Sul treno del ritorno, Gheorghe ripensava a quei due giorni passati con Marcello. Il sabato, il ragazzo s'era mostrato abbastanza sereno e pieno di piccole attenzioni verso di lui e l'uomo se ne sentiva sempre più innamorato. Avevano parlato a lugo, anche di cose importanti, di cosa significa amare, essere innamorati, vivere assieme.
Avevano parlato anche di che cosa avrebbe fatto Marcello una volta finita la naja. Anche se non ancora del tutto sicuro, al ragazzo sarebbe piaciuto iscriversi al politecnico, diventare un ingegnere elettronico.
Gheorghe gli disse che c'era anche il politecnico nella sua città: Marcello poteva andare a vivere da lui ed iscriversi lì. E frattanto, stando assieme, potevano vedere se e come sarebbe evoluta la loro amicizia. Il ragazzo gli disse che ci avrebbe pensato seriamente e gli avrebbe dato una risposta.
Visitarono un po' la città, ma passarono buona parte del tempo assieme seduti sul prato di un parco a parlare. Sabato notte avevano di nuovo fatto l'amore a lungo, ed i loro corpi si conoscevano sempre meglio e anche fare l'amore stava diventando più piacevole.
Il ragazzo aveva voluto comprare una macchina fotografica usa e getta, perché voleva un ricordo della visita di Gheorghe, e s'erano scattati a vicenda diverse foto, che Marcello gli promise di mandargli.
Il ragazzo gli aveva promesso di telefonargli ogni volta che la sua nave si sarebbe fermata in un porto, e Gheorghe gli promise che, se poteva liberarsi dagli impegni dell'insegnamento, l'avrebbe raggiunto per stare ancora un po' assieme.
Ripensava a tutto questo, l'uomo, mentre il treno correva verso la sua destinazione. D'accordo, Marcello gli aveva detto di non essere innamorato di lui, ma si era comportato in modo delizioso con lui, e non aveva escluso che qualcosa fra loro potesse nascere. Non aveva neanche escluso la possibilità di trasferirsi da lui, di vivere assieme...
Gli aveva chiesto come avrebbe potuto giustificare con i suoi il fatto che andava a vivere con un uomo più grande di lui, con un professore universitario, e anche come giustificare il fatto di andare ad iscriversi in un politecnico così lontano da casa.
Gheorghe gli aveva detto che il politecnico che c'era nella sua città era il più rinomato in Italia, e che poteva dire che si trasferiva da lui, che aveva conosciuto a Genova perché lui era lo zio del suo commilitone, perché aveva una casa grande e gli poteva dare una stanza...
"Come puoi essere lo zio del mio amico se hai un cognome straniero?"
"La madre del tuo amico potrebbe essere Romena, no? Oppure io potrei essere il marito della sorella di sua madre. Puoi dire che quando ci siamo conosciuti a casa del tuo amico, e hai detto che pensavi di iscriverti al politecnico, ma che avevi paura di non avere abbastanza soldi per pagarti una stanza, io t'ho offerto ospitalità gratis, dato che ho una stanza disponibile e che non ho bisogno di soldi. Se si vuole, si riesce a risolvere tutto, non credi?"
Marcello, come sempre, gli aveva detto che ci avrebbe pensato... "seriamente" aveva aggiunto poi.
Gheorghe non ci poteva fare niente: si sentiva innamorato di quel ragazzo, che trovava bello e che faceva l'amore in un modo molto piacevole, ma che inoltre ammirava e stimava sempre più. Marcello era davvero un ragazzo buono, onesto, intelligente, serio, sincero e molto dolce. No, non ci poteva davvero fare niente: se ne sentiva sempre più innamorato.
Una delle prime cose che l'uomo fece, appena incontrò di nuovo Francesco all'università, fu di dirgli che non poteva più invitarlo a casa sua per fare l'amore, perché si era innamorato di un ragazzo... Francesco accettò senza fare storie, tranquillamente, infatti fra loro non c'era amore ma solo il piacere di scopare assieme.
Come d'accordo, Marcello gli faceva sapere per tempo dove avrebbe attraccato la sua nave e per quanto tempo si sarebbe fermata in porto, così Gheorge andava quasi sempre ad incontrarlo, a volte anche facendo lunghi viaggi, come quando andò in aereo fino a Barcellona per passare con lui solo una notte. Si scrivevano anche lunghe lettere.
Finalmente Marcello terminò il servizio militare. Tornò a casa, e dopo neanche un mese, telefonò a Gheorghe per dirgli che pensava di andare da lui, e di iscriversi al politecnico. L'uomo era eccitatissimo. Andò a prendere Marcello alla stazione e lo portò a casa.
Il ragazzo gli disse che però doveva anche trovarsi un lavoro, per pagarsi le spese. Il padre, infatti, aveva qualche problema finanziario con il suo negozio, e non era in grado di mantenerlo fuori casa.
"Marcello, tu vivrai con me, perciò non avrai da spendere niente né per dormire né per mangiare. Ti pago io tutte le spese per studiare, e ti darò anche qualcosa da tenere in tasca per comprarti quello che ti serve... Non voglio che tu debba lavorare: devi applicarti agli studi a tempo pieno, in modo di finire in cinque anni e con buoni voti."
"No, Gheorghe. Sei molto generoso, ma... non mi va di farmi mantenere da te solo perché tu sei innamorato di me. E poi... io ho bisogno di sentirmi libero, non capisci? Sei buono, gentile, so che lo faresti di cuore, ma non posso accettare."
"Ma tu resti libero... Quando vuoi, puoi anche smettere di stare in camera con me e usare la stanza degli ospiti. E se vuoi puoi anche andar via da casa mia, io comunque ti aiuterò fino alla fine dei tuoi studi. Non solo perché sono innamorato di te, ma anche perché sei un ragazzo intelligente, serio, e meriti di poter studiare senza problemi. Io come professore universitario, guadagno più che abbastanza. Se avessi una moglie, un paio di figli, potrei mantenerli dando loro una vita agiata, senza problemi. Permettimi di fare questo per te."
"Mi pare troppo, Gheorghe..."
"Marcello, io non sto cercando di... comprarti. Ti prego di crederlo. Se tu pensassi questo, preferirei piuttosto non avere più un rapporto fisico con te. So di poterlo fare e so che tu lo meriti. Se non puoi accettarlo come amante... accettalo almeno come un figlio... e smettiamo di fare l'amore."
Il ragazzo era commosso: sapeva che l'uomo era onesto nel dirgli quelle parole. Sapeva che lo faceva solo per aiutarlo, non per comprarlo. Lo abbracciò e lo baciò con desiderio.
"Possiamo... provarci. Ma tu promettimi che non insisti, se io non ci riesco. Promettimi che rispetterai i miei sentimenti... che non insisterai..."
"Io voglio prima di tutto rispettarti, Marcello. Senza rispetto, non avrebbe senso vivere assieme. E per seconda cosa voglio vederti felice e sapere che sono io a contribuuire alla tua felicità. Ti prego, fammi questo regalo..."
"È la prima volta che per fare un regalo... devo accettarne uno così grosso..." disse con tenero umorismo il ragazzo. "Non credevo che potesse esistere una persona come te, Gheorghe."
"Accetti, allora?" gli chiese l'uomo guardandolo negli occhi con un'espressione di preghiera.
"Sì... grazie..."
Così Marcello andò ad iscriversi al politecnico, e restò a vivere con Gheorghe. Stavano molto bene assieme. Il ragazzo studiava seriamente, con passione, e in casa, oltre a cercare di rendersi utile in ogni modo, era di ottima compagnia. Spesso parlavano, l'uomo del suo insegnamento e il ragazzo dei suoi studi, aiutandosi così a vicenda.
Marcello non voleva mai comprare niente per sé, sì che Gheorghe decise, come aveva già pensato, di dargli un mensile da tenere in tasca, e quando Marcello gli disse che aveva ancora soldi e non voleva il nuovo mensile, Gheorghe gli disse di aprirsi un conto in banca e di depositarceli.
"Ma perché?" gli chiese Marcello.
"Almeno, se un giorno vuoi andartene, hai qualche soldo da parte. Sei più libero, più indipendente, non sei troppo legato a me."
Anche a letto, tutto era molto bello. E un giorno Marcello disse all'uomo che anche lui sentiva di essere innamorato. Gheorghe era al settimo cielo.
Finito il primo anno, Marcello dette tutti gli esami prescritti, con la media del 29 su 30.
Venne l'estate e Gheorghe gli disse: "Stiamo sempre assieme, e a me fa molto piacere. Ma penso che sia giusto che tu ti prendi le ferie da solo, che ti stacchi un po' da me."
"Ma io... già immaginavo quanto sarebbe stato bello andare da qualche parte assieme... Non vuoi?"
"Oh, Marcello, certo che vorrei, ma mi pare giusto che tu..."
"Allora facciamo così, Gheorghe: metà delle vacanze le passiamo assieme, e l'altra metà ognuno per conto proprio. Va bene?"
"Sì, amore, facciamo così."
Assieme, andarono a visitare la Sizzera. Poi Marcello andò a trovare i suoi e, con alcuni amici, andò a campeggiare in montagna.
Quando si rividero, per l'inizio dell'anno scolastico, Gheorghe notò subito che qualcosa angustiava Marcello. A sera, quando furono a letto assieme, prima di fare l'amore, il ragazzo gli disse che gli doveva parlare.
"Io, Gheorghe... io credo di non amarti." gli disse in tono abbattuto.
"Ti sei... innamorato di un altro?" gli chiese l'uomo sentendosi tremare, ma cercando di non darlo a vedere.
"No, non sono innamorato di un altro..." gemette il ragazzo. "Però in campeggio... c'era un ragazzo tedesco e..."
"Ci hai fatto l'amore." concluse l'uomo.
"Sì... perdonami... non so cosa... non ho saputo resistere... Se ti amavo davvero, non l'avrei fatto..." gemette il ragazzo.
"Per me..." disse l'uomo, "se tu vuoi ancora stare con me, non cambia niente. Dopo tutto sei giovane, avevi voglia..."
"Non sei... deluso?" gli chiese il ragazzo in tono incredulo. "Non sei geloso?"
"Essere gelosi è il contrario di amare. Tu non sei un oggetto, una cosa mia. Io ti amo e perciò so di appartenerti, non di possederti."
"Ma se ti amavo anche io, anche per me era così e non facevo l'amore con... con quel ragazzo."
"Marcello, ognuno di noi può avere un momento di debolezza... E comunque non sta a me giudicarti. Perciò, ti ripeto, se tu vuoi non essere più il mio ragazzo... io non posso che accettare la tua decisione, la tua volontà. Ma se vuoi ancora esserlo, io ne sarei felice."
"Tu sei troppo buono, Gheorghe. Io non ti merito..."
"Nessuno si merita. Anche io non ti merito, amore... L'unica cosa che importa è se tu te la senti di stare con me..."
"Come potrei non sentirmela, soprattutto dopo quello che mi hai detto? Se tu mi vuoi ancora con te... io..." disse il ragazzo e lo baciò, e si mise a piangere.
"Perché piangi, adesso?" gli disse con dolcezza l'uomo asciugandogli con tenerezza le lacrime.
"Perché avevo tanta paura di averti fatto del male, di averti ferito... e tu non te lo meriti! Tu sei troppo buono..."
"Nessuno mai è troppo buono, altrimenti sarebbe perfetto come Dio. Cerco di essere buono, cerco di essere capace di amare... tutto qui."
Fecero l'amore con estrema dolcezza, e si addormentorno uno nelle braccia dell'altro, serenamente.
Passarono gli anni. Marcello continuava ad andare bene nei suoi studi. La loro relazione aveva alti e bassi, momenti in cui il ragazzo era sicuro di amarlo e glielo dimostrava in ogni modo, e momenti in cui era in crisi, e diceva di volergli molto bene, ma di non amarlo...
Capitò altre tre o quattro volte, ma solo quando non erano assieme, che Marcello lo tradisse con un altro. Non glielo tenne mai nascosto, e ogni volta, quando glielo confessava, il ragazzo ne era pentito e si vergognava.
"Non capisco neanche io perché... se ci penso, dopo, so tu sei molto meglio di quello, sia come persona che a fare l'amore. Ma in quel momento non ci penso... mi sento attratto da uno e se quello ci sta, lo faccio e basta. Sono un egoista, vero? Sono superficiale... perché continui ad essere innamorato di me? Non lo vedi che non sono quello che pensi?"
"Qui ti sbagli: io non amo qualcuno che penso essere in un certo modo, che idealizzo dentro di me. Io amo Marcello, così come è... comprese le sue debolezze, le sue incertezze, tutto compreso, le cose fantastiche che è, e che ha in sé, e i limiti che ha e che riconosce di avere."
"Io non sarò mai capace di amare come ami tu..."
"Non è detto. E poi, ognuno ama come sa e come può."
Alti e bassi, slanci di amore e momenti di crisi... E Gheorghe continuava ad amarlo come prima. Godeva i periodi in cui Marcello era felice e sentiva di amarlo, e accettava i momenti in cui era turbato ed in crisi. Li accettava, non li sopportava, non li tollerava.
"Chi ha le spalle più larghe, deve portare il peso più grande..." gli diceva a volte Gheorghe. "È una legge di natura."
Comunque l'uomo si sentiva felice che Marcello fosse il suo ragazzo. Felice e grato, ed era convinto di essere stato più che fortunato ad incontrare un ragazzo come lui.
Marcello si laureò alla fine del quinto anno di studi, senza andare fuori corso, e prese un bel 110 e lode. Gheorghe per regalo di laurea, lo portò a fare un viaggio negli Stati Uniti, dove girarono tutti i parchi nazionali. Fu una bella vacanza, che godettero assieme.
Al ritorno in Italia, Marcello trovò subito lavoro al centro studi e ricerche della Hewelett and Packard. Era contento, gli piaceva il suo lavoro. Si comprò la sua prima automobile, necessaria per andare al lavoro.
Marcello aveva ormai venticinque anni, s'era fatto un bel giovanotto, e Gheorghe era sempre innamorato di lui.
Ma presto il professore inizò a sentire che in Marcello c'era qualcosa che non andava. Poiché questi era sempre stato molto sincero ed onesto con lui, si disse che, se Marcello non gliene parlava, significava che neanche lui riusciva a capire che cosa avesse. Quindi Gheorghe aspettava.
Qualche volta provava a sollecitarlo, magari in modo indiretto, sperando che si aprisse con lui. Lo sentiva diventare sempre più irritabile, chiuso, strano. C'erano periodi in cui sembrava tornare sereno, allegro, dolce e tenero con lui, ma questi momenti parevano gradualmente diradarsi.
Quando facevano l'amore, tutto pareva esattamente come prima. Marcello, era evidente, continuava a provare un forte piacere nell'unirsi con Gheorghe, ed era spesso lui a sollecitarlo, a chiedergli di fare l'amore, e non solo quando andavano a letto. A volte anche durante il giorno, quando erano assieme.
Qualche volta, mentre Gheorghe stava preparando da mangiare per tutti e due, Marcello gli arrivava alle spalle, lo abbracciava, lo carezzava, lo baciava... finché Gheorghe doveva spegnere i fornelli per non far bruciare tutto e faceva l'amore con lui.
Questa situazione andò avanti per mesi, e Gheorghe si rendeva conto che, nonostante tutti i suoi sforzi e le sue attenzioni, le cose parevano, lentamente ma inesorabilmente, peggiorare.
Erano assieme ormai da otto anni, quando Gheorghe decise che doveva affrontare la situazione di petto: sentiva che Marcello era sempre più infelice, e questo gli faceva male.
"Marcello, che sta succedendo?" gli chiese perciò un giorno.
"Non lo so..." rispose l'altro.
Gheorghe gli fu grato che non gli avesse risposto "niente".
"Tu non sei felice... non sei felice con me..." gli disse l'uomo.
"Tu sei una persona unica, straordinaria..."
"Non è in discussione cosa o come sono io, Marcello. Tu sai che per me la cosa più importante è poter fare in modo che tu sia felice... e mi accorgo di non riuscirci... di non riuscirci più. E la tua infelicità mi fa stare male. Perché sei infelice?"
"Perché... perché io vorrei avere la mia vita... vorrei... staccarmi da te."
"Lo sai, l'hai sempre saputo che sei libero. Se mi vuoi lasciare, se pensi di stare meglio lasciandomi, non solo lo puoi, ma lo devi fare."
"Ma non ci riesco..." disse il giovane uomo con accento accorato.
"A fare che cosa?"
"A staccarmi da te. Tu non te lo meriti. Non posso farti questo. Io ti voglio bene davvero, ti voglio tanto bene, davvero. Non voglio farti soffrire, non voglio farti del male. Non posso fare questo a te!"
"Ma non sei innamorato di me..."
"No... non sono innamorato di te. E mi dispiace... Se c'è una persona degna di essere amata, in questo mondo, sei tu... solo che io non ci riesco... E questo mi fa stare male. Non sono capace di darti quello che vorresti."
"Ma a me basta quanto mi sai dare, quanto mi puoi dare..."
"Ma non basta a me. Mi sento in colpa nei tuoi confronti, non lo capisci? Che cosa posso fare, Gheorghe? Uno non può innamorarsi solo perché decide che è giusto farlo..."
"Né uno può disamorarsi solo perché decide di farlo. Così come tu non ci puoi fare niente, se non mi ami..."
"Ma ti voglio tanto bene, credimi..."
"Lo so. Ma nello stesso modo io non riesco a non amare te."
"Lo so, lo so... Io non posso lasciarti..."
"Ma non puoi nemmeno restare con me, non puoi nemmeno continuare ad essere il mio ragazzo. Per questo sei così strano, perché ci stai male..."
"Sì. Io non posso lasciarti, non posso farti stare male."
"Ma se si continua così, io ci sto male lo stesso. Se mi lasci, ci sto male, se resti con me come in questi ultimi mesi, ci sto male. Ma se mi lasci, almeno tu smetti di stare così male... Perciò, devi lasciarmi."
"Non posso."
Gheorghe si sentiva un macigno nel cuore. Poi si disse che, ancora una volta, "chi ha le spalle più larghe, deve portare il peso più grosso". Fece un profondo sospiro e si fece coraggio.
Disse: "Io ti amo, Marcello. Per ciò... da questa sera stessa tu vai a dormire nella stanza degli ospiti. E quando vuoi, ti trovi un'altra casa e vai a vivere per conto tuo. Se potessi me ne andrei io, ma..."
"Non vuoi più vedermi?" chiese il giovanotto con voce angosciata.
"Perché? Non c'è nessun motivo per non vederci più. Per me tu resti una persona che ammiro, che stimo, che rispetto; una persona speciale. Se per te non è un problema, io sarei felice che si rimanesse amici. E non lo dico per dire. Se tu te la senti, si capisce. Ma io non posso più stare con te e vederti stare sempre peggio per causa mia."
Marcello si mise a piangere. Gheorghe lo abbracciò, coccolandolo.
"Mi dispiace, mi dispiace tanto..." disse il giovanotto.
"Se non ti dispiacesse veramente tanto, mi avresti mollato da un pezzo, Marcello. Ma non puoi continuare a stare con me per... per dovere."
"Non ti ho sfruttato finché mi faceva comodo, non devi pensarlo..."
"Non ci penso per niente. Lo so molto bene. Non ne saresti capace. Ti conosco abbastanza bene per esserne sicuro. E so che mi vuoi bene."
"Però... mi piace tanto fare l'amore con te... Possiamo continuare a fare l'amore, anche se vado via da casa tua..."
"No, questo non me lo puoi chiedere. Per me sarebbe troppo... Non puoi avere la moglie ubriaca e la botte piena, come dite voi qui in Italia. Non lo capisci? Per me... un'avventura è una cosa... un amante è un'altra. Se non ti amassi, sarebbe forse possibile. Ma non mi puoi chiedere questo..."
"Mi sento così confuso... scusami."
"Se dobbiamo smettere di essere una coppia, tu e io, è meglio dare un taglio netto alla nostra relazione. Solo così possiamo restare veramente amici."
"Sì, forse hai ragione tu... Perdonami."
Gheorghe sorrise: "E piantala di chiedere scusa, di chiedere perdono. So che hai fatto il possibile... Non è colpa tua se non sei innamorato di me, come non è colpa mia se sono innamorato di te."
"In certi momenti ero convinto di amarti. Quando te lo dicevo ero sincero..."
"Lo so."
"Forse io non sono capace di amare, forse non lo sarò mai."
"Spero che ti sbagli. Lo spero per te."
"Dio santo! Dopo tutto quello che hai fatto per me... Mi sento un verme..."
"E fai male. Quello che ho saputo e potuto fare per te, non l'hai mai preteso tu, non l'hai mai nemmeno chiesto. Ho voluto dartelo e comunque per me è stata una gioia darti quello che potevo."
"Sono un egoista?"
"A me non pare. Sei un ragazzo onesto, sei sempre stato onesto, con me. Per chi non ama è logico che per primo viene se stesso poi vengono gli altri, così come per chi ama è logico che venga prima l'altro poi viene se stesso. Per me è stata una delle più belle cose della mia vita conoscerti, poter vivere con te, e non rinnego neanche un minuto passato con te."
Così, Marcello si trasferì, andando a vivere più vicino al suo posto di lavoro. Rimasero in stretto contatto. Il giovanotto, gradualmente, ritrovò la propria serenità. Questo fece piacere a Gheorghe, che però continuava ad essere irrimediabilmente innamorato di Marcello.
Si vedevano spesso, passavano belle ore assieme, Marcello continuava a confidarsi con lui, a chiedergli consiglio, a sfogarsi. Ma Gheorghe fece in modo di evitare che fra loro ci fossero ancora rapporti sessuali, nonostante ne provasse forte il desiderio.
Solo una volta Gheorghe si sentì profondamente ferito da una frase che Marcello gli disse.
"A te, Gheorge, piacciono i ragazzi giovani. Io ormai sono un uomo, ti saresti stancato di me... Avresti cercato un ragazzo più giovane."
"No, non è così..." disse Gheorghe sorpreso per quella frase.
"Ma sì, dai..." insisté Marcello.
Georghe si chiese se dunque Marcello lo conoscesse così poco da credere davvero che sarebbe cambiato qualcosa fra loro solo perché lui non era più un ragazzo. No, lui sarebbe rimasto con Marcello anche quando fosse invecchiato. A lui sarebbe piaciuto molto poter invecchiare insieme al suo ragazzo.
Stava perciò per ribellarsi a quella frase, per rinfacciargliela, per dirgli che era ingiusto a dirgli una cosa così... Ma poi si disse che forse Marcello aveva bisogno di credere in quello che gli aveva detto, per non rimproverarsi troppo per aver fatto naufragare la loro relazione, e perciò tacque.
La loro amicizia era comunque rimasta forte e bella, Marcello voleva molto bene a Gheorghe e continuava ad aprirsi con lui ed a chiedergli consiglio per tutte le sue cose. Gli parlava anche dei ragazzi che conosceva, con cui provava ad avere una relazione, con cui si lasciava... Non aveva nessun segreto con Gheorghe.
Una volta gli chiese se fosse ancora innamorato di lui.
Gheorghe gli rispose: "Sì, sono ancora innamorato di te. Ma sono rassegnato al fatto che la nostra relazione non esiste più."
"Ci stai ancora male?"
"No, Marcello. No, non ci sto male. Mi sento sereno." rispose onestamente Gheorghe.
"Ma tu non ti sei fatto un altro ragazzo."
"Non ne ho avuto l'occasione. Per mettersi insieme, bisogna essere in due a volerlo. E poi, alla mia età, se è gradualmente più difficile trovare un ragazzo con cui scopare, è ancora più difficile trovarne uno che ti voglia amare. E a me non andrebbe di mettermi con un ragazzo che vuole avere in me un papà... Voglio un ragazzo con cui sentirmi alla pari, che mi senta alla pari."
"Ma tu ci credi ancora all'amore?" gli chiese Marcello.
"Certo che ci credo, se non ci credessi smetterei di essere vivo. Sono semplicemente rassegnato a rimanere solo, sul piano affettivo. Più passano gli anni, più sono rassegnato a non trovare un amante. Rassegnato, però, non significa che in un angolino del mio cuore non resti viva una fiammella di speranza..."
Marcello aveva avuto qualche breve relazione, ma nessuna aveva avuto successo, nessuna era durata a lungo, perché dopo tutto, non credendo Marcello nell'amore, non faceva abbastanza per far veramente fiorire le sue relazioni, per farle durare.
Godeva ogni relazione finché durava, finché ora lui ora l'altro preferiva troncarla.