entrambi raggiunsero un forte e piacevole orgasmo, si stesero a rilassarsi, abbracciati, parlottando e scherzando, felici ed appagati.

Dopo pochi incontri, sempre più piacevoli, Marcello lasciò il proprio appartamento e si trasferì a casa di Daniele. Si sentiva felice, era totalmente innamorato del bel giovanotto, gli sembrava di toccare il cielo con un dito.

Telefonò a Gheorghe per dirgli che era innamorato di Daniele, ed anche questi era innamorato di lui.

Gheorghe gli disse, con sincerità, che era molto contento per lui. Quello che non gli disse era che gli dispiaceva di non essere stato capace lui di dargli quella felicità... Ma poiché ancora lo amava, era davvero contento che, almeno Marcello, fosse felice e che avesse trovato l'amore.

Daniele era pieno di dolci attenzioni nei confronti di Marcello, e viceversa. Festeggiarono il primo anniversario della loro relazione andando in un ristorante, in cui invitarono anche alcuni amici. Anche Gheorghe era fra gli invitati.

Quando Marcello fu solo con il suo ex-amante, gli chiese: "Che ne pensi, di Daniele?"

"Mi pare una persona a posto, e mi pare veramente innamorato di te. Ti auguro ogni felicità, Marcello."

"Ho avuto l'impressione che Daniele fosse un po' imbarazzato, nei tuoi confronti... Nonostante tutto, Daniele è un po' timido."

"Non vorrei che fosse geloso di me. Non ne avrebbe motivo..." gli disse Gheorghe.

"È un po' geloso, il mio Daniele, ma non solo di te, di tutti. Però non me lo fa pesare. Quando gli ho detto che volevo invitarti, ha accettato subito senza problemi. Sa di te e me, e sa anche che per me tu resti il mio migliore e più vero amico. Sa che ho piena confidenza e fiducia in te, e che ti voglio bene."

"L'importante è che sappia anche che non ha nessun motivo di essere geloso di me." commentò Gheorghe con un sorriso.

Marcello era pienamente felice. Stava proprio bene con il suo Daniele. E anche questi continuava ad essere molto dolce ed attento verso di lui.

Avevano festeggiato da pochi mesi il loro secondo anniversario. Una sera, dopo cena, Daniele disse che usciva per comprarsi le sigarette. Marcello rigovernò, mise in ordine, preparò il necessario per la colazione per il giorno dopo. Guardò l'orologio: Daniele era già uscito da un'ora.

"Mah, ormai torna da un minuto all'altro..." si disse, ed andò a mettersi a letto, aspettandolo.

Aveva una gran voglia di fare l'amore... Accese lo stereo a basso volume, regolò le luci della camera in modo che fossero tenui ma sufficienti per vedersi: a lui piaceva molto guardare Daniele mentre facevano l'amore... Ed attese. Daniele ancora non rientrava.

Marcello cominciava ad essere preoccupato. Cominciò a temere che gli fosse successo qualcosa, che avesse avuto un incidente, che si fosse sentito male... Scese dal letto e si rivestì. Si assicurò di avere le chiavi in tasca ed uscì per andare a cercarlo.

Sulla via, lo vide arrivare verso casa, a passo svelto. Gli andò incontro, sentendosi sollevato nel vederlo tornare sano e salvo.

"Che ci fai qui?" gli chiese Daniele quando lo vide.

"Eri uscito da due ore e mezzo... ero in pensiero..."

"Ma no, ho solo incontrato un vecchio amico e ci siamo messi a chiacchierare... e non mi sono accorto che era passato tanto tempo..." gli disse Daniele. "Mica ti metti a fare la moglie ansiosa, adesso, no?"

"Che c'entra... Di solito per comprare le sigarette ci metti al massimo una ventina di minuti..."

"Beh, te l'ho detto, no? Cos'è, prima di fare due chiacchiere con un amico devo chiederti il permesso?"

"Ma no... potevi invitarlo a casa, però..."

"Non ci ho pensato." tagliò corto Daniele, un po' seccato.

Tornati a casa, fecero l'amore come sempre, e Marcello dimenticò quello stupido incidente.

Pochi giorni dopo, poco prima della cena, Daniele gli disse: "Devo uscire, adesso. Tu mangia, non so a che ora torno. Devo incontrare il general manager della mia ditta..."

"A quest'ora? E quando l'hai saputo?" chiese stupito Marcello.

"Poco prima di uscire dall'ufficio."

"Potevi darmi un colpo di telefono, no? Così non preparavo per due..."

"Beh, metti in frigo la mia parte, la mangiamo domani. E l'ho detto adesso, non ti basta?"

"Sì... certo..." rispose incerto Marcello. "Una... cena di lavoro?" chiese poi.

"Sì, una cena di lavoro, con altri colleghi." disse un po' secco Daniele mentre si cambiava.

"Pare quasi che ti vesti per andare in discoteca..." notò Marcello.

"Per questi incontri non ci si veste in modo formale, non lo sai?"

"No... non lo sapevo..." disse Marcello, un po' stranito per il tono secco, se non seccato, del compagno.

"Non so a che ora posso tornare. Vai a dormire, tu, non mi aspettare." gli disse Daniele uscendo di casa.

Marcello, restato solo, mangiò la cena, quasi controvoglia. Poi andò in soggiorno a guardare un po' la TV. Infine andò a letto. Si svegliò sentendo Daniele rientrare. Guardò la sveglia digitale sul comodino: era quasi l'una e mezzo di notte.

Quando Daniele si mise a letto, Marcello lo abbracciò: "Facciamo l'amore..." gli sussurrò.

"Mi sento un po' stanco, Marcello. È meglio se dormiamo..."

Daniele lo lasciò, e si stese: era la prima volta che Daniele lo rifiutava.

"Che c'è Dani? Sei strano da qualche giorno..."

"Sono molto stanco, te l'ho detto. Mica sono una macchinetta no? Che quando hai voglia di scopare ci metti una moneta e spingi un pulsante..."

"Non ho voglia di scopare." gli rispose un po' urtato Marcello, "Avevo voglia di fare l'amore. Ma se sei stanco... buona notte."

Nei giorni seguenti le cose sembrarono andare anche peggio. Daniele stava fuori la sera con le scuse più diverse, e faceva sempre più raramente l'amore con lui. Quando facevano l'amore pareva il Daniele di sempre, ed a volte anche durante il giorno, ma Marcello sentiva che c'era qualcosa che non andava.

"Ti stai stancando di me, Daniele?" gli chiese una sera a cena.

"Se continui a controllarmi, a lamentarti, a pretendere..."

"Ma chi ti controlla? Ci siamo sempre detti tutto, mi fa piacere sapere dove vai, che fai. E non mi lamento, né pretendo. Se ho voglia di fare l'amore, mi pare logico che te lo dico, che te lo faccio sentire, ma se tu non hai voglia, mica ho mai insistito, no?"

"Sì, ma pare che a te interessi solo scopare."

"Non ti sei mai lamentato, quando ci si è messi assieme. È solo da due, tre mesi che sei cambiato."

"Cambiato io? Tu sei cambiato. Mi stai sempre addosso come una sanguisuga!" gli rispose scorbutico Daniele.

Marcello lavò i piatti e mise tutto a posto. Andarono a guardare un po' di TV. Poi Daniele si alzò dal divano: "Sono proprio stanco, io vado a letto."

"Va bene." disse Marcello e aprì il divano-letto: aveva deciso di dormire lì.

"Che fai?" gli chiese Daniele.

"Così dormi tranquillo e non ti rompo l'anima, stanotte. Così non dirai che voglio solo fare quello." rispose urtato Marcello.

"Fai come ti pare." rispose Daniele ed andò in camera.

Le cose, nei giorni seguenti, nonostante gli sforzi di Marcello, andarono gradualmente peggio. Un pomeriggio Daniele gli telefonò al lavoro per dirgli che non tornava a casa fino a molto tardi, di cenare da solo e di non aspettarlo.

Daniele non gli chiese perché: non voleva sembrargli pesante, invadente. Però non aveva voglia di andare a casa, di mangiare da solo. Si trattenne al lavoro un po' più del solito per terminare una relazione che doveva scrivere, poi uscì giusto quando era ora di fare la cena. Andò in una piccola trattoria e consumò il suo pasto, lentamente, chiedendosi che cosa stesse succedendo...

Forse, si diceva, era solo un periodo in cui Daniele aveva preoccupazioni al lavoro, forse era solo stanco e per questo era diventato irritabile... Ma se gliene avesse parlato, se avesse condiviso con lui i suoi problemi, non sarebbe stato meglio per tutti e due?

Ultimamente neanche lui poteva più parlare con Daniele dei suoi problemi di lavoro: l'ultima volta che l'aveva fatto, Daniele l'aveva rimproverato di scaricargli addosso i suoi problemi.

"Ne ho già abbastanza dei miei, per dover sopportare anche i tuoi!"

Marcello si sentiva triste. Non aveva voglia ancora di tornare a casa. Passeggiò per un po' per le vie del centro, soffermandosi a guardare le vetrine, senza però neppure realmente vederle. Erano le undici... ancora non gli andava di tornare a casa... Passò davani all'insegna di una discoteca gay. Decise di entrare. Non aveva voglia di ballare, ma almeno si sarebbe seduto, avebbe bevuto qualcosa, avrebbe ascoltato un po di musica... e più tardi sarebbe andato a letto.

Pagò il biglietto, lasciò il giaccone al guardaroba, ed entrò nella sala. Prese la consumazione ed andò a sedere in un angolo. Pian piano la discoteca si riempì. Era parecchio che non andava più a ballare, non riconosceva più nessuno.

Era passata da poco la mezzanotte, quando sentì una forte risata... che conosceva. Si girò a guardare: Daniele stava entrando con un ragazzo... e stavano semiabbracciati. I due andarono al bancone a prendere la loro consumazione. Poi sedettero su una poltroncina al bordo della pista dove solo un paio di coppie stava ballando.

Vide che il ragazzo andava a sedersi in grembo a Daniele, e che si davano un lungo, intimo bacio.

Marcello provò l'impulso di alzarsi e di uscire in fretta dalla discoteca, ma restò inchiodato, sprofondato nella sua poltroncina. Una mano di Daniele s'era infilata sotto la maglia del ragazzo e lo carezzava... Poi si spostò a palpare il ragazzo fra le gambe. Il ragazzo rise, senza togliersi.

Poi vide i due alzarsi ed andare a ballare, incollati uno all'altro.

Allora Marcello si alzò, andò a passo deciso verso la coppia, il bicchiere di coca cola ancora quasi pieno, in mano. Daniele non l'aveva visto arrivare. Gli si fermò accanto e lo chiamò per nome. Daniele si voltò a guardarlo, dapprima sorpreso, poi fece un sorrisetto. Marcello gli gettò in faccia tutto il contenuto del bicchiere.

"Divertiti, porco!" gli disse, ed uscì svelto dalla sala.

Tornato a casa, prese qualche ricambio e poche cose essenziali, le mise in una valigia, ed uscì di nuovo. Andò fino al vicino albergo e chiese se avevano una camera. Si mise a letto e scoppiò a piangere.

Perché gli aveva fatto quello? Da quanto tempo lo tradiva? Probabilmente proprio da quella sera in cui era uscito per andarsi a comprare le sigarette e ci aveva messo due ore e mezzo...

Che stupido era stato! Non aveva mai neanche immaginato che Daniele lo stesse tradendo, anzi, si chiedeva che cosa poteva fare lui per rivederlo sereno, contento, innamorato come nei primi due anni, due anni e mezzo...

Lo odiava... e ne era ancora stupidamente innamorato. Non voleva avere più niente a che fare con lui.

La mattina, quando si svegliò, per un attimo si guardò attorno smarrito: non capiva dove fosse. Poi ricordò e sentì nuovamente un dolore acuto in petto, sul cuore. Telefonò in ufficio, dicendo che quella mattina aveva un po' di febbre e non poteva andare.

Poi telefonò a Gheorghe.

"Vai all'università, stamattina?"

"No, Marcello... Che c'è?"

"Posso passare da te, allora? Ho bisogno di parlarti..."

"Sì, certo, vieni. Ti aspetto..."

Marcello andò da lui e gli raccontò tutto. L'uomo ebbe la tentazione di chiedergli "Capisci adesso cosa significa perdere la persona di cui sei innamorato? Capisci quanto si soffre?" ma tacque: sarebbe stato crudele, inutile.

"Posso... finché non mi trovo casa... dormire nella tua stanza degli ospiti, Gheorghe? Non ti dispiace?"

"Certo che puoi. Sei deciso a lasciarlo?"

"Certo. Anche se non riesco a non esserne innamorato. Sono uno stupido, vero? Uno stronzo..."

"L'amore non si può accendere e spegnere com una lampadina o un elettrodomestico. No che non sei uno stupido..."

"Hai voglia di venire con me a casa sua per prendere tutte le mie cose? Posso portarle qui da te, per adesso?"

"Ma sì, certo."

Quando ebbero caricato tutto nell'auto di Marcello, questi gli disse: "Aspettami un attimo. Vado a lasciare le chiavi di casa sul tavolo."

Risalì. Prese in bagno la bomboletta della schiuma da barba, andò in camera da letto e scrisse, con la schiuma, sul tappeto "Va a fa'n culo, stronzo!" Ci posò vicino le chiavi di casa, uscì e si tirò dietro la porta.


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